Una volta assai più numerosi, ora meno frequenti, ma chi non ha mai visto quei chioschi in fregio alle strade di uscita dalle città, oppure ai lati di certe provinciali preferite dal traffico veicolare perché più sgombre di auto? Una baracca, con il tetto di lamiera, sovente coperto da un po' di paglia, un bancone ricoperto di alluminio, o più recentemente di plastica, come le quattro o cinque sedie messe lì alla rinfusa accanto a un tavolo di legno segnato dagli anni e dall'uso, una tinozza piena d'acqua con le angurie al fresco e, nella migliore delle ipotesi, un grande frigorifero con la porta a vetro ed in bella mostra delle fette rosse del frutto tipicamente estivo, oppure bene ordinate in un contenitore fra pezzi di ghiaccio che la calura va sciogliendo sempre più rapidamente: questa è una melonaia, annunciata lungo il nastro d'asfalto da cartelli scritti in un italiano spesso approssimativo, evidenziata nelle notti d'estate da una ghirlanda di luci multicolori.
Ce n'è una anche vicino a casa mia: è lì, come il suo proprietario, da quasi trentacinque anni. Si anima con i primi caldi e si chiude non appena le sere si rinfrescano. Dietro il bancone c'è Claudio, capelli bianchi che un tempo erano biondi, occhi chiari, il volto segnato dalle rughe, la voce che si è fatta roca per via di quei sigari che costituiscono al tempo stesso il suo vizio e il suo passatempo.
Di giorno apre i battenti verso le nove e la sera chiude quando non ci sono più avventori.
Lo conosco da quando ero ragazzino; è un po' più vecchio di me e non ha avuto una vita fortunata, perché il matrimonio si è rivelato un fallimento e l'unico figlio, che adorava letteralmente, una sera di novembre non è più tornato dal lavoro: a un incrocio, complice la nebbia, un autocarro gli si è parato davanti; inutile è stata la frenata e in quel fragore di lamiere contorte e vetri infranti con cui si è spenta quella giovine esistenza è iniziata per Claudio una lunga vita di solitu
C’era una volta un bambino timido e pauroso, Alessio. Quando compì 3 anni il suo migliore amico gli regalò un orsacchiotto di peluche bianco; Teddy.
Alessio giocava ogni giorno con il suo nuovo compagno di avventure. La sera leggevano insieme un libro e poi si addormentavano uno accanto all’altro. Ma un giorno, Alessio compiuti 6 anni
iniziò la scuola e aveva un sacco di impegni: i compiti, il calcio, il nuoto, gli amici, e non trovava più il tempo per stare con Teddy.
Questo si sentiva un po’ solo e alla fine decise di preparare le valige e se ne andò triste, lasciando per sempre il suo fidato amico. Il sabato successivo
Alessio aveva tutto il sabato per stare con lui, ma non lo trovò più e Alessio tutto triste cominciò a fare i compiti per casa.
Una notte con Bryter Layter in loop. Il sole sorgerà più tardi, non potrà essere altrimenti. Rubare le parole alle canzoni. Come fanno i ragazzini con i cantanti melensi che si sentono alla radio.
Perché c'è una gran confusione. Dar retta a tutti non si può. Vorrei ascoltare quello che non ha più la stessa voce. Ha cambiato anche le parole. Non è più muto. Ma neanche il contrario. Povero ragazzo per lui è davvero difficile volare. E tutti gli amici che ha conosciuto sono rimasti indietro. In un altro tempo, in un altro spazio. Loro lo mantenevano vivo. Non c'è altra spiegazione. Adesso rimanda il distacco, già avvenuto, al giorno dopo. A quello dopo ancora. Prima o poi dovrà decidersi. Come sempre non avrà fretta.
It's really too hard for to fly.
Vorrei, per favore, una seconda possibilità, vorrei poter provare con una nuova faccia, per favore.
La prima volta sono caduto, sono finito più in fondo di quanto potessi mai pensare. Adesso sono di nuovo sulla terra, un vagabondo, arrivato dal passato, che forse è un ostacolo. Che vorrebbe un'altra possibilità. Un'altra possibilità di volare.
Povero ragazzo, così dispiaciuto per se stesso,
Povero ragazzo, così preoccupato per la sua salute.
Ogni giorno può dire dove passerà la notte.
Non saprei dire il motivo per cui sono venuto, meno ancora perché sono tornato. Sembra che me ne sia dimenticato, però me lo ricordo. Me lo ricordo bene. Vorrei, riprovarci, per favore, un'altra volta. Nonostante le molte difficoltà. Nonostante la caduta, vorrei che le nuvole rotolassero via, anche se non posso negare che è veramente troppo difficile volare.
Povero ragazzo, così preoccupato per la sua vita.
Povero ragazzo, così dispiaciuto per se stesso,
Sarà davvero entusiasta d'aver preso moglie?
È ancora nella mia mente, è ancora un illusione. Vorrei ritrovare per un momento la nostra strada.
Prendere un po' di tempo per rendere chiara la storia. Sollevare i piedi da terra, tog
Questo è il mio mondo senza rose e senza fiori, questo pensava Jack mentre tornava in quel treno dalla guerra, erano appena arrivati all'ultima stazione; da qui in poi il treno non faceva più fermate per nessun motivo ora si andava dritti a casa.
Jack si girò verso il finestrino e appoggio la testa, guardava fisso il paesaggio verso le belle montagne che facevano da sfondo al triste rumore del treno sulle rotaie.
La sua mente vagava senza controllo verso giorni lontani che gli parevano quasi anni o forse secoli,
ritornava alla sua casa di campagna dove trascorreva le lunghe giornate d'estate con la sua famiglia, rivedeva sua mamma e suo padre che prendevano il sole fuori dalla terrazza e suo fratello che dipingeva le montagne, proprio quelle montagne che ora si proponevano con la stesso forma e con lo stesso senso di grandezza di allora, questi ricordi provocarono un lieve senso di benessere sul viso di Jack, e sorrise.
Poi i ricordi diventarono meno vaghi, ricordò il giorno in cui decise di partire per la guerra, in quel tempo egli pensava che era la cosa più fantastica e più avventurosa che gli potesse mai capitare, quasi gli ritornò in tutto il corpo quel energia che possedeva allora, quel energia infusa di gioia e di giovinezza che ormai da tempo l'aveva abbandonato. Questa sensazione gli diede un così senso di benessere e di pace che si addormentò.
Ma i sogni che fece dopo essersi addormentato non furono dello stesso stampo, rivide il sangue dei nemici alzarsi dalla polvere a causa del vento e finirgli addosso, dipingendo di rosso la sua divisa verde, ricordò quel infausto giorno, il più brutto della sua vita, quando durante una ricognizione lui e tre suoi amici trovarono delle truppe nemiche di passaggio: fu il panico; rapidamente Jack incalzo il mitra, pesava come un macigno e non riusciva nemmeno a impugnarlo correttamente, la paura lo aveva devastato, ma i suoi amici furono molto più lesti e coraggiosi in un batter d'occhi crearono
Dei suoi sessantotto anni di vita trascorsi a Montepiano per almeno cinquanta Rocco Chito, per gli amici Lampo, Rocco Lampo per la precisione, è stato al centro di quasi tutti gli avvenimenti paesani.
Eppure a vederlo veniva da commentare che non contasse una cicca, alto appena un metro e cinquantacinque e grassoccio come un gomitolo di lana era riuscito a farsi esentare dagli obblighi militari non per l'altezza ma per insufficienza toracica perché a venti anni era magro come un filo di ferro. Il guaio era che dopo i venti anni, causa le abbondanti libagioni e la sua attività sedentaria aveva cominciato a mettere su peso fino a diventare in pochi anni quel batuffolo che tutti abbiamo conosciuto.
Rocco aveva un mestiere che per almeno fino agli anni novanta, compresi, gli ha reso bene, il ciabattino, poi con l'avvento sul mercato di calzature da quattro soldi la gente faceva prima a sostituirle che a riparale perché farlo costava di più.
La caratteristica di Rocco era quella di promettere sempre la rapidità nella riparazione e quindi in una veloce consegna, perciò usava sempre ripetere "sarà fatto in un lampo".
Lampo oggi, lampo domani, gli rimase attaccato sulla pelle per cui divenne ben presto Rocco Lampo.
Nelle ore libere (e lui ne trovava quante ne voleva perché a dispetto del nomignolo le sue consegne si facevano desiderare a lungo) si occupava di mille cose, dai preparativi per i festeggiamenti civili del santo patrono alla ricerca di funghi, dalla pesca nei torrenti e laghetti nei pressi di Montepiano alla caccia grossa, quella per intenderci al cinghiale.
In questa circostanza vedere Rocco Lampo agghindato con stivaloni, calzoni di fustagno, giacca militare mimetica con mille tasche, cartucciera e cappellaccio e, dulcis in fundo, una due canne sovrapposte a momenti più lunga di quanto fosse alto era un vero spettacolo. E il primo a gioirne era proprio lui che quanto ad autoironia non aveva nulla da imparare.
Eppure una volta Rocco Lampo u
Una giovane donna Marta di 35 anni, casalinga e sposata con Marco di 40 anni operaio, Enrico 12 anni il loro figlio più grande, e Francesca la più piccola 7 anni.
Come tutti i giorni Marco va a lavorare e Marta accompagna i bambini a scuola, poi torna a casa a fare le faccende stira e riordina, straziata dal dolore, a volte di qualche costola rotta, in silenzio sopporta il dolore, se la incontri, gli leggi in faccia che soffre, a volte sanguina pure ma si inventa sempre una scusa, perché Marco si è sfogato su di lei, gli ha tirato i capelli e l'ha presa a schiaffi.
A Marco la sera piace uscire con gli amici, Marta non gli ha mai vietato niente anzi per lei era un diversivo dopo tante ore di lavoro, è giusto che lui si svaghi.
Purtroppo ha incominciato a bere, e diventare violento, solo con lei per fortuna, non gli andava più bene niente, quando rientrava la sera dopo il lavoro, guai se trovava qualcosa in mezzo incominciava ad urlare con Marta e i bambini,: "non vi faccio mancare niente, questa casa è un caos butto via tutto".
Enrico proteggeva Francesca quindi aiutava la mamma a riordinare, per fortuna Marco a pranzo non tornava a casa, ma restava in mensa, che si trova vicino alla ditta dove lavora, Marco nel suo lavoro è bravo, ogni tanto ha dei battibecchi.
Enrico è bravo a scuola è uno dei primi della classe, purtroppo ha la sfortuna di avere un papà cosi, che con lui non ha mai giocato neanche a pallone.
Enrico però a un sogno, un giorno suo papà tornerà quello di prima e guarirà.
Francesca è una bambina timida e tanto spaventata, avendo poi un problema cosi in famiglia, si chiude ancora di più, quindi a scuola è seguita da uno psicologo, le maestre però insistono con Marta per fargli denunciare Marco.
Ma Marta vuole troppo bene a Marco, anche lei pensa che un giorno guarirà, e quindi tornerà il Marco che conosceva, Marco era tenero e dolce con lei e i bambini.
Quando Marco una sera era fuori con gli amici, lei venne a suonare
Luigi, Enrico e Cristian hanno 18 anni sono amici dalle elementari, hanno sempre studiato insieme e giocato a pallone, erano bravi ragazzi spensierati e felici, Luigi è sempre stato il più vivace del gruppo.
Hanno fatto anche le patenti della macchina insieme, Enrico e Cristian sono ancora molto legati, Luigi è andato con un'altra compagnia un po' strana per Enrico e Cristian, quindi gli hanno detto di stare attento ma Luigi testardo se ne fregato dei loro consigli.
Ha incominciato con un banale spinello poi alle pasticche e poi è passato alla coca, Luigi ora è irriconoscibile ed è aggressivo con tutti, anche con i suoi migliori amici, loro nonostante tutto gli sono stati vicini, ora lo stanno convincendo ad entrare in comunità tramite Don Carlo, che è un volontario in una comunità di tossicodipendenti.
Don Carlo è giovane ha 40 anni, e anche lui ha avuto amici con quel problema la tossicodipendenza, quindi ha voluto aiutare quelli della comunità, quando ha tempo.
Enrico e Cristian hanno convinto Luigi e adesso frequenta la comunità, loro vanno a trovarlo spesso perché anche loro come Don Carlo sono diventati volontari.
Ora Luigi si sente più sereno e tranquillo, più al sicuro e ha ritrovato i suoi amici Enrico e Cristian, e ne ha fatti dei nuovi nella comunità.
La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Amicizia.