Perdonami se i passi
scricchiolano su rami secchi,
se dalle falangi
scivolano terracotte e
non ne raccolgo i cocci
Perdonami se fingo
di non sentire il peso del tuo sguardo,
che scorre lungo i miei fianchi,
e annoda melodie di notti
in una unica orma.
Ho raccolto sorrisi,
sparsi sulle pareti, li ho ripiegati
e cuciti nei nostri baveri rialzati.
Ora, le tue ma
Per anni dieci più due lustri attesi
che Penelope terminata la sua tela
volgesse a me lo sguardo interessato.
Ciò mai accadde e più non spero.
Dimentico ormai anche del talamo
che tentai di sradicare con la forza
per quanto infisso fosse nella terra,
da Itaca ora ramingo lontano vago.
Desio nutrirmi dei fiori di loto pago
di mai più ricordar quel che mi colse
quando cedetti al cibo c
fesso
il tuo piede di diavolo
io che credevo fossi un angelo
cesso
di tormentarmi per te
là getterò i miei ricordi
cazzo
la randa e mantengo la rotta
ma quanto sei stata stronza
Lacrima
una goccia di rugiada
su un petalo
senza il suo fiore
vaga, vola nel vento
di mille incertezze.
Prima o poi
si poserà tremante
sulla mano tenera di un bambino,
il suo ditino piano piano
asciugherà la goccia.
Un pugno chiuso, stretto
riscalderà la delicatezza di quel petalo
che morirà inconsapevole
di ciò che il vento
avrebbe potuto svelargli.
Io sono quel petalo
e tu
Tu impara a conoscerla...
e dimmi che non n'è valsa la pena...
Tu prova ad amarla...
e prova a dirmi che non n'è valsa la pena...
Tu prova a capire cosa provo io...
e non potrai dirmi che non n'è valsa la pena...
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