Qui dentro la mia casa,
la mia prigione
veloce è il tempo che passa
e quasi immobile.
Castello delle fate
io voglio sognare
e di cuore cantare
per il mio principe.
Dentro la villa di una contessa
di nobile nome borghese
in silenzio aspetto
il mio marchese.
Sento freddo su di me.
La notte gelida scende
con la sua malinconia e mi avvolge nel suo mantello nero.
Piango.
Intrappolato in idee che non sono mie,
fuggo da quel nulla che mi circonda.
La strada si stende immensa, senza fine,
niente uscite o vie di fuga, solo correre
è l'unica salvezza.
Corri, corri! mi ripeto nella mente,
mentre cado senza emettere suono.
Solo, vuoto, e
Ho cuore di nomade e viaggio nel vento,
ma sulla soglia di un ricordo mi sono fermato.
Seguendo la fragranza dell'aconito fiorito,
alla tua porta giungono i miei passi.
Nell'aria stantia della camera vuota
ritrovo il bianco ovale del tuo viso
che ancora si libra incorporeo;
è una presenza greve, costante.
Tu sei ancora qui, e mi attendi,
come non fossi mai andato via.
Forse non son
Non appartenenza
non sentirsi parte di niente
insieme agli altri
ma sempre soli.
Instaurare legami
donare frammenti della propria anima,
eppure sentire quel vuoto
che ti attanaglia il petto
ti lacera dentro
una morsa fredda che non ti da pace,
per la quale
non esiste fonte
che vi possa porre ristoro.
Cala il sipario su occhi stanchi
sui drammi che hanno visto,
su commedie recitate...
su maschere indossate e adesso smesse
ora sei tu... abbandonati, togli l'armatura,
lasciati andare ai tuoi sogni...
spalanca le tue braccia al sonno e da lui lasciati cullare
al suono del respiro, al ritmo del tuo cuore
Stringi il tuo corpo a te, nessuno può vederti
sei in compagnia della tua anima
spo
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