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Racconti di attualità

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La follia del carnevale

Facevano proprio sei mesi che si era separato dalla moglie, un matrimonio breve e senza figli ma che gli aveva lasciato tanto male dentro: un senso di fallimento totale che gli aveva fatto affiorare la poca autostima che aveva, il sentirsi non eccezionale nella sua professione di medico, la nostalgia della sua terra, della sua Acireale e di tutto quello che forse lì sarebbe potuto essere diverso... chissà! Così chiamò sua madre e le disse che quest'anno sarebbe sceso ad Acireale per Carnevale. Naturalmente lei ne fu felice, lasciava così di rado Torino, era diventato assente un po' come i torinesi, ecco perché si era meravigliata del suo arrivo. Lo richiamò alcuni giorni dopo dicendogli che aveva incontrato alla "fiera" Angela, - si proprio lei, non stavate insieme? Le ho detto che torni, mi ha dato il suo numero così vi potete sentire - . Quanti secoli fa, pensò Matteo? Aveva in testa la nebbia del nord, fece fatica ma si ricordò di Angela. Abitava nella palazzina accanto la casa di sua nonna e da piccoli giocavano spesso insieme nel cortile, poi si ritrovarono al Liceo Gulli e Pennisi, lei era una classe dietro, e lì ebbero una breve storia. Era carina Angela, non molto alta, capelli scuri, vispa e spiritosa. Pensava questo mentre era in volo per Catania, piaceva a tutti proprio per la sua vitalità, come aveva fatto a dimenticare? E Rosy,? Anche con lei stava nascendo qualcosa ma poi ebbe il sopravvento Filippo. Erano ragazzi ma sembrava tutto così lontano. Era andato via dopo la laurea, esattamente dodici anni prima, non era mai stato di grande compagnia, ma allora, anche quando era all'università, riusciva a divertirsi, soprattutto a Carnevale. Si incontrava con i suoi amici davanti al tabaccaio di piazza Garibaldi stavano un poco a giocare con i martelletti, facevano male ma allora lo facevano tutti, si spruzzavano schiuma e deodoranti, si rincorrevano tra i carri e la gente, tante volte ridotti pieni di schiuma abbracciavano i passanti e più di

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   0 commenti     di: mariella


Diecimila e cento giorni

Diecimila e cento giorni di Claudio Martini è un libro scritto con razionalità e passione. Il romanzo è strutturato in quattro parti: Emersione, immersione, navigazione, approdo, ognuna
delle quali divisa in brevi capitoli. Stanno a significare
l' emergere dei personaggi con le loro storie, l' immersione
nel loro vissuto per cercare una stabilità, la navigazione, la parte più importante. Un viaggio metaforico e reale che, tra
sofferenza, momenti di gioia, passi indietro e passi in avanti,
li porterà all' approdo, in un arco di tempo lungo, appunto,
diecimila e cento giorni, 27 anni, dal 1977 al 2004.
L' esigenza di trovare l' equilibrio e un approdo lega
i personaggi, molto diversi tra loro. Quasi tutti troveranno
un buon approdo e questo, secondo me, è uno dei tratti
positivi del romanzo in quanto, senza enfasi, spalanca orizzonti di speranza.
Il protagonista, l' autore, l' io narrate, ha partecipato alle
iniziative e alle manifestazioni rivoluzionarie degli anni 70
ma non se ne sente appagato e vive una crisi che lo spinge,
sotto la pressione di un amico che è emigrato in Perù,
a partire per questo e per altri paesi dell' America Latina dove
vive varie vicende, fa diversi lavori, incontra molte donne.
L' eros è profondamente presente nel romanzo ed è espresso
con un linguaggio scoperto, a volte crudo ma mai volgare.
Riccardo la cui obesità ha una valenza metaforica "del
cannibalismo archetipo" come ha detto Giovanni Invitto nella
sua introduzione, salva dalla morte per overdose Fatima, una
giovane kosovara fuggita dalla sua terra martoriata. Tra loro,
tra alterne vicende, si svolge una storia che li avvicina sempre di più fino a stringerli in un amore dolce e sereno.
Per lei e per Riccardo che ha trovato il gusto della vita che non aveva avuto mai, si apre un tempo tutto da vivere.
Il protagonista inizia un lavoro di alfabetizzazione con
contadini poveri e sfruttati, sull' esempio di Freire e sul
modello del suo metodo di ed

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Storia d'amore

Anna e Marco si erano trovati e conosciuti tardi nella loro vita, tramite una chat.
Due persone che per quaranta anni avevano avuto una vita separata, si trovarono a dover cercare un mix che rendesse possibile la convivenza.
Nella casa comune non c'erano spazi grandi, molte cose erano doppie, così ne abbandonarono qualcuna nelle case dei rispettivi genitori.
Purtroppo le vite passate avevano lasciato a entrambi un cane e a lei anche un gatto.
Loro andavano d'accordo ma gli animali no, e siccome entrambi li amavano più di ogni altra cosa, furono costretti a lasciarsi dopo poco più di un mese di convivenza.
Menomale che non avevano comprato la casa!



La differenza che uccide

Qual è la differenza tra "femmina" e "donna" ?
Me lo chiedo perché è lì, in quella differenza che si annida la mano omicida dei numerosi, in eclatante escalation, assassini di donne per più o meno futili motivi.
Per questo cercherò di chiarirmi e chiarirvi il significato dei due termini che solo apparentemente indicano la stessa sostanza o lo stesso concetto.
Consulto Wikipedia che sentenzia: "La femmina è uno dei due sessi (insieme al maschio) nelle specie che utilizzano la riproduzione sessuata dioica o partenogenetica." L'enciclopedia online continua approfondendo in primo luogo le caratteristiche anatomiche strutturali del corpo della donna ma solo in riferimento alla sua funzione riproduttiva per passare infine al simbolo che viene utilizzato per indicare questa metà del cielo: "♀".
Il simbolo detto, uno specchio in mano alla dea Venere, è più frequentemente interpretato come un utero nel momento del parto e nelle voci correlate, a chiusura del capitoletto, si trovano solo "inversione sessuale", "maschio" e "sesso".
Cerco, quindi, "donna". Leggo: "Una donna è un essere umano adulto di genere femminile, della specie Homo sapiens. Si distingue dalla femmina prepubere, che può essere chiamata, a seconda dell'età: ragazza, fanciulla, bambina, ed è l'altro sesso della specie: l'uomo."
Viene riportata anche l'etimologia del termine: "La parola donna deriva per assimilazione consonantica dal latino dŏmna, forma sincopata del latino classico domĭna, cioè "signora"[1].""
Wikipedia conclude il suo lungo excursus, circa sette paragrafi o capitoli, sul termine "Donna" con le voci correlate "femminilità" e "Forma del corpo umano femminile".
Cosa mi salta agli occhi in modo prepotente? Nella prima definizione "femmina" è semplicemente un essere preposto al soddisfacimento del piacere maschile e della riproduzione della specie. In quest'ottica non solo non le vengono riconosciute, ma le sono completamente negate, le proprietà dell'uomo, l'

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   1 commenti     di: patrizia chini


La medicina della politica (1a parte)

Che la politica presieda all'occupazione è fuor di dubbio, ma ritrovarsi a fare anticamera addirittura ad un galoppino di un politico importante con un'attesa di due ore fu per me un evento allucinante.
Mi ero da poco laureato e, concluso il tirocinio all'Ascalesi, nell'ottica dell'impiego in questo ospedale a pochi passi da piazza Nicola Amore dove facevo anche il commerciante (dirigevo il negozio di maglieria di mio padre), mio suocero mi aveva portato da questo fantomatico personaggio, ben ammanigliato con un politico che presiedeva e presidiava questa antica struttura ospedaliera (anche l'umile portantino era di sua nomina) trasformandola in un suo feudo.
In quella sala d'attesa, così affollata, mi stavo sentendo davvero male per cui, nonostante le insistenze di mio suocero, preferii tentare altre vie, di certo, più decorose.
La politica l'ho sempre avversata per il clientelismo e il favoritismo (sue salde radici), eppure ci cascai in giovane età, entrando così in competizione elettorale (in ben 2 elezioni presi molti voti senza per niente pubblicizzarmi) nell'ottica di un campo di pallone!
Mi feci coinvolgere astutamente da un cugino di mia madre (anche mio compare di battesimo), penalista di grido, politico di fama (gran parte dei politici sono da fame!) e attore consumato per i suoi comizi strappalacrime, che regnò come sindaco a Sant'Anastasia (mio paese di nascita dove risiedo) per lungo tempo.
Tornando al posto di lavoro avrei potuto sistemarmi presso l'Ospedale Apicella, feudo vesuviano dei politici locali, ma poi, non volendo sottomettermi a nessuno, me ne andai a fare il medico della mutua a Gragnano (a 40 km da Sant'Anastasia), dove nessuno mi conosceva, scartando soprattutto il mio paese dove mio suocero (stimato imprenditore caseario del gran marchio orchidea) già tanto si stava dando da fare.
Mia moglie (in verità anche mia suocera) che aveva investito il suo avvenire su un medico ambizioso (almeno dalle mie premesse scolastiche!), rit

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L'identità della Divina Triade

Coscienza morale, luce della fede, identità della Divina Triade... percorso della Verità tra scienza/materia grigia, filosofia/gnothi sautòn e religione/luce della fede.
Conoscere a fondo se stessi (pensiero, amore e coscienza, cellula spirituale da quella primordiale) è il punto di partenza per la corretta conoscenza e da qui, lungo uno spiraglio di luce (grigiore/cogito, splendore/ragione, bagliore/intelletto, fulgore/sapienza e candore/contemplazione), si perviene all'identità della Divina Triade.

Nel buio vagando alla ricerca dell'io mi ritrovai l'anima, eterna compagna, che è amore e vita, indissolubile veste della Luce Divina:

L'Anima è l'Amore della Vita
L'Anima è la Vita dell'Amore

L'Amore è l'Anima della Vita
L'Amore è la Vita dell'Anima

La Vita è l'Amore dell'Anima
La Vita è l'Anima dell'Amore

La indissolubilità e la indivisibilità della Triade Divina è data dalla intercambiabilità dei suoi Tre Fattori:

La Verità è la Luce dell'Amore
La Verità è l'Amore della Luce

L'Amore è la Luce della Verità
L'Amore è la Verità della Luce

La Luce è l'Amore della Verità
La Luce è la Verità dell'Amore

In nome del Padre (Verità della Mente Suprema), del Figlio (Amore) e dello Spirito Santo (Luce della Coscienza)

In questa eccelsa veduta (lungi dal fondamentalismo dei tagliagole e di chi prende il kalashnikov in nome di Allah!) si troveranno finalmente d'accordo tutte le religioni (accomunandosi nella religione dell'amore) e finanche i Santi (Sant'Agostino con l'immanenza e San Tommaso con la trascendenza), dal momento che la presenza di Dio o Allah (per i fondamentalisti è Satana in persona!) è trascendente in nome del Padre/Mente, presente in nome del Figlio/Amore e immanente in nome dello Spirito Santo/Luce Universale.



La politica della medicina (2a parte)

Di certo non può accedere a questa facoltà chi ha fatto solo studi di ragioneria, perché l'interessato saprà fare soprattutto i conti per l'onorario, mentre quello che serve in medicina è soprattutto la coscienza (Socrate) di saper curare con amore (Platone) conoscendo bene i limiti della scienza (Aristotele) in modo da apporre sulla ricetta la firma dell'anima: in fede... secondo scienza, amore e coscienza.
Gli studi filosofici e l'acquisizione dell'anima saranno pure una mia fissazione, ma medici che non concepiscono l'anima devono darsi a tutt'altre professioni ed allora, se per l'ingresso in politica serve l'idoneità culturale, per l'accesso in medicina necessiterà addirittura l'idoneità filosofica, ragion per cui agli studenti di ragioneria, da dottori commercialisti, sarà riservato l'onere di smascherare gli evasori fiscali e l'onore di sanare il debito pubblico.
Come ben si evince anche in questo caso ci vuole coscienza ed allora anche a ragionieri e dottori commercialisti un'infarinatura filosofica sull'anima non guasta in un mondo allo sfascio, dove la crisi economica (non serve il professor Tremonti per la diagnosi) è dovuta al fatto che pochi hanno moltissimi soldi e moltissimi ne hanno pochi o quasi niente.
Siamo precipitati in un cul de sac e necessita, pertanto, un bel culo al gioco (scusate la volgarità), anche perché, di questi tempi, le uniche attività commerciali aperte restano le agenzie di calcio scommesse per... le bollette, specie quelle delle utenze da pagare ogni mese.
Un tempo Aristotele diceva "primum vivere deinde philosophari", adesso per migliorare i tempi bisogna invertire questa massima che diventa "primum filosofare per saper vivere" e qui entra in gioco il ruolo di genitori (non compagni) e di maestri (la scuola ammette i compagni) degni di tal nome che sappiano spiegare, sin dall'infanzia, il senso vero della vita che è amore (l'Amore è la Luce della Verità), primessenza del Creatore:

La veste dell'anima

L

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