Ten... ten... ten... Tendi l'orecchio alla pioggia che batte.
Su quel mucchio di latte là nel cortile.
Gocce che cadon, piovaschi d'aprile.
Tac... tac... tac... T'accorgi che il suono ti porta lontano.
Passando la mano sul vetro appannato,
da mille sospiri e dall'umido fiato,
del tuo orizzonte sposti il confine e arrivi a genti e a terre lontane.
Tin... tin... tin... tintinna la latta
la storia è finita
saremo bollicine
che leggere scivolano
di quà e di là a comando
senza batter ciglio vanno
il nostro sorriso più spensierato
verrà a salvarci
siamo maschere non più personaggi
sulla nuova scena
senza copine a tentoni
cerchiamo la prossima battuta
non c'è più una storia per noi
è l'assurdo
che dalla commedia
scivola nella vita
saremo felici
sino a che ve
Quante volte sei entrato ed uscito
dai miei sogni.
Mi sono illusa,
di essere quella mano calda
che ti stringeva,
quella parola
che avresti voluto sentire
al momento giusto,
ma sono solo aria,
sono solo parole sfumate
nel grigio di un cielo autunnale.
È questa impotenza
che mi inchioda al cemento
una farfalla...
con le ali di piombo.
Cerco nel cerchio il punto,
l'essenza.
Mi concentro.
Giochi di forze al mio interno,
l'ordinamento del mondo,
i moti dell'anima.
L'universo sorge dall'interno
tende all'esterno e converge al proprio centro,
nella sua totalità.
È in movimento la ruota della vita,
ed in me
la cellula,
la galassia,
la struttura atomica,
la fecondità,
il seme e dentro la pianta intera.
Io,
un
Notte quanto ti ho temuto
mi facevano tremare le tue dita nere
che serravano il mondo dentro al tuo mistero
i muri spessi dove si nascondevano gli incubi
e ululavano i lupi
restavo ad ascoltare la tua voce
quando pallida sedevi in fondo al letto
cercando di riannodare i miei pensieri
e dentro il tuo labirinto non trovavo
via d'uscita
e danzavano i fantasmi nelle luci della sera
ma poi
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