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Racconti di attualità

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Loro

Il presidente dei vescovi italiani, apre i lavori con una attenta e misurata...
-panchinari eccellenti facenti parte di una opulenta rosa di giocatori miliardari...
-in quanto presidente, ci andrà con la limousine come si conviene ad una autorità...
Tutto in linea, giusto quanto voluto da chi decide come deve funzionare ed essere il nostro quotidiano e dove affondare le lame della loro insaziabile ingordigia.
Un mondo di comunicazioni satellitari e raffinati servizi segreti non sa che Sessay, e come lei altre centinaia, è morta stroncata da una emorragia post parto in un villaggio della Costa d'Avorio.
Diciotto anni aveva, e già due figli
Diciotto figli avrebbe dovuto fare, come sua madre e prima di lei sua nonna
Diciotto i chilometri percorsi dall'unico dottore, in una regione estesa come la Svizzera, per arrivare in quel villaggio asfaltato di terra battuta tenuta insieme dal piscio di esseri umani disperati e macilente bestie, attorniate da imploranti cuccioli resi afoni dalla fame.
Diciotto gradi Longitudine Est e altrettanti Latitudine Nord, dell'invisibile punto che passa sotto sospiri e gemiti della stanza di Dolores. Puttana d'alto borgo che mesce orgasmi a teste lucide paludate col doppiopetto del Principe di Galles. In cambio di prestigio e canali preferenziali... usati da viniziani discendenti, che sotto l'egida dei Dogi, conobbero irripetibili splendori in quella illustre ed incensata città lagunare, alla mercè dei capricci umani e delle maree che instancabilmente minano le fondamenta di palazzi d'ineguagliabile fattura.
Loro, che hanno un patto anche con la morte e del loro essere iniziale rimane ben poco, avendo attinto con spietata lucidità, da pezzi di ricambio umani impregnati ancora di disperata povertà.
Loro, che con sommo eloquio additano colui che per fame ha rubato una mela.
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Graziella e il direttore

Graziella Cordicella, la pazzerella napoletana ben messa in carne, che non si poteva lasciare a casa perché bisognosa della cura del lavoro, venne messa in un ufficio largo e soleggiato, nel corridoio del direttore generale del ministero.
Lì Graziella disegnava, pronunciando ad alta voce invettive e maledizioni ed esponendo di tanto in tanto, fuori della porta, i suoi disegni, con e senza didascalie.
A voler dire tutto, il direttore, che si era trovato a gestire la pazzerella suo malgrado, aveva precedentemente trovato per lei un ufficio nell'area "riservata", un quasi-bunker facile da raggiungere e facile da restarci, per via delle grandi comodità di cui disponeva: frigo-bar, TV a circuito chiuso, tostapane e materiale di cancelleria a volontà, incluse le matite morbide ed i cartoncini per il disegno ornato.
Ma quella sistemazione ben presto si era rivelata inadatta per la Cordicella. Nell'ambiente ovattato ed esclusivo del bunker abitavano altre persone, che mal tolleravano le sue grida improvvise. Dicevano che quell'ambiente era stato progettato per favorire la concentrazione, mentre le grida della nuova arrivata l'impedivano. Così il direttore non aveva potuto che venire incontro alle ragioni dei suoi dipendenti, spostando Graziella in un ufficio defilato al primo piano, in una vasta zona in ristrutturazione, dove si lavorava ed infatti c'erano numerosi e rumorosi operai che coprivano le sue grida con il rumore dei male-e-peggio, il martello a doppia funzione che fa parte dell'armamentario indispensabile dei muratori. Lì la Cordicella trascorreva le sue mattine, insultando i lavoratori ed approfittando di ogni loro pausa o distrazione per rubare loro i male-e-peggio (che cosa ne facesse, dove li andasse a nascondere, io non so e forse mai saprò, ma certamente era diventata una dei maggiori collezionisti al mondo di male-e-peggio). Fatto sta che gli operai, dopo il centesimo furto, ne furono avviliti e se ne lamentarono con il titolare dell'imp

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   5 commenti     di: Nicola Saracino


Debole come un ombra

"se sei un uomo reagisci"
"ho 17 anni come pretendi che io sia già uomo?"
"già... non lo sarai mai, non ci sperare più."
"tu lo sei?"
"fermati all'uscita e te lo dimostro coglione"
suonò la campanella nella 4d del politecnico e le incessanti minacce di quel ragazzo tanto arrogante parvero sparire tra la folla che s'affrettava a lasciare le aule, quasi fosse stata donata loro l'amnistia.
guido lasciò andar via tutti compreso il ragazzo che lo aveva minacciato un'istante prima e scese le scale col docente."guido, di cosa parlavi con paolo?" silenzio. lo fissò il professore."non mi ha detto nulla" rispose il ragazzo e così dicendo lasciò l'insegnante dietro di sé e prese a scendere più velocemente.
"uomo.. lui è più piccolo di quanto lo sia io.. insignificante come un preservativo bucato.
avrei dovuto dirglielo"pensò.
la scuola restò vuota prima del solito quel dì, centinaia di ragazzi si erano dileguati dopo aver gettato il loro mozzicone di riconoscimento nel mare di asfalto che era l'ingresso all'istituto scolastico. restò solo lui, avvolto nei suoi pensieri più tristi, quelli che lo rendevano diverso da tutti gli altri ragazzi, cupo e invecchiato di 50anni in una giornata.
tutti i ragazzi raggiunsero le loro famiglie e in un modo o nell'altro passarono il pranzo.
"guido cos'è successo al tuo zigomo?" gli domandò la madre preoccupata di quelle ferite che troppo spesso suo figlio riportava sul volto " un'altra pallonata presa male mà.. tranquilla" la rassicurò cercando in ogni modo di essere disinvolto. sua madre conosceva troppo bene suo figlio per cui cercò il suo sguardo perso perennemente nella tv spenta.
"guardami e sii sincero è successo qualcosa?". guido alzò lo sguardo duro e colmo di rabbia da troppo tempo repressa. le avrebbe voluto dire che è colpa sua se era così debole, era colpa sua se non sapeva difendersi da quei ragazzi che lo picchiavano in continuazione, colpa delle sue perenni

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Arrabbiatissima

Carissimi amici di PR vi posto questo articolo del giornale-IL fatto quotidiano-per mettervi a conoscenza di questa orrida decisione ministeriale, che mi ha lasciato basita e profondamente indignata

"Gli autori meridionali del '900 sono stati eliminati dai banchi di scuola perchè stralciati dalle indicazioni curriculare dell'ex ministro Mariastella Gelmini. Una commissione di studio nominata appositamente dall'ex ministro, ha eliminato dai programmi didattici autori meridionali quali Gesualdo Bufalino, Elio Vittorini, Leonardo Sciascia, Domenico Rea, Salvatore Quasimodo, Matilde Serao, Anna Maria Ortese, con gravi ripercussioni sul piano culturale. Uno dei tanti danni del peggior ministro dell'istruzione della Repubblica Italiana. In tal modo viene proposta agli studenti una visione viziosa ed incompleta della letteratura italiana visto che, a parte Verga, Pirandello ed Elsa Morante, sono ben 17 gli scrittori meridionali che, non essendo presenti nelle indicazioni ministeriali, sono trattati nei libri di testo e dagli insegnanti sicuramente in modo minoritario, palesandosi una netta esclusione di un pezzo significativo della cultura del nostro Paese. Per questo con una risoluzione in commissione chiediamo al Governo e al Ministro Giannini di ripristinare la dignità degli autori del sud e l'equilibrio nei percorsi di studio e speriamo che si facciano portavoce di questo appello anche i personaggi della cultura e dell'informazione del Paese" -Commissione Cultura M5S-



VISITA AD UNA STRUTTURA OSPEDALIERA

Visita ad una STRUTTURA OSPEDALIERA REGIONALE


( Per rispettare la privacy, imposta dalla legge italiana a tutela di non si suppone bene chi o che cosa, in questo come nei successivi test, luoghi e nomi non verranno riportati o, nel caso saranno rigorosamente di fantasia. )

Sergio B. e Andrea C. si erano domandati: “ che cosa vi è di meglio che entrare in un ospedale per intraprendere la nostra indagine sui guai dell’Italia? ”
Niente.
Si erano domandati subito dopo: “ quale è la regione più pubblicizzata in positivo?”
“La Lombardia, perdinci! “
“ E noi, doverosamente, la scegliamo. “
A questo era seguito un terzo interrogativo: “ quale luogo è più indicato di un Pronto Soccorso per tastarne il polso?”
Niente, è il più.
“ E quale giorno lo è più di una domenica pomeriggio? “
Nessuno, è il più dei più.
“ Come ci presentiamo? “
“ Nell’auto accanto a noi infiliamo un ragazzino che conduciamo di tutta fretta all’ospedale perché lamenta dolori acuti nel basso ventre. Strombettando e pigiando sull’acceleratore superiamo i semafori con il rosso. Magari avremo l’onore di essere scortati da una pattuglia di vigili. “
“ Avremo la precedenza assoluta, cazzo, corsie spianate, medici premurosissimi, abbiamo calcolato ogni particolare per esordire con un campione attendibile.”
“ Non sarei tanto ottimista, temo invece che faremo un buco nell’acqua.”
“ Impossibile. Come ben conosce chi si fregia della tessera ASL ( cioè tutti i cittadini italiani ed anche gli extra residenti ) i medici di famiglia ed i pediatri smontano di servizio venerdì alle diciassette e riattaccano il telefono dello studio il lunedì mattina; dai loro cellulari risponde una voce asettica che lo dichiara o scollegato o irraggiungibile. È evidente che non ignorando tutto questo, le strutture pubbliche si saranno adeguatamente organizzate per fronteggiare una super rich

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Nasci a Napoli e poi muori

A Napoli, per morire, basta poco. Anche esserci nato. Non c'è bisogno di lavorare sodo per fare strada nella camorra prima di cadere a terra dopo un agguato oppure essere riempito di pallottole in una sparatoria. Morire a Napoli è diventato di una semplicità disarmante. Basta passeggiare per le strade della città, andare a lavorare, andare a giocare a calcetto con gli amici, prendere l'autobus. Che sia un proiettile vagante oppure un intero caricatore, un regolamento di conti andato a buon fine o uno scambio di persona, Napoli concede a tutti il brivido di sentirsi in pericolo di vita. In nessun posto come a Napoli, la morte è "una livella". Un camorrista, un pusher, un tossico, un bravo ragazzo, uno studente, una bambina... nessuna categoria di persone è esente. Siamo tutti in bilico, tra la vita e la morte, tra i sogni più belli e gli incubi peggiori. Perchè a Napoli, in un attimo, diventa tutto nero. E non c'è spiraglio, non c'è un briciolo di luce. Pasquale Romano, l'ultima vittima di questa assurda città, è l'ennesimo schiaffo alla vita, un altro graffio all'anima di un popolo che sta estinguendosi come i dinosauri. L'ultima vittima in ordine di tempo, sia chiaro. Dopo Pasquale, arriveranno Francesca, Carla, Fulvio, Simone, Enrico, Debora. Nomi a caso, pescati a sorte ed offerti in sacrificio ad una città che diventa sempre più rossa, di sangue, di disperazione, di vendetta. Rossa come la lava di quel vulcano che vorrebbe sputare addosso ai suoi concittadini la rabbia per averlo fatto diventare un oggetto da esporre in vetrina e niente più, un soprammobile di lusso, l'impressione su una cartolina che diventa sempre più opaca. A Napoli si muore, ed è una cosa triste. A Napoli si sopravvive, ed è deprimente. A Napoli non si respira più.

Non bastano il lungomare, il golfo, il Vesuvio, Posillipo e Marechiaro. Non bastano. Questa città sopravvive da troppo tempo grazie a questi panorami-palliativo che nascondono il dolore dei suoi cittadini ed

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L'estate del mio primo batticuore -Parte 3-

Miei gentilissimi lettori son molto dispiaciuta all'idea che voi abbiate pensato che questo mio lungo racconto fosse già finito! Vi siete sbagliati di grosso. L'amore deve ancora sbocciare, la tenerezza non si è ancora mostrata e le lacrime amorose non le ho ancora versate... Dovrete leggere ancora molto, ma per adesso vorrei riprendere il mio racconto dal punto in cui l'ho terminato: il mio primo appuntamento con un ragazzo. Non era proprio un appuntamento per lui, dato che aveva solo intenzione di fare un favore alla nonna portandomi per Milano. Per me, invece, era la grande occasione per dimostrare a Mirco che si sbagliava su di me. Avevo già pianificato un super discorso sulla mia personalità per fargli comprendere quanto si sbagliasse. Era tutto pronto nella mia testa ma... Non ero pronta io, fisicamente intendo! Non ero mai stata a un appuntamento. Così chiamai la mia amica Lorel di Boston che di appuntamenti se ne intendeva. .-Ehi Lorel- inizia la chiamata così dicendo e lei incominciò a riempirmi di domande sulla città, i ragazzi del posto e non mi lasciava arrivare al nocciolo della questione! La interruppi e di scatto comunicai:-Ho un appuntamento! Non so cosa mettermi, come acconciarmi, come truccarmi. Potresti aiutarmi?-domandai. Lei mi consigliò qualcosa di trasgressivo come scollatura a "V" e tacchi alti, ma io non avevo intenzione di fare colpo su di lui. Non dovevo affascinarlo o sedurlo! Dovevo solo dimostrargli che si sbagliava su di me. Feci di testa mia; aprì l'armadio, lo scrutai attentamente e da esso uscì dei pantaloncini di jeans e una camicetta azzurra. Infilai delle ballerine azzurre, una borsetta dello stesso colore, un po' di mascara alle ciglia, matita nera ed ero pronta. Aspettai fuori al cancello della villa a lungo ma lui non arrivava. La rabbia saliva e l'orgoglio lacrimava lacrime di sconfitta. Rientrai dopo un ora ricca di delusione, angoscia e desolazione.
Rivenne l'alba e non avevo nessuna voglia di iniziare una nuov

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