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Racconti amore

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Profumo di rosa

Flavio non riusciva a spiegare come si sentiva in quel momento, era teso, era triste ma nello stesso tempo molto felice, si sentiva bene dentro come se avesse gia avuto la chiave per entrare in paradiso. Sapeva che era il cuore, come se stesse parlando, come se per la prima volta gli stesse chiedendo aiuto.
Flavio era in classe nella sua sedia, muto come sempre pronto ad iniziare un’altra giornata scolastica, lei era entrata, si sedeva, Flavio voleva morire, in quel preciso istante si sentiva malissimo dentro di lui, i capelli le sfioravano gli occhi e dentro di lui era scoppiata la guerra come se lui stesse guerreggiando con il suo cuore, avanzavano le ore, avanzava il tempo e il dolore in lui aumentava sempre di più, il cuore sembrava stesse vincendo la sua guerra e alla fine della mattinata il cuore raggiunse la vittoria e lui sentiva un calore dentro come se stesse esplodendo.
Flavio era la prima volta che provava una emozione del genere e si rese subito conto che si era innamorato per la prima volta e il suo profumo lo aveva sempre con lui in ogni parte andasse come se si fosse materializzato sotto il suo naso, un profumo d’amore, un profumo di rosa.
Flavio era a casa, la pensava forse non lo faceva apposta ma era l’unica cosa che gli veniva in mente, la sera il male dentro di lui si rifece vivo come se il suo cuore non si sentiva ancora del tutto vincitore.
Era così sempre da quel giorno di lunedì, sentiva quella forte emozione dentro di lui, più la osservava giorno per giorno e più aumentava. Era un’emozione bellissima, inspiegabile, un’emozione che solo chi la prova può sapere con precisione di cosa si tratta. Le lancette dell’orologio sembravano fermarsi e lui era sempre in classe ad osservarla, ad impegnare il suo sguardo sempre e solo su di lei come se fosse una preda pericolosa da quale scappare o un coniglietto innocente da portare in salvo che chiedeva aiuto. Per Flavio era un coniglietto, un coniglietto che giorno per giorno si

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Suora 1793

Mia figlia mi guardò sbigottita, poi: "Non voglio andare in convento". Allora, risoluto: "Non
ho chiesto il tuo parere". Per nulla intimorita, lei ha aggiunto: "Una monaca perde il nome, il corpo e i propri cari". A quelle parole, dissi: "Le tue considerazioni mi deludono, Giovanna".
Pulendomi la bocca, seguitai: "Mi deludono perché credevo di darti una grande gioia. Pensavo di allietarti dandoti la notizia che ti ho affidando il compito di rappresentare la nostra famiglia nell'esercito dei servitori di Dio". In seguito, vedendola aprire la bocca, stroncai ogni suo tentativo di risposta: "Comunque, le nuove entrano a novembre" e dicendo: "risparmiaci i tuoi pianti", mi alzai da tavola.
Intanto che andavo alla porta, scorgendola asciugarsi le lacrime con la manica del vestito, aggiunsi: "Io voglio il bene dei miei figli. Dunque, abbi fiducia in me!"

Quando entrai nel parlatorio, lei era già lì. Dopo una breve esitazione, la udii spezzare l'imbarazzato silenzio con: "Padre mio, carezzatemi". Sforzandomi di nascondere l'inquietudine, mi avvicinai e infilando le dita nei fori della grata le ho sfiorato la guancia. Appena l'ho toccata, Giovanna ha chiuso gli occhi. Anch'io li ho serrati, ma per tenere a bada il groppo alla gola e in quell'attimo l'ho rivista nel giorno in cui ha preso i voti: una ragazzina di quattordici anni, una macchia bianca in mezzo alle altre novizie ravvolte in un saio bianco. Era impossibile identificare le giovinette, per il motivo che nella processione le fanciulle si muovevano a piedi nudi e tenendo il capo, già rasato, chino.
Nella vasta chiesa del convento, Giovanna procedeva assorta ma allorché mi fu di fianco, con un rapido movimento alzò la testa voltandola verso di me. Mi cercò con lo sguardo e sorrise. Così mi parve, dato che non riuscii a vedere bene il suo viso: me lo impedì il fumo che l'incenso diffondeva ardendo nei bracieri d'argento. Però le note dell'organo principiarono a conficcarsi dentro di me come sti

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Amore leggero

Disprezzo quelle persone alle quali, una volta entrati nella nostra vita sentimentale, diamo un'importanza enorme. Basta una frase negativa e tutti i complimenti che ci hanno fatto fino a quel momento non hanno più valore. Hanno il potere di schiacciarti o sollevarti con una sola parola. Può anche succedere che una persona ti ami e tu non te ne renda conto. Ma quando, c'è stata una ragazza, che ti ha amato e smette di farlo è impossibile non rendersene conto. Ci rifletto spesso, da quando abbiamo deciso di frequentarci, dapprima di proseguire al gradino consecutivo, la nascita del nostro bene. Le persone che non si conoscono come si deve, diventano nella nostra vita le più interessanti. Come quei tali che si vedono al semaforo: dopo averti sorriso, scatta il verde e partono. Si ha la sorpresa che siano quelle che stavamo ricercando da anni. Con te apparirò mai usato. Ti pronuncio queste rivelazioni nel periodo migliore della mia vita, nel momento in cui sto bene, in cui ho capito energiche cose. Nel età in cui mi sono riallacciato con la mia felicità. In questo lasso di tempo la mia vita è piena, non di sovrabbondanti oggetti favorevoli che mi soddisfano, che mi attraggono. Sto molto bene da solo, e la mia vita senza di te è meravigliosa. Lo so che detto così produce un suono male, ma non intendere una cosa per un'altra, intendo dire che ti chiedo di stare con me non perché senza di te io sia infelice: sarei egoista, bisognoso e interessato alla mia sola felicità, e così tu saresti la mia salvezza. Io ti chiedo di stare con me perché la mia vita in questo momento è veramente meravigliosa, ma con te lo sarebbe ancora di più. Se senza di te vivessi una vita malinconica, misera non avrebbe alcun valore rinunciarci per te. Che qualità possederesti se tu fossi l'alternanza al nulla? Più una persona sta bene da sola, e più acquista valore la persona con cui decide di stare. Spero tu possa capire quello che cerco di dirti. Io sto bene da solo. Invece

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   0 commenti     di: giovanni barra


Storie spiate dalla luna

Era sola Eva quella notte, mentre vestita di luna danzava tra gli ulivi.
Era nuda senza esserlo, sola senza esserlo.
Tiepida l'aria suonava tra le foglie al ritmo delle cicale, profumata di finocchio selvatico e di sudore della terra. Capelli di rose nere, occhi di ossidiana e miele, Eva tendeva le sue braccia di rame verso le stelle e nello slancio della sua danza, ogni fibrilla del suo corpo rideva al canto del suo sangue. In cielo la luna tonda la osservava facendosi vicina, mai più così vicina, incantando i pesci del mare, svegliando gli uccelli confusi, richiamando la gente nelle strade e là, tra gli ulivi, la Luna scoprì la sua voce:

_ Eva... Eva... GUARDAMI EVA
_ Ti vedo Luna, che fai così vicina?
_ Sono sola Eva... è freddo lassù.
_ Danza con me allora, ti scalderai!
_ Non posso danzare...
_ Prova ad appoggiarti alla terra, è tiepida, ti scalderà!
_ Non lo posso fare...
_ Cerca il sole domattina, i suoi raggi ti daranno tepore!
_ Non mi posso avvicinare...
_ Allora dimmi luna, cosa vuoi che faccia per te?
_ Raccontami la vita.
_ Ma non si può raccontare, la vita va vissuta!
_ Allora Eva fammi entrare...
_ Non so farlo Luna...
_ GUARDAMI EVA...
_ Ti guardo Luna.

E attraverso quegli occhi che la guardavano, sereni ed infiniti, la luna entrò. Eva allora la condusse tra gli ulivi, toccò gli alberi, annusò la terra, gustò il nettare delle làmio purpuree, assaggiò l'acqua della cisterna, sfilacciò il finocchio selvatico per succhiarne un po'.
Camminò fino al mare, nella notte orfana di luce, senza paura, mentre intorno persino le cicale avevano smesso il loro canto e il silenzio riempiva di attesa il cuore di ogni creatura vivente.
Sulla riva un pescatore piegava la sua rete, vide Eva arrivare e si fermò in silenzio. Lei si avvicinò , gli posò la mano sul viso e sorridendo gli chiese:

- Non hai paura tu in questa notte senza luna?
_ Non ho paura, la luna tornerà, sa che l'aspetto per pescare.
_ All

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ultimate Cesca e PDL 3° D

Stiamo gestendo questa gravidanza, con tutta la passione del mondo, con tutte le preoccupazioni e le ansie che ci competono, ovviamente non lascio uscire Cesca da sola neanche se mi ammazzano, ho ridotto drasticamente i cicli di lavoro ( finché in banca c’è qualche centesimo si può anche fare), c’è sempre lo stereo acceso, ed è una lotta continua perché Cesca non ama molto le canzoni dei miei meravigliosi anni 60, lei è più portata per il neomelodico contemporaneo, e così è una continua corsa a tic, tic, cambiare il cd in riproduzione!
Cesca adora anche la musica latino americana, e allora abbiamo trovato un accordo su Shakira, Caetano Veloso, Josè Feliciano e via, anche Julio Iglesias e Company Secundo, ed è salsa e merengue e bossa nova e colore e sole e spiagge sognate, e palme e scogli e ancora amore, e passione e ancora amore ancora ancora!!!.
Alle volte il brusco ricordo di piccola Aisha rattrista per qualche istante le nostre anime, però Cesca, che è grande in tutto, le parla, sì, parla con la nostra stellina Aisha e la rende partecipe e complice, la fa sentire presente, seppur solo nel cuore, alla nostra vita, alla nostra nuova avventura. ( Cesca, sei grande!). Emilia collabora intensamente, complotta in codice con Cesca, e son risolini e ghigni spesso rivolti a me; mi chiamano Prof, ed io talvolta, soprapensiero, mi ritrovo in aula con le mie piccole “ Pulci”, e confesso, mi commuovo.
Le carognette mi “sfottono”, tranquille del fatto che stavolta resteranno impunite; non ho più il registro di classe col quale intimorirle (vero è che non l’ho mai fatto); ma le minaccio di cucinare per tutti la mia famosa “carbonara” e allora scappano urlando.
È quasi Natale, la festa degli sprechi, con i soldi che i comuni ”buttano” per stupidamente illuminare le strade, si potrebbero sfamare i bambini africani per un anno intero; io e Cesca, faremo un Natale solidale, solo regalini etnici, comprati da “Manitese”, e gi

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   4 commenti     di: luigi deluca


PDL e Cesca oggi 6 -al telefono con la madre

Mi sono sentito al telefono con la madre di Fran, ha chiamato di mattina presto, ho risposto io, e sento lei che mi chiede:

” Posso parlare con mia figlia?” (senza neanche dire buongiorno o altri preamboli); -

“Buongiorno signora, -faccio io- temo che Francesca stia ancora dormendo, se vuole vado a svegliarla e gliela passo”

“No, aspetti professore, forse è il caso che parliamo un poco, io e lei; mia figlia mi ha detto delle cose, e non vorrei stesse facendo questa scelta solo per farmi un dispetto, per punirmi per aver voluto ricostruirmi una vita affettiva, sa, sono molto preoccupata, e mi creda, non ho nulla contro di lei, professore, ma si renderà conto che mia figlia è ancora, come dire, una ragazzina, e non vorrei che entrambi, passata la magia dei primi momenti…. soffriste poi per un errore di valutazione, insomma, che una passioncella giovanile, rovini sia l’esistenza di Francesca che la sua e poi in definitiva anche la mia, che, mi creda, non è poi molto facile da vivere.”- così, tutto d’un fiato, con la voce rotta dall’emozione-

“ Signora, mi ascolti, la prego; io e sua figlia abbiamo intrapreso questa esperienza di vita, questo viaggio, questa comunione, non per gioco, o per cause, direi, ormonali; io amo Francesca e seppur le sembrerà impossibile o ridicolo, Francesca ama me, sinceramente, per libera scelta, per volontaria determinazione; io ho per lei, rispolverato i miei sentimenti migliori, la mia forza, la mia voglia di vivere, e, Francesca, partecipa a tutto questo, liberamente, spontaneamente, con una forza che a volte mi stupisce, ma che finisce sempre per farmi ringraziare la vita per averla incontrata!”

Parlando col cordless incollato all’orecchio, giro gli occhi e vedo la mia piccola Fran, appoggiata allo stipite della porta, ha sicuramente ascoltato le mie parole, perché ha un sorriso a 64 denti stampato sul volto, come si accorge che l’ho vista, mi soffia un bacio dal palmo della mano, e

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   4 commenti     di: luigi deluca


L'uomo che regalò un sogno

“Goditi il tuo mare, goditi il tuo vento, goditi la tua vita. Aspetto i tuoi racconti e conserverò il posticino…. non si sa mai.” Con queste parole lo salutavo ogni volta che usciva dalla porta di casa mia, ma non dalla mia vita.
Sono passati tanti anni da quando è cominciato il tutto o il nulla, ancora non so come definirlo. Era un amico di amici. Amante della vela e innamorato del mare tanto da farne la sua vita, o forse più semplicemente abbandonato dai suoi sogni e lasciato solo dalla sua realtà.
Una sera, erano ormai cinque anni che ci conoscevamo, mi chiese: ”Marghe, sei a casa stasera? Perchè verrei a trovarti” e così è cominciato. Il solito rituale che ogni dieci quindici giorni si ripeteva: “cara Marghe, ce l’hai un posticino per me stanotte?” ed io incapace di dirgli di no lo accoglievo sempre nel mio letto, tra le mie braccia. All’inizio non capivo cosa cercasse, cosa volesse da me oltre il calore dei corpi che si univano. Poi ho capito, il suo posticino era la sua rada sicura in cui per una notte poter riposare tranquillo senza ansia di tempeste o burrasche, per poi ripartire il giorno successivo. Quante volte l’ho visto andare via, salutarmi e dirmi: “parto. Starò via 2 o 3 mesi, forse non torno dipende da come vanno le cose. Stammi bene. Ciao Marghe” poi si voltava, andava verso l’ascensore e spariva senza più voltarsi mentre i miei occhi accompagnavano silenti le sue spalle.

Ho imparato ad aspettarlo e forse lui ha imparato a cercarmi anche se per necessità più che per amore. Stava via dei mesi interi, spariva dalla mia vita, ma io sapevo che prima o poi tornava. Durante uno di questi momenti di buio silenzio ho conosciuto quello che sarebbe diventato l’uomo della mia vita, Marco. Mi sono innamorata di lui subito. Anche con lui non è stato facile. Un carattere difficile, provocatorio e a volte arrogante, ma mi piaceva prenderlo in giro e lui si divertiva quando lo facevo con l’ironia di una donna innamo

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