Rumore di pioggia che cade
il giorno lascia a sera ora
rivoli scorron sugli umidi vetri
tristezza in me dimora.
Il tuo sguardo è dolce assenza
manca come acqua di vitale essenza
assente e smarrito è lo sguardo mio
per il tuo viso dolce che vorrei mio.
Elegante l'arco di Traiano
antico dandy nel porto
tra metalliche gru
Si sente solo là sotto
a centinaia ballano e ridono
nella immensa luminosa piazza
Tutta là è la gioventù circondata
dalla lunga balaustra a picco
sul mare
Mano raggrinzita
fa da piedistallo
a viso stanco
scavato da rughe del tempo.
Sguardo perso
verso un infinito lontano
occhi affossati incastonati
privi di luce.
Immerso tra pensieri nascosti
tra mondi a te solo noti
impenetrabile resti
immune da ciò che da fuori arriva.
Ti osservo.
Incompreso uomo
tra una folla
di solitudini malate.
Anche se
non mi lascio coinvolgere
nella danza dell'amore
e inviti rifiuto
pur facendo "tappezzeria"
nell'immensa sala da ballo
mi basta l'ascolto
della sua musica
per allietarmi il cuore.
Piena di entusiasmo
godo
nel vedere gli altri
dal ballo presi
volteggiare.
Rimane lei
a baciarmi la notte
labbra di vento
lingua tagliente
Mi sveglia
con carezze gelate
e labbra cucite
al mattino è vuota
Mi accompagna
nessuno la vede
tutti perseguita
A volte facciamo l'amore
a volte mi devasta,
le imploro pietà
Odio quando sta zitta:
è più presente
la mia anima tortura
il mio cuore consola
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