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Racconti di attualità

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Settembre

SETTEMBRE
È un settembre decisamente caldo; ho puntato la sveglia alle 7. 30 in modo da svegliarmi per tempo, devo portare mia nipote a scuola, ma faccio fatica a svegliarmi, tengo gli occhi chiusi anche mentre sono già in piedi e mi dirigo verso il lavello, giusto per darmi una sciacquata alla faccia.
Sono già di pessimo umore, ma mi trattengo, il mio personalissimo fioretto laico è: non bestemmiare di primo mattino almeno per tre giorni.
Provo a farmi la barba, ci riesco, nonostante due taglietti sul mento che proprio non sono riuscito a risparmiarmi. Amen.
Rovisto nei cassetti: calze, biancheria pulita, pantaloni e una camicia di tintoria. Non mi sembra vero ma sto per rendermi presentabile agli occhi del mondo, sto per uscire di casa compunto, ad un orario decente, sto per mettermi in macchina come un qualunque lavoratore padre di famiglia che si reca a guadagnarsi la giornata. Per colazione ingollo una merendina confezionata, mi è più che sufficiente, e poi non voglio fare tardi.
Uno sguardo allo specchio: pallido, un poco smagrito, vestito meglio del solito ma sono io. Mi lego i capelli in un modesto codino con un sottile nastro nero ed esco. Ho lanciato uno sguardo malinconico all’appartamento traboccante di malinconia e disordine, ma al diavolo penso, non devo indugiare, devo far credere di essere un bravo zio.
Esco di casa ancora avvolto dagli effluvi di dopobarba e monto in macchina; la radio non mi piace, l’ho sempre detestata, preferisco un cd con la mia hit del momento. Perché la radio? Per sentire le canzoni che non mi piacciono? O qualche dj saccente che si crede un gradino sotto Dio e invece è solo un bischero? No no. Meglio un cd come si deve.
Mia sorella è una brava ragazza madre, più giovane di me di sette anni, un matrimonio fallito alle spalle, un ex marito violento e una figlia, Veronica, mia nipote. Oggi è il suo primo giorno alle superiori ma la madre non può accompagnarla, impegni di lavoro, o così mi sembra di aver i

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La televisiun la t'endormenta cume un cuiun. (Breve storia della Tivù)

Tre gennaio 1954. La Televisione entra nella nostra vita.
Prima nei bar, nei circoli, nei dopolavoro. Poi nelle case. Spesso quelle dei vicini. Così come il cinema, la televisione ha un suo specifico: la diretta. Non tutti se ne accorgono. In genere si guarda senza consapevolezza. Sembra un piccolo cinema. Un'altra lanterna magica. Un altro modo di stupirci. Un altro modo di narrare.
Di raccontare mostrando. Di guardare il mondo non visti. Tutto filtrato in bianco e nero.

Non si fa caso più di tanto ai generi. Si assiste passivi allo spettacolo che va in onda. Con occhi un po' ingenui. Di bambini. Tutt'al più si partecipa tifando Longari e Nazionale. L'Italia tutta si stringe attorno al Giro. Sanremo diventa Capitale.
Si piange per La Cittadella. Si ammutolisce per la morte di Kennedy. Ci si dispera
per Vermicino. Ma nulla più. Tutto in famiglia.
La TV cresce. Noi con lei. Lei si diffonde. Noi procreiamo. Anche se, da quando c'è lei in tinello, in modo meno casuale. A volte ci insegna. Noi impariamo. Un po' nonna. Un po' mamma. Un po' balia. Un po' maestra.

Arriva il giorno che anche i fiori fanno figli. Poi soffia il'68. Sempre più forte.
E corrono i giovani ribelli. Corrono i colletti blu.
Un piede sulla terra, un'orma sulla luna. La testa tra le nuvole. Il cuore oltre
lo steccato. La Televisione è spesso là dove serve.

Arrivano i '70. Fischiano le pallottole. Fischietta l'ultimo garzone del fornaio.
Sono solo canzonette. Il decennio finisce in tragedia. La Televisione è testimone.

Ma l'etere è un territorio grande, immenso, sconfinato. E c'è chi pensa di sfruttarlo per benino.
Arriva al trotto. Ha in testa pochi capelli ma un'idea meravigliosa. Alle spalle,
una vita spericolata. Al suo fianco, la politica. In petto, un ego straripante.
Parla di audience, share, format e vattelapesca. Cavalca il colore. E ci introduce
al mondo dell'abbondanza. Al Paese di Bengodi.
Elargisce ad ogni ora, a piene mani

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C'era una volta il primo di maggio

Chi non lavora non fa l'amore-cantavano molti anni fa Celentano e Claudia Mori, ma la situazione di allora era diversa, a quei tempi il lavoro c'era. Ricordo che molto si scioperava,( i sindacati erano seri, non come adesso ) per ottenere dei diritti, poichè ai lavoratori fin allora spettavano solo doveri onerosi, diritti che acquisiti con lotte di classe che col passare del tempo, con il fenomeno berlusconiano poi, sono andati a scemare sempre di più. Ricordo che noi ragazzi della sinistra venivamo chiamati -i ragazzi con l'eskimo- causa uno strano pastrano che portavano e ci credevamo a quegli ideali di giustizia, di uguaglianza sociale, perchè almeno noi avevamo degli ideali, così come lo aveva il PCI, partito con a capo Berlinguer... dopo la sua morte è cominciato il declino del partito, hanno preso potere alcuni personaggi che per lungo tempo hanno vissuto di rendita, avendo il consenso del popolo operaio che credeva che il partito fosse a loro difesa... fin quando i cari compagni si son messi a far gli imprenditori, l'odore dei soldi piace a tutti e anno dopo anno siamo arrivati a questo declino odierno. Personalmente presi le distanze dal partito nel 77, a 20 anni, lessi "arcipelago gulak" e capii che il comunismo dal volto umano, il comunismo della libertà era una presa per il culo... e oggi, scandalo dopo scandalo, ruberia dopo ruberia da entrambe le parti, destra e sinistra, ecco dove siamo arrivati... il primo maggio che era una festa sentita è diventata la festa della disoccupazione e noi che riusciamo ancora ad avere un posto di lavoro dobbiamo stare sempre con le orecchie dritte, è facile perdere il lavoro, è facile trovarsi nella merda da un giorno all'altro. Molti ancora sono costretti a mantenersi i figli che non trovano nulla, il lavoro una chimera... metter su famiglia non possono, anzi vi sono milioni di casi dove genitori debbono sostenere
anche la famiglia che il figlio s'era formata a causa della perdita del lavoro.. Quindi mi sento

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Quella tremenda miscela che rende terroristi

Nel fiume di parole in libertà di queste settimane, adesso che la corrente si è fatta meno impetuosa, penso che possano nuotare tranquillamente anche le mie.
E allora proverò a dire quello che sento. Anche se lo farò in modo un po' scomposto e approssimativo. Perché, travolto dagli avvenimenti, non ho avuto modo di riflettere e verificare più di tanto. Come molti, del resto. A giudicare dagli interventi.

Sento - e sottolineo sento - che alla base dell'attuale terrorismo c'è una miscela esplosiva composta da tanti elementi. Razionali e non.
I razionali riguardano la parte oscura. Quella che si intuisce. Sta dietro. Con motivazioni egoistiche e mercantili. E fornisce, nel suo spietato procedere, supporto economico e strategico a eserciti di mercenari. I cui soldati-adepti in gran parte ignorano di essere manovrati.
E poi c'è quella parte che appare. Quella degli esecutori materiali, i manovrati, appunto. Che quasi mai coincide con la prima. Ma risponde a logiche e motivazioni infinitamente più complesse. Perché riguardano soprattutto la mente. Elemento caotico, ribelle, spesso disarticolato. Tanto da sembrare, o essere, incoerente. E richiede, per essere scandagliato, di andare oltre il raziocinio, seguendo l'intuito e la sensibilità. E un briciolo di cultura - intesa come esperienza di vita - per essere messo a fuoco.
Prima di affrontare la questione religiosa, le cause e gli effetti delle fanatiche, talvolta aberranti, interpretazioni della religione, che ammetto di conoscere poco, dovremmo ricordarci che la manovalanza, il braccio armato del nuovo terrorismo, sembra provenire dalle banlieue. La Grande Bruttezza delle metropoli.

A tale proposito dirò che, durante la mia infanzia ho vissuto ai margini della periferia, anche se non ho fatto vita da coatto di borgata.
Seppure baciato dalla fortuna, mi sono mosso per anni in quel sottile, anonimo, quasi invisibile, confine o terra di nessuno, che c'è tra i così detti "rag

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Autobus

Non c'è mai stata questa ressa, non a quest'ora.
Siamo accalcati uno sopra l'altro e gli odori si mescolano sopra le nostre teste appannando i finestrini. La vecchia accanto a me ha il timore che qualcuno possa infilarle la mano nella borsetta, le si legge negli occhi. Ha il viso stanco, l'espressione tirata e il profumo della lacca per i capelli è l'unico che riesco a distinguere. È una donna dolce, lo sento ma la vita spesso fa soffrire. Due ragazzi si tengono per mano. Lui sorride in continuazione per un motivo che non posso comprendere. Lei ha lo sguardo perso e la stella di David al collo, i capelli lisci, lunghissimi, puliti. Sono gli unici ad essere felici di star tanto appiccicati.
C'è un papà che sgrida il figlio che non vuole smettere di frignare con gli occhi severi al limite della pazienza. L'amore si presenta in tutte le sue forme, anche in pochi metri d'autobus.
Alzo lo sguardo e vedo un gruppetto di ragazzini con la cartella. Hanno la divisa della scuola in fondo al viale. Per loro il viaggio è sempre troppo corto, farebbero a meno della maestra stamattina.
L'autista frena bruscamente per non tamponare. I ragazzini si divertono e la vecchia si appoggia per non cadere proprio al braccio dell'uomo di cui pareva non fidarsi. È un tipo trasandato, uomo di strada, solo, senza casa forse. I dieci minuti al riparo per lui sono lunghissimi. Lo aiutano a rilassarsi, a riscaldarsi, a sentirsi protetto, accettato, in mezzo alla gente.
Il resto delle persone, passeggeri, io non riesco ad inquadrarli. Sono visi normali, di tutti i giorni; uomini che vanno a lavorare, donne con la busta della spesa, famiglie con la valigia che prenderanno probabilmente la coincidenza per l'aeroporto.
È il solito lunedì. C'è solo un po’ più di gente.
Io mi faccio esplodere.

   4 commenti     di: Andrea Testa


Gli albori della vita (anteprima)

Alle soglie del nuovo millennio la scienza, nonostante abbia fatto passi da gigante portandoci gli amici in casa (social network) e il telefonino al posto della testa (mente elettronica), non è ancora in grado di far tornare i conti sull'universo (in espansione), forse perché la nostra testa (materia grigia in evoluzione), ormai, è sempre più in involuzione per l'insania delle guerre (finanche religiose), delle droghe (lo sballo giovanile), delle mode (il selfie/autoscatto) e, proprio di recente, per il marciume dei tagliagole.
E così, in riferimento all'universo (pianeti, stelle e galassie), tra materia oscura (22%) e energia oscura (74%) abbiamo ancora tanto da scoprire, mentre per quanto concerne la nostra testa, a parte l'area sensitivo/motoria corticale (14%), gran parte della nostra corteccia cerebrale (aree associative per circa l'86%) è ancora tutta da esplorare e, pertanto, siamo praticamente a zero.

Per far tornare i conti sull'universo Einstein, la mente eccelsa per antonomasia, fece ricorso alla costante cosmologica (errore madornale a suo stesso dire), mentre il sottoscritto per spiegare questi ammanchi universali, con una mente del tutto normale, fa ricorso alla luce della fede (eccelsa cultura ereditata da un padre con la 5a elementare!) e, in virtù di tanto, il peccato originale, presunzione della mente egoistica (Eva) dopo l'afflato vitale (Adamo), con il conseguente difetto della macula oculare non ci permette una visione completa del creato... di tutte le cose visibili e invisibili.
Adesso, sempre ragionando terra terra con una mente normale, se l'umanità è un magico impasto di spirito e materia, in caso di morte (corna facendo per i superstiziosi!), come è naturale il corpo lo lasciamo sulla terra ma la nostra benedetta entità spirituale (l'anima non è campata in aria ma campa in aria!) potrebbe rappresentare proprio la materia oscura (il 22% dell'inferno dantesco!) e l'energia oscura con quel suo 74% tra purgatorio (per gran pa

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In cerca d'autori

Il plico arrivò nella tarda mattinata, assieme al postino che rideva sotto i baffi.
Un certo Monsieur Jourdain, Presidente della M. B. G.&Company di Anversa, voleva ncontrarmi per affari.
Un tuffo nel mio sito preferito e un bel racconto da rileggere:
" Sottigliezze Spregiudicate."
Quant'è carino, lo leggerei tutti i giorni!
Mi accinsi a commentarlo, era veramente bello.
Lo squillo del telefono merita, spesso... la galera.
Una certa Nilde, comunicava che ero atteso a Ginevra e che centomila euro erano stati versati sul mio conto corrente bancario.
A me piace scherzare e quando sento parlare di soldi, divento un amicone.
Serio serio e con garbo risposi che se avessero aggiunto all'offerta una bella Mercedes SLK ultima generazione, non sarei mancato all'appuntamento richiesto.
Pronta, la risposta: "Quale è il colore che preferite?"
Risposi che amavo il bianco, pensando alle frittelle di neve che in primavera si squagliano.
La chiacchierata mi aveva messo di buon'umore e per fare quattro passi, andai in banca.
Chiesi l'estratto conto e sorpresa delle sorprese vi erano stati accreditati i soldini.
Il Direttore, specificò che era roba mia e che potevo farci quello che mi pareva.
Come se non bastasse, alcuni giorni dopo arrivò la Mercedes SLK, di colore bianco.

Deliziosa e adorabile, come solo la moglie di un magnate dei mass-media sa essere, la signora Nilde mi inquadrò dalla testa ai piedi.
Sul sofà, mi feci piccolo, piccolo, mentre gli occhi stampavano le sue leggiadre forme.
Che silhouette... e che voce!
Le mie orecchie di ( e non da) mercante si aguzzarono.
"Caro Signore, siamo disponibili a darle un assegno in bianco, in cambio dei suoi servigi, gradite un tè o un carcadè?"
Roba da pazzi, optai per un caffè amaro e... ovviamente senza zucchero.

"Noi della M. B. G. & Company vogliamo essere informati intorno alla quantità
di tempo che viene sperperata nei vari Siti Letterari, al fine di deliberare adeguate contromisure uti

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   11 commenti     di: oissela



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