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Poesie di Pablo Neruda

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Pagine: 1234... ultimatutte

i dittatori

È rimasto un odore tra i canneti:
un misto di sangue e carne, un penetrante
petalo nauseabondo.
Tra le palme da cocco le tombe sono piene
di ossa demolite, di ammutoliti rantoli.
Il delicato satrapo conversa
tra coppe, colletti e cordoni d'oro.
Il piccolo palazzo luccica come un orologio
e le felpate e rapide risate
attraversano a volte i corridoi
e si riuniscono alle voci morte
e alle bocche azzurre sotterrate di fresco.
Il dolore è celato, simile ad una pianta
il cui seme cade senza tregua sul suolo
e fa crescere al buio le grandi foglie cieche.
L'odio si è formato squama su squama,
colpo su colpo, nell'acqua terribile della palude,
con un muso pieno di melma e silenzio

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Galoppo morto

Come ceneri, come mari che si popolano
nella sommersa lentezza, nell'informe,
o come si odono dall'alto delle strade
incrociare i rintocchi delle campane in croce,
quando il suono s'è diviso dal metallo,
confuso, pesante, già polvere
nella stessa macina delle forme troppo lontane,
o ricordate o non vedute,
e il profumo delle prugne che rotolano per terra
e marciscono nel tempo, infinitamente verdi.

Tutto ciò che è così rapido, così vivo,
e pure immobile, come la puleggia in sè folle,
le ruote dei motori, infine.
Come i punti secchi nelle suture dell'albero,
silenzioso, intorno:
uniscono così i loro estremi tutti i limbi.
Di dove, verso dove, su quale riva?
Il girare costante, incerto, così muto,
come le serenelle intorno al convento,
o l'arrivo della morte alla lingua del bue
che stramazza con la testa in giù
mentre le corna vogliono suonare.

Così, nell'immobilità, sospesi,
percepire allora, in alto,
come un frusciare immenso d'ali,
come api morte o numeri,
ahimè, quello che il mio cuore pallido
non può abbracciare in moltitudini,
in lacrime che escono a fatica,
in sforzi umani, bufere,
azioni nere scoperte all'improvviso
come isole di ghiaccio, disordine vasto,
d'oceano, per me che entro cantando,
come una spada tra indifesi.

Allora che vuol dire questo alzarsi di colombe
tra la notte e il tempo, come burrone umido?
Questo suono già così lungo
che cade listando di pietre le strade,
o meglio, quando solo un'ora
cresce all'improvviso, allargandosi senza quiete.

Dentro l'anello dell'estate
di colpo le grandi zucche ascoltano
allungano le loro piante commoventi
con molta premura di gonfiarsi
oscure di pesanti gocce.

   0 commenti     di: Pablo Neruda


Sono Felice

È strano vagare nella nebbia!
Solo è ogni cespuglio e pietra,
Nessun albero vede l'altro,
Ognuno è solo.

Pieno di amici era per me il mondo,
Quando la mia vita era ancora luminosa;
Adesso, che la nebbia cala,
Nessuno si vede più.

In verità, nessuno è saggio
Se non conosce il buio,
Che piano ed inesorabilmente
Da tutti lo separa.

Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è essere soli.
Nessuno uomo conosce l'altro,
Ognuno è solo.

   0 commenti     di: Pablo Neruda


Sonetto XLIV

Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.

T'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.

T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.

Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.

   2 commenti     di: Pablo Neruda


Il ramo rubato

Nella notte entreremo
a rubare
un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Ancora non se n'é andato l'inverno,
e il melo appare
trasformato d'improvviso
in cascata di stelle odorose.

Nella notte entreremo
fino al suo tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

E cautamente
nella nostra casa,
nella notte e nell'ombra,
entrerà con i tuoi passi
il silenzioso passo del profumo
e con i piedi stellati
il corpo chiaro della Primavera.

   4 commenti     di: Pablo Neruda




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Poesie Pablo Neruda (1904 - 1973) è stato un poeta cileno e viene considerato tutt'oggi come uno dei maggiori autori contemporanei della letteratura latino americana Nel 1971 Pablo Neruda ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura.