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Il panopticon

È quando sono spensierata
che ti aggrappi alla mia gola
e mi fai mancare l'aria
ricordandomi di aver paura
quando non ne ho
o quando ho appena smesso

tremo anche se non puoi vederlo
mentre mi divincolo stanca
senza averne permesso.
Se ho libertà è perché respiro
nonostante la tua sorveglianza perfetta
nel panopticon progettato
sulla mia debolezza

Si crea una voragine nel muro
e mi ci rifugio dentro:
non è servito
dovunque vada, attraggo l'incubo.

Un volto è sereno nel guardarmi
mentre prende la mira con la sua pistola
si pietrifica l'amigdala ed è curioso
il terrore all'idea di morire

accetto la scomparsa e vedo
un corpo assente appeso all'ancora
timidamente sospesa
la scossa è il momento di ripresa
il controllo del proiettile offerto
gentilmente
mi è concesso uno sparo
dritto al vuoto nel quale
mi nascondevo

 

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