I miei amici
ragione hanno,
quando dicono
la rabbia
a nulla giova.
Verme solitario
è,
che dentro
rodendo,
il grande sipario
della vita,
con grande anticipo,
chiude;
e tutto nero
diviene.
corrono di bocca in bocca
le mie cadenze maldestre
nel regno degli uguali e dei simili.
siamo solo il silenzio dell'uguaglianza,
schiavi della società che si lava
nella grandezza del Nilo
stringendo al petto il copricapo da faraone.
il fiume è palude di democrazia,
la costituzione terra arida senza prati,
è sparita l'ombra di alberi secolari.
qualcuno appunta una coccarda
sul
Succo di materia grigia e preziosa,
c'è chi tuoi consigli sfrutta
e la tua voce sposa,
chi da te divorzia
ed in cantina butta
a fare un'altra cosa,
a fare la muffa
la sento lì che sbuffa,
contro natura,
è davvero truffa.
Io son tra quelli
che dice a suoi fratelli
usate 'sti cervelli,
non sono dei macelli.
In una via
piccola
de la Capitale
Slava
con poche anime
da li cori
ghiacciati
vivo,
cento
e cento volte
i nostri volti,
sempre sconosciuti,
s' incontrano
senza palpitazione
alcuna,
appena un cenno
quando
brilli siam,
il resto
è già
cosa morta,
da dar
l' impressione
d' esser
ne lo girone
de li storti
senza spirito
e senza soma.
Attenti, o ingenui scolari,
attenti allo spettro che imbriglia
i vostri pensieri più rari,
i gesti che il cuore consiglia.
Vi ciondola il capo sui banchi;
risuonano nei corridoi
i dogmi e i rimproveri stanchi
di chi sa assai meno di voi
perché non rimembra più niente
se non le ossessive nozioni.
Un pallido e vuoto studente
non fa certo rivoluzioni.
Dov'è quella scuola che ono
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