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Poesie di Vladimir Majakovskij

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A voi

Voi che passate da un'orgia all'altra,
che avete il bagno e il gabinetto caldo!
Non provate vergogna a leggere sui giornali
le proposte per la croce di San Giorgio?!

Sapete voi, incapaci, numerosi,
voi che pensate al mondo di rimpinzarvi meglio, —
che forse or ora una bomba ha dilaniato
le gambe al tenente Petròv?...

Se egli, condotto al macello,
vedesse a un tratto, crivellato di ferite,
come canticchiate lascivi Severjànin
con il labbro unto di cotoletta!

A voi dunque, amatori di donne e di pietanze,
dare la vita per farvi piacere?!
Piuttosto nel bar servirò alle puttane
succo d'ananasso!



Ascolta

Gettami in viso la parola terribile.
Perché non vuoi udire?
Non senti che ogni tuo nervo contorto
urla come una tromba di vetro
l'amore è morto...
l'amore è morto...
ascolta
rispondimi senza mentire...
come due fosse
in viso ti si scavano gli occhi...
lo so che già consumato è l'amore.
Ormai
a più d'un segno vi riconosco la noia



il poeta

Glorificatemi!
I grandi io non li tratto da pari a pari.
Sopra tutto ciò è stato fatto
io piazzo un nihil.
Non voglio mai
leggere niente.
Libri?
ma che libri!
Una volta pensavo
che i libri si facessero così:
arriva il poeta,
dischiude come niente fosse i labbri,
e subito prende a cantare il sempliciotto ispirato -
ma prego!
E invece risulta
che prima di mettersi a cantare,
si cmmina a lungo, straincallendosi per il tramenìo,
e adagio sguazza nella melma del cuore
la stupida tringa dell'immagginazione.
Mentre si tiene a bollore, strimpellando rime,
una broda di amori e d'usignoli,
la strada si contorce senza lingua:
non ha con che dar gridi e conversare
torri babilonesi di città
noi torniamo a innalzare insuperbiti,
e Dio
le città in campi arati
dirocca
rimescolando il verbo.



Qualche parola su me stesso

Amo guardare come muoiono i bambini.
L'avete mai vista la brumosa onda della risacca del riso
dietro la proboscide della tristezza?
Io, invece,
nella biblioteca delle strade
ho sfogliato così spesso il volume delle tombe.
La mezzanotte
palpava con fradicie dita
me
e il chiuso steccato,
e con la calvizie delle cupola imperlata dall'acquazzone
galoppava la cattedrale impazzita.
E vedo: Cristo fuggiva dall'icona,
e la fanghiglia baciava in lacrime
il lembo della tunica sbattuto dal vento.
Io grido contro il muro,
conficco il pugnale delle parole frenetiche
nella polpa del cielo inturgidito:
<< Sole!
Padre mio!
Abbi tu almeno pietà, non tormentarmi!
È il sangue mio da te versato che scorre sul lungo cammino.
È la mia anima
in quei brandelli della lacerata nuvola
sull'arrugginita croce del campanile
nel cielo riarso!
Tempo!
Almeno tu, sciancato pittorucolo di icone,
dipingi la mia immagine
nel sacrario del secolo deforme!
Sono solitario come l'ultimo occhio
di un uomo in cammino verso la terra dei ciechi>>.



Marina da guerra in amore

Van sui mari scherzando in crociera
il torpediniero e torpediniera.

E come la vespa s'attacca col miele,
così la torpediniera fedele.

E per il torpediniero, infinita
è la felicità della vita.

Ma li scoprì con gli occhiali sul naso
un riflettore pedante, per caso.

Una sirena fece la spia,
denunziandone a tutti la scia.

Ma il torpediniero ormai stanco,
poverino, fu colto nel fianco.

Sull'oceano ora va la preghiera
della vedova torpediniera.

Dava forse agli uomini noia
quella loro semplice gioia?





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Vladimir Majakovskij e' stato un poeta e drammaturgo sovietico, cantore della rivoluzione d'Ottobre e maggior interprete del nuovo corso intrapreso dalla cultura russa post-rivoluzionaria. Nel 1911 si iscrisse all'Accademia di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca dove incontrò David Burljuk, che, entusiasmatosi per i suoi versi, gli propose 50 copechi al giorno per scrivere. Majakovskij aderì al cubofuturismo russo, firmando nel 1914 insieme ad altri artisti (Burljuk, Kamenskij, Kručёnych, Chlebnikov) il manifesto "Schiaffo al gusto del pubblico".

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