username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Racconti amore

Pagine: 1234... ultimatutte

L'oroaldo

1 SUCCESSI CAPITAI

"Col Razionarsi degli avvieni,
solcare il tempesto mar. Il solito di me esprimere.
Quivi giunsi ad libera traccia,
l'il tema della mi riscontranza.
E quivi giunsi ad libera pro traccia, nell'Arcano loco, in misure costanti, e tecnico ridenne al mio cospetto.
Co'tant'anni passai e in molti giusti non capii,
ma se fossi in loco chiaro adesso no sarei al libero volo"
Si disse chiar lindo Oroaldo, e si ritorse al suo mattutin opèro e pensiero.

Ritenne il sole nell'alto blu ciel e dì quattro ore passarono.

"Col Buongiorno ti Saluta" lo disse ill'omo conoscente all'Oroaldo "Col Suo" risposensi.
Voltò, andò alla Materna Casa piacevole, calda e turbolenta patria de' ricordi.

Oroaldo no avea c'alcun altro al suo stesso e al lavoro era un mestiero gran ben penso.
Alto, giovane e snello al paesano apparia, e poi venn reputo gentile, caro e bello.
Quan'illo passea per le vie nel borgo, al buongiorno o alla sera, tutto lo salutavan giulivi;
felici nel vederlo poichè da ragazz'or fu sempre.

All'alba mattutina del su operato, esso era solito, prima del sù opèro, andar in cammino al sentiero,
cosa a lui grata e gioviale.

Di Notte spesso, nell'ultimo tempo, sonnava l'eguale:
un giovine passante lì chiedente a lui consigli e opèri;
ma di notte in notte, in turbolento pensero, ello si svegliea in fulminea maniera,
col sembrasi che lui fè un sonno orrendo.

Al Giorno, sempre, tornava al su lavoro, dal sole mattutin al pomeridiano a quello serale;
di ciò, libera via ne' avea solo i' du giorni, il sesto e l' settimo,
in cui solitava riposante al parco verde smeraldo flora di cui ne avea il ricordo della madre.

2RICORDI
Giuliva orsù felice la donna matura, dalla rossa chioma e linda pelle caucasiana.
Portea l'figli in quel loco orsempre primaverile,
ove il verde non è comune ma smeraldo,
ove il color fior di rosa è rubino e sangue,
ove l'acque del laghetto eran del zaf

[continua a leggere...]

   6 commenti     di: francesco gioia


Mai più bello di com'era

Sono alla scrivania che mi preparo una canna. Seduto sulla sedia con solo i boxer addosso.
Lei è sdraiata a pancia in giù sul letto, che litiga con le stazioni radio che gracchiano sempre. Gira la manopola e salta di frequenza in frequenza ma alla fine, esausta, rinuncia e spegne l’apparecchio.
Mischio il tabacco con l’erba sopra la Rizla aperta, poggiata sul ripiano in formica bianca del tavolo comprato una settimana fa all’Ikea, che è l’unico oggetto in condizioni passabili, in questo buco dove abito.
«Ti sei mai innamorato veramente? » mi domanda.
Comincio ad arrotolare la cartina e infilo un filtro ad una delle estremità.
Mi volto lentamente. Ora è seduta sul materasso coperta a malapena dal lenzuolo dall’ombelico in giù. Ai piedi gli immancabili calzini colorati, si passa le mani fra i capelli per ravvivarli. Seni piccoli e grandi occhi scuri.
«Veramente? ».
«Si, veramente. Sul serio. Davvero».
Chiudo la canna per il suo lato lungo e lecco il bordo per farlo aderire a quello sottostante.
«Si, credo di si» rispondo.
Lei inarca le sopracciglia in un’espressione di sorpresa. Ma dietro c’è dell’altro: piacere o forse delusione.
«Chi era? » chiede a voce bassa sorridendo.
«Una ragazza che ho conosciuto una volta in treno».
Prendo la candela che brucia sul tavolo - l’unica lampadina della stanza è fulminata - e l’avvicino all’estremità dello spinello. Si accende quasi subito. Tiro una lunga boccata assaporandone il gusto e lo passo a lei.
«Continua».
«Tornavo dall’università verso sera, quasi al tramonto, e lei era seduta di fronte a me. Ci sorridiamo ma senza dirci una parola. Era bellissima, di quella bellezza che basta a se stessa, e la luce del tramonto che rifrangeva dal vetro sul suo viso la rendeva tanto intensa che spesso dovevo abbassare lo sguardo. Restiamo così a guardarci, fino a che lei si alza per scendere alla sua stazione, mi accarezza piano il ginocchio e mi dice semplicemente “ciao?

[continua a leggere...]



Quel muro

Cerco un poco di comprensione.
Spero dentro di me che il futuro
ci sorrida, i ricordi dei momenti trascorsi.
Quel muro tra noi, sembrava
indistruttibile, in realtà
era fragilissimo.
Ma a volte è difficile capirlo,
specie se si lasciano le cose
in sospeso.
Mi sembra impossibile
ma la coscienza mi dice
che devo provarci.
Il desiderio, s'accende
e si spande in un vortice
sempre più forte, intenso
come un grande uragano,
che tutto travolge con la sua
forza e porta con se.
Fare emergere il bacio
che si cela nel cuore.
Dal canto proprio, rappresenta
il punto forte dell'amore, il
primo contatto fisico che
conta nella vita, è il pilastro
cui appoggiarsi e l'ormeggio
sicuro al quale saldare la
propria barca, affichè essa
resista agli sballottamenti
della vita.
Ma l'amore per noi è
anche l'argomento più
gettonato, il più infiammabile,
ardente e battagliero, non
si ferma ai primi no, ma va
oltre per difendere un amore
ostacolato.
Amore non è impossibile,
ma per amare, devi amare
chi è dentro di te...



Le stagioni e l'amore

Quando finisce la bella stagione, calano le possibilità di fare conoscenze femminili per strada. Con il sole e il bel tempo, posso inventare un pretesto per parlare con le donne che passano sul marciapiede. Posso fare qualche osservazione sul caldo, sul tempo, sul ritardo del tram. A volte sono fortunato: se c'è una donna che ha perduto le chiavi, o che non riesce ad aprire la borsetta, io mi offro di aiutarla.
Ma con vento e pioggia, nessuno ha più voglia di parlare. Le donne camminano in fretta, io indosso sciarpa, berretto, e così è più difficile comunicare. Le donne si allarmano quando si avvicina uno sconosciuto con la sciarpa che lascia vedere poco il viso.
In un viale ombroso, d'estate, se incontro una bella ragazza posso dirle: "Va a passeggio signorina?" La domanda suona spontanea e naturale. Ma se lo stesso viale è flagellato dalla pioggia o irrigidito dalla brina in inverno, non posso dire questa frase; suonerebbe sarcastica e falsa come una presa in giro.
L'inverno isola. Certo ci sono i club, i bar, i locali riscaldati. Ma in quei posti è tutto più artificioso e formale.
L'incontro uomo - donna, il primo incontro, è più bello se avviene all'aperto, in mezzo alla natura. Su una spiaggia, in un giardino, in un viale di tigli. Quante belle ragazze ho conosciuto d'estate in parchi, giardini o feste all'aperto.
Gli incontri al chiuso sono formali, meccanici, programmati dal padrone del locale che guadagna la percentuale: la bibita, il dolce, il caffè.
Oggi è una domenica d'estate. Sul marciapiede passa la sorella di un tizio che non vedo da anni. Ha un vestito bianco, capelli nerissimi ed è bella e formosa. Io le vado incontro e quando sono vicino le dico: "Buongiorno signorina. Come sta Paolo? Sono suo amico e non lo vedo da tanti anni".
Lei si ferma e incomincia a parlarmi di suo fratello che è emigrato all'estero. Io, col pretesto del fratello del quale non mi importa un accidente, resto in compagnia della sorella.
Ma i

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: sergio bissoli


Felicità in te

Io ho le idee chiare, probabilmente so ciò che desidero. Sono un ragazzo molto sicuro di sè, intelligente e che non teme di rimanere a terra dopo una botta inaspettata. Sono, forse, a modo mio, anche un po' fragile, nonostante la mia sicurezza.
Ma con te non ho avuto timore, perchè volevo che tu mi conoscessi e, magari, ti sarei anche piaciuto. Il punto è che tu sei piaciuta a me, piano piano, mentre ti conoscevo per davvero.
So che cosa desidero e vorrei ottenere quella felicità che cerco di catturare da tempo. Solo che beh, parte di quella felicità potresti essere tu;o forse già lo sei.
Io ho le idee chiare, ma tra le mie idee ci sei tu.



Formiche

In questo fine pomeriggio mi sono imposto di non fare niente, per recuperare energie. Niente leggere, niente scrivere, niente donne, niente passeggiate in campagna.
Sto qui seduto all'ombra, su una panca e mi riposo.
Passa un tizio grasso con la faccia bitorzoluta, che conosco ma non vedevo da molti anni. Si ferma, mi saluta, si siede anche lui sulla panca e incomincia a chiacchierare:
"Ti ricordi i bei tempi? E quella volta all'osteria di Belli? Hai più rivisto Tania? E il nostro amico morto te lo ricordi?"
"Sì, sì, sì, mi ricordo "
Poi lui prosegue: "Abiti ancora in quella vecchia casa? Fai ancora lo scrittore? Ti sei sposato? Quanti anni hai adesso? "
Io accenno con la testa e intanto guardo le formiche che vanno sul marciapiede. Ce ne sono di grosse e lucide o di minuscole e camminano in tutte le direzioni. È uno studio interessante.
Passa un tizio magro, amico dell'amico; saluta, si ferma, si siede sulla panca e anche lui incomincia a scherzare e chiacchierare:
"Cosa fate qui seduti? Quanto vi pagano a stare seduti? Venite spesso qui? Avete appuntamento con donne? "
Poi rivolge a me le sue domande:
"E lei cosa fa di bello qui? Lei non è di questo paese, vero? Da che paese viene? È stato ancora qui? Due settimane fa lei era seduto qui, non è così? Conosce mio cugino? Ha la fidanzata? Sta aspettando per caso una donna?"
Io sorrido e muovo la testa.
Ho notato che le persone sono molto curiose riguardo i fatti degli altri. È una curiosità grandissima, un interesse morboso verso la vita privata delle persone. Io non domando a questo tizio se è sposato, quante volte fa l'amore con sua moglie, che posizione preferisce Lasciamo stare. Non affermo e non contraddico niente per evitare discussioni. Tengo abbassata la testa, faccio dei cenni o dei sorrisi ogni tanto e guardo passare le formiche.
Arriva un terzo personaggio, grasso e sudato, amico di qualcuno lì; si ferma e si siede pure lui. La panchina incomincia a diventare stretta.

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: sergio bissoli


Maria

Oggi ho saputo che Maria è morta. Me lo ha detto lei stessa, all'angolo di un bar. Mi tirò per un braccio mentre passeggiavamo. Io ero felice. Avevamo passato una bella serata e mi stavo divertendo come ormai non mi capitava da un pò."Ti devo dire una cosa", mi disse. Il mio passo cedette di schianto. Le mie scarpe rimasero sollevate sulla pozza d'acqua di quel marciapiede. Immaginavo già sentire dalle sue labbra, così morbide e carnose, parole che avrebbero composto frasi che avrebbero esternato pensieri che mi avrebbero commosso e reso la persona più speciale del mondo."Ti amo amore mio e voglio tornare a stare con te". Era il più bel sogno della mia vita. Sentii le calze umide, chinai la testa. I miei piedi sprofondavano nella pozza. Rialzai lo sguardo ai suoi occhi, erano in lacrime. Le sue mani erano dentro le mie. Continuava a ripetermi che le dispiaceva, le dispiaceva tantissimo."Avrei voluto dirtelo prima ma non sapevo... senti c'è un altro ok?"Che brava, ora piange ora s'incazza, pensai."Ma che vuoi dire, non mi ami più? Poco tempo fa mi dicesti che sarei stato il padre dei tuoi figli..."Basta" , fece lei."È finita! Chiuso, stop. Non ti amo più". Il lamento di un barbone ruppe il silenzio e il nostro sguardo. Accennai un sorriso. La abbracciai, la baciai sulla fronte. Poi in guancia. Rimasi a pochi centrimetri da lei e le sussurrai all'orecchio: "addio ballerina". Le toccai il seno con una mano mentre insistevo col mio bacino sui suoi fianchi. Appena sentii crescere l'imbarazzo in lei la afferrai per il collo. L'altra mano tenne stretta la sua. Sentii il sudore sul suo palmo. Camminammo un altro po' e non le lasciai la mano per un attimo. Adesso si' che sembravamo due fidanzatini felici. Il vicolo buio davanti a noi sembrava perfetto per starcene per conto nostro. Lei adesso tremava. Non tratteneva neanche l'emozione di quel momento, finalmente insieme come un tempo. Ci amavamo. Le sue parole si confondevano tra i miei pen

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

Racconti amoreLa pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Amore.