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Racconti di attualità

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La dolce schiavitù

Tra Orwell e Huxley sono sempre stato convinto che il secondo abbia visto più lontano. Anche se 1984, per la sua immediatezza e forza visionaria, è rapidamente assurto per tutto il '900 a paradigma del totalitarismo dietro l'angolo e di ciò che si contrappone all'utopia; mentre Il Mondo Nuovo, dove l'invasività del potere è più morbida e strisciante, è invece passato via quasi inosservato.
In realtà è il futuro immaginato da Huxley che si sta realizzando oggi. Attraverso un sistema talmente sofisticato da riuscire a indurre gli individui ad amare, senza accorgersene, la loro dolce schiavitù.
Ciò che mi interessa non è tanto esaltare la lungimiranza della visione di Huxley, quanto fermarmi a considerare se, alla luce di ciò che sta avvenendo, della mutazione antropologica in atto, liquidare la sua opera come distopica (o cacotopica, giusto per cambiare) sia corretto. Ma soprattutto un sentimento percepito e condiviso da tutti: vecchie e nuove generazioni.
Se è vero che fino alla fine del secolo scorso un sistema come quello descritto da Huxley, soggiogato da scienza, pubblicità e consumismo, poteva apparire eccessivo, e non desiderabile, non in quanto opposto all'utopia, ma perché in antitesi col principio di libertà e progressivo miglioramento della condizione dell'individuo, oggi ci andrei più cauto.
Chi ci dice che una società che si rende conto che un ciclo di sviluppo sta per chiudersi ed è in in grado di "rallentare" , "deviare", e "riprogrammarsi" ad uno stadio di moderato benessere diffuso; di un'aurea mediocrità di massa, sotto l'occhio vigile e discreto di poteri più o meno occulti, debba essere vissuta per forza come qualcosa di minaccioso, temibile e negativo? O non semplicemente come un prezzo equo da pagare per continuare a godere delle cose che sembrano riempire le nostre esistenze.
Se mi sforzo di pensare senza pregiudizi alle nuove generazioni, devo almeno riconoscerne le diversità. I punti di vista. Gli orizzon

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Distretto Di Polizia (Invenzione) Parte 3

Mauro spalancò le finestre e spostò le grandi tende, facendo intravedere il sole: "Forza, è ora di alzarsi!" Ripetè a Roberto che ancora dormiva sotto le lenzuola. Ma Roberto alzò la testa e appena capì che era la voce del suo amico Mauro, rimise la testa giù e ritornò al suo adorato cuscino. "Altri dieci minuti... dai..." - "Robè è tardi! Prima che ti frego il bagno, ti conviene andare, di corsa. Sennò mi sa che non lo rivedi più" Mauro sorrise e iniziò a preparasi. Roberto si alzò dal letto, ma sembrava come se dormisse ancora in piedi. Fece fatica a camminare. Erano le 8. 30, dovevano essere al distretto già dalle 8. 10... Roberto indossò una camicia e, svelto come un orologio, infilò i pantaloni. "Pronto!" urlò a Mauro con un velo di allegria. "Sì... e la colazione?" Chiese Mauro aspettandolo. "Non la faccio... è troppo tardi, il commissario ci aspetta. La colazione se la mangierà qualcun'altro." - "Ma come qualcun'altro? Ci ho messo tanto amore nel farla!" - "Sarà per un'altra volta Maurè, andiamo!"... Finì la frase chiudendo la porta e andando al Distretto. Ira era già lì, appena vide arrivare in un mostruoso ritardo Mauro e Roberto, disse in tono curioso: "Ben alzati!" - "Non ci far caso... è lui che è lento! Toh... guarda: ancora sbadiglia" Rispose Mauro facendo osservare il comportamento di Roberto. "Si può comprendere... poi io non sto messo meglio di Roberto: Stanotte si sentivano le urla dei miei vicini, quindi figuratevi come posso sentirmi io in questo momento!" Raccontò Ira...''Siamo sullo stesso piano allora'' rispose Roberto ascoltando la storia dei vicini. "I vicini sono come le suocere: Devono sempre rompere le..." Mauro arrivò a metà frase e si fermò appena in tempo quando vide arrivare il Commissario. "Buongiorno!" Ripeterono in coro Ira, Mauro e Roberto, ridendo per la quasi-figura che stava per fare. "Buongiorno a tutti! Ira, con me." - "Va bene Commissario" rispose con un sorriso. Mauro e Roberto invece andar

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   2 commenti     di: Martina Di Toro


Il mestiere di padre (2a parte)

Ritornando all'eterno conflitto interiore se l'anima, una volta e per sempre, soffocherà la mente con mani ben strette al collo, d'incanto ci risveglieremo nello splendore della vera vita, proprio sul paradiso terrestre sotto i raggi del sole (Padre) alla luce (Spirito Santo) dell'amore (Figlio): era spirituale (ultrapallio) allorquando l'altruismo dell'intelletto per amare (dono spirituale) prevarrà finalmente sull'egoismo della propria ragione (surrogato materiale).
Per arrivare a tanto necessita però dare certa identità all'anima, non certo campata in aria, ed io a tal fine da tempo mi sono attivato con le scritture anche se al momento non mi comprendono neppure all'interno della mia stessa famiglia dove sempre più mi prendono per fissato.
E così il mio primogenito (Bocconi, Insead Business School) e il mio primo compariello di battesimo (mio nipote, urologo dell'Ospedale Sacco di Milano), seppur persone di cultura, appena mi sentono parlare di anima vanno in confusione mentale e mi prendono per pazzo.
L'anima, invece, ha una sua pura (candida luce spirituale invisibile per il difetto della macula oculare) e certa identità dal momento che essa rappresenta addirittura una triplice coscienza: vigile per il pensiero (cogito ergo sum, certezza di vivere all'istante), consapevole per l'amore (amo e sempre sarò, certezza di vivere in eterno) e morale per la verità (gnothi sautòn, certezza della verità di cui siamo depositari dall'alito vitale).
Da parte mia, come al solito esagerando, sono arrivato addirittura a "la carta d'identità dell'anima":

Cognome------------- Anima

Nome----------------- Chiaraluce

Nata------------------- per amore dalla luce

Cittadinanza--------- luce universale

Residenza------------ io profondo

Stato civile----------- libera

Professione----------- commediografa e attrice (scrive e mette in scena l'umana commedia)


LA FIRMA DELL'ANIMA

In fede,
p

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Dona Flor e i suoi due mariti

Fortunata, donna Flores che, con i suoi due mariti, realizza l'amore perfetto.
Vadihno, dissoluto e passionale, crudele e tenero, traditore e fedele, giocatore d'azzardo che ama la vita e gioca con la morte, tiene Flores legata a sé oltre la vita: è la sua ossessione e il suo tormento. Soltanto il rito magico del condomblé può liberare Flores da Vadihno che si dissolve tra le lacrime come nebbia, consegnando Flores alla normalità di un marito fedele e protettivo, amante onesto senza tanti slanci passionali
Ma il turbine di passione lasciato in eredità da Vadihno lascia Flores finalmente appagata nel corpo e nello spirito tanto che può finalmente passeggiare per le vie della sua città con tutto il decoro economico e sociale della moglie del farmacista.
Tutto il romanzo è un fuoco d'artificio: feste, balli, tavoli da gioco dove si avvicendano giocatori ricchi e poveri. Riti magici, passione e tenerezza, crudeltà e
dolcezza, squallore e grandezza, meschinità ed "eroismo", la forza della vita, la tristezza della morte.
Con questo romanzo J. Amado ha dato, forse, la rappresentazione più vera
dell'"animus" dell'America Latina.



Il mestiere di padre (1a parte)

In mancanza di lavoro e senza una corretta istruzione (il mestiere di padre) l'Isis (la maglia nera della civiltà) assolda miliziani europei, emarginati dalla società con nessuna prospettiva di miglioramento economico e sociale e, pertanto, facile preda di chi usa l'identità religiosa (Allah è grande) con la prospettiva di un futuro e di un mondo migliore.
Proprio da qui giovani emarginati, in preda all'insoddisfazione per la vita e pervasi dall'odio, si immolano nel nome della divinità confondendo Satana con Allah ed arrivando a compiere stragi assurde, come quella di Parigi dello scorso 13 novembre, che ha coinvolto proprio il meglio della gioventù.
L'immediata risposta del presidente Hollande sono stati i bombardamenti aerei quando la società civile deve pure meditare sulle sue responsabilità e, per eradicare completamente questa gente indemoniata (sempre più pervasa dall'odio), deve ricorrere in primis al presidio istruttivo della cultura. E questa, senza ombra di dubbio, ha le sue solide basi sulla sacralità della famiglia (un padre maschio con il mestiere di educare e una madre femmina permissiva!) che, anche Francia e Usa (civiltà d'avanguardia), hanno di recente barattato con il matrimonio gay quando questo va correttamente legalizzato come "unione sentimentale" da intesa affettiva.
Speriamo allora che questa esclusività naturale la mantenga almeno l'Italia che, in tema culturale, la sa davvero lunga grazie al suo entroterra di Santi, Madonne e Grandi.
Senza la famiglia non si va da nessuna parte e si confondono invece le idee, sul significato vero della vita (sublime atto d'amore), ad innocenti creature arrivando a stravolgere finanche la sua prima legge naturale, che concede il privilegio a un maschio e a una femmina, pervasi da amore, di generare la vita materializzando l'amore proprio nei figli (spiritualizzano la materia regalandoci la gioia di veri genitori) attraverso un triplice passaggio cellulare:

Dalla cellula nervosa (innamor

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Non ci resta che... Renzi (la promessa vincente)!

Berlusconi mi ha scartato (bunga bunga), Fini è naufragato (suocera e cognato), Grillo mi ha ignorato e allora, da scrittore di morale e pilota dell'anima, sponsorizzo Renzi passando così, in volo pindarico, da destra a sinistra dopo il centrodestra!
Tutto questo mi era già capitato in campo calcistico dove dalla destra (imprendibile ala) ero passato al centro (irrefrenabile centravanti di movimento) per finire, in tarda età, sulla sinistra (ispirata mezzala di rifinitura).
Adesso, però, è tempo di appendere le scarpette al fatidico chiodo e puntare tutto (da incallito giocatore perdente!)... su Matteo Renzi, promessa politica vincente dopo la protesta (Grillo) e la proposta (Bersani), e almeno una volta vorrei vincere anch'io!
Dal momento che in campo politico non c'è nessun programma vincente e nessun leader onnipotente (Silvio a parte!), è tempo che destra, sinistra e centro si consorzino a difesa, soprattutto, dei poveri, dei deboli e degli omosessuali (diritti paritari con l'unione sentimentale!), per fare sì che l'Italia, da sgangherata barchetta in balia delle onde, diventi la novella arca di Noè per traghettare il mondo intero nell'era della pace e della luce.
Da qui potrebbe avere inizio, finalmente, l'era spirituale (grazie anche all'avvento di Papa Francesco) secondo la profezia 21/12/2012 Maya rivelata a Maiello che, nottetempo, scrive il bene (amore) per leggere il bello (alla luce della coscienza) e credere il Verbo agli occhi della fede (cultura eccelsa).
Di giorno, invece, da medico di famiglia cerco di ridare il sorriso (la luce dell'anima) all'ammalato nel buio della malattia, curandolo con ironia e riducendo in versi la terapia!
Concludo con un consiglio fraterno per Grillo (per far valere le mie ragioni divento più esagitato di lui!) che adesso, con l'MS5 a rappresentare una buona parte degli italiani, deve smetterla di inveire e demolire ma dialogare per costruire questa benedetta novella arca Italia che sia foriera di luce

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Il Cinema di Scola

Crudo come in "Brutti sporchi e cattivi", quando ancora c'erano le baracche anche a Livorno, senza andare tanto lontano, metaforico come ne "La serata più bella della mia vita", divertente in "Hostaria!" ed amarissimo in "Come una regina" ne "I nuovi mostri".
Perfetto come "Una giornata particolare", rivisto pochi giorni fa, verboso ne " La terrazza", storico ne "La famiglia"... e per ogni film un posto da ricordare, un cinema perso lasciato ad un bowling o ad un grande magazzino.
E poi vedere con tuo figlio il passaggio tra il bianco e nero e il colore, bello e nostalgico, in "C'eravamo tanto amati" scoprendo che la magia è rimasta intatta.

Centodieci cinematografico




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