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Racconti sull'amicizia

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per te

forse è troppo tardi ormai, ma prima, non avevo il coraggio di ammettere a me stessa che tu non ci fossi più. non sono mai riuscita ad emergere del tutto dal dolore, ma oggi ho capito che andare avanti con questa storia è inutile. non puoi seppellire il passato, perché il passato è parte di te, e se io, in quel passato sono stata una persona importante, non puoi, oggi, fare finta di niente. mi fa male, e penso, che se hai un cuore anche tu, fa male anche a te. perdonami se sono stata codarda a non chiederti scusa prima, ma non c'è l'ho fatta! vorrei solo che capissi, che mi perdonassi, che mi accettassi di nuovo accanto a te! per te scrivo questa lettera, che forse non la leggerai mai, ma che se lo dovresti fare, ricordati che dietro queste parole, ci sono lacrime, ci sono scuse, ci sono delle maschere che ogni giorno ho dovuto mostrare, che ho dovuto nascondere le lacrime, la sofferenza, la mancanza, perché se ci credi o no, sono arrivata al punto di non farcela, al punto di lasciare tutto, ma ancora oggi, grazie alla mia forza di andare avanti in qualunque modo, sono ancora qui a implorati il perdono! ti prego, è l'ultima cosa che ti chiedo, prima che la nostra scia si perda per sempre, è per sempre non è una bella parola! voglio per almeno un millesimo di secondo, per un piccolissimo attimo, il tuo viso che mi rivolga un sorriso, che mi parli, che mi ascolti, solo per un momento! non voglio illudermi, non voglio sperare che tutto torni come prima, ma voglio solo che tu capisca che anche un cuore umano ha un certo limite, e che la mia vita non è così come sembra! scusami per non averlo fatto prima, ma non ho davvero avuto il coraggio di parlarti, perché avevo paura di perderti per sempre! la paura è che oggi tu non sei con me, che io oggi sono soltanto il vento che ti sfiora, quello che percepisci, ma che non vedi, quello che senti, ma che non vuoi sentire;sono solo aria, niente più!


ad una persona speciale che mi ha cambiato la vita, e ch

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Apriti con me

Non puoi fuggire da te stessa, non devi nasconderti anche da me. Ormai io ti conosco sai, è come se leggessi dentro i tuoi pensieri. Nei tuoi occhi da troppo tempo spenti ma bellissimi e di straordinario colore, vedo riflessa chiaramente come per magia la tua anima. Il tuo sguardo avvilente, etereo, quasi lunare smaschera questo tuo essere creatura persa, come chi è presente solamente col corpo ed è lontana mille anni luce con la mente Ma io provo ad immaginare il fascino di quel tuo viso che sarebbe capace di ipnotizzare chiunque se solo potesse ritrovare la bellezza e la spensieratezza del suo sorriso. Ti prego: apriti con me! Non chiuderti tenendoti tutto dentro, forse non trovi le parole, non sai da dove cominciare. Parlami del malessere che ti opprime e dal quale credi di non poterti liberare. Ci sono segreti, esistono paure in te, lo sento. La tua vita è un mare in tempesta ed il tuo futuro lo vedi annebbiato, hai già pianto parecchio fino a prosciugare ogni lacrima ma dall'amarezza e lo sconforto di questo tuo dolore, ne uscirai fuori e per sempre, se lo vorrai veramente. La mente mia ora precipita in fondo alla tua, e in simbiosi con i tuoi stessi tormenti scopre un'ombra, intravede una solitudine profondissima, si perde nel labirinto del tuo mistero lasciandosi del tutto rapire dalla angoscia che ti possiede. Come fari abbaglianti nel buio, i tuoi pensieri negativi sparano su me ma non mi uccidono, mi danno più forza. Ti scongiuro: apriti con me! Io ti ascolterò con attenzione e pazienza senza giudicarti affatto ma cercando di comprenderti, calandomi al tuo posto. Ora dimmi perchè ti consumi così, cosa c'è che mi nascondi, c'è un pericolo che incombe o un demone alle tue spalle. Dimmi tutto ciò che vuoi, qualsiasi cosa o confidenza, fammi partecipe di ogni tua sensazione, io sono pronto a seguirti con cura, ovunque ed a qualunque costo, finchè mi permetterai di farlo, amica mia! Non odiarti in questo modo ma rendi il bene per il male, prova fin

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   2 commenti     di: CLAUDIO CISCO


Riposo di un leone

Il leone non esiste solo nella giungla, posso incontrarlo mentre guardo un uomo forte e virile, consumato dagli anni ma non dall'amore verso la vita e la famiglia.

L'uomo che ama la campagna, è un prode coraggioso perchè il risultato del suo sudore dipende dalla stagione e dalla pioggia.
Lui si affida alla Natura e al frutto del buon Dio.
Lavora dalla mattina alla sera senza il riposo nell'estate, perchè l'inverno non permette di coltivare la terra a causa del maltempo.
Trebbia tutto il giorno e falcia l'erba mentre pensa al tempo passato in cui si sentiva il suo ruggito nei teatri gremiti delle grandi città come Maiami, davanti a Clinton, presidente americano.

Cantava la Bohème come Puccini l'aveva sognata nel redigere la scena amata.
Qella immagine è rimasta nel suo cuore per ricordare il suo primo amore "Maria". Si chiamava la pulzella siciliana lasciata nella sua isola lontana, la Sicilia.

Era allegra marciava in bicicletta negli anni quaranta dopo la seconda guerra mondiale.
Si metteva il rossetto sulle labbra ma il padre di Nino, a quei tempi la considerava una donna di poco rispetto.
Nino dovette scegliere Maria o il canto, scelse il canto.

Sei diventato un gran tenore, dolcemente accompagnato da donna Gianna, bionda e tutta fiamma d'amore verso di te e la sua famiglia.
Si ti ama Nino, più della sua vita.
Ora, sei solo un vecchio leone appisolato nella tua tana in attesa di essere ricordato per gli allori riportati alla musica italiana.

Grazie di averti avuto come un dono nella nostra vita, ti stimiamo caro Nino Tomasello.
Pontinia li, 13/7/2007



PDL e Cesca oggi 3 - lettera di Cesca-

Io e Cesca siamo in contatto epistolare fin dal momento in cui s’è trasferita a Bologna con la madre, e col passar del tempo i nostri nomi sono diventati : Fran e Jil ( lei adora la musica sudamericana ed ho dovuto sopportare questo soprannome!)

Comunque, dopo il preavviso di mio figlio, confesso che ho atteso con particolare ansia la nuova lettera di Fran e….. quando proprio cominciavo a temere si trattasse di uno scherzo del "prodigo", eccola “ C’è posta per te!”

L’ho tenuta per molti minuti, lì, a lampeggiare sullo schermo, senza emozioni, senza, a dirla tutta, il coraggio di cliccarla!
Ma poi, ho tirato un respirone e clic!

“Ciao Jil, so già che sai! So che hai letto la lettera del tuo “Dr House” e se devi cazziarmi per essere stata, a tua insaputa, in contatto con tuo figlio, fallo subito perché non ho tempo da perdere! “

( Ecco, questa è Francesca, una donnina Tosta Tosta!)

Ti scrivo per comunicarti una cosa, e come conseguenza della cosa stessa, per chiedere il tuo aiuto. I fatti stanno così, mami s’è presa in casa il suo nuovo amore eterno, e sarà anche una brava persona ma mi sta antipatico fino alla paranoia, quindi, ho pensato che fosse ora di lasciarli soli, posso continuare il mio corso di laurea anche alla Federiciana,……il fatto sarebbe che lì non ho più casa mia e le “amiche” alle quali ho chiesto supporto, sono più inutili di un Water fuori servizio!

Ecco che avrei pensato….. insomma…. come dire….. se tu potessi……. ospitarmi da te il tempo di trovarmi una camera in pensione, giuro che non ti darei fastidio ( almeno non molto!)
Insomma l’ho detto!!!!!
Ora vedi tu!!!!!!!!

Non mi va di rimanere a Bologna anche se la mami s’è impegnata a pagarmi il pensionato in un alloggio universitario, ho bisogno di rivedere il mare, quello vero, non questo che sembra una piscina; ho bisogno di sentire il rumore del traffico, di annusare la puzza della ”mondezza”, di camminare preoccupat

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   6 commenti     di: luigi deluca


lettera a Voi che mi leggete

salve,
scrivo poco, anche se diciamo avrei da inserire molto, perchè ne ho gettate di parole sulla carta, ma a volte mi rinchiudo a riccio e poi butto fuori di getto la mia nostalgia, le mie ansie e la mia fatica di vivere...
ringrazio chi mi legge, chi tifa per me, perchè ha percepito le difficoltà... commento poco, e raramente, per pigrizia, o forse per non saper cosa scrivere... sono sempre convinta che si, faccia piacere un commento, ma a volte alcuni sentimenti sono così simili ai miei che non riesco a dare parole, mi accomuno e temo di ledere alcune emozioni.
non penso fra tutti gli "scrittori di anima" ci siano meno bravi o più bravi, ma penso ci siano solo emozioni... e io le emozioni le condivivo e le rispetto tantissimo... non voliatemene, se passo, leggo e non voto o no scrivo... mi interssano poco i crediti e i debiti... io ho solo un grosso credito con madre natura... sono ancora fortunata!
comunque scrivo solo per dirvi che leggo, e partecipo e non offendetevi se non commento spesso.. in un sito mi hanno bannata per il mio poco essere partecipe... qui per ora non mi hanno ancora stesa!! sperem!!
ah... forse commenterò una persona speciale che è qui: il mio nipotone di vita reale... che volete è un po' sangue del mio sangue.. e colgo occasione per dargli un megaabbraccione! Toiooooo sei unicoooooo! la zia!!!



Legame Apparente

Where are Elmer, Herman, Bert, Tom and Charley,
The weak of will, the strong of arm, the clown, the boozer, the fighter
All, all, are sleeping on the hill.
(E. L. Masters)


La palestra della scuola era illuminata solo in parte, la luce cadeva perpendicolare
sulle sette sedie disposte in circolo.
Il locale sapeva di lucido da parquet, le tribune erano vuote e il segnapunti elettronico spento.
Le finestre, arrampicate sulle alte pareti, erano bersagliate da una fitta e insistente nevicata. Bert occupava una delle sedie, calzava un berretto di lana, era avvolto in uno sporco giubbotto e teneva le gambe accavallate. Aveva le mani una dentro l'altra e il suo sguardo era fermo in direzione dell'uomo grasso, con il mento flaccido e due grosse guance rosse. Herman era il suo nome e sedeva silenzioso di fronte a lui.
La comunità parrocchiale aveva ottenuto i fondi per istituire un gruppo di lavoro: una psicologa dava supporto morale a chi si era salvato da atti autolesivi, a chi era scampato al suicidio.
Nicole terminò di parlare. Bert si ritrasse sulla sedia il più possibile. Era basso di statura e i suoi piedi persero aderenza con il terreno. Si accorse che era il prossimo a dover intervenire. Strinse forte i denti, poi li lasciò andare e deglutì; ispirò senza avvertire la soddisfazione di sentire pieni i polmoni.
- Bert, - intervenne la psicologa - lo sai che non c'è alcuna fretta e che puoi parlare di quello che vuoi.
L'uomo sbuffò via l'aria che disegnò una piccola nuvola davanti al naso.
- Questa mattina sono stato sulla tomba di mia madre. Ho portato dei fiori, viole.
Avvertì la bocca inaridire e dovette attendere un poco di saliva prima di continuare.
- Mia madre adorava le viole.
Il suo viso si contorse in una smorfia di dolore.

La seduta terminò alle ventuno. La psicologa, Sophie, era da poco laureata e prestava servizio come volontaria. Quella sera mostrava un'inconsueta fretta.
- Ragazzi, sono molto soddisfatta dei vostri pr

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Messaggio nella bottiglia

Scrivo queste righe, che mi sorgono dal cuore, in questo bellissimo sito, con la certezza che Sabrina non le leggerà mai (non credo neppure che sappia della sua esistenza e tanto meno che io ci scriva in esso), ma lascio questa testimonianza a futura memoria e a beneficio di tutti coloro che avranno la pazienza di leggere queste modeste parole, che tuttavia sono impregnate di un affetto che non credevo di poter più provare.
Potrei iniziare a parlare del rancore che ho provato (e che a ben vedere provo ancora) per Sabrina, per le ferite profonde che ha inferto al mio animo, ai miei sentimenti. Ma sarebbe come iniziare un racconto dalla frase "e tutti vissero felici e contenti". Sarebbe un'operazione inutile, sterile, fine a se stessa.
Voglio invece parlare della delusione provata sul fatto di come l'egoismo umano non riesca a far vedere le cose come stanno, come non si riesca a capire quali sono i sentimenti di chi ti sta davanti, di colui che pensi di conoscere e supponi di poter giudicare. E tutto quanto è intriso da falsità e menzogne. Quando si crede di essere più forti dell'altro, quando si pensa di poterci muovere autonomamente con le nostre gambe, bisogna sempre ricordarsi di quando non era così, di quando avevamo bisogno dell'altra persona per non incespicare o addirittura per non precipitare. Quando dicevi "ti voglio tanto bene" e non erano solo parole gettate al vento o vuote ipocrisie, ma ci credevi veramente e sapevi di poter contare su di me.
E quando sei "vincitore", invece, diventi cattiva, egoista, vuoi vendicarti. Di cosa poi? Dell'affetto che l'altro prova per te?
Come dicevo, c'è rimasto solo il senso di delusione, perché hai pensato di avere di fronte una persona che quando fosse stato il tuo turno di avere bisogno di aiuto, si sarebbe dimostrata generosa e ti sarebbe stata vicino a qualunque costo anche di fronte al mio pianto, al mio dolore, alla mia tristezza.
Perché è questa l'amicizia, quella che - anche sotto altre spoglie - h

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   5 commenti     di: Stefano Bacci



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