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Racconti di attualità

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Al Mercato del Capo

A Palermo, alle otto di mattina, i "commercianti" del Mercato del Capo hanno già cominciato a scaricare le merci dalle loro motolape, i più anziani, li mastri intanto cominciano a cunzare le bancarelle; la frutta e le verdure migliori davanti, quelle più scatò dietro, pronte a finire nel sacchetto alla prima distrazione del cliente. Lo sappiamo, è un gioco, se volete una sfida ed un divertimento. Qualche volta riesco a parare il colpo, altre volte mi porto a casa una mela con la macchiolina scura. Mi conforto a pensare che somiglia a quelle macchiette scure che spuntano sul collo delle donne dopo un notte d'amore. Le bancarelle si susseguono senza soluzione di continuità le une alle altre alternando i generi e le qualità dei prodotti. Si può trovare accanto una bottega di macellaio ed una bancarella del pesce, mescolando assieme gli odori della carne, del pesce e della frutta, delle verdure, degli indumenti, del! le spezie, a volte anche quello dell'incenso che viene fuori dalle chiese. tutto si mischia, si confonde alle narici arriva un odore forte e strano, persistente, che rimane attaccato agli indumenti anche dopo che si esce da questo stretto budello che è il proseguimento di diverse strade che vanno da Porta Carini fino ad arrivare alla Via Maqueda, passando dalla Via Santo Agostino. Un fiume di merci e di uomini, a volte di mezzi che avanzano con grande difficoltà, di tanto in tanto sono presenti anche coloro che esercitano la riffa, soprattutto di voci; basse, alte, rauche, a volte calme altre volte minacciose e poi tante le lingue che si incrociano; asiatiche nord europee ed ancora dialetti di ogni parte della Sicilia, tutte vogliono partecipare, integrarsi, differenziarsi in quel vociare generale del mercato.
La mia prima fermata è al centro del mercato dove c'è il panchetto del pane. Pani di Murriali, (?!) c'è la solita cartedda piena di pane rigorosamente cotto a legna di cui non si saprà mai da quale forno viene prodotto ma è buono, cost

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Routine Rouvine

Se c'è una cosa che rovina davvero tutto, è l'abitudine, la monotonia nell'essere abituati a fare qualcosa.
C'è chi si stufa di andare a lavoro, chi di studiare, chi di ascoltare.
Vorrei capire chi lo decide.
Noi.
Non credete sia pazzesco sapere la causa della propria noia e nonostante tutto persistere nel renderci tutto più noioso?!
Mi piacerebbe andare in Kenya.
L'altro giorno in palestra ho conosciuto un ragazzo kenyota, un bestione tutto muscoli, arrivato in italia circa sette anni fa per amore di una donna in vacanza nella sua terra.
L'errore più grande a suo dire.
Mollare tutto e seguire una donna.
MOLLARE TUTTO E SEGUIRE UNA DONNA?????????!!!!!
Lui l'ha fatto.
Aveva mille progetti in serbo per il suo futuro, aveva un lavoro, aveva una bella famiglia a casa... eppure è bastata una mora riccia piemontese in viaggio in Kenya per fargli perdere tutto e iniziare una nuova vita molto peggio di come credeva.
Sognava di arrivare a mettere da parte soldi a sufficienza per comprarsi delle mucche da latte, lì a suo dire il latte è raro e pregiatissimo, quindi sarebbe stata probabilmente un'ottima forma di guadagno.
Eppure no.
Lui è venuto a vivere a San Giorgio Canavese. Mi dite chi cazzo lascerebbe un futuro certo per andare a vivere a San Giorgio Canavese??!!
Con tutto il rispetto per gli abitanti di San Giorgio, ma forse i paesaggi del Kenya e le sicurezze che aveva lì erano più confortanti.
Aveva praticamente tutto quello che gli interessava e di cui aveva bisogno... eppure ha mollato l'intera offerta.
Per una donna che l'ha mollato poco tempo dopo il matrimonio avvenuto in Italia.
Non dico che abbia fatto totalmente un errore, anzi, magari potrebbe succedere a chiunque di noi, alla fine non è poi una causa così di poco spessore.
Lui ha avuto le palle e l'ha fatto.
Ora è "bloccato" qui.
L'eventualità di tornare in Kenya c'è, ma vorrebbe avere denaro a sufficienza per viverci tranquillo.
Bene, tutto questo per cerc

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   3 commenti     di: Simone Pigat


Il mestiere di padre (1a parte)

In mancanza di lavoro e senza una corretta istruzione (il mestiere di padre) l'Isis (la maglia nera della civiltà) assolda miliziani europei, emarginati dalla società con nessuna prospettiva di miglioramento economico e sociale e, pertanto, facile preda di chi usa l'identità religiosa (Allah è grande) con la prospettiva di un futuro e di un mondo migliore.
Proprio da qui giovani emarginati, in preda all'insoddisfazione per la vita e pervasi dall'odio, si immolano nel nome della divinità confondendo Satana con Allah ed arrivando a compiere stragi assurde, come quella di Parigi dello scorso 13 novembre, che ha coinvolto proprio il meglio della gioventù.
L'immediata risposta del presidente Hollande sono stati i bombardamenti aerei quando la società civile deve pure meditare sulle sue responsabilità e, per eradicare completamente questa gente indemoniata (sempre più pervasa dall'odio), deve ricorrere in primis al presidio istruttivo della cultura. E questa, senza ombra di dubbio, ha le sue solide basi sulla sacralità della famiglia (un padre maschio con il mestiere di educare e una madre femmina permissiva!) che, anche Francia e Usa (civiltà d'avanguardia), hanno di recente barattato con il matrimonio gay quando questo va correttamente legalizzato come "unione sentimentale" da intesa affettiva.
Speriamo allora che questa esclusività naturale la mantenga almeno l'Italia che, in tema culturale, la sa davvero lunga grazie al suo entroterra di Santi, Madonne e Grandi.
Senza la famiglia non si va da nessuna parte e si confondono invece le idee, sul significato vero della vita (sublime atto d'amore), ad innocenti creature arrivando a stravolgere finanche la sua prima legge naturale, che concede il privilegio a un maschio e a una femmina, pervasi da amore, di generare la vita materializzando l'amore proprio nei figli (spiritualizzano la materia regalandoci la gioia di veri genitori) attraverso un triplice passaggio cellulare:

Dalla cellula nervosa (innamor

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Allegoria del gatto di notte numero due

(ad erre.)

La voce del Gatto n°2 riecheggiò nell'assemblea:

"Fratelli! Fratelli gatti, sorelle gatte, qui giunti da tutto il quartiere per questa triste assemblea. È con gran rammarico che mi tocca mettervi a conoscenza di un fatto malaugurato.
Ebbene, è accaduto. Molti di voi forse già lo sapranno: il nostro capo, Gatto n°1, è stato catturato. Gli umani lo hanno preso, dopo una fuga durata anni.
Immagino voi crediate che io gioisca di questo fatto, io che per anni mi sono mantenuto alla sua ombra, ora esco alla luce, e ne eredito il ruolo, alla guida dell'Organizzazione.
Dovrei quindi esserne felice?
No, compagni gatti, compagne gatte. Non lo sono! Non lo sono perché abbiamo perso non solo una delle battaglie più importanti della nostra storia, ma anche un caro amico, un compagno, un fratello.
Ho perso io stesso un amico, un gatto con cui ho condiviso gran parte della mia vita, sin da quando cominciammo con le piccole scorribande nel rione, fino a giungere ai vertici dell'Organizzazione, vertici da cui abbiamo assistito e protetto tutti voi, compagni, in questi lunghi anni.
Anni duri, ma belli. Anni in cui molti ci hanno accusato: di essere criminali, di essere degli assassini, di rubare, di stringere accordi con gli umani per il controllo del quartiere.
Ebbene, mi duole ammetterlo, talvolta questo è accaduto.
Talvolta abbiamo stretto accordi con gli umani, tramite i nostri contatti infiltrati all'interno delle loro contro-organizzazioni. Ma è stato solo per il vostro bene, compagni, compagne.
Talvolta abbiamo rubato, ucciso, commesso crimini atroci ai danni sia di uomini che gatti.
Ebbene, questo fa di noi degli assassini? Fratelli, sorelle, questo fa di noi dei ladri,? Dei criminali? Gente meschina per cui nulla è reale e tutto è lecito?
No, non lo siamo. Non lo siamo mai stati.
Tutto ciò che abbiamo fatto, i crimini che abbiamo compiuto, li abbiamo compiuti in nome vostro, per proteggervi. Era un fine alto, il nostro. La salv

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   2 commenti     di: simone regolo


Il tifo e la cultura

Leggevo qualche tempo fa su di una rivista scientifica a proposito di un esperimento:
un antropologo australiano ha portato un indigeno della foresta della Nuova Guinea in una moderna città piena di grattacieli e di traffico per studiarne le reazioni. Ebbene la sorpresa fu grande nel vedere che questo indigeno camminava per la strada incurante di tutto ciò che gli succedeva attorno e che l’unica cosa che attirò la sua attenzione era un uomo che trainava a piedi un carretto carico di frutta e verdura.
L’interessante conclusione dell’antropologo fu che noi vediamo solo ciò che conosciamo.
Fatto tesoro di questa osservazione mi viene subito in mente l’importanza della cultura come fenomeno di trasmissione della conoscenza attraverso svariate forme dall’arte alla scienza. Tutto passa attraverso il desiderio di conoscere e la capacità di insegnare, conoscere la lingua e la matematica nelle sue varie forme (geometria, algebra…) serve, e dico una banalità, a sviluppare una maggiore facoltà di pensiero.
Insomma come sarebbe vedere un’automobilista che dopo aver tamponato un altro scende dall’auto e invece di inveire si china a raccogliere un fiore dicendo “guardi qui! Sensazionale! Questo è un bellissimo esemplare di Ginko Biloba.”
Oppure un ultras di calcio che durante una carica della polizia raccoglie un sasso da terra e invece di lanciarlo si ferma con aria di entusiastica sorpresa “Ehi! Ma questa è un’arenaria del periodo Cambriano!”
Vediamo solo ciò che conosciamo.
Gli uomini in misura molto maggiore delle donne si appassionano al gioco.
In Italia il calcio è quasi più diffuso dell’aria, lo troviamo nel linguaggio e perfino nella politica. Effettivamente è uno sport appassionante e i suoi schemi fatti di squadre e di individui ricordano un po’ le strategie militari e ognuno dei tifosi tende ad appartenere ad un esercito piuttosto che a un altro indossando i panni dello stratega nei commenti che inondano i bar dal lun

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   6 commenti     di: Rudy Mentale


In cerca d'autori

Il plico arrivò nella tarda mattinata, assieme al postino che rideva sotto i baffi.
Un certo Monsieur Jourdain, Presidente della M. B. G.&Company di Anversa, voleva ncontrarmi per affari.
Un tuffo nel mio sito preferito e un bel racconto da rileggere:
" Sottigliezze Spregiudicate."
Quant'è carino, lo leggerei tutti i giorni!
Mi accinsi a commentarlo, era veramente bello.
Lo squillo del telefono merita, spesso... la galera.
Una certa Nilde, comunicava che ero atteso a Ginevra e che centomila euro erano stati versati sul mio conto corrente bancario.
A me piace scherzare e quando sento parlare di soldi, divento un amicone.
Serio serio e con garbo risposi che se avessero aggiunto all'offerta una bella Mercedes SLK ultima generazione, non sarei mancato all'appuntamento richiesto.
Pronta, la risposta: "Quale è il colore che preferite?"
Risposi che amavo il bianco, pensando alle frittelle di neve che in primavera si squagliano.
La chiacchierata mi aveva messo di buon'umore e per fare quattro passi, andai in banca.
Chiesi l'estratto conto e sorpresa delle sorprese vi erano stati accreditati i soldini.
Il Direttore, specificò che era roba mia e che potevo farci quello che mi pareva.
Come se non bastasse, alcuni giorni dopo arrivò la Mercedes SLK, di colore bianco.

Deliziosa e adorabile, come solo la moglie di un magnate dei mass-media sa essere, la signora Nilde mi inquadrò dalla testa ai piedi.
Sul sofà, mi feci piccolo, piccolo, mentre gli occhi stampavano le sue leggiadre forme.
Che silhouette... e che voce!
Le mie orecchie di ( e non da) mercante si aguzzarono.
"Caro Signore, siamo disponibili a darle un assegno in bianco, in cambio dei suoi servigi, gradite un tè o un carcadè?"
Roba da pazzi, optai per un caffè amaro e... ovviamente senza zucchero.

"Noi della M. B. G. & Company vogliamo essere informati intorno alla quantità
di tempo che viene sperperata nei vari Siti Letterari, al fine di deliberare adeguate contromisure uti

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   11 commenti     di: oissela


Nell'anno dieci dopo Facebook (e 2014 dopo Cristo)

"Il guaio del computer è che non contiene abbastanza Africa." Brian Eno

Quando finisci di leggere "Rete Padrona" di Federico Rampini, resti un attimo in silenzio e qualcosa di nuovo entra nelle stanze della tua casa.
Una volta passavano e apparivano gli angeli con le loro trombe o i daimones grecoromani con le loro immagini caricate a istinto.
Apparizioni da altre regioni di altri mondi. Adesso perlopiù si sentono dappertutto le suonerie degli smartphone e dei tablet, ma quando finisci un libro così resta un silenzio carico, denso, piacevolmente problematico, oserei scrivere divino.
Quando avverti che qualcuno ha affermato la verità ti senti stranamente distaccato, equidistante, equilibrato, lievemente euforico.
Girata l'ultima pagina ecco che mi appare una visione, nitida quanto terribile: "questo fottuto mondo è diventato un videogioco".

All'inizio del volume Rampini esordiva: "Sono in nuovi padroni dell'Universo, ognuno di noi deve conoscerli per imparare a difendersi."
Ha proprio ragione Federico, questi sono i nuovi padroni del fottuto videogioco che si chiama mondo capitalista monopolistico informatico.
Già, ma per darsi una denominazione, i Boss della playstation globale non usano questi termini veteromarxisti. Parliamo di gente alla moda, mica dei tirannosauri.
Questi sono dei poeti del turbocapitalismo selvaggio: Gmail, Google, Amazon, Facebook, Twitter e via elencando con questi stringati epiteti in globish. Questi sono sintetici, sinottici, spietati: parlano con mail ridotte all'osso e messaggini, altro che elaborata e bizantina sintassi marxista.
Un grandioso libro che ti regala momenti di spavento puro e di consapevolezza profonda, angelica, ermetica. Perché di questo abbiamo bisogno per risvegliarci tutti dall'intossicazione da computer: terrore e cognizione.

Sentite questo incipit da film horror di prima qualità:
"Un membro del consiglio d'amministrazione di Facebook ha detto che: 'la Chiesa cattolica ci ha messo duemila ann

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   3 commenti     di: Mauro Moscone



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