Mi ricordo la casa in collina
con il grande abete di lato
la sua ombra ogni mattina
si scagliava sul lungo steccato
tutt'attorno era lussureggiante
di colori un arcobaleno
un miscuglio di fiori e di piante
d'alberelli di frutta era pieno
e una vecchia stamberga vicino
come piccola stalla adibita
una vacca col suo vitellino
che muggiva felice alla vita
si perdevan i miei occhi lo
Io al centro
d'un regno inventato
rose rampichine aperte
tra i rami d'abete.
Pinnacoli in cerca di cielo
s'ergono in fuso
dal pino di mare
Ruoto lo spazio
all'incontro del giallo di thuia
che sbaffa tra i verdi
Foglie di fico e penduli coni marroni
a grappoli sparsi
Ruoto per cogliere il rosa in sorriso,
il rododendro e in distanza
il saluto delle acacie
mosse da maestra
Tu non lo sai,
il profumo del mare schizzato fuori dal mare,
tu non la sai la sofferenza
che attanaglia ognuna di queste persone,
col cuore in mano.
Tu non puoi capire.
Tu non lo sai, il bisogno
che ho di questo sole,
che può bruciarti ma che almeno c'è.
Tu non puoi capire.
Tu non le sai, le urla dei gabbiani,
e schiaffi di mare grigio di temporale,
e il vento che ti parla di stori
Cammino adagio indossando la notte,
le mani giacciono pigre nelle tasche dei jeans,
l’ombra si mescola a muri sfregiati.
Passi rintoccano sui “sampietrini**”
il “nasone*” gorgoglia argentino nel silenzio notturno.
Calmo l’arsura bevendo dalle mie mani
“La Città Eterna” si svela all’origine;
senza tempo sono questi luoghi
ieri, oggi, non v’è differenza.
In alto un
Un crocicchio di cani
attraversa la strada
desolata
In lontananza
verdi colline
dove ho lasciato
il cuore
Non senti nessuno,
neanche il bus
del meriggio.
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