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Poesie di Pablo Neruda

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Pagine: 1234... ultimatutte

Nuda

Nuda sei semplice come una delle tue mani,
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
hai linee di luna, strade di mela,
nuda sei sottile come il grano nudo.

Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
nuda sei enorme e gialla
come l'estate in una chiesa d'oro.

Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
e t'addentri nel sotterraneo del mondo.
come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere una mano nuda.

   2 commenti     di: Pablo Neruda


Non t'amo come se fossi rosa di sale

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, nè quando nè da dove,
t'amo direttamente senza problemi nè orgoglio:
così ti amo perchè non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

   4 commenti     di: Pablo Neruda


Galoppo morto

Come ceneri, come mari che si popolano
nella sommersa lentezza, nell'informe,
o come si odono dall'alto delle strade
incrociare i rintocchi delle campane in croce,
quando il suono s'è diviso dal metallo,
confuso, pesante, già polvere
nella stessa macina delle forme troppo lontane,
o ricordate o non vedute,
e il profumo delle prugne che rotolano per terra
e marciscono nel tempo, infinitamente verdi.

Tutto ciò che è così rapido, così vivo,
e pure immobile, come la puleggia in sè folle,
le ruote dei motori, infine.
Come i punti secchi nelle suture dell'albero,
silenzioso, intorno:
uniscono così i loro estremi tutti i limbi.
Di dove, verso dove, su quale riva?
Il girare costante, incerto, così muto,
come le serenelle intorno al convento,
o l'arrivo della morte alla lingua del bue
che stramazza con la testa in giù
mentre le corna vogliono suonare.

Così, nell'immobilità, sospesi,
percepire allora, in alto,
come un frusciare immenso d'ali,
come api morte o numeri,
ahimè, quello che il mio cuore pallido
non può abbracciare in moltitudini,
in lacrime che escono a fatica,
in sforzi umani, bufere,
azioni nere scoperte all'improvviso
come isole di ghiaccio, disordine vasto,
d'oceano, per me che entro cantando,
come una spada tra indifesi.

Allora che vuol dire questo alzarsi di colombe
tra la notte e il tempo, come burrone umido?
Questo suono già così lungo
che cade listando di pietre le strade,
o meglio, quando solo un'ora
cresce all'improvviso, allargandosi senza quiete.

Dentro l'anello dell'estate
di colpo le grandi zucche ascoltano
allungano le loro piante commoventi
con molta premura di gonfiarsi
oscure di pesanti gocce.

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Sete di te m'incalza

Sete di te m'incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.


Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.


Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda arroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perchè esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perchè esistono i tuoi baci.
L'anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l'acqua nel fuoco.

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i dittatori

È rimasto un odore tra i canneti:
un misto di sangue e carne, un penetrante
petalo nauseabondo.
Tra le palme da cocco le tombe sono piene
di ossa demolite, di ammutoliti rantoli.
Il delicato satrapo conversa
tra coppe, colletti e cordoni d'oro.
Il piccolo palazzo luccica come un orologio
e le felpate e rapide risate
attraversano a volte i corridoi
e si riuniscono alle voci morte
e alle bocche azzurre sotterrate di fresco.
Il dolore è celato, simile ad una pianta
il cui seme cade senza tregua sul suolo
e fa crescere al buio le grandi foglie cieche.
L'odio si è formato squama su squama,
colpo su colpo, nell'acqua terribile della palude,
con un muso pieno di melma e silenzio

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Poesie Pablo Neruda (1904 - 1973) è stato un poeta cileno e viene considerato tutt'oggi come uno dei maggiori autori contemporanei della letteratura latino americana Nel 1971 Pablo Neruda ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura.