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Racconti sull'amicizia

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Alla mia classe

Questo che vado a scrivere non è propriamente un racconto, ma non lo si può nemmeno annoverare tra gli aforismi, sarebbe meglio definirla una dedica, una dedica ad un gruppo di persone che hanno dato un senso alle mie giornate fino ad ora.
Però, visto che si sono, preferisco metterla sotto forma di racconto:
"C'era una volta una stanza che non aveva nessuna utilità, fino a che un gruppo di persone venne messo li, senza aver scelto quel posto, ma con la possibilit di renderlo speciale.
Era un giorno di fine estate e questo gruppo di persone, formato da diciotto ragazze e due maschi, si trovò insieme per la prima volta, naturalmente non tutti furono subito amici di tutti, ma le prime simpatie iniziarono a prendere forma. Il nostro Giorgio non sempre nelle classi precedenti si era trovato bene, anzi in passato era rimasto isolato dal resto del gruppo per tutto l'anno, non voleva correre quel rischio, e quindi decise di essere se stesso, perchè in molte occasioni questo bastava a farlo entrare nel cuore delle persone con cui aveva a che fare.
Col passare dei giorni iniziò a legarsi molto all'altro elemento maschile della classe, anche lui molto timido, di nome Fabio.
Ma non entrò in sintonia solo con lui ma anche con tre ragazze in particolare Alessia, Carla ed Eleonora.
Ma non basta dire questo, lui era innamorato perso di Alessia, ed inizialmente lei sembrava ricambiare questo sentimento, ma poco dopo si tirò indietro scusandosi se l'aveva illuso, e Giorgio cercava di non illudersi, ma l'amore che provava per Alessia faceva in modo che ogni apertura, che ogni gesto amichevole di Alessia li faceva credere che stesse per cedere e dichiararsi, ma era solo una speranza vana.
Con Carla aveva un rapporto molto confidenziale, affidava a lei i suoi pensieri ed i suoi sentimenti e lei era sempre li ad ascoltarlo e pronta a dargli consigli, ma lui a volte non la trattava bene, perchè Carla aveva un atteggiamento molto esuberante, che usava per mascherare

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L'amicizia

Una domenica d'inverno mi trovo ad Angiari. Poiché fa freddo decido di andare a scaldarmi, come al solito, davanti al camino dell'amico Egidio. Questo uomo fa il contadino e la mia amicizia con lui dura da molti anni.
In primavera trovo Egidio in campagna a seminare, o nel vigneto a potare le viti. In estate egli sta nell'orto a raccogliere pomodori. In autunno è nel vigneto a raccogliere l'uva e poi in stalla a pigiare, torchiare e mettere l'uva nelle botti. Io adoro vedere i lavori dei campi e mi piace aiutarlo un poco.
Durante i lunghi mesi invernali Egidio sta seduto accanto al camino a fumare la pipa. Molti amici suoi vanno là, e io mi siedo fra loro e mi diverto ad ascoltare le storie di una volta.
Ma questo pomeriggio la sua fattoria è chiusa. I vicini mi dicono che Egidio è all'ospedale e sta per morire.
Nella casa dei vicini, incontro molti amici di Egidio. Resto a parlare con loro e rimango sorpreso, terribilmente sorpreso.
Un vicino mi elenca i difetti del moribondo, le sue colpe vergognose, i vizi, le mancanze. Non c'è più stima né rispetto per lui.
Un amico di Egidio sparla di lui, lo critica e gli versa addosso cumuli di fango. Un altro mostra tutto il suo odio, il rancore represso, la gelosia, la rabbia, l'invidia.
Eppure io ho incontrato questi uomini quando frequentavano la fattoria. Sembravano tutti amici buoni e generosi. Adesso si rivelano quello che veramente erano: adulatori, ipocriti, falsi e opportunisti. Amici interessati che hanno comprato i favori leccando e adulando il fattore quando poteva dare.
Pochi giorni dopo Egidio muore e il giorno del suo funerale è grigio e gelido. Davanti alla chiesa, lungo il corteo e perfino in cimitero gli amici seguitano a sparlare sottovoce.
Erano amici perché era conveniente per loro, perché ricavavano vantaggi. Avevano gesti servili e parole ipocrite perché avevano timore o perché desideravano ricompense. Adesso che Egidio è morto, adesso che non serve più, gli amici si

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   2 commenti     di: sergio bissoli


Malena

Il rombo del mare risuonava tra il fruscio del vento di maestrale.
Nuvoloni neri minacciosi all' orizzonte correvano lontano. Sulla spiaggia umida Malena passeggiava raccogliendo conghiglie e piccole pomici grige. Aspettava, come al solito, il pescatore dai capelli bianchi, ancora non si vedeva in lontananza con la sue reti sulle spalle e lei temeva di non incontrarlo più per quella mattina, o forse mai più per sempre.
Era bello vederlo apparire, arrivare camminando lentamente lungo la riva,, affondare ogni tanto nella sabbia bagnata immergendo le sue gambe nella schiuma di un' onda più lunga.
Snello, abbronzato pareva nella sua tranquilla solitudine il padrone del mare.
A volte arrivava correndo, leggero e morbido nella sua andatura scattante, e sorrideva trionfante.
La sua tenera voce salutava con dolcezza la donna in attesa.
Si sedeva accanto per leggere quel messaggio scritto sulla sabbia che ogni giorno Malena aveva composto per lui.
Ogni lettera era decorata da piccoli fiori bianchi, erbe grasse, frammenti di conchiglie, ruvidi gusci, come a lui piaceva.
Erano parole di tenerezza, di sostegno, di amicizia.
Risuonavano con il mare in un canto sottile appena percepibile, non più parole ma suoni che si fondevano al fragore e si perdevano nel vento.
Il pescatore si alzava lentamente, salutava Malena con un abbraccio e riprendeva il suo cammino.



Nun fa' tardi, pe' piacere

Mi sono svegliato presto stamattina. Alle undici appena, solo per te, che ami dormire. Oggi è il tuo compleanno. Doccia, jeans, camicia bianca, sono pronto. Il regalo l'ho preso l'altro ieri, è un libro. Lo vidi per caso, nella vetrina di una libreria del centro. Si chiama "Il Postino di Neruda", l'ha scritto un certo Antonio Skàrmeta. Non so chi sia, nè immaginavo di cosa parlasse il libro prima di comprarlo. Ho letto che è la storia di un postino, della sua amicizia con il poeta Pablo Neruda. Ho pensato un po' a noi due: io postino, tu poeta. Poeta che oggi compie ben cinquantanove anni.
Azz, te staje facenn' viecchio! Penso alla tua faccia mentre ti dico questa frase e mi viene da ridere. Prendo il libro e mi incammino verso casa tua. Mi vengono in mente tutti i tuoi film, nel tragitto che mi sta portando da te. Il primo, quello in cui avevi fatto solo "tre ccose bbone", oppure quello in cui con Benigni correvi all'indietro nel tempo. Mi hai fatto ridere tanto, mi hai regalato momenti unici, fatti di buon umore, di riflessione, di nostalgia, di malinconia.
Una volta, in un tuo film, non ricordo quale in questo momento, c'era un tuo primo piano: eri terribile. I tuoi occhi penetravano la telecamera, bucavano lo schermo ed entravano nel cuore di chi ti guardava. Eri disarmante.
Che fortuna essere tuo amico!
Guardo il libro, chissà se ti piacerà. Già so che anche se non dovesse piacerti non me lo dirai mai. Lo accetterai con un sorriso, ringrazierai, con la tua solita eleganza. Come quando ritiri un premio e ti limiti a dire un laconico "Grazie", senza troppi giri di parole. Non ti è mai piaciuto parlare tanto. Non ne hai bisogno.
Non ho mai sentito nessuno parlare così tanto stando in silenzio. I tuoi silenzi sono lunghi monologhi, logorroici discorsi che toccano l'anima. Mi piace stare immobile ad ascoltarti, a guardarti.
Eccomi arrivato. Sono sotto al tuo palazzo. Busso, ma tu non rispondi. Non mi dire che staje ancora durmenn'! È mez

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Lettera a Fabio

Caro amico ieri 29/09/2006 improvvisamente ci hai lasciato
che brutta notizia sapere che non ti rivedremo mai più...
.. certo che resterai per sempre nei nostri pensieri
e in tutte le feste che ci saranno sentiremo la tua nostalgia.
Caro Fabio abbiamo le foto e dei filmati delle nostre belle feste e vacanze
con te e tutta la tua famiglia.. non piangeremo rivedendole ma tu prometti che
starai bene la dove adesso ti trovi e che ci aspetterai tutti senza essere impaziente.
Noi che siamo ancora qui continueremo a scegliere il cammino di questa vita e quasi come
fosse eterna... continueremo a sbagliare.

Sceglieremo quando essere amici di qualcuno e quando dimenticare qualcuno.. quando
essere contenti e quando essere arrabbiati...
continueremo a dire che fa troppo caldo in estate e troppo freddo d'inverno
.. che la mezza stagione non esiste più e che ci sono troppe zanzare.
Continueremo a sperare in un mondo migliore senza guerre e malattie per i nostri figli e nipoti.

Sai stamani mattina Giacomo pensava a te e ha portato un mazzo di fiori in quel luogo del mortale incidente.
Pregheremo il Signore per te e chiederemo a Lui

che ti faccia riposare in pace e per noi chiederemo che non ci faccia troppo soffrire.

Ciao caro Fabio.

   2 commenti     di: Sonia Gemmi


Come un ancora

Il panorama che si dispiegava gentilmente davanti al suo sguardo prometteva vita e speranza. I raggi del sole riverberavano sul verde vivido del prato inglese rendendolo quasi abbagliante. Gli alberi erano ricoperti di germogli pronti a dischiudersi per rivestire i rami spogli di delicati fiorellini tinti di tenui pastelli. L'intera natura era un caleidoscopio di colori cangianti che variavano e mutavano seguendo l'umore del cielo. Emma era rapita da quello spettacolo che si rinnovava puntualmente ogni stagione non arrendendosi mai rigenerandosi continuamente in maniera caparbia, tenace. A quel pensiero le si strinse il cuore e dovette fare violenza su se stessa per reprimere il pianto che stava per assalirla. Strinse gli occhi in un momento di raccoglimento per riacquistare padronanza delle sue emozioni e non essere sopraffatta dal sentimento di sconfitta che la tormentavano. Tirò un sospiro profondo colmo d'angoscia, scosse impercettibilmente il capo per cacciarli via e tornò a sedersi accanto al letto di Sally.

Trascinò la poltroncina più vicina possibile al fianco del letto compiendo una manovra complicata dato che doveva destreggiarsi tra fili e macchinari facendo attenzione di non urtare nulla. Prese la mano di Sally e ricominciò a parlare con lei. Le raccontava per filo e per segno tutto quello che accadeva nel mondo parallelo al suo coma. La rendeva partecipe di ogni genere di notizia tenendola aggiornata. Le leggeva il quotidiano, si sfogava delle sue grane lavorative, le riferiva delle tresche che si formavano tra infermiere e dottori nonché dei pettegolezzi che giravano tra la loro cerchia di amici e conoscenti. Ascoltavano i loro CD preferiti. Le stava leggendo il romanzo di Dickens, "Il Circolo Pickwick" che Sally definiva il libro più divertente che avesse mai letto. Emma aveva trascorso ogni attimo libero delle sue giornate in ospedale accanto alla sua migliore amica. Aveva persino chiesto al suo datore di lavoro di anticipare le sue f

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Riposo di un leone

Il leone non esiste solo nella giungla, posso incontrarlo mentre guardo un uomo forte e virile, consumato dagli anni ma non dall'amore verso la vita e la famiglia.

L'uomo che ama la campagna, è un prode coraggioso perchè il risultato del suo sudore dipende dalla stagione e dalla pioggia.
Lui si affida alla Natura e al frutto del buon Dio.
Lavora dalla mattina alla sera senza il riposo nell'estate, perchè l'inverno non permette di coltivare la terra a causa del maltempo.
Trebbia tutto il giorno e falcia l'erba mentre pensa al tempo passato in cui si sentiva il suo ruggito nei teatri gremiti delle grandi città come Maiami, davanti a Clinton, presidente americano.

Cantava la Bohème come Puccini l'aveva sognata nel redigere la scena amata.
Qella immagine è rimasta nel suo cuore per ricordare il suo primo amore "Maria". Si chiamava la pulzella siciliana lasciata nella sua isola lontana, la Sicilia.

Era allegra marciava in bicicletta negli anni quaranta dopo la seconda guerra mondiale.
Si metteva il rossetto sulle labbra ma il padre di Nino, a quei tempi la considerava una donna di poco rispetto.
Nino dovette scegliere Maria o il canto, scelse il canto.

Sei diventato un gran tenore, dolcemente accompagnato da donna Gianna, bionda e tutta fiamma d'amore verso di te e la sua famiglia.
Si ti ama Nino, più della sua vita.
Ora, sei solo un vecchio leone appisolato nella tua tana in attesa di essere ricordato per gli allori riportati alla musica italiana.

Grazie di averti avuto come un dono nella nostra vita, ti stimiamo caro Nino Tomasello.
Pontinia li, 13/7/2007




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