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Racconti di attualità

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La filosofia al potere (amore del sapere)... per tempi migliori (La novella arca di Noè)!

Educare i politici... non è mai troppo tardi (corso di recupero per l'adulto analfabeta)!


La novella arca di Noè, secondo le parole dell'autore (Francesco Andrea Maiello) è: "un'opera poetico/filosofica frutto di una mente instabile alla ricerca della sua vera identità", nata all'ombra di "segni lampanti" (la passione per il gioco) e "segnali lampeggianti" (l'invasione del divino)...
Un vero e proprio trattato che, partendo dal vissuto dello scrittore, spaziando tra poesia e filosofia, giunge alla satira politica (in quanto la politica non è una cosa seria!) e costruisce una novella arca, alla quale si accede solo grazie a scale illuminanti.
Un'arca vista come unica ancora di salvezza alla decadente amoralità dei nostri giorni (l'Italia affondava mentre il premier giocava al bunga bunga e si preoccupava per Ruby!).
Nelle sembianze di un "novello Platone", pertanto, l'autore si propone di illuminare le menti dell'odierno homo sapiens (in verità rimbecillito da ingravescenti placche ateromasiche!), grazie all'acquisizione dell'anima nella sua triplice veste di coscienza vigile (cogito ergo sum), consapevole (amo e sempre sarò) e morale (gnothi sautòn).
Solo attraverso queste premesse potrà prendere avvio l'ultrapallio, una nuova era dello spirito e della spiritualità, capace di cancellare la mediocrità invasiva e pervasiva del tempo attuale.
Una lettura affascinante, simbolica, ricca di sfumature, calembour lessicali, digressioni auliche (Bibliotheka edizioni). La filosofia al potere, il potere della filosofia...
Adesso però, se gran parte degli italiani stravede ancora per Silvio, siamo noi elettori da educare ed ecco pronta "La novella arca di Noè"... il rinsavimento di un giocatore!
Per il rinsavimento dell'elettore (la politica italiana è satira!), invece, c'è l'imbarazzo della scelta... ma da oggi (17/2/2014) anche Renzi ("Non ci resta che Renzi... la promessa vincente" lo anticipai in un testo di aprile 2013)!


Con questi politic

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Too big to fail

Too big to fail.
Troppo grandi per fallire.
Quante volte abbiamo letto, ascoltato e, perché no, anche pronunciato questa locuzione.
"L'Italia è troppo grande per fallire". Lo abbiamo sentito dire da politici, giornalisti, studiosi, gente comune, tutti con il comune intento di rassicurare (e rassicurarsi) circa l'imminente "default" del nostro paese.
Lo abbiamo sentito dire così tanto che alla fine ci abbiamo creduto.
E abbiamo fatto male.
Perché è vero.
No, non sono impazzito (nel senso che non sono più pazzo di quanto già non fossi qualche giorno fa).
Vi prego solo di volermi seguire per qualche altro minuto.
Ricordate quei giorni di fine Novembre (mi sembra fosse il 23) dello scorso anno, quando l'attuale premier italiano giurò nelle mani del Presidente della Repubblica la fedeltà alla nostra Costituzione?
Scenari apocalittici, differenziale titoli italiani/bond tedeschi (scusate ma la parola spread mi fa un po' schifo) a 570 punti, rischi reali che le prossime aste di titoli italiani andassero deserte, predizioni di una nostra probabile uscita dall'Eurozona, evocazioni dello spettro Argentina e via dicendo.
Mi accorgo solo ora di non aver fatto una necessaria premessa. Rimedio subito: questo non è un discorso politico, solo l'esercizio di un po' di elementare buon senso.
Ho affermato poco fa che abbiamo fatto male a credere di essere troppo grandi per fallire, perché è vero.
Qualcuno dirà che il discorso non sta in piedi, si contraddice da solo.
Un po' di dati, allora.
In quei giorni di Novembre, quando eravamo presi alla gola dalla speculazione internazionale (a proposito, vi siete mai domandati chi sono questi crudeli speculatori? Non so chi sia al vertice della piramide della speculazione, ma so chi sta alla base: noi, che acquistiamo i titoli con maggior rendimento che conservino un'apprezzabile margine di sicurezza. Quelli italiani, in altre parole), l'Italia non era certo quella messa peggio economicamente e finanziariamente

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Reietto - II puntata

Nel frattempo, grazie alla tecnologia che galoppava prepotente, riuscii a contattare nuove case editrici, alcune di queste anche molto importanti.
Le risposte che giunsero variavano molto nell'aspetto grafico ma non nei contenuti.
Fu a questo punto che un nuovo luminare intervenne nella vicenda per offrire il suo apporto.
Questa persona mi disse che se ne avessi avuto le capacità avrei dovuto scrivere una storia su un personaggio o su un qualcosa che fosse molto noto, poiché se fossi riuscito a far giungere il manoscritto ad uno dei personaggi potenti e avessi suscitato in lui o lei interesse, ciò avrebbe rappresentato il punto di svolta della mia anonima e già travagliata carriera.
Se uno di loro, infatti, avesse mostrato il libro in una sua trasmissione, il gioco sarebbe stato fatto.
Non avevo alcuna idea su come raggiungere questo obiettivo.
Un giorno, per caso, mi trovavo a fare zapping con il telecomando, vidi che su un canale Mediaset trasmettevano una strana trasmissione. Cominciai a guardarla, mi colpì perché si chiamava; "Saranno Famosi", come il telefilm americano che adoravo da piccolo, sognando che anche in Italia potesse esistere una scuola fatta di materie culturali e discipline artistiche nella quale poter far emergere il proprio talento.
Cominciai ad appassionarmi a quella trasmissione, che però non riusciva a decollare, fino a quando non venne sostituito il timoniere.
Ad occupare il posto di capitano fu chiamata la già potente Maria De Filippi.
Continuai a seguire il programma e con il trascorrere delle puntate ne lessi il potenziale ma anche una delle più grandi offese ai miei sogni di ragazzino, come a quelli di molti altri e ai sacrifici che si facevano per poter recitare, cantare, ballare e studiare.
Fui colto dal raptus creativo dello scrittore lungimirante e scrissi una storia su quella trasmissione.
La terminai e decisi che era una delle storie multilivello che volevo ma anche il biglietto di presentazione per i

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   0 commenti     di: achiauthor


Due parole su Sanremo2014

Io ques'anno il "Festival", quel poco che l'ho seguito, l'ho visto con i miei "nonnini" della struttura in cui lavoro. E devo dire che mi è sembrata la prospettiva più ottimale per farlo, la più "vera". Quel poco che ho visto però, come in molti hanno fatto notare, l'ho trovato di una noia mortale. E un po' mi fa morire ammettere ciò. Perché io sono un fan da sempre del Festival, e di questo mi vergogno, manco a dirlo da morire. Doveva essere il S. Remo della "contemporaneità", ma di contemporaneo c'era davvero poco. Poche anche le novità, a partire dalla coppia di conduttori Fazio-Littizzetto, si poteva parlare di loro come una premiata ditta se non fosse che a differenza dello scorso anno gli ascolti sono stati alquanto deludenti. Molto invece il "passato", a dirla tutta troppo (non per i miei nonnini ovviamente!). Inoltre, tutta la narrazione del canzoniero Festival doveva essere costruita attorno al tema della "bellezza". Il risultato ha raggiunto quasi i limiti della metaletteratura: noiosa verbosità. L'anno scorso Fazio giocava a mescolare alto/basso, però proponendo un prodotto più eterogneo e "commerciale". Quest'anno sembrava maledettamente radical chic e fuori contesto, anche perchè S. remo, e soprattutto il suo pubblico, non è "Che tempo che fa"...
VOTO ALLA KERMESSE: Noiosa, lenta. Poche idee nuove, cantanti-concorrenti messi in ombra da ospiti semisconosciuti al grande pubblico, e "azzoppati" dal meccanismo delle due canzoni, che crea solo inutili lungaggini, e dalla poca competitività della gara. alla fine arrivano tutti in finale. Buonismo? Ma bastaaaaaaaaaa!... Voto:4.
I CONDUTTORI: Lui più che il solito "prete" di sempre sembrava un lontano sognatore. Lei la adoro a prescindere, anche e soprattutto perché ha le palle di dire le parolacce anche a S. Remo, solo che per due anni consecutivi fa uno spiacevole effetto dejà vu. Voto:5, 5.
GLI OSPITI: Tutto eccetto che "pop" quelli internazionali, a parte Cat Stevens. Purtroppo il Fest

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   6 commenti     di: frivolous b.


Universitarians - Parte 1

Se credete che questa sia l'ennesima storia di disperazione, smettete di leggere.
Non posso annoverarmi fra i figli defraudati del Welfare: ho ricevuto un'istruzione, e contrariamente a molti miei coetanei europei o di oltreoceano, non ho mai avuto bisogno di vendere sangue per pagare la retta annuale dell'Università. Si leggono continuamente storie terribili in giro, ecchevvelodicoaffà, le avrete lette pure voi, tanto basta poco a farle diventare virali: un po' per la tristezza, un po' per la retorica pietosa di chi li scrive. Ed è quasi un macabro divertimento quello che si scatena nel passare in rassegna i commenti. Lo confesso, è un sorriso guardare come la "tragica vicenda" di uno studente passato a una qualche forma di droga anabolizzante dell'apprendimento dia il La a tirate contro lo sfruttamento dei cervelli, il burn out da giungla universitaria, lo stato capitalista. L'ala conservatrice non rimane inerte, e si sfrangia meravigliosamente tra i protettori dell'esclusività dell'Ivy League, quelli che il sacrificio è onor di patria, i veterani amareggiati che "questo è il loro Vietnam, a noi una gamba fra i proiettili, loro qualche litro di sangue col culo sulla sedia", i progressisti con le accorate osservazioni sui risvolti del progresso, e comunque le tirate contro lo stato capitalista. Ma questa è l'America, e la proporzionalità sacrifici-risultati è sempre stata una LORO prerogativa. Ce l'hanno LORO, scritto in Costituzione. Anche se mo' vallo a raccontare a chi del sogno americano conosce solo le sforacchiature al confine. Ma che titolo ho io per giudicare? Non l'ho manco fatto, l'esame di Culture Comparate.

Sono italiana, vivo nella città italiana per eccellenza: quell'italia così bella, tra il triviale degli insulti romaneschi e il tribale dei crocchi di vecchiette di quartiere sui balconi, e brutale, con le scazzottate puntuali e gratuite di qualche ragazzetto cocainomane di borgata.
A volte, di quelle frasi pseudopatriottiche ch

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   1 commenti     di: myatyc myatyc


Santa Claus

Babbo Natale, ovvero Santa Claus, ovvero San Nicola, è certamente il santo più amato e più atteso dai bambini di tutto il mondo. In questi giorni, anche se manca ancora un mese al suo fatidico giorno, la sua effige è dovunque, sui giornali alle tivù, nei manifesti, sui gadget, nelle icone di facebook, ecc. Per non parlare poi delle persone travestite da Babbo Natale, che già incontriamo per strada e nei negozi. Il Babbo Natale come lo vediamo noi, con l'aspetto da anziano signore bonario, sempre vestito in rosso e pericolosamente soprappeso, è una "ricostruzione" abbastanza recente e porta la data dell'inverno del 1931. Come l'attuale era un periodo di recessione e nell'America Settentrionale, per la precisione ad Atlanta, nella stanza dei bottoni di un palazzone di centoventi piani, lo stato maggiore della Coca-Cola s'interrogava su come rilanciare il consumo della mitica bevanda che anch'essa stava subendo gli effetti della recessione, per la prima volta dopo la sua nascita. La scelta su quello che noi oggi chiameremmo un creativo, cadde sul disegnatore americano Haddon Sundblom, di origini svedesi e noto come forte bevitore. A lui fu affidata la missione di creare una campagna pubblicitaria per rialzare le vendite che stavano cadendo in picchiata. Haddon Sundblom era un genio delle trovate pubblicitarie, e così si mise alla ricerca di un testimonial. La sua palese incoscienza, anche alcolica, lo portò ad una scelta quanto meno azzardata: niente meno che San Nicola, l'ex vescovo di Myra, vecchio di quasi mille anni che aveva la nomea di portar doni ai bambini. San Nicola era già stato messo in versi da Dante nel Purgatorio (XX 31-33) ed era noto agli storici perché le sue ossa furono trafugate dalla Turchia da un manipolo di marinai per poter offrire alla città di Bari un patrono che a lei mancava. La nomea di gran dispensatore di doni che l'accompagnava da sempre aveva anche colpito il Nord Europa ove il nostro San Nicola vestiva per l'occasione i pan

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Condanna per la Palombelli e il giudice (Forum del 20/11/2013)

Abbiamo sfregiato la natura per scopi monetari e ci siamo attirati addosso calamità naturali, stiamo travisando le leggi naturali (piove a dirotto sulla morale) e si rischia la fine del mondo!
A tal fine ho costruito "La novella arca di Noè" di libero accesso a tutti (è anche un libro istruttivo, l'AngeloRaffaele editore/0815721385), basta un po' di morale (il rispetto reciproco) e il rispetto delle leggi naturali.

È pur vero che Forum (programma Mediaset) tratta temi di attualità e si adegua ai cambiamenti sociali ma è il colmo vedere una giovane mamma (figli di 2 e 4 anni) assalita dal pubblico, ammonita da una lettera di Obama e condannata dal giudice a sedute di psichiatria, perché voleva difendere i figli dal tradimento del marito che l'ha abbandonata per un compagno.
Già è tragico raccontare a bambini così piccoli lo sconcio di un tradimento, immaginate quando bisogna spiegare, poi, che il padre ha lasciato la propria moglie per un fidanzato!
I bambini per non farli entrare in confusione devono sapere, prima di ogni cosa, che sono il frutto dell'amore di un uomo e una donna, che poi il padre o la madre si innamorino di altre persone (di sesso diverso o dello stesso sesso), ormai, è un'evenienza sempre più frequente con la toppa della famiglia allargata, dove non si parla più di genitori ma di compagni e povere creature, di ritorno a casa da scuola, tra compagno/a della mamma e compagna/o del padre, si ritrovano in uno squallido doposcuola (per non dire casino) tra asini ripetenti!
La faccenda dell'abbandono del tetto coniugale l'ho vissuta pure io in prima persona, ma per non turbare ancora di più i miei tre figli li lasciai con la madre e, senza pretendere la loro presenza neanche nelle feste comandate, preferii il sacrificio genitoriale (andai in severa depressione) alla controversa sindrome di alienazione parentale.
Ritornando alla giovane mamma non va condannata l'omosessualità ma il tradimento di un uomo che antepone il suo nuovo

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