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Racconti di attualità

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La cultura della Verità (anche in nome di Allah per educare alla pace!)

Per la cultura della Verità (anche in nome di Allah e contro ogni violenza!) c'è la filosofia dei Grandi, la testimonianza dei Santi e la parola di Dante!

La Verità

È la certezza che Dio esiste
con la coscienza (Socrate)
dell'amore (Platone)
nella mente (Aristotele),
pensier dell'amor nel subconscio,
sicura fede (Sant'Agostino)
ed anima immortale (San Paolo)
che mette in scena la vita
con una commedia infinita (Dante)
tra luci ed ombre quaggiù (purgatorio),
soltanto buio laggiù (inferno)
ma tanto Sole lassù (paradiso)

La Verità, pertanto, è anche un'acquisizione culturale da Filosofi, Santi e Sommo Poeta e tramanda l'amore di GENI (Dna)... tori in figli in nipoti per GENE (codice genetico)... razione a "Gli albori della vita", dove ci sarà selezione morale (culturale e comportamentale)!
E l'uomo, con l'acquisizione della corteccia illuminata (sistema spirituale) dalla materia grigia (sistema nervoso), divenne un'anima vivente (Dio il Signore formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente) sul paradiso terrestre secondo la profezia Maya rivelata a Maiello e... verranno i tempi belli!

In questa nuova era spirituale (ultrapallio) scalando la VITA (1-vegetativa solare/fotosintesi clorofilliana, 2-animata istintiva/arco riflesso midollare, 3-animale emotiva/sistema limbico, 4-cosciente riflessiva/corteccia cerebrale, 5-illuminata intellettiva/corteccia associativa) grazie alla corretta CONOSCENZA (1-cogito/pensiero vigile, 2-ragione/pensiero razionale, 3-intelletto/pensiero sciente, 4-sapienza/pensiero illuminato e 5-contemplazione/pensiero estatico), il PENSIERO (membrana esterna) abbraccerà l'AMORE (citoplasma) intorno alla luce della COSCIENZA (nucleo), cellula spirituale dalla materia grigia e la presenza di Dio o di Allah diventerà immanente (coscienza), trascendente (pensiero) e vincente (amore).
In tal modo si metteranno d'accordo Filosofi, Poeti e Santi, e

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Undici due undici

Fumano le bocche nell'aria fredda di un mattino di febbraio, si è svegliato intorpidito un timido raggio di sole che disgela un sorriso, fra le ciglia d'erba una margherita, non abbassa la testa, neanche a quella brina.

Come noi che scalpitanti aspettiamo di salire sul pulman, la corsa per sedersi davanti, vicino al finestrino, stringendoci dentro le nsotre giacche... destinazione futuro.

No.. non è una gita scolastica e non siamo studenti, siamo lavoratori e pensionati accomunati in questo viaggio, ognuno con la propria storia, ma tutti con le stesse quotidiane esigenze: sopravvivere... E armati di fischietti e tanta buona volontà decolliamo là dove forse qualcuno potrà ascoltare il nostro girdo... SIAM VENUTI A MORIR PEL NOSTRO LIDO!
Magari non siamo trecento, non siamo neanche tanto giovani e forti e amiamo la vita.
Magari solo farci ascoltare da chi troppo spesso si dimentica di noi, gocce di questo oceano che chiamano vita...

Scorre dietro il finestrino il nastro argento della strada, si inseguono i segni bianchi della carreggiata, ma non si raggiungono mai. Chiacchiericcio di voci, suoni acuti, dolci.. velati... inseguiamo i nostri aquiloni nel vento i nostri sogni lontani e vicini, la vita, il lavoro. Io ho scelto il mio angolino e scrivo, qualcuno mi guarda... chissà cosa pensa... Cullata da questo mormorio e dalle onde che gli ammortizzatori imprimono a questa nave.

Viaggio sospesa fra le nuvole, sul mare dove spesso ci sentiamo come naufraghi alla deriva. Adesso sono il capitano... avanti tutta verso l'isola che forse non c'è... ma a noi piace sempre crederci e sperare, l'importante è non arrendersi mai.

Un raggio di sole si riflette nel finestrino, una carezza, si rispecchiano le mie speranze, tepore di una culla, ma qui c'è troppo chiasso, nessuno ascolta.

Qualcuno urla "TERRA!" E infatti si intravede già il parcheggio dove sostano altri pulman.

L'autista si ferma a dormire e noi scendiamo come sbarcati da un'

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   6 commenti     di: laura marchetti


Pappagalli verdi di Gino Strada

Sono 110 milioni i pappagalli verdi presenti in 67 paesi.
Non si tratta di dati forniti da animalisti i quali probabilmente
sarebbero soddisfatti di un numero così elevato che
salverebbe dal rischio di estinzione i curiosi e simpatici
volatili. Purtroppo non sono a rischio di estinzione i pappagalli
verdi di cui parla Gino Strada nel suo bel libro intitolato,
appunto, "Pappagalli verdi". Si tratta di mine antiuomo che, con la loro forma graziosa somigliante a un giocattolo,
attirano l'attenzione soprattutto di bambini che, appena li
toccano, muoiono, ridotti in brandelli, o restano ciechi o
perdono una gamba o tutte e due. In un istante la loro vita
se ne va o resta cambiata per sempre. Una vita passata su
una carrozzella o saltellando su due stampelle o camminando
faticosamente sulle protesi. Le mine antiuomo costano
pochissimo, per la maggior parte sono prodotte in Italia.
Per disinnescarle i costi sono altissimi e occorre molto tempo
e l'opera precisa di esperti, non priva di rischi.
Nella bellissima prefazione al libro di Strada, Moni Ovadia
definisce le mine antiuomo "fiori metallici dell'infinita infamia
umana" La conferma di questa definizione la dà una
soldatessa, una donna-cecchino di Sarajevo che aveva centrato la fronte di un bambino con il suo fucile ad alta
precisione. Intervistata nel buio di una stanza che le consente
l'anonimato, alla domanda dell'intervistatore: "Perché una
donna spara ad un bambino di sei anni?", risponde: "tra
vent'anni ne avrebbe avuto ventisei".
I luoghi in cui si muove Strada sono molti: dal Kurdistan
all'Afganistan, dall'Etiopia a Sarajevo, dal Pakistan al Perù.
Con il suo team costruisce ospedali, spesso sotto le bombe.
Arrivano morti e feriti. Il lavoro è sempre un'emergenza.
Capita anche che i feriti siano tanti e tanto gravi e il tempo così avaro da costringere il gruppo di chirurghi a fare una
scelta, il triage che è uno dei momenti più tragici di una vita
vissuta sempre a contatto con

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Il tifo e la cultura

Leggevo qualche tempo fa su di una rivista scientifica a proposito di un esperimento:
un antropologo australiano ha portato un indigeno della foresta della Nuova Guinea in una moderna città piena di grattacieli e di traffico per studiarne le reazioni. Ebbene la sorpresa fu grande nel vedere che questo indigeno camminava per la strada incurante di tutto ciò che gli succedeva attorno e che l’unica cosa che attirò la sua attenzione era un uomo che trainava a piedi un carretto carico di frutta e verdura.
L’interessante conclusione dell’antropologo fu che noi vediamo solo ciò che conosciamo.
Fatto tesoro di questa osservazione mi viene subito in mente l’importanza della cultura come fenomeno di trasmissione della conoscenza attraverso svariate forme dall’arte alla scienza. Tutto passa attraverso il desiderio di conoscere e la capacità di insegnare, conoscere la lingua e la matematica nelle sue varie forme (geometria, algebra…) serve, e dico una banalità, a sviluppare una maggiore facoltà di pensiero.
Insomma come sarebbe vedere un’automobilista che dopo aver tamponato un altro scende dall’auto e invece di inveire si china a raccogliere un fiore dicendo “guardi qui! Sensazionale! Questo è un bellissimo esemplare di Ginko Biloba.”
Oppure un ultras di calcio che durante una carica della polizia raccoglie un sasso da terra e invece di lanciarlo si ferma con aria di entusiastica sorpresa “Ehi! Ma questa è un’arenaria del periodo Cambriano!”
Vediamo solo ciò che conosciamo.
Gli uomini in misura molto maggiore delle donne si appassionano al gioco.
In Italia il calcio è quasi più diffuso dell’aria, lo troviamo nel linguaggio e perfino nella politica. Effettivamente è uno sport appassionante e i suoi schemi fatti di squadre e di individui ricordano un po’ le strategie militari e ognuno dei tifosi tende ad appartenere ad un esercito piuttosto che a un altro indossando i panni dello stratega nei commenti che inondano i bar dal lun

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   6 commenti     di: Rudy Mentale


Autobus

Non c'è mai stata questa ressa, non a quest'ora.
Siamo accalcati uno sopra l'altro e gli odori si mescolano sopra le nostre teste appannando i finestrini. La vecchia accanto a me ha il timore che qualcuno possa infilarle la mano nella borsetta, le si legge negli occhi. Ha il viso stanco, l'espressione tirata e il profumo della lacca per i capelli è l'unico che riesco a distinguere. È una donna dolce, lo sento ma la vita spesso fa soffrire. Due ragazzi si tengono per mano. Lui sorride in continuazione per un motivo che non posso comprendere. Lei ha lo sguardo perso e la stella di David al collo, i capelli lisci, lunghissimi, puliti. Sono gli unici ad essere felici di star tanto appiccicati.
C'è un papà che sgrida il figlio che non vuole smettere di frignare con gli occhi severi al limite della pazienza. L'amore si presenta in tutte le sue forme, anche in pochi metri d'autobus.
Alzo lo sguardo e vedo un gruppetto di ragazzini con la cartella. Hanno la divisa della scuola in fondo al viale. Per loro il viaggio è sempre troppo corto, farebbero a meno della maestra stamattina.
L'autista frena bruscamente per non tamponare. I ragazzini si divertono e la vecchia si appoggia per non cadere proprio al braccio dell'uomo di cui pareva non fidarsi. È un tipo trasandato, uomo di strada, solo, senza casa forse. I dieci minuti al riparo per lui sono lunghissimi. Lo aiutano a rilassarsi, a riscaldarsi, a sentirsi protetto, accettato, in mezzo alla gente.
Il resto delle persone, passeggeri, io non riesco ad inquadrarli. Sono visi normali, di tutti i giorni; uomini che vanno a lavorare, donne con la busta della spesa, famiglie con la valigia che prenderanno probabilmente la coincidenza per l'aeroporto.
È il solito lunedì. C'è solo un po’ più di gente.
Io mi faccio esplodere.

   4 commenti     di: Andrea Testa


Con le unghie e con i denti (dedicato ad Elvira Sellerio)

Con le unghie e con i denti, o perlomeno con quelli che mi rimangono, me ne sto attaccata alla vita, tenacemente appesa al respiratore che, col suo sibilo monotono, sembra cantare in anticipo la marcia funebre. Fa le prove generali, perché forse vorrebbe liberarsi al più presto di me. Ma io non mi arrendo.
Voglio tornare a casa. Da quando sono arrivata qui ho intuito che, se le mie condizioni vanno di pari passo con l'ornamentazione dell'ambiente, ormai c'è ben poco da fare. Questo reparto sembra un albergo a quattro stelle: tinte pastello, fiori freschi, quadri e tappeti. Pulizia e quiete, in un'oasi di verde. Passi ovattati nel corridoio. Tendaggi eleganti, tivu e frigobar in camera.
Le giornate scorrono seguendo lo scandirsi della solita routine. Al mattino presto c'è il primo giro dei farmaci, che io, a volte, confondo con l'ultimo della notte, perché c'è ancora buio e non so se ho dormito poco o tanto. Segue la pulizia, la colazione, poi niente. Le ore sgocciolano lente, appiccicate alle gocce di umidità sul vetro che si dissolvono con l'intensità della luce in aumento. Passa una rondine. Che gentile! Passa proprio davanti alla mia finestra. È primavera. È appena passata Pasqua, anche se nessuno scommetteva sulla possibilità che ci sarei arrivata. Naturalmente non me lo avevano detto in faccia, ma lo avevo letto chiaro sui volti di chi mi danzava intorno.
Leggere è la mia professione, adesso in mancanza di meglio mi esercito a leggere gli sguardi. La processione degli amici si è fatta rada, filtrata da chi mi impone riposo, perché io possa continuare, per qualche giorno in più, a soffrire. È bello soffrire. Attenzione, non sono masochista. Solo, nelle mie condizioni, soffrire è l'unica modalità di rendersi veramente conto di esserci. La sofferenza è diventata l'essenza stessa della mia vita. In fondo tutti soffrono e si lamentano di qualcosa. Dunque la sofferenza è la vera essenza della vita di tutti. Si viene a

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   3 commenti     di: Elvira Siringo


Pagine di Diario

Ogni qualvolta il quotidiano mi diventa pesante,
mi rifuggo nella mia torre eburnea,
fatta di immagini, di sogni onirici,
alla ricerca di nuove idee per scrivere poesie e sognare un mondo migliore.
Ora questo mondo ha subito dei tracolli immani, da sentirci inadeguati, fragili,
stressati in questa frenetica Babele.

Ovunque volgi lo sguardo,
vedi tantissime cose che non ci piacciono,
storie di violenze, aggressioni verbali e fisiche,
guerra tra popoli, razze, religioni,
generata da menti folli, devastanti,
Che infieriscono sui più deboli e fragili.
Ogni carnefice si accanisce
sulla vittima sacrificale.

Allora, ecco che si fugge il reale,
alitando su pensieri leggeri,
lasciandosi trasportare lontano
per un approdo sicuro sulla tua navicella spaziale.
Questo rifugio è fatto di suoni,
colori, musica da riportare serenità alla tua mente.
E finalmente ti senti te stessa
e ti riappropri della tua armonia del cuore.

Dora Forino

   10 commenti     di: Dora Forino



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