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Racconti di attualità

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VISITA AD UNA STRUTTURA SCOLASTICA

nb. questo e' il seguito di visita ad una struttura ospedaliera




Test numero due: l’ISTRUZIONE


Visita ad un ISTITUTO COMPRENSIVO


L’idea era scaturita a Sergio al bar, dove timidamente con l’amico si era riaccomodato perché con il suo eloquio aveva ottenuto la proroga di una settimana al saldo di un piccolo debito.
“ Leggi qua, Andrea!” Sergio aveva consegnato all’amico il quotidiano che, come la Gazzetta dello Sport, era offerto in lettura ai clienti.
“ Ancora senza Dirigente l’Istituto comprensivo di…Salichetimpicco. “
“ Beh?…”
“ Non dirmi che il trafiletto non ti suggerisce niente.”
“ Mah…”
“ Mi rispondi a monosillabi? Sei davvero privo di un minimo di fantasia, non diventerai mai un Montanelli! “ Dopo una pausa: “ sappi che l’Istituto Comprensivo sarà la seconda tappa della nostra inchiesta e tu vanti l’onore di parlare con il suo dirigente. “
“ Posso confidarti, “ gli ribatté Andrea dopo un attimo di stupore, “ che la tua mi sembra un’idea strampalata?”
“ Persegui ad essere il solito disfattista. Sappi che in gioventù, prima di dedicarmi a questa lucrosissima attività, insegnai per un paio d’anni come supplente, una certa conoscenza dell’ambiente non mi manca, trascurando gli anni sciupati per acchiappare con tanto di lode questa laurea che mi sta procurando soddisfazioni e denaro a iosa.”
“ Se t’infilzeranno saranno esclusivamente cavolacci tuoi.”
“ Pensala come vuoi, domattina di buon’ora prenderò possesso dell’Istituto Comprensivo.”
“ Perché un nome tanto stravagante?”
“ L’ordinamento scolastico è mutato, le scuole non sono più corpi separati ma fanno parte di un insieme concepito per struttura verticale chiamato Istituto Comprensivo; vi trovi scuole materne, elementari e medie sotto un’unica direzione ed un’unica amministrazione.”
“ La direi una forma di risparmio sul personale non docente e sui presidi...”

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Ma chi si crede costui? (ultima parte)

L'inizio di queste mie scritture risale al 1998, anno del boom farmacologico per l'uscita, in contemporanea, della pillola della felicità spirituale (l'antidepressivo che risolveva ogni problema) e della felicità carnale (la magica pillola blu) ma poi sappiamo tutti come è andata a finire.
Proprio da qui cominciò, infatti, la crisi economica mondiale perché la politica dei Grandi (G8) preserva i potenti e si scorda degli indigenti.
Questo monito vale soprattutto per gli americani, civiltà d'avanguardia, la cui cieca politica predilige l'industria bellica (la pace non è armata), l'industria automobilistica (a danno degli spazi e dell'ambiente) e l'industria farmacologica (necessita educazione sanitaria)...

fuit olim magna civiltas americana,
vexillum pacis et libertatis, hodie primus
responsabilis precarium equilibrium
tota gentes mundi et prima causa cum Cina
catastrofe planetaria per buco ozono.
Vivemus iam in crisi economica et populus
napoletanus (semper tantum ispiratum) solet
dicere "aqua est poca et papera non gallegiat"
et sic etiam ego caddit, imperitia inespertus
promotor finanziarius, cum mea paupera aqua
in rete proditoria tesa ab americani per sanare
debiti contracti in nomine fasulla opulentia,
peior que mariuoli napoletani qui faciunt
paccum cum petra et tanta arte!
Sed qualis civiltas sine memoria et pietade
per "poveri e deboli" sine tetto, sanità
et pane, tris maxima necessitas
(in hoc signo vinces Presidente Obama)
et cum oculo attento solum versus potenti
homini et lobby americane, semper a caccia
monetaria sine nihila pietade et sapientia.
Mii cari amici americani,
quamquam cum napoletani in res faceta
(barzellette) manco una tantum
mai la spuntate, necesse concedere
vobis que in nomine libertas et scientia
omnia gentes mundi vobis debet multum,
sed tamen nunc auscultate me, genericus
medicus mutua: in ipsa hora pro vobis
necesse modus vivendi plus bonus sine
medicine, armi et auto ingombranti.

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Non può durare per sempre

Un uomo lavora nei campi. Ogni tanto si ferma ad osservare i mucchi di rami, ammassati in attesa di essere bruciati, e le chiome degli alberi appena potati. Sua moglie è rimasta a casa, prepara il pranzo ed aspetta che i bambini tornino da scuola. Insieme provvedono al sostentamento della famiglia.
Altrove uomini impegnati in oscuri giochi di potere decidono che la nazione deve entrare in guerra.

L'uomo viene strappato dalla sua terra e arruolato nell'esercito, chiamato a difendere la patria, chiamato a difendere la bandiera. Marcia verso il fronte, verso la gloria, gli dicono i suoi superiori, verso la morte, dicono i suoi compagni. L'uomo ripensa alle parole di suo padre, ''la guerra non può durare per sempre". Quelle parole gli danno forza, continua la sua marcia con il cuore un po' più leggero e la speranza di ritornare a casa.
Altrove uomini impegnati in oscuri giochi di potere seguono, da lontano, le sorti della guerra.

L'uomo ha raggiunto il fronte, è in trincea, tra il sangue dei propri commilitoni e il puzzo della polvere da sparo, le grida di dolore e la paura della morte. Sa che potrebbe non farcela, teme che prima o poi toccherà a lui, ma ripensa alle parole di suo padre, ''la guerra non può durare per sempre", e si fa forza. Continua a combattere e a sperare.
Altrove gli uomini impegnati in oscuri giochi di potere decidono che la guerra deve continuare.

L'uomo è stato catturato dal nemico. La vita in prigione gli pesa molto, soprattutto quando pensa alla sua famiglia. Dal fronte poteva mantenere un contatto epistolare, dalla prigione non ha modo di rassicurarli di essere vivo, né di accertarsi che lo siano anche loro. In queste condizioni i più si perdono d'animo, lui ritrova la speranza ripensando alle parole del padre.

La guerra è finita. L'uomo è libero ed è riuscito a tornare a casa. Ha trovato la sua casa in rovina e le sue terre devastate. Lui e sua moglie hanno lavorato duramente per ripulirle, per semi

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Undici due undici

Fumano le bocche nell'aria fredda di un mattino di febbraio, si è svegliato intorpidito un timido raggio di sole che disgela un sorriso, fra le ciglia d'erba una margherita, non abbassa la testa, neanche a quella brina.

Come noi che scalpitanti aspettiamo di salire sul pulman, la corsa per sedersi davanti, vicino al finestrino, stringendoci dentro le nsotre giacche... destinazione futuro.

No.. non è una gita scolastica e non siamo studenti, siamo lavoratori e pensionati accomunati in questo viaggio, ognuno con la propria storia, ma tutti con le stesse quotidiane esigenze: sopravvivere... E armati di fischietti e tanta buona volontà decolliamo là dove forse qualcuno potrà ascoltare il nostro girdo... SIAM VENUTI A MORIR PEL NOSTRO LIDO!
Magari non siamo trecento, non siamo neanche tanto giovani e forti e amiamo la vita.
Magari solo farci ascoltare da chi troppo spesso si dimentica di noi, gocce di questo oceano che chiamano vita...

Scorre dietro il finestrino il nastro argento della strada, si inseguono i segni bianchi della carreggiata, ma non si raggiungono mai. Chiacchiericcio di voci, suoni acuti, dolci.. velati... inseguiamo i nostri aquiloni nel vento i nostri sogni lontani e vicini, la vita, il lavoro. Io ho scelto il mio angolino e scrivo, qualcuno mi guarda... chissà cosa pensa... Cullata da questo mormorio e dalle onde che gli ammortizzatori imprimono a questa nave.

Viaggio sospesa fra le nuvole, sul mare dove spesso ci sentiamo come naufraghi alla deriva. Adesso sono il capitano... avanti tutta verso l'isola che forse non c'è... ma a noi piace sempre crederci e sperare, l'importante è non arrendersi mai.

Un raggio di sole si riflette nel finestrino, una carezza, si rispecchiano le mie speranze, tepore di una culla, ma qui c'è troppo chiasso, nessuno ascolta.

Qualcuno urla "TERRA!" E infatti si intravede già il parcheggio dove sostano altri pulman.

L'autista si ferma a dormire e noi scendiamo come sbarcati da un'

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   6 commenti     di: laura marchetti


È la scelta giusta?

Una sera in preda alla disperazione guardavo le mie foto che avevo caricato sul computer. Rivivere dei momenti del passato mi fa sempre sentire meglio permettendomi di non pensare alla situazione attuale. Sono laureato in economia e marketing con 100 e lode, i professori mi riempivano di complimenti confermandomi che avrei avuto un buon futuro, ma nonostante tutto sono ancora disoccupato. E non per scelta, ma perché di lavoro oggi non se ne trova, ai giorni nostri le possibilità di ottenerlo sono veramente poche. Dovrebbe essere un diritto oltre che un dovere, ma quando si parla di pretese i cittadini vengono messi sempre su un secondo piano. Per i governi è più importante esaudire le volontà di istituzioni più importanti, come le banche, le industrie, la chiesa. Bisogna avere una gran fortuna, la stessa che serve per fare un 6 al superenalotto. Quindi sono laureato e lodato, esperto e preparato, ma disoccupato.
Tra le varie foto trovo quelle che mi ritraggono con varie ragazze. Con alcune ci eravamo promessi un futuro insieme, anche di mettere su famiglia, ma tutti i nostri sogni, i nostri progetti, hanno avuto termine. Ogni volta germogliavano lentamente per poi infrangersi, come foglie spazzate dal vento. Altre immagini mi rappresentano in compagnia di amici. Pensavo che almeno questo legame dovesse essere più solido, e invece me ne sono rimasti ben pochi, di amici. La mia attenzione venne catturata da un'immagine che mi immola in compagnia di Andre, Jack e Matte seduti in Bigger Place. Che periodo felice che era quello! Tutti insieme cantavamo canzoni più o meno famose, dai Queen ai Doors, dai Red Hot Chili Peppers a Bob Marley mentre, a turno, Jack e Andre si alternavano alla chitarra. Era diventata un'usanza ritrovarci lì tutte le sere e, nel frattempo, consumare qualche bottiglia di vino rosso. Soprattutto quell'estate, quella di 6 anni fa. Avevamo sostenuto la maturità ed eravamo pronti ad affrontare il mondo con il primo riconoscimento della nos

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   1 commenti     di: vasily biserov


Irene 20 anni dopo l'esame di stato

Sospirai, assorta nei pensieri che solo una giornata di pioggia, uggiosa e tedia, trascorsa a casa da sola può suscitare.
Sul divanetto sotto la finestra, il mio sguardo vagò per il giardino trafitto da lance che scendevano crudeli dal cielo capriccioso.
"E così" cominciai come in un dialogo tra me e me " eccomi qui, vent'anni di vita trascorsi a sfacchinare per realizzare quei sogni da ragazza cui tanto ambivo, per poi ritrovarmi spiazzata di fronte alla maestosità della natura e accorgersi di come quel tempo è stato totalmente inutile.
O, sogni impressi a fuoco nel mio cuore, perdonatemi per come vi ho brutalmente uccisi, seguendo solo la legge del mondo, la ferrea norma della convenienza stipulata dal rigurgito acido della vita, che ha più e più volte trapunto cuori inerti, un tempo colmi di speranze.
Mi ripromettevo di essere diversa, di uscire dal grigiore così come fa il primo timido fiore che rinasca dopo l'inverno. Egli sa che è destinato ad appassire, che nessuna mano gentile di giardiniere lo annaffierà o scaccerà da intorno a lui i parassiti assassini che bramano solo di divorare il suo esile stelo avvolto in un mantello di ghiaccio, eppure quegli ingenui fiori continuano a sbocciare, in una lotta contro la biologia, la botanica, la scienza in generale, non vinceranno mai la sfida col gelo, ma nascono per dar forza alla stessa terra di rinascere, sacrificano le loro vite per dimostrare che è possibile essere diversi.
Così io volevo essere, una rosa selvatica incurante dell'inverno, sprezzante di fronte alla morte e orgogliosa di fronte alla vita.
Invece cosa mi capitò allora?
Perché accettai di essere così sfruttata, spremuta dalla società?
Ora mi scopro tutte le mattine ad uscire di casa alle 7, vestita di tutto punto, con la valigetta in una mano e un caffè in cartone nell'altra per andare al lavoro.
Non sono più una persona, ma una squallida molecola d'acqua grigia trasportata dall'impetuosa corrente di una soffocante routi

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   2 commenti     di: luca


Il potere dei media

I media sono uno strumento fondamentale nella comunicazione politica, svolgono una funzione informativa rispetto ai comportamenti, ai progetti e ai programmi degli attori della politica stessa,
ci trasmettano dati rispetto all’ andamento dell’ economia, rispetto ai problemi sociali e ai rapporti internazionali.
Allo stesso tempo possono avere una funzione disinformativa che si realizza attraverso il filtro e la mistificazione delle notizie.
A questo riguardo, giustamente, molte sono le contestazioni che criticano l’ anomalia di una democrazia dove un personaggio è allo stesso tempo il primo attore della politica e il padrone dei mezzi di comunicazione, Berlusconi sembra quasi un bambino che dopo aver terminato il suo compito in classe, lo prende, lo corregge e poi si autovaluta.
In questo articolo non entrerò nel merito della questione precedentemente indicata, ma sosterrò la tesi che Berlusconi non solo controlla il tipo di informazioni che i telespettatori ricevono, ma che nel corso degli anni attraverso specifici programmi televisivi è riuscito a cambiare alcuni modelli e valori sociali delle categorie di individui più esposte, abbassando il loro livello culturale medio e rendendole così più deboli e soggette alla demagogia.
Inizierò questa analisi, riprendendo un’ antica intervista di Enzo Biaggi a Pier Paolo Pasolini, lo scrittore definiva la televisione come un medium di massa e come tale uno strumento impari:
sosteneva che “le parole che cadono dal video cadono sempre dall’ alto, anche le più democratiche, anche le più vere, le più sincere”, sosteneva che “nel momento che qualcuno ci ascolta dal video ha verso di noi in un rapporto da inferiore a superiore, che è un rapporto spaventosamente antidemocratico”.
La televisione è come un palco, gli spettatori non hanno diritto al contraddittorio, all’ interno del pubblico televisivo esistono categorie facilmente influenzabili, principalmente gli adolescenti, le casalinghe

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