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Racconti amore

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Un'avventura con Cinzia

Ho conosciuto Cinzia alla fiera di Bevilacqua. Cinzia mi piace, è femmina: nelle indecisioni, nei repentini cambiamenti di pensiero, nelle sue incertezze. È femmina nel modo di parlare, nelle sue risate improvvise, nelle sue subitanee tristezze.
Mi sono innamorato di Cinzia, dei suoi stupendi occhi verde chiaro. Penso sempre a lei, di giorno e di notte quando resto sveglio.
Eppure la compagnia di una donna non dà piacere. La compagnia di una donna è non-sofferenza. Vivere significa soffrire; una donna a volte cancella questa sofferenza.
Nei giorni seguenti questa ragazza diventa un pensiero ossessivo che mi priva della mia vita intellettuale, mi estranea tutti i miei passati interessi. Ho conquistato Cinzia, ma ho perduto tutte le cose che prima mi davano gioia: i libri, la campagna, le ricerche. I miei cari libri sono ancora lì, ma adesso non mi interessano più, non riesco più a provare piacere nel leggerli.
La nostra storia d'amore prosegue. Ci diamo appuntamenti, io cerco Cinzia, la corteggio, mi dedico interamente a lei, sacrifico tutto per lei. Fin quando durerà questo pensiero ossessivo? Questo amore travolgente ed esclusivo; questa necessità di rivederla, di sentirla parlare, di starle vicino?
Questo amore sublime e morboso dura finché finisce la scoperta della mente e incomincia quella del corpo. Una domenica, sulla riva di un fiume, Cinzia acconsente a lasciarsi toccare, accarezzare, spogliare. E così arriviamo al sesso. La prima volta è un gioco veloce, inconsapevole che ci lascia un po' delusi dopo.
Le volte successive il sesso si approfondisce, diventa luce, necessità, forza e vincolo.
Adesso la mente di Cinzia non mi interessa più. Adesso voglio solo il suo corpo. Il sesso mi ha liberato dall'ossessione amorosa; ma il sesso è diventato la mia nuova tremenda ossessione. Adesso voglio solo il sesso, desidero solo il sesso, vivo solo per il sesso.
Fin quando durerà? Durerà fin quando arriverà la sazietà, la nausea, la noi

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   2 commenti     di: sergio bissoli


L'uomo con la valigia

L’uomo con la valigia.
Sempre pronto a partire,
lo vedevo passare attraverso i vetri del mio bar.
Si distingueva dalla gente per il suo incedere elegante,
con la sua valigia in mano ed il cappello Borsalino.
Si fermava sempre al solito posto.
Al terminal numero 2 dell’aeroporto di Malpensa.
Col naso all’insù guardava il tabellone delle partenze,
non abbassava mai lo sguardo.
Lo studiava con attenzione, affascinato, quasi fosse una bella donna.
Rimaneva lì per ore e non partiva mai.
L’uomo con la valigia, lo vedevo passare
ogni mattina, portava con sé la vita di un uomo di mezza età.
Con lo stesso cappello in testa e la valigia nera.
Verso la stessa meta, ogni giorno.
Il suo viaggio era a piedi nella strada,
malata di polvere e realtà.
La sua destinazione il terminal numero 2.
L’uomo con la valigia mi passava davanti,
cercavo di guardarlo negli occhi sfuggenti.
Volevo farmi raccontare i suoi pensieri,
ma nessuna emozione lo tradiva.
Gli importava solo del terminal numero 2.
Era diventato un rito,
un momento in cui voleva fuggire dalla realtà.
Forse la valigia era solo un timido pretesto.
Un cassetto vuoto da riempire di sogni e speranze.
Sogni e speranze che s’infransero quando seppe
della chiusura dell'aeroporto.
Una scomoda verità bagnata di lacrime e rumori di città.
Dicevano che ne avrebbero costruito uno più grande,
dall’altra parte della città
L’uomo con la valigia,
continuò il suo viaggio come ogni mattina.
Fino a quando dell'aeroporto non
rimase più niente,
solo angoli bui come quell'ombra sul suo viso.
Quel giorno,
rimase lì fino alla sera e
per tutta la notte a guardare gli ultimi brandelli di vita.
La mattina dopo non lo vidi passare,
ma il trambusto della gente mi fece pensare al peggio.
Uscii dal bar e mi avvicinai dove tutti si accalcavano
Riconobbi il suo cappello Borsalino.
Lui era lì, disteso, immobile come un aereo che aspetta di prendere il volo.
In mano stringeva ancora la

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   1 commenti     di: dario lampa


La giostra delle personalità

Come cambiano le nostre emozioni verso un oggetto: un libro, una donna, un paesaggio Un giorno mi piace alla follia, un giorno lo odio, e poi mi diventa indifferente.
Quando ero giovane amavo la botanica e pensavo che questo interesse durasse sempre. Ho comprato libri, ha composto erbari, fatto ricerche, ho classificato erbe Dopo meno di due anni mi è venuta la passione dell'astronomia. Ho buttato nelle immondizie tutto ciò che riguardava la botanica e ho comprato libri di astronomia, telescopi, carte del cielo
Successivamente sono passato allo spiritismo, poi alla letteratura, alla poesia Poi mi è tornata la passione per la botanica, mi è passata, mi è ritornata
Gli esseri umani non sono stabili. Le personalità si alternano nel nostro cervello; durante un po' di tempo prevale una personalità, con gusti, carattere, tendenze; poi questa scompare e subentra una nuova personalità; poi un'altra ancora e così via. Gli stati di coscienza cambiano, si alternano in un continuum senza fine.
Chi siamo noi? Come possiamo fare affidamento sui nostri desideri? Come possiamo fare scelte definitive?
Da giovane amavo Clara. Era la ragazza che sognavo; per lei avrei fatto tutto e desideravo legarmi a lei per tutta la vita. Dopo un anno ho conosciuto Sofia che mi ha fatto dimenticare la prima; l'ho amata intensamente fino a quando mi sono innamorato di Diana È sempre così e sarà sempre così.
Anche il desiderio sessuale subisce queste fluttuazioni. Il desiderio sessuale è una forza travolgente, esclusiva che non si può ignorare. Ma almeno durasse sempre. E invece no! Dopo che sono stato a letto con una donna, il desiderio evapora, provo antipatia per la donna e mi ritorna prorompente il desiderio della letteratura, della conoscenza, mentre rimpiango il tempo sprecato per il sesso.
Le personalità nascono, muoiono, cambiano, si alternano dentro di noi, nel corso del tempo. Tutti i legami e i giuramenti sono destinati a fallire. Tutte le promesse sono f

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   1 commenti     di: sergio bissoli


Bisogno Speciale

Premessa:
Non serve che manchi un giorno a San Valentino per farmi stare bene.
Non serve portarmi in cima ad una montagna o in un viale alberato.
Un parco, dei bambini, una panchina... ma la cosa più importante:
io e te.



Le mie paure e le mie battaglie passate che hanno lasciato i solchi su di me. Incancellabili.
Indelebili come la storia che dentro mi porto.
Hai accolto tutto questo fra le tue braccia, una creatura tremante alla ricerca di quel calore primario e fondamentale.



Come neve,
i candidi fiocchi del tuo affetto si sono posati su di me.

E quasi non riuscivo a tener sollevato il capo, occhi negli occhi. Troppo c'era nei tuoi occhi...

Amara nostalgia dei tempi perduti,
qui, scritti nella mia mente,
istante dopo istante,
come pezzi di un mondo che costruisco a poco a poco.

Quel mio caldo rifugiarmi in te, nel tuo tepore.
"Mi piaci tanto Sara..."
Ridillo ancora una volta. Non voglio scordarlo, non voglio che le tue parole vadano via con il vento.
Vorrei rimanessero eterne, bloccate fra le molecole di quest'aria grigia.
Ti prego, ripetilo. Il mio orecchio non si stancherebbe mai di sentirlo. Urlalo, mormoramelo qui, vicino a me.
Dimmi che non finirai mai di dirlo... promettimelo...


Con quale amarezza ti ho lasciato andare via? Con quale coraggio? Non avrei mai voluto alzarmi. Mai più.
Avrei preferito rimanere immobile, con te, nel vento, nel freddo, nel rumore.
"Sei una ragazza forte Sara..."
Forte quando ci sei tu. Non andartene mai.


Piangevo, sentendo le rotaie sferragliare sotto di me,
in un'alba di emozioni contrastanti.

PS: scrivendo mi sento sempre un Joice mancato, un poeta che non sa le regole della metrica. Pensieri a caso dettati dal cuore.

   6 commenti     di: Vinter_


Corteggiamenti

Una domenica di un pomeriggio d'estate, a Legnago.
Seduto sulla panchina dell'altro lato del viale c'è una ragazza. È sola. Indossa un vestito rosso e tiene le gambe accavallate così da lasciare scoperta un po' di coscia bianca.
Io mi siedo distrattamente su una panchina libera di qua del viale e ogni tanto la guardo. È una ragazza sola e attende. Che cosa? Probabilmente che qualcuno incominci il corteggiamento.
Una cosa terribile e meravigliosa, il corteggiamento, imposto dalla Natura. Durante il corteggiamento l'uomo sottomette il suo orgoglio, la sua dignità, la sua personalità e diventa un giocattolo nelle mani della femmina, l'essere più perfido, frivolo e irrazionale di tutto l'universo. Ma è anche l'essere più attraente, quindi metto da parte i ragionamenti e decido di corteggiarla.
Dovrò incominciare a parlarle; di cosa? Di letteratura, filosofia, psicologia, storia delle religioni? Neanche per sogno. Mi crederebbe un pazzo. Dovrò fare discorsi frivoli e idioti sul caldo che fa, sul tempo, su argomenti generici che non interessano né me né lei.
Questo è l'unico sistema per arrivare a conoscere una sconosciuta. Non esistono altri sistemi. Alcuni uomini sono molto bravi in questo e conquistano le donne. Io non sono bravo; comunque qualche banalità dovrò dirla se desidero conoscerla. L'accetterà? Può sorridere e apprezzarla, può rimanere in silenzio, o ridermi in faccia e dirmi di andarmene. Può perfino darmi uno schiaffo. Ho preso due volte uno schiaffo in tempi diversi da due ragazze che mi piacevano e intendevo corteggiare. Ma di solito stanno zitte o si alzano e vanno via lasciando la panchina vuota. È sempre imbarazzante per l'uomo che in questo modo attira gli sguardi dei passanti.
Farò un commento sul caldo (siamo in agosto) poi la inviterò a prendere il gelato, anche se io odio i gelati. Naturalmente non mi conviene avvicinarmi subito. Lei potrebbe essere in attesa di qualcuno che potrebbe arrivare fra un momento: il fi

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   0 commenti     di: sergio bissoli


Le note della vita

Marta suonava quando era triste, suonava leggiadre melodie che sperava si sarebbero portate via tutto quel dolore che le oscurava il cuore. Erano giorni e giorni che Marta suonava. Il suo violino ripeteva le note, le scale e le melodie, veloci o lente, allegre o tristi non faceva differenza. Solo alla musica Marta avrebbe confidato i suoi pensieri. Andrea. Se solo le note avessero potuto farli abbracciare ancora, se solo le note le avessero potuto concedere un altro suo bacio. E invece no. Marta suonava, da sola, la loro storia d'amore. La musica li aveva fatti incontrare. E nella musica adesso si incontravano. Scorrevano, sull'archetto del violino, le note dei pomeriggi insieme e dei sorrisi, le scale veloci li portavano al mare e a passeggiare sulla sabbia. Erano però le melodie che facevano più male al cuore di Marta. Le facevano ricordare i baci di quando suonavano insieme e il sorriso di Andrea quando le faceva i complimenti per una nota eseguita intonata. Suonava e piangeva insieme, Marta. Quanto le mancava Andrea. Per tutta la vita erano stati solo lei e il suo violino. Quando era triste, quando si sentiva sola, dimenticata dal mondo, lei suonava. Le sette note le erano amiche e le facevano sempre un po' di compagnia. Poi aveva conosciuto Andrea e suonare era diventato la gioia. La gioia pura. Anche la musica però era diventata di sottofondo, venendo superata dalla grandezza di un'amore dirompente. Marta suonava la malattia di Andrea, le note gravi e cupe del suo sorriso spento e delle sue dita che non potevano più suonare il piano. Marta suonava note leggere che le orecchie di Andrea non potevano sentire più, muoveva l'archetto con l'eleganza e la leggiadria che gli occhi di chi amava, ormai chiusi per sempre, non avrebbero potuto vedere. Poi in casa vi fu silenzio. La quiete si fece spazio nel sussulto delle note. La madre di Marta entrò nella sua stanza, ma lei non c'era. Il suo violino appoggiato sul letto era tutto quello che rimaneva di lei.

   1 commenti     di: Irene Tosi


Ritrovo

Inutile parlare, inutile scrivere
inutile pensare, inutile muoversi.
La sola ed unica cosa che può risultare utile
in questo momento è l'affetto di qualcuno...
Difficile da avere, difficile da apprezzare
difficile da trovare, difficile da accettare.
Eppure un bagliore, una speranza si accende sempre...
ed è proprio quella che mi continua ad assistere
in ogni istante, in ogni insidia che la vita ogni giorno propone.
A volte è strano; mi fermo, mi blocco improvvisamente
e regna solo il silenzio.
Ma proprio qui si capisce o meglio, si dovrebbe capire,
la vera volontà della persona di apprezzare qualcosa, che sia
persona, che sia animale, che sia oggetto non fa differenza...
Una volta credevo ciecamente nell'amore ma il tempo,
scandito da battitti infiniti, mi ha fatto credere il contrario...
E adesso c'è solo il nulla... un vuoto esistenziale che scorre nel mio sangue...
Come un folle sto cercando di pentirmi, autolesionarmi
per farmi capire che gli erorri a volte si posso rimediare...
E non importa se con parole, con baci, con gesti affettivi,
l'importante è continuare a combattere ogni giorno con se stessi
per ritrovare la serenità, la libertà, la gioia di stare vicini a qualcuno
ed è proprio questo che sto cercando di dirti... solo parole insulse...
ma che sotto sotto hanno qualcosa di veramente unico da offrirti...
ti prego; afferrale con decisione e non rovinarle...
è ridicolo lo sò, ma finalmente ho ritrovato la tanta e desiderata pace interiore...
tutto questo grazie ad una anima che spero possa capirmi...
e spero non mi faccia pentire di aver ritrovato qualcosa che ormai
avevo perso, lasciato indietro, cancellato dai miei ricordi...
Sono cambiato...




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