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Dopo le nove, si chiuderanno dentro e parleranno di fiori

C'è un piccolo segreto per alzare l'architrave
senza che il sonno degli altri ne risulti corrotto:
consiste nel distribuire il peso sugli anni che meno
contano nella memoria, e poi stendere l'incoerenza
residua su un numero di colonne pari al rischio
passato sotto silenzio. È solo una questione di equilibrio
sugli spasmi, di scatole che a un giusto orecchio
risultano vuote e di salti all'indietro poco prima del risveglio.
Naturali come un cerchio fatto con un bicchiere di plastica
bianco, ma senza dare troppo retta al calco della mano.
E se non c'è rispetto prima di lasciarsi andare a discorsi
in cui si intravedono sempre più spesso uomini di mare
e banchine popolate da turiste vogliose di sole,
rimane comunque un mediocre disegno arancione
a rendere meno cupa l'atmosfera del rientro.
Anche se a volte poi le macchine non riescono a rallentare in tempo,
e allora bum! gli applausi che nessuno si aspettava.
Valigie di gomma scura, lucide all'occhio,
su un futuro che inghiotte acqua e rotola
vicino all'imbocco, per afferrare pezzi che hanno la grazia
delle cose fatte per bene e ridurli in poltiglia.
Una casa che si muove, su ruote leggere,
col tuo respiro a fare da traino all'ansia
e un amore indiscreto a rendere onesti
i piccoli tocchetti di paglia tra le contorte fantasie
all'ombra di un pino da sistemare al più presto.

L'arrivo è un fattore decisivo, e lo raccomandavi
spesso, stringendo mani e annodando cravatte
ad uomini che avevano un unico desiderio,
sopra la solita frenesia del pacato ritorno. Scosse
leggere, attorno ai polsi, in notti sempre più
aperte, a gambe strette, in viali che non concedevano
nemmeno la speranza di un giro di valzer
insieme ai pochi passanti in bicicletta.
E se non è la pace duratura quella che ti aspetti,
forse il manipolo di bravi carpentieri
è stato qui per niente. E più te lo chiedo,
e più ti dimostri incapace di congedarli
con una stretta di mano e un arrivederci
pronunciato con voce ferma, senza tradire
l'impazienza che ti accompagna all'ora di pranzo.
Tagli fogli di carta in strisce sottili
e poi le incolli su rotoli che mi ricordano
le corse d'estate, su dune di sabbia
che sembravano non avere mai fine.
Ma era indecisione anche quella,
se ci pensi; solo un po' meno innamorata
del solito intermezzo in tappi di bottiglia
a perdere consistenza sotto micidiali colpi di martello.

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