Affondo i pungi
nelle sabbie della sera,
si scuote l'organo
nervoso della Terra
ed uno sciame d'ali
di libellule dai monti
discende in vortice
su lumi e punte di diamante:
volano incontro
al volto per distruggere
l'oscura gabbia
in cui tenevo chiusi gli occhi.
Vengo a calpestar la sabbia,
quando si sveglia il sole,
per ascoltar nel canto, il tuo lamento.
Nell'ondeggiar dell'acqua, lo sciabordio.
Mentre ritorna a te, sul bagnasciuga,
lascia lo scempio del mio fare.
A piangere le alghe, insieme a me,
restano sulla riva.
Colossi di cemento, sull'asfalto.
Davanti, le bellezze vane, gli ombrelloni.
Al largo, il rombo dei motori dentro le barch
E pur si scorge,
in questa piana bistro brulla,
sterminata, immensa,
una distesa bianca,
anch'essa enorme,
indefinita,
fredda e immobile,
macchiata di muschi e licheni
e acqua,
che poi si sporge, e scompare,
silente,
nel mare.
L'aere nuvoloso
lascia un piccolo spiraglio
tondo
e vuoto
alla Luna
La luna
che illumina
questa coltre immonda
di boschi fantastici
dove creature della notte
e anime perdute
vagheggiano
per la ricerca di sé
Sdraiato sulla sponda del lago
l'Uomo
romito
si fa cullare dai pensieri suoi
la brezza leggera
sembra quasi sollevare
l'anima sua
da terra
e portarla in spazi
Ho paura della montagna.
Essa mi guarda.
Mi rassicura il vento
che nei secoli la scava.
La luna mi rattrista,
scopre i suoi fianchi e il suo pube.
Mi congela il ghiacciaio
acqua eterna come statua irregolare
che da secoli
siede comoda e vigile.
Hai paura della montagna?
Una croce ti guarda,
quel simbolo di morte,
quel dito tra la terra e il cielo
che sorregge il firmamento,
ostacolo
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