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Racconti amore

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Lo Specchio della nostra Vita

(In una normale e semplice serata, quattro amici per la vita, si trovano a confrontarsi ognuno con i propri sentimenti...
Appartamento di Frank.
Frank è al telefono e sembra piuttosto irritato...)

Frank: Cosa?
Non è possibile!
Ma fra voi due sempre così finisce?
Certo che tu e Juliet non vi smentite mai eh!?

(Nel frattempo suonano alla porta)

Frank: Senti Mark, devo lasciarti che stanno suonando alla porta, tanto hai detto che passerai prima qui no, così poi andiamo al pub insieme.
Bene, continueremo allora il discorso a quattr'occhi!
Ok, a dopo. (riattacca il telefono)

Frank: (scuotendo il capo, pensando alla telefonata, va ad aprire la porta, borbottando)
Ma che seratina che ci aspetta.

James: (fuori dalla porta)
Ehi Frank, come va!?

Frank: E tu cosa cavolo ci fai qui, James!?

(Nel mentre James entra in casa, con Frank che chiude la porta)

James: Beh, è questo il modo di accogliere un caro amico?

Frank: E sì, scusami tanto se sono sorpreso di vederti, visto che a quest'ora dovevi essere in viaggio con la tua nuova fiamma, a tuo dire "quella giusta stavolta!!"
Certo che è proprio vero, le disgrazie non vengono mai sole!

James: Addirittura Frank?
E perché mai!?

Frank: Tua sorella...

James: (Interrompendo Frank, non facendogli finire la frase)
Juliet!?
Che cosa è successo?
Oddio, sta bene?

Frank: Sì certo, ma fammi finire, dicevo, tua sorella e Mark, tanto per cambiare, hanno discusso di nuovo.

James: Di nuovo?
Quei due sono proprio incorreggibili eh!?

Frank: (sarcastico) Disse colui che stronca ogni nuova relazione sul nascere!

James: Vabbè Frank, che centra, è diverso, la mia situazione è un altro paio di maniche.

Frank: Hmm, diversa, tu dici eh?

James: (minimizzando) Ma sì... certo... comunque (guardandosi attorno) notavo solamente ora che non c'è Claire, dov'è andata?

Frank: È passata a trovare i suoi genitori, ci vedremo poi dopo al pub, insieme con Mark

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   0 commenti     di: Roberto


La fine era l'inizio: la laurea di Caterina

Il grande giorno era arrivato. Caterina era nervosa, aveva raggiunto il traguardo tanto sospirato: la laurea in legge, il sogno di una vita, ma il suo cuore era felice solo a metà. Perché? Perché non c'era Alberto a festeggiare con lei. Due anni prima si erano lasciati, lei era rimasta a Milano, ma aveva cambiato casa e quartiere, per non incontrarlo più. Era così Caterina: non sapeva perdonare, ma soprattutto non si perdonava tutto quello che era successo. Avrebbe voluto spiegargli ciò che l'aveva portata a chiudere quella storia, le sue insoddisfazioni di donna, che non si sentiva accettata per come era, le continue litigate, ma anche gli abbracci intensi che entrambi erano capaci di darsi dopo ogni sfuriata. Aveva saputo che Alberto aveva una ragazza, forse più di una, perché Alberto era così: un ragazzo non carino, che, tuttavia, si credeva Alain Delon. Ma a Caterina Alberto piaceva anche per quell'aspetto ridicolo del suo carattere, sebbene fosse infastidita dai commenti poco garbati che lui non perdeva occasione di fare, anche in sua presenza, ad oche giulive della sua compagnia. Era ancora innamorata di Alberto, da quel Capodanno, perché sapeva che poteva essere l'esatta metà della sua mela, anche se non era mai stata sicura dei sentimenti di lui nei suoi confronti. Così, nei giorni che precedettero la sua laurea, torturò le amiche di sempre, se fosse il caso di invitarlo. Come al solito, nonostante i consigli, lei decise di non farlo. Non l'aveva perdonato, ma, soprattutto, aveva paura di rivederlo e di riprovare forti emozioni. Si presentò davanti alla commissione, festeggiò con i genitori, con gli amici ed i compagni di corso. Era Dottoressa. La sera trovò il tempo di sciogliere quel masso di pianto che aveva dentro, ripetendosi che era sola. Iniziava per lei una nuova vita. Per anni ripensò a quel giorno, al sorriso orgoglioso dei suoi, agli abbracci degli amici, alle parole di conforto di Bianca, la sua migliore amica. Seppe qualche

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L' Edera e la Quercia

Era già mattina inoltrata, quando il molo cominciò pian piano ad affollarsi.
Lei però, era in giro da un pezzo; esattamente da quando pensò che i colori dell'alba non erano mai uguali. In un certo senso questa riflessione la rassicurò e produsse una specie di brivido che solleticò il suo spirito.
Era sempre la stessa... sempre la stessa.
Di iniziativa ne aveva sempre avuta abbastanza, ma mai quanto il suo perdersi nei pensieri più disparati e insonni... che avevano le stesse sfumature di tutte quelle albe.

Oggi si sentiva decisamente meglio, l'ultima volta per una folle disattenzione, con quella caviglia rotta era stato un vero tormento. Ma grazie al suo ingrediente magico, e alla tenacia di sempre, si era ripresa alla grande.
Era in anticipo e continuò a godersi il sole ingiallito da quell'estate inoltrata, ormai impostosi sulla banchina umida di odori di cime bagnate e lucide bitte.
Ma insomma... si parte o no. Altra caratteristica onnipresente in lei; l'impazienza.
E proprio questo suo pregiodifetto, le fece vibrare i piedi portandola con una certa autorità, vicino ad uno degli addetti all'imbarcazione. Si, finalmente poteva salire.

Subito felice, dopo aver verificato che il suo posticino preferito era libero e incustodito, ne prese immediatamente possesso, poggiandovi il suo bagaglio come segno tangibile di quella gerarchia a cui era da sempre abituata.
Un po' di brezza cominciava a farsi largo attraverso le poche e povere imbarcazioni del porto. D'altra parte dalla prua era inevitabile, ma il suo istinto non si sbagliava mai ne tantomeno quel leggero scompiglio dei suoi ricci...

Non se ne accorse nemmeno quando la nave prese il largo. Era come se in quel momento l'unico senso attivo fosse la vista.
Il tramestio degli uomini sul molo, la rampa che saliva pesante per poi richiudersi con un tonfo, gli ingranaggi degli argani, la sferragliante catena dell'ancora nel pozzetto...
Niente... Silenzio.
Solo lo schiumare del mare sotto

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   7 commenti     di: Sophie DMF


So you are going to die 2

I sintomi: un dolore acutissimo, che inizia nella parte inferiore del torace, il dolore si diffonde al collo e alle spalle, poi giù per le braccia, specialmente sul lato sinistro. L'intensità del dolore aumenta, si aggiunge impossibilità di movimento, pallore, diminuzione della pressione arteriosa, polso debole. Poi giunge la morte. Così Fermo, tra forti spasmi e insopportabile dolore si spegne nel silenzio della notte, a circa un chilometro da Sara. Ignara di tutto. Lui, uno dei 300. 000 morti di quel anno. Lui voleva vivere. Sara. Stare con lei. Non farla soffrire. Ma nessuno fugge dalla morte. La morte rappresenta un passaggio naturale tanto quanto la nascita. C'è chi entra e chi lascia questo mondo. Un equilibrio indistruttibile. Imprescindibile. Non so come o perché ma accadde qualcosa. Fermo, aprì gli occhi. Ci mise qualche secondo per mettere a fuoco. Stanza vuota. Era vivo. Chi o cosa era stato? Provò ad alzarsi. Nel farlo si accorse che sulla sua pancia c'era qualcosa. Un opuscolo. Senza leggere il titolo lo poggiò sul comodino accanto. Stava bene, riusciva a muoversi. Che ne era del dolore? Degli spasmi? E la morte? Non sapeva spiegarsi come. Solo vivo, era sopravvissuto. Chiamò l'infermiera e gli disse dell'infarto. Lei rispose che stava sognando, poteva succedere, rivivere in sogno l'accaduto. Ma lui continuava ad insistere. Le macchine, non avevano registrato nulla. L'infarto non c'era stato. Lui non era morto. Allora l'opuscolo? Cos'era, chi l'aveva lasciato? Subito lo prese. " So you are going to die". Il titolo. Al centro della pagina, in neretto, il classico Times New Roman. La pagina bianca, nessun disegno, nessun'autore. Nella seconda, una scritta a piè pagina. "Nella notte i vili prendono e gli ignari pagano"-"Vuoi vivere, puoi vivere". Nella terza, c'è un titolo: "Regole".

1. Anche il più piccolo desiderio di vivere è sufficiente per iniziare a vivere.
Il soggetto coinvolto non rimarrà traumatizzato al momento della dipartita

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Angelina la conformista

Ho conosciuto Angelina, una bella e cara ragazza e mi diverto a stare in sua compagnia. Angelina possiede begli occhi, un bel viso e un bel seno, e per questo provo piacere.
Però, dietro Angelina ci sono anche cose meno piacevoli. Dai suoi discorsi percepisco tutte le convenzioni della sua famiglia che lei ha assorbito e adottato integralmente. In Angelina percepisco la sua educazione convenzionale, i conformismi familiari vecchi e rancidi.
E poi obblighi, tabù, credenze che io ho rigettato da decenni e che ora, stando insieme a lei, devo riprendere e rispettare: i piccoli riti familiari, le tradizioni, le osservanze, i costumi provinciali.
Anche io provengo da un piccolo paese e sono stato succube di questi conformismi. Poi crescendo li ho analizzati, confrontati con altri e infine superati. Ho fatto un lungo sforzo per disimparare e rendermi libero.
E adesso, se voglio frequentare Angelina, devo sottomettermi ancora alle vecchie tradizioni, devo inchinarmi ai vecchi credi, assoggettarmi a riti ridicoli. Angelina ha assorbito, introiettato tutti questi schemi di pensiero e di comportamento. Io, se voglio stare in sua compagnia, devo seguire le sue usanze: il rito del caffè, della messa, della torta alla domenica; le sere nelle quali è consentito andare a casa sua, il martedì e il venerdì, e altre cento stupidaggini.
No Angelina, no. Mi dispiace ma non ritorno indietro. Io sono uscito dal gregge, ho messo la testa fuori dal fango, e non voglio più tornare indietro. Se tu non vuoi fare lo sforzo di avanzare, io rinuncio a restare con te.

Luglio 2002

   0 commenti     di: sergio bissoli


Te io e la potente berlina... Che emozione!!!!!!

Esco di casa completamente tirato…salgo su quella potente berlina, “you spin me round” a tutto volume sfreccio a tutto gas oltre i cancelli della repressione, mentre giro l’incrocio ad alta velocità, in una vetrina vedo di riflesso l’inclinarsi di quella potente berlina.
Aumento il volume dell’autoradio mentre vertiginosamente aumentano i giri del motore, e la lancetta del tachimetro sembra partire verso una meta senza fine.
Senza limiti solo il massimo della prudenza e riflessi pronti per fare in fretta ad arrivare.
Al solito in ritardo, capello spettinato, barbetta un po’ trascurata e giubetto di pelle sbottonato, un po’ di colonia sparsa anche per i sedili, tappetini appena lavati e macchina specchiata al massimo….
Arrivo nei pressi di casa tua, non passando inosservato, le ragazzine del tuo vicinato che mi ammirano lanciano sguardi spassionatamente seducenti, e occhiate maliziose, ma che non mi distraggono nemmeno un po’ dal tuo pensiero, e mentre esci fuori scappi tra le grida di tuo padre che ti insegue.
Apro lo sportello e al volo ti butti in macchina… e via… accelerata da panico turbo compressore al massimo, quella potente berlina con te e a fianco che diventa un jet, scappare velocemente tra la polvere che si era alzata per la lunga sgommata… mi stringi forte come se volessi invitarmi ad darci dentro con più calma, ma ti accorgi che non riesci a dire nulla perché già ti bacio mentre guido, e ti lasci abbandonare tra la musica ad alto volume di quel gruppo degli anni ottanta, e le mie labbra un po’ salate dalla salsedine del mare … quelle che ti fanno sballare… quelle che mai dimenticherai…
Quel misto di emozioni che nemmeno quei pupi parati a festa della televisione riescono a farti provare perché troppo alti o distanti, ma in realtà la punta massima siamo noi due insieme.

   5 commenti     di: Luca Calabrese


Amore

Quanto ci si può sentire innamorati ascoltando una canzone, restare incantato e stordito per qualche minuto, avere la consapevolezza di viaggiare alto. Farsi rubare da uno sguardo, drogarsi di qualcosa che non farà mai male.
Ai giorni nostri tutto ha un costo, tutto ha una copertina luccicante che deve apparire al di sopra di tutto. Sapere che esiste qualcosa ignora tutto questo, a volte, ti rincuora e ti da un senso di sollievo.
Niente viene trascurato, ma tutto viene affidato al caso, sicuro che tanto tutto andrà bene. Sapere che qualcuno ti capirà comunque e non perchè dici delle battute divertenti; non perchè sai lavorare bene e non perchè qualcuno ti accetta per come sei nato, ma perchè sei tu.
Solo ed unicamente quello che sei tu, quello che sei diventato con i tuoi sbagli, con le tue idee, con i tuoi privilegi.




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