Co sto pennino d'oro
e mi sorride il sole,
co carta intestata
che ne attesta la casata,
continuo imperterrito
a scrivere su sto sito.
Parte! Riparte!
Sul velluto sintentico di un sedile
Il finestrino, mai pulito abbastanza...
La fermata, il caffè ed il cornetto surgelato...
Freddissimo! Freddo!
Tutum... Tutum...
Maledetto cavalcavia
Tutum... Tutum...
Maledetto ponte
Presto! Fai presto!
La radio con le solite canzoni...
Onda verde, il radio giornale
Roncobillaccio chiusa per lavori.
Psssssssshhh Pssssssshhhhhh
Non chiedete di ridere
sul latte nero di Celan*,
se non vi va, non leggete.
Chiudete gli occhi,
affossateli nel sogno.
È il bello di Raffaello
che vi sorprende o, meglio,
distende lo sguardo vostro?
Ne sono lieto,
ma sono un verso mostro
e atterrisco l'animo mite,
quello mio, incartato
con quella carta sottile
tagliente e trasparente
che non copre un bel niente.
È nudo, venduto al
Odio la forza che mi scaraventa a terra,
Privandomi della libertà di volare
Di colpo la meschinità s'impossessa di me,
quante lacrime e delusioni per mano mia!
Distruzione e caos si propagano dalle mie mani.
Quasi ci fosse l'intento di punirmi
per la forza e la sicurezza con cui ho amato la libertà.
Oh, demone che sei in me risparmiami
dell'essere, tuo umile schivo
legato per il collo,
Assaporo la trasandatezza del mio stile,
tra i vagiti di un neonato
dentro al boschetto suburbano.
Porto la mano alla bocca una, più volte
grazie all'antidoto tascabile
confezionato contro la frenesia.
Non serve
quando ho già gli occhi pieni
di un altro giorno.
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