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Piccola poesia sul cambiamento

già, sono diverso
dai miei contemporanei
e quasi assuefatto
nel sentire
la naftalina di quest'appartamento.
le strade mi hanno bruciato
i talloni, l'amore mi ha
insegnato a morire,
il cambiamento siede
sulle mie ginocchia
come la puzza dei secoli.
ah tutti quei pomeriggi vacui
della giovinezza,
così sacri, e ora i ferri
delle malinconie scadenti
che perforano
le tende del mio colpo di stato;
e le vergini di piazza Duomo,
rotte di incattivimento, perdute, molle
che puzzano di smog
e insegnano ai ragazzi
la matematica della carne;
e i vecchi amici,
gli amici di una vita,
tormentati da rabbie comuni
in prigioni comuni,
quanto vorrei vederli, adesso,
disimparare ancora
in ribellioni acerbe di una volta
e novità di sigarette.
ah sapessi indirizzare la mia vita
verso la leggerezza,
e non vedere
questo falco hypoleucos
svolazzare tetro
sopra la mia testa.
non è cambiare
che mi spaventa,
sebbene ci si qualcosa
del cambiamento
che consideri terribile
(è come rimpiazzare te stesso
con tanti altri te stesso -
i tessuti che si sfaldano,
le cellule che si rimpiazzano,
i pensieri che muoiono
e rinascono mutati-
alla fine, chi sono io?),
no, non è il cambiamento
il mio vero problema;

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1 recensioni:

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  • Rocco Michele LETTINI il 25/01/2017 08:55
    ESAUSTIVO QUANTO DILIGENTE DECANTO. IL TUO È UN OSSERVARE VERACE...
    LIETA GIORNATA FERDINANDO.
    *****

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