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Coi pensieri ridotti a grumi felici di niente

Fu tutto vero allora, anche se il suono era astruso,
come di gomma dura che si strascina. Dolente
e slabbrato, minacciava pioggia a non finire,
e fratture, ai margini di un disco che girava a vuoto
su un piatto di ceramica antica, massacrata dall'ozio;
una virgola quasi, che versava amore senza piangere mai.
Disegni naif di pesci e corolle appena nate,
sui blocchi nudi di una delle chiese sempre chiuse;
con la spalla che ti faceva male e i segni
di un vecchio camion che aveva perso due ruote
ed era fermo da sei ore in salita, alzato su un fianco,
a mendicare la fine di un'epoca
che infliggeva colpi senza darsene cura.
(Coraggio, domani sarà tutto un sole che brilla).

E ancora adesso, se passi dal più bianco dei ponti
e strisci l'anello sul lucido delle scarpe
ereditate dalle donne basse con le pancere,
potrebbero allarmarti i segreti della valle
e indurti al ricordo più atroce e stremarti;
se a rimanere in croce sono sempre gli ossi dei limoni,
gli aranceti, il grigio delle cornici sulle cime dei palazzi
dalle inferriate lacerate dall'ira, il cuore che si riposa
tra il fiume delle fontane e le radici a pezzi sul passato
di povere aiuole mangiate dai cani di passaggio.
Sei pronta a scendere di un metro e poi risalire,
anche se è piccolo il mattone che ti sostiene,
le carezze continuano a languire su panchine
frequentate da vecchi col cappello di traverso,
e tu, sin dal primo incontro, ti illudesti
di aver conquistato il senso che assale i tronchi,
con l'ombra smaniosa sotto alberi larghi
che come allora inducono al sonno e alla rovina.

Se qui per gustarti la fine e il nuovo corso,
con sei libri sotto il braccio,
il sapore d'acciaio tra i denti fermi e le suole
da contadina pentita. Eppure,
se c'era una cosa che dicevi spesso,
era che non avevi mai visto l'alba
sputare sangue tra i canneti in abbandono.
Sei dolcezza che non redime; maneggio indolente
non ha fatto in tempo ad andarsene via,
ché è già all'inizio di un giro senz'occhi
né ardore, una mela avvelenata
con duecento margherite a farle da scorta.

E il cognome? C'è un discorso lasciato a metà,
insieme ai mille covoni di fieno, le racchette
con una corda mancante e il numero scheggiato

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