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Eppure è sabato e non lo diresti

Le tue storie di paura avevano
sempre un finale che stringeva il cuore,
amaro più di un cerchio che non ama ritornare.
Contavi i passi che ti separavano
da una ripresa tranquilla, in monete
ed oracoli di contrabbando, e poi speravi
nella potenza di qualche guaritor gentile.
Un prete, un uomo dagli occhi bianchi
che passava da lì per caso, una fanciulla
con la misura adatta al dondolio
delle tue figure sul soppalco.
Usavi il grasso al posto della colla
e non ti importava di quello
che diceva la gente né delle strade
strette che ti divoravano il fiato;
era un'oasi perfetta il tuo occhio
che ogni tanto si posava
sui gerani appesi alle finestre.
E di me cosa pensavi allora,
ché non ti conoscevo che da lontano
e quando ti vedevo passare
perdevo la rotta e m'infilavo
nell'angolo più remoto della campagna?
Perché non intrecci ancora,
seduta accanto alle donne che stirano,
le parole che ti resero una magia incostante?
Io ho perso gli occhi
a furia di stare davanti a un fuoco che non brucia.

E chi resiste? Fosse solo un giorno,
o due, ci sarebbe lena da vendere
e il lancio degli ormeggi potrebbe
donarmi ancora un passaggio a vuoto
per farmi svegliare di nuovo diverso.
Giusto un salto al limite e poi l'ardore
che rientra assieme alle mille
cavallette e ossa che nessuno
è riuscito a frantumare. Le hai viste prima tu,
e le indicavi ad una ad una anche allora,
nelle serate passate nell'umido
di panchine baciate dalla bonaccia.
Fossimo ancora a riva!
Sarebbe il sogno più ambito
ritrovare il coraggio, prendere la via
del castigo e chiederti una maglia
della misteriosa catena che ti manteneva in rada.
Figlia del vento! Ora sei speranza
di un nuovo accenno di resa, a braccetto
di palme nane e cipressi che
sotto il sole di settembre si muovono appena.

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1 commenti:

  • salvatore maurici il 13/09/2019 21:37
    Le storie da raccontareai bambini devono essere sempre belle, altrimenti...

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