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Racconti amore

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pozzanghere

Niente miracoli piovono per le mie lacrime, né in cielo né in terra.
Mi scivoli addosso come l’abito nero di una gran signora vecchio stile, e resti lì, a non guardarmi un altro po’, a fumarti la mia anima come l’ultima del pacchetto, quella che si concede all’ergastolano o al futuro padre nevrotico che va avanti e indietro per la sala d’aspetto di un qualsiasi ospedale.
E tu vai avanti e indietro per la sala d’aspetto di un qualsiasi ospedale e fai cenere di me.
Jazz, e io mi lascio sgretolare, ma polvere di Argento non divento, mentre mi guardi sparire come fuliggine da dietro ai tuoi specchi. E infondo credo, vorrei soltanto mi potessi vedere, vedere per quella che sono, quella che sono per tutti gli altri, gli altri che come me arrancano nella corsa contro il tempo, quel tempo del "C’era una Volta" che ha fretta di salutarmi con la mano, e con le mani, le mie, prego tutte le religioni del mondo per l’opportunità di scrivere con nero inchiostro nelle tue pupille e per scavarci dentro, come tante altre prima di me, o forse nessuna. Per scavarci dentro, come tante altre, che forse la mia mappa del tesoro non possedevano.
Ma ci dev’essere una ragione divina, un fottuto perchè, anche per questa fermata non-sense apparente. E allora aspetto, impaziente di mettere il cappotto e la sciarpa, che sarai pur simile agli altri, eppure con te tutto è semplicemente primavera, e corro mentalmente la maratona per arrivare in alto, con tutte le forze che ho in corpo, perché quando trovi qualcosa per cui scrivere, non sei in grado di non fare chiasso di sotto. E allora sto qui, sguazzando con noncuranza nelle pozzanghere di chi c’era prima di te, con la stessa ingenuità di chi rischia per la prima volta la sua bella secchiata d’acqua fredda.

   12 commenti     di: robibreak.


M.

M. amava quei monti così pallidi, le considerava le sue montagne, ma forse non erano sue, era lei che apparteneva a loro. Si sentiva protetta da quelle cime che diventavano rosse all’addio del sole e d’argento all’abbraccio della luna.
M. aveva sognato tanto, aveva ricordato tanto, aveva sentito tanto, aveva desiderato tanto e sempre tra quelle montagne. Quante volte avrebbe voluto fare, avrebbe voluto dire, avrebbe voluto essere, avrebbe voluto dare libera vita al suo sentire…. quante volte, ma non era mai stata capace. Dentro aveva un mondo da scoprire dalle tinte forti e dai sapori contrastanti. Aveva paura a farlo uscire, aveva paura a mostrarlo, ma allo stesso tempo le sarebbe piaciuto che qualcuno lo vedesse e lo notasse. E così tra le sue montagne così pallide, M. si abbandonava a se stessa. Si abbandonava a suoi sogni.
M. aveva un uomo, non lo immaginava, ma lo sentiva. Nelle sue fantasie era semplicemente un uomo, lo aveva sognato tante volte. Aveva sognato tutto di lui, cosa avrebbe detto, cosa avrebbe fatto, che sapori e che odori avrebbe sentito. Lo avrebbe sedotto, gli avrebbe rubato l’anima si sarebbe fatta sedurre e rubare l’anima. Il tempo si sarebbe fermato, ci sarebbero stati soltanto loro.
M. lo avrebbe preso, si sarebbe lasciata prendere, nel pericoloso gioco della seduzione. Avrebbe scherzato con il fuoco, sarebbe stata lei stessa fuoco. Si sarebbe bruciata, ma avrebbe anche bruciato. Sarebbe stata cibo, ma si sarebbe anche nutrita. Le sue mani avrebbero accarezzato e altre l’avrebbero accarezzata.
M. avrebbe spento la luce. Il buio. Al buio. Avrebbe smesso di vedere, avrebbero smesso di vedere. Avrebbe cominciato a sentire, avrebbero cominciato a sentire. Avrebbe cominciato a cercarlo, avrebbero cominciato a cercarsi. Lo avrebbe trovato, lui l’avrebbe trovata. Avrebbe cominciato ad annusarlo, avrebbero cominciato ad annusarsi. Avrebbero imparato respirarsi a vicenda. Avrebbe conosciuto il suo sapore, avrebbero co

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Andiamo a donne

Nelle sere d'inverno a volte vado all'osteria per giocare a carte. Ed è qui che ho conosciuto Adriano.
È uno scapolo cinquantenne che vive in una fattoria in campagna e ogni tanto viene in bicicletta. Questa sera Adriano arriva emozionato e dice:
"Ho conosciuto una donna, una donna separata dal marito; è gentile e le piace stare i compagnia "
"Smettila di raccontare balle!" gli risponde il mio amico.
"È la verità, vi dico. È stato mio cugino corridore a portarmici la prima volta."
"Dove abita?"
"A Porto."
"Come si chiama?"
"Myriam."
"Ma sarà racchia quanti anni ha?"
"Ha 32 anni ed è un gran bella figliola "
"Senti, se ce la presenti, noi ti paghiamo da bere."
"Va bene. Prendo un bicchierino, solamente un bicchierino "
Io e altri due amici sospendiamo la partita e usciamo fuori insieme a Adriano. È una sera fredda, ventosa e stavo meglio dentro all'osteria. Ma penso che una donna nuda sta aspettando in un letto Uno della compagnia mette a disposizione la macchina e partiamo.
Arrivati a Porto posteggiamo l'auto e raggiungiamo a piedi le vie strette della parte vecchia del paese. Adriano ci conduce in vicoli oscuri e acciottolati, con muri decrepiti, pieni di inferriate da dove esce odore di vecchie cantine. Adriano sembra incerto, guarda i nomi dei vicoli, le targhette dei campanelli. Gli amici diventano impazienti:
"Ma non ti ricordi più il posto?"
"Ero venuto di sera e c'era la nebbia, la volta scorsa. Con un po' di calma troverò il posto c'era un barbiere, una pompa per l'acqua "
Percorriamo un vicolo che si biforca; al centro sorge un edificio alto e stretto. Da un portone esce luce fioca. C'è un carretto carico di mobili e un paio di facchini che scaricano. Qualcuno sta facendo trasloco. Chiediamo agli operai dove è la casa di Myriam, ma nessuno sa niente.
Più avanti incontriamo una vecchia; ha i capelli bianchi, il grembiule nero e sta depositando la spazzatura nel bidone. Ci avviciniamo e chiediamo a lei. Ma è sorda, non

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   2 commenti     di: sergio bissoli


Sulle ali di una farfalla

Agosto
Passeggiavo per la spiaggia di Marina di Massa ammirando lo spettacolo che il sole donava al paesaggio, quando pian piano si andava a nascondere all’orizzonte. Il mare assumeva mille sfumature arancioni e quello spettacolo rendeva l’atmosfera assai romantica. Mi sedetti su di uno sdraio e rimasi a guardare il panorama fino a che il sole non fu inghiottito dal mare. L’aria in quel momento si fece più fresca, decisi quindi di continuare a passeggiare. La spiaggia era deserta, vi erano solo coppie di signori anziani che rientravano dalla loro consueta passeggiata del dopocena raccogliendo le conchiglie che le onde lasciavano sul bagnasciuga.
Qualche volta anche io avevo raccolto conchiglie con la nonna Concetta, ma non mi gradiva molto come passatempo. Quella sera ero sola, coi miei pensieri, avevo lasciato che la nonna restasse a casa a riposarsi e godersi la vacanza.
22:00. L’aria si era fatta ormai troppo fresca per restare in maniche corte così decisi di riprendere la strada di casa. Non avevo di certo immaginato che quella sera avrei trovato l’amore proprio sulla spiaggia.
<Piacere Enzo> mi disse con il sorriso sulle labbra. Era un ragazzo più grande di un anno, abbastanza robusto e poco più alto di me. Aveva l’accento meridionale, ma il caso voleva che abitasse a soli 10 km da casa mia.
<Valentina> gli risposi un po’ intimidita, non mi era mai piaciuto parlare con le persone, ero una ragazza molto chiusa e preferivo la compagnia di me stessa.
Enzo accennò ad un lieve sorriso. Presi coraggio e rimasi con lui per il resto della serata che si rivelò tutto sommato abbastanza divertente.

Settembre
Arrivò presto il giorno in cui dovetti partire dal mare per rientrare nella caotica città dove vivevo, Modena, come arrivò presto il giorno del mio 16° compleanno verso la fine del mese. Il cielo quel giorno era grigio, faceva freddo. La scuola non aiutava per niente. Alla fine delle lezioni, m’incamminai verso casa. Ero abituata,

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   2 commenti     di: Vale B


Grazie

Oggi dopo tanti mesi, anche se non servirà a nulla riesco a trovare le parole che ho sempre voluto dirti e lo faccio con questa lettera che non ho mai avuto il Coraggio di inviarti.. Desidero  solo  riuscire a spiegarti di come é possibile dividere l'amore dalla ragione.. È perché è stato solo amore. Il solo pensarti mi spacca ancora l'anima in due e chissà per quanto tempo purtroppo ancora ci sarai..  È la notte che si risveglia portandomi a te, come un angelo  spogliato di tutto resto a guardarti e mentre vai via tremo ancora.. sono  dovuto ripartire dal niente ad un passo da te con la paura di amare nuovamente ciò che è stato irripetibile.   Pregherò , vivro ciò che non ho fatto,  per non sentirmi ancora morto, perché questo destino ha deciso di unurci e dividerci con la stessa intensità ;ora che non ci sei più tu a stringermi,  a chiedermi di amarti, io vivo diverso, forse no più lo stesso ; Solo dio sa quanto ti ho cercato, desiderato e cercato di amare come sei, Ma è servito solo per crescere per capire come la vita ti da e ti toglie Ciò che a volte non ti meriti per niente. Tu per me sei stata unica per tutto il tempo che ho preso in mano il mio cuore è deciso di donartelo senza pretese, senza ragione, Perché se ami non devi chiederti alcun perché . Tutte le nostre liti e i nostri progetti non sono serviti a niente,  sono stati schiacciati dalla stupidità e l'orgoglio.  Per 38 anni Ti ho aspettato sempre, ti ho cercato ovunque e quando sei arrivata è stato il gg più bello della mia vita, li ho capito che cosa vuol dire  Prendersi cura di chi sentì parte di te, Pur facendo umanamente molti errori. Tanta paura di entrambi, non ha  permesso a quel seme di germogliare e creare in quel Prato fiorito dove far crescere il nostro sogno. Quando ti ho perso una parte di me è morta per sempre, Ti ho temuto, ti ho incompreso, ti ho odiato quando mi punivi per cambiare  e renderti felice ma mi stavo cancellando,  si perché quell

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   2 commenti     di: augusto pompeo


Stammi accanto

Non è vero che credere in qualcosa non costa nulla; credere in qualcosa costa tanto. Tantissimo.
Ma già il fatto che io abbia ricominciato a credere mi rende più vivo, non stavo così bene da tempo. Sei stata davvero quel lampo che mi sta facendo guardare le cose con occhi APERTI, senza fermarmi.
Quindi ti ringrazio, grazie a te e alla scrittura.



Perduto amore. Un monologo.

"Signora, posso darle un passaggio? Sono io, sì, ricorda? Sono di strada, si accomodi. Nessun disturbo, anzi. Buongiorno. professoressa, vero? Ah, alle elementari, vabbè. Nessun disturbo. Non ho niente da fare. Non ho mai niente da fare. Mi scusi lei per l'angustia, la macchina è piccola.
Io, sì, le debbo delle scuse per qualche molestia che le ho recato, tanti anni fa. Cosa vuole, ho capito solo dopo che non avevo speranze. Troppo tardi. Lei era bellissima, non lo è oggi di meno, era colta, raffinata, elegante. Era ambiziosa. Si capiva che era destinata al successo. Io... sorvoliamo sulla bellezza, no, mi faccia dire, ero rozzo, nulla avrei potuto nemmeno prometterle. In più, ma sono certo che non fu decisivo, c'era pure la mia imbarazzante origine operaia.
Ora lei vuol dire che tutto questo non c'entra, ma io dovevo trovare motivi. Sta di fatto che lei mi disse di no.
Sono trascorsi trentaquattro anni. Era di maggio. Avrei dovuto sostenere, pochi giorni dopo, il mio primo esame universitario. Non lo feci, ma, per non dare un dispiacere ai miei, dissi che l'avevo superato. Volevo recuperare, sinceramente, appena fossi stato un po' meglio. Così per tutto il primo anno. Poi mi resi conto che era impossibile. Continuai. Sei anni dopo mio padre potè comprare la targa da esporre a fianco al portone. No, non ho fatto danni, ci mancherebbe. Non ho mai esercitato.
È vero, sì, poi mi sono sposato. Quella ragazza mi stava intorno da tanto tempo. Successe all'improvviso. Vinsi al totocalcio, con un tredici, più di novecento milioni. Ci sposammo e diedi tutto a lei. A proposito, non so nemmeno se è rimasto qualcosa. Non me ne sono mai interessato. Ma i patti furono chiari dall'inizio. Il ragazzo, appunto. Non è mio. Perchè, insomma, io non ho mai avuto un rapporto sessuale. Volevo averlo. Con lei. Non è stato possibile. Perchè accontentarmi d'altro? È andata così. Non lo so chi sia il padre. Non mi interessa. Dà tanti problemi alla madre, ha las

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