Cammino cammino,
seppur zoppicando
cammino
e so dove vo,
no Pargolo
da la chioma d'oro
in una misera grotta
mi attende già,
per la benedizione
dar
a questo misero mortal,
che inchinandosi,
le ali
si sente
già spuntar.
Funzinu, o frate e Pasqualino, cu tutta a raggia che tenea,
pur agghindato a dovere pe' no scolar de rispetto,
de entrar cu' li suoi compagni in classe voglia nun avea,
a li suoi occhi la criminale scena portava male al petto.
Ma nemmeno 'na lacrima da quei occhi scennea,
quel sangue, che lava sangue, era il suo tetto;
ma intanto muto, caruccio, jeva a scola,
aspettando lo messaggio de la c
Millenni
l'homo plasmar
occorse,
fino a Sapiens
divenire,
oggi basta poco
a l'homo herectus
tornare.
Tu, Luce Divina,
le stelle accendi
e mi indichi la via,
che al Figlio de l'Uomo
soavemente conduce;
m'incammino de mattina
pe' seguir li intendi,
trovando la grotta pia,
al flauto l'alleluia suono,
incontrandomi col mio vero Duce.
Ecco or se posato
instancabile alato figlio d'un dio
è giunto il giorno
coi suoi fracassi le voci i pianti
dei piccini,
passi pesanti a me d'appresso
ricordano allo me stesso che chi dorme
pesci non piglia ed ora che che tutto s'aggroviglia
cento pensieri di cose ancor sospese
tutte ad aspettar la mia levata
deciso e pronto allo bisogno.
L'occhio non apro e non per svogliatezza
re
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