Stanca e trascurata.
Cadente e malandata.
Questo è il tuo autunno madre mia.
Non versar troppe lacrime, ma
rimembra il tuo passato,
rimembra la tua primavera.
Eri il lume di questo stivale.
Gente da tutto il globo accorreva
per godersi la tua bellezza e la tua musicalità.
Tutto ciò non accade più.
Ma non temer mia adorata,
i tuoi nati non ti hanno dimenticata.
Trasuda la Resistenza
un nero sudario
humus fecondo di voci
morte ma vivide
ridondano su ideali appesi
a fili di ruggine
e polvere sottile arrossa
pupille attonite nelle lacrime
d'un cielo ferito a sangue.
Resistenza ricordi una storia
passata ma solenne
impavida di passioni
dove adoratrice era la lotta per la terra
per i suoi lavoratori
guerra di cannoni e pelle strappata.
Povera e
Amor al core reimpara sempre
La sorte virtuosa della vittoriosa guerra e
Io mi sento di tutte le legioni il generale
E di coorti il mio cuore s'impenna
E sobbalza
E ci conferma il sentimento
Dell'esser Uno alla nazione.
Io mi struggo
Dinanzi tutti l'altari e
Di fronte la fatidica patria;
io non ci vedo con gli occhi,
bagnate palpebre di consacrate lacrime
palpeggiano il collo
snodano
Ci chiamarono italiani
carne inutile
usurpatori imperdonabili
di spazi che non ci permisero
di considerare come nostri.
Non ci definirono slavi
non ci definirono
nel solo modo in cui dovevano:
uomini.
Un solo pensiero
ha invaso le loro menti incancrenite
seppellire per sempre
con i nostri corpi
la nostra storia
le nostre speranze
la fierezza incontaminata
della nostra bandiera.
Già 'l decimo anno corso avea, ch'in mezzogiorno
alzato lo capo lo barone avea a discapito de l'opera man;
e in Marsala, per la gola la povera gente
ne li campi tutti, senza pietade a mezzadria l'avea posti.
Et ivi a sol acqua e poco pane, indusse loro
a lo giogo de la baronia strafottente;
ma Marsala si destò e la tirannia scacciò
e suo quel buon vino diè a redendita armonia.
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