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Racconti amore

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Gaia

Stasera ho visto la mia regina: Gaia. Bel nome Gaia. Poi s'avvicina molto alla sua personalità, per così dire... molto gaia! Mi fa impazzire. Mi dirigo al capolinea del 14, la vedo in lontananza con la sua maglietta bianca che le ingradisce ancor di più il seno: il suo seno è bellissimo, per dio. Attraverso e vado subito da lei. La guardo, la bacio e iniziamo subito a parlare. Inizialmente mi rimprovera, quasi come una mamma, una bella mamma porca: mi dice che mi sono vestito troppo leggero e che me ne dovrei tornare a casa a studiare. La tranquillizzo. Le dico - Studiamo insieme, forse in un parco, forse a Rinascita - una fottuta libreria - forse su una panchina -. Ci guardamo negli occhi e confessiamo l'un l'altro che non abbiamo mangiato stasera. Nel frattempo, però, le dico di metterci da qualche parte, dieci minuti, giusto per parlare un po'. Scherziamo, giochiamo e le confido anche che non so raccontare le barzellette. - Me ne sono accorta - mi dice. Ed io rido. Andiamo verso casa mia saltando sulle ombre dei lampioni come stupidi idioti e poi attraversiamo la strada. Scavalco e per dieci minuti buoni non mi vede più: sono salito a casa a prendere un cappotto più pesante, la borsa con il libro di letteratura e ho addirittura aiutato un vecchio a portare dei cassetti a casa. Torno da lei e con gioia camminiamo verso il parco del Forte... - ci prendiamo una pizza?- Prendiamo una pizza tonda, e mentre aspettiamo tiro fuori il manuale di letteratura e le spiego i primi cinquanta versi dei sepolcri: ne rimane estasiata. Mi guarda e mi dice che sembro un personaggio dei fumetti, perchè sono coloratissimo. Un caso che io sia coloratissimo, di solito vesto in nero. Entra a prendere la pizza e nel frattempo fisso un tale che mi fissa: si volta. Dopo un tot di tempo lei sbuca dalla porta e porta in mano un cartone caldo sporco di farina. Per farla ridere prendo un po' di quella polvere bianca e me la sniffo: ride. Quando ride sono felice, come vorrei farla

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   0 commenti     di: Mimmo Rossi


La scelta di una ragazza delusa

Neve contro vento, leggera, acquosa ma inutile. Inutile sperare di poter ritornare a quelle sere che avrebbero potuto cambiare i suoi giorni, le speranze e i desideri. Stupido solo pensare che lui avrebbe cambiato idea... Anna lo sapeva bene e, aggiustandosi le cuffie sulle orecchie tra i capelli scompigliati dal freddo, aveva scelto ancora sul proprio cellulare una delle sue canzoni preferite, da riascoltare con la solita nostalgia." Vivo per lei e non ho più battiti regolari al cuore,...". Stava tornando in autobus a casa dal lavoro, l'ultimo giorno dell'anno, un 2010 passato in un lampo tanto che a lei sembrava quasi di non averlo vissuto veramente, ma di averlo solo sognato, un lungo monotono incubo. L'autista, un fulvo giovanotto di trentanni che abitualmente l'accompagnava a casa in quella fascia oraria aveva sintonizzato l'ascolto generale sul GR24, sulle notizie economiche, sulla crisi occupazionale giovanile e sull'emergenza rifiuti a Napoli. I soliti problemi ormai da anni. Solo che lei di sentire che mezza Italia era nei casini proprio non ne poteva più, era satura di tutti i nervosismi che si beccava in ufficio, non le piaceva la sua professione e sperava in una grazia dal cielo, in una opportunità di andarsene via di li, magari all'estero. Oltre tutto era pure una single trentenne arrabbiata e per gli ideali che aveva, questa situazione di stallo durava davvero da troppo tempo, un'intera vita spesa in cerca di un ispirazione e di un mito a cui dare una forma materiale. Mancava ancora una quindicina di minuti per arrivare alla sua fermata. Si abbassò quindi la visiera del proprio berretto onde evitare di guardare la strada davanti a se, chiuse gli occhi: per lei ora c'era solo un estatico momento di calma. La musica scorreva fluida con piccoli brividi lungo le spalle. Poi una voce metallica avvertiva: "Prossima fermata: Azzano Decimo, Piazza..." L'autobus si fermò, anzi brutalmente inchiodò ed emise un suono cacofonico procurando alla

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Quell' indimenticabile tramonto

Ricordo spesso quei momenti. Le lunghe passeggiate sul bagnasciuga, lei che mi stringeva forte la mano, come se la mia presenza accanto la rassicurasse, la proteggesse in qualche modo.
Ricordo che era un’estate torrida, i pochi momenti di frescura riguardavano soltanto i pomeriggi inoltrati. La spiaggia a quell’ora era meno gremita, la gente che solitamente affollava le mattinate se ne era andata, e persino la presenza dei bambini era diminuita.
Probabilmente i momenti migliori da trascorrere con maggior intimità con una persona cara al proprio fianco.
Ricordo le nostre chiacchierate, quando spesso lei accennava ad un litigio, causa l’incompatibilità di alcuni discorsi che facevamo. Ma questo succedeva di rado. In realtà io e Francesca eravamo due persone in perfetta sintonia. È bello chiacchierare con chi ti comprende, è stimolante: e su questo Francesca mostrava una sensibilità non indifferente, ma anche una forza d’animo eccezionale che compensava la sua apparente fragilità.
Oddio, come uno sciocco ne sto parlando al passato. È una cosa inconscia, non me ne accorgo neanche.
Ma dopo quello che ho visto ieri, è istintivo che io non ne parli in forma presente, che accumuli quei ricordi come se fossero legati ad un tempo così immensamente lontano, remoto.
Ieri mattina mi trovavo nei pressi dell’ufficio di Giovanni, il mio editore, a cui una settimana fa avevo consegnato il mio ultimo manoscritto: volevo sapere un suo commento al riguardo, così eravamo rimasti d’accordo. Il suo ufficio sta ad un palazzo al centro nei dintorni del Colosseo. Stavo quasi per citofonare quando d’ un tratto ho udito le grida assodanti di un gruppo di persone riunite all’ingresso di una Chiesa. Incuriosito mi sono avvicinato e ho notato alcuni ragazzi della mia età pressappoco che impugnavano grumoli di riso: gli sposi si preparavano ad uscire, ed infatti eccoli sorridenti e felici, immortalati da più di un flash, raggianti e fotogenici.
Lui mai vis

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Mente e corpo

Per conoscere l'amore, le donne, la loro psicologia, vita sessuale e vita affettiva, bisogna rivolgersi allo psicologo oppure agli scapoli. L'uomo sposato conosce poco le donne. Ubriacato dalla propria moglie, egli prova nausea e non desidera più approfondire l'argomento.
Oggi sono stato a un mercato dell'antiquariato dove c'erano molte donne e ho esaminato il rapporto fra la loro psiche (mente) e il corpo. Ho osservato che non si può avere tutto da un'unica donna; una psiche dotata non appartiene mai a un corpo formoso.
Alcune donne posseggono una psiche interessante, preziosa, complessa come un grande giardino, ma non hanno un bel corpo. Altre donne posseggono una psiche povera, insignificante ma un corpo splendido e meraviglioso.
La Natura toglie da una metà per dare all'altra metà.
Troppo psichismo nuoce al fisico. Guardiamo i poeti: esseri cerebrali, profondamente intellettuali, sensibili, nevrotici; essi hanno un fisico gracile, debole, malaticcio. Invece gli uomini con il corpo atletico sono degli stupidi. Non esistono poeti-atleti, filosofi-atleti. Non si può avere tutto; la Natura dà una mente dotata a svantaggio del corpo o viceversa.
Brigitte è una donna cerebrale, ipersensibile. Si interessa di pittura, musica, letteratura, poesia e filosofie orientali. Conosce lo Yoga, il Tao, ha praticato la psicanalisi. È una donna con la quale provo un grande piacere a parlare. Brigitte è magra, spinosa, nervosa. Il suo corpo è fatto di nervi, il seno è piccolissimo, le cosce sono strette e sottili.
Al suo opposto c'è l'altra mia amica Giorgia; è una donna semplice, senza interessi, forse un pochino stupida, ma ha un corpo favoloso, un corpo che ogni uomo sogna di portare a letto. Seno abbondante e sollevato, culo morbido, sporgente. Quando si muove le sue cosce tremano e vibrano sotto la gonna attillata, attirando le carezze maschili.
Probabilmente la donna con un corpo misero compensa questa sua deficienza arricchendo la sua psiche. Co

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   3 commenti     di: sergio bissoli


Due gocce d'acqua

GOCCE D'ACQUA

Mi ero appena seduta sulla panchina ad aspettare l'autobus. Lì per lì non l'avevo riconosciuto, mi era parso solo un ragazzo come tanti che aspettava il mezzo, con la musica a palla che rimbombava dalle maxi cuffie. Fu quando decise di rollarsi una sigaretta che un semplice gesto catturò la mia attenzione, quel modo particolare di piegare l'indice sul pollice mentre il medio faceva una specie di mezzo giretto nell'aria. Un gesto inconfondibile, che avevo visto fare milioni di volte.
Anche lui sembrò riconoscermi in quel momento. Con la mano libera abbassò le cuffie e inclinò la testa, come se avesse voluto mettermi a fuoco meglio.
"Tu sei Sonia.", disse, trascinandosi dietro le esse.
"E tu sei Mauro."
Certo che non avrei potuto riconoscerlo subito. L'ultima volta che l'avevo visto era appena sedicenne, dinoccolato, imberbe e alle prese con i postumi dell'acne che non sembrava aver voglia di sloggiare dalla sua faccia. Dopo cinque anni il suo viso era definito, le linee marcate. Le spalle erano robuste e dal corpo solido trasudava un senso di sicurezza, di compiutezza.
Con disinvoltura diede una leccata alla sigarettina appena rollata e mi chiese se ne volevo una. Mi colse alla sprovvista, ma risposi di sì. Non era mia abitudine. Quando si incontra una persona dopo tanto tempo si comincia a conversare, si raccontano gli anni passati, si colmano le distanze. Ma Mauro non sembrava essersi accorto di quel tempo trascorso. Prese tabacco e cartine da uno zaino di tela militare sdrucita e ricominciò l'operazione senza dire una parola. Le sue dita si muovevano agili, di nuovo indice sul pollice e giretto del medio. Punta della lingua sulla colla. Pronta. Era così che le avevo viste fare a Ivan per i tre anni in cui ero stata la sua ragazza.
Mauro mi passò la sigaretta e l'accese. Poi accese la sua e buttò un soffio di fumo girandosi dall'altra parte. Notai che i capelli gli scendevano quasi fin sulle spalle, come era solito portarli Ivan

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   1 commenti     di: Sibilla Vane


Le parole

Quanto sono potenti le parole?
Di sicuro non possono spaccare una pietra o fermare l'impeto di un fiume. Di sicuro non possono resistere ad una tempesta, né tanto meno domare una mandria di tori.
Ma se queste parole saranno in grado di raggiungerti allora vuol dire che sono potenti abbastanza.
E se queste parole saranno in grado di esprimerti quello che provo allora significa che sono potenti come nessun'altra cosa, perché a nessun'altra cosa è paragonabile quello che sto provando.
Se queste parole riusciranno a parlare al posto mio, ti colpiranno dritto al cuore, e ti toglieranno il fiato, e ti lasceranno sospesa tra il piacere e il turbamento in un'estasi troppo intensa per non lasciare storditi. Questo faranno le mie parole, perché questo è quello provo.
E se queste parole riusciranno a parlarti, anche solo per un decimo di quello che sento, se queste parole ti arriveranno, non avranno bisogno di spaccare pietre o di fermare un fiume. Non dovranno resistere ad una tempesta, né tanto meno domare una mandria di tori. Perché se queste parole ti arriveranno, vuol dire che sono arrivate al cuore del mondo, e quando si arriva al centro del mondo non hai bisogno di arrivare da nessun'altra parte.
Questo devono fare le mie parole, e spero siano potenti abbastanza.

   1 commenti     di: Moment


Storiella sanremese 2013

Il "Dr. Jekyll and Mr. Hide", acerrimo suo paziente, liberatisi, l'un dell'altro "Senza ritegno" alcuno, tentano la strada de "La felicità" pur di non dover restare "Dannati forever".
- Il dottor tenta, per "La prima volta (Che sono morto)" - dice lui - da l'insidia malefica del diavolo terreno, "L'esperienza dell'amore" asserendo: "Sai (Ci basta un sogno)" per sprigionar "Scintille" da la pietra focaia del sentimento.
- "Niente" è per lui più amaro de "La canzone mononota" del vivere solingo.
- "L'essenziale" è non rimanere a "Bocca chiusa".
"Come l'acqua dentro il mare", elegante come non mai, "Bellissimo", ferma il suo passo "Sotto casa" d'una graziosa zitella.
Nel vederla, gli si fa incontro esprimendo la sua stima: "Il bisogno di te" è tanto indispensabile, "Vorrei" portarti stasera in un night pur di restare insieme.
- Lei: "Non so ballare" e poi "Mamma non lo sa" ancora del tuo corteggiar. Scusami ho faccende da sbrigare.
Cercando di lusingarla di sole parole, le dice: "Il futuro che sarà"... solo viole germogliar vedrai. "Mi manchi". Sarai una regina libera da "I tuoi maledettissimi impegni". E non dirmi "E se poi"...
Questa, seccata, lo pianta come "Onda che vai" a...
L'indignato Dr. Jekyll allora, lanciata ne l'aria la monetina del pari o "Dispari", del vinto o del vincitore, pur di scoprire lo suo destino sostiene tra sé:
- "Quando non parlo" è meglio. "È colpa mia" se...
- Eh "Se si potesse non morire", forse ne riparlerei...




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