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Racconti di attualità

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Shhhh

shhh, sono qui nella mia stanza calda d'inverno tentando di scrivere per cancellare il vuoto che mi sento dentro, da giorni me lo porto dietro, non riesco a spiegarmelo.
Ieri ne ho parlato ad un vecchio amico che non vedo da molto, ma non ha saputo aiutarmi, adesso non so che fare, ho provato a leggere un libro, a studiare, a vedere la tv, ma questa sensazione non se ne va, non so se è solo noia o chissà cosa.

   1 commenti     di: bebo


L'Italia dei Fiorentini (da Dante/lingua a Renzi/italicum)

Tra fiorentini (altro che padani) e l'Italia (altro che Padania di Salvini) c'è un feeling particolare se Dante ci ha dato la lingua e Renzi l'Italicum.
Dante ci ha regalato, inoltre, la dolcezza di Beatrice mentre Renzi la bellezza delle sue ministre e, pertanto, la Boschi te la gusti, la Moretti... te la bevi e la Bindi te la scordi.
Adesso se Bersani, D'alema e Bindi si pensionano fanno una figura più bella!
Intanto, da geriatra psichiatrico o psichiatra geriatrico, mi permetto un consiglio terapeutico per i nostri politici: un sedativo per Grillo, un neurolettico per Salvini e un antiossidante per Bersani in modo da contrastare l'arteriosclerosi:


È sotto la coperta endoteliale
del letto vascolare che riposa
la nostra vetustà
in veste di ateromasia,
segnale di circolo precario,
a meno che le mirabolanti statine,
azzerando il rischio del colesterolo
e riducendo l'ispessimento
per deposito tra le lenzuola intimali,
non ci diano l'immortalità
per le vie dell'anima che,
velocizzate dalla mitica aspirina,
sconfinano nella verità.

Ed allor non ci resta che Renzi, politico lineare e di gran simpatia, e ve lo suggerisce uno scrittore di morale, specialista di sistemi vincenti tra sacro (sistema spirituale) e profano (sistemi per calcioscommesse)

dopo che è crollato il mito di re Silvio, l'amante latino...

Cantami, o Musa,
le gesta di Silvio...
si narra che fosse così bello
e seducente da far innamorare
chiunque incrociasse

e non si voglia dar fiducia a Grillo che, da buon genovese, difende la sua lira...

nel quotidiano fragore
del politico fervore
s'ode a destra una squillo...
vota Silvio
di contro risponde uno strillo...
vota Grillo

o addirittura a Salvini che, da buon polentone, difende la Padania, terra del Senatur e si scorda che l'Italia è la patria dei Grandi con il gravoso compito di traghettare, da novella arca di Noè (tragedia dei profughi), il mondo intero nell'era dell'amore, della pace e della luc

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Universitarians - Parte 1

Se credete che questa sia l'ennesima storia di disperazione, smettete di leggere.
Non posso annoverarmi fra i figli defraudati del Welfare: ho ricevuto un'istruzione, e contrariamente a molti miei coetanei europei o di oltreoceano, non ho mai avuto bisogno di vendere sangue per pagare la retta annuale dell'Università. Si leggono continuamente storie terribili in giro, ecchevvelodicoaffà, le avrete lette pure voi, tanto basta poco a farle diventare virali: un po' per la tristezza, un po' per la retorica pietosa di chi li scrive. Ed è quasi un macabro divertimento quello che si scatena nel passare in rassegna i commenti. Lo confesso, è un sorriso guardare come la "tragica vicenda" di uno studente passato a una qualche forma di droga anabolizzante dell'apprendimento dia il La a tirate contro lo sfruttamento dei cervelli, il burn out da giungla universitaria, lo stato capitalista. L'ala conservatrice non rimane inerte, e si sfrangia meravigliosamente tra i protettori dell'esclusività dell'Ivy League, quelli che il sacrificio è onor di patria, i veterani amareggiati che "questo è il loro Vietnam, a noi una gamba fra i proiettili, loro qualche litro di sangue col culo sulla sedia", i progressisti con le accorate osservazioni sui risvolti del progresso, e comunque le tirate contro lo stato capitalista. Ma questa è l'America, e la proporzionalità sacrifici-risultati è sempre stata una LORO prerogativa. Ce l'hanno LORO, scritto in Costituzione. Anche se mo' vallo a raccontare a chi del sogno americano conosce solo le sforacchiature al confine. Ma che titolo ho io per giudicare? Non l'ho manco fatto, l'esame di Culture Comparate.

Sono italiana, vivo nella città italiana per eccellenza: quell'italia così bella, tra il triviale degli insulti romaneschi e il tribale dei crocchi di vecchiette di quartiere sui balconi, e brutale, con le scazzottate puntuali e gratuite di qualche ragazzetto cocainomane di borgata.
A volte, di quelle frasi pseudopatriottiche ch

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   1 commenti     di: myatyc myatyc


Chi ha paura di Fidel?

Alle 7. 15 L'ANSA dava la notizia della morte di Castro col titolo:
"È morto Fidel Castro - Hasta siempre comandante -"

La colpa pare che sia di un "titolista" di turno la notte. È un vecchio nostalgico assunto chissà come e da chi negli anni del compromesso storico e dei governi di unità nazionale.
Non vedeva l'ora di essere di turno in una giornata come quella per dare sfogo al suo malcelato comunismo anni settanta.
Prima delle 8. 00 era montato il turno diurno ed il titolo è stato subito cambiato in un corretto:
"È morto Fidel Castro l'annuncio del fratello in TV"

Fidel è stato destinato ad altre mansioni.



Centodieci di sabato



Prima che l' amore finisca

Questo libro di Raniero La Valle è un libro d'amore, scritto con la lucidità e la profondità della ragione e la passione del cuore assetato di giustizia. Con questi due strumenti, ragione e cuore, l'Autore si accosta a personaggi rappresentativi della storia dell'umanità che lui ha conosciuto per lo più personalmente o attraverso letture. Scende in profondità per scoprire il messaggio che ci hanno lasciato come chiave di lettura del passato e del presente e soprattutto come stimolo e indicazione di direzione per costruire un futuro a misura d'uomo. Sono ventisette personaggi, dalla madre alle due mogli, quella della giovinezza morta banalmente in due giorni e quella della tarda età "compagna dell'ultimo tratto del cammino", da Padre Balducci a Berlinguer, da Aldo Moro a Garavini da Paolo di Tarso a Giuliana, posta al centro dell'attenzione di una classe elementare da una maestra che lottava contro l'esclusione e l'emarginazione. Giuliana ha lasciato questo messaggio: ogni persona deve avere la centralità. La Valle che adotta un linguaggio rigoroso ma accessibile non assume mai la supponenza di certi intellettuali ma ci guida con mano sicura a scoprire il filo che lega tutti i personaggi di cui parla: l'amore per l'uomo e per un mondo che non può essere diviso in due parti, una a perdere ( i quattro quinti dell'umanità) e l'altra da salvare ( un quinto dell'umanità). Fermo nella denuncia ma sempre pacato l'autore individua con articolate e documentate argomentazioni le cause che hanno prodotto questa moderna barbarie. L'avidità e il culto del denaro che hanno indotto l'Occidente a praticare la rapina delle risorse del pianeta attraverso leggi commerciali pensate e applicate a suo vantaggio, e la volontà di dominio da cui è scaturito un nuovo leviatanico imperialismo, quello americno che si arroga il diritto, chiamandolo missione, di "ordinare" il mondo da solo, riducendo Stati e popoli a sudditi. Vengono così travolti i diritti, messa a tacere l'ONU e

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Venti Minuti Circa

Era un ricordo felice, quello che a volte affiorava nei pensieri di Lidia. Qualche albero a fare ombra sul prato mentre lei, assieme a suo fratello, alla madre ed ai nonni, usava fare scampagnate non molto distante da casa. Il cesto di vimini intrecciato era colmo di bevande fresche e pietanze. Avrebbe pensato, accendendosi l'ennesima sigaretta, seduta nella modesta cucina che dava di rimpetto la strada, che quelli erano altri tempi, un'Italia diversa, ma sebbene ciò fosse quasi scontato, oltre che un'evidente dato di fatto, il pensare, a poco a poco diventava sempre più pieno di rabbia, rancore ed odio, verso chi o cosa non le era chiaro, ma avvertiva il serpeggiare incombente di questi sentimenti e doveva ogni volta trovare la forza di disincantarsi trovando qualcosa di pratico da fare. Aldo sarebbe dovuto passare a prenderla di li ad una ventina di minuti. La casa era avvolta di una quiete, dovuta anche alle persiane chiuse per un assolato primo pomeriggio estivo, che non lasciava spazio ad altro in lei se non ad un resoconto finale, ad un domandarsi del perché, e voleva a tutti i costi sapere in che modo ne sarebbe venuta fuori questa volta. Mentre era concentrata a trovare una soluzione il caso non mancò di tratteggiare con linee del tutto inusuali, la china che si stava scrivendo. Infatti un'anta delle persiane della finestra del salotto, si aprì sotto la spinta del vento. Un vento di mare quello: salato, spumeggiante, che a volerlo catturare in un'orgia di vetro, avresti visto il mare stesso dimenarsi per uscirne, per essere di nuovo libero, senza spiagge a contenerlo, senza il fondo a sprofondarlo, un'anima furente e lucida pronta ad assalire tutto, sulla terra e nella mente. Si diresse verso la finestra, la aprì e ferma lì, rivolta verso la parte di mondo che le era possibile vedere e che le veniva concesso, si immobilizzò. Ora fra i tanti modi possibili per vedere un qualcosa o qualcuno, a lei inevitabilmente gli occhi scelsero voler fissare, quasi

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   0 commenti     di: Marco Di Meco


Storia di un cambiamento

La via era illuminata da una serie di lanterne, il freddo attanagliava la pelle, i passi attendevano di essere compiuti. Lontano un tramonto volgeva al termine, tutto pareva impossibile quasi irrealizzabile e talvolta pericoloso. Dall'albero si staccò una foglia, roteando cadde nel marciapiede, appena il vento si levò dal mare, subito caddero altrettanti foglie.
Il walkman risuonava nelle mie orecchie a tutto volume, una distrazione in più durante questa corsa verso la fine della via. Poca gente camminava assieme ai loro cari, pochi giovani cercavano le loro distrazioni, il freddo impediva le uscite di casa, a me piace il freddo.
Soprattutto la neve, quando si posa sulle mani, e le raffredda tanto, alle volte non le senti nemmeno. Posso solo sorridere, a chi conosco ovviamente, dato che le persone le evito quasi sempre ormai, dopo l'accaduto.
La voglia di parlare era poca, infatti il sorriso era meglio del saluto in certe occasioni.
All'epoca di questa corsa serale, indossavo dei pantaloni lunghi, una magliettina blu e la felpa legata intorno alla vita, il walkman era dentro una tasca, al sicuro.
Correre liberava la mia mente, per quelle poche ore il mondo sembrava staccarsi da me, ed ero io a decidere dove andare, che fare, cosa ascoltare. La musica era stata la migliore partecipazione a questo cambiamento, lei che non cambiava mai, lei che non giudicava ma anzi invitava alla riflessione, riuscì per poco a distrarmi.
La strada dove sbatterono i miei piedi non era ancora finita, infatti si sentiva la ghiaia sotto la pianta del piede, ma non dava fastidio.
Ricordo, il momento in cui tutto cambiò, la musica era stata partecipe, in qualche modo, di quella serata, dove io mi accorsi di un fatto troppo importante, troppo preoccupante per la società ancora in rivoluzione, troppo pericoloso forse.
Era l'estate del 2008.

   2 commenti     di: Giuseppe Tiloca



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