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Racconti amore

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Il fiore della passione

il fiore della passione.. non muore. appartiene al corpo, alle fibre, alle cellule.. è una memoria indelebile, parte del patrimonio genetico.. come riconoscere il proprio gemello, dopo anni e anni e anni...



Una rosa rossa

Alle dodici e trenta in punto il geometra Giorgio Trevi entrò, come faceva da quindici anni a questa parte, nella sala da pranzo della trattoria «Oasi del camionista». Si diresse al suo tavolo abituale, in fondo alla sala, nell'angolo accanto alla finestra e al termosifone. Sulla bianca tovaglia di carta il coperto era già predisposto, compresa la mezza bottiglia di minerale liscia e il cestino con una pagnoncella e una busta di grissini all'acqua. La trattoria era semivuota, sia per la giornata di sabato, sia per il fatto che ormai da sei anni i camionisti non passavano più da lì. Terminata la strada di circonvallazione, il comune aveva posto il divieto di transito ai mezzi pesanti su quel tratto di provinciale che attraversava il paese. Anzi, quel tratto di strada era diventato di competenza dell'Amministrazione Comunale, che l'aveva intitolata al poeta e patriota Massimo Guadagnini, gloria locale di cui oramai pochissimi ricordavano le opere e le gesta. Ma penso che questi fatti non interessino alcuno, per cui riprendiamo ad occuparci del geometra Giorgio Trevi. Aveva scelto quel posto in fondo alla sala perché desiderava pranzare in tutta tranquillità, il più lontano possibile dalle tavolate di autisti, rappresentanti di commercio, operai di cantieri edili che disputavano a voce alta sui soliti argomenti di loro interesse, che il geometra non condivideva. A volte, in caso di sovraffollamento, era obbligato a ospitare qualcuno di costoro al suo tavolo. Allora cercava disperatamente qualcosa da leggere, foss'anche un vecchissimo depliant pubblicitario, per scoraggiare chi gli sedeva accanto da qualsivoglia tentativo di conversazione. Possiamo con sicurezza asserire che il geometra non amava per nulla socializzare. Soltanto una volta, appena iniziata la sua frequentazione dell'Oasi del Camionista, si era avventurato in una conoscenza più approfondita nei confronti di un giovane autista siciliano, di nome faceva Salvo Tannà, che percorreva

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Io e te

Chiudi gli occhi lentamente, ascoltando il dolce canto del mare, delle sue onde che si infrangono sugli scogli della spiaggia che ti ha cresciuta. Apri di nuovo, lentamente, gli occhi. Sorridi dolcemente, scruti il cielo, le sue mille stelle, le sue mille costellazioni. Ti volti verso di lui, accanto a te, mentre la sua mano tiene la tua, mentre i suoi occhi si chiudono leggermente. È reduce da una giornata di lavoro, non hai il coraggio di disturbarlo. Ti metti seduta e poi ti sdrai nuovamente poggiando la tua testa sul suo petto. Senti i battiti del suo cuore lenti, costanti. Il suo petto si alza e si abbassa, e tu hai brividi sul collo ad ogni suo respiro caldo.
Stare con lui ti rilassa sempre, ti fa sentire protetta, non ti fa sentire sola, lo sai bene e non vuoi perderlo.
Lentamente, cercando di non disturbarlo, sposti la testa accanto alla sua, alla sua sinistra. Guardi il suo profilo. È dolce.
Poi, con un dito, tocchi leggermente la sua fronte, tracciando i suoi lineamenti. Arrivi fino al naso e lì ti fermi un attimo: lui adora toccarti la punta del naso, prenderti in giro e farti arrabbiare, gli stai accanto per questo, sa ridere e sa fare il serio, è intelligente, ed è una persona umanamente stupenda. Ti sa ascoltare, capisce quando deve parlare, e quando deve tacere. Il profondo affetto che provi nei suoi confronti ti fa tralasciare i suoi difetti, tutti quelli che le tue amiche continuano a mettere in evidenza.
Riprendi il cammino, arrivando fino alla bocca. Ti fermi di nuovo con le dita sulle sue labbra. Carnose. Quelle che dipingono sul suo viso il sorriso di quando ti vede arrivare, e la tristezza di quando te ne vai. Quelle labbra che qualche tempo fa, poco tempo fa, hanno trovato per la prima volta le tue, e ti hanno dato la sensazione più bella, più magica e profonda che avessi mai provato prima.
Ora è lì accanto a te, e la tua mano si è ormai posata sul suo petto, mentre l'altra, la destra, è dietro la tua schiena tenendo la sua ch

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Siamo al mondo per ricordare di essere Dio...

"Mio caro gemello non sperare che qualcuno possa venirci a salvare, qualcuno possa venire a tirarci fuori dal nostro inferno, perche' nessun Dio puo' farlo, perche' quel Dio CHE CERCHIAMO DISPERATAMENTE, non e' la di la' di noi stessi, non e' lontano, irraggiungibile da noi stessi, perche' quel Dio non e' nostro padre, quel Dio non e' il nostro creatore, perche' quel Dio CHE TI HANNO INSEGNATO ad amare ed adorare, sei tu stesso, perche' tu sei il Padre, tu sei il figlio, tu sei lo spirito santo, perche' sei tu Dio, il grande creatore, il grande spirito, il grande oceano di energia che ha creato la vita sulla terra, per tentare di darsi una forma, per tentare di avere un corpo, per tentare di percepire se stesso.
E tu sei quel tentativo, quella possibilita', che e' nata dentro una piccola cellula, che e' cresciuta e ha moltiplicato se stessa in miliardi di tentativi, miliardi di possibilita', miliardi di vite, tutte diverse nella forma, tutte uguali nel profondo, che si sono uccise, sbranate, fatte a pezzi, mangiate fra di loro perche' volevano sopravvivere, volevano continuare la corsa, continuare a cercare, continuare a ricordare.
Un mare di vite, mio caro gemello, che si fondevano tra loro per creare altre vite, per crescere, moltiplicarsi, correndo impazzite verso tutte le direzioni, uccidendosi per continuare la corsa, sangue dopo sangue, orrore dopo orrore, perche' non si riconoscevano, non ricordavano di essere la stessa immagine.
Miliardi, miliardi, miliardi di possibilita' mio caro gemello, lo capisci questo?
Miliardi di possibilita' che l'universo si e' creato per arrivare alla meta, arrivare disperatamente a percepire se stesso.
Lo capisci mio caro gemello qual'e' il senso di questa corsa sfrenata che e' partita dall'universo ed e' arrivata fino a te?..."

CON CUORE
Bruno

CON CUORE
Phil Ethasimon

   2 commenti     di: Phil Ethasimon


Una vita per partire, un giorno per tornare

uno dei momenti più importanti della mia vita mi precipita addosso un mercoledì mattina qualsiasi. Consapevole dell'importanza di quel momento qualcuno, poi, si segnò ora, giorno mese e anno. La fotografia di' un momento terribilmente importante.

In quel momento io non c'entro niente, io ho una responsabilità non più grande di una porta semiaperta. Una porta che mi collega col resto del mondo in maniera equivoca: è una porta aperta o chiusa? Non so se voglio sapere, non so se voglio giocare questa partita.

Poi ci sono i suoi occhi. I suoi occhi sono quel momento importante. I suoi occhi resteranno per sempre impressi nella mia memoria. Io cosa c'entro con quel male dolce che bagna i suoi occhi? Io non lo riesco a capire, eppure sono stato tirato in ballo, all'improvviso, e senza via di fuga dignitose.
Scorgo la sclera umida e arrossata, con due iridi scure e terrorizzate, e delle pupille che non riescono a pensare ad altro, solo a ciò che non vorrebbero mai pensare: il terrore.

E lì, ad un passo, io.

Io, che non so che cazzo fare, io che non ho sufficienti elementi per capire come ci sono finito in mezzo, chi sono in questo silenzio. Segretamente onorato di questo intimo e angosciato spettacolo che mi è stato concesso, probabilmente immeritato. Sono spaventato, e imbarazzato, resto in silenzio, non so cosa chiedere, cosa dire, dove guardare, cosa fare. Dio, se mi sento coglione, voglio sprofondare. Eppure quello sguardo dilaniato mi attrae. Quanto è vero lo sguardo di chi ha paura di morire? quanto siamo uomini nel dolore... e non certo io, che continuo a vivere i miei ridicoli problemi postmoderni, ma lei, lei sì, lei è viva nel suo vivere che adesso è diventato sopravvivere, lottare, cambiare unità di misura per misurare il tempo chiamato futuro. Quegli occhi mi fanno paura, quella paura che vorrei baciare, bere quelle lacrime, piangerle io stesso, sapere come si sta, e poi arrendermi al corso della vita che si spegne. E capisco, che son

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   1 commenti     di: Peter Paura


Dolce accarezzare

Ho freddo dice, mentre tremante cerca la mia spalla, stringimi sussurra, al mio corpo di immobile marmo, perché non mi afferri? Leggo nei suoi occhi. Se solo tu volessi strapperei la mia pelle per appiccicartela addosso e non staccarmi più da te, queste parole scrivono le sue mani strisciando sui miei vestiti. Incapace di parlare, paralizzato dalla paura di un movimento sbagliato, il mio passato fa ombra sull’uomo che credevo di essere, ruba i colori alle mille sfumature che so di avere.
Lei mi guarda, per un attimo vede quello che con fatica cerco di nascondere a tutti, quel nervo scoperto che ancora fa male, quel dolore che segretamente cova braci accese sotto la cenere. Non te ne andare, mi afferra la mano quasi facendomi male, un brivido avverto, non per il dolore ma per essermi sentito vivo per un attimo, se soltanto mi conficcassi le unghie nella pelle forse mi sveglierei da questo sonno stregato, quegli occhi mi fissano cosi intensamente cercano di strapparmi briciole di verità, li sento mordere sui miei silenzi. Un lampo e mi fa assaggiare il calore di un bacio, mi ritrovo con lei che stringe la mia nuca con le sue mani delicate, sento sul mio volto la sua pelle bianca e fresca, le sue labbra morbide e umide accarezzano le mie, che secche e assetate, immobili quasi fossero di cristallo avvertono la sua presenza ma come un bocciolo troppo giovane restano impaurite al pensiero di schiudersi. Cosa ti prende? Chiede alle mie orecchie addormentate, ho paura, riesco a risponderle piano. La dolcezza che disegna nelle sue espressioni, quel sorriso di chi ha capito senza alcuna spiegazione, ti prego non farmi portartelo via, lo ruberei in un solo istante, lo desidero cosi ardentemente. Notte fonda ormai, sento che le mie difese vacillano mentre gusto il suo profumo, la pallida luce di un lampione accentua sul suo viso le ombre dei sui profili, è bella, ma perché continua ad accarezzare e smussare la tristezza stampata sulla mia faccia? Abbasso lo sguardo e l

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   6 commenti     di: Pietro Zappia


Relazioni difficili

Sono sempre difficili, le relazioni con le donne. È difficile parlare con loro, avere relazioni di affari, amicizia, parentela o di qualunque altro tipo.
Dietro c'è sempre il sesso, implicito, immaginato, desiderato o temuto.
Nel rapporto con le donne, le parole non hanno lo stesso significato che con gli uomini. Le relazioni con gli uomini sono molto più facili, limpide e lineari (ad eccezione degli omosessuali). Gli uomini mirano al denaro, ma ci possono essere delle amicizie abbastanza sicure, fondate sulla stessa passione; a meno che non nasca l'invidia o la rivalità.
Però la compagnia delle donne è migliore, è più attraente e piacevole. Anche quando il sesso è impossibile, perché sposate, sconosciute, di differente età o ceto sociale.
E allora frequento le donne, senza chiedere nulla, senza fare avances. Prendo lo zucchero della vita. Niente relazioni impegnative, niente conseguenze indesiderabili. Resto in superficie ed è già bello così.
La vita di un uomo è dominata dalle donne: sia che si chiami amore, sesso, estetismo, arte, letteratura, religione e perfino ascesi. Con lei o contro di lei, la donna è il perno attorno cui gira il mondo: la Femmina, la Nemica, la Dea.
L'uomo, prima o poi ha bisogno della donna, corre verso le donne, insegue una donna, la ama o la odia. E il sesso per l'uomo è come la sete: se non lo placa ogni tanto, diventa enorme, irreale, sproporzionato.
Adesso che conosco tutte queste trappole, resto seduto all'ombra a pensare e guardare. Ecco che passa un'altra bella ragazza: tettine, culetto, fichetta. Una perfetta macchinetta per attirare gli uomini e per fare i figli.

Luglio 2003

   2 commenti     di: sergio bissoli



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