Nelle tue mani
sono solo una bambola
dagli occhi vacui.
Esistono solo i miei capelli:
i ricordi di lui.
Senza cura mi attraversi;
mi maneggi
e basta.
Poi
la ferita ricomincia
a scandire lenti flussi
di parole vermiglie. Lo vedi:
mi abbandoni. La pioggia
inizia a cadere:
i ricordi di lui,
un'inutile forma di pezza.
Doni sgraditi
provengono talvolta
dal cielo.
È notte in valle
la luna non è
ancora sorta
da dietro il monte...
finalmente silenzio...
solo l'allegro
mormorio del fiume
disturba la quiete.
Porta echi
di voci lontane
di ricordi mai sopiti.
Il fumo dell'ennesima
sigaretta disegna
volti e immagini.
Seduto sul ciglio
... ascolto...
Una grande pace
mi penetra nell'animo
un sorriso si materializza
lo riconosco...
tra le lacrim
ottobre, cadono le foglie
e cadono le mie speranze, cadono le mie ragioni
e la mia vita resta spoglia senza radici.
Giorni tetri.
Al bigio orizzonte scorgo un bipede uccello dall'aere gagliardo.
Che sia forse arrivato un bucolico segno dal cielo?
Cesserà la mia anima di appesantirsi?
Un rabbuffo glaciale mi penetra nelle orecchie,
e,
spento nelle mie grida silenti,
sorseggio le ultime volontà di Dio.
La speme che strugge,
eccola in mio soccorso.
E si diparte il pallido patema.
Gelo nel cuore,
passi che si trascinano.
Tutto si spegne
in una notte d'estate.
Tralicci pietosi
come croci su un monte
si staccano dalla terra
per rialzarsi
verso l'infinito.
Sommersa da una marea
che trascina
in un vortice.
Incubo che dilania la mente,
fuoco che brucia le notti senza stelle.
Minuscole gocce si disperdono
in un pianto sommesso.
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