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Racconti di attualità

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Moralisti e furfanti

Moralisti, sociologi e politologi si aggirano nei salotti televisivi. I media si buttano sulla preda e la spolpano fino all'osso.
"È tutta colpa della legge elettorale, della legge dei nominati", pontificano come oracoli. E poi si scopre che gli eletti con una valanga di preferenze sono ancora più corrotti e qualcuno avverte che "i mali delle preferenze li abbiamo già sofferti nella prima repubblica, sono preferibili i collegi uninominali".

Si guarda al centro e i buoi scappano in periferia. Si dice che c'è bisogno di una ventata di novità e arrivano sulla scena giovani arroganti, ubriachi di potere. Gente che improvvisamente si trova con tanti soldi in mano e perde la testa, accecata dall'oro.

I moralisti alzano la voce, indignati. Loro non sapevano, non immaginavano, vivevano sulla nuvola bianca dell'etica, gonfia dei loro sacri principi.

I politologi, che fino a ieri volevano portare lo Stato vicino al popolo sovrano per un controllo diretto e immediato degli eletti, criticano la modifica del titolo quinto della Costituzione, dicono che fu fatto per sottrarre il cavallo di battaglia del federalismo alla Lega. Dimenticano che la sinistra voleva favorire se stessa nel governo del territorio. Un modo elegante per impadronirsi del potere.

È solo un attimo di smarrimento. Subito sociologi e politici illuminati contrappuntano con voce suadente che non bisogna far di tutta l'erba un fascio (loro sono buoni e puri!) e che si deve andare alla radice di questa dissoluzione. E alla base di tutto si materializza un demone, come nel peccato originale. Il Demone corruttore, il Caimano ha abbassato l'asticella dell'etica, della parsimonia, della moderazione. Bisogna ricostruire i partiti di un tempo, ritornare alle ideologie, a formare la classe politica. Ma con quali formatori?

Si distingue da spreco a spreco, da peccato a peccato, da sesso a sesso. Le ostriche rovinano lo stomaco, la colla dei manifesti crea coesione sociale; i festini chiamati conve

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   2 commenti     di: Ettore Vita


Ci vuole molto più di una vita per costruire un superbrand. E basta un niente per distruggerlo

Ci sono voluti oltre duecento anni per costruire il Mito Americano. Il Made in the USA. Il brand più potente da quando  il marketing  è apparso sulla faccia della Terra.
      Agli inizi fu l'epopea eroica della scoperta. Della conquista dei grandi spazi, della caccia ai bisonti, dei solitari e avventurosi cow boys, e degli intrepidi soldati blu. Mentre in filigrana si consumava la brutale sopraffazione dei nativi  nel nome di Dio. Poi la crisi del '29 e Hiroshima. Tutto sommato piccoli avvenimenti, che non hanno inciso più di tanto sull'immaginario più ricco, avventuroso e affascinante, dopo quello dell'antica Roma. In fin dei conti,   piccoli schizzi di fango su di un gigantesco poster che urlava ai quattro venti quanto la vita poteva diventare bella col frigo, l'auto, e la tivù. Nel frattempo, la lotta per i diritti civili cresceva e, finalmente, Il Civil Right Act. Il voto ai neri. Poi la Nuova Frontiera  e la soluzione della crisi di Cuba  a rinsaldare il Mito.   La Baia dei porci? Ininfluente incidente di percorso. L'assassinio di Kennedy? Un drammatico stop. Ma, subito dopo, ecco di nuovo il go. La nazione, guida dell'Occidente, non poteva fermarsi per l'inaspettato lutto. Questa era la sua forza!  Mentre il Vietnam scuoteva le coscienze, il vento della Contestazione, per quanto contrario, faceva  più grande la democrazia americana. Che veniva esportata in ogni dove insieme a quella bottiglietta dalla silhouette di donna. E prima della fine del decennio, finalmente, i primi passi sulla Luna. Eri davvero grande, America!

Così fino agli anni ottanta.   Quando, all'improvviso, il colpo di scena: un attore mette piede alla Casa Bianca. Tutto conforme. Tutto può succedere. È l'essenza dell'American Dream!  L'esperienza è meno peggio di quanto si potesse immaginare. Subito dopo, riecco palesarsi  la politica e la sua casta: Bush padre, seguito - dopo una breve parentesi a luci rosse - dal figlio scemo. In quattro e quattr'otto

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Scusate, ma questa la devo raccontare

Dopo una settimana di assenza, ripasso sempre nella mente se in dispensa è rimasto qualcosa di commestibile, in particolar modo se il ritorno cade di domenica.
Quando ci si rende conto che oltre alla razione K, costituita dalle solite scatolette, altro non esiste, non resta che provvedere. Io, che per un piatto di pasta rinuncio volentieri a tutto quello che segue fino all'ammazzacaffè, cerco di unire il pratico al dilettevole. E cosa c'è di più veloce e appetitoso di un bel piatto di spaghetti aglio olio e peperoncino? È il massimo del gusto e della praticità, è il rapporto perfetto qualità prezzo come direbbe qualcuno di governativa erre moscia.
Gli ingredienti sono semplici e basici.
Spaghetti? Presenti!
Aglio olio peperoncini? Presenti!
Poi, naturalmente, acqua e sale. Già il sale. Quello finito, quello che avrei dovuto comprare ancor prima di partire. Per fortuna lungo la strada del ritorno c'è un enorme centro commerciale aperto anche alla domenica.
Mi fermo un attimo, compro tutti i sali che mi servono e via verso il mio frugale, ma delizioso pranzo. Penso ed entro.
Un'orgia di luci e di gente, che nemmeno al concerto del primo maggio a Roma o in spiaggia a Cesenatico il 15 d'agosto. Mi sorge spontaneo il pensiero, che quelli che dicono di fare la canonica gita fuori porta in realtà convergano tutti nei centri commerciali, attirati da ammoniache profumate alla pesca, yogurt stimolabagnosalvarterie e cassoni pieni di miraggi tutto a 1 euro cammello compreso.
Pazienza, chi è causa del suo mal... Mi rassegno e mi inoltro, non munendomi nemmeno del cestello, tanto devo acquistare solo del sale.
Orientarsi nelle corsie che si aprono, si incrociano tra isole pedonali di cestoni con offerte speciali
è un'impresa che metterebbe in difficoltà anche un cane da tartufi. Io suggerirei un carrello corredato da navigatore satellitare " Sempre dritto lungo via dei Detersivi, poi a destra per viale Risopasta, dopo piazza delle Acque Minerali gira a

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   1 commenti     di: Floriano Fila


Prima che l' amore finisca

Questo libro di Raniero La Valle è un libro d'amore, scritto con la lucidità e la profondità della ragione e la passione del cuore assetato di giustizia. Con questi due strumenti, ragione e cuore, l'Autore si accosta a personaggi rappresentativi della storia dell'umanità che lui ha conosciuto per lo più personalmente o attraverso letture. Scende in profondità per scoprire il messaggio che ci hanno lasciato come chiave di lettura del passato e del presente e soprattutto come stimolo e indicazione di direzione per costruire un futuro a misura d'uomo. Sono ventisette personaggi, dalla madre alle due mogli, quella della giovinezza morta banalmente in due giorni e quella della tarda età "compagna dell'ultimo tratto del cammino", da Padre Balducci a Berlinguer, da Aldo Moro a Garavini da Paolo di Tarso a Giuliana, posta al centro dell'attenzione di una classe elementare da una maestra che lottava contro l'esclusione e l'emarginazione. Giuliana ha lasciato questo messaggio: ogni persona deve avere la centralità. La Valle che adotta un linguaggio rigoroso ma accessibile non assume mai la supponenza di certi intellettuali ma ci guida con mano sicura a scoprire il filo che lega tutti i personaggi di cui parla: l'amore per l'uomo e per un mondo che non può essere diviso in due parti, una a perdere ( i quattro quinti dell'umanità) e l'altra da salvare ( un quinto dell'umanità). Fermo nella denuncia ma sempre pacato l'autore individua con articolate e documentate argomentazioni le cause che hanno prodotto questa moderna barbarie. L'avidità e il culto del denaro che hanno indotto l'Occidente a praticare la rapina delle risorse del pianeta attraverso leggi commerciali pensate e applicate a suo vantaggio, e la volontà di dominio da cui è scaturito un nuovo leviatanico imperialismo, quello americno che si arroga il diritto, chiamandolo missione, di "ordinare" il mondo da solo, riducendo Stati e popoli a sudditi. Vengono così travolti i diritti, messa a tacere l'ONU e

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Distretto Di Polizia (Parte 2 - Invenzione)

Era come lanciarsi nel vuoto... si sentiva così Ira, in questo momento. Dopo la giornata di ieri, di quelle due bambine ritrovate uccise, non era riuscito a chiuder occhio. I pensieri lo tartassavano... La testa si riempiva di domande simili a queste: "E se fossi arrivato prima?"... In quei momenti vorresti soltanto sparire dalla terra e non farti vedere più dalla madre di quelle due bambine. Ma le colpe non ricadevano su di loro... ma ricadevano sul mondo, talmente cattivo e pieno di rabbia da stupire gli occhi della gente. Si conoscono le cattiverie, eppure quando accadono, è come se fosse sempre la prima volta. Stesse sensazioni, paure simili. Ma intanto, Ira, ricoperto dalle grandi occhiaie che aveva, si lavò il viso, si vestì e poi andò direttamente al Distretto. Non aveva mangiato... Nel tempo che arrivò lì, in una frazione di secondo, venne Anna per aiutarlo a togliersi di dosso quella tristezza che aveva. "Buongiorno! Se è un buongiorno... Non hai chiuso occhio, vero?" - "si nota così tanto?" - "A dir la verità, sì... abbastanza... Io un po' sono riuscita a dormire ma non ti credere che abbia fatto una nottata leggera... Anch'io ripensavo al caso di ieri e non facevo altro che darmi delle colpe." Disse Anna. "Tu non hai colpe. Nessuno ha colpe, qui. È il mondo in cui viviamo che è sbagliato. Purtroppo non abbiamo l'onore di crearcelo da noi. E dobbiamo accettare questo che abbiamo... con tutti i suoi difetti" Parlò Ira. "E pregi... perchè se esistono ancora persone che la pensano come te, è senz'altro un pregio" Aggiunse Anna... Ira le sorrise: "Vado a prendermi un caffè, forse può risvegliarmi!" ma nel momento in cui si era mosso per raggiungere la macchinetta del caffè, venne vicino a lui una ragazza dai grandi capelli ondulati di color biondo... Era la ragazza che si era fermata a dormire al distretto. "Ciao! Vuoi un caffè?" chiese Ira non sapendo che la ragazza non rivolgesse parola a nessuno e che si era fermata a dormire al Distre

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   0 commenti     di: Martina Di Toro


La filosofia della nuova era spirituale (ultrapallio) - ultima parte

Pertanto al classico interrogativo filosofico "chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo", con cognizione di causa, si può rispondere che siamo polvere, veniamo da un atto d'amore e andiamo verso la luce lungo una strabiliante catena di amori infiniti senza limiti ed oltre i limiti dello spazio e del tempo, che ci riporterà alla nostra vera ed unica realtà a cui tutti percepiamo di appartenere e a cui, nel profondo, tutti aneliamo perché, affatto, non siamo di sola inerte materia.
Ritornando alla filosofia, infine, è tempo che la biga alata di Platone, da millenni intenta a volteggiare nei cieli per le bizze dei suoi cavalli, non si sfracelli più al suolo e l'auriga, tenendo ben salde le redini del cavallo bianco, ci faccia finalmente acquisire l'anima, lassù nell'iperuranio, laddove l'idea del bello (Estetica/Platone) alla luce della coscienza (Etica/Socrate) è Amore, il Motore immobile (Logica/Aristotele) della vita.
I confini dell'anima, mio caro Eraclito, si possono percorrere conoscendo se stessi per contemplare (pensiero estatico, ultimo stadio della conoscenza) il Logos, La Verità, il Motore immutabile (non certo immobile, mio caro Aristotele!), il Padre nostro a cui l'umanità sta tanto a cuore.
E il sottoscritto (soggetto di media intelligenza, dotato di cultura mnemonica e buffone nato) Gli sta addirittura simpatico se, dopo essersi manifestato con segni lampanti (la mia mappina biografica ha dell'incredibile!) e segnali lampeggianti proprio il giorno dell'Epifania (di mattina scansai il sole da palla di fuoco e di sera un'aureola di stelle presidiava la mia villa dalle turbolenze atmosferiche!), da predestinato (in veste di Noè) mi ha ispirato "La novella arca di Noè" (libro natalizio 2013 che anticipa l'emergenza profughi!) e nei panni di novello Platone, infine, mi ha fatto aggiornare ai tempi moderni i suoi fantastici miti.
E così la biga alata (teoria platonica della reminiscenza dell'anima), grazie alla cellula spirituale (pens

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VISITA AD UNA STRUTTURA SCOLASTICA

nb. questo e' il seguito di visita ad una struttura ospedaliera




Test numero due: l’ISTRUZIONE


Visita ad un ISTITUTO COMPRENSIVO


L’idea era scaturita a Sergio al bar, dove timidamente con l’amico si era riaccomodato perché con il suo eloquio aveva ottenuto la proroga di una settimana al saldo di un piccolo debito.
“ Leggi qua, Andrea!” Sergio aveva consegnato all’amico il quotidiano che, come la Gazzetta dello Sport, era offerto in lettura ai clienti.
“ Ancora senza Dirigente l’Istituto comprensivo di…Salichetimpicco. “
“ Beh?…”
“ Non dirmi che il trafiletto non ti suggerisce niente.”
“ Mah…”
“ Mi rispondi a monosillabi? Sei davvero privo di un minimo di fantasia, non diventerai mai un Montanelli! “ Dopo una pausa: “ sappi che l’Istituto Comprensivo sarà la seconda tappa della nostra inchiesta e tu vanti l’onore di parlare con il suo dirigente. “
“ Posso confidarti, “ gli ribatté Andrea dopo un attimo di stupore, “ che la tua mi sembra un’idea strampalata?”
“ Persegui ad essere il solito disfattista. Sappi che in gioventù, prima di dedicarmi a questa lucrosissima attività, insegnai per un paio d’anni come supplente, una certa conoscenza dell’ambiente non mi manca, trascurando gli anni sciupati per acchiappare con tanto di lode questa laurea che mi sta procurando soddisfazioni e denaro a iosa.”
“ Se t’infilzeranno saranno esclusivamente cavolacci tuoi.”
“ Pensala come vuoi, domattina di buon’ora prenderò possesso dell’Istituto Comprensivo.”
“ Perché un nome tanto stravagante?”
“ L’ordinamento scolastico è mutato, le scuole non sono più corpi separati ma fanno parte di un insieme concepito per struttura verticale chiamato Istituto Comprensivo; vi trovi scuole materne, elementari e medie sotto un’unica direzione ed un’unica amministrazione.”
“ La direi una forma di risparmio sul personale non docente e sui presidi...”

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