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Racconti amore

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Un viaggio nel cuore

Sono seduto all'ombra dei miei pensieri e mi vesto dei miei ricordi, chiudo gli occhi ed è tutto impresso nella mia mente, non è mai stato così vivo il ricordo di quella notte...
Sono passati cinque lunghissimi anni e non ho più dimenticato, il pensiero mi assale costantemente nella mia solitudine, il più delle volte cammino con i sensi delle mie abitudini.
Ricordo ogni più piccolo e insignificante dettaglio di una notte che riaffiora nella mia testa, perché tutto passa ma niente si dimentica...
Era una sera di Agosto, calda e secca, bella e meravigliosa come l'estate sa essere per me, giorni pieni di sole e di giornate lunghissime con i suoi profumi nobili e intensi, si nutre e si rigenera il mio spirito.
Mi trovavo al porto di Salerno e mi stavo imbarcando per la Sicilia, una splendida isola del Mediterraneo che ti investe di sapori e di profumi, una terra piena di contraddizioni dov' è impossibile fermare l'immaginazione, perché chi ha avuto la fortuna di visitarla sa esattamente di cosa parlo.

Avevo deciso all'ultimo minuto di andare in vacanza, sulla cartina avevo segnato la destinazione di un paesino chiamato Altavilla Milicia, si trova a nord est di Palermo, circondata da bellezze naturali della costa, il Baglio, l'anfiteatro; il Belvedere, le tre torri normanne; il ponte saraceno; e la necropoli sperduta tra i monti. In conclusione un vero tuffo nella storia!

Avendo prenotato un last-minute, mi sono dovuto adeguare a quello che ho trovato come disponibilità di posti, infatti sono riuscito a trovare solo il posto ponte della nave, il che significava dormire per terra all'aperto, un'esperienza bellissima a mio avviso.
Finalmente la nave parte, si allontana dalla costa, i miei occhi sorridevano dalla felicità di quella partenza e della destinazione che mi aspettava...
Dopo aver passeggiato qua e là per la nave risalgo le scale per andare sul ponte, alla ricerca di uno spazio per trascorrere la notte, ormai erano le 22. 00 e tirava

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Presentazione

Ciao, sono Roberto Di Palma.
Banale come inizio di un libro ma sinceramente non so neanche se lo continuerò, quindi sforzarsi per trovare un inizio buono sembra inutile a mio avviso, è quello che seguirà che conta davvero.
Ho 15 anni, e siamo nel 2010, precisamente 11 aprile ore 18:46, il 4 maggio sarò sedicenne.
è stata una giornata pesante e molto particolare. Una persona di cui mi fidavo ciecamente mi ha mentito più volte, e l'ho scoperto solo oggi, ma va bene, scelgo di fidarmi ancora una volta, dopotutto son io che voglio il mondo diverso, e quindi il cambiamento deve iniziare da me, ma son sicuro che non funzionerà, non ha funzionato fino ad adesso. Questa società è ormai distrutta, si pensa che perdonare e piangere siano sintomi di debolezza, io trovo li invece la mia forza. Anche se non ho cambiato il mondo posso almeno dire di averci provato, mentre nessuno potrà mai dire di esser stato trattato male da me. Questo per me, è il più grande vanto che possa esistere. Tralasciando ciò che è accaduto oggi, voglio parlarvi di ciò che mi accade generalmente.
Vivo a Scafati, una città in provincia di Salerno, odio questo posto. Pieno di ragazze superficiali che pensano soltanto a sbandierare il loro idolo televisivo per poi lamentarsi di non trovare un ragazzo che le tratti bene, e di ragazzi che l'unico hobby che hanno è provarci con tutte le ragazze che vedono per strada cercando disperatamente qualcuna con il cervello pari al loro, cioè pari al nulla, e che ogni occasione è buona per cercare di testare le loro nocche su facce a loro sconosciute. Ma c'è un raggio di sole in tutto questo, una piccola speranza che mi permette ancora di vivere con piacere su questo sporco mondo, ed ha un nome, Angela. È la mia attuale ragazza, stiamo insieme da 5 mesi, e 13 giorni, e la amo da impazzire, è di lei che vi ho accennato poco fa. Lei oggi mi ha confessato di avermi mentito, ma capisco i suoi motivi, tutti dovuti al gigantesco ego che ogni ess

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Dal finestrino

«Cosa ti manca? », gli domandò lei, rompendo il silenzio.
Oltre il finestrino il paesaggio scorreva veloce, impregnato dalla pioggia e privo di ogni colore: sembrava un film in bianco e nero.
Si voltò a guardarla. I suoi occhi verdi erano come un accordo stonato in quel mattino uggioso. Provò a sorriderle e in parte ci riuscì; lei gli sorrise di rimando.
«Il problema non è cosa mi manca, ma cosa ho».
«Hai paura? »
«Forse si. Ma alla fine va bene anche così».
Aprì la bocca per dire qualcosa, ma la richiuse e sorrise scuotendo la testa.
Aurora poggiò una mano sul suo ginocchio e strinse delicatamente.
«Cosa c’è? » gli chiese.
«Nulla. Stavo per dirti che ti amo, ma non lo farò».
«Meglio. Perché io non lo voglio sentire».
«Perché? Hai paura tu adesso? »
«Forse si».



Riflessioni 02

Voglio fare l'amore con te, dolcemente. Contemplando ogni istante. Leggendo nei tuoi occhi ogni momento la meraviglia e lo sconcerto.
Ogni carezza, ogni morso, ogni tocco delle tue dita dev'essere un tasto del pianoforte. Voglio poter sentire la musica dei nostri corpi nel silenzio calmato dal fruscio delle lenzuola e dai respiri intermittenti.
Siamo luci, vapore e disordine. Il nostro abbraccio sembra sempre esistito, come se il nostro avvicinarci fosse la reminiscenza di qualcosa ancestrale.
Mi rifugio in te e lascio che tu mi spinga nel cielo a ritrovar le ali.

   0 commenti     di: Vinter_


Una ciliegia nel deserto

La presi per i fianchi e avvicinai la mia bocca alla sua. La stavo baciando. Le labbra iniziarono a sfiorarsi finché le nostre intenzioni diventarono più chiare. I movimenti presero ad allargarsi permettendo l'incontro delle piccole lingue. Sembravamo attaccati, legati da uno strano incantesimo che ci impediva di staccarci. Come fossi capitato con Marta in quella stanza non lo sapevo. Ci conoscevamo da appena una settimana e avevamo iniziato subito a uscire insieme, ogni sera. Il giorno prima ci eravamo scambiati un bacio e oggi eravamo qui, finalmente soli. Quella sensazione di piacere che stava attraversando il mio corpo mi estasiava, teneva in ostaggio la mia mente e impediva di ricordarmi cosa fosse successo negli attimi precedenti. Ma mi piaceva, era l'unica cosa di cui ero certo al momento. Portai le mie mani sulle sue natiche. Sode, rotonde, delicate. Dopo aver studiato la loro forma affondai le mie dita nei pantaloni e iniziai a stringere. Una scossa di adrenalina stava attraversando il mio corpo e sentivo il mio cuore, come i frastuoni che emettevano i treni di una volta, battere con maggiore frequenza. Un attimo dopo le feci alzare le mani per toglierle la maglietta. Rossa, come la passione. Alimentato da questa energia che stava percorrendo ogni particella del mio corpo la buttai sul letto retrostante e, sempre continuandola a baciare, le sbottonai i pantaloni. Non feci in tempo a levarglieli che la vidi intenta a svolgere la stessa operazione. Intanto avevo ripreso a baciarla. Poteva sembrare il tentativo di staccarle il labbro, e invece no. Era passione. Una nuova ondata di piacere iniziò ad attraversare il mio corpo quando cominciai a toccarle i seni. Erano sodi, teneri. Non mi ero neanche preso la briga di slacciarle il reggiseno, tanto ero coinvolto. Lo spostai più in alto, affondai il mio viso in quelle parti ricurve e iniziai a succhiare, leccare, baciare. Sapevo che non si sarebbe accontentata di ciò, né io tanto meno, così le sfilai le mut

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   4 commenti     di: vasily biserov


Bisogno Speciale

Premessa:
Non serve che manchi un giorno a San Valentino per farmi stare bene.
Non serve portarmi in cima ad una montagna o in un viale alberato.
Un parco, dei bambini, una panchina... ma la cosa più importante:
io e te.



Le mie paure e le mie battaglie passate che hanno lasciato i solchi su di me. Incancellabili.
Indelebili come la storia che dentro mi porto.
Hai accolto tutto questo fra le tue braccia, una creatura tremante alla ricerca di quel calore primario e fondamentale.



Come neve,
i candidi fiocchi del tuo affetto si sono posati su di me.

E quasi non riuscivo a tener sollevato il capo, occhi negli occhi. Troppo c'era nei tuoi occhi...

Amara nostalgia dei tempi perduti,
qui, scritti nella mia mente,
istante dopo istante,
come pezzi di un mondo che costruisco a poco a poco.

Quel mio caldo rifugiarmi in te, nel tuo tepore.
"Mi piaci tanto Sara..."
Ridillo ancora una volta. Non voglio scordarlo, non voglio che le tue parole vadano via con il vento.
Vorrei rimanessero eterne, bloccate fra le molecole di quest'aria grigia.
Ti prego, ripetilo. Il mio orecchio non si stancherebbe mai di sentirlo. Urlalo, mormoramelo qui, vicino a me.
Dimmi che non finirai mai di dirlo... promettimelo...


Con quale amarezza ti ho lasciato andare via? Con quale coraggio? Non avrei mai voluto alzarmi. Mai più.
Avrei preferito rimanere immobile, con te, nel vento, nel freddo, nel rumore.
"Sei una ragazza forte Sara..."
Forte quando ci sei tu. Non andartene mai.


Piangevo, sentendo le rotaie sferragliare sotto di me,
in un'alba di emozioni contrastanti.

PS: scrivendo mi sento sempre un Joice mancato, un poeta che non sa le regole della metrica. Pensieri a caso dettati dal cuore.

   6 commenti     di: Vinter_


Il suono dell'ukulele magico

James sorseggiava il cocktail disteso sotto la sua palma preferita, immerso nella noia e nella solitudine di giorni sempre uguali. Tamburellava le dita sulla rilegatura di un libro, immerso leggermente nella sabbia. Il mare cristallino, sotto il sole cocente e luminoso di agosto, gli ricordava una di quelle fotografie nei depliant sparsi sui tavolini delle agenzie turistiche. Luoghi lontani, desiderati da chiunque, fosse anche solo per pochi giorni. Luoghi che lui stesso ha selezionato con accurata attenzione nel corso degli anni, fino a mollare tutto della sua vita precedente e a scegliere come nuova casa questo piccolo isolotto immerso nel blu. Una scelta coraggiosa di cui ne è sempre andato fiero.
La vita scorse tranquilla come una barca abbandonata fra le onde, lasciando che il vento lo trasportasse da attimi di assoluto relax ad altri più movimentati e curiosi. Da un palpito di nostalgia per il passato a una passione sfrenata per il presente. Vagabondò per il villaggio ascoltando i racconti dei saggi del luogo, si divertì a costruire imbarcazioni con l'aiuto dell'amico Joe, assaggiò ogni qual genere di mollusco riuscisse a trovare lungo la riva. Nonostante questo però gli mancava sempre qualcosa.
Di certo non le donne. Il baldo giovane faceva più conquiste di un esperto Casanova. Nessuna di loro era mai quella giusta però e dopo che il suo desiderio si era placato tornava alla vita di sempre, con la sola differenza di avere le guance ormai raggrinzite a forza di sonori schiaffi.
Non gli restava altro che mantenere la mente occupata con piccoli lavoretti giornalieri, veloci letture disteso sull'amaca e vani tentativi di imparare la cucina locale.
Se per lui tutto questo sembrava solo una veloce discesa nel baratro dell'infelicità, in realtà erano solo i motori della provvidenza che cominciavano a scaldarsi e a rombare lentamente. La ruota avrebbe presto girato e lo avrebbe fatto il giorno in cui James si sarebbe diretto a Yashalvà, un mercatin

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   1 commenti     di: Andrew Abel



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