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Racconti sull'amicizia

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Nina

Nina era una cuccioletta bastarda che mio padre mi regalò, cedendo
alle mie insistenze ed al mio forte desiderio di avere una cane. La mia famiglia
era molto piccola: mio padre, mia madre ed io e la nostra casa era troppo
angusta anche per tre persone. Nel mio egoismo di bambina non prestati troppa
attenzione ai problemi che Nina avrebbe procurato a mia madre. Nessuno di noi
tre riuscì ad educare gli sfinteri di Nina e mia madre doveva pulire in continuazione
i pavimenti. Però anche lei le voleva bene e quando io, consigliata da "esperti"
educatori di cani, la picchiavo o le strofinavo il musetto sul laghetto di pipì che
aveva appena fatto, mia madre la guardava con occhi teneri e diceva: "Povera
bestia". Nina rivelò presto una bella intelligenza ed una grande capacità di affetto.
Se qualcuno dei miei compagni di giochi fingeva di picchiarmi, Nina abbaiava,
mostrava i denti e si lanciava contro l' aggressore. Facevo appena in tempo
a prenderla in braccio e a dirle che era tutto uno scherzo, che l' aggressore
era amico mio ed anche suo. Allora accoglieva, docile, le carezze del nuovo amico.
Se prendevo in braccio la bambina di pochi mesi di nostri amici, Nina si agitava,
abbaiava. Io mi affrettavo a rimettere nelle braccia della madre la bambina,
ma sono sicura che non l' avrebbe mai aggredita. Credo che i cani considerino
i bambini loro parenti.
Dopo pranzo mio padre si sdraiava sul letto per un pisolino e invitava Nina
a distendersi con lui, nel cavo del suo braccio. Questo mia madre non lo tollerava
e se mio padre, prima di addormentarsi, avvertiva i passi di mia madre avvicinarsi
alla stanza da letto, bastava che dicesse: " Nina, arriva la padrona!" perché
questa si precipitasse giù dal letto e vi si nascondesse sotto.
Facevamo lunghe passeggiate a Villa Borghese dove le insegnai a nuotare
in modo spartano: buttandola in una delle tante fontane circolari della Villa.
Nina nuotava verso il bordo della fontan

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Legame Apparente

Where are Elmer, Herman, Bert, Tom and Charley,
The weak of will, the strong of arm, the clown, the boozer, the fighter
All, all, are sleeping on the hill.
(E. L. Masters)


La palestra della scuola era illuminata solo in parte, la luce cadeva perpendicolare
sulle sette sedie disposte in circolo.
Il locale sapeva di lucido da parquet, le tribune erano vuote e il segnapunti elettronico spento.
Le finestre, arrampicate sulle alte pareti, erano bersagliate da una fitta e insistente nevicata. Bert occupava una delle sedie, calzava un berretto di lana, era avvolto in uno sporco giubbotto e teneva le gambe accavallate. Aveva le mani una dentro l'altra e il suo sguardo era fermo in direzione dell'uomo grasso, con il mento flaccido e due grosse guance rosse. Herman era il suo nome e sedeva silenzioso di fronte a lui.
La comunità parrocchiale aveva ottenuto i fondi per istituire un gruppo di lavoro: una psicologa dava supporto morale a chi si era salvato da atti autolesivi, a chi era scampato al suicidio.
Nicole terminò di parlare. Bert si ritrasse sulla sedia il più possibile. Era basso di statura e i suoi piedi persero aderenza con il terreno. Si accorse che era il prossimo a dover intervenire. Strinse forte i denti, poi li lasciò andare e deglutì; ispirò senza avvertire la soddisfazione di sentire pieni i polmoni.
- Bert, - intervenne la psicologa - lo sai che non c'è alcuna fretta e che puoi parlare di quello che vuoi.
L'uomo sbuffò via l'aria che disegnò una piccola nuvola davanti al naso.
- Questa mattina sono stato sulla tomba di mia madre. Ho portato dei fiori, viole.
Avvertì la bocca inaridire e dovette attendere un poco di saliva prima di continuare.
- Mia madre adorava le viole.
Il suo viso si contorse in una smorfia di dolore.

La seduta terminò alle ventuno. La psicologa, Sophie, era da poco laureata e prestava servizio come volontaria. Quella sera mostrava un'inconsueta fretta.
- Ragazzi, sono molto soddisfatta dei vostri pr

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Una gelida notte

Ero appoggiato a un albero. Accesi un'altra sigaretta e la portai alla bocca. Il vento gelido della campagna notturna mi circondava, sfiorava le mie guance delicate. Poi passava al collo, e da lì sotto la maglietta. Abbottonai il cardigan: cominciava davvero a farmi freddo. Ero al buio e da solo. Le uniche cose che emanavano luce erano la Luna e quei tanti puntini luminosi sulle altre montagne.
Mi chiedevo se lui sarebbe arrivato. Se avrei rivisto il suo sorriso e sfiorato per l'ennesima volta il suo volto. Certo, se non si fosse presentato, avrebbe fatto la figura del gran bastardo.
Da appoggiato che ero, mi accasciai pian piano, e spensi il mozzicone sul terreno. Cacciai dalla tasca un'altra sigaretta. Azionai l'accendino e la fissai indeciso.
Un fruscio. Un passo sull'erba. Scattai in piedi e vidi nell'oscurità due piccole luci, che nell'avvicinarsi diventavano sempre più chiare, fino ad arrivare a una dolce tonalità del grigio. Lui mi fissava ed io ero senza parole. Non immaginavo sarebbe venuto, in verità. E ora che questa mia supposizione si rivelava vana, la mia mente era vuota. Non sapevo che dire.
<<Ehm.. ciao...>> dissi timidamente.
<<Ciao>> mi rispose con la sua voce tagliente e intimidatoria.
<<Allora, parti?>>
<<Si.>>
<<Bhe...>> perchè non riuscivo a dire niente? Il desiderio di parlargli mi aveva consumato fino a cinque minuti prima, e ora niente.
<<Ho da fare, lo sai. Ci si vede...>> disse voltandosi e incamminandosi.
"No! Aspetta!" volevo urlare. Ma niente da fare. Non una vera parola. E lui ormai era lontano.
Era finito tutto. Non lo avrei mai più rivisto...

   0 commenti     di: Roxy xD


La cucina è sporca

"Ste" nessuna risposta.
"Steeee" niente.
"STE FA NO, questa volta ti uccido" Mariella era imbestialita;
per l'ennesima volta il suo coinquilino, nonché amico di una vita,
aveva lasciato la cucina come se volesse suggellare nella loro
casa il passaggio dell'uragano Katrina. In quella stanza di quasi
quindici metri quadrati, c'erano così tanti suppellettili e utensili
da cucina che lei stessa si meravigliò di quanto stava osservando:
forse Stefano, al posto di organizzare una di quelle cene dove
ognuno avrebbe portato qualcosa da bere, aveva chiesto a tutti i
suoi amici e conoscenti di lasciare una padella sporca in ricordo.
Prima di entrare nel suo appartamento sperava di trovare Ste-
fano in casa; non l'aveva chiamato per comunicargli il suo arrivo
perché immaginava volesse passare la domenica con i suoi amici
a bere birra e guardare le partite di calcio, inoltre, da quando
il suo fidanzato l'aveva mollata per una collega, Stefano aveva
sopportato le sue lacrime fin troppe volte. Anche per quello
aveva deciso di passare il fine settimana appena trascorso nel
suo paese natale: la speranza di partenza era quella di distrarsi
un pò, la verità di fondo era il far sopportare le sue isterie a
persone diverse.
Ora sulla porta della cucina, ancora con il cappotto addos-
so, una profonda malinconia la avvolse, si sentiva come se il
Karma, incazzato e depresso, le avesse tirato un pugno nello
stomaco: l'immagine della mamma che le implorava di rimanere
per riposare qualche altro giorno le si materializzò davanti agli
occhi come un'allucinazione. Voleva nuovamente le coccole di
casa, l'essere viziata dai suoi, il non alzare un dito per i servizi
domestici.
Mentre era assorta nei suoi pensieri Stefano le comparve di-
etro, tuta e maglietta, capelli arruffati e borse, non quelle da
viaggio ma da sonno.
"Perché stai urlando, sembri una vecchia isterica, se non ti
conoscessi ti direi che hai bisogno di scopare" scoppiò a ridere
e corse in

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Fratelli in armi

Siamo qui sotto la pioggia battente,
atmosfera perfetta in questo cimitero a tarda sera,
davanti solo la tomba di Lei,
quanto tempo è passato…perché…come è potuto succedere?
Pesa questo silenzio mentre ci osserviamo, vent’anni insieme,
mille sofferenze ma sempre insieme.
Cresciuti addestrati insieme
condiviso donne e alcol durante mille sere.
Perché…. cosa ci a spinto fino a questo punto. Ti ricordi?
…Ricordati che hai l’accendino vedi di non lasciarci le penne…
…e ricordati che le sigarette le hai tu!
Quante volte salvato il fondo schiena per un pelo.
Ci credevamo invincibili come quella volta,
i proiettili sibilavano lambivano la nostra pelle
noi ignari e concentrati spalla contro spalla
facemmo fuori tutto e tutti.
Stessa età, stesso anno e stesso giorno,
credevamo di essere Dei su questo pianeta corrotto ma eravamo solo gocce in mezzo al mare.
Delinquenti oramai di troppo peso per non “Scegliere”…. per continuare a “Giocare”.
Errori…quanti…
Ti tradii per un amore che perdemmo entrambi,
le regole non si violano e ora è sulla nostra coscienza qui davanti a noi.
Mi tradisti per soldi, perché a differenza di me il “veleno” del potere scorreva nelle tue vene.
Sapevo che presto ci saremmo rivisti, un viscido Boss e uno squallido Cacciatore di taglie.
“Sembra la fine….. ”, “E già…. ”
Osserva la tomba, ”Colpa ancora sua….. ”
“No colpa nostra…”
La pioggia inzuppa i nostri abiti, “Sono qui da solo sai? ”
“Neanche la scorta fuori? Mi sorprendi”,
“Aspettavo questo momento qui.. in questo triste anniversario…”
Le nostre pistole puntavano l’un l’altro, identiche, gemelle fatte su nostra ordinazione su misura
potenti, ornate e pregiate…ma troppo vissute, come d'altronde anche noi.
Le nostre lacrime si mischiavano con la pioggia…
…. bum…
Il mio corpo guidò quell’azione, che però non ebbe risposta.
“Perché non hai sparato…hai piegato il soprac

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   5 commenti     di: Alessio R.


lettera a Voi che mi leggete

salve,
scrivo poco, anche se diciamo avrei da inserire molto, perchè ne ho gettate di parole sulla carta, ma a volte mi rinchiudo a riccio e poi butto fuori di getto la mia nostalgia, le mie ansie e la mia fatica di vivere...
ringrazio chi mi legge, chi tifa per me, perchè ha percepito le difficoltà... commento poco, e raramente, per pigrizia, o forse per non saper cosa scrivere... sono sempre convinta che si, faccia piacere un commento, ma a volte alcuni sentimenti sono così simili ai miei che non riesco a dare parole, mi accomuno e temo di ledere alcune emozioni.
non penso fra tutti gli "scrittori di anima" ci siano meno bravi o più bravi, ma penso ci siano solo emozioni... e io le emozioni le condivivo e le rispetto tantissimo... non voliatemene, se passo, leggo e non voto o no scrivo... mi interssano poco i crediti e i debiti... io ho solo un grosso credito con madre natura... sono ancora fortunata!
comunque scrivo solo per dirvi che leggo, e partecipo e non offendetevi se non commento spesso.. in un sito mi hanno bannata per il mio poco essere partecipe... qui per ora non mi hanno ancora stesa!! sperem!!
ah... forse commenterò una persona speciale che è qui: il mio nipotone di vita reale... che volete è un po' sangue del mio sangue.. e colgo occasione per dargli un megaabbraccione! Toiooooo sei unicoooooo! la zia!!!



Il risveglio

Dopo tanto girovagare, mi sono lasciato accompagnare dalle onde in un porto dove l'acqua era calma e la brezza mi cullava.
Vinto dalla stanchezza mi assopii.
Al risveglio, dopo un tempo parso privo di limiti, non sentii la fame bensì i morsi più dolorosi della triste solitudine.
A poca distanza da me, vidi per la prima volta una persona che aveva accompagnato da tempo il mio viaggio: una persona che avevo guardato già più volte, di cui conoscevo lo sguardo, il fugace sorriso, i lineamenti.
Con grande stupore, mi accorsi che era sempre stata accanto a me. Ero troppo preso dal guardare il mondo, a lottare con tutti che, di fatto, praticamente non La conoscevo.
Era dolce, ma anche austera,

Anticonformista
Giramondo
Responsabile
Intelligente
Pragmatica
Persuasiva
Intraprendente
Non tollerava la slealtà
Atteggiamento fiducioso

A Te che ti fermi a leggere queste righe: non limitarti a guardare, impara nuovamente a vedere.
Tutto ritornerà a risplendere di colori ed assumerà una nuova ed inaspettata bellezza.

Anche le persone che ritieni di conoscere, risulteranno diverse.
Alcune diverranno opache, altre risplenderanno della vera luce che hanno dentro.

   4 commenti     di: Preside



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