Maestose si estendon della vecchia Thugga
le rovine di civiltà di tempi morti antichi, qui
si aggiran pieni di curiosità sotto il calor
del sole di turisti stuoli, il capitolin tempio,
al favor di Giove Giunone e Minerva eretto,
gode tra di lor di particolar ricerca e studio,
e poco lontan di lì in un prato di rovi di sterpaglie
un asin sonnolento a quel vociar della curio
Quel musetto grazioso
dai teneri occhi
e dalle orecchie tese,
il venirmi incontro
con festoso fare,
lo scodinzolio
della tua coda.
Cara amica
che amor
hai saputo dare
e
nulla pretendere.
Già nel cuore
sento il vuoto.
Lacrima segna
volto mio.
Lenta e silenziosa,
timida e schiva,
vivi la vita nel tuo silenzio,
con la tua casa che ti protegge,
tiri fuori la testa incuriosita
dal mondo che ti circonda
per poi nasconderti
ai primi timori
che nella vita ti si presentano.
Sono andata in campagna,
e lungo il mio girovagare,
ho trovato uno stagno
con rane piccine e con rane giganti,
tra tutte troneggiava un rospo
che dire brutto era poco.
Mi sono fermata a guardarle,
e loro, come se avessero gradito,
si sono messe a gracidare
quasi a formare un canto,
da principio sono rimasta sorpresa, poi...
sono scoppiata in una grossa risata,
era per me quel canto
Ogni cosa ghermisce.
Tutto frastaglia.
Al mio apparire cupo, ferma battaglia.
Gli occhi miei vede di rosso fuoco.
Pronti lo fissano a lanciare saette.
Il suo bollente ardore calma.
Le orecchie abbassa.
La coda nasconde.
Il mio pensiero confonde.
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