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Racconti sull'amicizia

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Curtain Falls

La camera ha poca luce, come tutte le altre volte, come la prima e come l'ultima.
Gli oggetti sparsi per la stanza assistono immobili a quello spettacolo che da un po' sta intrattenendo l'unico spettatore presente, uno spettatore a cui si sono inariditi gli occhi, a cui non è rimasto più un goccio di saliva e che preferirebbe essere all'inferno.
Mat è in ginocchio e non sa più cosa fare.
Mat è all'inferno.
Troppo tardi per tutto.
Cosa c'è sui muri? Le foto, alcuni poster, la bandiera della Spagna e una Fender Stratocaster con tanto di autografo di Brian May.
Daniel non c'è più, non ci sarà mai più.
Il letto ancora sfatto, il tappeto a forma di occhio, la scrivania senza sedia e le due librerie.
Poche cose sono rimaste ma Mat ci mette centinaia di minuti per guardarle.
Si alza e si avvicina alla finestra che dà sul corso, l'unica finestra di casa che mette in comunicazione quella stanza ormai spoglia e il mondo là fuori perché il resto delle finestre, compreso il balcone, si affaccia tutto su quel grigiore periferico che i condomini di quel palazzo si ostinano a chiamare "cortiletto interno".
Sposta un po' la tenda rossa per poter gettare un occhio sulla strada e vede uomini, donne, vecchi e bambini, tutti che continuano a camminare, guardare vetrine, attraversare la strada e parlare al cellulare senza fermarsi un attimo. Auto che scorrono come nuvole in piena bufera e clacson che suonano per ricordare quanta poca pazienza esista a questo mondo.
Finito di guardare fuori Mat ritorna nella stanza, ma prima di fare qualsiasi cosa si sofferma sulla tenda che prima aveva scostato per potersi affacciare.
Rossa.
"E questa che cos'è?"
"Una tenda rossa, non si vede?"
"Ma... ma... è rossa!"
"Sì e ieri hanno scoperto l'acqua calda"
Quando riapre gli occhi Mat è solo, come lo era prima e come lo sarà dopo.
Quella tenda rossa Dan se l'era comprata dopo aver visto la seconda stagione, quella conclusiva, di quel telefi

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   9 commenti     di: Guido Ingenito


Messaggio nella bottiglia

Scrivo queste righe, che mi sorgono dal cuore, in questo bellissimo sito, con la certezza che Sabrina non le leggerà mai (non credo neppure che sappia della sua esistenza e tanto meno che io ci scriva in esso), ma lascio questa testimonianza a futura memoria e a beneficio di tutti coloro che avranno la pazienza di leggere queste modeste parole, che tuttavia sono impregnate di un affetto che non credevo di poter più provare.
Potrei iniziare a parlare del rancore che ho provato (e che a ben vedere provo ancora) per Sabrina, per le ferite profonde che ha inferto al mio animo, ai miei sentimenti. Ma sarebbe come iniziare un racconto dalla frase "e tutti vissero felici e contenti". Sarebbe un'operazione inutile, sterile, fine a se stessa.
Voglio invece parlare della delusione provata sul fatto di come l'egoismo umano non riesca a far vedere le cose come stanno, come non si riesca a capire quali sono i sentimenti di chi ti sta davanti, di colui che pensi di conoscere e supponi di poter giudicare. E tutto quanto è intriso da falsità e menzogne. Quando si crede di essere più forti dell'altro, quando si pensa di poterci muovere autonomamente con le nostre gambe, bisogna sempre ricordarsi di quando non era così, di quando avevamo bisogno dell'altra persona per non incespicare o addirittura per non precipitare. Quando dicevi "ti voglio tanto bene" e non erano solo parole gettate al vento o vuote ipocrisie, ma ci credevi veramente e sapevi di poter contare su di me.
E quando sei "vincitore", invece, diventi cattiva, egoista, vuoi vendicarti. Di cosa poi? Dell'affetto che l'altro prova per te?
Come dicevo, c'è rimasto solo il senso di delusione, perché hai pensato di avere di fronte una persona che quando fosse stato il tuo turno di avere bisogno di aiuto, si sarebbe dimostrata generosa e ti sarebbe stata vicino a qualunque costo anche di fronte al mio pianto, al mio dolore, alla mia tristezza.
Perché è questa l'amicizia, quella che - anche sotto altre spoglie - h

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   5 commenti     di: Stefano Bacci


Perdere un amico

Sembra che sto combattendo per nulla.
Mi soffoca il fatto di affrontare tutto da sola,
di vedere una giornata vuota senza le tue preoccupazioni,
di vederla finire senza un reale risultato soddisfacente.
Ogni mio sforzo,
ogni mia premura,
sembra non darti spago.
La tua indifferenza esaurisce ogni mia minima speranza.
Accompagno le mie lacrime durante la notte
affinché esse si liberino dal male che stanno vivendo..
ma anche una sola lacrima, invade in me, l'oscurità più totale.
Non so se essere perplessa, schifata o amareggiata.
Può mai una persona di così tanto cuore, andare via per un semplice equivoco?
Eppure, vieni abbandonata anche da colui che non ti avrebbe mai respinto o portata ad avere tutti i sensi di colpa possibili ed immaginabili.
Perchè? Mi chiedo.
Sono ancora qui a sperare che una sua attenzione entri nella mia giornata e la soffochi di domande continue ed interminabili che solo io e lui ne sappiamo il reale significato.
Un pezzo di carta non porta a nessun cambiamento,
non alleggerisce la voce rauca che ho da quel dannato giorno in cui sei scomparso
nonostante le mie lacrime t'abbiano fatto effetto.
Neanche le mie parole portano a qualcosa...
Rimangono lì. Sospese in aria.
Lasciando solo il desiderio smisurato di esser apprese e consolate.

   2 commenti     di: Martina Di Toro


Riposo di un leone

Il leone non esiste solo nella giungla, posso incontrarlo mentre guardo un uomo forte e virile, consumato dagli anni ma non dall'amore verso la vita e la famiglia.

L'uomo che ama la campagna, è un prode coraggioso perchè il risultato del suo sudore dipende dalla stagione e dalla pioggia.
Lui si affida alla Natura e al frutto del buon Dio.
Lavora dalla mattina alla sera senza il riposo nell'estate, perchè l'inverno non permette di coltivare la terra a causa del maltempo.
Trebbia tutto il giorno e falcia l'erba mentre pensa al tempo passato in cui si sentiva il suo ruggito nei teatri gremiti delle grandi città come Maiami, davanti a Clinton, presidente americano.

Cantava la Bohème come Puccini l'aveva sognata nel redigere la scena amata.
Qella immagine è rimasta nel suo cuore per ricordare il suo primo amore "Maria". Si chiamava la pulzella siciliana lasciata nella sua isola lontana, la Sicilia.

Era allegra marciava in bicicletta negli anni quaranta dopo la seconda guerra mondiale.
Si metteva il rossetto sulle labbra ma il padre di Nino, a quei tempi la considerava una donna di poco rispetto.
Nino dovette scegliere Maria o il canto, scelse il canto.

Sei diventato un gran tenore, dolcemente accompagnato da donna Gianna, bionda e tutta fiamma d'amore verso di te e la sua famiglia.
Si ti ama Nino, più della sua vita.
Ora, sei solo un vecchio leone appisolato nella tua tana in attesa di essere ricordato per gli allori riportati alla musica italiana.

Grazie di averti avuto come un dono nella nostra vita, ti stimiamo caro Nino Tomasello.
Pontinia li, 13/7/2007



Al d qua degli occchi - stralcio

...
Mi è tornato il mal di testa e questo mi fa pensare che non sono ancora in forma. Ora sarà bene che rientri e che riposi.

Tu m'aspetterai Sandra, so che m'aspetterai, anche dovessi dormire a lungo. Non me lo hai ancora detto ma suppongo che tu voglia rimanere con me qualche giorno.

Ed avevo ragione! Eccoti ancora qui, accanto a me. Ti vedo sorridere in modo nuovo e qualcosa nel tuo sguardo mi sfugge. Che ti succede Sandra? Perché sei elusiva quando ti chiedo di restare qui con me per qualche giorno? Farebbe bene anche a te sai, quest'aria pura ed io ho la certezza che, in tua compagnia recupererei più in fretta la salute.

Hai ordinato al cameriere la cena sulla terrazza e ne sono entusiasta. Guarda com'è blu il cielo in quest'ora e come sono rosse le dolomiti. L'archetto della luna con la sua stella accanto, già brilla nella breve volta chiusa dalle cime rossastre nella sera.

Farà freddo tra un po' e dobbiamo indossare la giacca a vento.

Sandra, ma dove sei? Sei sparita di nuovo. Mi sono distratta un momento a guardare il cielo e tu subito hai approfittato per andare chissà dove. Perché non te ne stai un poco qui tranquilla a parlare con me? In fondo è l'unica cosa che ti chiedo. Probabilmente ti annoi; è strano che ti annoi, non è mai accaduto che la conversazione cadesse fra noi. Abbiamo sempre parlato tanto insieme, ci siamo dette mille e mille cose; sappiamo tutto l'una dell'altra e tu sei parte di me, della mia vita. Credimi non saprei più vivere serenamente senza la tua amicizia.
Pronto, cameriere, dica alla signorina Sandra Moreni che l'attendo sulla terrazza, prima della cena. Grazie!
Come mai la cena è già stata servita e Sandra ancora non si vede? E perché poi ci sono tre coperti? Siamo solo in due...!

Oh, finalmente sta arrivando; ma non è sola. Giacomo! C'è Giacomo, Sandra è con Giacomo; è venuto a trovarmi! Ma quanto sono agitata, sono addirittura emozionata ed ho le guance in fiamme. Non me lo aspe

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   1 commenti     di: Verbena


Indian Summer

Era l'ultimo giorno di lavoro per Piero.
Per quarant'anni era stato il postino del quartiere; dall'indomani, al mattino, avrebbe potuto dormire più a lungo - non di molto, non era mai stato un pigro - e, finalmente, organizzarsi per fare qualche bel viaggetto:se solo avesse vinto quel problemino..
Era stato un postino diligente e cordiale; sempre di buon umore, qualsiasi tempo l'Onnipotente mandasse in terra, assai ben visto dagli abitanti del quartiere, molti dei quali erano gli stessi di quando lui era stato assunto, poco più che ventenne.
Praticamente erano invecchiati insieme.
La zona, lavorativamente parlando, era piuttosto impegnativa, per via di tutti quei palazzi senza ascensore in cui recapitare ogni mese quasi trecento raccomandate. Ma lui non se ne era mai voluto andare, neppure quando si era verificata la possibilità di sceglierne una più comoda o quando, di recente, addirittura, avrebbe potuto andare a stare al calduccio in un ufficio.
Non era da lui.
Tutto quello che desiderava, lo aveva già: distribuiva la corrispondenza scambiando due parole con tutti e, alla fine del giro, si fermava per un bianco al bar della piazzetta da cui cominciava il suo giro e dove, ad anello, finiva.
Quella mattina però sarebbe stata davvero una mattinata speciale.
Piero stringeva con la mano sinistra una busta il cui destinatario era l'inquilino del quarto piano del civico 38, interno 11: l'unico con cui non era riuscito a stabilire quella relazione amichevole che caratterizzava i suoi rapporti con il resto del vicinato.
E questa cosa a Piero era sempre dispiaciuta.
Un "Buongiorno", accompagnato da un vago cenno del capo, erano quanto il Signor Tinelli gli concedeva.
Un tipo schivo l'inquilino dell'interno 11, anche gentile a detta dei vicini, probabilmente un professore o un marittimo in pensione, le scuole di pensiero al proposito erano due, trasferito lì da un'altra città di sicuro, scapolo o vedovo non era lecito sapere, di certo nessu

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per te

forse è troppo tardi ormai, ma prima, non avevo il coraggio di ammettere a me stessa che tu non ci fossi più. non sono mai riuscita ad emergere del tutto dal dolore, ma oggi ho capito che andare avanti con questa storia è inutile. non puoi seppellire il passato, perché il passato è parte di te, e se io, in quel passato sono stata una persona importante, non puoi, oggi, fare finta di niente. mi fa male, e penso, che se hai un cuore anche tu, fa male anche a te. perdonami se sono stata codarda a non chiederti scusa prima, ma non c'è l'ho fatta! vorrei solo che capissi, che mi perdonassi, che mi accettassi di nuovo accanto a te! per te scrivo questa lettera, che forse non la leggerai mai, ma che se lo dovresti fare, ricordati che dietro queste parole, ci sono lacrime, ci sono scuse, ci sono delle maschere che ogni giorno ho dovuto mostrare, che ho dovuto nascondere le lacrime, la sofferenza, la mancanza, perché se ci credi o no, sono arrivata al punto di non farcela, al punto di lasciare tutto, ma ancora oggi, grazie alla mia forza di andare avanti in qualunque modo, sono ancora qui a implorati il perdono! ti prego, è l'ultima cosa che ti chiedo, prima che la nostra scia si perda per sempre, è per sempre non è una bella parola! voglio per almeno un millesimo di secondo, per un piccolissimo attimo, il tuo viso che mi rivolga un sorriso, che mi parli, che mi ascolti, solo per un momento! non voglio illudermi, non voglio sperare che tutto torni come prima, ma voglio solo che tu capisca che anche un cuore umano ha un certo limite, e che la mia vita non è così come sembra! scusami per non averlo fatto prima, ma non ho davvero avuto il coraggio di parlarti, perché avevo paura di perderti per sempre! la paura è che oggi tu non sei con me, che io oggi sono soltanto il vento che ti sfiora, quello che percepisci, ma che non vedi, quello che senti, ma che non vuoi sentire;sono solo aria, niente più!


ad una persona speciale che mi ha cambiato la vita, e ch

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