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Racconti amore

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LA PAROLE... NEL CASTELLO

Un paesaggio armonioso incorniciato da uno splendido giardino, dove aiuole fiorite si accostano a giovani pini nani, resta ad osservare il castello che spicca dall'alto della collina con tutta la maestosità e l'eleganza che può sfoggiare. La luna che splende nel cielo cosparso di stelle gioca con la luce tra sinuosi vialetti, tra le fontane che appartengono al tempo passato, e il ciottolato delle scalette più ardite, che giungono con meravigliosa perfezione geometrica alla magica atmosfera castellana. Passeggiando lungo il sentiero vicino al salice piangente, riaffiorano le nostre emozioni. Tu mi guardi... e sussurri... ecco la panchina accanto al tiglio profumato che conobbe sorrisi esuberanti di dolcezza, con la mia mano che accarezzava i tuoi capelli biondi ondulati da un vento di primavera. Rammento anch'io la camminata di quel dì, fino al castello, avverto or ora la presenza del tuo gesto premuroso nel sorreggermi mentre salivo sulla ripida scaletta. Rivivo il tuo sogno che con ardore manifestavi, e col quale credevi in un mondo migliore, perchè erano le persone che volevi salvare, e io aspiravo di poter raccontare e scrivere pagine di vita e di nobili sentimenti. Nulla si ode in questo istante. Potrebbe esibirsi il temporale più audace con tuoni e fulmini prepotenti, potrebbe animarsi il vento più ribelle ravvivando le onde impetuose del mare in burrasca, e comparire la pioggia scrosciante tra le foglie lucide e gocciolanti... ma adesso percepisco sola la tua presenza, vedo la tua bellezza in fiore, scopro la tua anima ricca di luce aperta all'amore, e vedo i tuoi occhi privi di ogni ombra, di ogni paura. Abbracciami in questo momento che ci appartiene, appoggiati al mio petto, resta per sempre nel mio cuore. Pur amandoti all'infinito, non si placherà in me il desiderio di baciare le tue labbra e di inebriarmi con l'essenza della rosa.



Il tempo e l'amore

non ci lasceremo mai. ci conosciamo da così poco. 7257600 minuti non sono serviti neanche a sapere come fai di cognome... perchè 30000 sono stati spesi a pensarci, 425000 ad amarci, 7550 a parlarci, 40 a sospettarci. restano 10 minuti... e quelli servono per tornare a casa..



Vecchiaia

<<È arrivato l'inverno, lento e invisibile come la vecchiaia. Ieri le guance erano lisce, oggi sono piene di rughe. Chi avrebbe pensato che sono passati i giorni; chi avrebbe pensato che sono passati gli anni.>> Ivan Cankar

Passando per una strada di campagna, vedo il mio vecchio amico Luigi affacciato alla finestra della sua casetta. Ha lo sguardo vuoto di una persona annoiata, ma appena mi vede mi sorride e mi invita a entrare.
Luigi ha 80 anni e parla con voce affaticata:
"Mi mancano le forze e non riesco più fare niente "
Dentro alla sua casa trovo tutto lo squallore della vita: la tavola con i resti dei cibi, il divano con le coperte aggrovigliate Sopra una sedia c'è un cagnolino bianco, che è vecchio pure lui. Mentre lo accarezza Luigi commenta:
"I miei parenti sono tutti morti, eccetto due fratelli che abitano lontano. Mi è rimasto il cane che mi fa compagnia; spesso parlo e lui mi capisce "
Dentro alla stanza ho difficoltà a riconoscere il mio amico di una volta, l'uomo che mi portava a donne quando ero un giovane inesperto. Adesso Luigi è smagrito, i capelli sono tutti bianchi e la dentiera si muove quando parla:
"Sono stufo di vivere. Vorrei uscire dalla vita. Sto andando verso il peggio. Mi mancano le forze, ho dolori alle gambe e le medicine mi fanno mal di stomaco. Non voglio andare a marcire in un letto di ospedale. Il brutto è che non vedo una soluzione ai miei problemi. Solo la morte è la soluzione, ma come raggiungerla senza soffrire?"
"No, no, non dire così " vorrei aggiungere qualcosa altro, vorrei dirgli che il futuro può ancora portare delle sorprese piacevoli, ma non riesco a dirlo. Davanti a quel corpo debole, magro e logoro, comprendo che per lui non esiste la possibilità di un futuro piacevole.
E Luigi riprende a parlare:
"La vita è terribile! La vita è brevissima. Quando uno è giovane ha l'amore e la vita sembra bella. Per amare una donna bisogna dimenticare il proprio corpo per dedicarsi al corpo della com

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   1 commenti     di: sergio bissoli


Mi incaricai protettrice della mia futura vita

Il primo giorno scolastico di ogni anno ero in ritardo. Meno degli altri giorni, ma sempre i ritardo. I "nuovi arrivati" non sapevano che ci si dovesse presentare circa 10 minuti prima dell'orario "ufficiale" dell'inizio delle lezioni. E a me divertiva osservarli, impacciati, emozionati, con gli occhi colmi di timore ed ansia. Li guardavo passare appoggiata al muro dell'entrata. Da quando frequentavo quell'università non ce ne incontrai nemmeno uno di quattro primi giorni che fosse stato nuvoloso, piovoso o quant'altro. Era sempre un Settembre ancora caldo, il sole brillava alto nel cielo già alle 8 di mattina.
Fatto sta che quel giorno vidi brillare qualcosa di diverso dal sole. Di visi timidi ne avevo visti, ma questo sembrava riservato oltre ogni limite. E chi è riservato ha un mondo completo di ogni filosofia nel profondo dell'anima. Quella ragazza e i suoi occhi grigi erano inconfondibili. Non aspettai questa volta che tutti i nuovi ragazzi entrassero, prima di ritirarmi e decidere di presentarmi in aula, no. Questa volta decisi di seguire il bagliore che concorreva al riflesso del sole. Osservai tutto di lei, come mi è solito fare quando qualcuno mi affascina. Osservai l'ondeggiare dei suoi capelli castani, chiari, mossi, perfetti. Osservai i suoi stivali neri, osservai il suo passo insicuro. Notai la progressiva vicinanza alla mia aula scolastica e non sapevo bene che cosa seguire tra lei e la lezione. Ma non fu difficile scegliere quando la vidi entrare nell'aula prima della mia.
Per fortuna il primo giorno si parla delle vacanze, si è sempre amichevoli tra professori e alunni, si discute serenamente, il che non richiede grande impegno e attenzione. Questo mi permise quindi di portare la mia mente poco lontano da dov'era il mio corpo, ovvero nel corridoio. I miei pensieri si erano persi nella segretezza del suo sguardo e volevo davvero capire chi ci fosse dietro a quella corazza. Avevo seriamente voglia di conoscerla.


A dicembre ormai si ha be

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   2 commenti     di: Deinah


Sogno

Quella sera sarei stata Io la sua principessa, il mio sogno da favola si stava esaudendo.
Non sarebbe stato il vestito elegante, la nuova capigliatura, il trucco appariscente a rendere quella sera unica ed indimenticabile, lui mi amava già, lui sapeva che ero Io colei che era arrivata a sfiorare il suo cuore, ero Io che avevo innondato di luce il suo cuore oramai pieno di tristezza e di rabbia. Non gli imoportava come mi presentavo quella sera bastava la mia presenza, voleva Me, desiderava guardarmi negli occhi ed infondermi del suo amore... sapeva che non importava portarmi una rosa, un semplice regalo, Lui era il mio regalo, il regalo più bello.. solo un sogno? Un sogno che ancora albera nel mio cuore... dove sei?

   2 commenti     di: letizia


Si può andare ovunque

Era ancora giugno ma faceva già molto caldo, l’autobus, il 73, che Paolo prendeva tutte le mattine per andare in ufficio non era provvisto di aria condizionata, era ancora uno dei vecchi autobus non ancora dismessi.
Quella era la prima estate che Paolo passava solo, ormai erano sei mesi che Monica era andata via da casa. Erano stati sei mesi molto difficili da affrontare, tornare la sera a casa e non trovar più Monica e decidere insieme cosa mangiare e che film vedere dopo due anni di convivenza non era per niente facile.
Quelle giornate Paolo le passava come se fosse sotto ipnosi, non si accorgeva di nulla, fino a quella mattina.
Apparentemente era una giornata come tutte le altre, afosa, noiosa, da passare il più rapidamente possibile per tornare a casa, mangiare pizza a taglio presa sotto casa e guardare un film in tv.
Invece sarebbe stata la mattina che avrebbe cambiato del tutto la vita di Paolo, e non solo la sua.
Ale, ovvero Alejandra, sentiva un gran caldo, ma era felice perché per la prima volta era a Roma, aveva lasciato tutti i brutti ricordi in Messico, sette anni di matrimonio con Alberto non erano andati come si aspettava, e sperava che la decisione di intraprendere quel viaggio di aver tra le sue mani il suo destino le portasse una nuova vita.
Quel giorno dopo aver preso un po’ di frutta dalla cucina della casa dove aveva affittato una camera, stava aspettando l’autobus per poter finalmente visitare Roma, perdersi tra la gente, vedere un mondo nuovo.
Non immaginava che non solo stava per iniziare a visitare Roma ma la sua vita stava per prendere una svolta, era arrivato l’autobus … il 73.
Paolo stava leggendo il giornale preso alla fermata dell’autobus quando vide avvicinarsi a dove era seduto qualcuno.
Vide degli infradito, le caviglie, che non erano decisamente di un uomo, le ginocchia, dei pantaloncini, una t-shirt e un sorriso, un bel sorriso, già era rimasto colpito dalla persona che aveva davanti, ma arrivato agli oc

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Il mio angelo

Mi sono innamorata di un ragazzo, il più bel ragazzo che io abbia mai visto. Uno di quelli che non passa inosservato, occhi azzurri e capelli biondi. Uno di quelli che non mi sarebbe mai interessato, troppo banale con quei suoi grandi occhi blu e capelli biondi. Talmente bello che ci sono cascata. È un ragazzo con la voce calda, il sorriso perfetto, dei modi fini ed eleganti. Sembra fatto con lo stampino, va bene a scuola, si è laureato da poco e continua gli studi, intanto che non ha i corsi lavora. Uno in gamba insomma. Un bravo figlio, fratello e amico. Un ottimo fidanzato, un ottima rosa dei venti da seguire. Trova il lato positivo in ogni cosa è sicuro di se e ogni cosa che vuole la ottiene. Come potevo non innamorarmi di uno così? Attento alle piccole cose e con la memoria di ferro. Ogni suo gesto verso di me ha un perché, nulla è mai per caso. Forse sto capendo cosa vuol dire amare ora. Ma io cosa ci faccio con uno così? Sono una pasticciona, ho mille imperfezioni fra cui il naso grosso che sfigura vicino al suo piccolo con la linea perfetta, a scuola non andavo mai ed ora lavoro in un posto dove la tensione mi ha fatta rinunciare ancor prima di tirare fuori il meglio di me. Non sono un granché come figlia o fidanzata, eppure lui apprezza ogni particolare di me facendomi sentire speciale e mai inferiore a niente e nessuna. Sono immersa in una valanga di emozioni più grandi di me da tempo ormai, ed è stato tutto diverso sin dal primo incontro. Mi spaventa il pensiero che un giorno se ne possa andare, rimarrei sola col cuore spezzato in tanti piccoli ricordi più grandi di me. Vorrei credere che sarà per sempre e se non andasse così crederò che tutto ciò non fosse mai esistito. Ci sono notti, in cui restiamo vicini, uno di fronte all'altra, che ci fissiamo ma nessuno dei due parla è una sensazione così profonda che l'unico modo per provarla è rimanendo li in silenzio. Nessun gesto o parola potrebbe paragonarsi a quella scia. Gli disegnavo il v

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   3 commenti     di: Valentina Iengo



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