Poesie di Raymond Carver - Pagina 3
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Poesie di Raymond Carver

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Pagine: 123tutte

Poesia e Cadillac

Neve nuova su ghiaccio vecchio, questa notte. E ora,
diretto in città per commissioni, distratto dalla fanghiglia
che ha in testa, fa una frenata troppo brusca.
E si ritrova in un macchinone fuori controllo,
che slitta di traverso sull'asfalto nell'immensa
calma del mattino invernale. Diretto
inesorabilmente verso l'incrocio.
Le cose che gli passavano per la mente?
Il filmato che ha visto in tv su tre gatti randagi
e un macaco con gli elettrodi fissati
nel cervello; la volta che si è fermato a fotografare
un bufalo vicino al punto in cui il Little Big Horn
sfocia nel Big Horn; la sua nuova canna in grafite
con Garanzia a vita limitata;
i polipi che il medico gli ha trovato nell'intestino;
quel verso di Bukowski che ogni tanto gli frulla in testa:
Piacerebbe a tutti andare in giro con una Cadillac del 1995.
La sua mente un alveare di arcana attività.
Anche per tutto il tempo che ci e voluto alla macchina
per slittare in tondo sulla strada fino a ritrovarsi
nella direzione da cui proveniva.
La direzione di casa e di relativa sicurezza.
Il motore s'è spento. L'immensa calma
è di nuovo scesa. Si è tolto il berretto di lana
e si è asciugato il sudore sulla fronte. Ma dopo
una breve riflessione, ha riacceso il motore, fatto manovra
ed è tornato a dirigersi in città.
Più cauto, certo. Ma ripensando sempre
alle stesse cose di prima. Ghiaccio vecchio, neve nuova.
Gatti. Una scimmia. La pesca. Bufali allo stato brado.
La poesia pura d'immaginare una Cadillac
che non è stata ancora costruita. L'effetto umiliante
delle dita del medico.

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Il Premio

Dicevano che lui non fosse più lo stesso, dopo di quello.
E avevano ragione. Se ne andò di casa, tutto contento.
Fu vittima del fascino dell'opera italiana.
Davanti al sedile della sua portantina installarono uno sgabello per la gotta.
La sua famiglia intanto continuava a vivere in una baracca senzacamino.
Per loro, una stagione equivaleva all'altra.
Che ne sapevano, loro?
Le anse di un fiume attraversavano la valle.
La sera le candele vacillavano, tremando come ciglia.
Come quando il fumo di tabacco irrita gli occhi.
Solo che nessuno fumava in quel posto puzzolente.
Nessuno cantava o componeva cantate.
Quando morì furono loro a doverne riconoscere il cadavere.
Che cosa terribile!
Gli amici non si ricordavano di lui.
Neanche che aspetto avesse il giorno prima.
Il padre sputò in terra e se ne andò a caccia di scoiattoli.
La sorella gli strinse la testa tra le braccia.
La madre pianse e gli ripulì le tasche.
Non era cambiato proprio niente.
Era tornato al punto di partenza.
Come se non se ne fosse mai andato.
È facile dire che avrebbe dovuto rifiutarlo.
Ma voi, lo avreste fatto?

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Le ragazze

Scordati ogni esperienza che provoca sussulti.
E qualsiasi cosa abbia a che fare con la musica da camera.
Musei in piovosi pomeriggi domenicali, eccetera.
I vecchi maestri. Tutta quella roba.
Scordati le ragazze. Cerca di scordartele.
Le ragazze. E tutta quella roba là.

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La finestra

Stanotte è arrivato un temporale e ha fatto saltare
l'elettricità. Quando ho guardato fuori
dalla finestra, gli alberi erano traslucidi.
Curvi e ricoperti di brina. Una calma enorme
s'estendeva sull'intera campagna.
Pur sapendo che non era vero, in quel momento
avevo la sensazione di non aver mai fatto, in vita
mia, una falsa promessa né d'aver mai commesso
neanche un atto impuro. I miei pensieri
erano pieni di virtù. Più tardi, nella mattinata,
naturalmente, hanno riattaccato l'elettricità.
Il sole è uscito da dietro le nuvole
e ha sciolto la brinata.
E tutto è tornato come prima.

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La Cabina Telefonica

La donna s'accascia nella cabina, singhiozzando
al telefono. Chiede un paio di cose
e singhiozza ancora più forte.
Il suo compagno, un anziano tutto
in jeans, sta lì vicino in attesa
che tocchi a lui parlare, e piangere.
Lei gli porge la cornetta.
Per un attimo restano insieme dentro
la minuscola cabina, mescolando
le loro lacrime. Poi
lei va ad appoggiarsi al parafango
della loro berlina. E ascolta
mentre lui prende accordi.

Osservo tutto questo dalla mia macchina.
Neanch'io ho il telefono in casa.
Resto seduto al volante
e fumo, in attesa di prendere
anch'io accordi. Ben presto
lui riaggancia. Esce e si asciuga il volto.
Salgono in macchina e restano
dentro con i finestrini chiusi.
I vetri s'appannano sempre più
mentre lei g1i si appoggia e lui
le cinge le spalle con un braccio.
I gesti meccanici di conforto in quell'angusto luogo pubblico.

Vado con le mie monetine
verso la cabina e m'infilo dentro.
Però lascio la porta aperta, perché
si sta così stretti qui. La cornetta e ancora calda.
Non mi piace per niente usare un telefono
che ha appena portato notizie di morte.
Ma non ho scelta, perché è l'unico telefono
nel raggio di miglia e sa ascoltare
senza schierarsi da nessuna parte.

Inserisco le monete e aspetto.
Anche quei due nell'auto restano in attesa.
Lui accende il motore ma poi lo spegne.
Da che parte andare? Nessuno di noi
è in grado di dirlo. Non sapendo
dove cadrà il prossimo colpo,
ne perché. Gli squilli all'altro capo
cessano quando lei alza la cornetta.
Prima che io possa dire due parole, il telefono
si mette a gridare: "T'ho detto che è tutto finito!
Finito! Puoi anche andare
all'inferno, per quanto mi riguarda!"

Abbasso la cornetta e mi passo una mano
sulla faccia. Chiudo e riapro la porta.
I due nella berlina tirano
giù i finestrini e mi guardano,
le loro lacrime bloccate per un attimo
di fronte a questa distrazione.
Poi ritirano su i finestrin

[continua a leggere...]

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