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Racconti di attualità

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La cagnara

Il web pullula di siti, dove aspiranti scrittori si ritrovano per pubblicare poesie e racconti, discutere di ciò che è stato pubblicato, criticare e scambiarsi consigli. Dopo un po' di tempo su questi siti uno zoccolo duro prende forma, composto da utenti assidui che si coalizzano tra loro, trasformando il luogo virtuale in una cagnara ideale privata, dove la qualità dei rapporti è di tipo clientelare: io do a te e tu restituisci a me. In questo modo di porsi piano piano viene a formarsi una famiglia che ricorda i legami mafiosi, dove scrittoruncoli intessono la loro trama, col fine di avere successo e fama nel mondo editoriale. Chi entrasse nel sito, criticando la qualità degli scritti pubblicati, si troverebbe di fronte a una cagnara che non è interessata a ciò che si scrive, ma soltanto a fare e a ricevere applausi, e a organizzarsi per difendere i propri diritti e il proprio prestigio di scrittori che sono a un passo dal sul cesso.

   3 commenti     di: massimo vaj


Reietto - II puntata

Nel frattempo, grazie alla tecnologia che galoppava prepotente, riuscii a contattare nuove case editrici, alcune di queste anche molto importanti.
Le risposte che giunsero variavano molto nell'aspetto grafico ma non nei contenuti.
Fu a questo punto che un nuovo luminare intervenne nella vicenda per offrire il suo apporto.
Questa persona mi disse che se ne avessi avuto le capacità avrei dovuto scrivere una storia su un personaggio o su un qualcosa che fosse molto noto, poiché se fossi riuscito a far giungere il manoscritto ad uno dei personaggi potenti e avessi suscitato in lui o lei interesse, ciò avrebbe rappresentato il punto di svolta della mia anonima e già travagliata carriera.
Se uno di loro, infatti, avesse mostrato il libro in una sua trasmissione, il gioco sarebbe stato fatto.
Non avevo alcuna idea su come raggiungere questo obiettivo.
Un giorno, per caso, mi trovavo a fare zapping con il telecomando, vidi che su un canale Mediaset trasmettevano una strana trasmissione. Cominciai a guardarla, mi colpì perché si chiamava; "Saranno Famosi", come il telefilm americano che adoravo da piccolo, sognando che anche in Italia potesse esistere una scuola fatta di materie culturali e discipline artistiche nella quale poter far emergere il proprio talento.
Cominciai ad appassionarmi a quella trasmissione, che però non riusciva a decollare, fino a quando non venne sostituito il timoniere.
Ad occupare il posto di capitano fu chiamata la già potente Maria De Filippi.
Continuai a seguire il programma e con il trascorrere delle puntate ne lessi il potenziale ma anche una delle più grandi offese ai miei sogni di ragazzino, come a quelli di molti altri e ai sacrifici che si facevano per poter recitare, cantare, ballare e studiare.
Fui colto dal raptus creativo dello scrittore lungimirante e scrissi una storia su quella trasmissione.
La terminai e decisi che era una delle storie multilivello che volevo ma anche il biglietto di presentazione per i

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   0 commenti     di: achiauthor


La follia del carnevale

Facevano proprio sei mesi che si era separato dalla moglie, un matrimonio breve e senza figli ma che gli aveva lasciato tanto male dentro: un senso di fallimento totale che gli aveva fatto affiorare la poca autostima che aveva, il sentirsi non eccezionale nella sua professione di medico, la nostalgia della sua terra, della sua Acireale e di tutto quello che forse lì sarebbe potuto essere diverso... chissà! Così chiamò sua madre e le disse che quest'anno sarebbe sceso ad Acireale per Carnevale. Naturalmente lei ne fu felice, lasciava così di rado Torino, era diventato assente un po' come i torinesi, ecco perché si era meravigliata del suo arrivo. Lo richiamò alcuni giorni dopo dicendogli che aveva incontrato alla "fiera" Angela, - si proprio lei, non stavate insieme? Le ho detto che torni, mi ha dato il suo numero così vi potete sentire - . Quanti secoli fa, pensò Matteo? Aveva in testa la nebbia del nord, fece fatica ma si ricordò di Angela. Abitava nella palazzina accanto la casa di sua nonna e da piccoli giocavano spesso insieme nel cortile, poi si ritrovarono al Liceo Gulli e Pennisi, lei era una classe dietro, e lì ebbero una breve storia. Era carina Angela, non molto alta, capelli scuri, vispa e spiritosa. Pensava questo mentre era in volo per Catania, piaceva a tutti proprio per la sua vitalità, come aveva fatto a dimenticare? E Rosy,? Anche con lei stava nascendo qualcosa ma poi ebbe il sopravvento Filippo. Erano ragazzi ma sembrava tutto così lontano. Era andato via dopo la laurea, esattamente dodici anni prima, non era mai stato di grande compagnia, ma allora, anche quando era all'università, riusciva a divertirsi, soprattutto a Carnevale. Si incontrava con i suoi amici davanti al tabaccaio di piazza Garibaldi stavano un poco a giocare con i martelletti, facevano male ma allora lo facevano tutti, si spruzzavano schiuma e deodoranti, si rincorrevano tra i carri e la gente, tante volte ridotti pieni di schiuma abbracciavano i passanti e più di

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   0 commenti     di: mariella


Panze, presenze e insipienze

Panze, presenze e insipienze




La sera, rimbecillita dalla calura, s’era ormai decisa a stravaccarsi sul terreno dell’anzianotta contea di M*****, dove la cenere dei morti istruiva la polvere delle strade sul da farsi, ed ebbra d’invincibile indolenza, senza neanche rendersene gran conto, lasciava che le ombre, prive dei controlli di rito, si adagiassero al suolo come?" svogliate anch’esse?" onde stracche.

Il tramonto, dal canto suo, tanto per non star con le mani in mano (ché, in queste terre, come niente, è facile che gli sparlano dietro pure a lui), aveva insanguinato, come un carnefice invisibile, il litorale non distante, in ultimo spruzzando?" per sfregio (s)quasi?" una gala arancione al confine tra la fascia di cielo incendiata di violetti schizzati di strisciate verdi e blu, e un mare di petrolio profumato di iodio e vaghi zolfi. Ai lati dello sguardo dell’(eventuale, non indispensabile) osservatore si allargavano e si sdilinquivano lampi di colori già cotti, sfumati dalla mano d’un artista esagitato e fuor dai gangheri parecchio. Tutto quel ben di Dio di stupore visivo si portava dietro come una musica ossessiva e ipnotica, che si ripeteva all’infinito, ma non era identica a quella di un minuto prima.

Dopochè, senza immaginabile preavviso, quell’arte di suoni si placò per lasciar posto a un sassofono attempato, con la voce logora un poco, ma sempre “in gamba”, capace ancor di fiati e sospiri avvincenti.

Da qui in poi, la luna se la pensò d’inghiottire pigramente qualche pipistrello, mentre le stelle cadevano come cicche di sigarette, gettate da spiritelli strafottenti, dalla terrazza celeste.




(Tuttavia, a dispetto di tutto ciò, il docile lettore sta per esser condotto presso il portone dell’Ospedale Civico di C*****. Entriamovi, quindi, senz’altri pittoreschi indugi, se vogliamo conoscere il fattaccio: è già ora).




Finché lo possiamo

di pergole il succo

allegri beviamo:

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Complice la notte

È notte. Tutto tace. Il buio mi circonda alimentando le fantasie che accrescono il mio desiderio.
Il silenzio mi avvolge, complice, in ascolto del mio respiro che lentamentesi fa irregolare.
Il mio corpo è teso fino allo spasimo, il desiderio, prepotente, mi assale.
Vuole soddisfazione.
Ti immagino accanto a me, immagino le tue mani che accarezzano il mio corpo come tu sai fare, tu che conosci ogni centimentro della mia pelle, donandomi quel piacere così intenso che solo tu sai procurarmi.
Mi rigiro nel letto mentre la voglia di provare ancora una volta quelle sensazioni si fa sempre più impellente, quasi una necessità.
Il mio corpo trema, freme quasi d'anticipazione. Ma tu non sei qui.
Sebbene sia tardi mi alzo alla disperata ricerca di qualcosa che possa sviare i miei pensieri e far assopire momentaneamente i miei desideri.
Cioccolato... proprio quello che ci vuole...
Ma le cose non vanno esattamente come avevo sperato. Ogni morso non fa che acuire di più la mia voglia, la dolcezza del cioccolato che si scioglie nella mia bocca mi riporta alla mente la dolcezza dei tuoi baci, le tue carezze, il tuo sapore.
Lo assaporo, avida.
Il mio corpo è in fiamme,è quasi come se mi trovassi nel cuore di un incendio. Mi sento come febbricitante.
Ormai senza controllo le mie mani si posano sul mio corpo muovendosi dolcemente, accarezzandolo in tutto le sue parti più intime.
Chiuso gli occhi e tu sei qui, accanto a me, mi accarezzi e sei tu a regalarmi queste meravigliose sensazioni.
Mentre onde di piacere sempre più grande invadono il mio corpo, realtà e immaginazione si confondono.
E il piacere cresce, cresce sempre di più e mi ubriaca, mi annebbia la mente, impedendomi ogni pensiero razionale, e mi trasporta in un altro mondo, fatto solo di sensazioni. Tutto il resto scompare, niente più ha importanza; non mi accorgo nemmeno di ansimare forte, rischiand di svegliare tutti, o forse non mi interessa.
Ed infine sento il mio corpo attraversato co

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   4 commenti     di: Luana Andronico


Haiti

Mentre scorrevano le notizie e i filmati del terremoto di Haiti in cui i bambini guardavano loro malgrado la telecamera di cronisti vestiti come indiana jones, con tanto di cappello con visiera() e gruppetti di persone che passavano, con visi sconvolti, ma puliti come una serata di gala, io e il mio amico Franco, degustavamo il caffè in un locale del centro dove, all'ora di pranzo si trasformava in un self service, cui tutti gli impiegati della zona usavano andare perché si dominava un grosso incrocio stradale, e dall'alto delle loro poltroncine almeno per una buona mezzora erano loro a guardare gli altri dalla posizione di dominio, una tv lcd ultima generazione dava al locale una nota di modernità, anche se era stato arredato nel 60 e così era rimasto, insieme alla tv un paio di climatizzatori per giunta sempre rotti regnavano tra le ragnatele in una parete centrale, in fondo al locale, mentre la caffetteria era situata all'ingresso, praticamente era come un circolo ricreativo per tutti, le facce dei bambini venivano colte da tutti gli avventori e tranne un gruppo di ragazze che accompagnavano dei bambini down a mangiare li anche loro, nessuno stava a guardare per più di tre secondi, questo per evitare di commentare le immagini,.-
Quando ad un punto nelle vasche del self service arrivò un vassoio di patatine fritte, che attesa perché in ritardo, in tanti erano già seduti aspettando di ritirare la loro porzione, un gruppo di circa 20 persone si alzo quasi contemporaneamente e tutti con le mani in avanti chiedevano un piatto di patate fritte in un olio sicuramente annerito dal tempo, ma nonostante tutto erano lì che si spingevano e sgomitavano, alzai gli occhi con davanti la mia tazzina di caffè e guardando le immagini di quelle persone che dietro i camion della croce rossa si spingevano e si sgomitavano per prendere un sacchetto di cibo,.-Haiti uno dei paesi più poveri del mondo, ci voleva un

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   0 commenti     di: tore chiaro


Viviamo in un'epoca

Viviamo in un'epoca dove i ragazzini fumano, bevono e si drogano solo per sballarsi o perché va di moda. Viviamo in un'epoca dove la musica è scomparsa, adesso vanno avanti solo i cazzo di rapper perché secondo i ragazzini sono le loro parole la strada giusta da seguire. Viviamo in un'epoca dove i ragazzi perdono la propria vita sui libri, poi si ritrovano con la laurea in casa dei genitori con i sogni spezzati. Viviamo in un'epoca dove mancano gli artisti, dove quelli come noi non vengono apprezzati. Viviamo in un'epoca dove abbiamo tutto ma niente. Non ci bastano i computer, i telefoni super evolutivi, vogliamo sempre di più per riempire quel vuoto incolmabile che abbiamo dentro. Un'epoca in cui per riempire quel vuoto ci si sballa nelle discoteche, sotto musica senza senso che invece di riempire quel vuoto, lo dilata soltanto. Viviamo in un'epoca dove la grossa parte della popolazione mondiale ha avuto il lavaggio del cervello. Viviamo in un'epoca dove sputtaniamo i grandi uomini che ci hanno permesso di avere tutto quello che abbiamo oggi. Abbiamo sputtanato tutta la storia dell'uomo in pochi anni, facendoci guerre per la religione, attentati falsi programmati da uomini superiori. Viviamo in un epoca in cui ogni uomo ha un Demone dentro di se. Quel Demone si scatena nelle masse della gente e mangia l'anima di ognuno di NOI. Non ci sono più umani in giro, solo mostri che camminano, che parlano o di figa o di calcio o di soldi. Dove sono i sorrisi di una volta? Non esistono più, nessuno di questa generazione moderna li ha visti o provati. I sorrisi della televisione accecano molti di loro. Viviamo in un'epoca dove nessuno è immobile, tutti vogliono muoversi, muoversi e muoversi. Muoversi per fare le proprie pazzie che porteranno alla sola distruzione della società. Viviamo in un'epoca dove nessuno ha più le palle di cambiare le cose, nessuno ha più le palle di morire per la prossima generazione, per il proprio figlio. Viviamo in un'epoca di illusioni, di

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   1 commenti     di: Sante



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