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Racconti di attualità

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Il potere dei media

I media sono uno strumento fondamentale nella comunicazione politica, svolgono una funzione informativa rispetto ai comportamenti, ai progetti e ai programmi degli attori della politica stessa,
ci trasmettano dati rispetto all’ andamento dell’ economia, rispetto ai problemi sociali e ai rapporti internazionali.
Allo stesso tempo possono avere una funzione disinformativa che si realizza attraverso il filtro e la mistificazione delle notizie.
A questo riguardo, giustamente, molte sono le contestazioni che criticano l’ anomalia di una democrazia dove un personaggio è allo stesso tempo il primo attore della politica e il padrone dei mezzi di comunicazione, Berlusconi sembra quasi un bambino che dopo aver terminato il suo compito in classe, lo prende, lo corregge e poi si autovaluta.
In questo articolo non entrerò nel merito della questione precedentemente indicata, ma sosterrò la tesi che Berlusconi non solo controlla il tipo di informazioni che i telespettatori ricevono, ma che nel corso degli anni attraverso specifici programmi televisivi è riuscito a cambiare alcuni modelli e valori sociali delle categorie di individui più esposte, abbassando il loro livello culturale medio e rendendole così più deboli e soggette alla demagogia.
Inizierò questa analisi, riprendendo un’ antica intervista di Enzo Biaggi a Pier Paolo Pasolini, lo scrittore definiva la televisione come un medium di massa e come tale uno strumento impari:
sosteneva che “le parole che cadono dal video cadono sempre dall’ alto, anche le più democratiche, anche le più vere, le più sincere”, sosteneva che “nel momento che qualcuno ci ascolta dal video ha verso di noi in un rapporto da inferiore a superiore, che è un rapporto spaventosamente antidemocratico”.
La televisione è come un palco, gli spettatori non hanno diritto al contraddittorio, all’ interno del pubblico televisivo esistono categorie facilmente influenzabili, principalmente gli adolescenti, le casalinghe

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Viva la vida (stralcio di un racconto non completato)

La sveglia per me era alle sei anche se Lui pensava che mi svegliassi alle sette, quando lui era già sveglio io facevo finta di dormire per non togliergli il piacere che provava a vedermi dormire.
Mi svegliavo e mi sgranchivo le ossa, allungavo le gambe mentre lui non se ne poteva ancora accorgere e facevo tutta una serie di movimenti per liberare il corpo dal sonno, aprivo gli occhi, lo guardavo dormire e infine mi giravo su un lato e aspettavo che lui si svegliasse.
Si svegliava sempre un po' dopo di me ma io gli lasciavo credere che si svegliasse prima lui. Faceva tanti sacrifici e non volevo togliergli quel piccolo piacere che a me faceva molta tenerezza.
La mia giornata tipica era questa più o meno.
Sveglia alle 6, stare a letto fino alle sette, alzarsi e fare colazione con Lui, salutarlo prima che andasse a lavoro e stare a sistemare la casa.
Casa. Abitavamo al terzo piano di un condominio davanti a cui c'era un condominio gemello, quasi una pessima imitazione delle Torri Gemelle.
Era un'abitazione piccola ma decorosa e ci tenevo molto che fosse sempre in ordine e pulita, era il mio piccolo vanto, un modo anche per tenere occupata la mente.
Tenere la mente lontana dai problemi perché di quelli ce n'erano sempre stati.
I miei occhi somigliavano molto ai suoi, potrebbe sembrare un caso ma gli occhi azzurri sono un gene recessivo come spiegava il prof. di biologia al liceo.
Al liceo avevo conosciuto suo fratello che ora è mio cognato ma che un tempo era pure mio cugino.
I miei occhi si assomigliavano ai suoi perché eravamo cugini di primo grado da parte di madre, con suo fratello eravamo cresciuti insieme ma Lui invece ha sei anni più di me e non c'eravamo quasi mai visti, impegnati con la scuola prima e poi io con l'università e lui con il lavoro.
C'eravamo innamorati la sera del mio ventesimo compleanno, tutta la famiglia era invitata e pure lui che io non volevo invitare, che io vedevo come un estraneo (ero sempre stata un po' sulle mie in fa

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   3 commenti     di: Dino Greco


Fate l'amore con il terrore

Siena 19982

"Stavolta, mi sa che l'ho perso" penso, scendendo in fretta le scale.
Tutte le mattine la stessa scena. Corro, anche se il vento gelido di gennaio mi schiaffeggia rude e la strada che porta alla fermata dell'autobus è tutta in salita.
Arrivo che l'autobus sta facendo salire gli ultimi passeggeri. Stravolto e affannato, mi appendo alla maniglia e mi dico anche oggi quello che dico tutti i santi giorni: "E se uscissi cinque minuti prima, Arturo?"
L'autobus parte e comincia a scendere per via Celso Cittadini; fatte poche centinaia di metri, tuttavia, si ferma dietro ad una colonna di auto. E lì rimane.
Strano. Strano davvero questo traffico a Siena. In questo punto della città, poi. Sarà successo un incidente. Infatti giunge angosciante il suono delle sirene.

L'autista ha aperto le porte e molti scendono curiosi di sapere quel che succede. Io voglio semplicemente farmela a piedi, forse così potrei ancora sperare di arrivare in tempo alla lezione delle 10 del professor Goodwin. A passo svelto, in venti minuti possono essere in Piazza San Francesco, sede della facoltà di Scienze Economiche e Bancarie
Giunto al semaforo, vicino alla filiale della Banca Toscana, vedo una quantità mai vista di auto della polizia. A questo punto divento curioso anch'io e mi avvicino a un signore anziano che staziona sul posto.
"C'è stata una rapina in banca" mi dice, prima ancora che io apra bocca per chiedere qualcosa.
Una rapina? A Siena? La notizia ha dell'incredibile.
"Pare che siano state le brigate rosse" aggiunge il vecchietto visibilmente eccitato dal fatto che per una volta la storia abbia deciso di transitare vicino casa sua.
Le brigate rosse?
La notizia non solo è ancora più incredibile ma è anche destinata a modificare il corso della mia giornata.
Addio lezione, vado in federazione.
Se la notizia fosse confermata, occorrerebbe organizzare una grande manifestazione studentesca di protesta.
Io sono del PCI. Il terrorismo per me

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   1 commenti     di: luigi bosco


Arrabbiatissima

Carissimi amici di PR vi posto questo articolo del giornale-IL fatto quotidiano-per mettervi a conoscenza di questa orrida decisione ministeriale, che mi ha lasciato basita e profondamente indignata

"Gli autori meridionali del '900 sono stati eliminati dai banchi di scuola perchè stralciati dalle indicazioni curriculare dell'ex ministro Mariastella Gelmini. Una commissione di studio nominata appositamente dall'ex ministro, ha eliminato dai programmi didattici autori meridionali quali Gesualdo Bufalino, Elio Vittorini, Leonardo Sciascia, Domenico Rea, Salvatore Quasimodo, Matilde Serao, Anna Maria Ortese, con gravi ripercussioni sul piano culturale. Uno dei tanti danni del peggior ministro dell'istruzione della Repubblica Italiana. In tal modo viene proposta agli studenti una visione viziosa ed incompleta della letteratura italiana visto che, a parte Verga, Pirandello ed Elsa Morante, sono ben 17 gli scrittori meridionali che, non essendo presenti nelle indicazioni ministeriali, sono trattati nei libri di testo e dagli insegnanti sicuramente in modo minoritario, palesandosi una netta esclusione di un pezzo significativo della cultura del nostro Paese. Per questo con una risoluzione in commissione chiediamo al Governo e al Ministro Giannini di ripristinare la dignità degli autori del sud e l'equilibrio nei percorsi di studio e speriamo che si facciano portavoce di questo appello anche i personaggi della cultura e dell'informazione del Paese" -Commissione Cultura M5S-



Breve lettera ad una micia

Mia cara, Mila, per quanto possa essere folle ti scrivo una lettera, mentre tu te ne stai beatamente sdraiata tra le mie braccia, a ricevere le "tue"coccole.
Ti ricordi la volta che ti ho trovata dietro la porta chiusa della camera da letto?
Miagolavi con tutto il fiato che avevi in gola. Poi, quando mi hai visto entrare, mi hai fatto la festa come si fa ad un inatteso liberatore che di colpo ti restituisce la gioia e la libertà.
Oggi, noi umani, ci sentiamo un po' prigionieri e un po' sconsolati per la follia e l'odio di alcuni nostri simili che, senza motivo, hanno ucciso alcuni di noi.
E sai una cosa? Una cosa che non t'ho mai detto? Per qualcuno dei miei simili tu sei una bastardella, un incrocio di razze, una gatta di strada che la fortuna ha voluto far nascere, nonostante i bocconi avvelenati che qualche mio dissimile somministra alla tua specie, tanto per il "gusto" di fare stragi.
Mia, dolcissima, micia, noi sappiamo che solo l'Amore, la tenerezza ed il gioco inoffensivo potranno renderci felici e avranno la forza di salvarci dal nostro Male.
Miao!

   1 commenti     di: Fabio Mancini


La fabbrica delle parole inutili

Siamo davvero forti! Invece di impegnare la nostra creatività nella ricerca di risposte alla crisi culturale che dilaga, noi cosa facciamo? Ci trastulliamo. Inventiamo sciocchezze. Come eufemismi. Parole inutili. Neologismi  che, con la scusa di sintetizzare  concetti e fenomeni, fare  chiarezza e mettere ordine, ottengono il risultato di creare confusione. Fraintendimenti. Distogliere dalla realtà dei fatti. O nasconderli. O, peggio ancora, fare danno. E così si va dalle cazzate come fotoscioppare, ai finti neologismi che fanno gridare al miracolo come petaloso, per passare alle parole pericolose come derivati,   fino ad arrivare a quelle nocive come la parola di cui sto per parlarvi. Si dirà, sempre fatto!. Senza andare molto indietro, basta pensare a Goebbels. E a parole come gnadentod (morte pietosa per giustificare l'eliminazione dei tedeschi disabili). Certo, ma se non altro una volta non avveniva in modo così frenetico e incontrollato. Per questo dobbiamo ringraziare la globalizzazione. E la deregolazione. L'eliminazione di regole e di controlli anche dove servivano. Almeno ci avrebbero risparmiato le perdite di urina e diarrea quando  siamo a tavola. Ora, va bene che la società è diventata liquida, ma da qui a trasformarla in un mare di "sciolta" mi sembra puro masochismo. Pensiamo soltanto all'ultima trovata di cui andiamo così fieri, visto che di recente  è  entrata di prepotenza nel lessico quotidiano: post-verità. Con l'accento sulla a, ma l'enfasi compiaciuta della voce sul prefisso post. Se vi interessa tutta la storia, dalla nascita ai giorni nostri, potete facilmente trovarla in Rete.   Ma attenzione, come per il vino, non fermatevi alla prima osteria. Non limitatevi a quello che dicono con faciloneria alcuni siti. Per i quali la parola starebbe per falsità. O fake. Punto e a capo. Cercate di andare oltre. Perché li sta il problema. Quello che mi preme sottolineare è che, nonostante l'apparenza, con post-verità ci troviamo di fr

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Dalla metempsicosi delle anime (Platone) al commercio delle anime (Vendola): dall'antico al moderno!

Se l'Italia è l'epicentro dell'arte e della cultura, le pratiche... uterine lasciamole agli altri, compresi gli amici americani (utero in affitto) e i cugini francesi (unione matrimoniale per i gay)!
Ben vengano i diritti paritari dei gay (unione sentimentale da intesa affettiva):

L'unione sentimentale

In tempi di crisi coniugale
e di involuzione familiare,
ormai i genitori son compagni,
ben venga pure l'unione civile
dei gay con diritti paritari.
È bella intesa affettiva
ma per il vincolo matrimoniale
manca il presupposto naturale
mentre ai genitori moderni,
ahimè, quello culturale se,
da asini ripetenti, son tornati
sui banchi da compagni... di scuola.
E con l'adozione del partner,
termine in veste teatrale,
e la maternità surrogata
con l'utero in affitto,
procedura condominiale,
a questi poveri figli
di mamma e papà
resta solo un flebile ricordo
di un tempo che fu

ma diventare genitori con l'utero in affitto è un'offesa alla natura e si passa così dalla mater semper certa a neonati orfani di madre. In tema il nostro parlamentare Vendola (ex presidente della Puglia) per esaudire la sua voglia di paternità, soldi a parte, si è servito di una madre genetica (proprietaria dell'ovulo) e di un utero in affitto (proprietario della gravidanza), quando la nascita dell'anima è un semplice atto d'amore non certo complesso (Il pilota dell'anima, titolo del mio primo libro).
E sempre per quanto mi riguarda, da medico di famiglia all'antica, in questi giorni mi si sta esaurendo la mente tra appropriatezza prescrittiva (decreto Lorenzin) e appropriatezza familiare (adozione di Vendola) con il paradosso che di questi tempi gli eterosessuali convivono da compagni (nonostante i figli) mentre gli omosessuali pretendono il matrimonio.
Adesso passando dalla medicina alla filosofia (e viceversa come diceva un certo Aristotele) e dall'antico al moderno, in tema spirituale si passa dalla metempsicosi delle anime (Platone) al commercio delle ani

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