Non ha occhi per guardare
né labbra morbide per sussurrar parole
e aggirandosi guardinga e scalza
si insinua lenta senza far rumore
inonda non vista i corpi che attraversa
sommergendoli tutti per levar l'odore
viscida serpe che li avvelena infida
succhiandone piano la linfa vitale
striscia sinuosa tra le anime vaganti
da tutto ciò che sfiora elimina il colore
sfuma i contorni, li r
Sedevi nella sala con i mobili lucidi
e lo specchio,
vicino alla stufa
d'inverno, ed un nero scialle
d'estate, fatto all'uncinetto
appoggiato sulle spalle,
per coprire il freddo
della tua solitudine.
Vedova, un figlio, una nipote
che portavi appesi al tuo cuore,
mi insegnavi che il dolore diventa
meno pesante se sostenuto dall'amore.
Ascoltavo rapita,
avevo paura quando dicevi
Ho percorso trazzere
ai confini dell'universo
Ho accarezzato le stelle
per depositarle nello scrigno
Ho varcato il cunicolo
che porta verso l'ignoto
Volevo galleggiare
tra le note del silenzio
Eccomi, scarpe allacciate
Non c'è fretta
Eppure devo partire, qualcuno mi aspetta
Sulle spalle il fardello di questa dura staffetta
Dentro il pugno gioia,
amore, speranze
sogni grandi quanto basta
poesia, valori cultura
pure un pizzico di sana paura.
Corro, corro non c'è nessuno
Dov'è la speranza del futuro?
Salto fossi, incontro massi
E adesso la corsa dei tuoi passi
Sei più
Scienza arrogante
Tecnologia imperante.
Infinito correre
verso miraggi,
proiettati
sempre più lontano:
irraggiungibili.
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