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Racconti amore

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Una vita per partire, un giorno per tornare

uno dei momenti più importanti della mia vita mi precipita addosso un mercoledì mattina qualsiasi. Consapevole dell'importanza di quel momento qualcuno, poi, si segnò ora, giorno mese e anno. La fotografia di' un momento terribilmente importante.

In quel momento io non c'entro niente, io ho una responsabilità non più grande di una porta semiaperta. Una porta che mi collega col resto del mondo in maniera equivoca: è una porta aperta o chiusa? Non so se voglio sapere, non so se voglio giocare questa partita.

Poi ci sono i suoi occhi. I suoi occhi sono quel momento importante. I suoi occhi resteranno per sempre impressi nella mia memoria. Io cosa c'entro con quel male dolce che bagna i suoi occhi? Io non lo riesco a capire, eppure sono stato tirato in ballo, all'improvviso, e senza via di fuga dignitose.
Scorgo la sclera umida e arrossata, con due iridi scure e terrorizzate, e delle pupille che non riescono a pensare ad altro, solo a ciò che non vorrebbero mai pensare: il terrore.

E lì, ad un passo, io.

Io, che non so che cazzo fare, io che non ho sufficienti elementi per capire come ci sono finito in mezzo, chi sono in questo silenzio. Segretamente onorato di questo intimo e angosciato spettacolo che mi è stato concesso, probabilmente immeritato. Sono spaventato, e imbarazzato, resto in silenzio, non so cosa chiedere, cosa dire, dove guardare, cosa fare. Dio, se mi sento coglione, voglio sprofondare. Eppure quello sguardo dilaniato mi attrae. Quanto è vero lo sguardo di chi ha paura di morire? quanto siamo uomini nel dolore... e non certo io, che continuo a vivere i miei ridicoli problemi postmoderni, ma lei, lei sì, lei è viva nel suo vivere che adesso è diventato sopravvivere, lottare, cambiare unità di misura per misurare il tempo chiamato futuro. Quegli occhi mi fanno paura, quella paura che vorrei baciare, bere quelle lacrime, piangerle io stesso, sapere come si sta, e poi arrendermi al corso della vita che si spegne. E capisco, che son

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   1 commenti     di: Peter Paura


~ Fuoco e Ghiaccio

La fioca luce dello schermo illuminava appena l’angusto spazio dell’appartamento.
Il lento alternarsi delle immagini creava un effetto chiaroscuro sulle pareti color panna, le persiane della finestra leggermente socchiuse lasciavano penetrare quel tanto che bastava di tenue ombreggiatura da far apparire surreale la fosca atmosfera.
Stavo rannicchiata al centro del letto sotto una morbida coperta color cielo, distesa su di un fianco per scorgere la pallida schiena di lui.
Era a pochi passi da me, accomodato sulla sedia di fronte alla scrivania, intento a superare quel dannato livello a WarCraft. Quella sera però non avrei insistito per distogliere la sua attenzione dal gioco, magari chiedendogli di guardare un film con me o comunque di farmi un po’ di compagnia. No.
Chissà perché in quel momento non desideravo altro che rimanere così, immobile, a fissare le ombre che addolcivano le linee dei suoi fianchi e delle spalle, i folti capelli ricci che risplendevano mistici al bagliore bluastro del monitor come fossero dotati loro stessi di false sembianze.
Non saprei dire quanto tempo passai a studiarlo così intensamente, talmente ne ero stregata. Forse mi ero pure addormentata un paio di volte, ma il peso della stanchezza non mi aveva ancora sopraffatta a tal punto da indurmi a cedere.
I pensieri mi affollavano la mente, tanto da non accorgermi del suo spostamento finché non sentii il segnale di spegnimento del computer e il materasso che cedeva lievemente sotto di lui. Sta di fatto che in un istante mi fu accanto.
Ebbi un tremito quando mi sfiorò appena il braccio. Lui così caldo, io così gelida.
“Hai freddo? ”, mi chiese in un sussurro.
Persino la sua voce suonava più deliziosa del solito.
Scossi la testa, ma mi avvolsi più stretta alla coperta.
Si stese accanto a me, sotterrandosi a sua volta sotto le coltri di spesso cotone, e mi fece rotolare sul fianco opposto con nonchalance; le sue braccia mi circondarono dolcemente e il suo c

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   1 commenti     di: Ilaria Varese


UN ATTIMO DI ETERNO AMORE

Guardo fuori dalla finestra; ormai piove già da due ore. Anche se fra un po' le nuvole grigie spariranno portando via con sè la pioggia, non ho voglia di andare in spiaggia perchè la sabbia è bagnata, gli ombrelloni chiusi, il mare mosso e per di più non ci sarà proprio nessuno.
Oggi è mercoledì, sono già tre giorni che sono qui in vacanza con mia zia e mia cugina in questo appartamento al secondo piano dove da un angolo del terrazzo si può intravedere l'orizzonte.
Mi incanto ad osservare l'orizzonte che, diversamente dal solito, non ha quel colore azzurro intenso, al contrario è tetro, di un grigio scuro, quasi nero e le onde di quel mare tanto agitato mi spaventano e al tempo stesso mi angosciano.
...È trascorsa ancora un'ora; adesso non piove più... i raggi del sole, riflettendosi sulle gocce d'acqua, permettono ai sette colori dell'arcobaleno di brillare nel cielo ormai limpido.
Mia zia propone di andare a prendere un gelato in piazza; il bar è affollato di giovani che hanno dovuto rinuciare al bagno o alla partita di beach-volley del pomeriggio. Il gelato è gustosissimo: un cono alla nocciola e al tiramisù.
Sono ormai le sette, è ora di tornare a casa perchè la zia deve preparare la cena. Io e mia cugina decidiamo di restare sotto al palazzo fino a quando non sarà pronta la cena; mentre chiacchieriamo sedute sui gradini del portone accade la cosa che ho sempre sognato sin da quando ero bambina. È stato un attimo, un rapido scambio di sguardi, un attimo magico che ha cambiato la mia vita.
Si, a soli quattordici anni ho scoperto cosa è veramente l'amore: un sentimento che ti travolge improvvisamente, che ti estranea dal resto del mondo e ti conduce in una dimensione di infinità serenità, gioia e pace dove ti ritrovi insieme a quel corpo che, unito al tuo, dà vita ad una sola anima.
Quel ragazzo dallo sguardo profondo mi aveva stregata.
Sono certa che la mia vita sta per cambiare e che quell'incontro non è stato casuale

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   3 commenti     di: Claudia Costa


Il destino è

Le primule sbocciavano, il sole illuminava l'immenso campo e quella stradina di profumati germogli fioriva. Vidi sul ciglio della strada un uomo con lo sguardo smarrito. Continuai ad osservarlo, qualcosa in lui mi colpì, di certo non era il suo sguardo, troppo distante per trarne un'immagine nitida. Incuriosita rientrai in casa, salendo su per le scale oramai da me dimenticate, troppi ricordi di due giovani innamorati. Ansimante, sbirciavo da quella ormai scolorita finestra. Lo vidi era lì, aspettava chissà cosa, chissà chi. Finalmente si voltò, avrei riconosciuto tra miliardi di stelle i suoi occhi, azzurri come il mare, immensi come il cielo. Rimasi immobile, il cuore non aveva più parola, il suo profumo risvegliò i ricordi di quel' intramontabile amore. Prima ancora di rendermene conto mi ritrovai con un nodo alla gola senza riuscir a dire una parola. Eravamo così vicini e così distanti accecata da tanto splendore da non poter più respirare. In lontananza vidi arrivare una corriera, uno stormo d'uccelli sorvolò il cielo, il mio sguardo si perse tra dolci aliti di vento. Riposi lo sguardo su quella corriera, vidi la bussola chiudersi davanti ai miei occhi, taciti, smarriti, che nostalgici guardavano quel viso, viso che non avrei mai più rivisto. Non chiesi più nulla di quell'uomo svanito, ma di una cosa ero certa:era lui, il mio più grande amore. Ma il destino nemico della mia felicità ancora una volta mi riportò alla triste realtà.

   3 commenti     di: Ilaria Tringali


Sogno di una notte di mezza estate

Sentii il fiato mancarmi e il sangue pulsare nelle vene. Non ero mai stata così. La mia mente era pervasa da tutte queste strane sensazioni. Che ci fa una ragazza ancora sveglia alle 5 del mattino, sorseggiando latte caldo? Assaporavo la bevanda goccia dopo goccia, era miele sulle labbra mentre i dubbi pervadevano la mia mente. Ma per un motivo che mi era del tutto estraneo quell'assurda sensazione, provata oggi, aveva risvegliato qualcosa, mi aveva lambiccato il senno come fanno ora le gocce di latte con le mie labbra. "Vieni qua, non andartene!" La sua voce risuonava nelle mie orecchie come un'eco lontano. "Devi abbandonare i miei pensieri" affermavo con urla laceranti ma da un angolo remoto qualcuno rispondeva: "Io sono te, non posso lasciarti! Noi siamo una cosa sola!" ... "Noi non siamo niente!" urlai così forte questa volta che i vetri alle mie spalle caddero in frantumi e una scheggia mi ferì un dito. Quel sangue che prima pulsava nelle mie vene ora si riversava a terra come una cascata... E non aveva più nessuna utilità come il mio cuore spaccato e privato della luce. "Ma io non ti abbandonerò!" riecheggiava quella voce remota, nella sua assidua persecuzione e l'uomo da cui proveniva mi afferrò il braccio con tanta veemenza, intenzionato a non lasciarmi fuggire. A quel punto fu cosi vicino che potei distinguere il suo volto. Era...
"Buongiorno!"- aprii gli occhi quando la luce iniziò a filtrare dalla finestra del mio salotto. La voce che mi aveva svegliato era così calda, amabile aggiungerei. Un lampo animò i miei pensieri, quella voce mi era familiare, era la stessa che stanotte aveva tormentato i miei sogni.

   2 commenti     di: Red Rose


L'incontro con l'amore

L'Incontro con l'amore

Marina era la classica donna dal temperamento sicuro e volitivo. Apparteneva a quella categoria di donne che amavano restare nubili, consapevole che il pianeta unomo era molto complesso per niente rassicurante, tanto che lei aveva scelto di rimanere single a vita, in quanto gli uomini inconsapvolmente, portano sofferenza e guai. La sua esperienza di vita sentimentale era stata quasi sempre negativa, non per il suo carattere, ma quasi sempre dovuto ai corteggiatori di turno, che la deludevano quasi sempre. Questo forse per quella cultura atavica, tramandata da generazione in generazione. IL" Potere"del maschilista che esercita sulle donne il dominio assoluto, coercitivo, tranne alcune eccezioni. Dall'altra parte, lei, continuava per la sua strada, senza rimpianti, perseguendo il suo progetto di vita:prima l'indipendenza economica, poi libertà, e frequentare pochi amici, ma fidati. Infatti, nel suo tempo libero, trascorreva serate piacevoli in compagnia dei suoi amici, ora per un invito al teatro, al cinema, oppure al ristorante, sempre attorniata dai suoi accompagnatori. La sua amica del cuore, Roberta, aveva pensato bene di rompere l'equilibrio di Marina, organizzando un serata a sorpresa. Era ritornato dall'estero un suo amico fraterno Davide, famoso medico, specilizzato in Cardiologia. Marina aveva avuto alcune informazioni da Roberta, sapeva che era un uomo di bella presenza, alto, interessante, insomma era un'occasione da non perdere. Intanto, Marina molto sensitiva, percepiva che questo fantomatico Davide, forse, era da conoscere, comunque andasse l'incontro, lei si aspettava nient'altro che una serta diversa. La sua era solo curiosità, visto che l'amica aveva caldeggiato l'incontro. Miriadi di pensieri frammentati, arrivavano alla mente confusi, per poi rivedere come in un film, immagini di un tempo passato da procurarle, ancora un certo fastidio, rabbia per alcuni "esemplari" dell fauna maschile. Solamente uno, aveva lasciato un

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   3 commenti     di: Dora Forino


Per fare a meno di te...

"Baciami..."
"Ma... senti, ne abbiamo parlato... ricordi?"
disse lui arretrando leggermente, senza distogliere lo sguardo dagli occhi di lei che lo guardavano quasi imploranti.
"Lo so... ma baciami... per favore"
"No, davvero... è meglio che vada ok? A domani"
Dopo un attimo di esitazione, le diede un leggero bacio sulla guancia, le voltò lentamente le spalle, e s'incamminò verso la porta di casa.
Lei rimase immobile con lo sguardo nella direzione in cui lui si era allontanato, sentiva una scia calda scenderle giù per la guancia, e un velo sottile annebbiarle gli occhi.
Non ci era riuscita. Ancora una volta non aveva tenuto fede ai suoi buoni propositi, quelli di rimanere indifferente, di non lasciarsi portare da quello che sentiva, e che era, purtroppo, a senso unico.
Per lui era semplice mostrarsi amico, non era innamorato, non era coinvolto, e le aveva detto chiaramente che non aveva nessuna intenzione di continuare con lei qualsiasi cosa che andasse oltre una buona amicizia. Ma lei non poteva, non ci riusciva, ogni volta che gli si avvicinava sentiva un fremito, ogni volta che lo sfiorava camminandogli accanto, al suo allontanarsi istintivo, forse casuale, sentiva tutto il dolore di un rifiuto, e si sentiva ferita nel profondo, respinta.
E anche questa volta si era mostrata in tutta la sua fragilità, aveva lasciato spazio a quella recondita speranza che, anche se non lo voleva ammettere, non era ancora morta dentro di lei, e che, ogni volta che si avvicinava a lui, le mandava dolorosi segnali della sua presenza.
E come tutte le volte, ora aveva una sensazione di oppressione, di rabbia e delusione miste a impotenza. Rabbia perchè non riusciva a controllarsi, delusione perchè la sua intrinseca speranza che lui cambiasse idea veniva costantemente disillusa, impotenza perchè lei non riusciva a fare nulla per cambiare le cose.
Non sopportava di vederlo scherzare maliziosamente con altre, era insensatamente gelosa, era ipersensibile verso

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   2 commenti     di: Forsythia -



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