Ritornando all'eterno conflitto interiore se l'anima, una volta e per sempre, soffocherà la mente con mani ben strette al collo, d'incanto ci risveglieremo nello splendore della vera vita, proprio sul paradiso terrestre sotto i raggi del sole (Padre) alla luce (Spirito Santo) dell'amore (Figlio): era spirituale (ultrapallio) allorquando l'altruismo dell'intelletto per amare (dono spirituale) prevarrà finalmente sull'egoismo della propria ragione (surrogato materiale).
Per arrivare a tanto necessita però dare certa identità all'anima, non certo campata in aria, ed io a tal fine da tempo mi sono attivato con le scritture anche se al momento non mi comprendono neppure all'interno della mia stessa famiglia dove sempre più mi prendono per fissato.
E così il mio primogenito (Bocconi, Insead Business School) e il mio primo compariello di battesimo (mio nipote, urologo dell'Ospedale Sacco di Milano), seppur persone di cultura, appena mi sentono parlare di anima vanno in confusione mentale e mi prendono per pazzo.
L'anima, invece, ha una sua pura (candida luce spirituale invisibile per il difetto della macula oculare) e certa identità dal momento che essa rappresenta addirittura una triplice coscienza: vigile per il pensiero (cogito ergo sum, certezza di vivere all'istante), consapevole per l'amore (amo e sempre sarò, certezza di vivere in eterno) e morale per la verità (gnothi sautòn, certezza della verità di cui siamo depositari dall'alito vitale).
Da parte mia, come al solito esagerando, sono arrivato addirittura a "la carta d'identità dell'anima":
Cognome------------- Anima
Nome----------------- Chiaraluce
Nata------------------- per amore dalla luce
Cittadinanza--------- luce universale
Residenza------------ io profondo
Stato civile----------- libera
Professione----------- commediografa e attrice (scrive e mette in scena l'umana commedia)
LA FIRMA DELL'ANIMA
In fede,
p
Il concorso pubblico che doveva consacrarlo primario era solo una formalità e, infatti, fu il primo della graduatoria, ma purtroppo non aveva fatto i conti con un dirigente cristiano molto credente che, prendendo alla lettera il divino monito gli ultimi saranno i primi, capovolse l'ordine della classifica e fece primario l'ultimo della lista, il fratello di un giudice al quale era stata regalata l'idoneità solo per pietà, non avendo i requisiti dell'anestesista dal momento che in sala operatoria andava in apprensione!
Mio fratello, persona corretta e oltremodo mite, si vide così fatto fuori proprio in casa sua, mentre io sicuramente avrei attentato alla vita del collega invadente e del dirigente incosciente (un tal Palombino), tanto già avevo l'alibi di esser un folle con l'avallo di valenti specialisti.
Questo indecoroso rimpasto tra politica e medicina, in questi ultimi tempi, è testimoniato dallo scandalo del San Raffaele, avvenuto nella "Milano da bere" di craxiana memoria, dove sempre più, oltre all'aperitivo, si pubblicizza anche la medicina con il sostegno dei politici.
Se a tanto si aggiunge, poi, la commercializzazione della medicina (rientra anche l'Istituto Europeo di Oncologia fondato dal binomio Veronesi/Cuccia), allora si riesce a spiegare anche lo scandalo della clinica Santa Rita (interventi inutili e dannosi alla faccia dei pazienti) e, ciliegina sulla torta, c'è proprio l'istituto europeo dei tumori, dove a caro prezzo si visita pure la cartella clinica dell'ammalato sul punto di morire e neanche per i medici sono previsti sconti.
A questa indecorosa e sgradevole mistura tra politica e medicina, se si aggiunge adesso lo spettacolo televisivo allora si perviene all'apice della vanagloria medica, testimoniata da un falso scienziato (merita il nome e si chiama Ermanno Leo) che opera presso l'Istituto nazionale dei tumori di Milano, sponsorizzato non solo dalla politica ma anche dai mass media, da tempo alla ricerca di un marcatore tum
Questo libro di Raniero La Valle è un libro d'amore, scritto con la lucidità e la profondità della ragione e la passione del cuore assetato di giustizia. Con questi due strumenti, ragione e cuore, l'Autore si accosta a personaggi rappresentativi della storia dell'umanità che lui ha conosciuto per lo più personalmente o attraverso letture. Scende in profondità per scoprire il messaggio che ci hanno lasciato come chiave di lettura del passato e del presente e soprattutto come stimolo e indicazione di direzione per costruire un futuro a misura d'uomo. Sono ventisette personaggi, dalla madre alle due mogli, quella della giovinezza morta banalmente in due giorni e quella della tarda età "compagna dell'ultimo tratto del cammino", da Padre Balducci a Berlinguer, da Aldo Moro a Garavini da Paolo di Tarso a Giuliana, posta al centro dell'attenzione di una classe elementare da una maestra che lottava contro l'esclusione e l'emarginazione. Giuliana ha lasciato questo messaggio: ogni persona deve avere la centralità. La Valle che adotta un linguaggio rigoroso ma accessibile non assume mai la supponenza di certi intellettuali ma ci guida con mano sicura a scoprire il filo che lega tutti i personaggi di cui parla: l'amore per l'uomo e per un mondo che non può essere diviso in due parti, una a perdere ( i quattro quinti dell'umanità) e l'altra da salvare ( un quinto dell'umanità). Fermo nella denuncia ma sempre pacato l'autore individua con articolate e documentate argomentazioni le cause che hanno prodotto questa moderna barbarie. L'avidità e il culto del denaro che hanno indotto l'Occidente a praticare la rapina delle risorse del pianeta attraverso leggi commerciali pensate e applicate a suo vantaggio, e la volontà di dominio da cui è scaturito un nuovo leviatanico imperialismo, quello americno che si arroga il diritto, chiamandolo missione, di "ordinare" il mondo da solo, riducendo Stati e popoli a sudditi. Vengono così travolti i diritti, messa a tacere l'ONU e
[continua a leggere...]Carla era una bambina bellissima ed il suo corpo sembrava crescere in funzione di una sola arte la danza.
Sua madre Dora, nella sua giovinezza, aveva studiato danza, poi con il sopraggiungere della seconda guerra mondiale, aveva dovuto abbandonare quel suo grande sogno, ed aveva giurato a se stessa che se avesse avuto una figlia l'avrebbe avviata allo studio della danza.
Quando nacque Carla i suoi occhi splendevano di gioia e già nel suo cuore vedeva i successi della figlia, quei successi che lei non aveva potuto avere e che adesso sarebbero stati anche suoi.
Senza indugio comunicò a suo marito Mario i suoi sogni per quella creatura scesa dal cielo nella loro vita e che con i lineamenti fini sembrava fosse nata solo per danzare.
Il marito annui dicendo che qualcosa avrebbe dovuto fare nella vita e che la danza non lo disturbava affatto, anzi sarebbe stato orgoglioso di avere una figlia danzatrice.
Trascorsero i primi anni ed allo scoccare del quarto anno Dora cominciò subito ad insegnarle i primi rudimenti di quella nobile arte parlandole di tutte le danzatrici passate nella storia da Salomè ai giorni nostri descrivendole le caratteristiche interpretative delle stesse ed il loro animo
mentre danzavano e le diceva: "Vedi Carla, amore mio, molte hanno eccelso solo in talune interpretazioni, ma io voglio per te il top, tu devi eccellere in tutte le tue interpretazioni devi essere una seconda Isadora Duncan, superando tutte le sue interpretazioni, devi amore entrare nella storia della danza."
Poi la iscrisse nella migliore scuola di danza di Milano e continuo ad informarsi con gli insegnanti sui suoi progressi. Ogni volta rimaneva estasiata dal parere degli insegnanti che pronosticavano per lei una carriera favolosa.
Nel saggio di fine anno lei indossava un bel tutù ed aveva le sue scarpette rosa e fu capace di danzare sulle punte una sonata di Debussy
dando alla stessa, con la sua interpretazione, un respiro veramente unico.
Lei era orgogliosa e cominci?
Visita ad una STRUTTURA OSPEDALIERA REGIONALE
( Per rispettare la privacy, imposta dalla legge italiana a tutela di non si suppone bene chi o che cosa, in questo come nei successivi test, luoghi e nomi non verranno riportati o, nel caso saranno rigorosamente di fantasia. )
Sergio B. e Andrea C. si erano domandati: “ che cosa vi è di meglio che entrare in un ospedale per intraprendere la nostra indagine sui guai dell’Italia? ”
Niente.
Si erano domandati subito dopo: “ quale è la regione più pubblicizzata in positivo?”
“La Lombardia, perdinci! “
“ E noi, doverosamente, la scegliamo. “
A questo era seguito un terzo interrogativo: “ quale luogo è più indicato di un Pronto Soccorso per tastarne il polso?”
Niente, è il più.
“ E quale giorno lo è più di una domenica pomeriggio? “
Nessuno, è il più dei più.
“ Come ci presentiamo? “
“ Nell’auto accanto a noi infiliamo un ragazzino che conduciamo di tutta fretta all’ospedale perché lamenta dolori acuti nel basso ventre. Strombettando e pigiando sull’acceleratore superiamo i semafori con il rosso. Magari avremo l’onore di essere scortati da una pattuglia di vigili. “
“ Avremo la precedenza assoluta, cazzo, corsie spianate, medici premurosissimi, abbiamo calcolato ogni particolare per esordire con un campione attendibile.”
“ Non sarei tanto ottimista, temo invece che faremo un buco nell’acqua.”
“ Impossibile. Come ben conosce chi si fregia della tessera ASL ( cioè tutti i cittadini italiani ed anche gli extra residenti ) i medici di famiglia ed i pediatri smontano di servizio venerdì alle diciassette e riattaccano il telefono dello studio il lunedì mattina; dai loro cellulari risponde una voce asettica che lo dichiara o scollegato o irraggiungibile. È evidente che non ignorando tutto questo, le strutture pubbliche si saranno adeguatamente organizzate per fronteggiare una super rich
Con le unghie e con i denti, o perlomeno con quelli che mi rimangono, me ne sto attaccata alla vita, tenacemente appesa al respiratore che, col suo sibilo monotono, sembra cantare in anticipo la marcia funebre. Fa le prove generali, perché forse vorrebbe liberarsi al più presto di me. Ma io non mi arrendo.
Voglio tornare a casa. Da quando sono arrivata qui ho intuito che, se le mie condizioni vanno di pari passo con l'ornamentazione dell'ambiente, ormai c'è ben poco da fare. Questo reparto sembra un albergo a quattro stelle: tinte pastello, fiori freschi, quadri e tappeti. Pulizia e quiete, in un'oasi di verde. Passi ovattati nel corridoio. Tendaggi eleganti, tivu e frigobar in camera.
Le giornate scorrono seguendo lo scandirsi della solita routine. Al mattino presto c'è il primo giro dei farmaci, che io, a volte, confondo con l'ultimo della notte, perché c'è ancora buio e non so se ho dormito poco o tanto. Segue la pulizia, la colazione, poi niente. Le ore sgocciolano lente, appiccicate alle gocce di umidità sul vetro che si dissolvono con l'intensità della luce in aumento. Passa una rondine. Che gentile! Passa proprio davanti alla mia finestra. È primavera. È appena passata Pasqua, anche se nessuno scommetteva sulla possibilità che ci sarei arrivata. Naturalmente non me lo avevano detto in faccia, ma lo avevo letto chiaro sui volti di chi mi danzava intorno.
Leggere è la mia professione, adesso in mancanza di meglio mi esercito a leggere gli sguardi. La processione degli amici si è fatta rada, filtrata da chi mi impone riposo, perché io possa continuare, per qualche giorno in più, a soffrire. È bello soffrire. Attenzione, non sono masochista. Solo, nelle mie condizioni, soffrire è l'unica modalità di rendersi veramente conto di esserci. La sofferenza è diventata l'essenza stessa della mia vita. In fondo tutti soffrono e si lamentano di qualcosa. Dunque la sofferenza è la vera essenza della vita di tutti. Si viene a
bBorgo San Benedetto trovasi sulla cima di una collinetta, alla periferia di una grande città; una manciata di case basse; vicine una all’altra, erette su di un agevole pendio. la mia un po' discosta dalle altre.
A dire il vero non é una grande casa, ma per me e mia figlia Alina che l'abitiamo, è come fosse una reggia.
Essa é arredata con semplicità; la circonda un bel giardino con alberi da frutta e aiuole piene di fiori ed é qui che nelle calde serate estive usiamo riunirci con le amiche per fare quattro chiacchiere ed ascoltare musica.
Io ed Alina viviamo una vita semplice: ella é impiegata presso la succursale di una grande industria del nord Italia; esce di casa la mattina e rientra la sera ad ora di cena.
Io rimango sola tutto il giorno e non mi annoio affatto in quanto - oltre ad occuparmi del buon andamento della casa - mi prendo cura del giardino, vado al mercato a fare la spesa e, se il tempo me lo consente, mi dedico ai miei hobbies preferiti quali : la lettura, la pittura, i lavori con l'ago, ma, soprattutto ascolto musica : quella musica armoniosa che penetra nel cuore e che mi ha sempre fatto compagnia nei momenti più difficili o più lieti della vita.
Ma, purtroppo, un giorno, questo sereno scorrere della vita subisce un brusco cambiamento: Alina deve recarsi al più presto - per fare un corso di perfezionamento di tre mesi - presso la sede della società per la quale lavora e quindi ha solo il tempo per preparare le valigie.
A malincuore l'accompagno alla stazione il giorno dopo, seguo il treno con lo sguardo fino a quando rimpicciolito alla vista e lentamente mi avvio verso casa, amareggiata al solo pensare di dovere affrontare la prima notte di solitudine.
Sono cose da aspettarsi…mi chiedo!! Non devi cambiare le tue abitudini!!! , e, come tutte le sere, dopo aver preso uno dei miei libri preferiti ed inserito una cassetta di Beethoven nel mio mangianastri, mi adagio sul letto e mi addormento profondamente...
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