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Racconti amore

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Festa per anziani

Come l'anno scorso arrivo alla festa per anziani a Morubio, mi siedo in disparte e resto ad ascoltare la musica.
Una vecchia balla da sola col bicchiere in mano. Un'altra sta semisdraiata ed apre e chiude la bocca in continuazione. Un grassone ha un tremito al braccio e lo sguardo vuoto. Ma la maggior parte dei vecchietti e delle vecchiette ballano, bevono, ridono e si divertono.
Che effetto fa vedere la vita dall'altro lato? Quando le illusioni della vita sono tutte crollate, che cosa resta? Quando la bellezza è fuggita, la giovinezza è lontana, l'amore è finito. Forse rimane l'eco di questi tesori, rimane il ricordo e il desiderio di riviverli. O forse no. Forse i vecchi amano la pace che hanno raggiunto, disturbata solo dai problemi di salute.
Passa una vecchia col cappellino di paglia e lo scialle e mi dice:
"Buona sera. Si sta divertendo?"
Mi affretto a rispondere "sì", ma presto, prima che lei intraveda tutto il terrore della mia anima davanti alla condizione della vecchiaia.
La musica prosegue, i vecchi chiacchierano prigionieri nel loro mondo chiuso; i parenti conversano nel loro mondo e i nipotini giocano. Tre mondi separati; solo gli anziani possono vederli tutti e tre, perché li hanno abitati. Adesso li aspetta l'ultimo stadio, quello della morte. Molti vecchi lo immaginano come uno stato di incoscienza, come prima della nascita. Altri credono alle illusioni. Altri non pensano mai alla morte.
In momenti come questi io penso alla mia vita passata, mi rallegro per i momenti felici e mi rattristo per le sofferenze, gli errori, le occasioni perdute. Sono diventato uno scrittore. Un ragazzo un po' speciale è diventato un uomo un po' speciale. Diventerò un vecchietto altrettanto speciale? Ho tanta paura di non riuscire ad arrivarci.
I vecchietti cantano, l'uomo paralizzato alle gambe suona con l'armonica canzoni di 50 anni fa. Tutto è gioioso, ma è una gioia incrinata, una gioia voluta, una gioia artificiale. Dietro a questa breve gioi

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   1 commenti     di: sergio bissoli


L'anima gemella

Quando conosco Lucia, la mia nuova compagna di scuola, capisco subito che è la ragazza fatta per me. Legge i libri che amo io, i racconti del terrore; ama i colori che amo io, il giallo e il nero.
All'età di 18 anni ho trovato la mia anima gemella. Le ore che trascorro con lei sono dolci e veloci. Quando lei parla provo un piacere sublime. Quando la guardo tremo di emozione.
Vorrei tante vite da trascorrere insieme a Lucia. Ma sono troppo giovane per poterla sposare. Non ho denaro, né lavoro, né casa, né posizione sociale.
Quando Lucia parte e va ad abitare a Milano, mi sento solo e disperato. Continuo ad aspettarla, a sognarla, a soffrire terribilmente. Mi sento colpito da una grande ingiustizia perché il destino ha portato via la ragazza che era stata fatta per me.

*** *** *** ***

Molti anni dopo, nell'età matura, a una festa incontro Bianca. Dopo il primo sguardo, dopo poche parole capisco subito di aver incontrato la mia anima gemella. Bianca è più giovane di me, ha la grazia, la spontaneità, l'incoscienza e la bellezza della giovinezza.
Ci incontriamo anche nei giorni successivi e io sento che sto vivendo una esperienza meravigliosa. Con Bianca trovo la speranza per il futuro, ritrovo l'interesse per il sesso, l'amore per la vita che avevo da tempo perduto.
Con Bianca posso ancora sognare, sperare, progettare, ma Ma adesso è troppo tardi. Adesso sono impegnato con moglie, casa, lavoro. Come poso trovare il tempo da dedicare a lei? Come posso trovare la forza per distruggere le cose che ho faticosamente costruito durante tutti questi anni?
No! Che peccato! Devo rinunciare a Bianca. Devo rinunciare alla vita insieme alla mia anima gemella.
L'anima gemella raramente la troviamo e ancor più raramente riusciamo a sposarla. La troviamo sempre troppo presto, quando non abbiamo i mezzi; oppure troppo tardi, quando siamo già impegnati.
Forse l'anima gemella non e

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   0 commenti     di: sergio bissoli


Maturità

In quella casa abitava Fiammetta. Là abitava Valeria. Quante belle ragazze ho conosciuto; quanti amori finiti, quanti amori falliti.
Perché? Perché ero un giovane dotato di troppa immaginazione. Caricavo le donne con doti inesistenti e dopo la Realtà mandava tutto in frantumi.
Adesso sono innamorato di Roberta. Affronto lotte, problemi, sacrifici per riuscire a vivere insieme a lei. E finalmente ci riesco.
Dopo alcuni mesi scopro che la vita insieme a Roberta è un vero inferno. Non è possibile andare d'accordo. Maschi e femmine parlano due lingue differenti, vogliono cose differenti. Quando desidero fare l'amore Roberta è indisposta. Quando sono allegro lei è triste; quando vorrei fare una gita lei è stanca Dopo un anno scopro che Roberta è una creatura malvagia, perfida, egoista.
Una sera mi sento triste e vado a passeggiare da solo in un giardino. Là conosco Jessica. È una ragazza bionda, angelica, comprensiva che promette tanta felicità Nelle settimane successive ci incontriamo ancora, furtivamente; poi abbiamo rapporti clandestini.
Finalmente mi separo da Roberta e vado a vivere con Jessica.
L'esperienza con la prima donna non è stata sufficiente e adesso la storia si ripete. La vita insieme a Jessica è fatta di litigi, rancori, incomprensioni.
A questo punto ho bisogno di una terza esperienza, cioè di una terza donna per imparare la lezione? No. Adesso basta!
Chiudo completamente con le donne e cerco rifugio negli amici. Ma gli amici sono opportunisti, falsi e sfruttatori. Quando sono generoso gli amici accorrono; quando ho bisogno di aiuto gli amici scompaiono.
Come ultima soluzione cerco rifugio nella famiglia, fra genitori e parenti; là da dove ero fuggito quando avevo venti anni.
Ma è difficile, anzi impossibile andare d'accordo con i familiari. Litigi, incomprensioni, fraintendimenti sono giornalieri e inevitabili.
Rimane l'ultima alternativa, la solitudine. Perciò vado a vivere da solo in una casetta. La solit

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   1 commenti     di: sergio bissoli


Damiano, il Diario e Daria (tre)

<corsivo>
Caro Diario,
so che posso migliorare.

Ma di chi è la colpa se mi sento già perfetto?

Avrei forse potuto desiderare un nome diverso da Damiano? Probabilmente sbaglio punto di vista.

Dovrei piuttosto andare da un ottico o da un dentista. I dentisti sanno sempre cosa dire, e guadagnano anche un sacco di soldi. La mia esistenza è costellata di dentisti che non vedono bene e da ottici che credono di essere dentisti. Anche Daria, la mia ex-ragazza, credeva di essere un dentista, ma poi dieci anni fa emigrò in Australia a fare l'ottico. Cioè, è quello che mi disse, in realtà non so bene cosa faccia, nemmeno lei sa esattamente cosa significhi fare l'ottico ad Hobart. Non controllava mai sul dizionario, e finì per credere che fare l'ottico significasse prendersi cura di se stessa. Io lo spero per lei, perché in tv ho sentito dire che si preannuncia di questi tempi un'invasione di canguri mannari. Probabilmente avranno bisogno di un buon dentista. Ecco vedi, si finisce sempre per convincersi che ciò che abbiamo "trovato" sia il meglio che si possa desiderare, e invece poi scopri che non è poi così tanto male.

Io ho sempre desiderato Daria fin da piccolo. Certo, la chiamavo in mille nomi diversi perché ancora non la conoscevo, forse per questo litigavamo così tanto, credeva io avessi delle amanti. Invece lo dicevo così per scherzare, anche lei scherzando mi fratturò l'osso del naso e persi due incisivi. Capisci quindi quando dico che è importante conoscere un buon ottico e un buon dentista?

Mio caro Diario, non essere confuso anche tu. Io amavo Daria, più dei miei occhi e dei miei denti e forse la amo ancora di più ora che non ci vediamo più. E forse non era sufficiente nemmeno questo. Dieci anni di non-vedersi non si possono dimenticare così facilmente. Magari un giorno mi farò assumere come canguro mannaro e andrò in Polinesia a prendere il sole oppure lezioni di yoga.

Il nostro fu un incontro inaspettato e fort

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   3 commenti     di: Emiliano Rizzo


Lasciatelo dire

Zero minuti di sonno.
Voglia di dire mille cose ma l'impossibilità di farlo.
Niente più cibo da più di un giorno.
Rimanere lucidi è una tortura ma è l'unica soluzione.
Mi piacerebbe ricevere la notizia o anche solo un messaggio che dica: " le tue lacrime mi fanno male".
La causa?
Con tutto quello che c'è nella testa, me la sono quasi dimenticata.
No, non è vero. Non posso dimenticare.
Non posso dimenticare tutte le esperienze che mi tornano alla mente, di quel tempo passato, sorrido pensando alla sua risata in quelle circostanze.
Certo, a caldo è un classico pensare a tante cose.
L'unica certezza è sentirsi un peso... un ostacolo.
Credo non farebbe piacere a nessuno sapere una cosa del genere.
In passato mi sarei ostinato e avrei insistito per cercare di cambiare le cose.
Sono uno deciso e non mollo, questo è vero... ma oggi non sarò così.
L'amore è fatto anche di compromessi (cito una frase del mio amato Accorsi nel film " L'ultimo bacio").
Ha ragione lei.
È come picchiare i pugni contro un muro spessissimo... il risultato immaginatevelo.
Inutile proseguire con chiacchiere paragonabili ad aria fritta non ho mai sopportato questo accostamento).
Ho fatto tanti sbaglii e tante stronzate in questi anni, ma è grazie agli sbagli che ho capito cosa voglio ora. LEI.
Non voglio che anche lei debba sbagliare per capire cosa ha perso in questi giorni, voglio trovare il modo di farle capire che le esperienze aiutano, ma allo stesso tempo, quando qualcuno ti da molto devi accorgertene e farne tesoro.
Non è detto che sbagliare sia sempre una cosa negativa, ma magari con il passare del tempo potrai capire cosa hai perso in passato... e quello sarà lo sbaglio più grande.
Il difetto più grande a mio avviso, è vedere e dare più importanza alle cose negative e tralasciare tutte quelle cose positive che hanno permesso di arrivare a un determinato traguardo.
Lo fanno tutti. Anche io.
Quando si soffre si arrivano a fare cose pesant

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   0 commenti     di: Simone Pigat


Occasioni perdute

Arrivo alla festa in campagna a Palesella, sul tardo pomeriggio, quando ormai sta per finire. Alcuni amici mi intrattengono, ma mentre loro parlano io guardo una ragazza in mezzo a un gruppetto di persone poco lontano. Non è bella ma non è neanche brutta. È una mia compaesana che ho visto di sfuggita in varie occasioni, senza trovare mai il pretesto per parlarle, per presentarmi e fare amicizia.
Infatti non è facile per l'uomo abbordare una ragazza che vede raramente. Bisogna scegliere il momento giusto, quando lei ha tempo, quando è disponibile e non sempre accade. La avevo incontrata in passato in alcune occasioni poco favorevoli: mentre saliva sulla corriera, mentre usciva da un negozio con le sporte piene della spesa, mentre passava in bici, oppure in un giorno di vento mentre camminava affrettatamente per correre a casa. Perciò avevo sempre rimandato l'impulso di avvicinarmi per parlarle.
Anche adesso non è il momento buono: gli amici non mi lasciano solo, la festa sta per finire e tutti si preparano per partire. Viene la sera e lei va via su una bici accompagnata da un'amica.
Successivamente nel corso del tempo rivedo ancora questa ragazza, in varie occasioni. Ma sono sempre momenti inopportuni, per lei o per me: lei dimostra di avere fretta, oppure io ho fretta o sono indisposto o malvestito. Perciò rimando nuovamente la mia presentazione a una prossima volta. E in questo modo sono passati alcuni anni.
Incontro questa ragazza oggi, all'improvviso, mentre sta uscendo di casa. (Prima d'ora non sapevo dove abitava). Ha appena smesso di piovere, lei ha l'ombrello con sé e non sembra avere fretta. Ecco. È arrivata finalmente l'occasione giusta.
Io attraverso la strada per andare sul suo marciapiede. La incontrerò nel momento favorevole, un attimo prima che si incammini.
Mentre mi avvicino penso: che cosa le dirò? Si ricorderà di me? Ci siamo visti a quella festa in campagna ma sono passati tanti anni. Dopo è mancata l'occasione per conosce

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   2 commenti     di: sergio bissoli


Le strade parallele

Luigi t’amo, disse Rossella.
Fu così che la donna ruppe per sempre quel silenzio che fin dagli esordi della loro storia aveva caratterizzato il loro rapporto.
I due si conoscevano da tanti anni senza però essersi mai frequentarti, avevano solo degli amici in comune. Fu in una notte di pioggia di fine settembre che scoppiò la passione, una passione nata e morta nello stesso attimo in cui ebbe inizio la loro reale conoscenza. Lui le mostrò il suo mondo, le permise di entrare nei suoi luoghi, le aprì la porta del suo paradiso/inferno. Cosa potrebbe mai accadere tra due giovani desiderosi di visitare posti lontani? Quella notte tutto accadde e così per tante altre notti. Lei parlava, amava così tanto chiacchierare e cercare di capire. Lui a volte ascoltava e poco diceva, perso com’era in chissà quali pensieri che lo tormentavano. I due giocavano, si rincorrevano con lo sguardo, amavano litigare e subito dopo fare la pace. Lei si lasciò conoscere, si aprì fin da subito a quel ragazzo che aveva tanto desiderato e che così sfacciatamente stava conquistando la sua mente e il suo cuore. Lui disse poche cose di sé, lasciava trapelare molto poco, parlava ma in realtà poco diceva, prendeva ma non dava. Ogni giorno Rossella attendeva pazientemente una sua chiamata, chiamate che non sarebbero mai arrivate. Ogni mattina si svegliava confortata dal nuovo giorno appena iniziato, speranzosa che qualcosa prima o poi sarebbe successo. Le notti erano lunghe e tristi, l’ennesimo giorno trascorso invano. Poi all’improvviso senza alcun preavviso ecco che Luigi spuntava con una nuova proposta, con un nuovo incontro, con un nuovo sorriso. Lei non era capace di rifiutarsi. I giorni così trascorsero e divennero velocemente settimane fino a diventare mesi. La ragazza era un’inguaribile sognatrice, non si lasciava scoraggiare dal suo uomo poco propenso a donare la sua anima. Pensava che prima o poi una svolta ci sarebbe stata. Luigi intanto continuava a vivere nel

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   1 commenti     di: Heidi zopfi



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