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O di falene, quando si stancano di mimare l'alba

Per capire il sacro che c'è in una scintilla
- che tarda ad aprirsi sotto le favole frettolose di maggio -
non ti basta riportare in vita il senso di un esercito
che marciava compatto per non disperdere
gli errori dei padri e arrivare a guardare
le scene delle signorine che si scordavano
di chiudere le cosce sotto gli ombrelli rimasti asciutti;
in lungo e in largo vagano ancora le ombre
desiderose d'aria per i cimiteri di campagna,
tra mulini in pietra scampati ai fortunali
e impronte di tradimenti che fecero tremare
le sagrestie delle nuove chiese in costruzione.
"I miei ossequi, signora badessa!"
E come si specchiava la vanità
alle tue spalle, simulando malori
e chiedendo acqua e limone, e anche
un po' di marmellata a volte! Altri imperi,
quando le grate erano rigide sui martelli a punta,
in rettangoli svasati che salivano fino a colpire
la minima ferita del sole. La santità che non ti aspettavi,
eppure non è trascorso che un giorno
o due da quel bacio in cima alle scale.
È granito, non si frantuma neanche
a sfondarlo!, ma i ginocchi, quelli sì,
si riempivano di storie d'acqua piovana
e di pece su cui scorreva via persino
l'indolenza del muschio attaccato
come amore deciso sul fondo degli orinali.

Arrivavi alle spalle per confluenza dei viali,
dopo un tracollo di mesi che si mischiavano
alla risalita di vene ingiallite, alle giacche fuori moda
appese fuori dagli armadi, alla fantasia
indegna di vecchie borse abbandonate
su sedie di duecento anni fa. Legno infame.
Fu un sogno che mai si stancava e che a ripeterlo
adesso non basterebbe una montagna di libri.
Pile assassine di pagine mai lette,
accanto al profilo rosso di una fotografia
che tendeva a sfocare i dettagli che contano meno.
Poveri screzi, tra le tue mani di donna
che amava le fiamme basse e i singulti,
ma senza più la malizia che ci illuse allora;
oppure - e immagino ancora la camminata elegante -
si potrebbero accorciare le punte,
attorcigliandole attorno a un nuovo
metro di paragone. Sarebbe sempre tua
l'ultima parola. In mezzo, dici, non ci sono
flotte capaci di resistere alla rincorsa
dei venti che vengono da sud, e i leoni

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