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Racconti amore

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Le lacrime che non conoscevano felicità

Viveva in una tana isolata, un bambino di nome Fred, che non aveva mai visto la luce del sole.
Piegato, con la schiena per terra, nessuna anima passava in quel campo di grano isolato. Si può dire che non aveva mai visto il volto di una persona e né tanto meno una voce che poteva fargli compagnia.
Aveva gli occhi impauriti, terrorizzati... Era stato abbandonato appena nato... Lo accudì una nuova famiglia che però, lo lasciò solo all'età dove erano certi che se la sarebbe cavata anche senza il loro aiuto. Mano a mano che cresceva, queste domande iniziavano ad entrargli in testa come una tortura, come se gli sconfiggevano l'anima...
''Perché mi hanno lasciato da solo?''
''Sarò importante per qualcuno?''
''Perché non avevano pietà quando le loro mani si staccavano dalle mie e quando le mie lacrime iniziavano a scendere?''
Si dice spesso che di fronte agli occhi di un bambino, anche le persone più cattive diventano buone... Eppure loro, nel momento in cui gli diediero un ultimo sguardo, per poi lasciarlo qui, non provarono niente. Non erano ritornati più per vedere come stava... Eppure la speranza di Fred era sempre accesa... Ogni volta, da quella porta piena di polvere, aspettava che erano loro ad aprirla e a riprenderlo per portarlo a casa: Quella casa dove non ci aveva mai fatto visita. Quella casa che non sapeva di che colore fosse... Quella casa dove non poteva rifugiarsi quando iniziava a piovere.. Si chiedeva anche come fosse la sua reazione se un giorno verrebbero a bussargli la porta... Ma quella era l'unica domanda a cui non riusciva a trovar risposta.
In tanti avrebbero detto: ''Sicuramente non sarà buona come reazione'' eppure lui, aveva l'animo buono... Non li odiava, nonostante lo avevano lasciato solo quando il freddo si iniziava a sentire, quando il buio si iniziava a vedere.
Tante volte metteva le mani su le sbarre, abbassava lo sguardo e pregava che qualcuno sentiva la sua voce... Ma la sua voce, per la troppa paura che lo pervadeva

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   0 commenti     di: Martina Di Toro


L'amore

Il vero amore non si vive sotto i riflettori, ma dietro le quinte.
Non ha bisogno di nutrirsi degli applausi del pubblico, si nutre con il solo applauso del tuo cuore.
Il vero amore non ha bisogno di vivere attraverso milioni di fotografie, vive attraverso un'unica fotografia, quella della tua anima.
Non ha bisogno di essere urlato, basta sussurrarlo all'orecchio di chi si ama.
Il vero amore lo vivi quando lasci la persona libera di scegliere, di decidere, di vivere.
Il vero amore è quello che proteggeresti dall'intrusioni altrui, è quello che vivi ogni giorno nella tua privacy è quello che tace perché non ha bisogno di parole è quello che tieni stretto dentro il tuo cuore senza sporcarlo di arroganza e popolarità.

   7 commenti     di: laura


La dea dell'amore

Erano le 20:30 e Flavio si stava preparando, era preoccupato, era in ansia, non sapeva come comportarsi con lei. Martina, sua moglie era nella stanza accanto, Flavio si affacciava per osservarla ogni tanto ma non sembrava se stessa, era triste e lui lo leggeva dal suo viso, lui sapeva che era triste per San Valentino, il giorno degli innamorati, a quell’ora tutti fuori a festeggiare a lume di candela e lei li a casa, delusa da suo marito, delusa da lui, Flavio. Flavio si avvicinava piano piano a lei, era un fiore molto triste che sorrideva ogni tanto al suo uomo per nascondere la sua tristezza interna di donna innamorata. “Lo sai amore, oggi è San Valentino“ disse Flavio, la sua faccia cambiò all’improvviso e sorrise con il volto dell’amore come se si aspettava qualcosa da lui, “Lo so amore, vedi ho gia messo l’anello che mi hai regalato, è bellissimo, sembra di esserci appena fidanzati” rispose lei con un grande sorriso sulle labbra. Flavio quasi subito disse “Scusa amore, mi dispiace davvero tanto ma lo sai che il mio lavoro è sempre un casino, anche oggi mi porta via da te, il giorno di San Valentino, il giorno degli innamorati, mi dispiace davvero tanto”, la baciò velocemente sulla fronte e poi andò via. Martina era da sola in casa, sua figlia adottiva Sara era a cena con il suo innamorato, suo figlio piccolo Achille invece era a casa di sua madre, il suo viso era sempre più triste e deluso dal suo uomo ma cominciava a farsene una ragione, cominciava a pensare che il suo uomo era a lavoro e non aveva nessuna colpa se in quel momento non era li con lei. Si sdraiò sul letto, aveva i vestiti splendidi che imprigionavano le sue forme, era tutta nera, con gonna abbastanza lunga con lo spacco, le calze e un paio di stivali neri anch’essi, la mattina era tutta bianca perché piaceva al suo uomo e questa sera nella speranza di stare da sola con lui era tutta nera, come piaceva ancora di più al suo uomo per una serata intima a lume di cand

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A Letter for My Little Smiling Word.

Coi capelli morbidi e fluenti come le spighe di grano e bagnati dal sole pacato del mattino, intrecci brevi illusioni che scivolano poi nell’arido meriggio di scirocco. Tra la voce e lo sguardo, solitario anelito del passato sceglie la pena: l’ingenua verità di poche parole, il timore e l’ansia di una tiepida carezza, foto antiche bruciate nel vuoto di un posacenere. E precipiti nel tuo inferno. Sì, ho sbagliato ma ora dimmi perché? Cosa hanno fatto i tuoi occhi? Le ombre bussano già alla finestra della tua anima, lievi frusci tra le foglie. Non li senti? Non chiederti del futuro, rispondi al tuo presente, non fuggire giacché anche il sorgo selvatico spesso sa amare.
Scrivo due parole che cancello con le lacrime: se potessi dimenticare,... Manuela con voce pietosa al telefono spazzava via ogni speranza: "Forse ora LUi ha un' altra,... non era destino, sai,... " Ma qual'è il destino quello che si cerca o quello che si costruisce giorno dopo giorno? Ritornando al passato cosa cambiarei? Cosa non rifarei? Forse tutto, lo so, forse sarebbe comunque così il presente, chissà... Il pensiero sprofonda nel golfo, sotto poche nuvole in queste ore prima del tramonto; tira un po' di bora che scompone la durezza dell'orgoglio. Fra due settimane, solo due settimane il passato sarà passato come un temporale che scarica la sua forza in quella mezz'ora e poi passa. I Ricordi sono andati, due anni sono perduti ed io? Io sono un stelo che segue il respiro di Dio e vivo di ciò che scrivo. Mio primo antico Amore.



Angeli dall'Inferno

Prologo




Davanti a me le fiamme.
Lingue di fuoco ardenti, avanzavano golose di disperazione disegnando un perfetto cerchio mortale. Sembravano godere di quell'infinito buio in cui ero tragicamente sprofondata.
Già...
Dove mi trovavo?
Scattai in piedi, improvvisamente cosciente di essere sola. Avevo caldo, mi sembrava di bruciare e potevo già sentire il calore delle lingue di fuoco impadronirsi della mia pelle, scottarla, distruggermi gli abiti...
"C'è nessuno?" urlai disperata, ma la mia voce giunse strana persino alle mie orecchie. Ovattata, distante, troppo indistinta per essere reale.
Attesi una risposta per qualche minuto, ma l'unico rumore che sentii fu lo scoppiettare inesorabile delle fiamme, ora così vicine che potevo distinguere sulla parete fiocamente illuminata le loro ombre danzanti.
Arretrai al loro avanzare, abbracciando la stanza con lo sguardo per cercare con gli occhi una possibile via di fuga. Con il dorso della mano allontanai le gocce di sudore dal viso, ormai grondante. Stavo letteralmente impazzendo dal caldo.
"Aiuto..." mormorai. Ma a chi stavo chiedendo aiuto? Non c'era nessuno che potesse aiutarmi.
Continuai a camminare all'indietro, ma la ventata di calore che mi scottò la schiena mi informò di essere completamente circondata dalle fiamme.
Sarei morta, dunque?
Rabbrividii involontariamente, al pensiero di quanto dovesse essere terribile essere divorata viva dalle fiamme brucianti...
Terribili, il loro progredire scandiva gli ultimi minuti di vita che mi restavano. Erano sempre più vicine ed ora eccole, a pochi centimetri da me.
Chiusi gli occhi, pronta a lasciarmi uccidere, ma il tempo passò senza che accadesse nulla. Li riaprii, piano, e ciò che vidi mi lasciò interdetta.
C'era una figura al centro della stanza. Irradiava una strana luce argentea che la inglobava, impedendomi di vederla per davvero. Mi aveva salvata e, chiunque fosse, le dovevo più di un semplice ringraziamento. Non riuscii ad avvicinarmi

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Confidenze

Mentre sto camminando, all'angolo di una via incontro una sconosciuta che mi saluta. Mi fermo e la saluto anch'io. Sul momento non avevo riconosciuto questa donna bionda; era la mia compagna in una scuola serale di tanti anni fa.
Restiamo un po' a parlare di quell'inverno trascorso dentro tre stanzette fredde, per ottenere il diploma. Ricordiamo i compagni di allora che si sono tutti trasferiti altrove.
Poi quando le chiedo come sta mi racconta queste confidenze:
"Ah! Mi sono sposata, ho cambiato casa e adesso abito in questo paese Ma non sono felice "
"Nessuno lo è su questa terra."
"Se avessi saputo, se avessi intuito prima che uomo era "
Agita le braccia nude con gesti nervosi, quasi isterici. Vedo i peli sotto alle ascelle e odo il tinnire lieve del suo braccialetto, nel silenzio della sera.
"Ho perduto tutta la mia libertà: la casa, il terreno, gli animali, ho lasciato tutto per seguire lui in un appartamento squallido, in un paese pettegolo Ho nostalgia delle mie pavoncelle, le mie tortore, i colombi, le oche E i miei fiori, gli ortaggi. La vita è fatta di piccole cose ed io, sposandomi, le ho perdute tutte."
Nel crepuscolo della sera l'orologio della torre batte i rintocchi. La voce di lei diviene più acuta, quasi stridula per farsi udire:
"È un uomo senza sensibilità; lui dorme mentre io giro inquieta per la stanza. È un uomo immaturo che non mi comprende e segue ancora i consigli di sua madre. È un uomo avaro interiormente ed esteriormente, che pensa solo a lavorare ed accumulare, per noi, per il nostro futuro, costruisce ipoteche sugli anni che verranno. Ma quale futuro! Lui non capisce la precarietà dell'esistenza. Lui conosce una sola verità, segue una sola legge, è sempre sicuro di tutto. Lui non capisce le incertezze, le sfumature, gli imprevisti, i tormenti Sono arrivata quasi all'esaurimento a forza di sopportare "
Rimango colpito dalle sue parole. Ho i nervi tesi e sento la tensione nervosa aumentare ancora:
"Mi stai dic

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   0 commenti     di: sergio bissoli


Radiografia dei miei pensieri

Non mi basta il cappello. L'umidità si infiltra attraverso la lana e sento freddo. O almeno così mi pare.
Sono sul terrazzo, ha appena smesso di piovere. Piove spesso in questi giorni. A farmi compagnia una bottiglai di aglianico.
Un tamburello e la pizzica in testa da ballare. Guardo il mare, quand'è nero pare terra. Assomiglia alla mia terra, quella che non vedi altro
da casa tua, dalla tua finestra. Quella che ti insegnano ad amare ancor prima di parlare. Quella per cu tua nonna, tua madre, tante nonne e tante madri hanno lottato.
Ecco di sera il mare le somiglia. La terra è nelle mie viscere, è come un magone nel petto quando ami qualcuno. Quando la passione ti travolge. E non pensi ad altro che a dare e darti, come quando respirare nn
è importante quanto amare.
Amare, amore. Che palle. Viene sempre fuori. Ma stasera no, non ci voglio pensare, non ci devo pensare. Stasera si balla. Sul terrazzo, al freddo, guardando il mare. cercando si scacciare i brutti pensieri. Il dolore.
L'ipocrisia. La piccolezza umana. Ballare fino a perdere le forze. Bere fino a perdere conoscenza. Entrare in contatto con me, quella che me che sto imparando a conoscere. E che fino ad ora ma dove kazzo è stata?
Una me stessa fragile. Forte. Incoerente. Sensibile. Immatura.
Una me stessa che viene fuori ogni giorno di più. A fatica, tentennando, ansimando, scalpitando.
Di cui sono fiera. Perchè questa me stessa, pur nascosta fin oggi, è il frutto di quello che sono, di ciò che sono stata. Della mia vita, del mio passato. Delle mie corde, dei miei errori.
Bevo un altro sorso. Agito il tamburello. Ballo. Balla anima mia. Sciogliti. Allèntati. Che è troppo quello che ti infilo dentro da una vita e non so se ce la farai ancora a tenere dentro tutto quello che deve ancora venire.
Le sensazioni che inseguirò, le emozioni che mi sforzerò di fermare, il dolore che mi farà tremare. Anocra e ancora. che la vita è fatta così. E quando pensi di aver conosciuto tutto,

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