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Racconti amore

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Il mondo è piccolo per noi

"Forse sarebbe il caso di prendere un pausa... per capire se è ancora ciò che vogliamo."
"Perchè mi vuoi lasciare?"
"non voglio..."
"Lasciami direttamente, no? Fai prima..."
"Ma..."
"Fai prima..."
"Si, hai ragione..."
"Dimmi... Roberto non ti amo più, è finita."
"Roberto non ti amo più, è finita. Ora la smetti di dire stupidaggini?"
"Sei tu che mi hai lasciato."
"Ti ho solo assecondato."
Silenzio...
Tu stavi per piangere.
"Vieni accanto a me..."
Mi avvicinai e mi sedetti al tuo fianco...
Le parole successive non ebbero senso,
ma solo i nostri baci salati,
bagnati delle tue lacrime,
possono raccontare
di quell'episodio.
Mi guardavi, mi dicevi: "Ti amo... troppo."
Con quella voce emozionata...
Andiamo contro tutti:chiunque parli con noi
non dice altro che siamo giovani per parlare d'amore,
che il divertimento dovrebbe venire prima di tutto...
Io ancora non riesco a spiegare quello che vive dentro i nostri sguardi...
Quei momenti di infinita dolcezza in cui le tue parole sono così toccanti, così vere, così PURE, da farmi piangere.
Quei momenti in cui asciugo le tue lacrime e ti accarezzo... sembri un bimbo amore mio. Hai bisogno di me
e io di te.
Dicono che siamo esclusivisti, che viviamo l'uno per l'altro e abbiamo solo 14 e 15 anni.
Si, è vero... non è il tempo per qualcosa del genere, ma non ne possiamo più fare a meno.
M'ispiri infinita dolcezza... al minimo problema corri da me, per essere sicuro che nulla cambi, nulla finisca.
Dolcemente si muovono le tue mani sul mio viso e mi chiedi, con voce tremante, di non spezzarti mai il cuore.
Mi guardi insistentemente, e al mio chiederti il perchè sorridi e mi baci..." Sei bellissima... Sei mia... Ti amo..."
A volte non trovo le parole per risponderti...
Provo a raccontare di noi alla mia migliore amica, alle persone che hanno sempre saputo tutto di me, ma non mi capiscono.
Sono arrivata alla conclusione che non siamo noi che non abbiamo l'età giusta, ma è questo sentim

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   10 commenti     di: Angela Marino


A Mattia

Quando ti ho preso in braccio per la prima volta, ho sentito subito che qualcosa di speciale c avrebbe legati. In te è riposto l'amore per la vita.

Mattia, vederti crescere è stato il regalo più bello che Dio potesse farmi.

Sei speciale, i tuoi occhietti che brillano, il tuo nasino, le tue manine, la tua vocina, tutto di te mi riempie.
Piccolo mio, è a te che scrivo, queste poche righe...

Affinchè tu possa prendere sempre il meglio dalla vita e lottare per ciò in cui crederai...
La tua "Itta" tiferà sempre per te!
Ti voglio bene piccolo mio

   2 commenti     di: Rita


Martina e Ely

-Mark-

Noi le conosciamo da tempo, Martina e Ely.
Tipe strane. Simpatiche e tutto quanto, ma strane.
In classe tutti pensano che si amino, che siano lesbiche, che facciano robe che noi ragazzi non immaginiamo nemmeno nei nostri sogni più perversi, ma ovviamente sono tutte balle.
Quello che lega Martina e Ely non è amore, è qualcosa di cento volte peggiore, e noi che siamo loro amici siamo gli unici ad immaginare quanto possa essere pericoloso lasciare che quelle due continuino a stare assieme.

-Lulù-

Prima di tutto mettiamo in chiaro che io non ho niente contro le lesbiche. Cioè, ho le mie convinzioni, i miei valori, la mia fede e se un giorno una ragazza dovesse dirmi che si è innamorata di me penso che mi manderebbe fuori di testa. In senso negativo voglio dire. Tipo, mi sa tanto che inizierei a balbettare e cercherei di cambiare il discorso. Parlerei di ragazzi, ecco, tanto per mettere subito in chiaro le cose!
Però come diceva un tizio, vivi e lascia vivere, giusto?
Quindi, io c'ero il primo giorno delle superiori quando ho conosciuto i miei amici, c'ero quando Elisheva è entrata a far parte della nostra classe e della nostra compagnia ad anno già iniziato, ed infine c'ero pure il giorno in cui lei e Martina si sono messe assieme.
E me lo ricordo come-fosse-cazzo-ieri!

-Jacky-

Si, pure io ricordo alla perfezione quel giorno... e come dimenticarlo? Credo che niente sia più rimasto lo stesso tra di noi, dopo di allora.
Eravamo al Nasty Bar... o forse era quell'altro locale in centro... insomma, fatto sta che finita la scuola eravamo soliti trovarci, noi della nostra compagnia, in un locale a mangiare e bere qualcosa assieme.
Erano cinque anni fa, eravamo tutti minorenni e la sera non avevamo il permesso di star fuori fino a tardi, quindi... oddio, ora che ci penso forse di anni ne sono passati pure sette o otto!
Beh, quel che conta è che io c'ero e che ho assistito a tutta la scena, dal momento in cui Martina si è accesa una sig

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Presentazione

Ciao, sono Roberto Di Palma.
Banale come inizio di un libro ma sinceramente non so neanche se lo continuerò, quindi sforzarsi per trovare un inizio buono sembra inutile a mio avviso, è quello che seguirà che conta davvero.
Ho 15 anni, e siamo nel 2010, precisamente 11 aprile ore 18:46, il 4 maggio sarò sedicenne.
è stata una giornata pesante e molto particolare. Una persona di cui mi fidavo ciecamente mi ha mentito più volte, e l'ho scoperto solo oggi, ma va bene, scelgo di fidarmi ancora una volta, dopotutto son io che voglio il mondo diverso, e quindi il cambiamento deve iniziare da me, ma son sicuro che non funzionerà, non ha funzionato fino ad adesso. Questa società è ormai distrutta, si pensa che perdonare e piangere siano sintomi di debolezza, io trovo li invece la mia forza. Anche se non ho cambiato il mondo posso almeno dire di averci provato, mentre nessuno potrà mai dire di esser stato trattato male da me. Questo per me, è il più grande vanto che possa esistere. Tralasciando ciò che è accaduto oggi, voglio parlarvi di ciò che mi accade generalmente.
Vivo a Scafati, una città in provincia di Salerno, odio questo posto. Pieno di ragazze superficiali che pensano soltanto a sbandierare il loro idolo televisivo per poi lamentarsi di non trovare un ragazzo che le tratti bene, e di ragazzi che l'unico hobby che hanno è provarci con tutte le ragazze che vedono per strada cercando disperatamente qualcuna con il cervello pari al loro, cioè pari al nulla, e che ogni occasione è buona per cercare di testare le loro nocche su facce a loro sconosciute. Ma c'è un raggio di sole in tutto questo, una piccola speranza che mi permette ancora di vivere con piacere su questo sporco mondo, ed ha un nome, Angela. È la mia attuale ragazza, stiamo insieme da 5 mesi, e 13 giorni, e la amo da impazzire, è di lei che vi ho accennato poco fa. Lei oggi mi ha confessato di avermi mentito, ma capisco i suoi motivi, tutti dovuti al gigantesco ego che ogni ess

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Una leggenda

Si narra che in epoche lontane i mari e gli oceani di tutto il mondo fossero dolci. Dolci come lo zucchero. In quell'età strani esseri viventi popolavano le acque: le Sirene.
Erano entità bellissime e dolcissime, con il busto di donna e la coda di pesce. Creature talmente belle che gli uomini iniziarono a catturarle per ucciderle e creare delle sculture su di loro. Dopo anni di soprusi le sirene si ribellarono: con il loro splendido canto ingannavano gli uomini, facendoli cadere in acqua affogandoli.
Tutte le Sirene iniziarono a comportarsi così: tutte tranne una. Tamata
Capelli lunghi castani fino all'inizio della sua coda blu cobalto che con la luce della luna si colorava d'argento.
Lei era diversa dalle altre: il suo canto era diretto solo a lei, alla Luna. Ogni notte la sua voce incantava tutte le creature del mare.
"Ti prego mia Luna, fammi trovare l'Amore. L'Amore quello vero, quello che dura in eterno!"
Quella notte la Luna si fece oscurare dalle nuvole. Un fortissimo vento si abbatté sul mare creando onde alte fino a 10 metri. Una nave passò di lì in quel momento. Tamata spaventata dall'arrivo degli uomini si rifugiò sotto le acque. L'imbarcazione si rovesciò , tutti i marinai riuscirono ad aggrapparsi a qualcosa o a nuotare. Tutti tranne uno. Tamata lo vide scendere lentamente verso il fondale marino. I suoi occhi blu come la sua coda fece battere forte il suo cuore. Con tutta la sua forza condusse il giovane in superficie fino a un pezzo della barca dove lui si appoggio.
"Ma tu sei una sirena?"
Lei annuì
"E non parli perché il tuo canto potrebbe uccidermi?"
Lei rise
"No. Sono diversa dalle altre. Io canto solo per la Luna, non voglio ucciderti!"
Ma una nave di soccorso si stava avvicinando a loro. Tamata la vide e stava per andarsene quando il ragazzo la bloccò
"Come faccio a ritrovarti? Dimmi ti prego il tuo nome"
Lei sorrise.
"Tamata"
"Io sono Nereo. Come faccio a ritrovarti?"
Non rispose e se ne andò.
Pass

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Innamorato

Corinna, mi sono innamorato di te: cioè ti vedo come una Dea, come una regina. La mia fantasia ti carica di qualità che tu non hai; la mia fantasia ti arricchisce di doti sublimi e sovrumane, ma inesistenti.
Finchè dura l'innamoramento continuerò ad adorarti, a stravedere per te e a soffrire per te.
Eppure, un giorno io mi sveglierò da questo sogno e vedrò la donna prosaica e banale che tu sei. Un giorno il bel sogno finirà. È inevitabile. Questo lo so perché ricordo che è già successo altre volte, con altre donne.
Fin quando durerà? Il più a lungo possibile, spero; o il più presto possibile, sarebbe meglio. Ma ho bisogno di credere nell'amore! Gli uomini hanno bisogno di credere nell'amore come hanno bisogno di credere in Dio, nella giustizia, nella vita dopo la morte.
E allora, aggrappato a questo sogno colorato, vengo da te, sto insieme a te, parlo con te, ti cerco, ti sogno e ti invoco in ogni momento del giorno e della notte. Finchè vivo in questa dolce ebbrezza la vita scorre lieve, i giorni passano senza conoscere la noia. Ora c'è l'ansia di vederti, l'ansia di trovarti e di aspettarti.
Tutto è più dolce, le cose comuni hanno cambiato aspetto. La via dove abiti tu ha qualcosa di speciale. Quando arrivo vicino alla tua casa, sento un tuffo al cuore, e resto incantato a guardare la finestra dietro alla quale tu ti affaccerai. È una finestra particolare, è la tua finestra.
La vita è più bella quando è vissuta in questa magica eccitazione piena di speranze e di felicità. L'amore trasfigura, fa sognare, irraggia una luce interiore meravigliosa ed estatica.
Un giorno questo finirà. Una mattina mi dirai una parola sbagliata, farai un gesto e spezzerai l'illusione. Dopo io precipiterò nel dolore, dopo ti odierò e il mondo di colpo diventerà grigio e buio. Dopo sarò disperato e vorrò morire, oppure cercherò la salvezza in un'altra donna.
Ma tutto questo adesso non ha importanza. Adesso sono innamorato e il tempo non ha val

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   2 commenti     di: sergio bissoli


Una storia d'amore

I. LUI

Chi è scrittore non è mai solamente scrittore, è sempre prima di tutto qualcos’altro e, poi, anche scrittore.
Così lui.
Innanzitutto era un avvocato e, poi, era uno scrittore. Lui adorava il proprio mestiere, lo divertiva, e riteneva che fosse il modo migliore per tenere in esercizio la mente. Voleva morire pensando. Voleva morire tra molti, molti anni, non subito.
Come scrittore si sopravvalutava.
In fondo non aveva mai scritto niente di importante, solo qualche raccontino che era piaciuto agli amici. Ebbene era al punto schiavo del proprio (presunto) talento che stentava sempre a scrivere per il timore di non essere all’altezza dei precedenti scritti, e di arrecare danno al consenso, sia pure ristretto, che aveva raggiunto.
Pensava che non avrebbe mai scritto un romanzo, per quel suo stramaledetto amore per la brevità che l’avrebbe condannato, pensava, a scrivere per sempre degli inutili raccontini.
Stava anche quella sera con la penna in mano. Senza sapere cosa scrivere, guardava fuori dalla finestra del suo studiolo di casa. Una vista mozzafiato, acquistata, pensò, grazie alla sua abilità di avvocato, non certo alla sua bravura di scrittore romantico.
Ma in fondo passava il tempo, nel lavoro e nel suo hobby, a fare la stessa cosa: raccogliere i propri pensieri e non lasciare che andassero persi al vento, ma tendere con essi mirabili archi di parole. La gioia e il brivido che lo pervadevano quando faceva questo, sia che fosse sul lavoro, sia che stesse scrivendo un raccontino, diedero un senso a molti attimi della sua vita.
Stava ragionando su questa cosa, e sul concetto di utilità dei pensieri e delle parole; batteva delicatamente con l’indice della mano sinistra sulla parte superiore del sigaro (che eccezionalmente quella sera aveva anche acceso, essendo abituato viceversa a tenerlo spento tra le dita) e, mentre osservava la cenere cadere come al rallentatore, in quel preciso istante, inspiegabilmente, gli venne in mente lei

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   2 commenti     di: Cesco Lai



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