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Racconti di attualità

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Gli albori della vita (ultima parte)

In riferimento adesso alla reincarnazione dell'anima di Platone, il merito di tanto è soprattutto di mio padre che lassù, dopo prematura dipartita, in veste di governatore della terra mi ha concesso questa somma onorificenza filosofica.
L'incarico di governatore, naturalmente, l'ha ricevuto per divina volontà, dopo esser stato inviato quaggiù in terra come angelo (chiamato Raffaele) sotto mentite spoglie per capire dal vivo i mali che affliggono il mondo.
Il suo responso fu che le guerre iniziano proprio in famiglia per squallide questioni ereditarie e mio padre per questo motivo, dopo essersi prodigato inutilmente per fratelli, sorelle e cognati, preferì riprendere le vie del cielo in modo da trasmettere da lassù le sue direttive per migliorare il mondo.
A tal uopo necessitava una persona di sua fiducia quaggiù pronto a collaborare, meglio se avesse saputo mettere anche per iscritto queste sue direttive morali, e quale persona avrebbe potuto assolvere meglio questo delicato compito se non il suo prediletto primogenito.
E così se in terra questo benedetto angelo era stato la principale causa della mia insonnia per i suoi notturni sfoghi familiari seduto ai piedi del mio letto, ora anche da lassù continua a tormentarmi di notte con queste sue scritture morali non concedendomi mai tregua altro che insonnia!

Le voci da lassù, infatti, non sempre giungono chiare e bisogna prestare molta attenzione per scrivere cose difficili in modo chiaro e intelligibile alla portata di tutti. E la mia tormentata mente, già presa da mille pensieri tra malati e giochi, spesso va in tilt e perde in lucidità.
Comunque sempre meglio lo stress mentale che il vuoto depressivo, in cui precipitai dopo l'abbandono dei miei figli, quando fu proprio l'anima di Platone ed il suo amore a ridarmi la vita.
In veste di novello pensatore mi ritrovai, infatti, in piena filosofia a comprendere il significato vero della vita dalla cellula primordiale (pensiero, amore e coscienza)

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Arrabbiatissima

Carissimi amici di PR vi posto questo articolo del giornale-IL fatto quotidiano-per mettervi a conoscenza di questa orrida decisione ministeriale, che mi ha lasciato basita e profondamente indignata

"Gli autori meridionali del '900 sono stati eliminati dai banchi di scuola perchè stralciati dalle indicazioni curriculare dell'ex ministro Mariastella Gelmini. Una commissione di studio nominata appositamente dall'ex ministro, ha eliminato dai programmi didattici autori meridionali quali Gesualdo Bufalino, Elio Vittorini, Leonardo Sciascia, Domenico Rea, Salvatore Quasimodo, Matilde Serao, Anna Maria Ortese, con gravi ripercussioni sul piano culturale. Uno dei tanti danni del peggior ministro dell'istruzione della Repubblica Italiana. In tal modo viene proposta agli studenti una visione viziosa ed incompleta della letteratura italiana visto che, a parte Verga, Pirandello ed Elsa Morante, sono ben 17 gli scrittori meridionali che, non essendo presenti nelle indicazioni ministeriali, sono trattati nei libri di testo e dagli insegnanti sicuramente in modo minoritario, palesandosi una netta esclusione di un pezzo significativo della cultura del nostro Paese. Per questo con una risoluzione in commissione chiediamo al Governo e al Ministro Giannini di ripristinare la dignità degli autori del sud e l'equilibrio nei percorsi di studio e speriamo che si facciano portavoce di questo appello anche i personaggi della cultura e dell'informazione del Paese" -Commissione Cultura M5S-



Cuori in affari

Mary decise di frequentare quella scuola di ballo; era rimasta sola e non voleva rinchiudersi in casa e morire lentamente nell'anima, così sarebbe stata per un paio di ore in mezzo agli altri, chissà, forse si sarebbe distratta e non avrebbe pensato più al suo ex. La maestra di ballo le affiancò un tipo strano, Alfredo, timido ma già molto esperto di balli, certo a livello amatoriale ma non aveva importanza, Mary non aveva velleità artistiche, voleva solo trascorrere il tempo senza pensare;
In poco tempo il corpo di Mary, già perfetto, si adeguò ai ritmi del ballo, Mary fece grandi progressi e i suoi movimenti ora erano sensuali e sciolti, il suo nuovo cavaliere la vide trasformarsi; il suo nuovo cavaliere tra un ballo, una pausa e una bevanda le stava plagiando la mente.
Alfredo il timido, forse non era tanto timido ma mentre era un attento cavaliere, diventava all'improvviso dispotico, scostante; Mary non aveva capito ancora che tipo fosse; ma aveva deciso di divertirsi e che il cuore dei maschi non l'avrebbe più ferita; non si sarebbe più innamorata; ma lei era già innamorata e non lo sapeva ancora.
Il suo cavaliere aveva cominciato con un semplice elogio, poi le aveva ripetuto fino alla paranoia che le voleva bene fino a che anche lei era arrivata a dichiarare la stessa cosa. E ora se ne rendeva conto, lui le aveva fatto il lavaggio del cervello, l'aveva condizionata al punto tale che lei ormai parlava come lui, ma forse, lei, era come lui, aveva bisogno di quell'uomo, così fuori dalla norma, così desideroso di averla e a lei piaceva.
Si le piaceva quel cavaliere così scostante, la faceva sentire importante, unica, amata. Comunque sia, lei aveva capito il gioco del suo cavaliere. Pensò che non era tanto innamorata in fin dei conti, si ora forse lei stava cercando uno suo scopo nella vita e.. decise di usare il suo bel cavaliere.
Lo assecondò in quei suoi capricci, lei era sola, non le poteva certo far male un po' di sesso, sì, d'accor

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   0 commenti     di: bruna lanza


Storia di un cambiamento

La via era illuminata da una serie di lanterne, il freddo attanagliava la pelle, i passi attendevano di essere compiuti. Lontano un tramonto volgeva al termine, tutto pareva impossibile quasi irrealizzabile e talvolta pericoloso. Dall'albero si staccò una foglia, roteando cadde nel marciapiede, appena il vento si levò dal mare, subito caddero altrettanti foglie.
Il walkman risuonava nelle mie orecchie a tutto volume, una distrazione in più durante questa corsa verso la fine della via. Poca gente camminava assieme ai loro cari, pochi giovani cercavano le loro distrazioni, il freddo impediva le uscite di casa, a me piace il freddo.
Soprattutto la neve, quando si posa sulle mani, e le raffredda tanto, alle volte non le senti nemmeno. Posso solo sorridere, a chi conosco ovviamente, dato che le persone le evito quasi sempre ormai, dopo l'accaduto.
La voglia di parlare era poca, infatti il sorriso era meglio del saluto in certe occasioni.
All'epoca di questa corsa serale, indossavo dei pantaloni lunghi, una magliettina blu e la felpa legata intorno alla vita, il walkman era dentro una tasca, al sicuro.
Correre liberava la mia mente, per quelle poche ore il mondo sembrava staccarsi da me, ed ero io a decidere dove andare, che fare, cosa ascoltare. La musica era stata la migliore partecipazione a questo cambiamento, lei che non cambiava mai, lei che non giudicava ma anzi invitava alla riflessione, riuscì per poco a distrarmi.
La strada dove sbatterono i miei piedi non era ancora finita, infatti si sentiva la ghiaia sotto la pianta del piede, ma non dava fastidio.
Ricordo, il momento in cui tutto cambiò, la musica era stata partecipe, in qualche modo, di quella serata, dove io mi accorsi di un fatto troppo importante, troppo preoccupante per la società ancora in rivoluzione, troppo pericoloso forse.
Era l'estate del 2008.

   2 commenti     di: Giuseppe Tiloca


Mamma, Non Funziona Così

Io ed i miei amici, in quest'auto bianca, l'Audi 80 del padre del mio compagno ubriaco fradicio, che bella che è stata questa serata in discoteca, stasera ero io quello che non dovevo bere molto, infatti sto guidando, mi sarò bevuto solo un cocktail o due, non ricordo nemmeno quale. Sì, questa serata è stata magnifica, ho ballato con una ragazza, non ricordo come si chiama.. Bon ho il nome salvato sul cellulare, com'è bella, i suoi capelli neri e lisci son fantastici, quegl'occhi chiari che ho guardato tutta la sera son stupendi. Un bel naso non troppo grande ne piccolo, quelle labbra non molto carnose dove ci ho poggiato le mie sono magnifiche.
Le sue curve perfette come le dune del deserto, non è molto magra, quei chili in più la rendono bella formosa con delle maniglie dell'amore nemmeno troppo accentuate, un bel seno che avrà avuto la terza misura.
Un giorno di questi la chiamerò, magari domani stesso, ci vedremo per un caffè o una pizza o... Che importa, vedrò il suo dolce volto, accarezzerò le sue amabili guance, bacerò le sue labbra sotto il cielo stellato...
Che bello, mi piace guidare di notte, saran le 4. 30 di mattina, non c'è mai nessuno, soprattutto il sabato notte, sull'autostrada non ci sono nemmeno i camionisti. Mi piace guidare la notte, do un po' di gas in più all'auto, la spingo un po' più in là...
Ehi, ma cosa ca... porca di quella, ma che succede? L'auto sta sbandando, nooo, contro il guard raaaail!!!
... Ettore!! Ettore!!
La voce di mia madre, apro gli occhi:è lei alla mia destra... Non avrei mai immaginato di vedere mia madre in una situazione tale, con quelle lacrime agli occhi che non capisco. Nell'ambulanza hanno appena caricato due dei miei compagni e sta partendo. Un soccorritore alla mia sinistra cerca di spiegarmi tutto ciò com'è successo, guardo mia madre e me lo dice lei:l'auto ha sbandato su una chiazza di ghiaccio, ieri aveva piovuto e un tir che era dietro non ha avuto il tempo di scansarci e

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   4 commenti     di: Ettore Smith


Il fascino della musica nell'evoluzione dell'uomo

bBorgo San Benedetto trovasi sulla cima di una collinetta, alla periferia di una grande città; una manciata di case basse; vicine una all’altra, erette su di un agevole pendio. la mia un po' discosta dalle altre.
A dire il vero non é una grande casa, ma per me e mia figlia Alina che l'abitiamo, è come fosse una reggia.
Essa é arredata con semplicità; la circonda un bel giardino con alberi da frutta e aiuole piene di fiori ed é qui che nelle calde serate estive usiamo riunirci con le amiche per fare quattro chiacchiere ed ascoltare musica.
Io ed Alina viviamo una vita semplice: ella é impiegata presso la succursale di una grande industria del nord Italia; esce di casa la mattina e rientra la sera ad ora di cena.
Io rimango sola tutto il giorno e non mi annoio affatto in quanto - oltre ad occuparmi del buon andamento della casa - mi prendo cura del giardino, vado al mercato a fare la spesa e, se il tempo me lo consente, mi dedico ai miei hobbies preferiti quali : la lettura, la pittura, i lavori con l'ago, ma, soprattutto ascolto musica : quella musica armoniosa che penetra nel cuore e che mi ha sempre fatto compagnia nei momenti più difficili o più lieti della vita.
Ma, purtroppo, un giorno, questo sereno scorrere della vita subisce un brusco cambiamento: Alina deve recarsi al più presto - per fare un corso di perfezionamento di tre mesi - presso la sede della società per la quale lavora e quindi ha solo il tempo per preparare le valigie.
A malincuore l'accompagno alla stazione il giorno dopo, seguo il treno con lo sguardo fino a quando rimpicciolito alla vista e lentamente mi avvio verso casa, amareggiata al solo pensare di dovere affrontare la prima notte di solitudine.
Sono cose da aspettarsi…mi chiedo!! Non devi cambiare le tue abitudini!!! , e, come tutte le sere, dopo aver preso uno dei miei libri preferiti ed inserito una cassetta di Beethoven nel mio mangianastri, mi adagio sul letto e mi addormento profondamente...
È l

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Bartolini Francesco e i suoi diciotto natali

Il primo Natale di Bartolini Francesco, di cui lui ebbe memoria solamente attraverso i ricordi dei parenti, fu in una stalla. Dicono accadde per caso. C'era la guerra, i contadini si rifugiavano sulle montagne ed assaltavano i nemici piombando loro addosso come delle furie. Le case non andavano più bene per star tranquilli, c'era il pericolo di una retata, così molti si trasferivano in vecchi casolari, e rimanevano lì per molto tempo. Fu così che la prima cosa che vide Bartolini Francesco quando non fu sua madre, bensì un grosso porco dal colorito marroncino che in quella stalla era stato portato insieme a due buoi e a un pollo dall'aspetto smagrito. Da quel momento in poi fu celebre la fobia di Bartolini Francesco per i suini. Traumi dell'infanzia che ritornano. Dunque, Bartolini nacque il giorno di Natale, e tutti dicono che è così bello nascere il giorno di Natale. C'è la neve, e in effetti quel giorno la neve c'era. C'è il vischio, e in effetti quel giorno il vischio c'era, sebbene imbrattato dallo sterco di porco. C'è anche il tepore del caminetto acceso, ma quello nella stalla non c'era, anzi, si schiattava di freddo e pare ch il padre di Bartolini Francesco, nel buio della notte, tentando di abbracciare la moglie per riscaldarsi finì con l'abbracciare sempre il famigerato e grasso suino, che taluni sostengono essere non molto diverso in aspetto dalla donna. Comunque, se tutti vogliono nascere a Natale, Bartolini Francesco considerò tal fatto sempre un'enorme sfortuna. <<Bello! Bello nascere a Natale! Così poi di regalo te ne fanno uno solo, per Natale e per il compleanno. E ti dicono che quel regalo vale per due. Ma col cazzo che ti fanno due regali!>>. Ovviamente il regalo per il primo Natale di Bartolini Francesco fu la vita, e si può quindi dire che per quell'anno gli andò molto bene. Di lì a pochi giorni suo padre avrebbe rischiato di essere schiantato da una mitraglia nemica, ma si salvò per il rotto della cuffia. Fu arrestato. Lo libera

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