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Tra le mille incoerenze di una vetrata dipinta per sbaglio da un giocoliere sporco di vernice

Dolcevita e aprile allora, in discorsi che fluiscono lenti
come prati ammansiti dal vento di ponente,
e la stanchezza di un gatto senza macchie
che si stende sui muri di orti dimenticati.
Catrame freddo, sul ritorno di una sedia di paglia poi,
e il biancume di facce che trasmettono musica
ad alto volume da piani che non appartengono più
alla gente che conta. Una sinfonia scordata
a cinquanta all'ora e il sogno che avevi
di incontrarmi ancora là, tra le giunchiglie arrotolate
e la zona buia delle salette. Passa il tempo
anche senza le forbici e i ritagli
che accumulavi su un ripiano della scarpiera
che avevi ereditato quando fuori era sempre estate.
Un punto scuro nell'azzurro della riviera,
fantasia dell'inutile e del selvaggio,
fine vita per alcuni. E come,
se sei sempre stata altrove?
Imparando la lingua madre e il dispetto
che ogni tanto ostentavi alzandolo a trofeo
insieme ai fiori che trovavi accanto
alla lastra grigio fumo del pontile.
Storie di mare dunque, anche se non è così
che si custodiscono i ricordi più stretti.
Amore mio, che colpa ne ho io
se poi ci sono i morti? Allagati,
costretti in mense troppo strette,
davanti a occhi che li illudono
con il solito calore di un salvadanaio aperto?
Saresti ancora viva se ti avessi tenuta
stretta sul palmo di una mano, senza soffocarti.

E il sapore delle mandorle appena sgusciate,
il rombo dei motori all'alba, lo sconforto
della vista che a un certo punto si annebbia,
i respingenti lungo le strade di frontiera,
le curve male illuminate e le strettoie
tra insegne di masserie
e uomini bassi che vendono uova;
magari non è così grave come pensiamo,
e la mancanza è solo una carezza
che preannuncia il grande volo
sul chiarore dolce dell'eterno ritrovo.
Che cosa vuol dire allora se faccio il giro largo
e poi mi perdo, e tu mi mandi un libro sulle scale,
allarghi le braccia e dici: oh mio dio,
come faccio adesso? Non ci credi più
ma c'è sempre lo spazio di un ditale
tra la pelle umida di due corrispondenze.
Un lungo viaggio chiusi in cappotti pesanti

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