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Racconti amore

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La fortuna e l'amore

.. prima, uno dice.. mi piaci. lo dice a se stesso. non può dirlo a nessuno, se prima non lo dice a se stesso. poi, deve dirlo a chi gli piace. a questo punto, la fortuna è che chi gli piace abbia detto a se stesso.. mi piaci.. quando ha visto quello che ha detto.. mi piaci, la prima volta.
.. questa è una vera botta di.. per quello che l'ha detto all'inizio.. e pure per quello che l'ha detto dopo.
perchè non sempre succede così. ma quando succede, da lì, possono verificarsi molti e straordinari fenomeni..
quando non succede, non possono verificarsi nè molti, nè straordinari fenomeni.
.. e sembra che non sia successo niente.. ma sarebbe potuto..



La scelta

3 Marzo 2005
"Ti prego piccola non piangere. È meglio così per entrambi. Io sto male, ho troppi problemi per la testa... io non riesco a pensarti, non credo di amarti. Io ho bisogno di stare con gli amici, di non avere legami. Scusami"
"Di non avere legami?? Mauri stiamo insieme da 2 anni! Ti prego non lasciarmi io ti amo.."
"Io.. non lo ti prego basta. È finita."
Scendo dalla macchina dopo la quarta sigaretta fumata di fila. Sento la testa girare, le gambe cedono. Cado a terra. Ma tu sei già andato via. Forse è la punizione che mi merito.

1 Aprile 2005
"Sono 9 mesi che cerco di iniziare una storia con te. Lui prima c'era e ora che non c'è tu ancora non vuoi provarci?"
"Lo vuoi capire Antonio che ho paura di innamorarmi ancora? Non voglio più piangere, non voglio più soffrire cazzo! Maurizio mi ha distrutto!"
"Te lo dico ora. Oggi è l'ultimo giorno che ci provo."
Quel bacio sulla spiaggia seduti sotto una duna. Un calore nuovo nel cuore. Mi sciolgo. È ora di ricominciare.

31 Dicembre 2005
Sms inviato alle ore 23. 58
"Un nuovo anno sta per iniziare piccola. Ho fatto la cazzata più grande della mia vita a lasciarti. Mi manchi da impazzire. Il tuo Mauri"
"So che te la stai spassando con le tue amiche. Auguri cucciola, non vedo l'ora che sia domani per riabbracciarti fortissimo! Sei la mia vita. Ti amo. Anto"

4 Settembre 2006
"Hai bisogno?"
"Sto male piccola... sto troppo male senza di te. Torna con me."
"Mi prendi in giro? Mi hai lasciato te un anno e mezzo fa. Cosa vuoi ora da me?"
"Ti voglio dare tutto quello che non ti ho dato in questo anno e mezzo."
"Io sto con un altro ora Maurizio."
"Dammi un ultima possibilità"
SCELTA 1
"Ti farei passare una vita di inferno"
"Non preoccuparti me lo merito Vero."
Mi baci. Non mi ricordavo che i tuoi baci
fossero così caldi. Lo stomaco va in subbuglio
Il cuore batte a mille e più al minuto. No Vero,
ragiona un attimo! Quello se è fatto i cavoli suoi in quest'ultimo anno e mezzo. Tu

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Un'inspiegabile sensazione... colpo di fulmine? 1

Era estate e mi trovavo in un periodo che date le brutte esperienze passate non desideravo più avere a che fare con i ragazzi.
Mi trovavo alla casa al mare di un mio amico per godermi un po' di relax dopo un lungo periodo lavorativo, ma ormai la vacanza giungeva al termine, eravamo molti, noi, il solito gruppo che t'accompagna da tutta una vita e mi sentivo a casa.
Eravamo in spiaggia in attesa di un loro amico che si fermava qualche giorno con noi e appena lo vidi sentii il cuore impazzire.
Non l'avevo mai visto prima e feci di tutto per nascondere quello che mi stava accandendo.
Silenziosa e pensierosa non facevo caso a tutto cio' che succedeva intorno, ero in stato di shock!!
La sera(come tutte le sere) ci trovavamo al baretto del porto, tirava un vento freddo che cominciai a tremare e lui seduto davanti a me mi diede la sua felpa.
Mi misi la sua felpa che mi copriva le mani perche' troppo grande e sentii il suo profumo su di essa, un profumo mai sentito prima, il profumo della sua pelle.
Per il resto della serata sedemmo sempre vicini e continuammo a punzecchiarci con battuttine tutto il tempo finche' fattosi tardi (erano le 4)tutti andarono a letto e io mi diressi verso il terrazzo.
Voltai lo sguardo e lui era li' dietro di me... mi prese e mi abbraccio', avevo la sua testa alla destra della mia, le braccia mi passavano intorno alla vita e io tremavo il cuore mi batteva all'impazzata!
Mentre parlavamo passo' una stella cadente... la più luminosa e bella che abbia mai visto in vita mia e rimasti estasiati da essa ne parlammo per ore.
Tutta la notte passo in quella posizione abbracciati sulla terrazza affacciata sul sul mare parlando tranquillamente senza niente di piu'.

   14 commenti     di: Lavis Pin


[Senza titolo]

Oggi Mary è felice.
Sta dando da bere alle piantine sul davanzale, con un sorriso che le illumina lo sguardo.
dà un'occhiata all'orologio a pendolo appeso al muro. e sobbalza.
è ora.
ha il cuore che batte a mille, il respiro accelerato.
è passato un anno, un anno di ansia, tristezza, nostalgia e speranza.
E lettere.
decine di lettere, custodite gelosamente, rilette centinaia di volte e bagnate di lacrime altrettante volte.
Le è mancato.
Pensa al passato mentre si pettina i capelli ramati.
prende la borsa, infila gli stivali da pioggia e il cappotto, lo stesso cappotto che portava un anno fa, in stazione.
Fuori piove.
Mary si guarda intorno, osserva i passanti: loro non lo sanno, ma oggi Mary è felice.
Arriva alla stazione ferroviaria, brulicante di persone: donne con sguardi vitrei, uomini d'affari, ragazzi coi volti immersi nelle felpe e personaggi equivoci.
Si siede su una panchina e aspetta.
Due ore dopo ha imparato a memoria i ghirigori della panchina in ferro battuto verde.
Poi, finalmente, il treno Londra-Edimburgo entra fischiando nella stazione.
Mary balza in piedi e scruta la folla di persone che si apprestano a scendere.
E lo vede.
La testa bionda è una spanna sopra quelle del resto dei passeggeri, e si sta guardando in giro con l'espressione fiduciosa e serena che nemmeno l'anno di lontananza è riuscito a farle dimenticare.
Anche lui la sta cercando.
Mary si fa strada, spinge, chiede di poter passare, ansimando, il cuore che le scoppia nel petto.
Si trovano finalmente l'uno davanti all'altra.
è passato un anno.
Lui ora ha una cicatrice sbiadita sull'avanbraccio, un ricordo dell'Afghanistan.
Mary la sfiora, fino a quando la mano di lui stringe la sua.
E si abbracciano.
Mary sta piangendo, la gente non lo sa, ma oggi è felice.



Amore Cattolico

E poi ti rendi conto di quello che hai avuto, solo quando non lo hai più.
Ecco, io adesso non so contro cosa ho combattuto per anni, ho combattuto per non far finire la nostra storia, credo, veramente non lo so, ma ora so che ha vinto lui... lei... la cosa.
Per provare a capirci qualcosa vado in una libreria e cerco un libro che parli del rapporto tra uomo e donna.
Guardo tra gli scaffali di psicologia, poi tra quelli di sociologia, poi intravedo un titolo : "Il gioco delle passioni", di Aldo Carotenuto, leggo sul retro: "psicoanalista, è stato tra le figure più significative dello junghismo italiano ed internazionale.
Junghismo... psicoanalista... lo compro.
Poi vado in uno di quei centri commerciali non lontano da casa e compro sei di quei scatoloni che servono a conservare i vestiti al cambio di stagione, quelli che si devono in qualche modo montare a casa, mi chiedo se sei sono abbastanza, spero proprio di sì, ne compro otto.
Prima di iniziare l'operazione mi siedo sulle scale e comincio a sfogliare il libro, vorrei proprio trovare una frase che mi possa aiutare:
" Una coppia tenuta insieme da un'alleanza patologica non rappresenta un'eccezione, perché in tutti i rapporti d'amore ognuno incarna la malattia dell'altro. Paradossalmente, più l'altro appare distante, sfuggente, capace di ferire, più affascina e lega a sé l'amante. Lo sforzo per catturare l'essere amato e compiacerlo diviene una sfida con se stessi. Da questo genere di rapporti, vissuti non tanto come relazioni autentiche e mature, quanto come lotte spietate, non emergono quasi mai un vincitore e un perdente. Ci troviamo dinanzi a una modalità esasperata e sado-masochistica di vivere il rapporto d'amore: si è attratti dalla sofferenza, dalle peripezie e dalle emozioni forti. Ma in questi casi, ciò che maggiormente seduce, più che la peculiarità dell'altro, è la lotta con se stessi."
No, non mi aiuta molto, ed io ho proprio paura di aprire quell'armadio.
La prima cosa che mi to

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   4 commenti     di: dario pasquali


IO T'AMO

Ti sento come un rivolo di sangue che mi scorre lento sulla pelle, desiderio affranto da interminabili battaglie, non vissuto, derubato da attimi di intensa assenza. Tu che hai contaminato col tuo veleno il nome di un cuore senza speranza, per sopravvivere tu stesso alla debolezza d'amar qualcuno. Assettato di saggezza nel sapermi tua, ad ogni costo, perchè io -coraggiosa- non temo l'affronto della mia debolezza.
Io t'amo.
Senza limiti.
Come il cielo che abbraccia il mondo, infante curioso e crudele padre dei nostri giorni.
E mi pianga il cuore se non ti rivedrò apparire nelle mie notti silenziose ed amare, a strappare una lacrima alla tristezza.
Tu che, col tuo manto superbo, te ne andasti, perchè di rimanere non conoscevi il significato.

   5 commenti     di: Argeta Brozi


L'uomo con la valigia

L’uomo con la valigia.
Sempre pronto a partire,
lo vedevo passare attraverso i vetri del mio bar.
Si distingueva dalla gente per il suo incedere elegante,
con la sua valigia in mano ed il cappello Borsalino.
Si fermava sempre al solito posto.
Al terminal numero 2 dell’aeroporto di Malpensa.
Col naso all’insù guardava il tabellone delle partenze,
non abbassava mai lo sguardo.
Lo studiava con attenzione, affascinato, quasi fosse una bella donna.
Rimaneva lì per ore e non partiva mai.
L’uomo con la valigia, lo vedevo passare
ogni mattina, portava con sé la vita di un uomo di mezza età.
Con lo stesso cappello in testa e la valigia nera.
Verso la stessa meta, ogni giorno.
Il suo viaggio era a piedi nella strada,
malata di polvere e realtà.
La sua destinazione il terminal numero 2.
L’uomo con la valigia mi passava davanti,
cercavo di guardarlo negli occhi sfuggenti.
Volevo farmi raccontare i suoi pensieri,
ma nessuna emozione lo tradiva.
Gli importava solo del terminal numero 2.
Era diventato un rito,
un momento in cui voleva fuggire dalla realtà.
Forse la valigia era solo un timido pretesto.
Un cassetto vuoto da riempire di sogni e speranze.
Sogni e speranze che s’infransero quando seppe
della chiusura dell'aeroporto.
Una scomoda verità bagnata di lacrime e rumori di città.
Dicevano che ne avrebbero costruito uno più grande,
dall’altra parte della città
L’uomo con la valigia,
continuò il suo viaggio come ogni mattina.
Fino a quando dell'aeroporto non
rimase più niente,
solo angoli bui come quell'ombra sul suo viso.
Quel giorno,
rimase lì fino alla sera e
per tutta la notte a guardare gli ultimi brandelli di vita.
La mattina dopo non lo vidi passare,
ma il trambusto della gente mi fece pensare al peggio.
Uscii dal bar e mi avvicinai dove tutti si accalcavano
Riconobbi il suo cappello Borsalino.
Lui era lì, disteso, immobile come un aereo che aspetta di prendere il volo.
In mano stringeva ancora la

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   1 commenti     di: dario lampa



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