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Poesie di Raymond Carver

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Pagine: 123tutte

La Cabina Telefonica

La donna s'accascia nella cabina, singhiozzando
al telefono. Chiede un paio di cose
e singhiozza ancora più forte.
Il suo compagno, un anziano tutto
in jeans, sta lì vicino in attesa
che tocchi a lui parlare, e piangere.
Lei gli porge la cornetta.
Per un attimo restano insieme dentro
la minuscola cabina, mescolando
le loro lacrime. Poi
lei va ad appoggiarsi al parafango
della loro berlina. E ascolta
mentre lui prende accordi.

Osservo tutto questo dalla mia macchina.
Neanch'io ho il telefono in casa.
Resto seduto al volante
e fumo, in attesa di prendere
anch'io accordi. Ben presto
lui riaggancia. Esce e si asciuga il volto.
Salgono in macchina e restano
dentro con i finestrini chiusi.
I vetri s'appannano sempre più
mentre lei g1i si appoggia e lui
le cinge le spalle con un braccio.
I gesti meccanici di conforto in quell'angusto luogo pubblico.

Vado con le mie monetine
verso la cabina e m'infilo dentro.
Però lascio la porta aperta, perché
si sta così stretti qui. La cornetta e ancora calda.
Non mi piace per niente usare un telefono
che ha appena portato notizie di morte.
Ma non ho scelta, perché è l'unico telefono
nel raggio di miglia e sa ascoltare
senza schierarsi da nessuna parte.

Inserisco le monete e aspetto.
Anche quei due nell'auto restano in attesa.
Lui accende il motore ma poi lo spegne.
Da che parte andare? Nessuno di noi
è in grado di dirlo. Non sapendo
dove cadrà il prossimo colpo,
ne perché. Gli squilli all'altro capo
cessano quando lei alza la cornetta.
Prima che io possa dire due parole, il telefono
si mette a gridare: "T'ho detto che è tutto finito!
Finito! Puoi anche andare
all'inferno, per quanto mi riguarda!"

Abbasso la cornetta e mi passo una mano
sulla faccia. Chiudo e riapro la porta.
I due nella berlina tirano
giù i finestrini e mi guardano,
le loro lacrime bloccate per un attimo
di fronte a questa distrazione.
Poi ritirano su i finestrin

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Il Premio

Dicevano che lui non fosse più lo stesso, dopo di quello.
E avevano ragione. Se ne andò di casa, tutto contento.
Fu vittima del fascino dell'opera italiana.
Davanti al sedile della sua portantina installarono uno sgabello per la gotta.
La sua famiglia intanto continuava a vivere in una baracca senzacamino.
Per loro, una stagione equivaleva all'altra.
Che ne sapevano, loro?
Le anse di un fiume attraversavano la valle.
La sera le candele vacillavano, tremando come ciglia.
Come quando il fumo di tabacco irrita gli occhi.
Solo che nessuno fumava in quel posto puzzolente.
Nessuno cantava o componeva cantate.
Quando morì furono loro a doverne riconoscere il cadavere.
Che cosa terribile!
Gli amici non si ricordavano di lui.
Neanche che aspetto avesse il giorno prima.
Il padre sputò in terra e se ne andò a caccia di scoiattoli.
La sorella gli strinse la testa tra le braccia.
La madre pianse e gli ripulì le tasche.
Non era cambiato proprio niente.
Era tornato al punto di partenza.
Come se non se ne fosse mai andato.
È facile dire che avrebbe dovuto rifiutarlo.
Ma voi, lo avreste fatto?

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Mia moglie

Mia moglie è scomparsa insieme ai suoi vestiti.
Si è lasciata dietro due paia di calze di nylon e
una spazzola per capelli dimenticata dietro il letto.
Vorrei richiamare la vostra attenzione
su queste calze formose e sul robusto
capello scuro impigliato tra le setole della spazzola.
Lascio cadere le calze nel sacco della spazzatura; la spazzola
me la tengo e la userò io. È solo il letto
a sembrare strano e impossibile da spiegare.

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Poesia e Cadillac

Neve nuova su ghiaccio vecchio, questa notte. E ora,
diretto in città per commissioni, distratto dalla fanghiglia
che ha in testa, fa una frenata troppo brusca.
E si ritrova in un macchinone fuori controllo,
che slitta di traverso sull'asfalto nell'immensa
calma del mattino invernale. Diretto
inesorabilmente verso l'incrocio.
Le cose che gli passavano per la mente?
Il filmato che ha visto in tv su tre gatti randagi
e un macaco con gli elettrodi fissati
nel cervello; la volta che si è fermato a fotografare
un bufalo vicino al punto in cui il Little Big Horn
sfocia nel Big Horn; la sua nuova canna in grafite
con Garanzia a vita limitata;
i polipi che il medico gli ha trovato nell'intestino;
quel verso di Bukowski che ogni tanto gli frulla in testa:
Piacerebbe a tutti andare in giro con una Cadillac del 1995.
La sua mente un alveare di arcana attività.
Anche per tutto il tempo che ci e voluto alla macchina
per slittare in tondo sulla strada fino a ritrovarsi
nella direzione da cui proveniva.
La direzione di casa e di relativa sicurezza.
Il motore s'è spento. L'immensa calma
è di nuovo scesa. Si è tolto il berretto di lana
e si è asciugato il sudore sulla fronte. Ma dopo
una breve riflessione, ha riacceso il motore, fatto manovra
ed è tornato a dirigersi in città.
Più cauto, certo. Ma ripensando sempre
alle stesse cose di prima. Ghiaccio vecchio, neve nuova.
Gatti. Una scimmia. La pesca. Bufali allo stato brado.
La poesia pura d'immaginare una Cadillac
che non è stata ancora costruita. L'effetto umiliante
delle dita del medico.

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Le dita del piede

Questo piede non mi dà altro
che guai. Il tallone,
l'arco, la caviglia… v'assicuro
che mi fa male quando cammino. Ma
sono soprattutto queste dita
che mi preoccupano. Queste
"articolazioni terminali" come sono
altrimenti note. Com'è vero!
Per loro non c'è più il piacere
di tuffarsi a capofitto
in un bagno caldo o
in un calzino di cashmere. Calzini di cashmere
o niente calzini, pantofole, scarpe o cerotti
Ace, ormai è tutto uguale
per queste stupide dita.
Hanno perfino un aspetto assente
e depresso, come se
qualcuno le avesse imbottite
di torazina. Se ne stanno lì rannicchiate,
mute e attonite… oggetti
scialbi e senza vita. Ma che diavolo succede?
Che razza di dita sono queste
che non gliene frega più niente di niente?
Ma sono ancora le mie
dita? Si sono forse scordate
i vecchi tempi, che cosa voleva dire
esser vive allora? Sempre in prima
fila, sempre le prime a scendere sulla pista da ballo
appena attaccava la musica.
Le prime a saltellare.
E adesso, guardatele. Anzi, no.
Non vorrete certo guardarle,
'ste lumache. È solo a prezzo di dolore
e con difficoltà che riescono a rievocare
i tempi d'una volta, i tempi d'oro.
Forse, quel che vogliono in realtà
è tagliare tutti i collegamenti
con la vita di una volta, ricominciare,
darsi alla clandestinità, vivere da sole
in una casa di riposo principesca
da qualche parte della valle di Yakima.
Eppure c'era un tempo
che si tendevano
per il desiderio,
che veramente bastava la minima provocazione
per farle inarcare
di piacere.
Sfiorare con la mano
una gonna di seta, per esempio.
Una bella voce, un tocco
sulla nuca, addirittura
uno sguardo di sfuggita. Qualsiasi cosa!
Il rumore di occhielli
sganciati, di corsetti
sbottonati, di vestiti lasciati cadere
sul parquet freddo.

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