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Racconti di attualità

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Non può durare per sempre

Un uomo lavora nei campi. Ogni tanto si ferma ad osservare i mucchi di rami, ammassati in attesa di essere bruciati, e le chiome degli alberi appena potati. Sua moglie è rimasta a casa, prepara il pranzo ed aspetta che i bambini tornino da scuola. Insieme provvedono al sostentamento della famiglia.
Altrove uomini impegnati in oscuri giochi di potere decidono che la nazione deve entrare in guerra.

L'uomo viene strappato dalla sua terra e arruolato nell'esercito, chiamato a difendere la patria, chiamato a difendere la bandiera. Marcia verso il fronte, verso la gloria, gli dicono i suoi superiori, verso la morte, dicono i suoi compagni. L'uomo ripensa alle parole di suo padre, ''la guerra non può durare per sempre". Quelle parole gli danno forza, continua la sua marcia con il cuore un po' più leggero e la speranza di ritornare a casa.
Altrove uomini impegnati in oscuri giochi di potere seguono, da lontano, le sorti della guerra.

L'uomo ha raggiunto il fronte, è in trincea, tra il sangue dei propri commilitoni e il puzzo della polvere da sparo, le grida di dolore e la paura della morte. Sa che potrebbe non farcela, teme che prima o poi toccherà a lui, ma ripensa alle parole di suo padre, ''la guerra non può durare per sempre", e si fa forza. Continua a combattere e a sperare.
Altrove gli uomini impegnati in oscuri giochi di potere decidono che la guerra deve continuare.

L'uomo è stato catturato dal nemico. La vita in prigione gli pesa molto, soprattutto quando pensa alla sua famiglia. Dal fronte poteva mantenere un contatto epistolare, dalla prigione non ha modo di rassicurarli di essere vivo, né di accertarsi che lo siano anche loro. In queste condizioni i più si perdono d'animo, lui ritrova la speranza ripensando alle parole del padre.

La guerra è finita. L'uomo è libero ed è riuscito a tornare a casa. Ha trovato la sua casa in rovina e le sue terre devastate. Lui e sua moglie hanno lavorato duramente per ripulirle, per semi

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Ma chi si crede costui? Un Nessuno che sogna un mondo migliore e, da Carneade, scrive per migliorarlo! (1a parte)

Se il meglio dei nostri giorni è rappresentato dall'Isis (la maglia nera della civiltà), dagli Ultras (i barbari del calcio), da Grillo (il portavoce del vaffanculo), da Salvini (il guardiano della Padania) e dalla Meloni (la Hitler in gonnella) con l'Europa attenta solo ai debiti monetari (crisi economica greca) mentre continua a contrarre debiti morali (emergenza profughi), a questo punto mi ci metto pure io che, da eterno esaltato, dopo l'arca di Noè e le leggi di Mosè, mi vedo l'apripista (il pilota dell'anima) della nuova era spirituale (ultrapallio) secondo la profezia Maya (22/12/2012) rivelata a Maiello e verranno i tempi belli!
E così l'Amore, con l'educazione morale e la corretta istruzione culturale, diventerà l'autostrada del Sole alla luce della Verità perché:

l'Amore è il Sole della Verità
l'Amore è la Verità del Sole

il Sole è l'Amore della Verità
il Sole è la Verità dell'Amore

la Verità è il Sole dell'Amore
la Verità è l'Amore del Sole

esercizi spirituali tra debiti (Grecia) e crediti (Europa), tra poveri (profughi) e potenti (Angela Merkel) che fa solo l'Italia, sgangherata barchetta nel bel centro del Mediterraneo.
E quando c'è intercambiabilità di termini e il significato dell'espressione è lo stesso, va ricordato che siamo al cospetto di valori universali della vita e l'Italia, a breve, ristabilirà anche il suo ordine naturale (anche Obama ci è cascato!), legalizzando "l'unione sentimentale" dei gay da intesa affettiva ben più solida di quella matrimoniale degli eterosessuali!
Proprio da qui la dissennata polvere umana, non a caso materia grigia, dopo aver toccato il fondo con lo stravolgimento finanche delle sue leggi naturali, farà selezione spirituale e culturale (corteccia associativa) grazie all'acquisizione dell'anima nella sua triplice luminosa veste (a immagine e somiglianza divina) di coscienza vigile (esisto/cogito ergo sum), consapevole (per amare/amo e sempre sarò) e morale (veramente/gn

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Universitarians - Parte 1

Se credete che questa sia l'ennesima storia di disperazione, smettete di leggere.
Non posso annoverarmi fra i figli defraudati del Welfare: ho ricevuto un'istruzione, e contrariamente a molti miei coetanei europei o di oltreoceano, non ho mai avuto bisogno di vendere sangue per pagare la retta annuale dell'Università. Si leggono continuamente storie terribili in giro, ecchevvelodicoaffà, le avrete lette pure voi, tanto basta poco a farle diventare virali: un po' per la tristezza, un po' per la retorica pietosa di chi li scrive. Ed è quasi un macabro divertimento quello che si scatena nel passare in rassegna i commenti. Lo confesso, è un sorriso guardare come la "tragica vicenda" di uno studente passato a una qualche forma di droga anabolizzante dell'apprendimento dia il La a tirate contro lo sfruttamento dei cervelli, il burn out da giungla universitaria, lo stato capitalista. L'ala conservatrice non rimane inerte, e si sfrangia meravigliosamente tra i protettori dell'esclusività dell'Ivy League, quelli che il sacrificio è onor di patria, i veterani amareggiati che "questo è il loro Vietnam, a noi una gamba fra i proiettili, loro qualche litro di sangue col culo sulla sedia", i progressisti con le accorate osservazioni sui risvolti del progresso, e comunque le tirate contro lo stato capitalista. Ma questa è l'America, e la proporzionalità sacrifici-risultati è sempre stata una LORO prerogativa. Ce l'hanno LORO, scritto in Costituzione. Anche se mo' vallo a raccontare a chi del sogno americano conosce solo le sforacchiature al confine. Ma che titolo ho io per giudicare? Non l'ho manco fatto, l'esame di Culture Comparate.

Sono italiana, vivo nella città italiana per eccellenza: quell'italia così bella, tra il triviale degli insulti romaneschi e il tribale dei crocchi di vecchiette di quartiere sui balconi, e brutale, con le scazzottate puntuali e gratuite di qualche ragazzetto cocainomane di borgata.
A volte, di quelle frasi pseudopatriottiche ch

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   1 commenti     di: myatyc myatyc


L'estate del mio primo batticuore -Parte 4-

Non sentivo Mirco da un paio di giorni e la sua presenza, i suoi sorrisi, le sue parole già mi mancavano. Da brava amica lo incoraggiai nel conoscere altre ragazze ma presto me ne pentii. Qualcosa stava cambiando in me, o forse era già cambiato. Una nuova mattina era iniziava a Milano e come tutte le mattine trovai Mirco giù in cucina al mio risveglio. Lo salutai con tono un po' freddo. -Ciao Mirco- e subito cambiai discorso chiedendo alla nonna- Dove sono le mie ciabatte?-. Lui ricambiò il saluto e mi seguì verso l'atrio in cui le mie ciabatte alloggiavano. -Kelly devo parlarti, urgentemente!- disse lui prendendomi il braccio. -Mi dispiace ma adesso devo andare e anche tu devi andare. Se non hai qualche appuntamento passa stasera da casa: io sarò qui- e così finì. La sera, quando finì lavoro, passò da casa. Suonò il campanello, andai ad aprire e lo feci accomodare sul divano accanto a me. -Di cosa volevi parlarmi così urgentemente? Sentiamo! I tuoi appuntamenti non sono andati come i tuoi piani? Ti sei già fidanzato?- e continuai a fargli domande senza dargli il tempo di rispondere. -Smettila! Basta con tutte queste domande!- mi urlò lui. Io mi zittii per lasciarlo parlare. - Sono uscito con quella ragazza Lunedì! Abbiamo fatto un giro per il parco, il Duomo, la gelateria ma... Niente di più!- disse lui con aria stanca. -Cosa volevi dal primo appuntamento scusa?- chiesi io. -Aspetta, per me è già difficile da spiegare. Dammi il tempo di prendere la forza e trovare le giuste parole! Quel che voglio farti capire è che ho sentito molto la tua mancanza in questi giorni, mi sono mancate le nostre passeggiate, la tua risata, il tuo viso, mi è mancato tutto di te! E forse mi pentirò per aver fatto scappare una gran figa come quella ragazza. So, però, che è stata la scelta giusta! Tu mi hai insegnato che bisogna essere sinceri nella vita e io voglio esserlo. Ed è per questo motivo che devo dirti che forse tu mi piaci!- e dopo quelle parole il si

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Irene 20 anni dopo l'esame di stato

Sospirai, assorta nei pensieri che solo una giornata di pioggia, uggiosa e tedia, trascorsa a casa da sola può suscitare.
Sul divanetto sotto la finestra, il mio sguardo vagò per il giardino trafitto da lance che scendevano crudeli dal cielo capriccioso.
"E così" cominciai come in un dialogo tra me e me " eccomi qui, vent'anni di vita trascorsi a sfacchinare per realizzare quei sogni da ragazza cui tanto ambivo, per poi ritrovarmi spiazzata di fronte alla maestosità della natura e accorgersi di come quel tempo è stato totalmente inutile.
O, sogni impressi a fuoco nel mio cuore, perdonatemi per come vi ho brutalmente uccisi, seguendo solo la legge del mondo, la ferrea norma della convenienza stipulata dal rigurgito acido della vita, che ha più e più volte trapunto cuori inerti, un tempo colmi di speranze.
Mi ripromettevo di essere diversa, di uscire dal grigiore così come fa il primo timido fiore che rinasca dopo l'inverno. Egli sa che è destinato ad appassire, che nessuna mano gentile di giardiniere lo annaffierà o scaccerà da intorno a lui i parassiti assassini che bramano solo di divorare il suo esile stelo avvolto in un mantello di ghiaccio, eppure quegli ingenui fiori continuano a sbocciare, in una lotta contro la biologia, la botanica, la scienza in generale, non vinceranno mai la sfida col gelo, ma nascono per dar forza alla stessa terra di rinascere, sacrificano le loro vite per dimostrare che è possibile essere diversi.
Così io volevo essere, una rosa selvatica incurante dell'inverno, sprezzante di fronte alla morte e orgogliosa di fronte alla vita.
Invece cosa mi capitò allora?
Perché accettai di essere così sfruttata, spremuta dalla società?
Ora mi scopro tutte le mattine ad uscire di casa alle 7, vestita di tutto punto, con la valigetta in una mano e un caffè in cartone nell'altra per andare al lavoro.
Non sono più una persona, ma una squallida molecola d'acqua grigia trasportata dall'impetuosa corrente di una soffocante routi

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   2 commenti     di: luca


Tra Casaleggio (profeta della guerra) e Maiello (poeta dell'amore) vincerò io!

All'era gaia post bellica di Casaleggio (secondo lo scrittore di fantascienza Philip K Dick), da scrittore di morale do credito, invece, alla profezia Maya secondo la quale, visto che il 21/12/2012 la fine del mondo non c'è stata, ha inizio la nuova era spirituale.
Avevo appena pubblicato il mio libro natalizio "La luce dell'anima", come al solito in tema spirituale (cerco di insegnare "l'educazione morale" con scale cognitive e poesie educative) e, venuto a conoscenza di questa seconda ipotesi Maya, ho ripubblicato (casa editrice Montecovello) "La luce dell'anima" con il sottotitolo "secondo la profezia 21/12/2012 dei Maya".
Lo spot pubblicitario è... dai Maya a Maiello verranno i tempi belli e in fatto di tempi i Maya e il sottoscritto siamo ben ferrati e più veritieri, anche perché da parte mia, seppur sistemista fallito (per disegno fatale!), le mie convinzioni e sistemi si basano sul metodo cartesiano che si fonda sull'evidenza (casistica, statistica), analisi, sintesi ed enumerazione.
Proprio per trama divina mi son dovuto dare alla filosofia (per fortuna non all'ippica!) dove ho elaborato le coordinate umane che sono lo spazio (il vuoto della materia) ed il tempo (l'età della materia), anche coordinate dell'anima con lo spazio che misura la grandezza della materia (corpo) finita e il tempo la lunghezza del pensiero (spirito) infinito.
Ritornando ora alla disputa intellettiva con Casaleggio, la sua affermazione che l'uomo sarà Dio non si discosta molto dalla verità, perché, con l'era spirituale, certamente gaia, il pensiero illuminato dall'amore farà risplendere e darà luce alla corteccia cerebrale, quella fantomatica corteccia associativa dove ha sede il pensiero illuminato, in virtù del quale perverremo al genoma eccelso e l'uomo (da figli del Padre siam legati a Lui con il cordone spirituale della coscienza!), grazie al genoma eccelso, sarà a immagine e somiglianza divina.
Gli americani, maestri di scienza e di tecnologia, caro Gianroberto,

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Pensandoci bene

A pensarci bene il Cristo non ha lasciato solo la conoscenza di princìpi validi da seguire, ma lateralmente a quelli si sono insinuate nelle coscienze ragioni che inducono moltitudini di persone a non prendere quei princìpi nemmeno in considerazione. D'altronde la colpa non è di Cristo, ma degli uomini che l'hanno condannato proprio per i princìpi predicati e l'eterna conoscenza che li ha mostrati attraverso il sacro vivere di Gesù. Il risultato è che i cristiani sono convinti di poter peccare tranquilli perché, tanto, Gesù ha scontato, al posto loro, tutti i peccati dell'umanità, anche quelli futuri che saranno perdonati con tre avemarie, e di finire sulla croce della quotidiana sofferenza di chi rispetta la verità non intriga nessuno, nemmeno se la sofferenza fosse virtuale.

   0 commenti     di: massimo vaj



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