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Racconti amore

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La roccia dell'amore

La storia si apre con una passeggiata di un padre e di un figlio, in un parco. Era una bellissima giornata di giugno, e in quel parco c'era tanta gente. Lo sguardo del figlio andò su una roccia a forma di cuore. Il figlio chiese al padre perché quella roccia era a forma di cuore, e cosi precisa.
Il padre stette un po' a pensare, e subito iniziò a raccontare:

Molti anni fa, una coppia di fidanzati passeggiava in questo parco. Era l'alba di un ferragosto. I due dopo aver passeggiato a lungo si fermarono davanti ad una roccia per riposarsi. Il loro amore era cosi forte, cosi grande che temevano che un giorno si sarebbe spento. Non riuscivano nemmeno a immaginare cosa sarebbe successo se quell'incantesimo fosse svanito. Cosi i due decisero di giurare il loro amore su quella roccia che avevano davanti. Cosa è meglio di una roccia forte, robusta che non cambia mai le sue dimensioni? Si chiesero i due. Cosi i due si presero per mano, è l'altra mano che avevano libera la misero sulla roccia e fecero il loro giuramento. Un giuramento che non avrebbe mai fatto mutare il loro amore. Ora il loro amore, il loro pensiero vive qui, in questa roccia. Il loro amore ha trasformato una semplice roccia a forma di cuore.
Come allora, anche adesso, molti giovani vengono a pregare davanti a questo cuore, affinchè il loro amore non cambi mai, proprio come quei due fidanzati.

Dopo aver ascoltato questa storia, il bambino tornò a casa, e il suo pensiero era solo uno: Quando mi fidanzerò anche io andrò a pregare davanti a quella roccia.

   2 commenti     di: antonio iovino


Colpi di fulmini

“Che noia girare in elicottero”. Pensò Gloria mentre sorvolava la spiaggia di Sabaudia con il piccolo elicottero di suo fratello. “Guarda quello coi capelli Rasta vicino al catamarano, - continuò a pensare guardando in giù - quello si che deve fare una vita interessante, libera, semplice, priva di condizionamenti…”
- Dove vuoi atterrare? ?" Le chiese il fratello.
- Puoi scaricarmi vicino alla spiaggia? Mi faccio un bel bagno, poi me ne torno in Taxi.
Gloria, vestita con un perizoma, un pareo, un fermacapelli di tartaruga e degli zoccoli di legno, prese il suo zainetto, dove c’era una felpa, i soldi ed il telefonino, e si incamminò verso la spiaggia, con il progetto di fare amicizia con quel bel tipo Rasta. Dall’alto sembrava carino, ma avrebbe dovuto esaminare i particolari, tipo l’acne, l’igiene, il modo di parlare…chissà, forse era uno straniero, un sudamericano, un francese, magari, si, un bel francese. La sua migliore amica le aveva assicurato che i ragazzi francesi sono i migliori in assoluto, per quello che riguarda la personalità e lo spirito avventuroso, naturalmente, perché per il sesso, lì bisogna vedere caso per caso, non c’è nazionalità. Gloria marciava verso la sua destinazione sicura dell’imminente ennesimo successo: nessun maschio poteva resisterle.
Il ragazzo Rasta in realtà, non era straniero, era italianissimo e si chiamava Simone. Si era trasferito su quella spiaggia da un mese. Dormiva in tenda e durante il giorno noleggiava il suo piccolo catamarano. Gli affari andavano abbastanza bene, anche se quella era stata una giornata proprio da dimenticare perchè nonostante il tempo bellissimo, l’affluenza di bagnanti si era rivelata inferiore alle attese. Era stanco, frustrato, provato fisicamente per il gran caldo che non aveva dato tregua per tutto il giorno e per il sole che anche in quel momento, nonostante mancassero un paio d’ore al tramonto, continuava a bruciare la pelle senza pietà. Un po’ per la

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Dipinto

credo che una donna viva e non affacci al mondo senza un perché, e solo quando se lo sente, scopre, cerca, trova, si nasconde, si fa desiderare, e poi appare, incandescente, da lontano in un'immagine offuscata, da troppo vicino ti scotti e ti marchi, e non puoi notare tutte le sfumature; da vicino, invece ne scopri tutte le bellezze, tutti i cosiddetti fronzoli, che però rendono un'unica l'opera d'arte. Una opera d'arte.. già! è questo che la descrive. È come una galleria d'arte, ci si avvicina anche un po' titubanti, varchi la soglia che non sai dove sei, ed è un mondo che non vorresti smettere mai di ammirare. Ma chi se ne frega della cornice, ma se non ci fosse quella luce che esalta la tela, tutto resterebbe nel buio, o ben che vada illuminata solo dalla luce naturale, e questa troppe volte è poco duratura per convincersi. E invece quell'uomo che inventò la lampadina, mi da la possibilità, mi attira a guardare e osservare la tela impregnata di colori sovrapposti. abbagliato! Poi ne vuoi conoscere la storia, da dove viene, vuoi documentarti, vuoi sapere tutto. l'unica cosa che sai è l'autore. Vuoi ammirare e assaporare tutti i tratti di pennello, creati con decisione e anche con un po' di incertezza. Ciò che ti sposta dal disincanto, è solo il guardiano, che bastardo come un orologio svizzero pigia sul pulsante, e tutto diventa buio, cerchi una via d'uscita ma sei talmente affascinato e forse debole nell'incantarti, perché hai impresso nella mente tutto quanto nell'alchimia sei riuscito a cogliere, pur sapendo che ancora molto è nascosto dal pittore, un pittore che ti entusiasma della sua opera, ti intriga nella sua bellezza, per farti giungere quasi al suo pari. L'opera è sua, ma non nasconde il volere di vederti stregato da quello che le sue mani hanno creato. E ti marchi poco a poco e già fa parte di te. Non aspetti altro che il mercenario ripigi quel maledetto pulsante per lasciarti trasportare un'altra volta, di nuovo, come nu

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L'incontro

Voglio raccontare una mia storia anche se so che a nessuno potra' interessare ma sento dentro di me che devo farlo.
Un giorno di maggio per errore ti ho incontrata e pronunciandoti la parola più brutta al mondo ti ho conosciuta, abbiamo parlato per molto tempo quella sera e da subito ho capito che avevamo molte affinita' anzi a momenti sembravamo la stessa persona e capii subito che saresti stata Speciale.
La mente mi porta a ricordare le belle frasi che ci scrivevamo e mentre le commentavamo, ascoltavamo musica io la classica e tu jazz e blues e in silenzio sognavamo di nascusto, l'uno dall'altro. Poi mentre passano i giorni le nostre affinita' si trasformano in emozioni. Ricordo il primo messaggio che ho ricevuto da te, la prima foto, tu in bici sotto la pioggia con il cappello che ti copriva il tuo bel viso e ancor di più non mi lasciava vedere la bellezza dei tuoi bei occhi verdi e poi da li un susseguirsi di sms 70 80 anche 100 al giorno sembravamo due ragazzini, in alcuni di questi sms scambiati non scrivevamo nulla era troppa la foga di vedere spuntare quella bustina sul cellulare ma non importava era un modo per stare vicini e per setire il calore dell'emozione. Poi arriva Giugno e tu parti per le tue vacanze, una settimana di malinconia per me, una settimana che non passava mai i giorni duravano 48 ore tutto era raddoppiato in quella settimana l'attesa del giorno seguente era come durante gli esami di stato, tu stai fuori dall'aula, è il tuo turno e dentro c'è il tuo compagno di classe che è interrogato e non esce mai fuori, minuti interminabili, è cosi' che aspettavo giorno dopo il tuo ritorno.
Finalmente eccoti, sei tornata, più bella che mai, il mio cuore fermo da un una settimana comincia a pulsare di nuovo, il fiore appassito che ero torna a splendere di nuovo.
La favola continua... i nostri cuori battono due colpi per volta, il nostro rapporto va nella direzione che ingenuamente vogliamo e non ci accorgiamo di quanto male c

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   6 commenti     di: Fabrizio berti


Chiunque io sia stato, chiunque io sarò

“Senti e se facessimo finta che non sia successo niente, eh?”
Mi guarda pensierosa. Non sa che dire. Cazzo. Dì qualcosa.
“Non mi sembra giusto. Perchè dovrei fingere?”. Mi guarda. Intensamente.
Distologo per un attimo lo sguardo, poi, guardandola negli occhi "Perchè la realtà è un’altra" esclamo. "E sappiamo entrambi quale sia" mi verrebbe da dire.
L’abbiamo avuta davanti a noi fino a dieci minuti fa, quando il tempo sembrava scorrere su uno spazio ben delineato, un lungo rettilineo in fondo al quale c’è una casa. Siamo stati distratti, dal paesaggio, dalle curve morbide che una stradina, più stretta e dal fondo sconnesso, ci ha proposto. All’ombra di alti alberi che coprivano il cielo, abbiamo percorso un sentiero diverso. Relativamente nuovo.
E adesso? Sospira. Con un’aria preoccupata che la rende ancor più bella.
Guarda a terra. Non so che dire.
Ritornano le immagini del sentiero. All’inizio c’era una leggera salita. È diventata via via più ripida, come se la strada ci volesse sfidare. In realtà ci stava offrendo l’opportunità di cambiare ritmo, dopo giorni mesi anni a solcare la solita pianura. Ad un certo punto il suolo riemergeva sovrano, lo sterrato amplificava ogni passo. Un sottofondo insolito, fatto anche di foglie sfregate, rami spezzati che urlano se calpestati, sassi timidi. Mi perdo tra quei colori che ci hanno accompagnato fin qua.
Quando ritorno al presente mi sta sondando, con dolcezza, cerca una risposta. Io la cerco dentro di me. Forse la trovo, ma mi pare strana. È una risposta, ma non è la migliore. Proseguo ma il mio sguardo si immerge di nuovo nell’aria del bosco, degli arbusti che pian piano si diradano, facendo filtrare un sole caldo che però non scalda. Sembro non sentire più niente. I miei sensi, da cinque son diventati quattro, poi tre, due uno... l’ultimo è l’olfatto, il quale percepisce sapori dimenticati, gusta l’inconsistenza di ciò che mi circonda e di come essa renda

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   1 commenti     di: Matteo Zanetti


Mai più

Non so che ci faccio a questa festa.
Non è la mia festa, e nemmeno quella di una persona a cui appartengo in qualche modo. È solo finzione. È solo il mio modo di reggere il gioco. Ma sto male e non posso parlarne con nessuno, neppure mostrarlo. Se solo non fosse accaduto nulla...
"Va tutto bene?" mi chiede una voce improvvisa.
Guardo quella donna e penso che anche con gli anni è bella. Penso che suo figlio ha qualcosa di lei. Penso che però ha il sorriso del padre e che mi fa girare la testa ricordarlo.
Ma tanto è tardi...
"Sì" mento, "ho solo bisogno di un po' d'aria.. fa troppo caldo qui.." non è vero, io sento solo freddo, sento solo il gelo dentro, ma è la prima bugia che mi è venuta in mente.
Mi alzo di scatto. "esco un attimo", dico d'un tratto e non le do il tempo di rispondere, di chiedere, di farmi domande... non le do il tempo di capire la mia vita perchè non la capisco nemmeno io adesso.
Esco dalla sala affollata e mi ritrovo in un giardino immenso, è davvero un bel posto per festeggiare, ma io non sono in vena di festeggiamenti.. non sono in vena di nulla.
Poco distante da me vedo lui che parla con un gruppo di amici, altri invitati.. avverto un groppo in gola e capisco che non dovrei affatto essere qui.. ormai.. ormai è finito tutto..
Come se sentisse i miei occhi su di sè si gira e mi guarda.. Dio, quanto odio quello sguardo così.. anche quando non stavamo ancora insieme mi fissava in quel modo, e io morivo, perchè avrei venduto l'anima perchè lui continuasse a guardarmi come se non ci fosse nessun altro attorno, come se esistessi solo io.. io e lui.. ma è stato troppo tempo fa.. eppure.. eppure lui lo fa ancora.. mi fissa ancora come se mi amasse.. che bugia.. che enorme presa in giro.. nel pensarlo lo guardo amareggiata e decido di allontanarmi da lui.. trovo una serie di tavolini su una balconata, qui ci fanno le feste d'estate ed è meraviglioso, con piante e fiori ovunque.. mi siedo nell'angolo più nasco

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   3 commenti     di: Sonia


No al casalinghismo univoco!

Scusa cara,
ti vedo strana,
straniera e stranita.

Ma sei in MENO pausa?
Si caro, che mi consigli?
Fanne di PIU' (di pausa).

Bene, caro, comincia pure con:
panni, pavimenti, vetri
e cuoci un buon pranzo!

   2 commenti     di: Raffaele Arena



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