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Racconti di attualità

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Dona Flor e i suoi due mariti

Fortunata, donna Flores che, con i suoi due mariti, realizza l'amore perfetto.
Vadihno, dissoluto e passionale, crudele e tenero, traditore e fedele, giocatore d'azzardo che ama la vita e gioca con la morte, tiene Flores legata a sé oltre la vita: è la sua ossessione e il suo tormento. Soltanto il rito magico del condomblé può liberare Flores da Vadihno che si dissolve tra le lacrime come nebbia, consegnando Flores alla normalità di un marito fedele e protettivo, amante onesto senza tanti slanci passionali
Ma il turbine di passione lasciato in eredità da Vadihno lascia Flores finalmente appagata nel corpo e nello spirito tanto che può finalmente passeggiare per le vie della sua città con tutto il decoro economico e sociale della moglie del farmacista.
Tutto il romanzo è un fuoco d'artificio: feste, balli, tavoli da gioco dove si avvicendano giocatori ricchi e poveri. Riti magici, passione e tenerezza, crudeltà e
dolcezza, squallore e grandezza, meschinità ed "eroismo", la forza della vita, la tristezza della morte.
Con questo romanzo J. Amado ha dato, forse, la rappresentazione più vera
dell'"animus" dell'America Latina.



RITRATTO DI PADRE E FIGLIO IN UN INTERNO

Il ronzio del climatizzatore acceso era diventato un’abitudine, uno di quei rumori che se all’inizio danno fastidio alla fine diventano familiari, per amore o per forza. Claudio era curvo sulla scrivania e stava compilando il suo modulo della dichiarazione dei redditi, con gli occhi bassi e gli occhiali calati sulla punta del naso. La vista era peggiorata parecchio negli ultimi tempi, anche se le visite oculistiche aziendali lo consideravano ancora nella norma; d’altra parte è normale, pensava, dopo vent’anni con gli occhi incollati allo schermo, ma il momento peggiore era arrivato da poco, subito dopo i suoi primi quarant’anni. Si allentò la cravatta, senza curarsi della parte di tessuto liso che si era premurato di nascondere sotto il nodo, bevve un sorso di caffè lungo della macchinetta e con la mano libera continuava a battere cifre sulla calcolatrice. Arrivò Sergio Trivella, il suo capo settore, serio magro e smorto, con quella perenne aria scocciata che lo invecchiava, eh sì, perché a conti fatti era anche più giovane di Claudio, non arrivava nemmeno ai quaranta.
“Che fai?” disse
“Finisco il 7 e trenta.” Rispose senza distogliere lo sguardo dal modulo.
“E quando lo devi consegnare?”
“Giovedì mattina.”
“Sai che non ci piace che lo si compili durante l’orario di lavoro.” Fece, con un tono che a Claudio non piacque affatto.
“Smonto fra tre quarti d’ora, e per oggi ho finito il lavoro.” Cercava in ogni modo di non causare motivi di scontro senza però cedere del tutto al servilismo, era un equilibrio sottile, ma indispensabile, o almeno, Claudio ci teneva a mantenerlo, un po’ per amor proprio un po’ perché non poteva permettersi di essere scavalcato ancora una volta.
“Hai finito la presentazione? Sai che per domani dobbiamo presentarla all’ufficio progetti.” Cercava di coglierlo in fallo.
“Finita, è salvata nella cartella condivisa, puoi andarla a prendere quando vuoi.” Non era il suo mestiere,

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Il papa dell'umiltà e del sorriso

È giunto come un fulmine a ciel sereno l'annuncio delle dimissioni del papa tedesco, Benedetto sedicesimo.
Il giorno del suo insediamento sul trono di Pietro ero in piazza San Pietro tra un'immensa folla.
Ancora nei cuori e nell'aria troneggiava l'immagine possente, anche se negli ultimi tempi debilitata dalla malattia, del papa polacco, Giovanni Paolo secondo.
Si parlava di questo mastino, guardiano della fede, un tedesco granitico tutto di un pezzo. Invece quando l'ho visto, sono stato folgorato da un sorriso, innocente, disarmante. Quasi un sorriso di un bambino vivace, che comunica gioia ed ironia.
Sembrava piccolo e smarrito, timido nella sua veste bianca illuminata dal sole. Ogni tanto un colpo di tosse, un nodo alla gola, un inceppare sulle parole, un fazzoletto preso e riposto nella manica sinistra lo rendevano più umano e fragile. La raucedine che gli attanagliava la gola era sintomo di una inattesa timidezza.
Il suo linguaggio risuonò subito semplice e fresco come una sorgente alpina, semplice com'è semplice il linguaggio degli uomini umili e dotti che sanno cogliere l'essenza delle cose e parlare al bambino che è in ognuno di noi.
Su quel volto tirato e sorridente, due occhi brillavano un'intelligenza, straordinaria e piena di luce, che annunciava al mondo che la nostra è la religione della gioia del Gesù che è risorto.
Mi sentii istintivamente coinvolto, come racchiuso in un'anima collettiva che ci univa in quella piazza intorno a un uomo, a una luce, a un sorriso.
Dissi a chi mi stava vicino, questo è il papa dell'umiltà e del sorriso. E non mi sbagliavo.
È presto per un bilancio di un pontificato breve e intenso, ma anche in questo momento dalle sue parole latine emerge la grande umiltà di chi dimostra di non essersi affezionato al trono, di chi ha considerato il papato come servizio.
È stato un gesto di grande forza, di forte insegnamento, di esemplare coerenza giacché aveva detto di sentirsi solo un operaio nella vigna del

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   1 commenti     di: Ettore Vita


Reietto - III puntata

Pensai allora di entrare nel forum della trasmissione per inserire richieste, feci di più, inserii un post inviando il medesimo contenuto per fax:

Salve, mi chiamo Achille F., mi rivolgo alla redazione come se fosse una persona fisica poiché non so chi leggerà questa e-mail. Vi scrivo perché non so più come fare e sono certo che chiunque faccia parte di questa redazione sia una persona seria e preparata, capace di distinguere un mitomane dalle persone serie.
Alla Vostra sede dovrebbe essere giunto un libro con una storia ispirata ad Amici. Il testo dovrebbe essere stato consegnato dal Signor Garrison. Siccome l'operazione è avvenuta tramite una terza persona, ed è trascorso molto tempo senza che io abbia mai ricevuto notizie, non posso sapere se il testo è veramente nelle vostre mani per essere esaminato. La persona che ha fatto da tramite non è un millantatore perché non ha richiesto soldi ed è realmente amico del Signor Garrison poiché lavora con il Signor Barbareschi nel suo spettacolo teatrale, che lo stesso Signor Garrison è andato a vedere lo scorso venerdì sera con il suo collega Steve La Chance.
Sono consapevole del fatto che il Vostro gruppo è molto impegnato nel lavoro, soprattutto in questo momento, ma vorrei solo sapere se c'è la possibilità che il testo sia esaminato e se ci sono reali possibilità di essere preso in considerazione.
Il testo si chiama "Voglia di Volare" vi allego qui di seguito l'introduzione di modo che abbiate la possibilità di verificare quanto da me detto e nell'eventualità prendere in considerazione la possibilità di contattarmi.
Grazie per la Vostra cortese attenzione.
Allegai l'introduzione.

Una sola risposta mi giunse attraverso il Forum, di una certa Daniela(moderatore del forum), che esprimeva tutta la sua comprensione sostenendo che avrebbe inoltrato la richiesta alla redazione poiché lei non aveva il potere di intervenire in una situazione del genere, ma era certa che avrei ottenuto un confro

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   0 commenti     di: achiauthor


Tutti i dipendenti del Presidente

Forse non ce ne siamo accorti. Probabilmente a molti di noi sta bene così.
Ma consapevoli o no, che ci piaccia o meno, che lo ammettiamo o lo neghiamo, siamo tutti dipendenti di Mark Zuckerberg, presidente, amministratore delegato e padrone di una delle aziende più produttive del globo.
E mentalmente dipendenti da Facebook, potrebbe aggiungere sornione lo psicanalista, pregustando gli affari prossimi venturi. Ma questo è uno dei tanti effetti collaterali di cui dovremo occuparci negli anni a venire. 

Come dipendenti siamo divisi fondamentalmente in due categorie:
i colletti blu, che producono - spesso inconsapevolmente - contatti e quindi opportunità di vendita di prodotti, servizi e dati, semplicemente postando pensieri, alcuni pigramente, altri a ritmo frenetico e compulsivo come se fossero pagati a cottimo. E poi ci sono i promotori, che fanno la stessa cosa, ma in modo più attivo, sistematico e mirato. Quasi agonistico. In pratica sono procacciatori di amici virtuali. Anime in pena, alla continua e spasmodica ricerca di target numerici e primati. Coloro che chiamiamo scherzosamente "collezionisti".
In ogni caso, gli uni e gli altri, tutti ricompensati allo stesso modo: invece che in bitcoin, in bitamicizia, bitpost, bitlike e una certa bitlibertà d'espressione. 

Ora, lungi da me inoltrarmi in pallosi discorsi socio-filosofici, tirando in ballo Marx, Weber, Durkheim e chi più ne ha. Preferisco parlare semplice e chiaro, in modo che chi vuole possa facilmente intendere. Né voglio criticare chi sente il desiderio, li bisogno, o l'irrefrenabile pulsione quotidiana di essere parte dell'impresa. Intendo solo contribuire a mettere a fuoco il ruolo che ognuno di noi occupa all'interno dell'azienda. Di questa in particolare, che oggi conta oltre due miliardi di dipendenti, e nel 2020 supererà la metà della popolazione mondiale. Perché credo nel principio che consenso e partecipazione debbano essere informati e cons

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Autori si nasce

Mister Giorgi, mostro sacro della finanza mondiale, non sapeva vivere.
Rigido e severo anche con sé stesso, nulla concedeva alla piazza.
Mai uno slancio o una carezza, mai un interesse o un sorriso.
Mariella, la sua segretaria di fiducia, lo adorava e sognava.
Incrinare la corazza di quello scafandro... era follia pura.


"Signorina, è pronta la relazione sull'attività poetica dei siti letterari?"
"È stata completata, signore, possiamo, se lo desidera, anche esaminarla."
"Benissimo, e a che punto siamo con l'analisi della narrativa virtuale?"
"Signore, il lavoro è stato completato."
"Meraviglioso... convochi il Direttivo per le sedici e quaranta di oggi."
"Sarà fatto, signore."
"O. d. G: Vendita prodotti culturali della G. Editing alla New Bola di Pechino."
"Signore, mi permetta di dire che le sue intuizioni sono sempre geniali."
"Grazie, lei è troppo buona con me."
Un momento di magia che svanì, subito, nell'aria ovattata.

La "Giorgi Editing" aveva passato al setaccio tutta la produzione
culturale, che stazionava nei diversi Siti della letteratura virtuale.
Ne aveva estrapolato concetti, poesia, riflessioni e stati d'animo,
plasmandoli in mini slogans molto efficaci.
Un po' come i bigliettini dei baci perugina, la "Bola and Chips
di Pechino" intendeva utilizzarli, coniugandoli alle sue attività produttive.

Miliardi di confezioni di bibite frizzanti e patatine non erano uno scherzo.
E non era uno scherzo, nemmeno, il miliardo di dollari,
che la "Giorgi E. realizzava come profitto.
"Signore, nella sede di Milano, ci sono le Fiamme Gialle."
"Bene, ordino che venga data la massima collaborazione."
"Signore... rischiamo una multa di quaranta milioni di euro."
"Signorina, daremo disposizione alla Union Credit di pagare
la multa, non voglio contenziosi con gli Stati, figuriamoci
con quello italiano."
"Signore... è l'ora che volge al desio".
"Grazie per avermelo ricordato, andiamo ad intenerirci il cuore."

Mister Giorgi av

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   14 commenti     di: oissela



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