PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti di attualità

Pagine: 1234... ultimatutte

Se dalla notte o dal giorno di Giovanna Stanganello

"Se dalla notte o dal giorno" è un libro di storie e poesia dei ragazzi di strada brasiliani. L'Autrice, una giovane insegnante, è stata più volte e a lungo in Brasile. Ha lavorato nella Oficina pedagogica della casa das meninas di Teofilo Otoni. Con amore e intelligenza ha raccolto storie tragiche di bambini che abitano la strada e che sono esposti ad ogni violenza. Eppure dalle poesie diligentemente inserite nel libro con il testo italiano a fronte di quello portoghese. traspare una gioiosa voglia di vivere, una ferma denuncia, una delicatezza di sentimenti che un tragico contesto non è riuscito a soffocare. L'autrice è riuscita ad ottenere una interessante intervista da Paulo Freire, pedagogista impegnato in progetti sociali per i ragazzi di strada. Una citazione merita la copertina del libro: è una fotografia, autentica.
È notte e un bambino dorme tra le braccia di una statua di marmo.
"Oggi mi hanno chiesto per chi scrivo
Mi hanno interrogato con la domanda:
per chi scrivo i miei pensieri.
Con uno sguardo distante e un po' timido
ho risposto:
scrivo per quelli che non arriveranno mai a leggermi;
scrivo per quelli che mai frequenteranno una scuola;
scrivo per chi non ha un soldo
nemmeno per comprare un pane o un libro di poesie;
scrivo per i mendicanti, gli accattoni, i drogati o i viziati
che un giorno troveranno nel mio libro
un appoggio per le loro teste durante il sonno;
scrivo per quelli che, come me
sono o già furono ragazzi di strada;
scrivo per te, e per te,
perché il mondo conosca le nostre allegrie
e sofferenze"

Edizioni: La NUova Italia



Quando è troppo è troppo

Non se ne abbiano a male pupi, marionette e burattini se talvolta vengono tirati in ballo. Purtroppo citarli per definire coloro che si asserviscono, non per debolezza o paura, ma per puro tornaconto è una brutta abitudine assai ricorrente. Come dire a uno che va giù duro, senza un briciolo di scrupoli e il minimo garbo, che è un macellaio; o a un maniaco sessuale senza ritegno che è un porco. O riferirsi a una che si è venduta anche l'anima con quell'improprio appellativo che suona come lo squillo di tromba strozzato dalla sordina: troia!
Come si può pensare di offendere con simili accostamenti il professionista che ci permette di gustare una succulenta fiorentina; o insultare il divin porcello, martire ed elargitore di tante prelibatezze? O addirittura gettare discredito sulla sua compagna, abusando del suo nome comune? E, a maggior ragione, come si possono associare all'odioso servilismo i fantasiosi protagonisti del teatro popolare della nostra infanzia?
Bisognerà forse, per definire questi rifiuti umani, fare appello alla suddivisione sciasciana? Troppo onore bollarli con definizioni così acute e ricche di sfumature. E poi non credo nelle intenzioni fossero rivolte anche al gentil sesso.
Più semplicemente, suggerisco di definire i servili protagonisti di tanta parte della storia e in particolar modo della scena italiana dell'ultimo ventennio, che hanno fatto scempio della dignità umana, violenza al linguaggio e ingannato il volgo per riverire e compiacere un padrone e alimentare il suo ed i loro interessi, con un semplice dispregiativo: merdacce! Merdacccce! Con quel pizzico di compiacimento eufonico sulla seconda parte della parola. Come se l'appellativo uscisse dalla procace bocca della signorina Silvana, quella che faceva slinguare di lussuria il ragionier Fantocci...

Come nasce una merdaccia? Perché di certo lo saprete: merdacce si nasce non si diventa! Come mafattori del resto. La merdaccia, in genere, eredita ques

[continua a leggere...]



Cuori in affari

Mary decise di frequentare quella scuola di ballo; era rimasta sola e non voleva rinchiudersi in casa e morire lentamente nell'anima, così sarebbe stata per un paio di ore in mezzo agli altri, chissà, forse si sarebbe distratta e non avrebbe pensato più al suo ex. La maestra di ballo le affiancò un tipo strano, Alfredo, timido ma già molto esperto di balli, certo a livello amatoriale ma non aveva importanza, Mary non aveva velleità artistiche, voleva solo trascorrere il tempo senza pensare;
In poco tempo il corpo di Mary, già perfetto, si adeguò ai ritmi del ballo, Mary fece grandi progressi e i suoi movimenti ora erano sensuali e sciolti, il suo nuovo cavaliere la vide trasformarsi; il suo nuovo cavaliere tra un ballo, una pausa e una bevanda le stava plagiando la mente.
Alfredo il timido, forse non era tanto timido ma mentre era un attento cavaliere, diventava all'improvviso dispotico, scostante; Mary non aveva capito ancora che tipo fosse; ma aveva deciso di divertirsi e che il cuore dei maschi non l'avrebbe più ferita; non si sarebbe più innamorata; ma lei era già innamorata e non lo sapeva ancora.
Il suo cavaliere aveva cominciato con un semplice elogio, poi le aveva ripetuto fino alla paranoia che le voleva bene fino a che anche lei era arrivata a dichiarare la stessa cosa. E ora se ne rendeva conto, lui le aveva fatto il lavaggio del cervello, l'aveva condizionata al punto tale che lei ormai parlava come lui, ma forse, lei, era come lui, aveva bisogno di quell'uomo, così fuori dalla norma, così desideroso di averla e a lei piaceva.
Si le piaceva quel cavaliere così scostante, la faceva sentire importante, unica, amata. Comunque sia, lei aveva capito il gioco del suo cavaliere. Pensò che non era tanto innamorata in fin dei conti, si ora forse lei stava cercando uno suo scopo nella vita e.. decise di usare il suo bel cavaliere.
Lo assecondò in quei suoi capricci, lei era sola, non le poteva certo far male un po' di sesso, sì, d'accor

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: bruna lanza


Perchè la politica non interessa?

In questo momento in Italia c'è una disaffezione per la politica. Forse Perché viene identificata con i partiti che francamente hanno deluso un po' tutti perché incapaci di capire e tanto meno di risolvere la complessa gravità della situazione a livello mondiale e su molti piani: economico, sociale, ambientale, informativo e formativo. Ma la politica non si esaurisce nei partiti. È molto di più.

Direi che ha una valenza ontologica in quanto è geneticamente iscritta nell'uomo che non può essere senza mettersi in relazione con l'altro e quindi formare dei legami, costruire una comunità umana che è gestita da norme morali ma anche politiche. Nella Genesi Dio dice: " È bene che l'uomo non sia solo" Queste parole fondano l'imprescin- dibilità, per l'uomo, di mettersi in relazione con l'altro, Aristotele ha definito l'uomo "animale politico" e a questo mi riferivo quando dicevo della valenza ontologica della politica. La sua più bella definizione che io conosca è quella di don Milani "Avere un problema e cercare di risolverlo da soli è avarizia, accorgersi che il mio problema è amche di altri e cercare di risolverlo insieme, questo è politica". Ma perché don Milani parla d'avarizia? Perché guardare solo il proprio problema significa disinteressarsi di quello dell'altro. Non ci si vuole mettere in relazione. Non si vuole condividere. Teniamo stretto quello che abbiamo e, appunto, siamo avari. Secondo me la definizione di don Milani ci offre una chiave di lettura per capire il tempo presente. Mettersi n relazione significa mettere al posto dellì"io" il "noi" La nostra civiltà, anzi la civiltà occidentale ha annullato il "noi" e glorificato l'"IO". L'io è sovrano in tutti i campi, in quello economico (la regola del massimo profitto condanna alla morte per fame 40 milioni di persone ogni anno), in quello sociale (la stessa regola ha ridotto il lavoro a merce e condannato un numero sempre crescente di lavortori al precaria

[continua a leggere...]



Lo schianto

Svetka apre a fatica lo sportello della Ferrari e scende barcollando dall'auto. "caspita che botta!" farfuglia, ancora un po' scossa. Fa un rapido ripasso delle ossa del suo corpo per assicurarsi che rispondano tutte all'appello e che siano uscite illese dallo schianto. La luce del lampione l'acceca per un istante, "nic nie zlamane " - sussurra- niente di rotto", e subito si tasta il viso da madonna botticelliana, tanto per accertarsi che non ci siano ferite. Tutto aveva potuto immaginare Svetka, tranne che a fare la puttana avrebbe rischiato di morire in un incidente d'auto. Ha immaginato tanti modi per morire: massacrata da un serial killer, malmenata dal suo protettore-amante, schiantata da una polmonite fulminante buscata nelle fredde notti passate sul marciapiede del piazzale della discoteca, ma nella sua fantasiosa mente non si è mai affacciata l'eventualità di rimetterci la pelle, nel pieno esercizio della sua professione, in una macchina schiantatasi contro un palo.
"sukin syn... figlio di cagna" sibila rivolta al suo cliente, ancora frastornato dai fumi dell'alcool e dalla violenza dello schianto. Anche lui sembra miracolosamente incolume, e tremendamente ridicolo con i pantaloni ancora slacciati ed i boxer a mezz'asta. A Svetka scappa una risatina ironica " se solo gli uomini immaginassero quanto sono ridicoli mentre scopano ci penserebbero due volte prima di farlo". E quelli che vanno a puttane sono ancora più tristemente ridicoli degli altri, inesorabilmente esposti alla cruda meschinità della loro condizione, senza nemmeno il pietoso velo che l'amore cala sugli occhi delle donne affinché non scoppino in una risata fragorosa ogni qual volta si trovino a letto con il proprio amante.
Svetka ha 25 anni, ma ha lo stesso sereno disincanto di una centenaria, fa la puttana per scelta e non per costrizione. È arrivata in Italia 6 anni fa con un unico obiettivo: fare soldi, ma farne tanti, e senza spezzarsi la schiena come sua madre in fabbrica, o come l

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: Simona Durante


#FemminicidioNO

Allarme: "violenza, spesso tra le mura domestiche"

In Italia il femminicidio é purtroppo una vera piaga sociale, ma attenzione, questo fenomeno non é diffuso solo nel nostro paese ovviamente, ma tocca la maggior parte delle realtà di molti stati, chi piú chi meno, sempre di femminicidio si tratta. Molto spesso questi omicidi sono commessi nella casa della coppia, quella della vittima o quella dell'autore dell'aggressione. Il femminicidio é una violenza definita "estrema" dall'antropologa messicana Marcela Lagarde e può essere di qualsiasi natura, fisica, psicologica, sessuale, economica che violi i diritti dell'uomo. É una problematica sulla quale sorgono costantemente dibattiti, ad esempio l'esistenza della distinzione tra l'omicidio e il femminicidio, se tutelare maggiormente la donna la rende "debole" in quanto l'uomo é considerato un essere "superiore".
Le statistiche che fanno riferimento a questo fenomeno parlano chiaro, é in costante crescita, solo nel 2006 dieci milioni di donne hanno subito violenze di ogni genere. É un numero enorme e il 30% di queste non ha mai denunciato l'accaduto. Quando sui giornali si legge di donne maltrattate, la parola che viene utilizzata per giustificare l'atto é "raptus" o "patologia", ma le ricerche effettuate affermano tutt'altro, si tratta di episodi ripetitivi, col tempo si aggravano e spesso gli autori sono dichiarati in stato di luciditá.
Nel nostro paese si stanno sviluppando varie forme di sensibilizzazione riguardanti il tema della violenza. Sono presenti sul territorio, anche se pochi, dei Centri Anti-violenza, gli stessi comuni ed enti pubblici organizzano per il 25 di Novembre, Giornata mondiale contro la violenza alle donne e l'8 Marzo, Giornata internazionale della donna, attività, i moderni flash mob, convegni, seminari ed eventi pubblici. Di queste iniziative ne vantano e ne sono un esempio due scuole di Moncalieri, il Majorana sezione liceale e il Majorana sezione tecnica-economica che il 28

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: luca


La Stanza

La sua stanza è un piccolo mondo: asettica, chiara, logica. Non trapela il rigore dell'ambizione alla perfezione, ma non si avvicina nemmeno a ciò che è caos.
L'impressione più lampante e schiacciante che si prova ad entrarci, è quella di un ossessionato soggettivismo: ossessione che deriva da anni di incomunicabilità e di porte chiuse, di canali non ancora cosi radicati e immediati.
Adesso tutti possono entrare nella sua stanza, è possibile mostrarsi e va fatto tutto e subito; prova angoscia a pensare di passare un attimo in più senza manifestare quello che è al mondo.
La cosa che la fa soffrire di più è che gli altri possano vederla come una persona che non pensa, una persona che non ha interessi, che bada solo all'aspetto esteriore.
Così, per esorcizzare tutto questo, la stanza la espone totalmente: la descrive, svela ogni mistero. Ma essa è molto capiente e la gente non ha pazienza: da' uno sguardo, la curiosità dura un attimo. Così tutte le informazioni essenziali vanno compresse, vanno sintetizzate e rese accattivanti.
Ancora più importanti delle parole sono le immagini. A volte, a vedere fugacemente una persona, non è facile capire subito se è profonda, se è una con qualcosa da dire, se non è superficiale. La stanza ha anche questo compito: mostrare una serie di immagini che possano rendere giustizia ad un'anima così sofisticata. Sarebbe imperdonabile confonderla e catalogarla assieme a tutta la miriade di altre stanze -peraltro molto simili - che vogliono, a loro volta, mostrare agli altri l'intimità del proprio padrone: la sua è unica e irripetibile!
Infine, nell'insieme, è importante che la stanza faccia percepire una sensazione principale: quella che lei non è una persona che si concede facilmente. Non nel senso fisico - riguardo questo essa fornisce già svariate immagini e parole - quel che conta è la sua anima. Non vuole certo sembrare una che ha un concetto frivolo dell'amicizia e dei rapporti umani in genere. La s

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: Max Cherry



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Attualità.