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Racconti amore

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Piccolo grande uomo

Stasera sarò molto emozionata.. già lo sento.
Ho un appuntamento, probabilmente solo una pizza, però ragazzi che batticuore.
Si certo ha qualche anno in meno di me ma vi giuro ne vale la pena e poi è molto maturo per la sua età!
Mi vestirò carina poco trucco, a lui piaccio così,
poi mano nella mano uscirò con il mio piccolo grande uomo... mio figlio.

   10 commenti     di: paola lorusso


A. Q. S. S. D. U. I.

Probabilmente anche quella settimana sarebbe diventata un inferno.
Non ce la faceva più A.
Era da più di un mese che andavano avanti a discussioni e senza cavarne mai nulla.
Era orrendo il modo in cui si sentiva non appena riagganciava il telefono dopo una discussione durata due ore. Esausto, esanime.
Senza forze si accaniva nel cercare di capire lei. E gli diceva che l’amava ma che non si sentiva sicuro di lei. Lui aveva paura. Una tremenda paura. Ecco perché gli è bastato sentirla parlare di come si fosse divertita in gita per mandarlo fuori di nervi.
“Cazzo cazzo cazzo…tu hai dormito in un letto matrimoniale insieme a tre tipi e una tipa…come cazzo mi dovrei sentire io!”
non voleva sentir ragioni.
Io personalmente, che conosco il vecchio, non saprei cosa pensare.
Il loro rapporto è così complesso e molto incasinato.
Sta il fatto che però è vero che A. si incazzava come una iena per cazzate tardo adolescenziali.
Forse cercava solo una scusa per doverla lasciare. Forse ci teneva veramente così tanto che sentirla così distante e felice in un letto matrimoniale con tre tipi e una tipa lo innervosiva e basta.
Ma perché non voleva finirla?
Piano piano, andiamo con calma.
Allora…lui non si era innamorato subito di lei. Da principio dico. Lei si era fatta avanti quel giorno. Diceva che doveva dirgli una cosa importante e che non ci riusciva e bla bla bla.
Tutto da li è incominciato.
A. non era mica così stupido da immergersi in una storia subito dopo averne conclusa una. Conclusa così male oltretutto. Era stato male. Aveva sofferto. La sua prima esperienza sessuale era stata un fallimento completo. Una ragazza conosciuta via internet. Un amore telematico. E poi una scopata stratosferica. Ma il danno è arrivato. Quasi aveva pensato al suicidio. No, dico, al suicidio. Cristo santo. La parola suicidio non è che esisteva nel suo vocabolario.
Cazzate ne ha fatte A., ma a sentire questa. Le batte tutte.
Che grande mente. E che

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   6 commenti     di: Edmondo F.


Non lasciarmi andare

Tienimi, tienimi, stringimi, non lasciarmi andare, non lasciarmi cadere in questa voragine di solitudine e incomprensione;con te mi sento al sicuro!
Dammi lamano, non la lasciare, non lasciare che perda il mio unico appiglio alla vita, che finisca nella paura di diventare ciò che non sono!
Solo tu puoi farlo, solo tu puoi starmi vicino senza farmi soffrire, senza farmi cambiare. Solo tu riesci a farmi essere me stessa con me stessa, solo tu riesci a non farmi odiare, a non farmi distruggere.
Voglio stare tra le tue braccia ancora per un po', voglio sentirmi al sicuro, lontana da tutto e tutti ancora un po'... voglio godere di questo amore ancora un attimo, e starti vicino sempre!
Aiutami amore, aiutami a non lasciarmi andare!



Sospesa

Non l'avrei mai detto che mi sarei trovata davanti a te ora. Così.
Non dici una parola. Ma a me scoppia già la testa.
E tu forse non pensavi che sarei stata capace di ascoltarti. Che ne avrei avuto voglia, intendo.
Ero. Ma non so più chi sono. La mia faccia si scioglie nei ricordi.
Non mi basta. Oggi più di ieri.
Dentro esplodo. Ma a te non lo dico di certo.
Ora ti ascolto e vorrei sentire tutt'altro. Ma a volte va così, si sa. E ti ritrovi ferma quando vorresti correre più veloce che puoi.
Perdonare, questo mi ripeto. E mi manda in bestia questa mia finta rassegnazione.
Ti ho dato il tempo che volevi. Pensavo che avrei dovuto rincorrerti. E invece eccoti qui, sei tu che cerchi di raggiungere me. Afferrarmi una volta ancora.
Adrenalina. Ecco cosa cerco.
Sembravi diverso, due anni fa intendo.
No, non dico affatto che mi hai ingannata, solo che sembravi diverso.
Anzi no, mi hai ingannata. E lo sento che lo sai bene.
Ti ascolto attenta senza interromperti. Io lo so bene quanto è importante poter parlare a ruota libera. Parla, come se io non ci fossi.
Hai visto, non mi hai distrutta. Neanche tu. Mi chiedo come riesco ad ascoltare le tue scuse.
Ora mi parli a cuore aperto. E la tua fragilità mi spiazza.
Vorrei ridere. Senza motivo.
Baciami. Cazzo, baciami.
Ma ogni volta che ci provi ti allontano. E che pensavi, non ti perdono così facilmente.
Mettilo in conto, che potresti vedermi con un altro.
Ma che fai, non sono più tua.
Lasciami le mani.
Sei così vicino. Che mi sembra di non averti mai lasciato.
Tremi.
E anche io.
Eccola, la magia.
Ma che succede, il cuore mi batte di nuovo.
E anche il tuo. Fortissimo.
Questo non l'avevo messo in conto, però.
Sì lo sento che mi vuoi. Ma non ti perdono così facilmente, te l'ho detto.
Dove diavolo sono finiti i discorsi che dovevo farti.
Che sei uno stronzo non c'è dubbio, questo ricordatelo.
Sarà che le tue labbra sono mie. E le mie tue, ancora.
Sarà che vorrei riuscire

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Night in progress

La ragazza aveva un bell’aspetto. Ma arrancava, facendo appena in tempo ad appoggiarsi al marciapiede prima di esplodere in un pianto liberatorio: difatti si vedeva che i suoi grossi occhi erano lucidi e visibilmente arrossati. Indossava un piumino nero e dei pantaloni scuri. Continuava freneticamente a sbattere sui tasti del suo telefono cellulare: ad un tratto fece un urlo echeggiante di disperazione e scaraventò l’apparecchio così lontano, da giungere quasi all’altra parte della strada.
Poi, quasi istantaneamente, s’accasciò a terra mettendosi in posizione fetale: come se stesse riposando sul divano di casa sua.
________

Nel momento esatto in cui Giovanni Fierro chiudeva a chiave il suo ufficio, che si trovava al secondo piano di un mastodontico edificio in pieno centro storico, non significava che lui aveva smesso di lavorare. Tutt’altro, bastava che si facesse due passi percorrendo si e no mezzo chilometro per trovarsi proprio di fronte al palazzo dove abitava, altrettanto imponente.
A prescindere dal suo tipo di carattere, perennemente allegro e solare, ultimamente il suo buon umore cominciava a dare segni di squilibrio. Il lavoro lo costringeva spesso a dover decidere e qualche volta per lui risultava faticoso optare per la scelta giusta.
The Business is business. Odiava quel detto come pochi: ma dirigere un’avviata casa editrice, comportava inevitabilmente assumere elevate responsabilità: Giovanni era consapevole di questo, seppur finiva sempre per non accettarlo.
Come allo stesso modo non accettava la sua condizione economica e finanziaria. Il padre infatti era a capo di una potente quanto machiavellica azienda, e alla sua morte l'esecuzione testamentaria sancì che tutta l'eredità spettasse a lui.
Un privilegiato, pensavano gli altri. Proprio per questo che nel corso degli anni, e sempre più esplicitamente, si stava insinuando in lui un profondo quanto sconfortante senso di colpa: “perché proprio a me? Perché proprio io? Che

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Disimparate

Disimparate" ecco quello che insegnerei ai miei figli.
È l'insegnamento più alto e il più difficile. Perché i Potenti sono milioni, sono organizzati e martellano i cervelli fin dalla nascita; essi fanno propaganda, con tutti i mezzi, da millenni.
Disimparate i condizionamenti della scuola, della moda, della politica, della religione. Disimparate i credi, le ideologie intoccabili, i dogmi sacri. Imparate a rifiutarli, a ridicolizzarli, a disimpararli. Tutte le brutture, le cose sporche dovete buttarle nell'immondezzaio: le politiche, le religioni.
Non dovete fidarvi degli insegnanti, dei libri, dei giornali e della televisione. Non dovete credere neanche ai familiari e amici: loro sono stati indottrinati, e inoltre con il linguaggio è difficile comunicare.
Credi solo alle tue esperienze personali, ripetute più volte per essere più sicuro.
Nella mia vita ho visto cose incredibili, voltafaccia spaventosi, congiure per cancellare il passato e per farcelo dimenticare. Non ti dirò quello che ho visto e sperimentato poiché tu non devi credere neanche in me; inoltre il linguaggio viene usato per imbrogliare, per fraintendere, sviare, e non per comunicare.
Non credere ai buonismi e agli altruismi; sono pretesti per scopi egoistici, per sbranare meglio. Non lasciarti irretire dai buonismi, dalle utopie sociali o filosofiche, deliri e allucinazioni religiose. Ricorda che sotto cumuli di maschere e catene, c'è sempre lui, l'uomo, cioè la belva. E l'uomo vuole cibo, sesso e potere.
Ai miei figli insegnerei questo, che è la cosa più semplice e più difficile. Perché diventare liberi è la mèta più alta, lo scopo più grande nella vita: liberi da pensieri coercitivi, parassiti e direttori spirituali che insegnano cosa pensare, cosa credere, cosa dire, cosa fare
Ci sono tanti imbecilli fra noi, e i Potenti spendono denaro ed energie per mantenerci imbecilli.
Quando avrai raggiunto questa libertà ti sentirai solo, perché vedrai amici e parenti p

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   0 commenti     di: sergio bissoli


Primo amore

A Minerbe, un piccolo paese di pianura, si sta svolgendo la festa della Primavera.
Mentre attraverso la piazza affollata di gente, fra le bancarelle di fiori, vedo una donna che sta parlando con un'amica. Subito la riconosco da lontano e per un attimo mi sembra di svenire. Quella è era È Anna, il mio primo amore.
Avevo conosciuto Anna proprio qui. A quel tempo avevo 20 anni e mi sono innamorato di lei la prima volta che l'ho vista. Ho saputo subito che quella era la mia ragazza, la ragazza che Dio aveva fatto per me. Tutto mi piaceva in lei, il volto, i capelli, i vestiti Dopo averla conosciuta, la vita senza di lei mi sembrava impossibile.
Credo che il vero amore è solo così. Nasce a prima vista, istintivamente, come un fulmine nel cielo sereno. Tutti gli altri modi di amare sono secondari, frutto di interessi, convenienze, necessità.
Il mio è stato un amore romantico, fatto di sguardi, di brevi passeggiate nei viali sotto i tigli. Ho amato Anna follemente, senza domandare se anche lei mi amava, perché non mi interessava saperlo.
Con questi ricordi nella testa, che mi danno un leggero brivido, mi avvicino di più a lei per vederla meglio. Adesso Anna ha la faccia solcata di rughe, appesantita da un trucco volgare. A 40 anni è diventata una donna brutta e grassa. Ha i capelli corti e ricci. Passandole vicino sento che chiacchiera instancabilmente come un'oca insieme all'amica. Sembra impossibile che sia diventata così.
Quando l'ho conosciuta 20 anni fa, Anna era una ragazza esile, flessuosa, col volto di un angelo che mi incantava e turbava. Aveva i capelli lunghi e lisci che le ricadevano sulle spalle. Ricordo che parlava pochissimo e la sua voce sembrava un sussurro.
È cambiata, è quasi irriconoscibile adesso, ma è sempre lei. Questo pensiero mi fa tornare alla memoria decine di ricordi, di avvenimenti ed emozioni vissuti allora. Le notti trascorse insonni pensando a lei. Gli appostamenti estenuanti che duravano interi pomeriggi, sulla p

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   3 commenti     di: sergio bissoli



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