username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti sull'amicizia

Pagine: 1234... ultimatutte

La bandiera

Stavamo realizzando i getti di completamento dei solai di copertura.
Il lavoro doveva essere eseguito in modo continuo ed era molto pesante. Si doveva lavorare a seguire, se necessario fino al tramonto del sole.
Le betoniere si avvicendavano e le pompe continuavano incessantemente a vomitare il calcestruzzo; gli operai con movimenti frenetici, sudati e trafelati, tenevano il ritmo, distribuendo e governando questo magma grigio con sapiente destrezza.
Tutto doveva essere perfetto... l'ingegnere aveva raccomandato tutti, ricordando che in alcun modo i getti delle travi portanti dovevano essere interrotti.
Ne andava dell'orgoglio degli operai fare bene.

Assisto ai getti sui solai, qualche schizzo di cemento mi ringhia di starmene lontano; parlo col capo dei carpentieri che impartisce gli ordini, perentori, secchi e brucianti.
Chiedo se l'impresa ha provveduto il pranzo per gli operai... (è questa la tradizione quando si ultima il solaio di copertura.)
Il capo dei carpentieri mi risponde che l'impresa non può farlo in quanto non ha la disponibilità economica.
È un uomo robusto, di bassa statura, abbronzato (in pieno inverno), ha un'aria mite che contrasta con l'autorità con la quale dirige i suoi uomini; fuma le
sue Marlboro infilandole in un bocchino che gli conferisce una inaspettata signorilità.
A tratti lo osservo e mi sembra un nostromo con l'equipaggio alle vele.
Naviga sicuro, calmo e determinato, conosce la rotta; osserva con gli occhi socchiusi, gustando nelle narici il maestrale gelido.
Comincia a piovere... penso: "Speriamo non continui, dovremo sospendere il lavoro."
" Ma... gli operai si sono portati il pranzo?"- domando
" No ingegnere, purtroppo non ci sono i soldi perché neppure io ho potuto pagarli; mangeranno questa sera, a cena, a casa loro."
Non mi sfugge una sottile nota di dignitosa tristezza nella risposta.
" Dannazione!", esclamo: "questo non è possibile!!"
Rifletto - " Stai perdendo il controllo,

[continua a leggere...]



Leo

L'ultima cucciolata Lilli l'aveva partorita dentro un tronco cavo di un ulivo saraceno, dimora principesca per lei e soprattutto sicuro come un bunker antiaereo, difficile vederli, difficile per alcuno poterli toccare. Lui dopo una settimana si decise ad aprire gli occhi e si scoprì in una cuccia calda assieme a tanti altri suoi fratelli, non sapeva contare, sapeva che erano molti e comprese in pieno il vecchio detto: "Lu Signuri binidiciu centu mani chi manciavanu; ma no tutti 'nta un piattu" solevano ripetere con arguzia i vecchi. Comprese subito che per vivere doveva succhiare più latte degli altri, stare attaccato alle mammelle della madre allontanando anche bruscamente i concorrenti e divenne bravo! Poco alla volta i cuccioli più deboli cominciarono a fermarsi, sparivano portati via da mani misericordiose. Lui rimase, forte e candido, per cui si meritò il nome "Leone" che tutti decisero di ridurre a "Leo". Leo è un meticcio maremmano, da piccolo era bellissimo, un batuffolo di lana bianca, arruffata e calda che tra le dita suscitava emozionanti sensazioni invernali. Poi crescendo cominciarono a comparire alcune macchie che testimoniarono senza ombre di dubbio che non fu un accoppiamento in purezza (ahimè, noi sapevamo il triste imbroglio e siamo stati silenti -abbiamo taciuto sperando che tutta la storia potesse passare in silenzio- colpevoli per amore), e poi ha cominciato a crescere; uno spilungone, anche su questo ha tradito l'armoniosa robustezza del suo avo. Ad ogni buon conto io e Simona gli abbiamo perdonato tutto; avevamo già perdonato la Ss. ma Memoria di sua madre, lo abbiamo fatto anche con lui, questo è amore in seno ad una grande famiglia, come si dice oggi: "allargata"! Leo è cresciuto bene, nei momenti in cui tornavamo in campagna a trovarlo lo abbiamo viziato un po', Simona perfino di più. Ogni tanto mi accorgevo che il sacchetto dei miei biscotti calava paurosamente, così il formaggio che neanche avevo il tempo di assaporarlo che r

[continua a leggere...]



Per te

" L'amicizia tua per me significa vita."
Queste sono state le tue parole a Natale,
Parole che non sono state mantenute.

Questa non è un'altra poesia, ma lo sfogo di chi avrebbe voglia di urlare dalla cima di una montagna,

Finchè non ci fossero più forze,

finchè tu potessi ritornare,
ma questo non succederà.

" Io ci sarò sempre".
Queste sono state le mie parole,
Le avrei mantenute.
Forse in silenzio tu mi chiedevi di ascoltarti,.
ma io non sono stata capace di accorgermi.
Perchè non ti sei confidata con me?
Come quando facevamo da piccole.
Come quando andavamo a raccogliere ciliegie.

Mai da soli.
Ora guardo il cielo e vedo te,
piccola stella.

A volte crediamo di essere forti,

ma in realtà non lo siamo.
Per questo continuo a ripettere dentro al mio cuore.

" Mai da soli".

   0 commenti     di: Simone Costa


a te...

... il sogno di un amore che vivi giorno per giorno, attimo per attimo... ma che come un condannato a morte sai la fine, e nn ce cosa piu brutta che spezzare le ali ad un sogno prima ancora che abbia preso il volo... ti amerò sempre.

   3 commenti     di: per_ sempre


Quando il sole torna a splendere

"Benissimo, può andare"
Letizia salutò la commissione e con la tesina sottobraccio abbandonò l'aula. Tutto finito. Per l'ultima volta uscì dal portone del liceo nei panni di un'alunna. Era una bella mattinata di inizio luglio e una qualunque diciottenne avrebbe sprizzato gioia da tutti i pori. Avrebbe finalmente potuto godersi il sole, il mare, le serate all'aperto... un nodo le strinse la gola. Non aveva nessuno con cui condividere tutto questo.

Era sempre stata una persona socievole, spontanea, allegra, piena di amici... la leader del gruppo, quella che tira su i morali, sdrammatizza, la classica ragazza "se cade il mondo io mi sposto un po' più in là". Ma quella storia con Edoardo l'aveva trasformata, era ridotta ad essere la buccia di se stessa.
Si erano conosciuti durante la gita scolastica a Napoli, in terza superiore. Edoardo stava andando nella camera dei suoi amici e per errore, bussò alla porta della camera di Letizia. Lei, convinta che fosse Gaia, la sua compagna di stanza, aprì fiduciosa. Era avvolta in un morbido asciugamano di spugna, aveva i capelli bagnati sciolti sulla schiena e le spalle imperlate di goccioline. Lui era rimasto senza parole. Come aveva fatto a non notarla prima? "Ho sbagliato stanza..." spiegò senza riuscire a staccarle gli occhi di dosso "scusa"
"Non fa niente..." balbettò lei imbarazzatissima.
"Ci vediamo a cena. Ciao"
Letizia lo guardò allontanarsi, con il passo sicuro di chi sa di avere un fisico perfetto e un viso da angelo.
A cena le si sedette vicino e non si staccò più per il resto della gita. Tutte le ragazze la guardavano con invidia e facevano commenti maligni su Letizia. Lei non le sentiva, in ogni caso non le sarebbe importato. Passeggiava sempre accanto a Edoardo, lui ogni tanto la prendeva sottobraccio e la stringeva a sè. Si sentiva così lusingata che avesse scelto lei per passare il suo tempo, proprio lui, che al termine delle gite scolastiche si lasciava dietro una lung

[continua a leggere...]



Favola di foglie per un sorriso

Una foglia solitaria di una pianta che appariva rinsecchita e abbandonata in un angolo polveroso di un giardino s'accorge di una foglia verde su un ramo.. che dolcemente la saluta, e ondeggiando alla brezza lieve, le parla della vita e dell'amicizia che respira sull'albero... poi chiede di lei, come mai sia così triste pur essendo tanto bella dei colori del tramonto. Lei in risposta le racconta:<< Sai avevo anch'io un bel colore verde come te, mi piaceva tanto dondolarmi con le mie sorelle sul rametto più rigoglioso, poi improvvisa una folata di vento fece cadere il vaso nel quale viveva la mia famiglia e che nessuno più curò... presto tutte morirono e così piansi la mia sorte di orfana... Ma ora che ti ho incontrata e tu mi hai guardata e consolata di dolcezza con sincere frasi, ecco avverto in me nuovamente il colore verde brillante di felicità, semplicemente perché ti sei accorta di me e mi hai parlato, non facendomi sentire più sola anche se ormai gialla so che presto anch'io cadrò ma con un sorriso che coglierà la mia fine!>>.

   3 commenti     di: Marhiel Mellis


scusa

inizio con una parola semplice e concisa, scusa. mi sembra un buon modo per iniziare. vorrei poter essere perdonata da te, vorrei poter riaverti come prima, vorrei poter dire ancora la parola: “il mio migliore amico”. ma come il destino volle, tutto finì quello stupido giorno del 22 settembre. non è passato un mese, due, tre, ne sono passati quattro da quel giorno. quattro mesi dove io sono stata malissimo. si, forse nascondevo il mio dolore davvero bene, ma cosa dovevo fare? e quel giorno del 20 dicembre, quando ti ho visto seduto su quello stupido sedile di quella stupida littorina delle 12:36, sono definitivamente sprofondata. ho davvero visto la mia vita sgretolarsi, il mio passato con te, volare via. si, forse sarò paranoica o tutto il resto che vuoi, ma quello che ho visto e stato davvero una fitta al cuore. c’era lei accanto a te, c’era un’altra, quella che un tempo ero io, una persona vicina, che poteva ridere con te, e non come me, nascosta dietro i miei capelli a soffocare le urla dentro. ti chiedo scusa, perdono, tutto ciò che vuoi, ma pensa alla mia vita una volta tanto, a tutto quello che abbiamo vissuto, anche ai dolori che io ti ho commesso, ma ricordati la tua vita passata, ricordati del magnifico 2008. è inutile rinfrescarti la memoria, penso che ti ricorderai benissimo tutto, se sempre non hai rimosso quei ricordi dalla tua mente, dato che mi odi per uno stupidissimo litigio. ti prego, ascoltami solo per l’ultima volta, mi manchi da morire, e non voglio morire per la tua mancanza, perchè voglio ancora vivere di te un giorno o l'altro. per me, non ci sarò mai una parola fine nella nostra vita vissuta.




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

Racconti sull'amiciziaLa pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Amicizia.