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Racconti di Alessandro Baricco

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La Sindrome Boodman

“Ancora un momento, cara… Giusto il tempo di finire”.
Il giudice Boodman aveva pronunciato la frase con una certa dolcezza ma senza alzare gli
occhi dalla scrivania. Rassegnata e devota, la moglie Anne – nata a Princeton e dunque sorella
della famosa amazzone – lasciò la stanza e tornò a intrattenere gli ospiti. Nello studio tornò il
silenzio.
Da quattordici anni tre mesi e undici giorni il giudice Boodman – gentiluomo noto e stimato
in tutta la Contea – aveva deciso di concedersi all’abitudine di far arrivare l’ora di cena
intrattenendosi con un solitario. Mai, in tutto quel tempo, era venuto meno al dilettevole
impegno. Poteva essergli successo di saltare la cena, questo sì. Ma il solitario, mai. Nella
circostanza, il giudice aveva scelto l’Imperatrice: e la cosa, come ebbe poi a notare il dottor
Benedikt, non è da considerarsi ininfluente ai fini della tragedia che, a partire da quella sera,
avrebbe segnato il suo triste declino. L’Imperatrice non è infatti un semplice solitario: è un
solitario mostruoso. Si gioca con quattro mazzi e già solo il disporre sul tavolo lo
schieramento iniziale (73 carte collocate secondo apprezzabili geometrie) richiede il suo
tempo. Se qualsiasi solitario è un privato duello con il caso l’Imperatrice è un duello tutto
particolare: più complesso e, in certo modo, solenne.
Ciò può in parte spiegare perché, quella sera d’agosto del 1945, il giudice Boodman se
ne stesse chino sulla sua scrivania con un’attenzione che si sarebbe anche potuto definire
esagerata. Sotto ai suoi occhi le carte disegnavano un quadro che qualsiasi competente
giocatore non avrebbe esitato a giudicare promettente. Tutto sembrava annunciare il raro
evento di un’Imperatrice riuscita. Fu dunque con motivato ottimismo che il giudice Boodman
prese una carta dal tallone e la girò. Sette di fiori. Poteva essere un cinque di quadri o un fante
di picche o un dieci di cuori e la sua vita sarebbe scivolata

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Carmelo Bene

Carmelo Bene. Me l'ero immaginato definitivamente ingoiato da una vita quotidiana inimmaginabile, e triturata dal suo stesso genio, portato via su galassie tutte sue, a doppiare pianeti che sapeva solo lui. Perduto, insomma. Poi ha iniziato a girare con questo suo spettacolo anomalo, una lettura dei Canti Orfici di Dino Campana.
L'ho mancato per un pelo un sacco di volte, e alla fine ci sono riuscito a trovarmi una poltrona, in un teatro, con davanti lui. A Napoli, all'Augusteo. Scena buia, solo un leggio. Lui, lì, con una fascia sulla fronte alla McEnroe, e dei segni di cerone bianco sotto gli occhi. Un microfono davanti alla bocca, e una luce addosso. Cinquanta minuti, non di più. Non so gli altri: ma io me li ricorderò finché campo.
Non è che si possa scrivere quel che ho sentito. Né cosa, precisamente, lui faccia con la sua voce e quelle parole non sue. Dire che legge è ridicolo. Lui diventa quelle parole, e quelle non sono più parole, ma voce, e suono che accade diventa Ciò-che-accade, e dunque tutto, e il resto non è più niente. Chiaro come il regolamento del pallone elastico. Riproviamo.
Quando sono uscito non avrei saputo dire cosa quei testi dicevano. Il fatto è che nell'istante in cui Carmelo Bene pronuncia un parola, in quell'istante, tu sai cosa vuol dire: un istante dopo non lo sai più. Così il significato del testo è una cosa che percepisci, si, ma nella forma aerea di una sparizione. senti il frullare delle ali, ma l'uccello non lo vedi: volato via. Così, di continuo, ossessivamente, ad ogni parola. E allora non so gli altri, ma io ho capito quel che non avevo mai capito, e cioè che il senso, nella poesia, è un'apparizione che scompare, e che se alla fine tu sai volgere in prosa una poesia allora hai sbagliato tutto, e, a dirla tutta, la poesia esiste solo quando diventa suono, e dunque quando la pronunci a voce alta, perché se la leggi solo con gli occhi non è nulla, è prosa un po' vaga che va a capo prima della fine

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Seta - Lettera d'amore

Non aver paura, non muoverti, resta in silenzio, nessuno ci vedrà.
Rimani così, ti voglio guardare, io ti ho guardato tanto ma non eri per me, adesso sei per me, non avvicinarti, ti prego, resta come sei, abbiamo una notte per noi, e io voglio guardarti. Non ti ho mai visto così, il tuo corpo per me, la tua pelle, chiudi gli occhi, e accarézzati, ti prego, non aprire gli occhi se puoi, e accarézzati, sono così belle le tue mani, le ho sognate tante volte adesso le voglio vedere, mi piace vederle sulla tua pelle. Così, ti prego continua, non aprire gli occhi, io sono qui, nessuno ci può vedere e io sono vicina a te, accarézzati signore amato mio, accarezza il tuo sesso, ti prego, piano, è bella la tua mano sul tuo sesso, non smettere, a me piace guardarla e guardarti, signore amato mio, non aprire gli occhi, non ancora, non devi aver paura son vicina a te. Mi senti? Sono qui, ti posso sfiorare, è seta questa, la senti?
È la seta del mio vestito, non aprire gli occhi e avrai la mia pelle, avrai le mie labbra, quando ti toccherò per la prima volta sarà con le mie labbra, tu non saprai dove, a un certo punto sentirai il calore della mie labbra, addosso, non puoi sapere dove se non apri gli occhi, non aprirli, sentirai la mia bocca dove non sai, d'improvviso, forse sarà nei tuoi occhi, appoggerò la mia bocca sulle palpebre e le ciglia, sentirai il calore entrare nella tua testa, e le mie labbra nei tuoi occhi, dentro, o forse sarà sul tuo sesso, appoggerò le mie labbra, laggiù, e le schiuderò scendendo a poco a poco,
lentamente, lascerò che il tuo sesso socchiuda la mia bocca, entrando tra le mie labbra, e spingendo la mia lingua, la mia saliva scenderà lungo la tua pelle fin nella tua mano, il mio bacio e la tua mano, uno dentro l'altra, sul tuo sesso, finché alla fine ti bacerò sul cuore, perché ti voglio, morderò la pelle che batte sul tuo cuore, perché ti voglio, e con il cuore tra le mie labbra tu sarai mio, davvero, con la mia bocca

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Racconti Alessandro Baricco (1958) è uno scrittore italiano, riconosciuto come uno dei personaggi di spicco della narrativa italiana contemporanea.
Baricco ha inoltre diretto come regista alcuni film (dal 2008).
Tra i romanzi di Alessandro Baricco ricordiamo \"Oceano mare\", \"Emmaus\", \"Castelli di sabbia\", \"Senza sangue\" e \"Questa storia\"


Libri di Alessandro Baricco

Emmaus
 
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Omero, Iliade
 
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Questa storia
 
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Castelli di rabbia
 
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City
 
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Oceano mare
 
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