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Racconti di attualità

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È tutto nelle nostre mani

Aspettiamo tutti qualcosa, un momento, un incontro, la fine della giornata, alla cassa, in banca, aspettiamo perfino la paga. E restiamo passivi, magari con qualche pensiero, ma troppo poco, il cervello resta spento e non passiamo all'azione e ci riempiamo di sogni, progetti che non verranno mai applicati, e questo ci basta, finalmente viviamo, pensiamo, ci costruiamo un futuro, un piano che non si esaurisce all'istante ma ha un seguito, un dopo, una continuazione dopo l'inutile presente. E così è felice la gente, i piani la fanno sentire intraprendente, e così ringraziano i potenti, neutralizzando le volontà riescono a comandare più facilmente e si crea un lamento diffuso, questa città, questo mondo è troppo alienato e si stabilisce una dittatura dell'accontentarsi, discolpandosi, ripetendo che poteva andare peggio. Solo parole, pensieri, mai azione. Solo apparenze, illusioni, si tratta di persone morte. Per tornare in vita bisogna essere operativi, sempre in movimento, pensanti, essere dei giudici imparziali e parlare, ascoltare, dimostrare, fare, fermarsi a pensare, certo, ma poi applicare con un maggiore slancio vitale. La passività uccide, fermarsi è come morire, guardare il cielo è sognare, le stelle vanno catturate, i pensieri necessitano di diventare reali, con mano si devono toccare, e il mondo, popolato da tutte queste volontà personali, non potrà che cambiare.
È tutto nelle nostre mani.

   0 commenti     di: vasily biserov


Le tre scimmiette

Buongiorno. Si dice così, no? Voglio dire, la cortesia impone di anteporre un saluto quando ci si incontra, anche e direi soprattutto, tra sconosciuti. Più che di cortesia sarebbe però giusto parlare di convenzioni, consuetudini. Conformismo, insomma.
Mi chiamo Plinio, ho un'età che si potrebbe definire ragguardevole, trascorro le giornate seduto davanti casa in compagnia dei miei due coetanei Sallustio e Tacito (a dire la verità il suo vero nome sarebbe un altro, ma ormai non se lo ricorda più nessuno). Facciamo parte, insomma, di quella consistente porzione di umanità che si limita a guardare. Noi lo facciamo per necessità, siccome l'età avanzata ci ha recato in dono, oltreché il consueto armamentario di acciacchi, anche la cecità per me e la sordità per Sallustio. Tacito no, lui ha tutti i sensi perfettamente funzionanti. Però non parla. Di sua spontanea volontà. Non parla da anni, decenni ormai. Perciò il soprannome.
Perciò i soprannomi. Ci chiamano "le tre scimmiette". Sì, quelle della famosa rappresentazione, "non vedo, non sento, non parlo".
La vita ci passa davanti, calma e tranquilla con il suo lento trascorrere lungo la strada come l'acqua del Tevere che scorre qui vicino. Così come il fiume, che ha i suoi periodi di secca, e l'acqua sembra non aver voglia di procedere verso il mare, anche la vita a volte sembra ristagnare, impaludarsi nelle storie quotidiane. Ma nessun periodo di magra dura tanto a lungo da non essere poi seguito da uno di piena.
La vita ci passa davanti, dicevo. Noi la guardiamo, oppure la ascoltiamo, la annusiamo, la tocchiamo. Ognuno usando i sensi superstiti.
Le immagini, i suoni e gli odori che stiamo percependo da un po' di tempo lasciano presagire che la piena sia già cominciata. Non parlo di quello che trasmette la televisione. Lasciatela stare, altrimenti oltre all'uso dei sensi perderete anche quello della ragione. Comunque, se proprio dovete ascoltarla, prendetela per quello che è: un mezzo d

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Commento sui commentatori del gesto di Anatoliy

C'è chi lo definisce eroe e c'è chi lo definisce cretino. Anatoly era il migliore degli italiani. Non un eroe, ma semplicemente un vero uomo la cui statura morale svetta sul tappeto di omertà, viltà e pochezza sul quale dormicchiano gli italiani e, nello specifico, i napoletani. Finché ci saranno italiani come Anatoly, ci sarà speranza per l'Italia. Se poi questi italiani avranno ancora la sventura di fermarsi nel napoletano, ci sarà speranza persino per una regione incancrenita e incarognita come la Campania.

   0 commenti     di: Solo Commenti


La follia del carnevale

Facevano proprio sei mesi che si era separato dalla moglie, un matrimonio breve e senza figli ma che gli aveva lasciato tanto male dentro: un senso di fallimento totale che gli aveva fatto affiorare la poca autostima che aveva, il sentirsi non eccezionale nella sua professione di medico, la nostalgia della sua terra, della sua Acireale e di tutto quello che forse lì sarebbe potuto essere diverso... chissà! Così chiamò sua madre e le disse che quest'anno sarebbe sceso ad Acireale per Carnevale. Naturalmente lei ne fu felice, lasciava così di rado Torino, era diventato assente un po' come i torinesi, ecco perché si era meravigliata del suo arrivo. Lo richiamò alcuni giorni dopo dicendogli che aveva incontrato alla "fiera" Angela, - si proprio lei, non stavate insieme? Le ho detto che torni, mi ha dato il suo numero così vi potete sentire - . Quanti secoli fa, pensò Matteo? Aveva in testa la nebbia del nord, fece fatica ma si ricordò di Angela. Abitava nella palazzina accanto la casa di sua nonna e da piccoli giocavano spesso insieme nel cortile, poi si ritrovarono al Liceo Gulli e Pennisi, lei era una classe dietro, e lì ebbero una breve storia. Era carina Angela, non molto alta, capelli scuri, vispa e spiritosa. Pensava questo mentre era in volo per Catania, piaceva a tutti proprio per la sua vitalità, come aveva fatto a dimenticare? E Rosy,? Anche con lei stava nascendo qualcosa ma poi ebbe il sopravvento Filippo. Erano ragazzi ma sembrava tutto così lontano. Era andato via dopo la laurea, esattamente dodici anni prima, non era mai stato di grande compagnia, ma allora, anche quando era all'università, riusciva a divertirsi, soprattutto a Carnevale. Si incontrava con i suoi amici davanti al tabaccaio di piazza Garibaldi stavano un poco a giocare con i martelletti, facevano male ma allora lo facevano tutti, si spruzzavano schiuma e deodoranti, si rincorrevano tra i carri e la gente, tante volte ridotti pieni di schiuma abbracciavano i passanti e più di

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   0 commenti     di: mariella


Cronaca di un'ordinaria domenica mattina

Cronaca di un'ordinaria domenica mattina, il sole è tiepido asciuga le ultime lacrime di un autunno che non vuole cedere al freddo, basta poco per essere fuori, un raggio di sole, un invito ad uscire, c'è chi resta nel letto a dormire. Ho raccolto tutte le mie energie per correre incontro alla mia libertà, un paio di scarpe comode e la mia città è là mi aspetta. Ma stamattina qualcosa di strano, in via del Novecento, qui dove parla anche il vento.
Oggi tutto apparentemente calmo, eppure un'autoscala dei vigili, forse qualcuno rimasto dentro l'ascensore, una pattuglia di carabinieri e il cuore comincia a salire, e poi polizia e ambulanza. Nel giro di poco si raduna una folla di curiosi vedo nei loro occhi passare curiosità e paura. Sono lì per caso non mi piacciono queste situazioni, se la mia presenza non serve è solo d'intralcio a chi deve lavorare.
Un carabiniere nel vuoto, un poliziotto col giubbotto antiproiettile, sembra quasi di essere dentro un film, ma qui siamo dentro la realtà e li vedo sfidare la paura ed il vuoto. Per uno stipendio che non vale una vita... il loro coraggio merita di più. Le voci che girano, le domande si inseguono, hanno scavalcato il terrazzo ed ora sono dentro. Sono rimasta per istanti col cuore in gola dalla paura, il lavoro che manca qualcuno è impazzito, una coppia di anziani... non so cosa sia successo ma vedo un clima più rilassato che mi fa capire che il pericolo sia passato. Domani leggerò il giornale e spero questa volta con un lieto finale.
Allarme alle torri rientrato, ma anche questa volta vigili e forze dell'ordine hanno rischiato, per noi.

   2 commenti     di: laura marchetti


La politica della medicina (3a parte)

Proprio da qui nasce il pensiero, scintilla d'impatto tra spirito e materia, che mette in contatto mente (sistema nervoso) e anima (sistema spirituale), terribili sorelle del nostro io profondo, lungo il percorso neuropsichico neurone-pensiero-verità.
Mettendo adesso, finalmente, a tacere la medicina della politica e la politica della medicina, la filosofia della medicina sarà quella di curare l'umanità secondo scienza, amore e coscienza e, dalla medicina alla filosofia (massima di Aristotele), sarà compito dei medici di famiglia (esperti di anime e di coscienze) fare educazione morale per porre le basi a un mondo migliore, fermo restante la primaria attività di preservare i nostri pazienti dal male (educazione sanitaria), dai malanni stagionali (vaccinazioni), dalle tentazioni immorali (il viagra si prescrive solo a scopo etico!) e finanche culinarie (per vivere a lungo basta respirare, mangiar poco e camminare tanto!).
Sull'educazione sanitaria, da maniaco del metodo cartesiano (evidenza, analisi, sintesi ed enumerazione), mi permetto adesso il solito schema che si impernia su queste tre distinte condotte:

1-condotta morale, regolata dal sistema spirituale e qui bisogna stare alla larga da vizi deleteri come il fumo, le droghe e l'eccesso di vino.

2-condotta alimentare, regolata dal sistema nervoso (centri della fame e della sazietà) e nella dieta, tenendo a debita distanza anoressia e bulimia, vanno privilegiati frutta e verdura, alimenti antiossidanti.

3-condotta motoria, regolata dall'attività fisica che dona la buona salute realizzando il giusto equilibrio tra corpo e anima (mens sana in corpore sano).

È sempre lo stress a rovinarci la vita e in campo metabolico si chiama stress ossidativo, con l'ossigeno che da un lato ci fa respirare e dall'altro, a causa dei suoi radicali liberi, interagisce con l'endotelio vasale con conseguenti danni vascolari (infiammazione, vasocostrizione, trombosi) sulla strada dell'invecchiamento cellulare,

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L'estate del mio primo batticuore -Parte 2-

Salve miei gentilissimi lettori. Sono sempre io, Kelly. Vi sareste chiesti che fine avesse fatto la seconda parte del racconto. Bene, eccola qua. Ora continuerò a raccontarvi cosa successe l'estate scorsa, ossia quella del mio primo batticuore, dopo l'incontro con Mirco.
Nel pomeriggio feci un lunghissimo giro in bici nelle strade di campagna e, sfortunatamente, si ruppe la ruota posteriore della mia bici in un viottolo poco circolato da veicoli stradali. Con fatica percorsi il viottolo camminando e trascinando la bici fino allo sbocco per una strada asfaltata. Lungo la strada c'era una panetteria. Affamata e affaticata vi entrai per comprar qualcosa da mettere sotto i denti. Nella panetteria c'era una simpatica ragazza che serviva con gentilezza i clienti; si chiamava Margherita. Era anche molto carina, qualche anno più grande di me. Mentre aspettavo il mio turno vidi entrare Mirco nella panetteria. Si dirigeva all'interno di una saletta dove impastavano acqua, farina e altri ingredienti che, dopo esser lavorati da panettieri anziani, entravano ed uscivano dai forni, inebriando tutta la panetteria di dolci profumi. Dopo aver comprato lo snack uscì e mi diressi alla mia bici ancora rotta. Aspettai che uscisse anche lui. -Ciao, sono la nipote di Marta, la signora a cui ieri hai portato del pane. Io sono sua nipote, Kelly e ti sarei davvero grata se mi prestassi la tua bici per arrivare a casa. Questa ruota ormai è rotta e casa di mia nonna è tanto lontana da qui-. -Vorresti che io ti aiutassi? Ma non vedi che sono indaffarato con le consegne?-. Con tono più arrabbiato risposi:- Certo che lo vedo! Sei talmente indaffarato che ieri mi sei caduto addosso! Sbadato che non sei altro!-. Lui mi guardò e aggiunse:-Senti mi dispiace, ti ho già chiesto scusa per l'accaduto! Dovrebbe bastarti!-. -E se non mi basta?- chiesi con aria di strafottenza. -Problemi tuoi! Ciao!- concluse. Montò sulla sua bicicletta e corse via come un razzo. Dalla rabbia tirai un calcio all

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