PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti di attualità

Pagine: 1234... ultimatutte

Punto e a capo

Lisa, biologa presso una compagnia farmaceutica. Paolo, professore di filosofia all'università di Cape Canaveral in Florida. Sposati dopo gli studi in Italia, trovano subito lavoro in America, per le grandi capacità personali. Una simbiosi assoluta da più di 20 anni come per compensare la loro sterilità. Amanti di una vita semplice e ricca di amicizie, curano l'orto ed il giardino come momento di libertà e svago.
Per una serie di circostanze, Lisa è costretta a partire per una missione spaziale, con un incarico di grande responsabilità, debellare un virus che sta uccidendo tante persone. Nemmeno il tempo per adattarsi sulla stazione spaziale internazionale (ISS) che dopo un settimana, accusa dei disturbi. In collegamento con la terra, il medico della missione gli consiglia di effettuare delle analisi del suo sangue e come un terribile terremoto, che sconvolge tutto, si ritrova incinta e senza i suo punto di riferimento, Paolo.
Il plagio è solo uno dei tanti tentativi per farla abortire, lei quel momento l'ho ha desiderato per 20 anni e come una leonessa non si fa intimorire da nessuno e va avanti per la sua strada. Paolo a terra, impotente verso la compagnia, con l'aiuto di una giornalista fa diventare la notizia mondiale, scatenando tutte le associazioni del pianeta a favore della vita. Ora che, la missione è più importante dello sbarco sulla Luna, la compagnia ne approfitta per ricavarne dei soldi.
Ricattano Lisa e tutto l'equipaggio costringendoli a fare una sorta di reality, con la terra. Il grande fardello. Passano i sei mesi di missione, e l'interesse della compagnia è alto, e con la complicità della Nasa fingono un guasto alla navicella, e Lisa è costretta a partorire nello spazio. Il mondo festeggia il figlio di tutti, Martino il suo nome diventa il riscatto di una società marcia che pensa solo hai soldi. Ma i guai non finiscono, perché con l'ittero alto Martino rischia di morire e violentata dal suo amore di mamma Lisa è costr

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: cadoni angelo


Dalla generazione del dopoguerra alla generazione Z

Sono nato nel 1946. Tecnicamente non so a quale generazione appartengo. Io l'ho sempre definita la generazione dell'immediato dopoguerra. A quanto pare, la moderna sociologia parte dopo, con la generazione X, per indicare tutti coloro nati tra i primi anni Sessanta e i primi Ottanta. Prosegue con la generazione Y (la cosiddetta generazione dei Millenial) per indicare gli individui nati tra i primi anni Ottanta e il 2000. E, probabilmente, procedendo per deduzione, penso che oggi parlerà di generazione Z, per definire i nati dopo il 2000. Salvo, nel frattempo, non abbia inventato un nome più fantasioso. Da ciò si deduce che noi, generazione dell'immediato dopoguerra, siamo ormai trapassato remoto. E fra non molto definitivamente trapassati.
Quanto sto scrivendo serve come premessa a tutto ciò che pubblicherò d'ora in poi, che in qualche modo riguarderà la nuova realtà in cui viviamo: l'Infosfera. Cioè tutto il globo terracqueo come lo abbiamo conosciuto sugli atlanti e dalle foto dallo spazio, più la rete delle interconnessioni dovute alle invenzioni della ICT ( Information Communication Technology) che oggi avvolge l'intero pianeta. Se tutto questo vi sembra cinese, non preoccupatevi, lo era anche per me. E, per almeno il 90% lo è ancora. Ma credo che dovremo abituarci a questa idea e alle nuove parole. Soprattutto ai nuovi concetti che si susseguono a ritmo sempre più vertiginoso, se non vorremo essere completamente emarginati. Esclusi. Invisibili. Dimenticati. Tra noi del '46 e la generazione Z non ci separa solo più di mezzo secolo ma, anche se è difficile concepirlo e magari non sempre ce ne accorgiamo, viviamo entrambi in un ossimoro: due dimensioni che corrono parallele e interagiscono intersecandosi di tanto in tanto. Per scambiarsi tiepidi segnali. Di conseguenza abbiamo due modi assai diversi di vedere lo stesso mondo e quella immensa rete che lo avvolge. In ogni caso: benvenuti nell'Infosfera!

E adesso, come antipasto, cominciamo p

[continua a leggere...]



Tutte le notti guardo il grande fratello

Ogni notte, oltre ogni sera, dopo aver letto o scritto qualcosa, appoggio la mia vecchia carcassa sul mio grazioso lettuccio. Ebbene si! Accendo la televisione, anche un appassionato come me di lettere e filosofia, preme il tasto on e gira, come un drogato in cerca di quiete, compulsivamente, i mille e più canali che ci offrono, tutti i dannati giorni, spettacoli, varietà , cultura, più o meno originale, più o meno profonda, più o meno eccellente, più o meno insomma! Molte volte un guazzabuglio improponibile di ignoranza e greve esteriorità. Altre, programmi molto più accettabili per i miei standard qualitativi. Mi dicono: eh, ma come sei pesante, in fondo la tv serve a sbarazzarsi di tutte le inquietudini giornaliere che ognuno di noi accumula durante la giornata; dal continuo logoramento in ufficio durante il lavoro, dalla grande fatica in fabbrica, da tutti i problemi famigliari che possono sorgere in ogni istante. Insomma la tv, secondo alcuni, deve servire al rallegramento delle nostre anime, appesantite da una miriade di problematiche, più o meno pesanti, più meno serie, della vita vissuta nelle sue molteplici e variegate stanze. Beh, io penso che tutto questo sia una gran cavolata, una grande scusa, fatta circolare, nelle menti dei cittadini, dei telespettatori, per fare il gioco di chi sta dietro all'audience, e guadagna dai frutti avvelenati che crescono, come escrescenze, sopra questa tremenda e tremebonda pianta. Non può essere che così! Tenendo sempre presente il gusto e le preferenze di ogni individuo, non penso che uno squallido e incolto varietà possa essere più rilassante di un documentario storico o di un qualsiasi programma culturale, non dico che uno deve guardare film horror o leggere racconti di Poe tutti i giorni naturalmente, ma neanche guardare tutti i santi dì, quiz a premi, dove giovani laureati costretti a diventare come animali da circo giocano con chi vuole far diventar loro dei giocatori instupiditi. Comunque è con qu

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Fabrizio


Too big to fail

Too big to fail.
Troppo grandi per fallire.
Quante volte abbiamo letto, ascoltato e, perché no, anche pronunciato questa locuzione.
"L'Italia è troppo grande per fallire". Lo abbiamo sentito dire da politici, giornalisti, studiosi, gente comune, tutti con il comune intento di rassicurare (e rassicurarsi) circa l'imminente "default" del nostro paese.
Lo abbiamo sentito dire così tanto che alla fine ci abbiamo creduto.
E abbiamo fatto male.
Perché è vero.
No, non sono impazzito (nel senso che non sono più pazzo di quanto già non fossi qualche giorno fa).
Vi prego solo di volermi seguire per qualche altro minuto.
Ricordate quei giorni di fine Novembre (mi sembra fosse il 23) dello scorso anno, quando l'attuale premier italiano giurò nelle mani del Presidente della Repubblica la fedeltà alla nostra Costituzione?
Scenari apocalittici, differenziale titoli italiani/bond tedeschi (scusate ma la parola spread mi fa un po' schifo) a 570 punti, rischi reali che le prossime aste di titoli italiani andassero deserte, predizioni di una nostra probabile uscita dall'Eurozona, evocazioni dello spettro Argentina e via dicendo.
Mi accorgo solo ora di non aver fatto una necessaria premessa. Rimedio subito: questo non è un discorso politico, solo l'esercizio di un po' di elementare buon senso.
Ho affermato poco fa che abbiamo fatto male a credere di essere troppo grandi per fallire, perché è vero.
Qualcuno dirà che il discorso non sta in piedi, si contraddice da solo.
Un po' di dati, allora.
In quei giorni di Novembre, quando eravamo presi alla gola dalla speculazione internazionale (a proposito, vi siete mai domandati chi sono questi crudeli speculatori? Non so chi sia al vertice della piramide della speculazione, ma so chi sta alla base: noi, che acquistiamo i titoli con maggior rendimento che conservino un'apprezzabile margine di sicurezza. Quelli italiani, in altre parole), l'Italia non era certo quella messa peggio economicamente e finanziariamente

[continua a leggere...]



La cagnara

Il web pullula di siti, dove aspiranti scrittori si ritrovano per pubblicare poesie e racconti, discutere di ciò che è stato pubblicato, criticare e scambiarsi consigli. Dopo un po' di tempo su questi siti uno zoccolo duro prende forma, composto da utenti assidui che si coalizzano tra loro, trasformando il luogo virtuale in una cagnara ideale privata, dove la qualità dei rapporti è di tipo clientelare: io do a te e tu restituisci a me. In questo modo di porsi piano piano viene a formarsi una famiglia che ricorda i legami mafiosi, dove scrittoruncoli intessono la loro trama, col fine di avere successo e fama nel mondo editoriale. Chi entrasse nel sito, criticando la qualità degli scritti pubblicati, si troverebbe di fronte a una cagnara che non è interessata a ciò che si scrive, ma soltanto a fare e a ricevere applausi, e a organizzarsi per difendere i propri diritti e il proprio prestigio di scrittori che sono a un passo dal sul cesso.

   3 commenti     di: massimo vaj


Distretto Di Polizia (Invenzione) Parte 9 - Pierluigi Coppola

Il cielo iniziò a riempirsi di nuvole e la pioggia venne giù lentamente. "Perfetto... ci mancavano solo i temporali." Disse Ira con voce bassa. Era uno di quei risvegli che non avresti mai voluto rivivere una seconda volta. Si alzò così, infatti: con una gran voglia di riposarsi e gli occhi ancora assonnati per la serata di ieri sera. Per oggi, poteva rimanere a casa... Dopo l'incidente di ieri, la ferita continuava a far male e ad avere degli effetti poco buoni. Erano le undici... Qualcuno suonò alla porta. "Anna!" - "Disturbo?'' - ''No, tranquilla! Ieri sono tornato tardi e non sono abituato a quegli orari..." Rispose Ira andando in cucina per preparsi un caffè. "Ti va un caffè?" - "Sì, grazie... la ferita come va? Ho saputo del fatto di ieri... del fatto di Sabina..." - "Diciamo che mi son fatto una gran litigata con Sabina..." - "E cosa gli hai detto? Conoscendoti, gli avrai detto qualcosa..." affermò Anna. "Che non si va a correre a quell'ora di notte, che deve star attenta perchè i rischi ci sono... Solo che magari l'ho detto in un modo..." - "Conosco il tuo modo, Ira. Però, ti dirò: per me hai fatto bene. Alle ragazze della sua età, serve sapere cosa devono o non devono fare... a loro serve un appoggio. Certo sgridarle non è il miglior modo per conquistare la loro fiducia... però hai fatto bene perchè penso che con le tue parole, gli hai fatto aprire gli occhi sulla realtà." - "Conquistare la sua fiducia? No... non intendo avere la sua fiducia... mi può detestare, può provare rancore e maledirmi ogni volta che mi vedrà... però a me basta solo fargli capire dove sbaglia." - "Sei sicuro?" - "Certo che sono sicuro..." Rispose. "Perchè cosa ti fa pensare che non sia sicuro?" aggiunse Ira guardandola e dandole il caffè. "Da tante cose... Ad esempio mi è stato detto che quando eri lì...'' - ''Che quando ero lì?'' - ''Insomma... Ti sei comportato come un uomo che amava follemente la sua donna... - "Baggianate... io mi sarei comportato così

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Martina Di Toro


Dove

Diseducazione di massa... cosi definirei la crescente violenza dei modelli proposti come esempi dalla tv. Quando videogiochi, (Interessante notare che i videogiochi di guerra son nati per abituare i soldati a sparare, per spezzare quei freni che non permettono di uccidere... immaginate cosa possono fare sulla mente di un bambino... ) film e programmi televisivi esaltano prepotenza, sesso, ostentazione di se, quando per essere qualcuno devi avere, piuttosto che essere e non importa come ci arrivi poi...
Come stanno crescendo le nuove generazioni?
Ieri sera una giornalista narrava di un imprenditore onesto, fabbricava autobus e non accettava di dover pagare mazzette per vincere appalti. Credeva che con l'onesta sarebbe riuscito, non dico a diventare ricco, ma quantomeno a lavorare, a mandare avanti la ditta. Dopo anni di porte chiuse, di cavilli per far vincere chi era disposto a piegarsi alle tangenti, si è suicidato.
Un altro caso, sempre preso dalla tv. Una donna, disposta a concedere favori sessuali in cambio di appalti. Disarmante la sua franchezza nell'ammettere senza vergogna, con elementare cinismo, che altrimenti non lavori.
Questa è la società che stiamo plasmando in Italia e non solo.
Ragazzine, adolescenti che per una ricarica telefonica si vendono, bullismo, violenza gratuita...

Ma ci sono anche esempi edificanti, come quella classe in cui c'era un bambino down, preside e insegnante, approfittando della sua assenza, parlarono ai suoi compagni, proponendo di fare una gita escludendolo senza fargli sapere, meno problemi, meno noie...
Una ragazzina si alza e dice: " Se non viene lui, non vengo nemmeno io!"
"Nemmeno io!" Aggiunge un altro ragazzino.
"Neanche io!" Dice un altro... alla fine l'intera classe si schiera in difesa del loro compagno!
Grande lezione per noi adulti...

Alla fine, ciascuno di noi è chiamato ad una scelta. Non possiamo seguire la massa con la scusa: "Cosi fan tutti".

Termino con le parole di un grande maestro, ca

[continua a leggere...]

   15 commenti     di: gina



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Attualità.