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Racconti amore

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Avevo una corazza

Avevo una corazza, pronta a difendermi da ogni illusione..
pronta a ricordarmi quanto fosse lontana la felicità per noi..
non volevo abbassare la guardia.. lasciare entrare in me quell'idea, quel desiderio di felicità.. che una volta riaperti gli occhi sarebbe svanita.. lasciandomi in un nulla..
ma poi hai parlato.. hai ricordato.. sei tornato da me.. sei tornato per il nostro amore, unica spiegazione ai tuoi ricordi, gli unici, i nostri..
La mia corazza è caduta in un attimo.. il cuore ha tornato a battere forte, emozionato..
la tua voce, le tue parole.. mi hanno riportato la felicità, me l'hanno fatta riassaporare..
mi hanno donato giornate di speranza, di voglia di tornare a vivere per te, per noi.. di tornare a sorridere insieme, lontani, ma sempre insieme..
Avevo una corazza, ma il nostro amore l'ha fatta cadere.. la felicità è svanita.. è durata un attimo.. sei tornato, mi hai detto "ti amo" e sei andato via di nuovo.. e io sono rimasta senza te, senza la mia corazza.. mi chiedo perchè tanto dolore..? solo un istante di felicità ci è concesso amore mio..? Non rivoglio la corazza.. non voglio più averne bisogno, chiedo solo una speranza per un po di felicità..

   3 commenti     di: Giada..


CIOCCOLATA, ZENZERO E PETALI DI ROSE

“Dai, bella serata anche questa volta.”.
Ha grazia e calma nel muoversi, Stefano, i gesti, misurati anche se abituali, seguono il ritmo di una danza interiore.
Infila la chiave, gira, apre ma non accende subito la luce; per una frazione di secondo si gode il brivido del buio, l’attimo di suspance che nei thriller precede l’agguato.
Ma i sensi si allertano:nel suo mondo privato c’è un intruso. Della sua casa conosce ogni vibrazione, ogni rumore, ogni profumo.. e ciò che annusa non gli appartiene.
L’istinto primordiale di sopravvivenza e difesa si presenta acuto e fulmineo, nello stringersi della mascella, nella contrazione dei muscoli, nelle mani chiuse a pugno.
Conosce la sua tana, sa orientarsi, silenzioso, ovunque:” Se accendo la luce potrebbero spararmi se sono armati. Devo prima trovare il modo per difendermi: un coltello.. un bastone…”.
Riflettendo si muove silenziosamente con i sensi ben attenti a captare ogni singolo battito del suo cuore e di quello altrui.
“ La paura è la nostra miglior difesa: avrà paura anche lui? Sarà uno solo? Forse dovevo uscire e chiedere aiuto…ma cazzo, sono un uomo o no?”.
“ Certo che sei un uomo, stupido! E ci ragioni pure da uomo!”.
Non si era accorto di aver parlato a voce alta, ma di certo non si sarebbe aspettato che una voce femminile gli rispondesse.
Ammutolito per la sorpresa, Stefano non risponde, non reagisce, non pensa: è immobile.
Lo striscio di un fiammifero, un leggero crepitio, una fiammella in rapido movimento e la luce di una candela rischiara debole la fine della scala. Poi un fruscio di seta leggera accompagna il movimento della luce e un’altra candela si accende, e un’altra e un’altra ancora.
Una leggera fragranza fiorita, dolce e sensuale insieme, invade prepotente eppure delicatamente, tutta la casa.
“ Cosa aspetti a salire? Hai il bagno caldo e pronto. Spogliati.”
Non riesce a focalizzare la sua immagine, ma la sua presenza è intrigante, un mix tra tens

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   5 commenti     di: Marta Niero


Quell'ultima volta

L'aereo si è alzato in quota da poco, infatti posso ancora distinguere la baia colorata di rosa dal sole che tende al tramonto
La vista di questo luogo a noi caro, inevitabilmente mi riporta al ricordo del nostro primo incontro, ma anche a quello dell'ultima volta che ci siamo visti. Per ironia della sorte, dove tutto ha avuto inizio, abbiamo pronunciato la parola fine.
Quella volta, ti sei avvicinata a me senza dire una parola, porgendomi un bigliettino ripiegato in quattro.
A mia volta mi sono avvicinato a te per salutarti con un ultimo bacio, sulla guancia. Del resto tra noi due sei sempre stata tu quella più sveglia, infatti la tua bocca ha preso tutt'altra direzione, sfiorando la mia e con un rapido movimento, mi hai baciato sulle labbra. Un bacio che aveva il sapore del passato, ma non la prospettiva di un futuro.
Ci siamo avvicinati e poi abbracciati. Siamo rimasti vicini cercando di soffocare le lacrime. Ci siamo baciati ancora, aspettando il momento giusto per dirci addio, come se potesse mai esisterne uno.
Ancora una volta sei stata tu quella pi? forte. Riesci a staccarti da me, allunghi nuovamente un braccio per porgermi la tua lettera.
A mia volta, allungo un braccio e la sfilo delicatamente dalla tua mano, riponendola nel taschino della mia camicia posto sul mio cuore. Mi chiedi di leggerla solo quando saremo lontani, acconsento abbassando la testa e accarezzandola, passandoci una mano sopra.
Ti sei allontanata, guardandomi con uno sguardo denso di malinconia, poi ti sei girata, incamminandoti, verso la sua macchina. Sei salita, hai messo in moto e sei partita rapidamente. Ti ho seguita con lo sguardo per un po'. Poi ho chiuso gli occhi e quando li ho riaperti eri già sparita dalla mia vista e dalla mia vita, ma non dal mio cuore.

Ormai sarai chissà dove, mi ricordo della tua lettera, la esco dal taschino e finalmente la leggo.
"Mio dolce amore, con te ho sbagliato tutto, ti ho deluso, ti ho fatto soffrire, ma tu non hai esitato a socc

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L'amore clandestino

Oggi è una giornata misteriosa e fortunata. Oggi ho rivisto te.
Noi due ci vediamo raramente, di sfuggita, per caso, in circostanze fortuite. Con l'estate le occasioni di vederci aumentano e in inverno calano. Per noi amanti clandestini, gli anni sono minuti e il tempo ha perduto tutto il suo valore.
Oggi ci siamo incontrati. Tu eri insieme a tuo marito e ci siamo detti un semplice <Ciao>. Quante cose c'erano in quel <ciao>. Io le ho capite, tu le hai capite. Dall'inflessione dolorosa della voce; dal tono di smarrimento e sorpresa; dal silenzio carico di significati che è seguito. L'incontro è durato un attimo e poi di nuovo separati, per giorni, mesi o anni. Quanti? Chissà. Ho tutto il tempo per sognarti, per desiderarti, per amarti in segreto.
Anche tu mi ami, lo so, perché ti ricordo la giovinezza, gli anni di scuola e rappresento un ponte col passato, rappresento una fuga dal giogo di un marito oppressivo e di una famiglia fatta di schiavitù e doveri.
Quanti anni abbiamo? Tanti, troppi per ricominciare qualcosa di stabile, troppi per fare progetti futuri. E allora ognuno sta al suo posto e prosegue per la sua strada. Ma l'amore L'amore non si può fermare, non si può incanalare, specialmente quando è irrealizzato.
L'ultima volta che ti ho vista, l'ultima volta che ci siamo incontrati e abbiamo parlato è stato l'anno scorso; 10 mesi fa. Era agosto e adesso siamo in giugno di un nuovo anno.
Sei cambiata? Forse, ma ho avuto poco tempo per guardarti; oggi c'era tuo marito e non deve sospettare niente.
Tu indossavi una gonna gialla e io una camicia dello stesso colore. Che coincidenza. Ma la vita di due amanti clandestini è fatta di coincidenze.
Quando ti rivedrò? Nell'estate prossima? Chissà.
Chissà se esiste una nuova incarnazione dopo la morte; chissà se esisterà per noi una nuova possibilità di rincontrarci e di amarci. A volte penso che l'amore è una cosa troppo grande affinché i nostri poveri corpi possano gestirla.
Sì, ?

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   1 commenti     di: sergio bissoli


Dissi che ti amavo

Dissi che ti amavo. Ti dissi anche che non eri la prima per cui provavo un sentimento simile, ma la prima a cui lo confessavo. Fin da subito ti promisi tutto quello che poteva essere promesso. E non lo feci per conquistarti, ma perché avevo solo voglia di darti tutto quello avresti potuto desiderare; per convincerti che nessun altro, oltre a me, sarebbe riuscito nel medesimo intento. Ma tu di questo non te ne sei mai convinta. Mai un grazie, ma non era questo che volevo. Volevo solo il tuo amore. Che detta così sembra ben poca cosa, ma allora per me era quella più grande. Mi ricordo quella sera d’estate, sdraiati sull’erba, davvero sotto le stelle. Una persona normale avrebbe cercato di stare tranquilla, di non correre troppo, di non esagerare. Ma io ero pazzo di te e nella mia pazzia ti promisi Londra, ti promisi Parigi. E non erano promesse vuote. Avrei voluto avere l’occasione di mantenerle, e nient’altro. Ma tu non sembravi colpita, né spaventata, né intenerita. Soltanto indifferente. Ma io ero troppo innamorato per rendermene conto, per non mentire a me stesso. Sono scivolato su quelle illusioni per settimane, sperando in una luce sempre più debole, sempre più lontana, sempre meno luce. Fino al giorno in cui ho deciso di fermarmi, di aprire gli occhi e di svegliarmi da quel sogno che ogni giorno di più sembrava un incubo. Per la prima volta nella nostra storia sceglievo per me e non per te. E per la prima volta smisi di sperare.

Ora lui ti ha portata via, per sempre. Lui non sa di essere l'uomo più fortunato del mondo. Lui non comprende che onore sia baciare le tue labbra. Lui e nessun altro potranno amarti come ho fatto io.

   4 commenti     di: Giacomo Donelli


Angeli dall'Inferno

Prologo




Davanti a me le fiamme.
Lingue di fuoco ardenti, avanzavano golose di disperazione disegnando un perfetto cerchio mortale. Sembravano godere di quell'infinito buio in cui ero tragicamente sprofondata.
Già...
Dove mi trovavo?
Scattai in piedi, improvvisamente cosciente di essere sola. Avevo caldo, mi sembrava di bruciare e potevo già sentire il calore delle lingue di fuoco impadronirsi della mia pelle, scottarla, distruggermi gli abiti...
"C'è nessuno?" urlai disperata, ma la mia voce giunse strana persino alle mie orecchie. Ovattata, distante, troppo indistinta per essere reale.
Attesi una risposta per qualche minuto, ma l'unico rumore che sentii fu lo scoppiettare inesorabile delle fiamme, ora così vicine che potevo distinguere sulla parete fiocamente illuminata le loro ombre danzanti.
Arretrai al loro avanzare, abbracciando la stanza con lo sguardo per cercare con gli occhi una possibile via di fuga. Con il dorso della mano allontanai le gocce di sudore dal viso, ormai grondante. Stavo letteralmente impazzendo dal caldo.
"Aiuto..." mormorai. Ma a chi stavo chiedendo aiuto? Non c'era nessuno che potesse aiutarmi.
Continuai a camminare all'indietro, ma la ventata di calore che mi scottò la schiena mi informò di essere completamente circondata dalle fiamme.
Sarei morta, dunque?
Rabbrividii involontariamente, al pensiero di quanto dovesse essere terribile essere divorata viva dalle fiamme brucianti...
Terribili, il loro progredire scandiva gli ultimi minuti di vita che mi restavano. Erano sempre più vicine ed ora eccole, a pochi centimetri da me.
Chiusi gli occhi, pronta a lasciarmi uccidere, ma il tempo passò senza che accadesse nulla. Li riaprii, piano, e ciò che vidi mi lasciò interdetta.
C'era una figura al centro della stanza. Irradiava una strana luce argentea che la inglobava, impedendomi di vederla per davvero. Mi aveva salvata e, chiunque fosse, le dovevo più di un semplice ringraziamento. Non riuscii ad avvicinarmi

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La fine era l'inizio. il compleanno di Caterina

Mamma mia, quanto tempo, quanti anni... Ed ogni anno, soprattutto nei momenti di maggior sconforto, quel ricordo riaffiorava per farle sentire di nuovo l'ebbrezza della magia di quella sera. I suoi diciotto anni... Una bellissima festa, con le sue amiche, i suoi genitori, suo fratello ed i suoi amici, le colleghe di mamma, amiche da una vita... C'era anche l'amatissima nonna e poi c'era anche lui, Alberto. C'era anche un dj che non conosceva, ma che si era infiltrato grazie ad uno degli invitati. Molto bravo quel dj improvvisato: aveva fatto ballare tutti, tranne Caterina ed Alberto, e non perché non volessero, ma perché il dj "sconosciuto" faceva ascoltare la musica del momento, che proprio lenta non era... A detta di tutti, la festeggiata era bellissima quella sera, ma lei, come al solito, tale non si sentiva. Era solo "ubriaca" per la grande felicità che stava provando: aveva tutto ciò che desiderava e, soprattutto, le piaceva l'idea di condividere quella sua condizione con le amiche di sempre, che ancora oggi sono le sue confidenti. Le piaceva l'idea di vedere tanta gente insieme e tutta per lei, per festeggiare un traguardo così importante ed un momento così bello, scandito da tante foto che ancora oggi, talora, vengono spulciate. Foto a colori, che non dicono molto della storia d'amore di Caterina, ma che parlano della sua felicità e di quanto allora si sentiva fortunata. Assieme a quelle foto, alle risate che accompagnarono la festa ed ai volti delle persone amate, che purtroppo, non sono più accanto a lei, Caterina ricorda commossa, di tanto in tanto, un'immagine: quella di due ragazzi, che come nido d'amore per scambiarsi i primi baci avevano scelto, un giorno d'inverno, una panchina di marmo, vicina al mare, lungo la strada. Quando vi si sedettero la prima volta, infreddoliti come non mai, ad un certo punto si trovarono davanti un cagnolino, che li guardava incuriosito. Caterina aveva paura, in genere, degli animali, ma ricorda perfe

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