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Racconti amore

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Night in progress

La ragazza aveva un bell’aspetto. Ma arrancava, facendo appena in tempo ad appoggiarsi al marciapiede prima di esplodere in un pianto liberatorio: difatti si vedeva che i suoi grossi occhi erano lucidi e visibilmente arrossati. Indossava un piumino nero e dei pantaloni scuri. Continuava freneticamente a sbattere sui tasti del suo telefono cellulare: ad un tratto fece un urlo echeggiante di disperazione e scaraventò l’apparecchio così lontano, da giungere quasi all’altra parte della strada.
Poi, quasi istantaneamente, s’accasciò a terra mettendosi in posizione fetale: come se stesse riposando sul divano di casa sua.
________

Nel momento esatto in cui Giovanni Fierro chiudeva a chiave il suo ufficio, che si trovava al secondo piano di un mastodontico edificio in pieno centro storico, non significava che lui aveva smesso di lavorare. Tutt’altro, bastava che si facesse due passi percorrendo si e no mezzo chilometro per trovarsi proprio di fronte al palazzo dove abitava, altrettanto imponente.
A prescindere dal suo tipo di carattere, perennemente allegro e solare, ultimamente il suo buon umore cominciava a dare segni di squilibrio. Il lavoro lo costringeva spesso a dover decidere e qualche volta per lui risultava faticoso optare per la scelta giusta.
The Business is business. Odiava quel detto come pochi: ma dirigere un’avviata casa editrice, comportava inevitabilmente assumere elevate responsabilità: Giovanni era consapevole di questo, seppur finiva sempre per non accettarlo.
Come allo stesso modo non accettava la sua condizione economica e finanziaria. Il padre infatti era a capo di una potente quanto machiavellica azienda, e alla sua morte l'esecuzione testamentaria sancì che tutta l'eredità spettasse a lui.
Un privilegiato, pensavano gli altri. Proprio per questo che nel corso degli anni, e sempre più esplicitamente, si stava insinuando in lui un profondo quanto sconfortante senso di colpa: “perché proprio a me? Perché proprio io? Che

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Seduti sulla riva del mare

5 minuti.

Ryan: Cristo santo! Quella roba è spaventosa! E sta arrivando a una velocità incredibile! Che cazzo di fine...
Deamanta: Amore... Non voglio finire là dentro. Non voglio finire da nessuna parte! Perchè? Cazzo! Perchè?!
R: Non credo sia saggio sprecare il tempo con domande inutili. Ce ne rimane così poco.
D: Sì, hai ragione. E poi ne abbiamo già parlato a lungo. È inutile chiedersi perchè. Molto meglio chiedersi come.
R: Già. Come? Tutti vorrebbero la possibilità di scelta su come morire, e noi che ce l’abbiamo non siamo ancora riusciti a sfruttarla.
D: Bhe, io un’idea ce l’avrei...
R: Certo. Sarebbe bello. Fare l’amore un’ultima volta, terminare come una cosa sola, uscire da questo mondo come un solo essere. Sarebbe perfetto, ma non è possibile.
D: Non capisco perchè ti ostini...
R: Lo sai perchè. Te l’ho già spiegato. Con quella roba che arriva alle nostre spalle non riuscirei mai. È un problema fisiologico, fanciulla, non mi va di spirare bestemmiando.
D: Ma sarebbe comunque stupendo... Sarebbe comunque...
R: Cazzo! Ne abbiamo già parlato! Resta il fatto che non voglio finire là dentro! E non voglio che ci finisca nemmeno tu! Non voglio che ci prenda. Non voglio. Non ci è dato sapere cosa succede dentro quella roba.
Oh, sì, di sicuro è la morte quel che succede, ma come? Cosa si nasconde in quella tenebra? Non voglio sentire i tuoi strilli di dolore come ultimo suono.
D: Forse hai ragione. Non potremmo sfuggirgli. Non ci fermeremmo in tempo. Ma non credo potrà andare diversamente.
R: Hai preso le pistole?
D: Sì...
R: Allora non ci prenderà.


4 minuti

Deamanta: Non lo farò.
Ryan: Lo farai.
D: Ma come posso?! Come posso spararti?! Io ti amo!
R: Anch’io fanciulla.
D: È assurdo.
R: L’amore?
D: L’idea di ucciderci. È assurda.
R: È più assurda quella roba.
D: Ti amo. Voglio il tuo bene. Voglio vederti sorridere. Voglio la tua vita. Non posso darti la morte.
R: Il mio ben

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   8 commenti     di: Pio Chiozzo


La principessa e la zanzara.

È risaputo: le principesse sono belle, ma la principessa di questa storia è bellissima.
Ovvero: superlativo assoluto bel-lis-si-maaaaaa!!!
Si veste di nuvole, il suo sorriso è come il bagliore delle stelle ed il suo sguardo è il sole d’estate, abbagliante.
È talmente bella da essere anche intelligente.
Il suo nome è Catia.
Questa breve storia non è la sua, ma quella di una zanzara che si innamorò di lei.
Successe tutto in un attimo. La nostra bellissima principessa, si apprestava a coricarsi nella sua camera castello, indossando una leggerissima sottoveste di nuvola rosa, s’adagiò sul materasso di cielo. Dalla finestra entrava una leggera e fresca brezza notturna che accarezzandole il corpo la portò dolcemente nel mondo del sonno principesco.
I capelli d’oro formavano corona sul cuscino, il viso sereno e sorridente, gli occhi dolcemente socchiusi, la vestaglia che lasciava intravedere il profilo di quel corpo fiabesco, attirarono l’attenzione di una zanzara maschio. Passando davanti alla finestra castello, diede una sbirciatina dentro e restò (uso il maschile perché zanzara/maschio) abbagliato.
Bellissima, pensò. Il suo cuoricino iniziò a battere all’impazzata. Si posò sulla spalliera del letto principesco è restò immobile ad ammirare quella stupenda principessa. Poi con il coraggio dei temerari esclamò:
zzzzzzzhhhh, zzzzzhhh, ora le dico che mi sono innamorato e tutta la vita vorrò restare con lei. La amo, a tal punto che non volerò più via da questa casa/castello.
E sfrontatamente si avvicinò ronzando al principesco orecchio.
Zzzzzzhhh, zzzzhhh, ti amo bellissima pricipezzzzzzzzzza zzzzzzzzzhhhh.
La principessa infastidita da questo ronzare cercò di allontanarlo e nel sonno agitò vicino all’orecchio la sua delicata manina.
La zanzara maschio, non si diede per vinto, era ben conscio che non poteva farla innamorare al primo assalto. Così con tenacia e costanza continuò tutta la notte:
zzzzzzzzzzzzzzhhh, zzzzzzz

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   0 commenti     di: cesare righi


Martina e Ely

-Mark-

Noi le conosciamo da tempo, Martina e Ely.
Tipe strane. Simpatiche e tutto quanto, ma strane.
In classe tutti pensano che si amino, che siano lesbiche, che facciano robe che noi ragazzi non immaginiamo nemmeno nei nostri sogni più perversi, ma ovviamente sono tutte balle.
Quello che lega Martina e Ely non è amore, è qualcosa di cento volte peggiore, e noi che siamo loro amici siamo gli unici ad immaginare quanto possa essere pericoloso lasciare che quelle due continuino a stare assieme.

-Lulù-

Prima di tutto mettiamo in chiaro che io non ho niente contro le lesbiche. Cioè, ho le mie convinzioni, i miei valori, la mia fede e se un giorno una ragazza dovesse dirmi che si è innamorata di me penso che mi manderebbe fuori di testa. In senso negativo voglio dire. Tipo, mi sa tanto che inizierei a balbettare e cercherei di cambiare il discorso. Parlerei di ragazzi, ecco, tanto per mettere subito in chiaro le cose!
Però come diceva un tizio, vivi e lascia vivere, giusto?
Quindi, io c'ero il primo giorno delle superiori quando ho conosciuto i miei amici, c'ero quando Elisheva è entrata a far parte della nostra classe e della nostra compagnia ad anno già iniziato, ed infine c'ero pure il giorno in cui lei e Martina si sono messe assieme.
E me lo ricordo come-fosse-cazzo-ieri!

-Jacky-

Si, pure io ricordo alla perfezione quel giorno... e come dimenticarlo? Credo che niente sia più rimasto lo stesso tra di noi, dopo di allora.
Eravamo al Nasty Bar... o forse era quell'altro locale in centro... insomma, fatto sta che finita la scuola eravamo soliti trovarci, noi della nostra compagnia, in un locale a mangiare e bere qualcosa assieme.
Erano cinque anni fa, eravamo tutti minorenni e la sera non avevamo il permesso di star fuori fino a tardi, quindi... oddio, ora che ci penso forse di anni ne sono passati pure sette o otto!
Beh, quel che conta è che io c'ero e che ho assistito a tutta la scena, dal momento in cui Martina si è accesa una sig

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La spirale dell'amore

Diventiamo consapevoli del piacere dopo averlo perso. Dopo aver perso una donna, la apprezziamo di più.
Ho conosciuto Rina, una ragazza di campagna con i capelli biondi e la pelle bianchissima. Nei primi giorni e settimane che sto con lei, il piacere è intenso: una sensazione di stupore, una continua scoperta del corpo e della psiche della ragazza. Ogni giorno che trascorriamo insieme ci sono novità, imprevisti, scoperte. Quando accarezzo il corpo di Rina, mi eccito in modo indescrivibile e mi sento precipitare in un abisso di voluttà.
È passata una stagione, tutta l'estate.
Ogni piacere troppo prolungato provoca l'assuefazione e non lo sentiamo più. Adesso, quando bacio Rina, quando accarezzo i suoi seni, provo un piacere stanco, un piacere consumato e logoro.
Adesso non resta quasi più nulla da scoprire: conosco i gusti di Rina, conosco la sua psicologia; so cosa le piace e cosa detesta, so come reagirà nelle situazioni che si presentano, so cosa sceglierà. Insomma, adesso conosco tutto di lei; so perfino la marca del gelato che comprerà.
Anche il suo corpo non offre più misteri e conosco tutto: il bel seno, le natiche magre, le gambe lunghe, il pelo del pube scarso e soffice, come piace a me; un neo sulla pancia, a destra, che mi dà un po' fastidio
Adesso con Rina provo nausea per la troppa vicinanza, per le emozioni troppo prolungate, per il troppo tempo che siamo stati insieme. Anche il piacere ha bisogno di pause, altrimenti l'uomo cade nell'assuefazione e non riesce più a percepirlo. Ho bisogno anche di solitudine; l'intimità che dura troppo a lungo mi disturba e infastidisce. La vita insieme a una donna in principio è piacevole, poi noiosa e infine insopportabile.
Sono trascorsi altri 5 mesi e ho perduto Rina.
Lei non c'è più, perché va con un altro ragazzo, e adesso io la rimpiango, la vorrei ancora. Dovrò faticare molto per conquistarla di nuovo e strapparla al mio rivale. Non so se riuscirò.
Se diventerà ancora mia

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   0 commenti     di: sergio bissoli


Una storia come tante

Carlo un tipo simpatico, bello relativo, capelli mossi e lunghi, quasi biondi. Un bel fisico asciutto e muscoloso, tanto basta per attirare l'attenzione delle ragazze in spiaggia. Giulia, una ragazza bionda di media statura, con modi gentili e accattivanti, semplice nel suo insieme e ben disposta alla evasione.

Uno sguardo attento verso gli altri, ma trasparente per se stessa tanto da mostrare tutta la sua fragilità. Carlo decide all'ultimo momento di passare le sue ferie con una sua compagna universitaria la quale nei suoi confronti nutre oltre alla stima una grande attrazione. E quale migliore occasione passare le ferie assieme.

Giulia, con crudele premeditazione da vera spacca cuori verso la sua amica di sempre, decide di consumare il diabolico omicidio proprio durante le ferie. Confessare il tradimento della sua amicizia e l'infedeltà del suo ragazzo.

Le conoscenze comuni di Giulia e Carlo favoriscono il loro incontro. Un fulmine. Una simbiosi assoluta, una complicità penetrante, la ricerca della libertà nel mare sconfinato. Nasce l'amore tra loro e per queste sensazioni che li accomuna. Sfuggono tutti i piani delle varie premeditazioni. L'evasione è totale e i giorni passano veloci.

E per conoscersi meglio. Giulia racconta a Carlo la sua vita. I periodi che precedono le ferie, le sue debolezze, il rapporto con la famiglia fino ad arrivare al tempo del campeggio. ecc. ecc. Idem fa Carlo.







Giulia e Carlo sono seduti sui scogli e si tengono per mano. Ormai è il tramonto e a conclusione della bella giornata la tenda è il luogo sicuro per viaggiare con la fantasia. Cominciano a scriversi le varie promesse, passa tutta la notte e inizia l'alba e loro sono ancora a scrivere e a baciarsi per rimanere svegli.

Immaginano, che ogni uno rientra nella propria città. Le lettere, le telefonate, i ricordi di una storia bellissima, che piano, piano si frantuma, al punto di non avere più colore. Gli incontri quasi rubati alla

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   1 commenti     di: cadoni angelo


Il sole nel mare (parte I )

In questa New York bagnata dalle lacrime di un autunno arrivato puntualmente, mi muovo nella folla di gente ke nel mattino raggiunge il proprio posto di lavoro senza esitare. Tutti corrono e io come al solito mi sento invisibile, mi muovo velocemente ank'io... xkè ank'io come loro devo raggiungere il mio lavoro... e devo pure fare in fretta se non voglio rimanere a casa senza lavoro. Il mio nome è Juma, sembra quasi un nome cinese, ma non lo sono! Mi chiamo così xkè mia madre adorava i manga... e così ha subito appioppato il nome di una delle sue eroine preferite, alla sua prima e ultima figlia. Io mia madre non l'ho mai conosciuta, lei è morta appena sono nata e così sono stata affidata a mia zia Laire che è morta quando io avevo 16 anni... così da una vita "sicura" mi sono trovata in una vita ke si era completamente ribaltata. Mio padre non l'ho mai conosciuto e non so neppure chi è, dove si trova ecc... dunque, dicevo, a 16 anni sono stata affidata ad un monastero di suore severe, e così sono cresciuta in un modo molto corretto e severo. Oggi ho 24 anni e lavoro in un'agenzia di viaggi, faccio una vita economicamente "apprezzabile" ma vivo con il mio cane... e poi la solitudine totale...

   1 commenti     di: Mia Stella



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