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Racconti amore

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La prima volta...

Mi hai guardata. Ti ho guardato.
Avevi gli occhi profondi, così intensi che mi sembrava di perdermici. L'auto ci aveva racchiusi in un'atmosfera surreale e i respiri facevano da musica al silenzio. Un'intesa reciproca, un feeling violento, forse solo un attimo. Tu hai capito ciò che volevi. Io ho capito ciò che volevi che anch'io volessi e che ho voluto. Il cuore lambiva appena un ritmo di tango.
Ti sei avvicinato. Mi sono avvicinata.
Non pensavo a nulla o forse pensavo a troppe cose insieme e non riuscivo a distinguerle in parole a senso.
C'è uno scontro di nasi. Ridiamo imbarazzati. Ci riproviamo, stavolta sicuri di farcela. Sento la tua mano che percorre i miei capelli come una folata di vento e mi scompigli i pensieri. La bocca è dolce. Riesco ad afferrarti il labbro superiore, assettata di un'esperienza nuova. Mi viene da sorridere. Io che mi lascio andare così! La stessa io che crea muri e mette a distanza di sicurezza le persone. Questa volta mi sono dimenticata la cintura, pure tu non te lo sei messo, sarà per la prossima volta.
- Perchè ridi?, fai tu, con la voce che sembra un elettroshock per me, sei ancora caldo di adrenalina. Mentre mi fai la domanda, la mano continua a percorrere la pelle, a studiare la via. Prima la spalla, poi la schiena, ecco la gamba. Mi spieghi come faccio a risponderti se continui così? Riavuta di colpo, non ho più voglia di ridere. Il vestito mi scivola sulla spalla, lasciandomi scoperta la pelle, che tu prontamente ti lanci a mordere.
-Ahi!
Chissà se va bene parlare mentre si è in queste circostanze, non che sia stata particolarmente eloquente... Tu non te ne accorgi, sei troppo impegnato a leccarmi via le ferite, a bruciarmi col tuo calore. Ma è vero che quando ci si innamora, si sentono le farfalle nello stomaco? Vorrei tanto chiedertelo, ma tu sembri avere la bocca impegnata in altre funzioni. Io - ti dico - di farfalle non ne sento neppure una, sento - anzi - la pancia brontolarmi per il disagio, tu

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   12 commenti     di: Argeta Brozi


Cambi di stagione

Ma ti vedo strano, ma strano strano strano. Cosa ti è successo. Ma come non sei contenta di vedermi? Ora che ti ho raggiunta qui nella tua città a New York. Sai Antonio, erano anni che non ci vedevamo. Non mi aspettavo di vederti così cambiato. E cioè? Cioè che sei ingrassato minimo di una quarantina di chili rispetto a venti anni fa! Veramente Jenny non sono quaranta ma quarantacinque! E te ne vanti pure? Ma sei... esageratamente robusto! Si però mi ricordo che ti piacevano le persone palestrate quando ci conoscemmo per caso a Treviso in quella palestra dove c' era la gara di Body bulding. Antonio, oltre che ingrassato sei anche stupido! Ma non ti ricordi che io lavoravo là e facevo l'insegnate di aerobica? Antonio mette un dito sul labbro inferiore e con aria tonta guarda in alto, dubbioso e risponde stupito come un bambino. Davvero?

Alora oggi ho due ore libere posso dedicarti il mio tempo magari per andare a visitare un museo, o una capatina al parco, o dove vuoi tu. Scusa Jenny, noi siamo rimasti in contatto per anni tramite lettera, lo sai che dove abito io internet non prende. Tu mi hai risposto sempre con gentilezza come se davvero provassi qualcosa per me. Mi sbaglio? Ti sbagli, si ti sbagli. Ma come mi sbaglio? Io ricodro che tu partecipavi al concorso femminile di Body bulding e ora ti vedo atletica, due belle poppe, complimenti sei bella! Ma sei tu Jenny? No! Ma come no? Io sono Frida, te lo ripeto, quella che faceva il corso di aerobica. Ci ci siamo urtati in palestra per caso. Tu eri magro e mi piacevi davvero. Non pensavo che ti trasformassi in un bisonte. Bi.. biso... nte, mi hai chiamato bisonte? Antonio preso dalla rabbia la prende per le spalle la solleva e la rimanda a terra, che quasi la fa sedere. Ehi!

Maleducato. Scusa non volevo fari male, ma anche tu che offendi!
Insomma non sei Jenny. Una lacrima solca il viso di Antonio che impacciato dai muscoli prende un minuscolo fazzoletto e si asciuga la lacrima. Frida con tenerezza lo

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   5 commenti     di: Raffaele Arena


L'amore mio per te

Entri nell’auto e già il tuo profumo si espande, riempie le fessure, si appiccica ai vetri. Prima fuori, adesso mi è dentro. E quando parli con me sembro assente, pare che non ascolti. Ma l’assenza e la parvenza son dovute all’incanto che la tua voce partorisce. Lo stesso incanto che i tuoi occhi assicurano ad ogni sguardo, ad ogni sbirciata. Eccezionalmente dolce e commestibile mentre giochi coi gatti, che sembrano fiutare la tua perfezione: ti seguono golosi.
I mille passi sono una marcia veloce, il cielo piove commosso e invidioso della verde terra che può sostenerti. Raggiunto il nostro nido d’amore, leggéra ti adagi sulla branda, candida e felice di poterti toccare. Perché gli oggetti si sforzano di vivere, se ti avvicini: più forte della loro natura è la tua bellezza.
Io ti sono accanto, ed incredibilmente tu non vorresti altri che me. A questo amore ricambio col mio, alla tua vicinanza accosto la mia. Ora so cosa nasconde la tua maglietta, ora conosco il sapore della tua pelle. E che sorprese regala la vita quando pensiamo di averle viste tutte! E mentre la tivù parla, noi consumiamo il silenzio, in silenzio. Poi sorridi, parli, ridi. Bella e felice, ma soprattutto mia. E come prima il cielo, anch’io mi abbandono alle lacrime: è inspiegabile questa mia fortuna.
Amami ed io ti amerò. Stringimi e non ti lascerò. Baciami ed io ricambierò. E non svegliarmi da questo dolce sogno, lasciami dormire con questo sorriso e questi occhi non più tristi. Perché da quando ti ho trovata ho smesso di cercare. E mentre penso a tutto questo, di nuovo respiro il tuo profumo. Di nuovo mi accorgo dell’amore mio per te.

   2 commenti     di: Giacomo Donelli


Amo

Amo le frasi compiute, gli avverbi che finiscono in mente, amo la felicità improvvisa, i fuochi d'artificio, a volte la gente. Amo le distanze, le pause, i tempi morti, quasi tutti i ricordi, i progetti, l'inverno che è una armadio, la primavera che mi smania addosso. Amo le spinte dolci, i frenetici sussulti, sul tuo corpo morbido di paglia, di nebbia; amo il tatto e la frutta, la coscienza, i morsi della fame, la sete di gioia; amo il sapere a profusione, le parole di chi ha più anni di me, le giostre, i bambini, le scrivanie colme di disordine e penombra, amo anche la mia fuga, le sensazioni oblique, il panico e la consolazione. Amo chi si pente, chi ritorna e chi scompare. Amo le donne. Amo l'istinto, un viaggio corto, le canzoni dei miei amici, i pruriti ingenui, le confessioni. Amo chi si toglie dai piedi al momento giusto, le grandi capitali, amo gli sconosciuti (se restano tali); amo le tue gambe allungate d'airone addomesticato, amo il tuo seno e la tua lingua, bacchetta da rabdomante, saetta; amo i cartoni animati, i nomi buffi, i libri spessi; amo le preghiere, le pose e le posture forzate, il caffé quasi amaro, le sigarette; amo scrivere di mattina ma più di notte, le cotte adolescenti, i pensionati; amo certi istanti in cui son padrone dei miei pensieri che diventano parole chiare cristalline, ed io non temo la valanga dirompenete di ciò che posso sembrare, parlando. Amo guardare. Amo spingere via le nuvole dai miei abbracci, scoprire il marcio dei santi, ridere beffardo degli invidiosi, amo sprecare soldi, fugare dubbi, sentire suoni distorti; amo chi mi dà ragione, amo chi vince, tifo per chi perde, amo spostarmi e fare finta che sia un altro il me stesso che si vede esterno; amo togliermi dai guai dopo essermi volontariamente messo, amo il letto, il nostro nido, via Po, amo Hrabal che stamattina mi somiglia, amerò mio figlio e mia figlia, amo le distrazioni inutili, i giochi, amo chi tace e non acconsente, amo chi si perde, amo le partite

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   4 commenti     di: vito ferro


La setta

Non riesco a non pensare a lui. Le notti sono inquiete. I sogni diventano incubi. Quello di questa notte è stato veramente terribile. Mi trovavo nel casolare dove ci vediamo per le riunioni del gruppo. Entra nella stanza la capo-madre con due guardiane. Mi fissa e dice" Come hai potuto tradirci tutte... hai rinnegato il tuo giuramento. Lo sapevi che non puoi darti ad un uomo se non per necessità della causa. Oltre tutto ti sei resa schiava dei sentimenti e sai quanti errori sono stati commessi in passato per queste leggerezze?"
Mi sentii nuda svergognata. Avrei voluto dire che era falso ma era vero. Avrei voluto spiegare il perché di quello che provavo ma non avrebbero capito come non avrei capito io al loro posto. Bisogna viverle certe cose.
Le guardiane si misero al mio fianco e mi bloccarono le braccia. La capo-madre mi mollo un ceffone tanto forte da stordirmi. E prima che realizzasi cosa volevano farmi mi trascinarono vicino al tavolo. «Legatela" disse la capo e loro da bravi soldatini ubbidirono. Mi misero le mani sulle spalle e mi spinsero in giù piegata in avanti con la faccia spiaccicata sul tavolo. Tirarono le braccia in avanti e con dei legacci legarono i polsi alle gambe del tavolo. Lo stesso fecero con le caviglie.
Sapevo che mi toccava una punizione, forse la frusta. Ma non capivo perché mi avessero messo in quella posizione. «Ora vedrai che significa essere usata da un uomo cagna in calore" disse una delle guardiane. Non era possibile ma che volevano farmi? Erano impazzite? C'era la regola delle vergini. Dissi terrorizzata: " Ma che fate io sono vergine". Nessuna del gruppo avrebbe mai potuto privare della verginità un'altra donna. Sentii terrorizzata le guardiane frugarmi sotto la gonna e tirarmi giù in un sol colpo collant e mutandine. Poi la gonna fu tirata su completamente rigirata sulla schiena fino a coprirmi la testa tanto da restare al buio. Ero come sotto una coperta.
Dalla posizione in cui mi trovavo non potevo vedere nul

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Un altro po' di te

Un tuo tocco, stamane, mi ha riportato in fondo, nel tuo fondo, dentro di te nel profondo del tuo cuore. È dolce il mio abbandono e i tuoi occhi di cerbiatta fanno da punto di riferimento, da guida desta, da limite. So dove posso spingermi, dove posso arrivare, tu lo sai, non devo desiderare la tua carne, il tuo corpo caldo, il rischio sarebbe di rompere l’incantesimo che unisce le nostre anime, le nostre voglie divenute spirito e pensieri, fuoco sotto la cenere in attesa di ardere, di manifestarsi alla luce del sole. Ma ecco il limite, quello che non possiamo oltrepassare, desiderare troppo è pericoloso, può significare vanificare tutto, impazzire senza più ritorno!
Allora sto ad osservarti in silenzio, i tuoi movimenti sono come colpi d’ala di angeli, sei fonte di luce nel tuo sorridere distratto, la tua bellezza non ha pari e il tempo non fa che maturarti aumentando il tuo fascino. I tuoi capelli come bozzoli morbidi e setosi custodiscono i miei sentimenti, li proteggono dai giudizi e dalle malelingue, li trattengono un momento per poi lasciarli liberi e leggeri.

In attesa di giorni di lontananza, con uno sguardo e una carezza mi rigeneri, i tuoi sorrisi gustosi confezionano emozioni da snocciolare quando sarò solo e lontano da te, fisicamente, mentalmente invece di te sono sazio, sempre. Non vivo per me né di te, ma per noi e di noi, una sola anima, assaggio la felicità senza trattenerla, senza volerne il possesso, lasciandola così sgorgare in eterno!
Anche oggi è giunto il momento di separarci, di spegnere i riflettori, di separare gli sguardi, ma non c’è pianto, non c’è dolore, il distacco è solo visivo, in realtà nel tuo vivere ci sono io e nel mio vivere ci sei tu! Nessuno mai comprenderà, mai nessuno ci crederà.

Ora tutto tace, ma presto si rianimerà di nuovo e lei rinnoverà il dono!



un angelo

non pensavo che questo giorno sarebbe arrivato, non pensavo che avrei avuto la possibilità di incontrare così un angelo. ho sempre sognato che questo giorno arrivasse, e finalmente la felicità ha voluto bussare alla mia porta. non potrebbe mai nessuno capire come mi senta adesso, un tremore dentro, un brivido lungo la schiena. e come se tutto quello che ho sempre desiderato si facesse avanti in un giorno di sole. non riesco a credere che è successo tutto così in fretta, che è potuto succedere a me, una piccola vita segnata da tanti sentimenti messi insieme. e' davanti a me un angelo bellissimo, il sole si oscurò quando incontrai i suoi occhi, troppo bello per non impadronirsi del sole. sarei svenuta lì, davanti a lui, ma sono riuscita a stare inpiedi, a non lasciarmi andare dai sentimenti, dalla debolezza che provavo. sei unicamente semplice, bellissimo, strano, diverso, inumano. non voglio crederci, perchè è stato qualcosa di impossibile, ma non ho sognato, perchè se l'avrei fatto sarebbe svanito, invece è rimasto tale fino alla fine. l'angelo incontrò l'umana, come se la luna potesse prendere il posto del sole, come se la felicità ha preso il sopravvento così, in un attimo sulla sofferenza, sulla fredezza dove era rinchiuso il mio cuore, e lui con i suoi occhi mi ha sciolto il freddo dentro.




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