username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

E poi aspetto che tu riprenda forma, piano piano

Se mi dici "guarda com'è bello il mondo stasera!",
io poi finisco col rimanere sempre, anche se non m'immergo
più nei tuoi pensieri di indovina dalle mille innocenze,
e come quando non c'era ancora la luce in veranda
retrocedo fino allo zoccolo di marmo zoppo
per permetterti di lasciare libero il passaggio. Solo questo.
Non manca mai il declino degli orizzonti immaginati
e nemmeno l'occasione di riposo per chi si alza presto
e ha giusto il tempo di farsi il segno della croce. Dio sia lodato.
La tua mano è un monastero senza finestre né cellette,
eppure infonde coraggio, una pace di roveti e insetti
grossi che si rincorrono sui muri rovinati dalla brina
dei giorni storti. È un cielo di nuovo, un pantano selvaggio,
in mezzo ai lamenti dei morti di sete
e la pazienza dei primi ferri delle scale
che portano al primo piano. Troppo rossa, salmastra.
Vuoi la vita? Cercala se hai la forza, in un piatto di porcellana
sbeccato, che più dipingi e più rimane in secca,
in eterna attesa insieme ai nuovi pipistrelli di collina.
Oppure nei frutti che non matureranno mai.
Sarebbe un punto a tuo favore, e forse
persino l'interno di un anello di oro giallo,
se ti decidessi a lasciare in pace i balordi nei bar
e cominciassi a chiedere da che parte è scivolato via
l'amore che tenevi stretto al capezzale.
Sotto il cuscino, come fosse foraggio da non sprecare,
miele trasparente in cui infilare le unghie
e poi succhiare piano, a mo' di salvezza provvisoria.
Metti un punto qualsiasi, anche se le canzoni
sono solo un lamento e rovinano i locali.
Un tempo avresti detto spacciati.
Va un po' meglio? Non ti confessi.
Io ho salvato un ragno e gli ho dato un nome strano.

Intanto, a furia di spaventarmi e fare il pazzo,
ho dimenticato com'è che si intaglia il legno.
Un tempo regalavo sorrisi e scavavo occhi,
ma nessuno mi chiedeva di farli più grandi,
mentre adesso cammino e mi trema la mano
al pensiero che un giorno potrei non rivedere
più il tuo manto decoroso che nei giorni
di fuoco mi rallenta il respiro e mi sussurra
parole che poi diventano regni, e suole intinte
nell'olio, e lanugine anche. Che protegge
dall'avanzare delle donne grigie lungo
l'oasi amara che devia nella paranza.
Soffio, soffio a più non posso, ma non basta:
il tuo istinto mi allaga i desideri
che poi prendono strade avare al risveglio.
Ma è vero che ritorni a maggio?

12

1
0 commenti     0 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

0 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati

0 commenti:


Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0