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Racconti amore

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L’anima, l’uomo e la vita

Sarai con me,
anche quando la musica non intonerà la tua canzone;
Sarai con me,
anche quando il buio di un cielo senza stelle sovrasterà il tuo respiro;
Sarai con me,
anche quando i tuoi fiori reclineranno il capo alla siccità del tempo;
Io sono la vita.

Sarò con te,
anche quando la dura terra non mi concederà raccolto;
Sarò con te,
anche quando il grande mare ingoierà i miei sogni;
Sarò con te,
anche quanto il tuo albero non mi concederà frutto;
Io sono l’uomo.

Sarò con te,
anche quando il dolore lambirà il tuo cuore;
Sarò con te,
anche quando con te non vorrei essere;
Sarò con te,
anche quando avrò ali per andare.
Io sono l’anima.

******************

Sarò con te, laddove sentissi d’essere. Vola libera la colomba del mio cuore tra le tue mani.

Disse l’anima alla vita. E la vita contrariata da questa sua affermazione, rispose:

Anima chiudi le tue ali e plana morbida nel cuore di quest’uomo, che osserva come incantato il tuo ipotetico volo, non è ancora giunto il tempo di volare. Io non ho catene per trattenerti, ma rispetta la volontà divina nel completare il tuo viaggio, perchè tu altro non sei che l’espressione di quella volontà.

L’uomo assisteva silenzioso al dialogo che scorreva fluido tra la vita e l’anima, mentre ammirava estatico la magnifica luce dell’anima.

Vita, cosa puoi offrire a quest’anima, sai che non mi nutro dei tuoi frutti, desidero solo fare ritorno nel mare delle anime, dove molteplici emozioni e amore infinito mi attendono.

L’uomo continuava ad ascoltare quel dialogo senza mai prendere una posizione, come se l’argomento lo riguardasse molto da lontano. Non aveva ancora capito, che l’anima aveva maturato la decisione di volare via, e che con il suo volo la sua vita si sarebbe spenta.

Anima, ti prego non andare senza di te, lui morirà!

Disse la vita implorandola. Per un attimo gli occhi lucenti dell’anima sfiorarono l’uomo, che era se

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   6 commenti     di: Cleonice Parisi


Galleria

Erano venti minuti che la guardava, per poi nascondersi dietro il suo libro dalla copertina scura.
L'atmosfera malsana del vagone contribuiva a rendere la scena inquietante. Nella folla, nel buio inframezzato dalla cattiva illuminazione della galleria, con il sordo rimbombo delle rotaie, le sembrava di vedere la scena come in un sogno.
I passeggeri di uno stesso vagone condividono un destino comune, lanciati in velocità eppure immobili nell'ignoto, tra una fermata e l'altra. Quella volta, però, tutti gli altri presenti si ridussero a ombre scure: mendicanti, uomini in cravatta con valigetta al seguito, giovani dall'aria trasandata divennero contorni di quel gioco di sguardi, ornamenti sul palcoscenico dove stava avendo luogo quel dramma.
Aveva imparato a memoria tutti i dettagli del suo abito elegante.
Aveva preso a contare, in un assurdo gioco, i secondi che passavano tra un tic e l'altro. Una volta si aggiustava gli occhiali, un'altra si passava una mano nei capelli, con un intervallo costante di venti secondi tra un gesto e l'altro.
Doveva essere piuttosto giovane, forse sulla trentina: il viso scarno non presentava rughe, e la folta barba nera sembrava accordarsi perfettamente a quegli occhi assorti.
Erano quegli occhi che l'avevano stordita. Quegli occhi che la fissavano furtivi, che saggiavano la sua modesta figura avvenente e melanconica di donna stanca, che doveva essere stata bellissima. Senza dubbio, lei in quegli occhi non vedeva alcuna virtù: l'uomo forse non era bello, e non lasciava trasparire alcuna qualità particolare. Anzi, sembrava mimetizzarsi perfettamente con l'atmosfera di decadenza che regnava in quel vagone. Tuttavia, quello sguardo l'aveva turbata profondamente. Lo sentiva su di sé, come una carezza inquietante, un rivolo di acqua fredda sulla schiena.
Rabbrividendo, si voltava continuamente verso di lui, giusto in tempo per vederlo chinare la testa di scatto, imbarazzato. Ogni volta che ciò accadeva, dentro di lei cresceva in

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Pensiero infinito

Trasformo in parole quello che il mio IO pensa!
Mi trovo quì, in un limbo che non avrei mai pensato appartenesse a me.
Solo, con tanti amici che mi incitano e spronano a fare quello che sarebbe giusto... il "sarebbe" è d'obbligo, perché per me, duro come pochi, non esiste altro!
E allora mi siedo e mi guardo dentro: nel primo girone del mio IO, trovo gli ultimi avvenimenti passati che osservo con attenzione per capire... questo posto mi crea disagio, un bel respiro e vado più a fondo!
In questi vecchi ricordi mi sento meglio, in ogni angolo c'è lei che riconoscerei anche fosse un fiocco di neve in mezzo ad una tempesta, tanto è Bianca e Splendente.
Mi sento sicuro e capisco di poter dare sicurezza, faccio tutto, macino chilometri, come fosse la cosa più semplice e gratificante che esista, con la certezza che tornato a casa mi sarei riempito di gioia e felicità!
Vado oltre ancora e mi addentro nel girone più profondo, i ricordi sono belli ed appartengono ad un passato lontanissimo, un passato senza lei, in mezzo a questo concentrarsi di immagini trovo nuovamente forza per continuare ad andare oltre.
Mi trovo in un posto buio, freddo, nonostante abbia al suo centro un sole rosso che credo sia il mio fulcro; al suo interno vedo tutto come fosse un grande schermo che parla di me e del mio viaggio in ogni piccolo particolare, osservando bene vedo una cosa che mi era sfuggita: subito, senza pensarci su, metto le mani in tasca e tiro fuori quello che avevo visto nel mio sole, appena lo estraggo la stanza si illumina e diventa il posto più confortevole del mondo, il mio sole inizia subito a scaldarsi!
Sorrido, mi giro e torno verso l'esterno... con in mano, stretto come fosse la cosa più preziosa, quello che poco prima avevo tolto dalla tasca: il Fiocco di Neve bianco e splendente che avevo incontrato all' inizio del viaggio e che senza me ne accorgessi si era infilato dentro i miei vestiti, dentro la mia pelle e dentro le mie ossa, rendendo tutto q

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   0 commenti     di: Marco Scurci


Amore rosso sangue

-Emma, Emma...-.
Emma correva. Aveva la fronte madida di sudore e i vestiti fradici appiccicati alla pelle, i piedi nudi e sanguinanti, i muscoli a pezzi. Eppure correva. Correva, attraverso quella foresta irta di rovi che le graffiavano le piante dei piedi e le braccia nude.
Stava scappando. Da cosa, non lo sapeva neanche lei di preciso; ma doveva essere qualcosa di brutto, perché nulla di bello avrebbe mai potuto spaventarla in quella maniera. Si sentiva le viscere aggrovigliate come serpi e le pareti della gola graffiate, come se avesse urlato; e sentiva la sua voce.
-Emma...-.
Era una donna, almeno questo lo aveva capito. Ma non aveva idea di chi fosse, né del perché la stesse inseguendo. La sua voce suadente e sottile sembrava un tutt'uno col sussurro del vento, nient'altro che un sibilo nel caos di un mondo irreale e caotico.
-Emma!-.
Eppure c'era qualcosa, in quella voce, che le faceva venir voglia di fermarsi ad ascoltarla. Una parte di lei che le diceva che una voce dal suono così bello e dolce non poteva appartenere ad un essere malvagio.
Ma il resto del suo corpo le urlava di scappare. E lo stava facendo.
Emma corse ancora, pregando le proprie gambe di non abbandonarla proprio in quel momento, quando era così vicina alla libertà... Ma cos'era la libertà? Tornare in quella casa troppo piccola e troppo stretta persino per lei, prigioniera della propria solitudine? Sentire il bisogno d'amore trapanarle ogni parte del corpo, ma non riuscire mai neanche a desiderare un ragazzo? E distogliere lo sguardo ogni volta che ne scopriva uno a guardarla di soppiatto, con lo stesso sguardo vorace e bramoso di sempre? Cos'era la libertà? Alzare la cornetta del telefono per sentire la voce di sua madre ferirla nel profondo, con le sue frecciatine sulla sua deplorevole mancanza di marito, nonostante la sua età?
Forse sarebbe stato meglio fermarsi e lasciarsi rapire da quella voce, in quella foresta, e sparire per sempre dal mondo che aveva imparato

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L'appuntamento

Quando fui sull'uscio sconnesso della bicocca ebbi una stretta al cuore. Come accade ogni volta che ci si reca ad un appuntamento decisivo, d'amore o di morte." Frank Graegorius

Ho un appuntamento con una ragazza bella e misteriosa.
Questo appuntamento mi fa un po' paura. È il mio primo appuntamento d'amore.
In questa sera fosca di aprile, andrò a casa di Lola, per la prima volta. Sembrava così facile, invece no. Mi è venuta la diarrea; l'ora stabilita (le 8 e mezza) non arriva mai, e i minuti sono ore.
La strada da percorrere per arrivare a casa sua è breve, fiancheggiata da platani e bagnata con pozzanghere; ma è così intensa di sensazioni ed emozioni che quando vi giungo sono schiantato dalla fatica.
Suono il campanello. Un lanternino giallo si accende nel buio. Lola appare bellissima dall'alto della scala:
"Vieni, entra."
"No. È tardi. Andiamo al cinema."
"Prima entra che ti presento i miei. Faremo prestissimo."
Con riluttanza salgo i gradini che portano al terrazzino. Preceduto da Lola entro in una saletta buia. Poi un salotto illuminato dove stanno i genitori della ragazza.
La mamma è una signora fine, bionda, con gli occhiali. Le do la mano e Lola mi presenta, dice il mio nome. Poi stringo la mano al padre, un signore serio e formoso. Breve presentazione: il mio nome, dove abito, il nome della mia famiglia.
Poi io e Lola usciamo. Ci segue una raccomandazione della madre:
"Non fare troppo tardi "
Esco all'aperto. Finalmente solo con la ragazza. Solo, ma incatenato alla sua famiglia, alle convenzioni del paese, agli obblighi imposti dalla Società.
Cammino nella notte, a braccetto con Lola. Sono come trasognato, istupidito. La mia anima è intasata per le troppe emozioni.
Sento il contatto del golfino di lana morbida che indossa la ragazza. Sento il suo profumo. Sento il suo chiacchierio, senza capire quello che dice. Annuisco, acconsento e sorrido come un automa. È già lei, la femmina, che guida sulla strada del matrimonio.

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   2 commenti     di: sergio bissoli


Il sogno di Susan

L’arma è immobile sul tavolo di mogano, calda e invitante come una femme fatale. L'appartamento è piccolo, con il tetto irregolare e una grande finestra.
Fuori le stelle hanno lasciato posto alle invadenti luci al neon dei lampioni, e suoni di clacson e voci entrano nella stanza semibuia.
Il tempo scorre feroce e insensibile, Johnny indeciso sul da farsi suda e si torce le mani. Si alza, si passa una mano nei folti capelli neri, fa un giro intorno al tavolo e si risiede più nervoso di prima.
Karl da dietro il suo sigaro puzzolente lo fissa con occhi piccoli e una smorfia sul viso.

Karl era giunto a Southempton, anni fa. Aveva lasciato la sua amata Germania alle SS e alle assurdità per aprire un tipico pub bavarese non lontano dalle rovine del castello. Voleva rifarsi una vita, partire da zero e proprio da lì, da Southempton, cercando di non affondare come il Titanic. Lottare con la vita per restare a galla mentre gli anni diventavano massi che ti spingevano giù.
Johnny si recava ogni sera all’erste Lieber pub, per dimenticare qualcosa o, forse, qualcuno.
Susan serviva birra di frumento e brezel salati a camionisti di passaggio e a ubriaconi del luogo, tutte le sere.
Al loro terzo incrocio di sguardi, s’innamorarono.
Aveva occhi candidi e trasparenti, Susan. Capelli lunghi raccolti da un sottile filo di seta e abiti larghi e scollati. Johnny la osservava con i suoi occhi neri appesantiti da folte sopracciglia che davano allo sguardo un tocco romantico, quasi perdente. La osservava muoversi tra i tavoli con disinvoltura, e ogni volta che qualcuno allungava le mani verso di lei, Johnny induriva i suoi bicipidi e lo scaraventava fuori dal locale.
Johnny per tutta la sua vita non aveva mai realizzato un sogno, o forse, non ne aveva mai avuto uno; allora decise di voler realizzare quello di Susan: scappare da quel posto, e andare a vivere in una casetta vicino al mare sulle bianche scogliere di Dover, e passare le giornate a rotolarsi nella s

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   0 commenti     di: luigi pagano


Innamorato

Corinna, mi sono innamorato di te: cioè ti vedo come una Dea, come una regina. La mia fantasia ti carica di qualità che tu non hai; la mia fantasia ti arricchisce di doti sublimi e sovrumane, ma inesistenti.
Finchè dura l'innamoramento continuerò ad adorarti, a stravedere per te e a soffrire per te.
Eppure, un giorno io mi sveglierò da questo sogno e vedrò la donna prosaica e banale che tu sei. Un giorno il bel sogno finirà. È inevitabile. Questo lo so perché ricordo che è già successo altre volte, con altre donne.
Fin quando durerà? Il più a lungo possibile, spero; o il più presto possibile, sarebbe meglio. Ma ho bisogno di credere nell'amore! Gli uomini hanno bisogno di credere nell'amore come hanno bisogno di credere in Dio, nella giustizia, nella vita dopo la morte.
E allora, aggrappato a questo sogno colorato, vengo da te, sto insieme a te, parlo con te, ti cerco, ti sogno e ti invoco in ogni momento del giorno e della notte. Finchè vivo in questa dolce ebbrezza la vita scorre lieve, i giorni passano senza conoscere la noia. Ora c'è l'ansia di vederti, l'ansia di trovarti e di aspettarti.
Tutto è più dolce, le cose comuni hanno cambiato aspetto. La via dove abiti tu ha qualcosa di speciale. Quando arrivo vicino alla tua casa, sento un tuffo al cuore, e resto incantato a guardare la finestra dietro alla quale tu ti affaccerai. È una finestra particolare, è la tua finestra.
La vita è più bella quando è vissuta in questa magica eccitazione piena di speranze e di felicità. L'amore trasfigura, fa sognare, irraggia una luce interiore meravigliosa ed estatica.
Un giorno questo finirà. Una mattina mi dirai una parola sbagliata, farai un gesto e spezzerai l'illusione. Dopo io precipiterò nel dolore, dopo ti odierò e il mondo di colpo diventerà grigio e buio. Dopo sarò disperato e vorrò morire, oppure cercherò la salvezza in un'altra donna.
Ma tutto questo adesso non ha importanza. Adesso sono innamorato e il tempo non ha val

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   2 commenti     di: sergio bissoli



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