Poesie di Pier Paolo Pasolini - Pagina 2
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Poesie di Pier Paolo Pasolini

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O me giovinetto

O me giovinetto! Nasco
nell'odore che la pioggia
sospira dai prati,
di erba viva... Nasco
nello specchio della roggia.

In quello specchio, Casarsa
-come i prati di rugiada-
trema di tempo antico.
Là sotto, io vivo di pietà,
lontano fanciullo peccatore

in un riso sconsolato.
O me giovinetto, serena
la sera tinge l'ombra
sui vecchi muri: in cielo
la luce acceca.



Li letanis dal biel fì

La siala a clama l'unvièr
-quant ch'a cianta la siala
dut tal mont a è clar e fer.

Lajù il sèil l'è dut serèn
-s'i ti vens cajù se ciàtitu?
Ploja, nul, un plant d'infier.



Canzonetta

La primavera dorme lieve,
sul prato trasparente,
fra il vuoto dell'erba
e il tepore del vento.

Nell'acqua del suo seno
guardo il mio viso selvaggio
di ragazzo specchiato su viole
morte da mille annate.

Ma dorme... Il suo veleno
è il tiepido respiro
dell'orizzonte chiuso
nel celeste del suo giro.



Gli italiani

L'intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

da uno dei milioni d'anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza

a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce.



L'alba meridionale

Torno, ritrovo il fenomeno della fuga
del capitale, l'epifenomeno (infimo)
dell'avanguardia. La polizia tributaria
(quasi accertamento filosofico
sugli incartamenti di un poeta)
fruga in quel fatto privato che sono i soldi,
contaminati da carità, dolenti
di inspiegabili consunzioni, e pieni
di senso di colpa, come il corpo da ragazzi:
però con mia gongolante leggerezza perché qua,
non c'è da accertare nulla, se non la mia ingenuità.
Torno, e trovo milioni di uomini occupati
soltanto a vivere come barbari discesi
da poco su una terra felice, estranei
ad essa, e suoi possessori. Così nella vigilia
della Preistoria che a tutto ciò darà senso,
riprendo a Roma le mie abitudini
di bestia ferita, che guarda negli occhi,
godendo del morire, i suoi feritori...





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