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Poesie di rainer maria rilke

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Pagine: 12tutte

La giostra Jardin du Luxembourg

Con un tetto e con la sua ombra gira
per breve ora la giostra dei cavalli
multicolori, tutti del paese
che lungamente tarda a tramontare.
Molti sono attaccati alle carrozze,
eppure tutti hanno un cipiglio fiero,
e un feroce leone, tinto in rosso, va con loro,
e a quando a quando un elefante bianco.

Perfino un cervo c'è, come nel bosco,
ma porta sella e, fissa alla sua sella,
una minuscola bambina azzurra.

E cavalca il leone un bimbo bianco
tenendosi ben fermo con la mano che scotta,
mentre il leone scopre lingua e zanne.

E a quando a quando un elefante bianco.

E passano su cavalli anche fanciulle
in vesti chiare, quasi troppo grandi
per questi giochi e nella corsa alzano
lo sguardo in su, verso noi, chi sa dove-

E a quando a quando un elefante bianco.

E il tutto va e s'affretta alla sua fine,
e gira e gira in cerchio e non ha meta.
Un rosso, un verde, un grigio che balena,
un breve, appena abbozzato profilo-.
E ogni tanto rivolto in qua, beato,
un sorriso che abbaglia e che si dona
al cieco gioco che ci toglie il fiato...



Gli amanti

Vedi come l'uno nell'altro crescono
e nelle loro vene tutto si fa spirito.
Come assi vibrano le due figure, intorno
la ruota irresistibile arde e gira.
Hanno sete e ricevono bevanda,
son desti, ed ecco:i loro occhi vedono.
Lascia che l'uno nell'altra sprofondino
per resistersi



Prima elegia

Chi se io gridassi mi udirebbe mai
dalle schiere degli angeli ed anche
se uno di loro al cuore
mi prendesse, io verrei meno per la sua più forte
presenza. Perché il bello è solo
l'inizio del tremendo, che sopportiamo appena,
e il bello lo ammiriamo così perché incurante
disdegna di distruggerci. Ogni angelo è tremendo.
E così mi trattengo e il mio grido reprimo
di oscuro singhiozzo. Ah, da chi mai
siamo capaci di aver aiuto? Non d'angeli,
non da uomini, e gli astuti animali s'avvedono
che noi non siamo propriamente di casa
nel mondo interpretato. Rimane a noi forse
un qualche albero là sul versante,
per rivederlo ogni giorno, rimane la strada di ieri
e la viziata fedeltà ad una consuetudine che amava
stare con noi, così rimase e non se ne andò.
Oh, e la notte, la notte, quando il vento
pieno di spazio celeste il viso ci rode -, a chi
non rimarrebbe l'agognata mite delusiva,
che il singolo cuore attende a fatica.
È per gli amanti più lieve? Ah, essi
si coprono solo l'un l'altro la sorte.
Non lo sai ancora? Getta il vuoto
dalle braccia agli spazi che respiriamo;
ah, forse gli uccelli sentiranno l'aria
slargata con più intimo volo.
Sì, forse le primavere ti volevano.
Non poche stelle si attendevano che
tu le avvertissi. Un'onda sorgeva
nel tempo trascorso, oppure
quando passavi alla finestra aperta
un violino si dava. Tutto questo era compito.
Ma sei riuscito? Non eri tu sempre
distratto ancora dall'attesa, come se tutto
ti annunciasse un'amata? (Dove
vuoi tu ospitarla se i grandi
pensieri estranei vengono e vanno
da te e spesso rimangono di notte.)
Ma se ti strugge, canta allora quelli che amano;
il loro lodato affetto di gran lunga
non è ancora abbastanza immortale.
Coloro, quasi le invidi, le abbandonate, per te
tanto più ricche d'amore delle esaudite. Inizia
sempre di nuovo l'irraggiungibile canto di gloria;
pensa: l'eroe si tiene, persino la sua rovina
era per lui solo un pretesto a essere: la sua
ul

[continua a leggere...]



La sera

Vien da lungi la Sera, camminando
per la pineta tacita, di neve.
Poi, contro tutte le finestre preme
le sue gelide guance; e, zitta, origlia.
Si fa silenzio, allora, in ogni casa.
Siedono i vecchi, meditando. I bimbi
non si attentano ancora ai loro giuochi.
Cade di mano alle fantesche il fuso.

La Sera ascolta, trepida, pei vetri;
tutti - all'interno - ascoltano la Sera.



Baudelaire

Il poeta. lui solo, ha unificato il mondo
che in ognuno di noi in frantumi è scisso.
Del bello è testimone inaudito,
ma esaltando anche ciò che lo tormenta
dà alla rovina purezza infinita:
e persino la furia che annienta si fa mondo.





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