PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Poesie di Raymond Carver

Ti piace Raymond Carver?  


Pagine: 123tutte

La finestra

Stanotte è arrivato un temporale e ha fatto saltare
l'elettricità. Quando ho guardato fuori
dalla finestra, gli alberi erano traslucidi.
Curvi e ricoperti di brina. Una calma enorme
s'estendeva sull'intera campagna.
Pur sapendo che non era vero, in quel momento
avevo la sensazione di non aver mai fatto, in vita
mia, una falsa promessa né d'aver mai commesso
neanche un atto impuro. I miei pensieri
erano pieni di virtù. Più tardi, nella mattinata,
naturalmente, hanno riattaccato l'elettricità.
Il sole è uscito da dietro le nuvole
e ha sciolto la brinata.
E tutto è tornato come prima.

   0 commenti     di: Raymond Carver


Il Prato

In mezzo al prato, questo pomeriggio, raccolgo
un sacco di ricordi stravaganti. Quell'impresario
di pompe funebri che ha chiesto a mia madre se
voleva comprare l'intero completo con cui seppellire mio padre
oppure solo la giacca? Non è che devo per forza
fornire una risposta a questa o a qualsiasi altra
domanda. Però, oh, lui è entrato
nel forno crematorio con i pantaloni addosso.

Questa mattina stavo guardando una sua foto.
Era un tipo robusto, pesante, nell'ultimo anno
di vita. Teneva in mano un salmone gigantesco
davanti alla catapecchia in cui abitava
a Fortuna, in California. Mio padre.
E adesso è nulla. Ridotto a una tazza di ceneri
e qualche ossicino. Senza dubbio
non è proprio questo il modo
in cui deve finire la vita di un uomo.
Anche se, come ha giustamente osservato Hemingway,
tutte le storie, se si continua a raccontarle,
finiscono con la morte. È proprio vero.

O Signore, siamo quasi in autunno.
Passa uno stormo di oche canadesi,
alto. La cavallina alza
la testa, è scossa da un fremito, si rimette
a brucare. Mi sa che mi sdraierò
su questa erba dolce. Chiuderò gli occhi
e resterò ad ascoltare il vento e il battito delle ali.
Così, tanto per sognare un'ora, felice di stare qui
e non altrove. Certo. Ma c'è anche
la tremenda consapevolezza
che uomini a cui ho voluto bene
se ne sono andati in un altro posto, meno bello.

   0 commenti     di: Raymond Carver


Le dita del piede

Questo piede non mi dà altro
che guai. Il tallone,
l'arco, la caviglia… v'assicuro
che mi fa male quando cammino. Ma
sono soprattutto queste dita
che mi preoccupano. Queste
"articolazioni terminali" come sono
altrimenti note. Com'è vero!
Per loro non c'è più il piacere
di tuffarsi a capofitto
in un bagno caldo o
in un calzino di cashmere. Calzini di cashmere
o niente calzini, pantofole, scarpe o cerotti
Ace, ormai è tutto uguale
per queste stupide dita.
Hanno perfino un aspetto assente
e depresso, come se
qualcuno le avesse imbottite
di torazina. Se ne stanno lì rannicchiate,
mute e attonite… oggetti
scialbi e senza vita. Ma che diavolo succede?
Che razza di dita sono queste
che non gliene frega più niente di niente?
Ma sono ancora le mie
dita? Si sono forse scordate
i vecchi tempi, che cosa voleva dire
esser vive allora? Sempre in prima
fila, sempre le prime a scendere sulla pista da ballo
appena attaccava la musica.
Le prime a saltellare.
E adesso, guardatele. Anzi, no.
Non vorrete certo guardarle,
'ste lumache. È solo a prezzo di dolore
e con difficoltà che riescono a rievocare
i tempi d'una volta, i tempi d'oro.
Forse, quel che vogliono in realtà
è tagliare tutti i collegamenti
con la vita di una volta, ricominciare,
darsi alla clandestinità, vivere da sole
in una casa di riposo principesca
da qualche parte della valle di Yakima.
Eppure c'era un tempo
che si tendevano
per il desiderio,
che veramente bastava la minima provocazione
per farle inarcare
di piacere.
Sfiorare con la mano
una gonna di seta, per esempio.
Una bella voce, un tocco
sulla nuca, addirittura
uno sguardo di sfuggita. Qualsiasi cosa!
Il rumore di occhielli
sganciati, di corsetti
sbottonati, di vestiti lasciati cadere
sul parquet freddo.

   3 commenti     di: Raymond Carver


Il Resoconto

Aveva cominciato la poesia al tavolo di cucina,
una gamba accavallata sopra l'altra.
Ha scritto per un po', come se del risultato
non gliene importasse poi tanto. Non è che
al mondo di poesie non ce ne siano già abbastanza.
Il mondo è pieno di poesie. Oltretutto,
mancava ormai da mesi.
Non aveva neanche letto una poesia da mesi.
Che razza di vita era mai questa? Una vita
in cui uno ha troppo da fare perfino per leggere poesie?
Non si può neanche chiamare vita. Allora ha guardato fuori
dalla finestra, in fondo alla collina, verso la casa di Frank.
Una bella casa, costruita vicino all'acqua.
Ricordava quando Frank apriva la porta,
tutte le mattine alle nove in punto.
E usciva a farsi una passeggiata.
Ha tirato a sé il tavolo, e ha scavallato le gambe.

Ieri sera ha ascoltato il resoconto
della morte di Frank che ne ha dato Ed, un altro vicino.
Un uomo della stessa età di Frank,
suo buon amico. Frank
e sua moglie stavano guardando la tv. "Hill Street giorno e notte",
il programma preferito di Frank. A un certo punto lui
boccheggia un paio di volte e si accascia sulla poltrona:
"come avesse preso la scossa". In quell'attimo,
era già morto. Cambiava colorito a vista d'occhio.
Da grigio che era, diventava nero. Betty esce
di casa di corsa in vestaglia. Corre
a casa d'un vicino dove c'è una ragazza
che se ne intende di massaggio cardiaco. Anche lei sta
guardando lo stesso telefilm! Tornano di corsa
a casa di Frank. Che ormai è diventato tutto nero,
sulla sua poltrona davanti al televisore.
I poliziotti e altri personaggi disperati
si muovono sullo schermo, alzano la voce,
si urlano a vicenda, mentre la ragazza dei vicini
trascina Frank dalla poltrona al pavimento.
Gli strappa la camicia. Si mette al lavoro.
Frank è la prima vittima dal vivo
che le sia mai capitata per le mani.

Appoggia le labbra sulle labbra gelide di Frank. Labbra di morto. Labbra nere.
Nera è anche la sua faccia, nere le mani e

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Raymond Carver


Dolce far nulla

Un attimo fa ho dato un'occhiata nella stanza
ed ecco quel che ho visto:
la mia sedia al suo posto, accanto alla finestra,
il libro appoggiato faccia in giù sul tavolo.
E sul davanzale, la sigaretta
lasciata accesa nel posacenere.
Lavativo!, mi urlava sempre dietro mio zio,
tanto tempo fa. Aveva proprio ragione.
Anche oggi, come ogni giorno,
ho messo da parte un po' di tempo
per fare un bel niente.

   3 commenti     di: Raymond Carver




Pagine: 123tutte

Libri di Raymond Carver

Da dove sto chiamando
 
commenti0

Principianti
 
commenti0