Al calar della sera
si fa primavera,
ti svegli al mattino
freddo come inverno,
durante il giorno
sole come d'estate,
prima dell'imbrunire
come d'autunno.
Tutte le stagioni
in un solo giorno
e metereopatico,
per adattarmi,
vado in giro
con una valigia,
tanto per aver i cambi,
ma ciò che cambia
e repentino
è il mio sentire,
e a questo
non esiste guardaroba che tenga!
Le nevi di marzo alle rive
dell'acque dianzi serene
calano dal settentrione
e s'incappella il monte
di ghiacciate nuvole.
Chinano il capo le viole
impallidite corolle
con il profumo sottile
che avverte delle presenze
accanto al bucaneve piangente.
<> Primo intervallo <>
Fiera colori
metton dischiusi, a fiore.
Unici... a ruba.
Pè viale alzato vaga...
al cor, l'olezzo, ingrazia.
<=>
<> Secondo intervallo <>
Luccica pago
il mar turchese... Bimbi
svagano... immersi.
Passan donzelle... incanto
portan, struscianti grazie...
<=>
<> Terzo intervallo <>
Trèmule foglie
il viale, bigio accoglie.
Scàlcian... fanc
Il giorno... raggiante
La cute... bronzata
La fronte... perlata
Da l'omo... cercata
Frumento, uva porta
meloni, vacanze
Al lido... granite
In riva... immersioni
Ai monti... escursioni
Giuliva sollazza
Pe' viali ridenno
va... tra voli d'api
frinenti cicali
saltelli de' grilli
Il suo nome: estate!
E adesso?
Chi glielo spiegherà
Intanto il mare urla aggrappandosi alla scogliera
ha riversato tutti i suoi ricordi sulla riva
Lei se n'è andata
Si è ripresa il sole ed un cielo di mille speranze
Si è trasferita altrove
Il vento che muove pensieri
Solleva paure
Un cielo si specchia in una pozzanghera che trema
vento che non vuole catene
Che piega la schiena agli alberi
Che ulula al
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