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Racconti sull'amicizia

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Un amico ritrovato

Ritrovato nei pensieri, dopo tanti cambiamenti, dopo una vita riordinata e un po' rimarginata.
Ma lui quel amico c'è sempre stato, forse anche vicino a me, nei miei ricordi e pensieri, nei momenti più bui.
La paura di rincontrarlo per tante ragioni, forse anche stupide, quelle che l'avevano accantonato e allontanato.
Per fortuna l'ho ritrovato era li che mi aspettava, un po' imbronciato e forse deluso, non me la mai detto sinceramente, forse per paura di toccare un argomento dolente, certo per entrambi.
Un giorno mi venne in mente di scrivergli una lettera anonima per paura che non la gradisse, su quel foglio bianco al momento non sapevo cosa scrivere, per fagli capire, che lui il mio amico mi mancava.
Tutto ad un tratto mi resi conto che la lettera era troppo lunga, le scuse erano troppe forse banali.
Però non fu più anonima, io volevo solo "il suo perdono"allora decisi che non fu l'ultima lettera, ma una delle tante.

   1 commenti     di: daniela


SuperMonteRadio - Ultimo atto

Già al secondo giorno di trasmissione sono venute a galla le prime disfunzioni in sala radio, ovviamente non previste per mancanza di specifica esperienza, anche da parte di Mario Ferri, il tecnico, sebbene qualche perplessità in fase di organizzazione l'abbia avuta. Ma in quei giorni i problemi da affrontare erano tanti e, onestamente, più tangibili.
Il primo giorno, nell'euforia generale si è soprasseduti a parecchie cose e al fatto che in sala mixer mancava a momenti anche l'aria per respirare non si è dato troppo peso ma il giorno seguente, sbollita l'euforia, ci si è accorti che anche una sola persona, così come era stato previsto, riusciva a muoversi con troppa difficoltà. Tra dischi che venivano ammucchiati alla rinfusa vicino al mixer per mancanza di tempo per riporli negli scaffali al di fuori e il groviglio di cavi e fili vari spostarsi diventava impossibile. Così, dopo una breve e concitata riunione tenutasi alla fine del secondo giorno è stato drasticamente deciso di modificare la disposizione interna, con la complicità di Ferri che vi ha visto un ulteriore profitto personale.
Il terzo giorno è trascorso ni preparativi e nelle successive quarantotto ore, lavorando tutti come pazzi, è stata realizzata la disposizione ottimale e definitiva che in pratica ha portato ad occupare tutto il piano superiore destinandolo a sala trasmissione compreso le scaffaliere dei dischi, non prima, però, di aver tappezzato le pareti con pannelli di polestirolo per insonorizzare tutto l'ambiente dai rumori esterni. In effetti ogni volta che arrivava qualcuno, soprattutto Gino con la Gilera, il rombo dei motori disturbava parecchio e spesso il suono del clacson veniva, addirittura, mandato in onda.
Al piano terra, invece, la striminzita ex sala mixer è diventata il ripostiglio tecnico con deposito di tutte le chincaglierie di Mario Ferri ma già qualcuno, con fare molto ma molto distratto, ha obiettato che potrebbe diventare anche un angolo relax, in fondo

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   4 commenti     di: Michele Rotunno


LUISA E L'ISOLA DI WIGHT

Luisa aveva riccioli biondi, pelle chiara, occhi celesti, Portava una lunga catenina d’oro che all’epoca testimoniava la sua appartenenza a famiglia benestante e al tipo di lavoro di suo padre, orefice.
Luisa era mia compagna di banco alle elementari e spesso ci scambiavamo reciproci piaceri.
Lei mi faceva il problema di matematica, io l’ aiutavo nel tema.
Condividevamo tutto, persino la gomma masticata che lei mi porgeva amorevolmente dalla sua bocca e che io accettavo inconsapevole dell’esistenza di microbi e batteri.
Avevo per lei una sorta di ammirazione - invidia, sentimenti piuttosto confusi a quell’età, perché era di una bellezza non comune dalle nostre parti e inoltre capiva di matematica tra una massa di alunne sprovviste di quelle abilità.
Alla fine delle elementari suo padre, sull’orlo del fallimento, decise di chiudere il negozio ed emigrare in Inghilterra per raggiungere dei parenti.
Rimasi malissimo a quest’annuncio perchè ci eravamo giurate eterna amicizia.
Cosi un giorno d’ autunno partirono.
Restammo per alcuni anni in contatto ma poi pian piano quelle lettere, che aspettavo sempre con tanta ansia, si trasformarono in cartoline e poi non ci furono più rapporti.
Gli unici contatti sporadici che mi legavano a lei erano ormai solo i racconti di sua sorella maggiore Celeste che mi teneva al corrente della sua vita.
Ma quella estate del 69 ricevetti una cartolina. Arrivava da un posto che non conoscevo: l’isola di Wight una piccola isola al largo della costa sud della Gran Bretagna.
Alla fine di agosto si svolgeva là un grande concerto con la presenza di Bob Dylan.
Il Festival britannico era alla sua seconda edizione e riprendeva l'altrettanto celebre festival americano di Woodstock in quanto a rassegna giovanile musicale improntata al concetto di pace e amore, flower power, summer of love, e tutti gli altri slogan del periodo hippy.
Luisa mi scriveva che era lì con il suo compagno e mi raccontava brevemente le sue

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   3 commenti     di: MD L.


In morte del fratello Giovanni

Era l'estate dell'ottantanove, mio figlio Marco aveva poco più di un anno e mi sembrava che il mondo tutto intorno fosse a colori. Eravamo in ferie e faceva un gran caldo.
La città si era spopolata, come accadeva allora in modo evidentissimo e in certe ore del primo pomeriggio, sembrava di esserne gli unici abitanti. Giovanni mi aveva invitato a casa sua per parlare un poco; erano le tre e non trovai anima viva sul percorso, mentre raggiungevo la graziosa villetta dei suoi genitori, con cui viveva da ventisette anni. Appena varcato il piccolo cancelletto in ferro battuto nero, mi venne incontro e mi abbracciò fraternamente, come faceva sempre. Ci sorridemmo a vicenda e accomodandoci all'ombra della grande altalena che ondeggiava lenta in giardino, gli mostrai orgoglioso il regalo che mi aveva appena fatto mia moglie Luisa in occasione del mio ventiseiesimo compleanno: un orologio da vela con cassa in acciaio, fondo bianco, ghiera blu oceano e cinturino dello stesso colore. Un piccolo gioiello della Seiko che entrambi apprezzavamo molto. Lo guardò con ammirazione e mi fece i complimenti; lo studiammo insieme, poi mi chiese:
"quante atmosfere?"
"quindici credo, appena sufficienti per me!" e ci mettemmo a ridere. Subito dopo mi disse che era quasi terminato il suo periodo di vacanza e che voleva trovare un posto per sé e la sua ragazza in cui andare a pescare e rilassarsi:
" Due settimane sarebbero l'ideale, anche perché non mi rimane molto di più. "
Gli altri amici erano tutti fuori, prevalentemente nelle spiagge limitrofe. Per gente come noi che viveva di mare, era difficile sopportare la permanenza forzata in città, soprattutto sapendo che le condizioni meteo portavano bel tempo e mare calmo ancora per molto. Così Giovanni mi propose Lampedusa. Io gli risposi che per me e la famiglia era impossibile:
"Giova', ma perchè incaponirsi nel voler partire a tutti i costi, dal momento che ciò significherebbe pescare da solo?"
" Vabbe', ma t

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Il Salvataggio

Ero appena uscito con il mio migliore amico Carlo. Era una bella giornata, ideale per una passeggiata. Io e Carlo camminiamo sempre a ridosso di una strada molto trafficata di notte, perché ad un km in direzione nord, c'è una rinomata discoteca per ragazzi.
Quando vidi Charlie disteso sull'asfalto, Carlo si era allontanato per andare a fare un bisogno. Si fida di me quindi mi lascia sempre andare dove mi pare. Charlie era sdraiato sull'asfalto, respirava a malapena e mi guardava con occhi supplichevoli. Qualcuno la notte precedente, evidentemente, era troppo allegro per potersi accorgere che Charlie, in quel momento, stava attraversando la strada e doveva essere anche molto spaventato dato che non si è neppure fermato ad aiutarlo. Chissà da quanto tempo era lì.
Non mi sentivo di lasciarlo lì. Aveva le gambe rotte, e da un taglio sulla pancia gli fuoriusciva un po' di sangue.
Guardai la strada e poi mi feci coraggio. Oltrepassai il guardrail e mi avvicinai cautamente a Charlie. Lui restava immobile e mi guardava. Mi accovacciai accanto a lui e cominciai a consolarlo. Carlo aveva finito da poco il suo bisogno e mi stava chiamando. Non risposi. Rimasi lì con Charlie.
Il rumore di una macchina in avvicinamento ci fece drizzare le orecchie. Charlie mi guardò con degli occhi di rimprovero, come se mi stesse ordinando di lasciarlo lì. Non lo feci. Rimasi immobile accanto a lui.
Carlo chiamò ancora una volta il mio nome e io ancora una volta non risposi. Poi lo vidi avvicinarsi al guardrail chiamandomi a squarciagola. La macchina si avvicinava sempre di più.
Io non mi mossi. Charlie abassò la testa sull'asfalto e chiuse gli occhi. La macchina cominciò a frenare e Carlo smise di urlare. La macchina si fermò a poco più di un metro da noi.
Carlo scavalcò velocemente il guardrail e ci raggiunse. L'uomo all'interno dell'auto uscì velocemente dall'abitacolo e si inginocchiò accanto a noi.
Adesso Charlie sta bene, ha trovato una famiglia che si prende

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   1 commenti     di: Claudio


Un'amicizia

Ho conosciuto Flaminia ad una riunione indetta da un sindacato, la cui sigla si stava da poco diffondendo.
Ero arrivata come al mio solito in ritardo, non ho mai rispettato gli appuntamenti, quando sono entrata nell'aula lei parlava, illustrando con fervore l'attività che intendeva svolgere questa nuova organizzazione.
Ho notato subito la sua bellezza un po' selvaggia, nascosta da movenze sinuose molto femminili, una scintilla di simpatia riscaldò i miei pensieri. Erano già diversi anni che lavoravo in un ufficio pubblico in mezzo a gente piuttosto grigia. Avevo depresso tutto il mio ardore politico per evitare grane cercando di essere schiva e taciturna, uno stipendio mi serviva, tanto più che il mio matrimonio era naufragato solo dopo due anni di convivenza. Per fortuna che casa era la mia così almeno non avevo da pagare affitto. Devo dire che non me la passavo male, il mio stipendio mi consentiva di non farmi mancare nulla.
Entrando in quell'aula e vedere facce di miei coetanei, che come me avevano vissuto nelle piazze con tutti i sogni spezzati dalle vicissitudini del potere, mi aveva sollevato il morale. Eravamo sul finire degli anni '80, il piattume politico dopo le devastazioni degli anni di piombo aveva lasciato tutti a terra, smarriti e confusi alla furiosa ricerca di una sistemazione. Gli anni passavano e i sogni non aiutavano a pagare le bollette. Le piazze che avevano conosciuto colori e canzoni ma anche dolore e vomito, offrivano al sole le loro panchine vuote. Faceva brutto passarvi sembrava di vedere aleggiare fantasmi di amici, molti dei quali in verità tale erano diventati.
Flaminia, Riccardo e Luigi no, loro sembravano essere usciti indenni da quello tsunami, erano lì che battevano i piedi per affermare i loro diritti e io mi appassionai, accendendo quel fuoco che sembrava sopito. Ci scambiammo i numeri di telefono e rimanemmo con Flaminia che mi avrebbe telefonato per farmi avere delle informazioni importanti che le avevo chiesto

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   3 commenti     di: silvia leuzzi


Il risveglio

Dopo tanto girovagare, mi sono lasciato accompagnare dalle onde in un porto dove l'acqua era calma e la brezza mi cullava.
Vinto dalla stanchezza mi assopii.
Al risveglio, dopo un tempo parso privo di limiti, non sentii la fame bensì i morsi più dolorosi della triste solitudine.
A poca distanza da me, vidi per la prima volta una persona che aveva accompagnato da tempo il mio viaggio: una persona che avevo guardato già più volte, di cui conoscevo lo sguardo, il fugace sorriso, i lineamenti.
Con grande stupore, mi accorsi che era sempre stata accanto a me. Ero troppo preso dal guardare il mondo, a lottare con tutti che, di fatto, praticamente non La conoscevo.
Era dolce, ma anche austera,

Anticonformista
Giramondo
Responsabile
Intelligente
Pragmatica
Persuasiva
Intraprendente
Non tollerava la slealtà
Atteggiamento fiducioso

A Te che ti fermi a leggere queste righe: non limitarti a guardare, impara nuovamente a vedere.
Tutto ritornerà a risplendere di colori ed assumerà una nuova ed inaspettata bellezza.

Anche le persone che ritieni di conoscere, risulteranno diverse.
Alcune diverranno opache, altre risplenderanno della vera luce che hanno dentro.

   4 commenti     di: Preside



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