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Racconti amore

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Sempre tu

Ma quanto sei dolce! Come fai ad essere sempre così dolce? Come fai a trasmettermi così tanta serenità ed energia vitale? E forse nemmeno te ne rendi conto! Sembri spegnermi certi giorni, molte volte invece sei per me un angelo pieno di luce, m’inondi d'amore attraverso i tuoi grandi occhi!
Qualcuno intorno a noi sembra captare, quasi vedere, un feeling invisibile, una strana forza, una sottile energia... tu emani tutto questo ed io di riflesso immagazzino tutta la straordinaria forza di questa dolce e amorevole cura, diventa solo mia!
Nessuno comprende, il tutto si svolge senza parole, senza sesso, invisibilmente e in un surreale silenzio. È un gioco sublime, serio ma leggero, fatto di sguardi furtivi, di delicate carezze, di pelli sfiorate, di sospiri, di sorrisi. Un legame invisibile, forte ed eterno, senza esitazioni spirituali, vissuto dove nessun occhio indiscreto potrà mai arrivare.

Tutto sfuma nel mio allontanarmi, per poi nuovamente rinascere al mio ritorno... un morire e un nascere, un ciclo perfetto, un cerchio in continua rotazione, una dolcissima follia senza fine! La perdizione dell'amore, puro, generoso, libero, capace di abbracciare tutto il mondo, tutto il cosmo!
Nessuno sa, solo avvertono una sensazione che rimane impalpabile, sconosciuta, incompresa e poi sfuggente, non memorizzabile. Sono ignari del continuo miracolo che si manifesta puntualmente davanti ai loro occhi, con precisi intervalli.
Dio esiste, tu sei il dono che ha voluto darmi, non sei mia carnalmente e nemmeno vicina per molte lunghissime ore, eppure tu, meravigliosa donna, mi guidi in ogni istante, siamo una sola anima unita per sempre. Non è un vero e proprio amore, è di più, è un legame speciale, vive e s'incontra in un'altra dimensione, esiste solo per noi! È un eterno segreto che nemmeno il dolore potrà mai avere la forza di svelare!



L'appuntamento

Quando fui sull'uscio sconnesso della bicocca ebbi una stretta al cuore. Come accade ogni volta che ci si reca ad un appuntamento decisivo, d'amore o di morte." Frank Graegorius

Ho un appuntamento con una ragazza bella e misteriosa.
Questo appuntamento mi fa un po' paura. È il mio primo appuntamento d'amore.
In questa sera fosca di aprile, andrò a casa di Lola, per la prima volta. Sembrava così facile, invece no. Mi è venuta la diarrea; l'ora stabilita (le 8 e mezza) non arriva mai, e i minuti sono ore.
La strada da percorrere per arrivare a casa sua è breve, fiancheggiata da platani e bagnata con pozzanghere; ma è così intensa di sensazioni ed emozioni che quando vi giungo sono schiantato dalla fatica.
Suono il campanello. Un lanternino giallo si accende nel buio. Lola appare bellissima dall'alto della scala:
"Vieni, entra."
"No. È tardi. Andiamo al cinema."
"Prima entra che ti presento i miei. Faremo prestissimo."
Con riluttanza salgo i gradini che portano al terrazzino. Preceduto da Lola entro in una saletta buia. Poi un salotto illuminato dove stanno i genitori della ragazza.
La mamma è una signora fine, bionda, con gli occhiali. Le do la mano e Lola mi presenta, dice il mio nome. Poi stringo la mano al padre, un signore serio e formoso. Breve presentazione: il mio nome, dove abito, il nome della mia famiglia.
Poi io e Lola usciamo. Ci segue una raccomandazione della madre:
"Non fare troppo tardi "
Esco all'aperto. Finalmente solo con la ragazza. Solo, ma incatenato alla sua famiglia, alle convenzioni del paese, agli obblighi imposti dalla Società.
Cammino nella notte, a braccetto con Lola. Sono come trasognato, istupidito. La mia anima è intasata per le troppe emozioni.
Sento il contatto del golfino di lana morbida che indossa la ragazza. Sento il suo profumo. Sento il suo chiacchierio, senza capire quello che dice. Annuisco, acconsento e sorrido come un automa. È già lei, la femmina, che guida sulla strada del matrimonio.

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   2 commenti     di: sergio bissoli


Le mie scuse

è ora di chiedere scusa, è ora di prendersi le proprie responsabilità. Le prime scuse vanno ai miei amici che, come se ne sono accorti ormai tutti, ho trascurato per lei. Vi spiego il motivo, io non ho mai creduto nell'amicizia, o almeno non eccessivamente, per me essere amici è fare delle stronzate insieme, divertirsi ogni tanto insieme, aiutarsi a vicenda, questo si, ma non credo che due amici debbano passare intere giornate insieme. Io ed i miei amici, in particolare due, che sarebbero in teoria i miei migliori amici, passiamo cinque ore al giorno insieme, parlo della scuola, parliamo, ci divertiamo, ci confidiamo (io un po' meno) e mi fa piacere star con loro, ma dopo cinque ore passate con loro preferisco dedicare il tempo rimanente ad altre cose. Non capisco come fanno la maggior parte delle persone a trascorrere 8-9 al giorno con i propri amici, li usano per colmare il vuoto lasciato dall'amore, mi dice lei, io sinceramente non li capisco. L'amicizia è un sentimento mal strutturato, dove si litiga anche, ed è questa la cosa incredibile, l'amicizia in teoria dovrebbe essere un sentimento dove non ci dovrebbero essere disguidi, incomprensioni, ove si pensa soltanto al divertirsi, eppure si litiga, proprio come nell'amore, la differenza è che in amore gioca un ruolo importante la gelosia e l'attrazione, nell'amicizia no, o almeno non dovrebbe.
Questo sentimento è ormai sopravvalutato, anche la persona più legata ad un amico può trovarsi in una situazione di stasi mentale dove sente che gli manca qualcosa, qualcuno che la capisce, qualcuno che la considera il migliore, qualcuno che sia sempre lì quando ne ha bisogno, qualcuno che gli dia qualcosa che il suo amico non sia in grado di dare, e proprio lì entra in gioco la voglia di innamorarsi, per colmare quel vuoto. Beh, non è mai stato il mio caso, per questo non mi pento della decisione di rinunciare a tutto questo per lei. Altre scuse vanno invece all'umanità in generale, causa la mia esi

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Discordie

Ogni sabato all'ora di pranzo vedo passare una signorina graziosa che ho conosciuto a Boschi, tre anni fa.
Durante le vacanze d'estate lei andava alla fattoria di suo zio. Io stavo là, poiché davo una mano al mio amico fattore e vedevo questa ragazza tutti i pomeriggi, seduta sulla panca di pietra vicino all'ingresso, con un libro in mano. Se mi capitava di passarle vicino la salutavo. Poi un giorno lei non è più venuta alla fattoria. Da allora sono passati anni e il fattore è addolorato perché non vede più sua nipote; però mi ha raccomandato di non dirglielo.
Oggi vado incontro alla ragazza e mi faccio riconoscere:
"Buongiorno signorina, sono lo scrittore. Si ricorda di me? Lei veniva a studiare a casa di suo zio in estate, tre anni fa."
Non mi ha dimenticato, perciò restiamo a parlare. È un po' cambiata; quando l'ho conosciuta era magra, quasi filiforme. Adesso è un po' ingrassata e porta gli occhiali; ma ha ancora i capelli lunghi e neri e lo stesso modo di sorridere.
Dopo le solite frasi convenzionali ma obbligatorie con persone che non si vedono da molto tempo, arrivo a quello che intendevo dire:
"Signorina Laura, va ancora qualche volta a trovare suo zio?"
"No. Non più. Adesso faccio la segretaria e ho poco tempo."
Questo lo sapevo già. Sapevo anche che il padre della ragazza ha litigato con suo fratello (lo zio di lei) per motivi di interesse. Il padre di Laura ha colpito col manico della zappa la testa del fratello, ferendolo leggermente. L'anno dopo il padre di Laura è morto senza riappacificarsi col fratello. Così raccontava la gente in paese.
"Signorina, non pensa che sarebbe ora di andare a trovare suo zio, per vedere come sta? Lui è vecchio, è solo e gli farebbe immenso piacere vedere qualche volta questa sua nipote così bella."
Lei sorride, fa una pausa e, un po' imbarazzata, mi confida a bassa voce:
"No. non posso. Dopo che Dopo di allora la mamma mi ha proibito di andare là, così io non sono più andata."
Sapevo an

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   0 commenti     di: sergio bissoli


Festa per anziani

Come l'anno scorso arrivo alla festa per anziani a Morubio, mi siedo in disparte e resto ad ascoltare la musica.
Una vecchia balla da sola col bicchiere in mano. Un'altra sta semisdraiata ed apre e chiude la bocca in continuazione. Un grassone ha un tremito al braccio e lo sguardo vuoto. Ma la maggior parte dei vecchietti e delle vecchiette ballano, bevono, ridono e si divertono.
Che effetto fa vedere la vita dall'altro lato? Quando le illusioni della vita sono tutte crollate, che cosa resta? Quando la bellezza è fuggita, la giovinezza è lontana, l'amore è finito. Forse rimane l'eco di questi tesori, rimane il ricordo e il desiderio di riviverli. O forse no. Forse i vecchi amano la pace che hanno raggiunto, disturbata solo dai problemi di salute.
Passa una vecchia col cappellino di paglia e lo scialle e mi dice:
"Buona sera. Si sta divertendo?"
Mi affretto a rispondere "sì", ma presto, prima che lei intraveda tutto il terrore della mia anima davanti alla condizione della vecchiaia.
La musica prosegue, i vecchi chiacchierano prigionieri nel loro mondo chiuso; i parenti conversano nel loro mondo e i nipotini giocano. Tre mondi separati; solo gli anziani possono vederli tutti e tre, perché li hanno abitati. Adesso li aspetta l'ultimo stadio, quello della morte. Molti vecchi lo immaginano come uno stato di incoscienza, come prima della nascita. Altri credono alle illusioni. Altri non pensano mai alla morte.
In momenti come questi io penso alla mia vita passata, mi rallegro per i momenti felici e mi rattristo per le sofferenze, gli errori, le occasioni perdute. Sono diventato uno scrittore. Un ragazzo un po' speciale è diventato un uomo un po' speciale. Diventerò un vecchietto altrettanto speciale? Ho tanta paura di non riuscire ad arrivarci.
I vecchietti cantano, l'uomo paralizzato alle gambe suona con l'armonica canzoni di 50 anni fa. Tutto è gioioso, ma è una gioia incrinata, una gioia voluta, una gioia artificiale. Dietro a questa breve gioi

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   1 commenti     di: sergio bissoli


Stai zitto e baciami!

<< Aspettami, aspettami! Non te ne andare!>>
Tic tac tic tac... gli stivali di Nancy, sporchi di fango, correvano all'impazzata dietro al suo sogno che stava svanendo nella pioggia...
Come poteva averla lasciata li da sola? Lei non lo aveva deluso... era stato solo un incidente... si, tutto si sarebbe risolto soltanto con una piccola operazione...
<< Drake, fermati, avevi detto di amarmi... metterò tutto a posto... non abbandonarmi!>>
Ma il suo sguardo ormai era diventato di ghiaccio e il suo viso era ricoperto dalle tenebre...
Ecco, all improvviso si volta, i capelli di mogano al vento e un ghigno beffardo sul viso...
<< Spero che tu riesca a trovare una soluzione o non mi vedrai mai più, lo sai che ti amo ma io non voglio responsabilità e lo sai bene...>>
<<Io.. ho paura... ho bisogno di te... dici di amarmi ma come puoi essere così freddo?>> disse lei, mentre le sgorgavano copiose lacrime d'alabastro sul viso...
Ecco... riesce a raggiungerlo... fa freddo...
<< Fidati di me... sistemerò tutto... e di quest'incubo non rimarrà che un ricordo>>
Solitudine... amarezza... speranza...
Lui l'abbraccia, la guarda negli occhi:
<< Si, vedrai è la scelta migliore... inoltre lo sai che...>>
<<Shtt,,, stai zitto e baciami>>
Lacrime, amore e incertezza... Nancy potrà davvero fermare la nuova vita che sta crescendo nel suo grembo?

   4 commenti     di: chiara gondoni


Ippolito e Gabriele

Dalla pioggia raggiunse finalmente nella piazza in cui era la chiesa.
Correva. S’infilò sotto il porticato e guardò fuori. La pioggia era fitta e grigia e Basilea sembrava deserta.
Intorno non c'era un movimento.
Entrò, allora, veloce e intirizzito. Lo prese per quell'oscurità profonda dell'ingresso. Corse all'altare maggiore e i passi risuonavano sul pavimento di cotto.
Solo il centro dell'altare, un vaso di coccio slanciato pieno di girasoli, era illuminato pallidamente sulla tavola sobria dalla tovaglia bianca, ricamata lungo gli orli.
Rimase incantato, nella penombra.
Veniva lontano, un suono d'organo: l'organo immenso della cattedrale taceva. Forse, in sagrestia... Era una solitudine abbagliante, infinita.
Lateralmente si alzava un pulpito di terracotta scura, così finemente lavorato e leggero da sembrare scolpito nel legno. Una scala a chiocciola si arrampicava nel buio e in alto sbocciava il leggio, come un fiore bruno.
Condusse lo sguardo verso il pavimento e seguì i propri passi sulle mattonelle consumate, fino ai sarcofagi dentro le arcate, come nicchie aperte alle navate.
Giacevano giovani donne di pietra rosata ed enormi cavalieri levigati mollemente, nei tratti fatti quasi femminei. Sulle labbra, su tutte le labbra, alitava un sorriso.
Sorrise e accompagnò con le dita i contorni di un viso gelato e liscio, come di giovane creatura spirata.
E lo prendevano, confondendogli il motivo della sua visita, le iscrizioni gotiche in latino, presso le tombe, sotto le vetrate trasparenti arancio, giallo cupo e smorzati marroni.
Sedette, ai piedi di una madre di appena sedici anni che stringeva tra le sottili braccia di pietra un bambino perdutamente addormentato, con gli occhi al soffitto altissimo a travi secolari e stretto nella povera morsa dell'umidità.
Attese.
Per un istante poi lo spazio si riempì del canto sordo della pioggia sulla piazza, poi il brivido del portone massiccio accompagnò un nuovo silenzio.
Laggiù, il passo

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