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Racconti sull'amicizia

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Fratelli in armi

Siamo qui sotto la pioggia battente,
atmosfera perfetta in questo cimitero a tarda sera,
davanti solo la tomba di Lei,
quanto tempo è passato…perché…come è potuto succedere?
Pesa questo silenzio mentre ci osserviamo, vent’anni insieme,
mille sofferenze ma sempre insieme.
Cresciuti addestrati insieme
condiviso donne e alcol durante mille sere.
Perché…. cosa ci a spinto fino a questo punto. Ti ricordi?
…Ricordati che hai l’accendino vedi di non lasciarci le penne…
…e ricordati che le sigarette le hai tu!
Quante volte salvato il fondo schiena per un pelo.
Ci credevamo invincibili come quella volta,
i proiettili sibilavano lambivano la nostra pelle
noi ignari e concentrati spalla contro spalla
facemmo fuori tutto e tutti.
Stessa età, stesso anno e stesso giorno,
credevamo di essere Dei su questo pianeta corrotto ma eravamo solo gocce in mezzo al mare.
Delinquenti oramai di troppo peso per non “Scegliere”…. per continuare a “Giocare”.
Errori…quanti…
Ti tradii per un amore che perdemmo entrambi,
le regole non si violano e ora è sulla nostra coscienza qui davanti a noi.
Mi tradisti per soldi, perché a differenza di me il “veleno” del potere scorreva nelle tue vene.
Sapevo che presto ci saremmo rivisti, un viscido Boss e uno squallido Cacciatore di taglie.
“Sembra la fine….. ”, “E già…. ”
Osserva la tomba, ”Colpa ancora sua….. ”
“No colpa nostra…”
La pioggia inzuppa i nostri abiti, “Sono qui da solo sai? ”
“Neanche la scorta fuori? Mi sorprendi”,
“Aspettavo questo momento qui.. in questo triste anniversario…”
Le nostre pistole puntavano l’un l’altro, identiche, gemelle fatte su nostra ordinazione su misura
potenti, ornate e pregiate…ma troppo vissute, come d'altronde anche noi.
Le nostre lacrime si mischiavano con la pioggia…
…. bum…
Il mio corpo guidò quell’azione, che però non ebbe risposta.
“Perché non hai sparato…hai piegato il soprac

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   5 commenti     di: Alessio R.


Un legame spezzato

C’era una volta un bambino timido e pauroso, Alessio. Quando compì 3 anni il suo migliore amico gli regalò un orsacchiotto di peluche bianco; Teddy.
Alessio giocava ogni giorno con il suo nuovo compagno di avventure. La sera leggevano insieme un libro e poi si addormentavano uno accanto all’altro. Ma un giorno, Alessio compiuti 6 anni
iniziò la scuola e aveva un sacco di impegni: i compiti, il calcio, il nuoto, gli amici, e non trovava più il tempo per stare con Teddy.
Questo si sentiva un po’ solo e alla fine decise di preparare le valige e se ne andò triste, lasciando per sempre il suo fidato amico. Il sabato successivo
Alessio aveva tutto il sabato per stare con lui, ma non lo trovò più e Alessio tutto triste cominciò a fare i compiti per casa.

   3 commenti     di: Andrea Raineri


Indian Summer

Era l'ultimo giorno di lavoro per Piero.
Per quarant'anni era stato il postino del quartiere; dall'indomani, al mattino, avrebbe potuto dormire più a lungo - non di molto, non era mai stato un pigro - e, finalmente, organizzarsi per fare qualche bel viaggetto:se solo avesse vinto quel problemino..
Era stato un postino diligente e cordiale; sempre di buon umore, qualsiasi tempo l'Onnipotente mandasse in terra, assai ben visto dagli abitanti del quartiere, molti dei quali erano gli stessi di quando lui era stato assunto, poco più che ventenne.
Praticamente erano invecchiati insieme.
La zona, lavorativamente parlando, era piuttosto impegnativa, per via di tutti quei palazzi senza ascensore in cui recapitare ogni mese quasi trecento raccomandate. Ma lui non se ne era mai voluto andare, neppure quando si era verificata la possibilità di sceglierne una più comoda o quando, di recente, addirittura, avrebbe potuto andare a stare al calduccio in un ufficio.
Non era da lui.
Tutto quello che desiderava, lo aveva già: distribuiva la corrispondenza scambiando due parole con tutti e, alla fine del giro, si fermava per un bianco al bar della piazzetta da cui cominciava il suo giro e dove, ad anello, finiva.
Quella mattina però sarebbe stata davvero una mattinata speciale.
Piero stringeva con la mano sinistra una busta il cui destinatario era l'inquilino del quarto piano del civico 38, interno 11: l'unico con cui non era riuscito a stabilire quella relazione amichevole che caratterizzava i suoi rapporti con il resto del vicinato.
E questa cosa a Piero era sempre dispiaciuta.
Un "Buongiorno", accompagnato da un vago cenno del capo, erano quanto il Signor Tinelli gli concedeva.
Un tipo schivo l'inquilino dell'interno 11, anche gentile a detta dei vicini, probabilmente un professore o un marittimo in pensione, le scuole di pensiero al proposito erano due, trasferito lì da un'altra città di sicuro, scapolo o vedovo non era lecito sapere, di certo nessu

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scusa

inizio con una parola semplice e concisa, scusa. mi sembra un buon modo per iniziare. vorrei poter essere perdonata da te, vorrei poter riaverti come prima, vorrei poter dire ancora la parola: “il mio migliore amico”. ma come il destino volle, tutto finì quello stupido giorno del 22 settembre. non è passato un mese, due, tre, ne sono passati quattro da quel giorno. quattro mesi dove io sono stata malissimo. si, forse nascondevo il mio dolore davvero bene, ma cosa dovevo fare? e quel giorno del 20 dicembre, quando ti ho visto seduto su quello stupido sedile di quella stupida littorina delle 12:36, sono definitivamente sprofondata. ho davvero visto la mia vita sgretolarsi, il mio passato con te, volare via. si, forse sarò paranoica o tutto il resto che vuoi, ma quello che ho visto e stato davvero una fitta al cuore. c’era lei accanto a te, c’era un’altra, quella che un tempo ero io, una persona vicina, che poteva ridere con te, e non come me, nascosta dietro i miei capelli a soffocare le urla dentro. ti chiedo scusa, perdono, tutto ciò che vuoi, ma pensa alla mia vita una volta tanto, a tutto quello che abbiamo vissuto, anche ai dolori che io ti ho commesso, ma ricordati la tua vita passata, ricordati del magnifico 2008. è inutile rinfrescarti la memoria, penso che ti ricorderai benissimo tutto, se sempre non hai rimosso quei ricordi dalla tua mente, dato che mi odi per uno stupidissimo litigio. ti prego, ascoltami solo per l’ultima volta, mi manchi da morire, e non voglio morire per la tua mancanza, perchè voglio ancora vivere di te un giorno o l'altro. per me, non ci sarò mai una parola fine nella nostra vita vissuta.



Amicizia di zucchero

Descrivere la mia migliore amica in una parola sarebbe impossibile, perché dire semplicemente amicizia non basta, dire amore non basta e dire vita non basta.
Barbara l'ho conosciuta in un particolare periodo della mia vita, mi ero appena ritirata dal quarto anno di ragioneria, i miei genitori si erano appena separati e mi sentivo incredibilmente sola. Non avevo grandi amicizie e per questo non riuscivo mai a sfogarmi.
Al tempo ero insieme ad un ragazzo ed una sera mi ha presentato la sua compagnia; subito abbiamo iniziato a parlare, soprattutto con Barbara e ci siamo trovate immediatamente bene insieme, io avevo 17 anni, lei 14.
Ho iniziato ad uscire con questo gruppo e prima di uscire passavo sempre a casa sua dove mi ricordo che tante volte mi aspettava fuori dall'ascensore e appena uscivo mi abbracciava forte.
Anche con sua mamma mi sono trovata subito d'accordo, infatti ora dopo 5 anni è la mia seconda mamma. Uscivamo sempre non appena il lavoro me lo permetteva, passavamo intere serate nel garage di una nostra amica a giocare ad uno e scala 40.
Quel periodo ero nella terra di mezzo, come lo definisco io, ovvero non parlandosi i miei genitori riuscivo a gestirmi le serate come e dove volevo. Certe notti c'hai qualche ferita che qualche tua amica disinfetterà, un cantante citava così alcuni notti, io con Barbara ne ho passate moltissime al telefono.
Lei ha quello che manca a me, razionalità ed obbiettività, lei riflette, guarda a fondo le cose, sceglie il modo più giusto per affrontarle e sa sempre cosa dire; io al contrario sono impulsiva, mi faccio mille paranoie e vedo il lato drastico delle cose.
Quando ho un problema, di qualsiasi tipo, lei c'è, lei c'è sempre, in qualsiasi ora e momento. Ha la capacità con la sua obbiettività di farmi vedere le cose come realmente stanno, ha la capacità di tranquillizzarmi quando sono agitata ed ha la capacità di sapermi far ragionare a mente limpida, ma soprattutto, quello che di lei ammiro è la

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   2 commenti     di: serena rubin


Giro in bicicletta alla luce lunare

Si voltava ogni tre passi ad osservare le proprie impronte rimaste impresse nell’erba umida, Tullio percorreva a passi rapidi il sentiero che separava casa sua dal capanno degli attrezzi. Aveva bisogno di un cacciavite a stella e di una brugola; il primo per fissare gli attacchi delle scarpette ai pedali, la seconda per regolare l’inclinazione del sellino. La giornata era serena, tra i rami degli abeti filtrava il sole pallido e velato dell’ultimo inverno, mentre il terreno era ancora umidiccio per gli scrosci di pioggia di due sere prima. Tullio aveva con sé le chiavi del capanno, dove suo padre teneva gli attrezzi e pezzi di ricambio di vario genere. Non capiva perché si ostinasse a tenere lì anche l’occorrente per la manutenzione delle biciclette, visto che ogni volta bisognava andare e tornare con la ferraglia necessaria anche solo per gonfiare le ruote. D’altra parte portare lì le biciclette sarebbe stato impossibile, vista la natura sassosa e sconnessa del percorso: avrebbe significato rovinare il telaio, sporcare i copertoni, il deragliatore, la catena.
Tullio aveva ereditato la passione per le biciclette dalla madre, sembra incredibile, ma era così; sua madre era stata una buona ciclista in gioventù, fatto piuttosto inusuale per una ragazza: aveva percorso in lungo e in largo la Brianza e tutta la Lombardia, fino a sconfinare spesso e volentieri in Liguria e Piemonte. Era una pioniera, amava ripetere. Fatto sta che aveva spinto Tullio fin dalla più tenera età alle due ruote, gli aveva trasmesso la voglia di misurarsi più che altro in solitudine con salite e rettilinei, da divorare con la sola forza delle gambe. Tullio aveva iniziato così un duro tirocinio, fatto di allenamenti autoimposti e forzati, con qualsiasi condizione atmosferica. Era una passione, nel vero senso della parola, perché non gli costava sforzo, e anzi era un modo come un altro per sfogarsi.
Ora Tullio aveva la sua bicicletta da corsa, in alluminio, con la focella e

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Alessandra

Esistono ancora animi nobilii, anime pure.



Alessandra è una giovane ragazza. È arrivata solo da pochi giorni a quella magnifica tappa che segna anagraficamente il confine tra la giovinezza e la maturità: Alessandra è diventata maggiorenne!
Ma se la conosceste almeno per quel poco che ho imparato a conoscerla io, direste che Alessandra quel confine l'ha superato da un pezzo.
Capelli biondi, lunghi a contorniare il viso. Occhi azzurri, naturalmente, lucenti ed un sorriso sempre presente a completare quella luce.

Alessandra è un'amica di mia figlia.

Si sono conosciute a scuola. Una conoscenza che agli albori non prometteva nulla di buono: da come raccontano loro, adesso con sorriso e incredulità, si odiavano, si sopportavano e si " usavano". Si! Un'amicizia nata da esigenze opportuniste.
Che a rifletterci sopra e valutando il loro essere non ci si crederebbe.
Ho imparato a conoscere Alessandra non solo di riflesso dai racconti di mia figlia. Ci siamo ritrovate molte volte, anche tutte e tre insieme, a discorrere di ogni sorta di argomenti: di quelli che possono portarti al confronto generazionale o semplicemente di quelli che portano a conoscerti più a fondo, quasi nell'intimo. Di quelli che, a quasi cinquant'anni, riesco pure a trarne consiglio.
E che Alessandra non rispecchiasse appieno la sua età anagrafica lo avevo intuito da subito. Certo, è fortunatamente consapevole che molte " pratiche " adolescenziali sarebbe un peccato perdersele: E lei se le vive: nella libera spensieratezza o spensierata libertà, che dir si voglia.

Alessandra è una ragazza che vive di cuore. È cuore.
Alessandra ha festeggiato il suo diciottesimo compleanno.

Con mio stupore ma al contempo commozione mi ha voluta, tra le persone a lei care, a quella festa. Non potevo mancare: e non perchè era mio dovere ma perchè quell'invito lo aveva dettato il suo cuore. Non è la prima volta che Alessandra riesce a comm

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   7 commenti     di: patrizia melito



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