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Racconti di attualità

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Mastro Scialanca

Una volta, tanto tempo fa, c'era un bravo muratore, da tutti, chiamato Mastro Scialanca. Per dirla tutta e per raccontarvela in breve, senza annoiarvi, vado subito al sodo. Bravo nella costruzione dei forni e nel bere vino, curava con passione la sua arte. Sappiate, cari amici, che codesta arte non era cosa da poco, anzi, oserei dire arte difficile, quasi... quanto governare una nazione come la nostra. Nella valle del Garigliano c'erano tante masserie ed ognuna di esse aveva il suo bravo forno. I comignoli fumavano e le massaie, dopo aver impastato e fatto lievitare la farina, la ponevano, sotto forma di pani, sul letto di mattoni arroventati. Il buon odore del pane induceva al sorriso. Durante le feste comandate, biscotti, panettoni, pastiere e pizze dolci risarcivano dalle angustie del duro lavoro e dalla mancanza di una equilibrata e sana alimentazione. Profumi di odori e sapori che quelle ardenti miniere sapevano regalarci. Tempi belli, cari lettori, anche se eravamo tutti poveri. Non proprio tutti, ma quasi. Si scassavano carri e carretti, ma i forni costruiti da Mastro Scialanca resistevano ai venti impetuosi ed anche agli eventi estremi, tipo terremoti.. Il segreto del suo successo era dovuto, semplicemente, alla sua abilità nel coordinare i rossi mattoncini dall'interno del forno e una volta rimasto il pertugio per saltare fuori, chiuderlo dall'esterno. Più facile a dire che a farsi, ma proprio per questo, a lui non mancava mai lavoro. I suoi forni, veri igloo d'argilla, ancora oggi, costituiscono meraviglia delle meraviglie. Per ogni nuovo forno inaugurato, la sera, si solea far festa e al suono di pentole e grancasse, schiamazzavamo e giù pacche sulle spalle, anche, tra creditori e debitori. Danzando, le donne, mostravano le caviglie e in tali gesti, tutto un mondo nascosto. Quello che si faceva la notte, non lo diciamo, ma la mattina non si vedevano musi lunghi in giro. Lavorava bene, Mastro Scialanca, ed aspettava il momento giusto per essere pagato,

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   6 commenti     di: oissela


Uno sguardo dalla mia parte

Non sono bianco, non sono nero, non ho i capelli biondi e non parlo il dialetto dei monti dell'Afghanistan.
Sono un uomo. Semplicemente un uomo.
Eppure questo mio stato d'essere viene messo in dubbio in più di un'occasione. Durante la firma di un contratto di lavoro. Prima dell'ultima partita del campionato. Dopo le elezioni per le regionali di turno. Vengo etichettato in vari modi, estremista, drogato, fascista, comunista, extracomunitario, idealista, patriottico, alieno, nero, bianco, nè caldo nè pesce, mammone, cattolico, ateo, musulmano, e fanculo all'antropologo di turno.
Sono un uomo. Potrei essere una donna, ma sono un uomo. Ho 23 anni. Studio, ogni tanto lavoro, gioco - a qualsiasi cosa - mi diverto, mi innamoro. Già. Mi innamoro. Sono un uomo.
Oltre ad essere un uomo sono un ragazzo. No, non è gerarchia. È dato di fatto. E osservo. Cazzo se osservo. Osservo e vedo.
Cosa vedo?
Guerre, battaglie, odio, indifferenza e tutto ciò che ne concerne. Ma non voglio sembrare il solito pessimista cronico con difetto genetico, no. Perchè io certe volte vedo l'amore. Io alcune volte vedo che le persone non cambiano. Semplicemente crescono.
Sono dell'idea che un uomo, una donna, cresca durante tutta la vita, senza mai cambiare veramente.
L'amore è una cosa strana. Ci hanno scritto milioni di poesie, racconti e canzoni. Ognuno di noi ha un proprio modo di definire l'amore.
L'amore è avere coraggio. L'amore è non scendere a compromessi, ma ammettere di avere torto e avere ragione. L'amore è essere egoisti, specchiando la propria vanità nell'altro. L'amore è darsi completamente all'altro. Paradosso? Sì. Ma per l'amore vale. L'amore è non rinnegare se stessi per inchinarsi all'altro. L'amore è rendersi conto di volere l'altro nonostante gli ostacoli. L'amore è avere il cuore in erezione. Oppure il cuore bagnato.
Mai rinunciarsi. Solo sacrificarsi, ma mai troppo.
È un maledetto e arrapante gioco di equilibrio.
Voglio f

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   8 commenti     di: Guido Ingenito


Il mestiere di padre (3a parte)

Sempre nell'ottica di acquisire l'anima nella sua triplice luminosa veste di coscienza vigile, consapevole e morale, dopo la famiglia e la scuola, di poi, ci vuole pure l'avallo della religione che si deve, però, uniformare a quella dell'amore, la natura del Creatore (Dio o Allah) che è l'unico e vero padre della stessa famiglia umana, correttamente acculturata dal punto di vista filosofico:

LE NOTE FILOSOFICHE

Con il pensiero vigile (Cartesio)
inizia il razionale (Hegel)
ma la ragion pura (Kant)
è intellettuale (Aristotele)
con la morale (Socrate)
il suo ideale (Platone).
Il divenire è reale (Eraclito)
ma solo l'essere è immortale (Parmenide)
nell'Unità originale (Pitagora)
lungi dalla verità verbale (Protagora).
Dagli atomi ecco il minerale (Democrito)
indi i semi per il vegetale (Anassagora)
e con le radici naturali
(Talete, Anassimandro e Anassimene)
finanche l'animale (Empedocle).
L'alito vitale
illuminò l'animale
con la coscienza morale
e la luce spirituale
sublimò l'amore filiale
a immagine divina

e dal lato scientifico :

LA VITA IN SINTESI

La vita terrena originò
a bagnomaria sul brodo
primordiale e da sei elementi
in cottura sulla fiammella solare
si pervenne all'unità cellulare.
Il carbonio formò la mappatura,
l'azoto disegnò l'architettura,
il fosforo tramò l'impalcatura
e lo zolfo stabilizzò la struttura
sull'acqua con ponti disolfuro.
Dal minerale al vegetale
l'animale ritornò al naturale
con la sepoltura e nella madre
terra vi rimase l'ossatura
ma è tempo di rinascere
come splendida creatura.

Da queste chiare premesse (famiglia da ristrutturare, scuola da modernizzare e religione da unificare) viene da sé che ci ritroveremo la politica (da moralizzare) e i mass media (da responsabilizzare) con gente di gran livello culturale a presiedere una società d'avanguardia.
E in tema di politica e mass media ancora una volta torno al Presidente Silvio (padrone di Mondadori) che, pu

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Venti Minuti Circa

Era un ricordo felice, quello che a volte affiorava nei pensieri di Lidia. Qualche albero a fare ombra sul prato mentre lei, assieme a suo fratello, alla madre ed ai nonni, usava fare scampagnate non molto distante da casa. Il cesto di vimini intrecciato era colmo di bevande fresche e pietanze. Avrebbe pensato, accendendosi l'ennesima sigaretta, seduta nella modesta cucina che dava di rimpetto la strada, che quelli erano altri tempi, un'Italia diversa, ma sebbene ciò fosse quasi scontato, oltre che un'evidente dato di fatto, il pensare, a poco a poco diventava sempre più pieno di rabbia, rancore ed odio, verso chi o cosa non le era chiaro, ma avvertiva il serpeggiare incombente di questi sentimenti e doveva ogni volta trovare la forza di disincantarsi trovando qualcosa di pratico da fare. Aldo sarebbe dovuto passare a prenderla di li ad una ventina di minuti. La casa era avvolta di una quiete, dovuta anche alle persiane chiuse per un assolato primo pomeriggio estivo, che non lasciava spazio ad altro in lei se non ad un resoconto finale, ad un domandarsi del perché, e voleva a tutti i costi sapere in che modo ne sarebbe venuta fuori questa volta. Mentre era concentrata a trovare una soluzione il caso non mancò di tratteggiare con linee del tutto inusuali, la china che si stava scrivendo. Infatti un'anta delle persiane della finestra del salotto, si aprì sotto la spinta del vento. Un vento di mare quello: salato, spumeggiante, che a volerlo catturare in un'orgia di vetro, avresti visto il mare stesso dimenarsi per uscirne, per essere di nuovo libero, senza spiagge a contenerlo, senza il fondo a sprofondarlo, un'anima furente e lucida pronta ad assalire tutto, sulla terra e nella mente. Si diresse verso la finestra, la aprì e ferma lì, rivolta verso la parte di mondo che le era possibile vedere e che le veniva concesso, si immobilizzò. Ora fra i tanti modi possibili per vedere un qualcosa o qualcuno, a lei inevitabilmente gli occhi scelsero voler fissare, quasi

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   0 commenti     di: Marco Di Meco


Santa Claus

Babbo Natale, ovvero Santa Claus, ovvero San Nicola, è certamente il santo più amato e più atteso dai bambini di tutto il mondo. In questi giorni, anche se manca ancora un mese al suo fatidico giorno, la sua effige è dovunque, sui giornali alle tivù, nei manifesti, sui gadget, nelle icone di facebook, ecc. Per non parlare poi delle persone travestite da Babbo Natale, che già incontriamo per strada e nei negozi. Il Babbo Natale come lo vediamo noi, con l'aspetto da anziano signore bonario, sempre vestito in rosso e pericolosamente soprappeso, è una "ricostruzione" abbastanza recente e porta la data dell'inverno del 1931. Come l'attuale era un periodo di recessione e nell'America Settentrionale, per la precisione ad Atlanta, nella stanza dei bottoni di un palazzone di centoventi piani, lo stato maggiore della Coca-Cola s'interrogava su come rilanciare il consumo della mitica bevanda che anch'essa stava subendo gli effetti della recessione, per la prima volta dopo la sua nascita. La scelta su quello che noi oggi chiameremmo un creativo, cadde sul disegnatore americano Haddon Sundblom, di origini svedesi e noto come forte bevitore. A lui fu affidata la missione di creare una campagna pubblicitaria per rialzare le vendite che stavano cadendo in picchiata. Haddon Sundblom era un genio delle trovate pubblicitarie, e così si mise alla ricerca di un testimonial. La sua palese incoscienza, anche alcolica, lo portò ad una scelta quanto meno azzardata: niente meno che San Nicola, l'ex vescovo di Myra, vecchio di quasi mille anni che aveva la nomea di portar doni ai bambini. San Nicola era già stato messo in versi da Dante nel Purgatorio (XX 31-33) ed era noto agli storici perché le sue ossa furono trafugate dalla Turchia da un manipolo di marinai per poter offrire alla città di Bari un patrono che a lei mancava. La nomea di gran dispensatore di doni che l'accompagnava da sempre aveva anche colpito il Nord Europa ove il nostro San Nicola vestiva per l'occasione i pan

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Come Casablanca

Il Premier israeliano Netanyau che non accetta la decisione del consiglio di sicurezza dell'ONU mi ha ricordato il comandante Luis Renault di Casablanca quando offre da bere a Lazlo e Ilsa, il dialogo è più o meno così:
Permettetemi di offrire da bere ad ospiti così importanti... mettete tutto sul mio conto! - dice il comandante Renault al cameriere.
Non posso permetterlo - dice Lazlo-
Vede, chiosa Renault, non è che un gioco! Lo mettono sul mio conto, poi io straccio il conto!

Perchè di Casablanca, come del maiale non si butta via nulla!
You must remember this...

Chiedere è lecito, accettare le decisioni dell'ONU è cortesia.
E così sia.


Centodieci attualità



Prove tecniche

Due giorni di solitudine, o di grande libertà ? Visto che mia moglie, ha deciso di passare la Pasqua da un'amica, in una cittadina fuori Roma. Stamattina mi sveglio con l'intendo di andare a correre. Ormai lo faccio abitualmente, ma durante le festività ha priorità la famiglia, quindi, niente corsa o quasi.
Però oggi, sto da solo, e faccio come mi pare. L'altra metà del mio letto matrimoniale è intatto, le mie orecchie non subiscono rumori come: Piatti che sbattono, folletto acceso, finestre che si aprono e radio a volume sostenuto. Che pace rifletto, quasi, quasi, rimango ancora un po' a letto. Prendo la mia Ipad, e mi rileggo la storia completata la notte, visto che ho fatto le tre di mattina.
Continuo nelle diverse letture, ma subito, vengo interrotto dai due gatti, che ho in casa. Niente contro gli animali, che apprezzo follemente, ma in casa faccio un po' di fatica ad accettarli. Faccio finta di niente, ma Trudy come al solito comincia a miagolare, che ha fame. Con grande sacrificio mi alzo, scendo in cucina, e riempio le ciotole di croccantini.
Mentre, loro mangiano, mi preparo il caffè, mi guardo intorno... un disastro... Così: svuota la lavastoviglie, riempi la lavastoviglie, sistema il divano, piega la coperta, passa il folletto, svuota la lavatrice, carica la lavatrice, raccogli i panni, stendi i panni, piega i panni raccolti, pulisci la lettiera, scopa per terra. <O mio Dio...> esclamo se continua così esco a mezzogiorno.

Penso... ha ragione Monica, una mia amica purtroppo lontana, che non ha nemmeno il tempo per rispondere alle mie mail. L'ho scritto... ma non ci credo... hahahah Ma quante cose ci sono da fare, dentro una casa? Ormai prossimo alla uscita e soddisfatto della mia prestazione, mi accorgo che il solito gatto, Trudy, sta vomitando sul tappeto.

Mi contengo, non dico parolacce ma sorrido, mi procuro sufficiente carta per pulire, e con un po' di fastidio raccolgo il tutto. Guardo il tempo e mi ves

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   3 commenti     di: cadoni angelo



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