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Racconti amore

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Ragazzine

Ragazzine mai avute, che appartenete agli anni '60. Lontane da qui, lontane nel tempo.
Ho sognato, tremato, ho trascorso notti insonni per le vostre trecce brune; ho scritto poesie per i vostri occhi; ho provato deliri per le vostre minigonne pieghettate, per le scarpette di vernice nera; per le bluse ondulate dai seni acerbi.
Ragazzine scomparse, che rivivete nelle foto in bianco e nero. Con le espressioni un po' triste, trasognata.
Ragazzine perdute, voi mi ricordate le musiche, i balli, i capelli lunghi e le camicie a fiori degli hippy.
Ragazzine desiderate e mai avute. Ragazzine che ho tanto amato. Dolcezze che facevano soffrire; amori che facevano morire.
Ragazzine incantevoli che ancora adesso mi date brividi ed emozioni di eternità. Sorridenti, in bikini sulle spiagge, abbracciate tra di voi, regalate cascate di gioia nel nostro misero mondo.
Dove siete? Restate sempre qui, in queste foto ingiallite, nella mia memoria, nei miei sogni di povero poeta.

Febbraio 2006

   3 commenti     di: sergio bissoli


Il tempo e l'amore

non ci lasceremo mai. ci conosciamo da così poco. 7257600 minuti non sono serviti neanche a sapere come fai di cognome... perchè 30000 sono stati spesi a pensarci, 425000 ad amarci, 7550 a parlarci, 40 a sospettarci. restano 10 minuti... e quelli servono per tornare a casa..



Perdonami Budapest

Sono vecchio, quattro passi mi faranno bene, specialmente in compagnia di un buon vecchio amico come te. Ma sono stanco. Quanto abbiamo impiegato per attraversare il ponte? Pause escluse, certo. Se penso che da giovane attraversavo il ponte di corsa, tutto di corsa da una parte all'altra del Danubio.
Mia figlia Eva dice che sono in gran forma, dice che non mi posso lamentare. E non mi lamento. Almeno ci provo. Credo di avere il cervello abbastanza lucido, ma il cuore un po' indurito.
A ogni passo mi affiorano ricordi di cinquanta e sessant'anni fa, ricordi che... Che non mi suscitano emozioni. Perché, vedi Jacob, io per ricordare ho bisogno di una scenografia adeguata, viceversa, sarebbe per me come vedere l'Amleto sul palcoscenico addobbato per il concerto di una pop star. Tu non hai mai lasciato Budapest, per me invece è diverso.
Riconosco ogni strada, ogni statua, ogni albero della città, ogni traghetto, ogni onda del Danubio ha un sapore familiare. Ma questa città moderna, europea, libera, queste vetrine addobbate, questi marciapiedi zeppi di ragazze che sorridono con le unghie colorate non rappresentano certo una scenografia adeguata per i miei ricordi.
Nella Budapest dei miei ricordi giovanili non splendeva mai il sole. Per raccontarti di quando ho conosciuto mia moglie, mi occorrerebbe un cielo nuvoloso, avrei bisogno di un'aria umida e pungente, magari di un po' di pioggia. Avrei bisogno di una luna che stia lì sopra a spiarci per riferire ai compagni dirigenti quello che loro da qui non riuscirebbero a vedere. Io ho conosciuto mia moglie al... Tu, dove hai veduto per la prima volta la tua? Mio figlio ha conosciuto la moglie alle cascate del Niagara, era lì in vacanza premio per... Scusami Jacob, i vecchi divagano. Adesso mi concentro e ti rispondo: io ho conosciuto mia moglie al Commissariato di Polizia.

Alle 13:30 del 10 ottobre 1956, Ferenc Dozsa e Szilvia Brawen uscirono dal Commissariato di Polizia di un quartiere orientale di Budapest.

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   0 commenti     di: Angelo Pozzi


So you are going to die (fine)

Non riuscì a provare altra emozione all'infuori dell'odio, odio per se stessi. Passati tre giorni ci furono i funerali. Non si presentò. Non aveva più nulla al mondo ormai, non riusciva a rifarsi una vita. La paura di essere responsabile di un'altra vita lo teneva chiuso in casa, isolato. Una mattina prese una corda, l'assicurò alla trave del soffitto e si impiccò. Rimase appeso per due ore. Non era morto. Un pomeriggio tentò di pugnalarsi al cuore. Sveni per il dolore e poco dopo era di nuovo in piedi con una profonda cicatrice nel petto. Una notte si lanciò giù dal balcone di casa. Ma anche questa volta si alzò in piedi vivo e vegeto. Ogni tentativo di farla finita risultava vano poiché entrava in contrasto con la prima regola dell'opuscolo. La conosceva bene, quante volte al mattino la ripeteva a pappagallo. Nessuno vuole morire, dopotutto il desiderio di vivere è nel profondo di ogni essere umano, è la fiamma che fa muovere il cuore, che nessuno può spegnere. Decise allora di partire, per spegnere la fiamma della vita che tentava di soffocare ma che mai si era spenta in lui. Quindici anni in giro per l'Europa. Viveva nella miseria, cercava il dolore nelle città, cercava situazioni che gli facessero ribrezzo, situazioni nelle quali le persone arrivano a desiderare la morte. Niente da fare. Non riusciva ancora a mettere fine alla sua esistenza. Quante persone ormai avevano dato la vita per lui. Quante ancora avrebbero pagato. Stufo di viaggiare tornò a casa. Stessa città, stesso palazzo. Ormai aveva deciso di arrendersi. In lui la fiamma della vita sarebbe rimasta fino al giorno in cui il buon Dio non l'avrebbe richiesta indietro. Senza chiedere nulla dalla vita si era abituato a condurre una vita tanto misera. L'unica cosa a cui teneva era il suo piccolo appartamento, poiché rappresentava un ostacolo per le orribili faccende che accadevano fuori. Ma una notte il fato ancora intervenne a suo sfavore. Erano le quattro di mattina quando qualcuno bus

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Salute!

"Mute parole "
Non trasmetteva neanche uno dei suoni che avevano contribuito alla elaborazione e scrittura di queste due parole. Neanche uno dei battiti d'alette che avevano spento la candela al cui chiarore, vere, erano nate. Forse non aveva alcuna importanza averle pensate. Ma la materia dei pensieri, non era forse la stessa, fitta e pregnante dei desideri? E non aveva forse anche a che fare con la deliziosa sostanza dei sogni?
Così, rileggeva e rileggeva, ora convincendosi della vacuità diurna delle creazioni in cui sprofondava gli occhi pesanti; ora illuminandosi di quella felicità stoica dell'eroe che, solo, anela e difende il vero. Nel primo ora, ripeteva "zzz!" e si diceva che questa era la lingua conosciuta, questa l'unica da usare per non cadere nei capricciosi vortici della superbia e ancora questa per amare con l'umiltà insita nelle sue dimensioni, il mondo e il cielo.
Nel secondo ora, voleva. Spasmodicamente voleva, con tale intensità che senza accorgersene, alla fine del vagheggiare, poteva ritrovarsi a molte miglia di distanza da dove aveva iniziato a desiderare, mossa appunto dalle contrazioni veloci e involontarie dei piccoli muscoli alla base delle ali. Molti suoi simili avevano scritto e cantato componimenti la cui sola vicinanza, faceva volare Scerì, fino alla cima dei più alti e imponenti Baobab. Quando la vicinanza delle opere di simili esemplari era tale e tanta, così come può accadere arrotolandosi per caso o intuizione in uno spartito, Scerì poteva volteggiare anche più in alto. Una volta gli sembrò per esempio, di essere giunta fin quasi alla via lattea. Una delle plausibili spiegazioni di quel volo (assai arduo per un moscerino piccolo come lei e non facile neanche per i grandi aviatori della sua specie o delle altre), era che le righe del pentagramma, svoltolandosi, si fossero dapprima frammentate e poi, con legami di tempi e toni tra le note ora fluttuanti, si fossero riunite a formare due lunghe righe parallele ch

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   2 commenti     di: Elena


In ascolto

Quel giorno l’avrebbe rivista. Finalmente. La notte era appena trascorsa turbolenta, piena di sospiri angosciosi, di sogni profondi e terribili, di un irriverente sudore che imperlava il buio dei sentimenti sempre vivi e forti, ma ormai incupiti, svuotati da un senso di vertigine che si affacciava inesorabilmente ogni volta che pensava a lei.
La signorina Hunnigan gli aveva dato le indicazioni che, per fortuna, si erano rivelate corrette. Quella simpatica vecchina, ormai sola al mondo, aveva preso a cuore le sue tormentate riflessioni, i suoi silenzi, i suoi sguardi persi nel nulla. Sì, aveva deciso, lo avrebbe aiutato a rivivere delicati momenti che ormai solamente la memoria gli consentiva di riassaporare.
Ne riconobbe la calligrafia tremolante, le parole incerte che ombravano quel pezzo di carta ingiallito e sgualcito, lasciato sul comodino della sua camera. “Museo Nazionale, ore 9. 30, sala 11, sarà lì. Buona fortuna”. Era tutto ciò che la signorina Hunnigan era riuscita a scrivere. Le mani tremanti e lo sguardo ormai spento non le avrebbero consentito di potersi dilungare in ulteriori informazioni. Ma lui sapeva che, in fondo, non ne aveva bisogno. Quelle poche parole avrebbero potuto donargli un anelito di speranza, un profondo, meraviglioso tuffo al cuore, una lacrima di gioia che, forse, avrebbe finalmente sostituito quelle versate in gran quantità per l’ingiusto dolore della solitudine.

C’era il sole. Quel giorno, nonostante le nefaste previsioni metereologiche, un globo luminoso campeggiava tra le sparute nuvole che, timidamente, tentavano senza fortuna di celarne i raggi i quali, prepotentemente, proteggevano il mondo sorridendo.
Anche lui, finalmente, sorrideva. Ne aveva il diritto.
Di buon mattino, si preparò allegramente; l’abito migliore, la cravatta alla moda, le scarpe più eleganti. Non poteva sfigurare. Chissà come, ma gli sembrò che anche la radio trasmettesse le musiche più melodiose ed accattivanti, di quelle che fa

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Rilassati... siediti, sdraiati

Ora rilassati... siediti, sdraiati... metti il cd o una canzone che ti rilassa e che ti fa pensare o comunque ti rende tranquilla. Fallo prima di andare avanti a leggere questo messaggio.
Ok?!
Procediamo...
"Adoro quando arrivano questi momenti in cui vorresti piangere oppure uscire e andare con il primo che capita, perchè riesco a fare dei pensieri.
Poco fa stavo lavorando su questo:
Ci sono coppie stupide... composte da partner stupidi, vuoti, insipidi, inconclusivi, che però stanno insieme e stanno bene. L'unica cosa intelligente che hanno fatto nella loro vita, è appunto, stare insieme... magari rimarranno insieme per altri cinquant'anni senza problemi e senza troppe domande".
Com'è la musica che stai ascoltando?
Leggera?
Riesce ad emozionarti?
"Poi dall'altro lato ci siamo noi due. Due persone comunque intelligenti, belle, ambiziose e con la voglia di spaccare il culo al mondo... e che per la stupidità non stanno insieme.
Ci hai pensato?
Hai pensato al fatto che domani uno di noi due (tocchiamo ferro) potrebbe non esserci più? Hai pensato a quanti rimorsi e pianti mi/ti farei/ faresti? Hai pensato al perdono? Hai mai pensato a quante cose rovina l'orgoglio e la negatività, piuttosto che la noia?
Chi capisce questo, secondo me, merita un po' più di considerazione e di avere una storia intelligente.
Ti va di farmi smettere di assaporare delle lacrime dal gusto amaro, talmente amaro che ogni volta mi fanno dire basta e poi puntualmente ci ricasco?!
Ti va di fare l'amore con me dimenticando gli errori stupidi?
Ti va di essere qualcosa di intelligente?"

   5 commenti     di: Simone Pigat



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