PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti amore

Pagine: 1234... ultimatutte

L'amore è una pazzia

Sono chiusa in camera mia a guardare la tua foto ormai logorata dal tempo, con la canzone che mi parla di te in sottofondo…. stranamente nessuna lacrima scende giù per il mio viso e pensare che fino a qualche mese fa avrei dato la vita per essere la tua donna per sempre. Come è strana la vita! Incontri l’unico uomo di cui non ti innamoreresti mai, neanche se fosse l’ultimo sulla terra e alla fine dopo qualche giorno lo ami da impazzire. Non riesci a fare a meno di lui, lo vuoi sentire, lo vuoi vedere, non sapere che fa, dove è, se ti pensa, se gli manchi, ti fa impazzire….. eppure avevi promesso a te stessa che non ti sarebbe più capitato, non avresti perso più il sonno per nessuno. Non avresti passato le tue giornate domandandoti chissà con chi è, raccogliendo solo le briciole, perché pur di stare con lui, ti bastano anche quelle. Guardi il telefono dicendo squilla, squilla, squilla sempre più disperata e così passano i giorni…. in attesa.
Finalmente chiama, in un attimo la tua vita si colora di rosa, quella strana espressione di velata tristezza lascia il posto alla pazzia. Felicissima la sera lo vedrai….. quella sera non si presenta e non ti fa sapere nulla. Il fatto più comico è che lui sostiene che a te di lui te ne frega ben poco, non rendendosi conto, che più i giorni passano e più sei persa.
Il giorno dopo si fa sentire, ovviamente con una scusa plausibile e tu che fai? Invece di chiudergli il telefono in faccia, gli dai retta. Ti dice che se riesce a liberarsi ti chiamerà…. non si è liberato, hai lasciato il cellulare acceso tutta la notte e la mattina dopo il display era bianco…nessun segno.
Hai provato a fargli qualche squillo, nella speranza capisse che morivi dalla voglia di stare con lui, ma quei suoi due neuroni, in quel momento erano disconnessi.
Non fai altro che ripeterti che devi chiudere questa storia, che non puoi andare avanti così, ne va della tua salute mentale, ma come al solito, quando il cuore prende i

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: anna gamberale


Il suono dell'ukulele magico

James sorseggiava il cocktail disteso sotto la sua palma preferita, immerso nella noia e nella solitudine di giorni sempre uguali. Tamburellava le dita sulla rilegatura di un libro, immerso leggermente nella sabbia. Il mare cristallino, sotto il sole cocente e luminoso di agosto, gli ricordava una di quelle fotografie nei depliant sparsi sui tavolini delle agenzie turistiche. Luoghi lontani, desiderati da chiunque, fosse anche solo per pochi giorni. Luoghi che lui stesso ha selezionato con accurata attenzione nel corso degli anni, fino a mollare tutto della sua vita precedente e a scegliere come nuova casa questo piccolo isolotto immerso nel blu. Una scelta coraggiosa di cui ne è sempre andato fiero.
La vita scorse tranquilla come una barca abbandonata fra le onde, lasciando che il vento lo trasportasse da attimi di assoluto relax ad altri più movimentati e curiosi. Da un palpito di nostalgia per il passato a una passione sfrenata per il presente. Vagabondò per il villaggio ascoltando i racconti dei saggi del luogo, si divertì a costruire imbarcazioni con l'aiuto dell'amico Joe, assaggiò ogni qual genere di mollusco riuscisse a trovare lungo la riva. Nonostante questo però gli mancava sempre qualcosa.
Di certo non le donne. Il baldo giovane faceva più conquiste di un esperto Casanova. Nessuna di loro era mai quella giusta però e dopo che il suo desiderio si era placato tornava alla vita di sempre, con la sola differenza di avere le guance ormai raggrinzite a forza di sonori schiaffi.
Non gli restava altro che mantenere la mente occupata con piccoli lavoretti giornalieri, veloci letture disteso sull'amaca e vani tentativi di imparare la cucina locale.
Se per lui tutto questo sembrava solo una veloce discesa nel baratro dell'infelicità, in realtà erano solo i motori della provvidenza che cominciavano a scaldarsi e a rombare lentamente. La ruota avrebbe presto girato e lo avrebbe fatto il giorno in cui James si sarebbe diretto a Yashalvà, un mercatin

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Andrew Abel


L'amore è

Era una mattina fredda ed eccessivamente silenziosa. Nei giorni precedenti aveva piovuto molto. Le pozzanghere che si stiracchiavano sul selciato ghiaioso del cortile, sembravano macchie lucenti di colore scuro che rispecchiavano il grigiore del cielo. Leo si stava rilassando sull'amaca del giardino, guardando le grosse nuvole che nascondevano la bellezza dell'infinito cielo. Era un ragazzo riservato, poco curato, ma all'apparenza carino e docile, aveva i capelli di un nero che faceva risaltare il verde dei suoi meravigliosi occhi quasi a mandorla per via delle sue origini. Era alto, e un po' trasandato. A lui non piaceva stare al c'entro dell'attenzione. Quando lo conobbi aveva 19 anni. Non credo di poter mai dimenticare quel giorno di primavera veneziana, era lì con i suoi occhi bassi, tipico di una persona timida. Attirò subito la mia attenzione, per il semplice fatto che apparì ai miei occhi DIVERSO, e per un attimo sentii una fitta alla pancia, proprio quando mi degnò del suo tenero sguardo. I giorni passarono e il fatto di incontrarlo sempre più spesso mi permise di avvicinarmi. A volte lo incontravo alla fermata del bus sotto casa. Scambiavamo poche parole seduti sulla panchina, ma percepivo che il mio interesse per il suo cuore e la sua mente era fortissimo. Una sera del mese di ottobre, finalmente, si decise ad invitarmi a cena fuori. Accettai senza pensarci due volte. Quando mi venne a prendere rimasi sbalordita del ragazzo che vidi. Non sembrava il Leo timido che vidi la prima volta, si era trasformato. I suoi capelli neri presero una piega diversa, i suoi occhi sembrarono sorridermi e ora erano puntanti quasi fieri su di me senza batter ciglio, come per mostrarmi la sicurezza che ha nel mostrami chi fosse. Rimasi senza parole che da uno stile quasi trasandato passò ad un estrema eleganza. Fui sbalordita ed estasiata. Tutto passò piacevolmente tra risa e racconti, racconti della sua vita, della mia, aneddoti e pazzie. Scoprii molto di lui e gli fec

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Martina


Fame d'amore

Ecco! È successo di nuovo. Ho perduto la testa per una ragazza! Ma questa volta è diverso: Rossella è unica e meravigliosa.
Gli incontri brevi e quasi furtivi, le conversazioni sottovoce, i silenzi, gli sguardi nelle sere d'autunno, creano un alone di magia. Queste cose sono come i drappeggi, i canti, i dipinti che circondano gli sciocchi testi della religione; l'arte nobilita e rende credibili anche le finzioni e le buffonate.
L'arte abbellisce le cose, trasfigura la realtà. L'arte è dunque una frode? Sì, ma anche la Natura usa l'arte per ingannarci. Infatti, cose inutili come i capelli, il colore degli occhi, i profumi, le curve del seno e del sedere valorizzano e rendono divina una donna comune.
Cosa fa Rossella nel gioco dell'amore? Nulla? Si lascia corteggiare lasciando tutta la fatica all'uomo? Non esattamente. Anche lei fa la sua parte. Il suo compito è molto sottile e delicato. È il lavorio segreto delle seduzioni che deve rimanere sempre celato, sotterraneo, nascosto. Tutto deve apparire casuale, e il compito di conquistare la femmina deve ricadere solo sul maschio. Lei aiuta, favorisce, attizza questo compito, però nel più profondo segreto. Nessuno deve sapere nulla.
Agli occhi di tutti Rossella fa la ritrosa, fa la ragazza indifferente, anche se segretamente attira, stimola, seduce E la Natura ha dotato la femmina di grande sensibilità per attuare questo compito.
Oggi in strada Rossella era dietro di me e ha salutato forte la sua amica per attirare la mia attenzione. Così io mi sono voltato, l'ho vista e sono rimasto insieme a lei. Ma la ragazza non vuole concedere troppo, e dopo alcuni minuti è andata a casa.
Questo e altri cento piccoli trucchi fa Rossella per attrarre l'attenzione, per sedurre, per offrire e ritrarsi. È sempre così; l'eterno gioco dell'amore: un offri e fuggi.
La bellezza di una donna, le sue attrattive consistono solo nella nostra grande fame d'amore, nella nostra capacità di illuderci. Rossella è una

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: sergio bissoli


Angeli dall'Inferno

Prologo




Davanti a me le fiamme.
Lingue di fuoco ardenti, avanzavano golose di disperazione disegnando un perfetto cerchio mortale. Sembravano godere di quell'infinito buio in cui ero tragicamente sprofondata.
Già...
Dove mi trovavo?
Scattai in piedi, improvvisamente cosciente di essere sola. Avevo caldo, mi sembrava di bruciare e potevo già sentire il calore delle lingue di fuoco impadronirsi della mia pelle, scottarla, distruggermi gli abiti...
"C'è nessuno?" urlai disperata, ma la mia voce giunse strana persino alle mie orecchie. Ovattata, distante, troppo indistinta per essere reale.
Attesi una risposta per qualche minuto, ma l'unico rumore che sentii fu lo scoppiettare inesorabile delle fiamme, ora così vicine che potevo distinguere sulla parete fiocamente illuminata le loro ombre danzanti.
Arretrai al loro avanzare, abbracciando la stanza con lo sguardo per cercare con gli occhi una possibile via di fuga. Con il dorso della mano allontanai le gocce di sudore dal viso, ormai grondante. Stavo letteralmente impazzendo dal caldo.
"Aiuto..." mormorai. Ma a chi stavo chiedendo aiuto? Non c'era nessuno che potesse aiutarmi.
Continuai a camminare all'indietro, ma la ventata di calore che mi scottò la schiena mi informò di essere completamente circondata dalle fiamme.
Sarei morta, dunque?
Rabbrividii involontariamente, al pensiero di quanto dovesse essere terribile essere divorata viva dalle fiamme brucianti...
Terribili, il loro progredire scandiva gli ultimi minuti di vita che mi restavano. Erano sempre più vicine ed ora eccole, a pochi centimetri da me.
Chiusi gli occhi, pronta a lasciarmi uccidere, ma il tempo passò senza che accadesse nulla. Li riaprii, piano, e ciò che vidi mi lasciò interdetta.
C'era una figura al centro della stanza. Irradiava una strana luce argentea che la inglobava, impedendomi di vederla per davvero. Mi aveva salvata e, chiunque fosse, le dovevo più di un semplice ringraziamento. Non riuscii ad avvicinarmi

[continua a leggere...]



Chiunque io sia stato, chiunque io sarò

“Senti e se facessimo finta che non sia successo niente, eh?”
Mi guarda pensierosa. Non sa che dire. Cazzo. Dì qualcosa.
“Non mi sembra giusto. Perchè dovrei fingere?”. Mi guarda. Intensamente.
Distologo per un attimo lo sguardo, poi, guardandola negli occhi "Perchè la realtà è un’altra" esclamo. "E sappiamo entrambi quale sia" mi verrebbe da dire.
L’abbiamo avuta davanti a noi fino a dieci minuti fa, quando il tempo sembrava scorrere su uno spazio ben delineato, un lungo rettilineo in fondo al quale c’è una casa. Siamo stati distratti, dal paesaggio, dalle curve morbide che una stradina, più stretta e dal fondo sconnesso, ci ha proposto. All’ombra di alti alberi che coprivano il cielo, abbiamo percorso un sentiero diverso. Relativamente nuovo.
E adesso? Sospira. Con un’aria preoccupata che la rende ancor più bella.
Guarda a terra. Non so che dire.
Ritornano le immagini del sentiero. All’inizio c’era una leggera salita. È diventata via via più ripida, come se la strada ci volesse sfidare. In realtà ci stava offrendo l’opportunità di cambiare ritmo, dopo giorni mesi anni a solcare la solita pianura. Ad un certo punto il suolo riemergeva sovrano, lo sterrato amplificava ogni passo. Un sottofondo insolito, fatto anche di foglie sfregate, rami spezzati che urlano se calpestati, sassi timidi. Mi perdo tra quei colori che ci hanno accompagnato fin qua.
Quando ritorno al presente mi sta sondando, con dolcezza, cerca una risposta. Io la cerco dentro di me. Forse la trovo, ma mi pare strana. È una risposta, ma non è la migliore. Proseguo ma il mio sguardo si immerge di nuovo nell’aria del bosco, degli arbusti che pian piano si diradano, facendo filtrare un sole caldo che però non scalda. Sembro non sentire più niente. I miei sensi, da cinque son diventati quattro, poi tre, due uno... l’ultimo è l’olfatto, il quale percepisce sapori dimenticati, gusta l’inconsistenza di ciò che mi circonda e di come essa renda

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Matteo Zanetti


Il timore di un sogno

L'aria afosa e soffocante del locale mi piomba addosso appena varco la soglia. La musica, le luci, il fumo. La mia testa gira vorticosamente insieme agli sprazzi di luci colorate. Raggiungo il centro della pista schiacciato e trascinato da quella miriade di corpi che si muovono al ritmo della musica incalzante. E poi la vedo. E ho un tuffo al cuore. I capelli dai riflessi ramati le ricoprono con delicatezza le spalle assecondando i movimenti del suo corpo così flessibile e perfetto. Troppe volte l'ho tenuta tra le mie braccia, ma senza toccarla mai per davvero. Ripenso a tutte le volte che abbiamo ballato insieme e a stasera, quando abbiamo vinto la gara. Si gira e mi punta gli occhi addosso. Un nuovo sussulto. Vorrei guardarli più da vicini quegli occhi felini e perdermi nell'oblio del loro sguardo. Ma è un attimo. Mi volta di nuovo le spalle. Il vestito aderente mette in risalto le sue curve morbide. Le lunghe gambe abbronzate che spuntano dalla minigonna si muovono sicure sulla pista. Potrei osservarla per ore. Sì, potrei. Ma ormai non mi basta più; ho bisogno del suo corpo. Mi avvicino a lei fino a sentirne il profumo. E per la prima volta la sfioro non perché devo, ma perché voglio. La prendo per la vita sottile e le sussurro...

..."Vieni con me". Un lungo brivido mi corre lungo la schiena. Riconosco quelle mani appoggiate su di me. Grandi, delicate, rassicuranti. Affiderei loro tutta me stessa. Lascio che mi giri con dolcezza. I nostri nasi quasi si sfiorano. I suoi profondi occhi azzurri sono una calamita per i miei. Non sento più la musica assordante. Sono paralizzata da questo momento, paurosa di spezzare questo equilibrio, questo strano dialogo fatto di sguardi. Si abbassa ancora un po' su di me e mi sfiora l'angolo della bocca con un bacio leggero. Fremo. Lo desidero. Intravedo dalla camicia leggermente sbottonata l'abbronzatura dorata che gli ricopre il corpo scolpito. Ho voglia di lui, delle sue mani che mi esplorano, del suo profumo che mi u

[continua a leggere...]




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

Racconti amoreLa pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Amore.