Visita ad una STRUTTURA OSPEDALIERA REGIONALE
( Per rispettare la privacy, imposta dalla legge italiana a tutela di non si suppone bene chi o che cosa, in questo come nei successivi test, luoghi e nomi non verranno riportati o, nel caso saranno rigorosamente di fantasia. )
Sergio B. e Andrea C. si erano domandati: “ che cosa vi è di meglio che entrare in un ospedale per intraprendere la nostra indagine sui guai dell’Italia? ”
Niente.
Si erano domandati subito dopo: “ quale è la regione più pubblicizzata in positivo?”
“La Lombardia, perdinci! “
“ E noi, doverosamente, la scegliamo. “
A questo era seguito un terzo interrogativo: “ quale luogo è più indicato di un Pronto Soccorso per tastarne il polso?”
Niente, è il più.
“ E quale giorno lo è più di una domenica pomeriggio? “
Nessuno, è il più dei più.
“ Come ci presentiamo? “
“ Nell’auto accanto a noi infiliamo un ragazzino che conduciamo di tutta fretta all’ospedale perché lamenta dolori acuti nel basso ventre. Strombettando e pigiando sull’acceleratore superiamo i semafori con il rosso. Magari avremo l’onore di essere scortati da una pattuglia di vigili. “
“ Avremo la precedenza assoluta, cazzo, corsie spianate, medici premurosissimi, abbiamo calcolato ogni particolare per esordire con un campione attendibile.”
“ Non sarei tanto ottimista, temo invece che faremo un buco nell’acqua.”
“ Impossibile. Come ben conosce chi si fregia della tessera ASL ( cioè tutti i cittadini italiani ed anche gli extra residenti ) i medici di famiglia ed i pediatri smontano di servizio venerdì alle diciassette e riattaccano il telefono dello studio il lunedì mattina; dai loro cellulari risponde una voce asettica che lo dichiara o scollegato o irraggiungibile. È evidente che non ignorando tutto questo, le strutture pubbliche si saranno adeguatamente organizzate per fronteggiare una super rich
Mentre scorrevano le notizie e i filmati del terremoto di Haiti in cui i bambini guardavano loro malgrado la telecamera di cronisti vestiti come indiana jones, con tanto di cappello con visiera() e gruppetti di persone che passavano, con visi sconvolti, ma puliti come una serata di gala, io e il mio amico Franco, degustavamo il caffè in un locale del centro dove, all'ora di pranzo si trasformava in un self service, cui tutti gli impiegati della zona usavano andare perché si dominava un grosso incrocio stradale, e dall'alto delle loro poltroncine almeno per una buona mezzora erano loro a guardare gli altri dalla posizione di dominio, una tv lcd ultima generazione dava al locale una nota di modernità, anche se era stato arredato nel 60 e così era rimasto, insieme alla tv un paio di climatizzatori per giunta sempre rotti regnavano tra le ragnatele in una parete centrale, in fondo al locale, mentre la caffetteria era situata all'ingresso, praticamente era come un circolo ricreativo per tutti, le facce dei bambini venivano colte da tutti gli avventori e tranne un gruppo di ragazze che accompagnavano dei bambini down a mangiare li anche loro, nessuno stava a guardare per più di tre secondi, questo per evitare di commentare le immagini,.-
Quando ad un punto nelle vasche del self service arrivò un vassoio di patatine fritte, che attesa perché in ritardo, in tanti erano già seduti aspettando di ritirare la loro porzione, un gruppo di circa 20 persone si alzo quasi contemporaneamente e tutti con le mani in avanti chiedevano un piatto di patate fritte in un olio sicuramente annerito dal tempo, ma nonostante tutto erano lì che si spingevano e sgomitavano, alzai gli occhi con davanti la mia tazzina di caffè e guardando le immagini di quelle persone che dietro i camion della croce rossa si spingevano e si sgomitavano per prendere un sacchetto di cibo,.-Haiti uno dei paesi più poveri del mondo, ci voleva un
Alle 7. 15 L'ANSA dava la notizia della morte di Castro col titolo:
"È morto Fidel Castro - Hasta siempre comandante -"
La colpa pare che sia di un "titolista" di turno la notte. È un vecchio nostalgico assunto chissà come e da chi negli anni del compromesso storico e dei governi di unità nazionale.
Non vedeva l'ora di essere di turno in una giornata come quella per dare sfogo al suo malcelato comunismo anni settanta.
Prima delle 8. 00 era montato il turno diurno ed il titolo è stato subito cambiato in un corretto:
"È morto Fidel Castro l'annuncio del fratello in TV"
Fidel è stato destinato ad altre mansioni.
Centodieci di sabato
Leggevo qualche tempo fa su di una rivista scientifica a proposito di un esperimento:
un antropologo australiano ha portato un indigeno della foresta della Nuova Guinea in una moderna città piena di grattacieli e di traffico per studiarne le reazioni. Ebbene la sorpresa fu grande nel vedere che questo indigeno camminava per la strada incurante di tutto ciò che gli succedeva attorno e che l’unica cosa che attirò la sua attenzione era un uomo che trainava a piedi un carretto carico di frutta e verdura.
L’interessante conclusione dell’antropologo fu che noi vediamo solo ciò che conosciamo.
Fatto tesoro di questa osservazione mi viene subito in mente l’importanza della cultura come fenomeno di trasmissione della conoscenza attraverso svariate forme dall’arte alla scienza. Tutto passa attraverso il desiderio di conoscere e la capacità di insegnare, conoscere la lingua e la matematica nelle sue varie forme (geometria, algebra…) serve, e dico una banalità, a sviluppare una maggiore facoltà di pensiero.
Insomma come sarebbe vedere un’automobilista che dopo aver tamponato un altro scende dall’auto e invece di inveire si china a raccogliere un fiore dicendo “guardi qui! Sensazionale! Questo è un bellissimo esemplare di Ginko Biloba.”
Oppure un ultras di calcio che durante una carica della polizia raccoglie un sasso da terra e invece di lanciarlo si ferma con aria di entusiastica sorpresa “Ehi! Ma questa è un’arenaria del periodo Cambriano!”
Vediamo solo ciò che conosciamo.
Gli uomini in misura molto maggiore delle donne si appassionano al gioco.
In Italia il calcio è quasi più diffuso dell’aria, lo troviamo nel linguaggio e perfino nella politica. Effettivamente è uno sport appassionante e i suoi schemi fatti di squadre e di individui ricordano un po’ le strategie militari e ognuno dei tifosi tende ad appartenere ad un esercito piuttosto che a un altro indossando i panni dello stratega nei commenti che inondano i bar dal lun
" Cosa hai mangiato oggi? Perché stai piangendo? Ti ci mandano a scuola?"
Volevano sapere troppo quei vecchi, ma poi in giro se ne videro sempre di meno.
Non mi domandavo, mai, che fine avessero fatto.
Anche i nonni erano andati a farsi benedire e pace all'anima loro.
Ogni schiaffo ed ogni sopruso ricaricavano la batteria del rancore.
Calmo e tranquillo, osservavo, studiandolo, il tempo che passa.
L'infanzia e l'adolescenza, come il buon Dio volle, se ne andarono, impiegando un sacco di tempo.
Eccola la nuova ondata di vecchi, erano quelli che giuravano e sacramentavano sui sacrifici fatti, per regalarci un mondo migliore. Ne avremmo fatto volentieri a meno.
Il tempo, che è galantuomo, con una discreta sveltezza, ci liberò anche dalla loro presenza. Finalmente un mondo a misura d'uomo. In giro, solo ragazzi della nostra età.
Peccato che ci si ritrovi sull'ultimo sentiero degli elefanti.
Tra Orwell e Huxley sono sempre stato convinto che il secondo abbia visto più lontano. Anche se 1984, per la sua immediatezza e forza visionaria, è rapidamente assurto per tutto il '900 a paradigma del totalitarismo dietro l'angolo e di ciò che si contrappone all'utopia; mentre Il Mondo Nuovo, dove l'invasività del potere è più morbida e strisciante, è invece passato via quasi inosservato.
In realtà è il futuro immaginato da Huxley che si sta realizzando oggi. Attraverso un sistema talmente sofisticato da riuscire a indurre gli individui ad amare, senza accorgersene, la loro dolce schiavitù.
Ciò che mi interessa non è tanto esaltare la lungimiranza della visione di Huxley, quanto fermarmi a considerare se, alla luce di ciò che sta avvenendo, della mutazione antropologica in atto, liquidare la sua opera come distopica (o cacotopica, giusto per cambiare) sia corretto. Ma soprattutto un sentimento percepito e condiviso da tutti: vecchie e nuove generazioni.
Se è vero che fino alla fine del secolo scorso un sistema come quello descritto da Huxley, soggiogato da scienza, pubblicità e consumismo, poteva apparire eccessivo, e non desiderabile, non in quanto opposto all'utopia, ma perché in antitesi col principio di libertà e progressivo miglioramento della condizione dell'individuo, oggi ci andrei più cauto.
Chi ci dice che una società che si rende conto che un ciclo di sviluppo sta per chiudersi ed è in in grado di "rallentare" , "deviare", e "riprogrammarsi" ad uno stadio di moderato benessere diffuso; di un'aurea mediocrità di massa, sotto l'occhio vigile e discreto di poteri più o meno occulti, debba essere vissuta per forza come qualcosa di minaccioso, temibile e negativo? O non semplicemente come un prezzo equo da pagare per continuare a godere delle cose che sembrano riempire le nostre esistenze.
Se mi sforzo di pensare senza pregiudizi alle nuove generazioni, devo almeno riconoscerne le diversità. I punti di vista. Gli orizzon
È notte. Tutto tace. Il buio mi circonda alimentando le fantasie che accrescono il mio desiderio.
Il silenzio mi avvolge, complice, in ascolto del mio respiro che lentamentesi fa irregolare.
Il mio corpo è teso fino allo spasimo, il desiderio, prepotente, mi assale.
Vuole soddisfazione.
Ti immagino accanto a me, immagino le tue mani che accarezzano il mio corpo come tu sai fare, tu che conosci ogni centimentro della mia pelle, donandomi quel piacere così intenso che solo tu sai procurarmi.
Mi rigiro nel letto mentre la voglia di provare ancora una volta quelle sensazioni si fa sempre più impellente, quasi una necessità.
Il mio corpo trema, freme quasi d'anticipazione. Ma tu non sei qui.
Sebbene sia tardi mi alzo alla disperata ricerca di qualcosa che possa sviare i miei pensieri e far assopire momentaneamente i miei desideri.
Cioccolato... proprio quello che ci vuole...
Ma le cose non vanno esattamente come avevo sperato. Ogni morso non fa che acuire di più la mia voglia, la dolcezza del cioccolato che si scioglie nella mia bocca mi riporta alla mente la dolcezza dei tuoi baci, le tue carezze, il tuo sapore.
Lo assaporo, avida.
Il mio corpo è in fiamme,è quasi come se mi trovassi nel cuore di un incendio. Mi sento come febbricitante.
Ormai senza controllo le mie mani si posano sul mio corpo muovendosi dolcemente, accarezzandolo in tutto le sue parti più intime.
Chiuso gli occhi e tu sei qui, accanto a me, mi accarezzi e sei tu a regalarmi queste meravigliose sensazioni.
Mentre onde di piacere sempre più grande invadono il mio corpo, realtà e immaginazione si confondono.
E il piacere cresce, cresce sempre di più e mi ubriaca, mi annebbia la mente, impedendomi ogni pensiero razionale, e mi trasporta in un altro mondo, fatto solo di sensazioni. Tutto il resto scompare, niente più ha importanza; non mi accorgo nemmeno di ansimare forte, rischiand di svegliare tutti, o forse non mi interessa.
Ed infine sento il mio corpo attraversato co
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