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Racconti amore

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Dedicato a una biondina

Ho conosciuto Rossana, una biondina che mi piace e che mi fa pensare solo a lei.
La vedo tute le volte che passo davanti a un negozio di mobili e spesso con un pretesto entro per parlare con lei.
Rossana è una ragazza bionda, con i capelli lunghi, gli occhiali e una espressione seria sul suo bel viso. Sta seduta ore dietro la vetrina con i mobili, in attesa dei rari clienti.
Adesso che mi sono innamorato di Rossana devo chiudere il mio ventaglio di interessi per dedicarmi solamente a lei. Gli altri interessi portano via tempo, energia e non sono conciliabili con questo mio nuovo ed esclusivo interesse.
Questo mio nuovo amore è appena incominciato e incontra tutte le difficoltà degli inizi. Per conquistare Rossana devo fare i sorrisi giusti, quelli che costano cari. Voglio dire che io non ho il senso comico della vita e non sono abituato a ridere.
Sarebbe bello abbracciare la ragazza e concludere questo bisogno d'amore. Mi piacerebbe seguire il mio istinto di maschio, cioè baciarla, spogliarla, accarezzarle seno e sesso Ma non è possibile.
Rossana segue il suo istinto di femmina, che consiste nel creare un piccolo labirinto di comportamento, dentro il quale io devo trovare da solo la via da seguire. Lì dentro, sarò guidato dai sorrisi di Rossana quando prendo la strada giusta e dai suoi sguardi imbronciati quando sbaglio.
Questo è il rituale dell'amore, che ho vissuto con altre donne prima di questa.
Adesso ho le notti insonni, i miei giorni sono alternativamente neri o luminosi e provo disinteresse per il cibo e per tutto, eccetto per lei.
In questo gioco tormentoso e delizioso il protagonista principale è la fantasia. La mia fantasia che costruisce immagini irreali della ragazza.
Come posso uscire da questa trappola? Sposando Rossana e vedere così la dura realtà dell'esistenza.
Però, adesso, nella maturità esiste anche un'altra soluzione che non era possibile nella gioventù. Con uno sforzo di volontà, fra cadute e ripensamenti, n

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   0 commenti     di: sergio bissoli


Incontro

E arrivi tu, col tuo bel vestito lungo.
Il treno sbuffa qualche nuvola di vapore.
La gente intorno corre frenetica e tu, immobile, contempli i miei occhi pieni di lacrime.
È passato molto tempo.
Troppo poco peró per poter dimenticare l'amore che provavo per te.
E mi avvicino facendomi largo tra la folla fino ad arrivare di fronte ai tuoi occhi verdi.
Così grandi da riflettere la tua anima.
Una lacrima cade dal tuo viso.
Un lungo bacio.
Ti amo.



Lacrime allo specchio

Sara piangeva disperata. Le avevano sempre detto che il pianto è liberatorio, che affievolisce il dolore, anche se solo temporaneamente. Proprio come quando la vescica è piena e hai urgenza di fare pipì. Appena trovi un bagno ti liberi volentieri del liquido di rifiuto. Guai a non espletare questa funzione fisiologica: si rischia grosso. Per dirla breve, si rischia di scoppiare. Applicando questa funzione alla sofferenza emotiva, è plausibile che le lacrime fungano da valvola di sfogo; evitano che l'anima esploda. Peccato però che con una sola "seduta di pianto" non si riesca ad espellere tutto il veleno che si è accumulato nel corso degli anni. Si, perché il veleno che entra nel corpo attraverso una collezione di delusioni sempre più scottanti, subisce una trasformazione chimica. Ciò che ci turba l'esistenza diventa materia: un liquido che poi fuoriesce, quando c'è saturazione, attraverso il canale lacrimale. Perché proprio attraverso gli occhi e non un altro organo qualsiasi? Sarà perché ci hanno sempre ripetuto, con una frase scontata, che gli occhi sono lo specchio dell'anima. O sarà perché gli occhi sono situati vicino al cervello, sede e fonte di tutte le nostre emozioni? Si, dev'essere proprio così: il cervello, rendendosi conto che il povero disgraziato, titolare del corpo in cui ha sede, soffre in maniera imbarazzante, apre il rubinetto e permette la fuoriuscita del liquido lacrimale. Sara, nel corso degli anni, aveva fatto incetta di delusioni. Ma perché nonostante il pianto sentiva aumentare la sofferenza? Istintivamente si recò in bagno, aprì l'acqua del lavandino e si portò sul viso tutta quella che le mani riuscivano a contenere, nel gesto di lavar via quel dolore. Alzando la testa, fu inevitabile l'incontro con la sua immagine riflessa nello specchio. Era la prima volta che le capitava di guardarsi mentre piangeva.

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   5 commenti     di: anna


NUMERI

Carizzi r’amuri (Agricantus)

1. IL PRIMO APPUNTAMENTO

La sera sudava umidità, tanto era caldo quell'agosto 1937.
Eppure la signorina Garoppi gelava, nonostante fosse avvolta in panni morbidi e caldi, lana ed ermellino sulle spalle (neanche fosse una principessa! In effetti il titolo di cui si fregiava, la nostra Edda Garoppi, era quello di duchessa Delbrique).
Stava rannicchiata accanto ad una vecchia stufa di ghisa, la signorina Garoppi, tremando di freddo e di paura: freddo perché sentiva freddo (banale ma coerente) e paura perché si rendeva conto che non era ammissibile avere i brividi con 36 gradi di temperatura nell'ambiente, l'estate più calda a memoria d'uomo, la stufa accesa e tutti quei vestiti addosso!
Cosa stava succedendo, alla signorina? Covava qualche malanno? Eppure non era ammalata, la tosse non le torturava i polmoni come aveva fatto per tutto l'inverno e neanche il più piccolo starnuto turbava l'immobilità della stanza, né provocato da raffreddamento tantomeno di natura allergica. Neanche poteva temere insidie d'altro genere, nella tranquillità della sua casa, ove si sentiva sicura e protetta dagli spessi muri; nulla poteva spaventarla nel luogo che la ospitava ormai da settantadue anni nella pace più assoluta. Cosa le stava succedendo, dunque?
Cercò allora di mettere a frutto quelle poche nozioni scientifiche che ancora le restavano nel cervello, provando a razionalizzare la situazione: temperatura regolare + assenza totale di patologie o timori più o meno fondati + sensazione fisica di gelo ingiustificabile = ... con uno sforzo d'intuizione che quasi le costò l'ispessimento istantaneo delle arterie, improvvisamente capì. Comprese in quel momento che un unico motivo poteva farla rabbrividire in pieno agosto: erano quelli i sintomi tipici dell'ansia da innamoramento senile. Infatti, quella sera era atteso a Casa Garoppi l'uomo che ella bramava, che le aveva sconvolto l'esistenza al punto di farle indossare, sott

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Le note della vita

Marta suonava quando era triste, suonava leggiadre melodie che sperava si sarebbero portate via tutto quel dolore che le oscurava il cuore. Erano giorni e giorni che Marta suonava. Il suo violino ripeteva le note, le scale e le melodie, veloci o lente, allegre o tristi non faceva differenza. Solo alla musica Marta avrebbe confidato i suoi pensieri. Andrea. Se solo le note avessero potuto farli abbracciare ancora, se solo le note le avessero potuto concedere un altro suo bacio. E invece no. Marta suonava, da sola, la loro storia d'amore. La musica li aveva fatti incontrare. E nella musica adesso si incontravano. Scorrevano, sull'archetto del violino, le note dei pomeriggi insieme e dei sorrisi, le scale veloci li portavano al mare e a passeggiare sulla sabbia. Erano però le melodie che facevano più male al cuore di Marta. Le facevano ricordare i baci di quando suonavano insieme e il sorriso di Andrea quando le faceva i complimenti per una nota eseguita intonata. Suonava e piangeva insieme, Marta. Quanto le mancava Andrea. Per tutta la vita erano stati solo lei e il suo violino. Quando era triste, quando si sentiva sola, dimenticata dal mondo, lei suonava. Le sette note le erano amiche e le facevano sempre un po' di compagnia. Poi aveva conosciuto Andrea e suonare era diventato la gioia. La gioia pura. Anche la musica però era diventata di sottofondo, venendo superata dalla grandezza di un'amore dirompente. Marta suonava la malattia di Andrea, le note gravi e cupe del suo sorriso spento e delle sue dita che non potevano più suonare il piano. Marta suonava note leggere che le orecchie di Andrea non potevano sentire più, muoveva l'archetto con l'eleganza e la leggiadria che gli occhi di chi amava, ormai chiusi per sempre, non avrebbero potuto vedere. Poi in casa vi fu silenzio. La quiete si fece spazio nel sussulto delle note. La madre di Marta entrò nella sua stanza, ma lei non c'era. Il suo violino appoggiato sul letto era tutto quello che rimaneva di lei.

   1 commenti     di: Irene Tosi


Le due facce dell'amore

L'amore non è nient'altro che sesso.
Il sesso non è che una parte dell'amore. Due mondi diversi quelli di Alex ed Andrea, amici di liceo. Uno fidanzato da appena tre settimane con Jessica, l'altro lasciato proprio dalla nuova fiamma dell'amico.
Nonostante tutto, erano rimasti ancora legati, come se niente fosse successo in precedenza. La loro amicizia era talmente forte che, spesse volte, passeggiavano lungo il lungomare, tutt'e tre vicini, come s'addice ad una famiglia novella.
Il giorno del compleanno di Andrea, poi, l'insolita cricca decise di festeggiare con un falò sulla spiaggia, lontani dagli altri conoscenti, davanti al mare calmo e odoroso della sera.
-Che bella serata... - disse Andrea, con gli occhi lucidi di commozione, - non so come ringraziarvi.
-Taci. Piuttosto... ora pensiamo a divertirci - esclamò Jessica, facendo intendere di voler passare una serata speciale.
-E come? - chiese Alex, sorridendo.
-Io qui ho un po' di roba... - rispose Jessica.
La ragazza, dopo aver detto quelle poche parole, estrasse dalla borsetta un buon quantitativo di coca ed hashish, lasciando stupefatti sia Alex che Andrea.
-Non sapevamo ti drogassi - disse Alex, tra il curioso e lo stordito.
-È eccitante... dovremmo provare! Dopo ci si sente da Dio!
Pertanto i due giovani, convinti facilmente da Jessica, iniziarono a fare uso di quella droga, ed essendo per loro la prima volta, l'effetto fu devastante.
Andrea cominciò a delirare: "Ah! L'amore... quanto m'ha fatto soffrire... e quella Jessica maledetta... più uno si dà all'altro e meno riceve... era la mia principessa... ricordo ancora suoi baci, le sue carezze, le sue parole che lasciavano intravedere un futuro insieme... ed invece... ha scelto Andrea... lui che vede le donne solo come oggetti, e i baci come inutili preliminari...
Alex di contro farneticava in un monologo senza fine: " Jessica... oh Jessica... perché ancora non ti concedi? Sai come sei? Sei.. sei... una puttana... sì,

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   2 commenti     di: vasily biserov


Donne in vendita

DONNE IN VENDITA

Il mondo contadino è quasi scomparso, e dove c'erano i campi di grano ora ci sono fabbriche e stabilimenti.
Ma fino al 1960 l'attività principale qui era l'agricoltura e uomini e donne lavoravano nei campi. La vita era differente: senza macchine, le persone andavano più lentamente. Le notti erano silenziose, rischiarate dalla luna e dalle stelle.
Semine e raccolti fatti a mano richiedevano molto tempo, rendevano poco e c'era molta miseria.
Tutto era completamente differente: il modo di lavorare, di divertirsi e di pensare. Per esempio, durante quegli anni il sesso femminile aveva meno valore. I bisogni principali erano il mangiare, i vestiti per coprirsi e la legna per scaldarsi in inverno.
La nascita di una bambina era considerata una sfortuna. La donna rende poco al lavoro, mentre il maschio lavora e guadagna. Molte donne vendevano la loro vagina per pochi soldi, allo scopo di procurarsi da mangiare; alcune ragazze vendevano il loro sesso per comprarsi un vestitino, o un paio di calze o un rossetto
Brunetta è una ragazza povera che proviene da una famiglia di contadini con tante figlie da sfamare. Un pomeriggio l'ho conosciuta a una sagra, le ho pagato un gelato e quella sera lei si è lasciata spogliare.
Quando la ragazza fu nuda mi domandò con grande apprensione: "Ti fa schifo?"
La sua vagina ricoperta di molti peli umidi che odoravano di urina e sudore, non era una bellezza.
Naturalmente le risposi: "No! È meravigliosa."
E quella ragazza ingenua imparò velocemente che gli uomini sono molto affamati di sesso femminile.

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Un po' alla volta i fantasmi del mondo contadino sono scomparsi e sono arrivati i demoni del mondo industriale.
Nella civiltà industriale gli uomini sono ricchi e possono comprare tutto, anche il sesso femminile. Senonchè anche le femmine sono ricche, e possono soddisfare i loro capricci senza i regalini degli uomini.
Adess

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   0 commenti     di: sergio bissoli



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