Bianco innalzato era,
schizzi di sangue
arrossato l'avea,
ne lo prato caduto,
de verde
s'era macchiato,
l'Italia era ormai nata.
Ovunque vo
ne lo mio cuor
te porto
Ovunque son
tu ci sei
e lo tuo profum sento
Ciure e arance
anco mo vedo
de lo suol tuo bello.
Quelle note che riempiono
il vuoto, regalano brividi
che pervadono il corpo,
scendendo dalla schiena
inarcata da così tanta
commozione;
immagini che si accavallano
e si ripetono nel tempo,
fratelli che si stringono
intorno a noi prendendoci
per mano e guidandoci
in quella pace tanta
cercata.
Uomini dagl’ideali integri
di commiserata lealtà,
cambia la storia,
ma non i nostri fr
Come se può
scordar
lo barbaro pie',
su lo sacro
patrio suol nostro
impunemente poggiato,
gallo o germano
che fosse?
Come se può
scordar
lo loro mitragliar
su le nostre
inermi genti,
cader facendo
gli anni verdi e belli
de li nostri contingenti?
Come lo gallo
o lo germano,
con le mani
ancor de sangue
de li parenti nostri
imbrattate,
chiamar possiamo
fratello?
Qual
E... se ti si capovolgesse
come si fa un calzino,
riempiresti l’etere
d’agrumi e rosmarino,
di squillanti tamburelli
e pazze tarantelle,
di risotti e spaghetti al ragù
e di canti nel dipinto di blu.
Di sospiri a tramonti dorati
e preghiere per desii agognati.
Italia mia,
verrebbe giù terra d’accoglienza,
per ricoprire i popoli di speranza.
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