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Racconti amore

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Vi racconto.

Fare tesoro da chi vuole il mio bene...
Un pizzico di buon senso, dove
alle volte manca la chiarezza,
oppure il giusto input per fare
decollare un progetto che preme molto...
L'amore mi vede confusa e
inrequieta, mi sforzo di rafforzare
il legame affettivo, ma più cerco
di stringere il nodo d'amore, più
questo diventa sfuggente...
L'incontro del destino, sono buone
promesse per arrivare al traguardo prefissato...
Sento influssi che mi inpediscono
quella calma e quel rilassamento
che mi sono necessari...
Sento troppo forte il senso del dovere,
ma non deve impedirmi qualche momento
di leggerezza, fare una vita più mondana
e svagarmi...
Alle volte mi sento come sulle sabbie mobili...
La premura e l'approssimazione
non sono mai buoni consiglieri!!!
Non devo complicarmi la vita
di più, è abbastanza complicata...
Cerco di scacciare i pensieri cupi
e di apprezzare di più quello che ho...
Alle volte sento una grande voglia
di cambiare le situazioni che vivo
ma non sempre è facile...
Mi autocritico, sono dura con me stessa,
ma non sento la minima intenzione
di rinunciare a realizzare un mio
obbiettivo, che mi sento nel cuore...
Vado avanti per la mia strada e
spero di essere premiata consolandomi
cercando di evitare battibecchi, e di
accantonare i vari impegni, e dedicare
una fetta del mio tempo al benessere
agli hobby...
Alle passioni personali, ce la metterò
davvero tutta, come non mai,
perchè tutto vada per il meglio
fra me, e la persona da me amata...



LA BESTIA CHE GRIDO’ AMORE IN FONDO ALL’ANIMA

“lei è già stato innamorato, non è vero? Più di una volta, non è vero?
Si, si, ma non sa ancora cosa sia l’amore. Non lo sa, le dico. Una volta magari avrà pianto per tutta una notte? E dormito male per un mese intero? Magari avrà scritto delle poesie e una volta o l’altra avrà giocato un pochino con l’idea del suicidio? Si lo so com’é. Ma questo non è amore, sa. L’amore è un'altra cosa.”
Hermann Hesse; “sull’amore”, pagina 85


1

Notte, piove.
Gocce pesanti battono forti sull’unica finestra dell’appartamento al quinto piano di un fatiscente palazzo. Sto appoggiato al vetro, oltre vedo tutto il golfo di Palermo, le luci delle navi ormeggiate oscillano con paurosi rollii sotto i colpi delle onde che sconvolgono il mare. Grandi, cinte da creste di spuma bianca che s’alzano con spettacolari spruzzi verso il cielo nero quando impattano sui moli deserti. In lontananza risplende la luce intermittente di un faro.
- Non riesci a dormire?… guarda che domani dobbiamo lavorare, cerca di riposare.
La voce assonnata di Saverio si diffonde ovattata nell’ambiente saturo del rumore continuo della pioggia; rimane invisibile nel buio della stanza. Ritorno sul tavolino dove ho smontato il mio fucile, anche al buio ne riconosco ogni sua parte spigolosa, un odore particolare, semplici sfumature come la vita.
- Lo sapevo, tornare dopo tanto tempo ha risvegliato qualche ricordo, vero?
- Si.
Saverio ora è in piedi. Si avvicina al piccolo frigo che sta nell’angolo tra l’armadio e il muro, tira fuori una birra che svuota con lunghe sorsate, poi lo sguardo va oltre la vetrata. La zona nord della città è una lingua di terra circondata dal mare, fanno senso i palazzi del litorale illuminati come giganteschi alberi di natale in cemento armato, le strade immerse nel traffico. Una nostrana, squinternata, Las Vegas che incurante della tempesta sembra voler cercare uno svago ad ogni costo.
- Anche la sera in cui siamo par

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   7 commenti     di: Mauro Bianco


Preferenze

Una donna, anche la più semplice, possiede gusti, esigenze, tendenze che non sono mai uguali a quelle del partner. E il partner, se vuole stare insieme a lei, deve assecondarla.
È la storia fra me e Nicoletta, la mia nuova ragazza. Nicoletta è una ragazza frivola, vivace, chiacchierina. Ci frequentiamo da alcune settimane; lei mi piace, è molto carina, anche se ha gusti completamente differenti dai miei. Lei ama delle cose che io odio e io amo cose che lei detesta.
Per poter stare insieme a lei, per amor suo, io ho rinunciato alle mie preferenze. Se voglio stare insieme a Nicoletta, se voglio far piacere a lei, devo sforzarmi di soddisfare i suoi desideri, i suoi bisogni. Devo portarla a vedere le vetrine di cose che piacciono a lei, devo portarla a vedere i cinema che piacciono a lei, devo pagarle il gelato, la pizza, devo ascoltare le sue chiacchiere stupide: le amiche che fanno i dispetti, le vicine invidiose Devo ascoltare tutti questi discorsi e devo darle ragione, devo rassicurarla, consolarla.
Io servo Nicoletta e lei gestisce premi e punizioni che mi guidano sulla strada del matrimonio. Quando sbaglio mi punisce con parole dure, lacrime e non mi permette di toccarla. Quando faccio bene allora mi premia con sorrisi, abbracci e baci.
Tutto il mio dispendio di tempo, di denaro e di energie, Nicoletta lo paga nell'unico modo che le è possibile. Dandomi il suo sesso. Anzi, mi correggo, dandomi piccole concessioni sessuali: si lascia baciare, accarezzare, toccare il seno e, qualche volta, acconsente a fare l'amore.
Oggi vorrei andare dal mio amico a parlare di letteratura e invece resto a casa della ragazza a farle compagnia. L'amore è fatto di sacrifici, di perdite di tempo. Questo è il prezzo dell'amore: le rinunce, le sottomissioni, i piccoli sacrifici per far piacere al partner, per assecondarlo, per ammansirlo. Chi ama è disposto a rinunciare alla propria individualità, ai propri gusti, desideri, preferenze, allo scopo di far piacere al pa

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   0 commenti     di: sergio bissoli


Quasi la felicità

Mi sveglio. Mi rigiro nel letto. Un dolore alla spalla, un intorpidimento, fino al collo, mi ricorda le improbabili posizioni di qualche ora fa. Meno male che non è la spalla ancora malandata per l’incidente. Richiudo gli occhi e mi lascio scivolare addosso le sensazioni, dalla testa ai piedi, che mi accarezzano, mi risvegliano qualche brivido. Una piccola concessione ai sensi, e poi parte subito, prepotente, la testa. Il mio hangover in questi casi si traduce in un bisogno di capire, inquadrare, riflettere il vissuto; cosa quanto mai perniciosa, ma inevitabile, che ormai ha un suo rituale.. Affiora davanti al cappuccino, con cui tento di snebbiarmi, e affonda nell’inarrestabile bisogno di scrivere quel che penso, con l’agghiacciante aggravante che no, non scrivo solo per me, ma condivido questo rituale col malcapitato, che troverà –speriamo dopo qualche tempo- la mail del giorno dopo nella sua casella di posta elettronica.
E mi diletto nel considerare in quanti diversi modi, su quanti diversi livelli si può leggere l’esperienza. Un uomo e una donna, che si incontrano, e si conoscono.
Una donna libera, attratta da quel maschio, e un uomo, che ha davanti una femmina disponibile. Pochi, chiarissimi segnali, un semaforo verde, una breve danza, e la naturale inevitabilità dell’incontro. Così semplice, universale, vitale, bastevole. Non bisogna essere poeti, si può essere analfabeti, e danzare in perfetta armonia.
Ma perché quell’attrazione? Una reazione chimica, desiderio di trasgressione, una vendetta dell’orgoglio ferito, il riconoscimento di una profonda intesa?
E poi, dopo? Come continua quella danza, quando i corpi si staccano?
Come, quando e perché la travestiamo da innamoramento?
Parte lo scavo più difficile e intrigante, contraddittorio ed illusorio. Scavare nel proprio passato alla ricerca di risposte. Il rapporto col padre. La conflittualità repressa con la madre. Quarant’anni: un’età in cui fino ad un attimo fa le donne

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   0 commenti     di: Chiara Briganti


L'Amore Universale

Noi esseri umani siamo abituati ad amare una persona alla volta, non ci è stato insegnato da bambini che ogni persona al di là del suo aspetto, o il colore della pelle, o se ha credi o culture diversi dalla nostra, in realtà è più vicina a noi di quanto pensiamo. L'amore che intendiamo è un sentimento più legato al singolare che al plurale, è questo fa si che i rapporti personali e impersonali siano differenziati in sentimenti ambivalenti che sono una conseguenza di come ogni neonato viene educato all'interno della famiglia in cui nasce. I genitori non insegnano ai propri figli ad amare il vicino di casa, l'amore che il neonato andrà a conoscere sarà un amore ristretto alla cerchia di persone che formano il nucleo famigliare. Siamo perciò abituati ad amare le persone vicine a noi per parentela o per amicizia o se siamo fortunati quando incontriamo una persona che ci fa perdere la testa, solo allora proviamo un sentimento più forte di tutti gli altri che noi abbiamo chiamato AMORE. Si ama quindi una persona alla volta, perché crediamo o sentiamo che quella persona ci comprenda ci legge dentro e noi vogliamo fonderci con quella persona in tutti i sensi sessualmente e mentalmente se abbiamo la fortuna di trovare la persona giusta per noi. Non c'è dunque in noi il desiderio di andare oltre l'amore a due, abituati come siamo a diffidare del prossimo vicino o lontano, perciò il nostro amore è vincolato a ciò che ci interessa individualmente per noi stessi il resto non ci interessa.
Il vero amore è libertà, comunione, non può essere scambiato per solo piacere o passione, c’è quindi qualcosa di più profondo nell’Amore, che va al di là del piacere sessuale di fondersi con un altro corpo. L’amore non può essere individualità, attaccamento per una sola persona. L’Amore è simmetria totale, è spazio

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   4 commenti     di: bruno franchi


Il fiore della passione

il fiore della passione.. non muore. appartiene al corpo, alle fibre, alle cellule.. è una memoria indelebile, parte del patrimonio genetico.. come riconoscere il proprio gemello, dopo anni e anni e anni...



Suono di un cuore spezzarsi

Respiro a fondo sperando di calmarmi, senza successo. Avrò pensato a quel discorso decine di volte, ma so che è stato inutile. So che mentre guarderò i suoi occhi le parole usciranno a metà, niente di quello che penso trasparirà dal mio incoerente discorso.
"Amore mio.. tu mi hai fatto conoscere l'amore, mi ami da quattro anni e me lo dimostri in tutti i modi. Anche io ti amo, o ti amavo. Però la tua gelosi mi fa impazzire. Non posso più stare rinchiusa in casa a piangere perché la vita scorre e io resto ferma. Non sto più bene con te."
Non avrebbe mai funzionato. Sembravano ancora troppo dure quelle parole, perché mi toccava spezzare un cuore buono. Un cuore che, per qualche ragione, batteva per me. Ma non c'era via d'uscita.
Busso alla porta con molta delicatezza, con la vigliacca speranza che sia andato a comprare le sigarette e che non ci sia.
E invece c'è, quasi come se fosse stato dietro la porta la spalanca e mi guarda come se fossi il raggio di sole che scioglie il gelido inverno. Sento l'angoscia schiacciarmi a terra, deformarmi il viso. Il mio respiro è così veloce che potrei svenire da un momento all'altro. Non sarebbe una brutta cosa.
-Amore!- esulta lui, palesemente felice per la sorpresa.
I miei occhi sono inchiodati a terra, il senso di colpa mi impedisce anche solo di alzare lo sguardo.
-Ciao- sussurro. -Ecco, sono venuta per dirti una cosa- mi esce un balbettio. Ma lui sembra così contento da non accorgersene.
-Vieni-, mi prende per mano. Chissà se si accorge che è ghiacciata.
Mi fa sedere sulle sue gambe, ancora non sono riuscita a guardarlo. Ho piuttosto memorizzato ogni piastrella del suo pavimento.
Perché l'unica persona che mi ama è la stessa che mi vuole togliere quello che per me più conta, la libertà?
Mi mette un dito sotto il mento per alzarmi il viso, vuole che lo guardi.
Inspiro profondamente. Aprendo gli occhi, inizio:
-Amore ascolta...- ma le parole si bloccano in mezzo alla gola. E mentre guardo il

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   1 commenti     di: viviana anelli



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