Oggi è S. Martino
ed io, ricca di anni,
entro
in spazi di mia fraternità.
Mi accolgono sorrisi
e voci amiche.
Cammino e laggiù intravedo
altri volti cari,
immersi
in fumo odoroso
di carne arrostita
su vivida brace.
Intanto dentro i "caliaturi"
le caldarroste scoppiettano gustose.
Ora, nel vasto salone,
festoso di canzoni,
in ceste adorne
di biancore di pace,
profumano i panini
Semplici ore notturne,
immobili, statiche.
Piccoli granelli di sabbia nel deserto,
minuscole gocce in un mare chiamato Vita.
Non esiston ragioni,
né rose
e profumi
che destar
ti faccian
dal tuo incubo caro.
È un affetto malsano
ad incider la pena,
con la lama infuocata,
nella carne innocente.
Non dai voce al dolore,
non ne trovi motivo.
Ti fai tua la sua colpa,
ed impari ad accogliere
il suo rito d'amore.
Non conosci altri mondi,
delle braccia avvolgenti,
riproponi così
quel modello di
Na cucina affollata da cuochi
fan sol casino suoi fuochi,
ma interviene lo mastro
che de la cucina è no astro
e prelibata diviene ogni portata
che con voluttà vien divorata.
Se tu homo
erectus et savio
de lo secolo in corso,
de te
coscenza nun prendi,
uno Sole novo
mai più
vedrai.
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