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E il tuo umore dolce che di tanto in tanto prende coraggio e s'improvvisa amante

Con una raffica in testa di tre gioie solamente,
attaccate ad un pendente che in altri tempi
avresti considerato pericoloso
(e tenuto al buio e all'umido dei giacconi per anni),
resisti al tempo che ti vuole sorella
e figlia di un dolore che a stento riesci a dominare:
la gestione banale di un binario morto
e una strada che cola a picco e poi s'innalza
fino a rendere inutile persino il paesaggio. Insisti e punti
i piedi contro chi non ti vede e parla;
si tratta di uno sbaglio di quelli infami sai però,
per questo non sai deciderti e rimani
fino alla fine ad aspettare che il capostazione fischi.
Un piede sul gradino di ferro
e l'altro lasciato a mezz'aria, a prendere
a calci l'aria calda che viene dalla meraviglia nera
che solo a tratti si alterna alla mancanza di rispetto
nel silenzio luttuoso dei giorni.
Dormi e mangi senza aprire bocca,
scavi a mani nude, per non sprecare fiato.
Proprio ieri, ché s'è accasciato uno
con le armi in mano e l'ardire estroso
ancora raccolto dove la pietra sembrava più dura.
E i ponti che all'improvviso si sono fatti catena,
e l'equilibrio che benedicevi dai tempi della scuola
ha ceduto sui piloni e consacrato il nulla: il tuo pensiero
alle due nuvole in croce a chiedersi
da dov'è che sia nato il rumore
che fa vibrare il collo e t'atterra. Tornare indietro
è gesto irregolare, poco smussato
e instabile al tatto, come quando il cielo
si riempe di macchie grigie e ti viene da contarle,
gridando che della vita t'è comunque rimasto il contorno.
Per non ritornare più a casa, probabilmente;
se la corrente poi è dall'altra parte
e tornare a galla presuppone
la rinuncia alla conquista più grande.
Leggi e scrivi, non sai fare altro. E aspetti
che qualcuno ti prenda alla sprovvista e ti rovini lo smalto,
soffiandoti parole inutili sui capelli.
Un vento vecchio che credevi d'esserti lasciata
alle spalle, in una giornata di fine inverno
che sapeva di chiacchiere e indecisione
sulla coerenza sfasata di certe monete antiche.
Proprio allora, forse, cominciasti a giocare coi segni.

Con le cure e il tuo amore che graffiavi sul bordo,
per farlo sembrare meno nuovo. Se te lo ripeto ancora
è perché non ne hai mai saputo fare a meno,
e l'hai tenuto a lungo con te, anche da sveglia.

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