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Racconti di attualità

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La fabbrica delle parole inutili

Siamo davvero forti! Invece di impegnare la nostra creatività nella ricerca di risposte alla crisi culturale che dilaga, noi cosa facciamo? Ci trastulliamo. Inventiamo sciocchezze. Come eufemismi. Parole inutili. Neologismi  che, con la scusa di sintetizzare  concetti e fenomeni, fare  chiarezza e mettere ordine, ottengono il risultato di creare confusione. Fraintendimenti. Distogliere dalla realtà dei fatti. O nasconderli. O, peggio ancora, fare danno. E così si va dalle cazzate come fotoscioppare, ai finti neologismi che fanno gridare al miracolo come petaloso, per passare alle parole pericolose come derivati,   fino ad arrivare a quelle nocive come la parola di cui sto per parlarvi. Si dirà, sempre fatto!. Senza andare molto indietro, basta pensare a Goebbels. E a parole come gnadentod (morte pietosa per giustificare l'eliminazione dei tedeschi disabili). Certo, ma se non altro una volta non avveniva in modo così frenetico e incontrollato. Per questo dobbiamo ringraziare la globalizzazione. E la deregolazione. L'eliminazione di regole e di controlli anche dove servivano. Almeno ci avrebbero risparmiato le perdite di urina e diarrea quando  siamo a tavola. Ora, va bene che la società è diventata liquida, ma da qui a trasformarla in un mare di "sciolta" mi sembra puro masochismo. Pensiamo soltanto all'ultima trovata di cui andiamo così fieri, visto che di recente  è  entrata di prepotenza nel lessico quotidiano: post-verità. Con l'accento sulla a, ma l'enfasi compiaciuta della voce sul prefisso post. Se vi interessa tutta la storia, dalla nascita ai giorni nostri, potete facilmente trovarla in Rete.   Ma attenzione, come per il vino, non fermatevi alla prima osteria. Non limitatevi a quello che dicono con faciloneria alcuni siti. Per i quali la parola starebbe per falsità. O fake. Punto e a capo. Cercate di andare oltre. Perché li sta il problema. Quello che mi preme sottolineare è che, nonostante l'apparenza, con post-verità ci troviamo di fr

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Routine Rouvine

Se c'è una cosa che rovina davvero tutto, è l'abitudine, la monotonia nell'essere abituati a fare qualcosa.
C'è chi si stufa di andare a lavoro, chi di studiare, chi di ascoltare.
Vorrei capire chi lo decide.
Noi.
Non credete sia pazzesco sapere la causa della propria noia e nonostante tutto persistere nel renderci tutto più noioso?!
Mi piacerebbe andare in Kenya.
L'altro giorno in palestra ho conosciuto un ragazzo kenyota, un bestione tutto muscoli, arrivato in italia circa sette anni fa per amore di una donna in vacanza nella sua terra.
L'errore più grande a suo dire.
Mollare tutto e seguire una donna.
MOLLARE TUTTO E SEGUIRE UNA DONNA?????????!!!!!
Lui l'ha fatto.
Aveva mille progetti in serbo per il suo futuro, aveva un lavoro, aveva una bella famiglia a casa... eppure è bastata una mora riccia piemontese in viaggio in Kenya per fargli perdere tutto e iniziare una nuova vita molto peggio di come credeva.
Sognava di arrivare a mettere da parte soldi a sufficienza per comprarsi delle mucche da latte, lì a suo dire il latte è raro e pregiatissimo, quindi sarebbe stata probabilmente un'ottima forma di guadagno.
Eppure no.
Lui è venuto a vivere a San Giorgio Canavese. Mi dite chi cazzo lascerebbe un futuro certo per andare a vivere a San Giorgio Canavese??!!
Con tutto il rispetto per gli abitanti di San Giorgio, ma forse i paesaggi del Kenya e le sicurezze che aveva lì erano più confortanti.
Aveva praticamente tutto quello che gli interessava e di cui aveva bisogno... eppure ha mollato l'intera offerta.
Per una donna che l'ha mollato poco tempo dopo il matrimonio avvenuto in Italia.
Non dico che abbia fatto totalmente un errore, anzi, magari potrebbe succedere a chiunque di noi, alla fine non è poi una causa così di poco spessore.
Lui ha avuto le palle e l'ha fatto.
Ora è "bloccato" qui.
L'eventualità di tornare in Kenya c'è, ma vorrebbe avere denaro a sufficienza per viverci tranquillo.
Bene, tutto questo per cerc

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   3 commenti     di: Simone Pigat


Immagine di uomo moderno

Se ne sta solo, vincente, al di là del vetro.
Fuori dal grande palazzo scorre tumultuosa la vita della moderna città, un costante via vai di persone e veicoli e ancora persone.
Sopra, il cielo è limpido, terso; una brezza leggera spazza lo smog immobile dalla strada d'asfalto. Splende il sole. Ciascuno, passando, scorgendolo di là dell'ampia vetrata, gli porge un saluto: talvolta un cenno o poco più, uno sguardo almeno, spesso un sorriso. Le donne soprattutto, che fantasticano, rapite dall'aspetto fiero che lui possiede.
L'uomo ha un volto vagamente squadrato, una mandibola prominente che gli conferisce autorevolezza e richiama segnali ancestrali di un sistema immunitario efficace. La sua pelle è liscia, abbronzata. Perfetta. Nessun indizio di rughe sulla fronte ampia: sarà certamente colto e brillante. La folta chioma leonina, la barba appena rasata e gli occhiali da sole alla moda, neri con rifiniture dorate, gli conferiscono al contempo un aspetto rude e sincero. Uno spirito libero ma raffinato, selvaggio eppure ben curato.
Veste con abiti firmati che ben si adeguano al suo fisico atletico: una camicia bianca coperta da una giacca scura ed una cravatta in tinta unita del medesimo colore. Le mani in tasca sono funzionali alla posa, gli donano sicurezza e deviano l'attenzione sui genitali certamente soddisfacenti. Al contempo permettono di tenere la camicia e la giacca leggermente di lato rispetto all'addome che, complici alcuni bottoni madreperla non chiusi a dovere, fa bella mostra di sé. Muscoli che sembrano scolpiti, tonici e marmorei, frutto di sano esercizio e di indovinata gestione del proprio tempo libero. Molto, sicuramente. Un fisico tonico e sempre in forma, particolare questo che amplifica e connota il sorriso malizioso delle signore che osservano quella meravigliosa creatura.
In molte lo vorrebbero accanto, anche solo per una notte e un giorno soltanto.
Eppure, stranamente, lui a tutto ciò si dimostra indifferente.
Non si scompone il

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Il Cinema di Scola

Crudo come in "Brutti sporchi e cattivi", quando ancora c'erano le baracche anche a Livorno, senza andare tanto lontano, metaforico come ne "La serata più bella della mia vita", divertente in "Hostaria!" ed amarissimo in "Come una regina" ne "I nuovi mostri".
Perfetto come "Una giornata particolare", rivisto pochi giorni fa, verboso ne " La terrazza", storico ne "La famiglia"... e per ogni film un posto da ricordare, un cinema perso lasciato ad un bowling o ad un grande magazzino.
E poi vedere con tuo figlio il passaggio tra il bianco e nero e il colore, bello e nostalgico, in "C'eravamo tanto amati" scoprendo che la magia è rimasta intatta.

Centodieci cinematografico



Scrittrice anomala

Il mio nome è Elisa. Elisa Gi.
Nasco femmina, almeno credo, e continuo ad esserlo, con alti e bassi. Ma degli uomini conservo una blanda invidia; quella che un ormai obliato Freud non esiterebbe a definire "invidia del pene". Il loro cervello infatti non mi interessa, che raramente riesco ad attivarlo anche io e non ho neppure invidia da prestazione perché come tutte le donne, volendo, mi presto molto molto meglio di un uomo; ma vorrei sperimentare il gusto delle "gare di minzione", così diffuse nel mondo maschile.
Mi è capitato, del tutto casualmente, di assistervi non vista perché lavoro di notte e il mio lavoro è atipico nei tempi e nei luoghi, ma pur sempre a diffusione progressivamente maggiore.
La caparbia determinazione al mantenimento del mio nomadismo, mi ha portato ad una variabile solitudine e alla sperimentazione della vita di artista di strada. Ho provato l'equilibrismo e nonostante i primi apprezzabili risultati, ho rimediato in due anni contusioni di ogni genere e la frattura composta del metatarso destro in una occasione, e in un'altra - nella quale mi ero distratta a causa di due occhi dal colore indistinto ma dal desiderio ben distinto - una commozione cerebrale che mi ha lasciato esanime per una ventina di minuti. Nessuno strascico; solo la decisione di dedicarmi a un lavoro diverso. Così ho provato i trampoli, ma l'altitudine mi provocava la nausea. Con la giocoleria ho rotto gli occhiali ad un cieco e per miracolo sono riuscita a sfuggire alle sue grinfie. Mi aveva quasi afferrata, ma togliendo le scarpe e non respirando per un buon minuto, sono riuscita ad eclissarmi! Col fuoco ho carbonizzato il parrucchino di un passante che indossava uno splendido "panama": incredibilmente il cappello si era solo vagamente annerito, mentre i capelli sintetici avevano preso fuoco in un istante. Per tacere delle lame: mentre il mio assistente mi introduceva allo sparuto pubblico di una splendida località turistica, inciampavo nel lunghissim

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Irene 20 anni dopo l'esame di stato

Sospirai, assorta nei pensieri che solo una giornata di pioggia, uggiosa e tedia, trascorsa a casa da sola può suscitare.
Sul divanetto sotto la finestra, il mio sguardo vagò per il giardino trafitto da lance che scendevano crudeli dal cielo capriccioso.
"E così" cominciai come in un dialogo tra me e me " eccomi qui, vent'anni di vita trascorsi a sfacchinare per realizzare quei sogni da ragazza cui tanto ambivo, per poi ritrovarmi spiazzata di fronte alla maestosità della natura e accorgersi di come quel tempo è stato totalmente inutile.
O, sogni impressi a fuoco nel mio cuore, perdonatemi per come vi ho brutalmente uccisi, seguendo solo la legge del mondo, la ferrea norma della convenienza stipulata dal rigurgito acido della vita, che ha più e più volte trapunto cuori inerti, un tempo colmi di speranze.
Mi ripromettevo di essere diversa, di uscire dal grigiore così come fa il primo timido fiore che rinasca dopo l'inverno. Egli sa che è destinato ad appassire, che nessuna mano gentile di giardiniere lo annaffierà o scaccerà da intorno a lui i parassiti assassini che bramano solo di divorare il suo esile stelo avvolto in un mantello di ghiaccio, eppure quegli ingenui fiori continuano a sbocciare, in una lotta contro la biologia, la botanica, la scienza in generale, non vinceranno mai la sfida col gelo, ma nascono per dar forza alla stessa terra di rinascere, sacrificano le loro vite per dimostrare che è possibile essere diversi.
Così io volevo essere, una rosa selvatica incurante dell'inverno, sprezzante di fronte alla morte e orgogliosa di fronte alla vita.
Invece cosa mi capitò allora?
Perché accettai di essere così sfruttata, spremuta dalla società?
Ora mi scopro tutte le mattine ad uscire di casa alle 7, vestita di tutto punto, con la valigetta in una mano e un caffè in cartone nell'altra per andare al lavoro.
Non sono più una persona, ma una squallida molecola d'acqua grigia trasportata dall'impetuosa corrente di una soffocante routi

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   2 commenti     di: luca


La novella arca di Noè

Con il nuovo millennio siamo entrati nell'era spirituale (non sono in crisi maniacale) e siamo giunti, non sto scherzando, a un bivio fatale... o si ama per volare (paradiso) o si sprofonda per odiare (inferno).


Da tempo piove a dirotto sulla morale e, rotti gli argini delle regole basilari (matrimonio, genitori e famiglia), l'umanità va sempre più alla deriva senza che nessuno vi ponga rimedio a parte il buon papa Francesco.
Da parte mia, papà Francesco Andrea, seppur padre non esemplare, dopo esser stato investito (sole a mò di palla di fuoco... a stento schivato!) e insignito (aureola di stelle sulla mia villa!) dall'alto ho cominciato a costruire la novella arca di Noè in veste di "educazione morale" e chi non si aggiorna su questa nuova disciplina acquisendo l'anima con le sue regole morali, giuro, non salirà sulla mia arca per esser traghettato nella nuova era spirituale secondo la profezia Maya che, finanche in rima, recita... dai Maya a Maiello verranno i tempi belli!
Basta spiritualizzarsi (diventare persone serie non certo santi) o, quantomeno, maiellizzarsi, termine inventato di sana pianta da un mio collega scrittore di gran sapienza (Luomokesa) che vive beato in un castello, riverito da una schiera di servi, ma se non incomincia ad innamorarsi anche dei beni spirituali (maiellizzarsi come dice lui) il primo a non salire sulla mia arca sarà proprio lui.
Intanto ho approntato schemi e tabelle cognitive, poesie istruttive per permettere a tutti di prendere dimestichezza con l'anima, perché poi, da professore severo, non certo inflessibile, lo esaminerò e chi continua ad avere grosse lacune spirituali (insieme a quelle vascolari per placche ateromasiche) rimarrà in terra alla mercé di bui eventi, anche se con il tempo a venire diventerà materiale pregiato... dal petrolio (per i prezzi che corrono) al diamante (carbonio in forma cristallina)!
Se il gran Maestro Dante con l'inferno e il paradiso ci costruì sopra un'opera divina, da p

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