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Come una vedova vestita di bianco

Ti ripari dietro un sipario di fiori secchi,
quando ti dico che è ancora vergine il giorno
che hai seppellito ieri e non c'è motivo di prendere
la rincorsa se poi quello che vuoi
è vedere sfumare un colpo d'occhio
in un calice che odora di bancarelle di libri
e di frittura sul bordo opaco di profili
sempre più infelici. Un istante
incapace di rispettare il momento,
e poi uno sguardo torvo, da animale innocente.
Lamenti di cui non conosci la fonte
ma che culli come figli alle due di notte
dopo un pianto disperato,
anche se non sai mai rimettere in piedi gli ostacoli
senza perderti dietro sbadigli finti
fatti di lana e sudore primitivo. Inutili incendi.
È il gioco che più mi attira, dopo
quello delle scarpe lanciate in aria
e il riflesso che dimora in certi orizzonti
dall'infinita voglia di rimettere sull'attenti
il più inutile e il più vecchio dei terrori.
E non ti basta costeggiare allegrie avvampando di brutto,
per poi dire che s'è fatto tardi
ed allontanarti al risveglio, con il passo indeciso
di chi raccoglie sentenze prima del tempo
e ne fa un dolce intreccio di note alla chitarra
e rancori delusi. Fosse ancora giugno,
ti allargherei di due pollici le maglie
per lasciarti espandere piano, in preda ad uno
di quei pallori che in gioventù ti rendevano elegante.

Facciamo una festa e invitiamo
chi non ci è mai andato a genio, riempiamo
la vasca di dolcezze ed olio trasparente,
illudiamoci una volta e per sempre.
Un aeroplanino di carta a mezzanotte,
dopo che tutti saranno andati via,
e ci basteranno due o tre scuse e un intreccio di dita
per non lasciare alla porta il lusso di poter
aggiungere fuoco agli stracci
messi in fila ad asciugare rimpianti.
Con questo caldo arriveranno molto presto
anche le zanzare; potresti controllare
che non ci siano abbagli alle finestre,
invece di ricordarmi l'arroganza degli oleandri
dell'amato viale e masticare gomme.
Del colore ho fatto a meno mille anni fa,
e mi sembrò di aver riacquistato la vista;
quand'era classico il rigore delle ombre
e tu non davi ancora l'impressione di poterti stancare

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1 recensioni:

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  • Walter Tresoldi il 13/03/2017 17:47
    Che dire: è un fiume in piena di sensazioni, immagini, oniriche e non, di idee che si inseguono e prolificano in un concerto di mille voci e in un impasto di colori che si dilatano pur restando chiari al lettore.
    Piacevole lettura. Fa volare l'immaginazione.

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