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Poesie di Patrizia Cavalli

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Neanche mi ricordo come stavo

Neanche mi ricordo come stavo.
Il ricordo del male e del dolore
è un pensiero gelato,
lo sai che ti ha bruciato
ma vedi il fuoco e non c'è più il calore.



Questa esistenza breve addormentata

Questa esistenza breve addormentata
risvegliata da morti improvvise
fuochi di bengala,
la polvere intorno ai gambi delle sedie
la luce della casa
accesa all'improvviso.



Il mio mestiere

Che forse non è questo il mio mestiere?
Perdere tempo, questo è il mio mestiere,
e il bello è perdere quel che non si ha.
Ho perso tempo e certo non l'avevo
ma io perdendo prendo, anzi ricevo,
lusso supremo, la mia immortalità.
Altro non voglio infatti che essere immortale
qui in questa terra essere immortale, sospesa
in mezzo al tempo non più mio, esposta
e già finita, chiuso animale che certo
non risorge, giocando alle parole sono l'inizio.



Per uscire di prigione

Ma davvero per uscire di prigione
bisogna conoscere il legno della porta,
la lega delle sbarre, stabilire l'esatta
gradazione del colore? A diventare
cosi' grandi esperti, si corre il rischio
che poi ci si affezioni. Se vuoi uscire
davvero di prigione, esci subito,
magari con la voce, diventa una canzone.



Sempre aperto teatro

Donna imponente, non grassa
veramente, non alta, ma imponente.
S'impone a me con l'aria del mattino
chiamata dalle ombre quando la luce
è forte, risiede sempre fresca di pensiero,
a lei do il mio pensiero per nutrirla
così pesante sovranità che a me
toglie le forze, non so cosa sia,
potrei chiamarla forse mammità.





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