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Racconti autobiografici

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In confidenza

molte volte le poesie che scrivo non corrispondono alla realtà che vivo. Spesso mi capita che dei conoscenti, mi narrino le loro esperienze. Essendo una persona disponibile all'ascolto pronta a dire sempre quando occorre una parola di conforto, accade che le loro sensazioni, toccandomi l'animo, diventano per me fonte di ispirazione per scrivere. Pur ringraziando gli amici del sito che sempre mi incoraggiano quando pensano che io viva quella sofferenza che ho scritto, ciò un po mi infastidisce... la poesia non può essere sempre scritta in base alla propria, personale vita, ma deve accogliere il concetto di universalità, traendo ispirazione anche dalla vita reale, quotidiana, dalle persone, dai fatti, dal mondo etc etc.



Domenica 24 Maggio 2015

Il sole riscalda il mio volto, il cielo è azzurro, il bucato appena steso mosso da una lieve brezza, le api ronzano attorno alle rose... e io sono qui, in compagnia dei miei pensieri.
Ti racconto questa domenica pomeriggio di Chiara.
Chiara ha 34 anni, a luglio ne farà 35. A Chiara piacciono le storie a lieto fine, le emozioni che scaldano il cuore, i fiori e le scarpe con il tacco, anche se è sempre di corsa e quindi i tacchi li mette di rado. C'è sempre tanto da correre quando si hanno due bambini, un marito, una casa e un lavoro, sarà per questo che quando Chiara si sveglia il mattino non vorrebbe mai lasciare il letto, quello in noce della sua bisnonna. Ora i bimbi dormono ed Alberto è partito con la bici, ora Chiara è qui che si gusta il sole. Oggi mia mamma a pranzo mi ha detto che quando viene a trovarmi, anche se alle volte è triste e preoccupata, quando esce dalla mia porta ha il sorriso sulle labbra.
Chiara non ci vede bene, le mancano sei diottrie, una cosa non dimentica mai quando si alza dal letto il mattino, di inforcare i suoi occhiali. Sono un modello molto sofisticato, in grado di scovare il lato buono di tutte le cose, anche di quelle incasinate.
Edoardo ormai è un ometto, è degli scoiattoli alla scuola materna, e si sta preparando per la recita di fine anno. Lui ci vede bene e quando si accorge che una persona soffre è pronto ad allungare la sua mano. Quest'anno è diventato amico di Ishiam un bambino speciale che non ama la confusione. Quando Ishiam arriva al mattino Edoardo lo aspetta, lo prende per mano e lo accompagna in classe. La maestra lo ha raccontato a Chiara e i suoi occhi si sono riempiti di lacrime.
Poi c'è la piccolina di casa, Lucrezia, detta Lulù, sempre pronta ad abbracciare e donare baci. La formula segreta per rendere il mondo più bello, se lasciassero fare a Lulù...
Socchiudo gli occhi per il sole e pian piano mi assopisco. Mi risveglia un bacio sulla bocca, il più bel risveglio che si possa desiderare, ne

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   4 commenti     di: Chiara Zaupa


Riflessioni di uno scrittore che non è uno scrittore ma per sua sfortuna scrive e non sa che farsene (4)

Il problema dunque era che io non ero Bukowski e questa non era l'America, ma a me andava bene lo stesso. Avevo le mie strade assolate che finivano chissà dove, qualsiasi posto faceva parte del mondo e la magia esisteva dovunque. Io ero l'esteta. Dovevo coglierla e stenderla con mani gentili su fogli di carta. Ero nato per questo. Il problema non era la sensibilità, ma la gentilezza. Non mi sentivo gentile. A volte lo ero controvoglia. Spesso mi facevo pena per questo e finivo per prendermi per il culo e per ridermi addosso.
Riuscii a riprendere dopo un anno e mezzo il secondo libro. Si chiamava Schizzando nel vento. Era un tentativo di razos. Non mi ero impegnato molto, anche se avevo cercato di fare il bravo. I risultati sembrarono esserci quando rilessi per la prima volta il testo dall'inizio fino al punto in cui l'avevo lasciato. Era una storia. Una specie di storia d'amore. Il mio estremo tentativo di celebrare i complessi adolescenziali di un innamorato. Un po' come I dolori del giovane Werther, ma mi era mancata la spinta al suicidio.
Con noia estrema, ricollegai tutte le pagine con quelle da poco redatte e mi rilessi il testo dall'inizio alla fine. Come secondo libro mi parve buono e non mi sembrò che ci fosse persino nulla da modificare come spesso succede a chi è convinto di essere un grande scrittore in quanto tale. Andai ad ubriacarmi e dimenticai tutto dopo aver cercato di parlare della cosa ai miei amici e dopo aver ricavato una scarsità di interesse e una voglia di sviare senza eguali.
Soltanto uno, lo scrittore piccolo piccolo, decise di leggerlo e mi garantì che sarebbe potuto tranquillamente divenire un bestseller. Era fissato con il continuo successo di Stephen King. Per lui scrivere significava avere metodo: svegliarsi puntuali tutte le mattine e piazzarsi alla scrivania con la macchina da scrivere posta di fronte ad una finestra che dava su un cortile ordinato e stendere righe per tre ore la mattina e per tre ore il pomeriggio.

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Lei

Era una bella giornata di inizio primavera del 1997. Il sole alto e arrogante nel cielo di Torino, imponeva una gran voglia di vivere a chiunque riuscisse irraggiare. E io mi sentivo figo e forte in piena gloria dei miei venticinque anni. Quel pomeriggio mi trovavo al GS di via San Donato per far un po' di spesa. Ricordo che avevo la mia maglia preferita. Era una vecchia maglia grigia di lana leggera, con delle toppe ai gomiti che coprivano degli autentici buchi di povertà: pace all'anima sua.
Messe le quattro cose che mi servivano nel cestello, mi sono piazzato in coda per una cassa qualsiasi. Ma proprio lì i miei pensieri, che volavano leggeri nell'azzurrissimo nulla, sono stati scaraventati al suolo e bruciati vivi. Di spalle davanti a me c'era una ragazza col suo carrello della spesa. Volto delicato, occhi neri, capelli lunghi neri. Sui ventidue anni. Magra, un po' più bassa di me. Vestita in modo semplice. Era l'incarnazione stessa dello stile acqua e sapone.
La sua sola presenza ha scatenato in me un energia maligna che rapidamente mi ha invaso tutto il corpo. Mi sentivo cattivo, sempre più cattivo. Poi un movimento della testa gli ha spostato leggermente i capelli e sul suo collo candido è apparso un neo maledettamente invitante. Il mio respiro è diventato di botto profondo e inquieto. Dentro me cresceva brutale una gran voglia di "sfidare" quella ragazza. Alla fine, senza tanti complimenti, quell'energia inarrestabile ha rotto tutti gli argini e puf... ogni cosa è scomparsa. Mi sono ritrovato solo in una stanza buia e muta.
Dopo un tempo imprecisato mi sono ritornati immagini e suoni con una veloce gradualità. La prima cosa che ho visto è stata Lei che si allontanava da me per andare a mettere la spesa nei sacchetti. La coda di tre o quattro persone si era esaurita, io ero alla cassa e dovevo pagare. Lei mi fissava imbarazzatissima. Non avevo mai visto tanta agitazione per infilare rotoli di cara igienica e scatolette di tonno dentro a delle b

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   7 commenti     di: Pepè


Stra' Ahra

Quella mattina del 2 maggio 2008, oltre ventimila persone erano assiepate con me, nell’attesa della relazione di Padre Rufus.
Dai microfoni, l’annuncio: “Per il ministero di liberazione e guarigione, Padre Rufus Pereira, guiderà la preghiera. ”
Un’accoglienza entusiastica salutò l’ingresso del consacrato; fiducia, gioia e serenità erano palpabili nell’aria, in ciascuno si materializzava la certezza che da lì, a poco, saremo stati testimoni di una esperienza forte e prodigiosa.
Padre Rufus, conosciuto di fama, era ignoto agli astanti in quanto evangelizzatore internazionale, per cui l’interesse di vederlo personalmente eccitava gli animi.
Davanti a me un uomo di mezza età, dai capelli grigi e dal volto rassicurante, curato e solido d’aspetto e dalla voce profonda e robusta.
Ma chi è Padre Rufus Pereira?
L’uomo che stazionava davanti a me era (e lo è tuttora) il vicepresidente dell’associazione internazionale degli esorcisti.
L’esorcista prima di esporre la sua relazione arricchita dalle sue esperienze, chiese alla comunità una preghiera, affinché la sapienza di Dio potesse ispirare le sue parole.
Pregammo ad alta voce e senza complessi, poi il relatore ringraziatoci, iniziò a raccontare quella che secondo lui era stata la più grande guarigione da influsso diabolico.
Il racconto si svolge in India, dove una donna matura presentava una grave e inconsueta anomalia fisica: aveva lo stomaco che si muoveva in tutte le direzioni, sopra, sotto, destra, sinistra, capovolgendosi come un cestello all’interno di una lavatrice. Senza sosta.
Il Padre chiese alla donna da quanto tempo soffrisse, la donna disse che da 27 anni frequentava gli studi dei migliori dottori, ma che nessuno era finora riuscito a somministrarle una cura efficace.
Padre Rufus, impose le mani sul capo della donna per percepire l’eventuale presenza diabolica, lo spirito malvagio sussultò e allora di fronte alla certezza, il Padre praticò la preghiera di

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   7 commenti     di: Fabio Mancini


Un tuffo nel passato

Lo scorso inverno è stato davvero rigido. In ventun anni di vita non ricordo di avere mai assistito ad una nevicata insistente come quella del Febbraio duemiladodici. Certo, in paese come dappertutto ha creato non pochi disagi ma, per me ed altri ragazzi, è stata fonte di un divertimento senza eguali! A questo proposito mi piacerebbe raccontare di una splendida giornata trascorsa in compagnia di un buon amico...
Mi svegliai intorno alle 7. 30 del mattino. Da un'occhiata attraverso i vetri della finestra constatai che le previsioni ci avevano azzeccato: un massiccio strato di neve ricopriva il cortile, i rami degli alberi ne erano così carichi da sembrare quasi sofferenti. La neve non ha mai rappresentato una novità nel paese di Tempio, ma sia piccoli che grandi l'attendono con impazienza per lasciarsi andare ai giochi più spericolati.
Mentre tentavo di ''scovare'' i miei doposci nel caos della scarpiera udii il cellulare squillare: Massimo, uno mio vecchio e caro amico, era già pronto e mi attendeva assieme alla fidanzata davanti alla sua abitazione.
Non appena li raggiunsi notai che avevano già preparato l'insolita attrezzatura che ci accompagna in questo genere di occasioni: tutto quello che usiamo per scivolare sulla neve gelata è un vecchio asse da stiro, una grossa camera d'aria per trattori e una vaschetta da bagno per bambini. Ci salutammo entusiasti e, dopo brevi commenti sulla straordinaria nevicata, ci avviammo verso gli ampi spazi della collina di Curraggia...
Dalle numerose impronte lungo il sentiero boschivo ci fu chiaro che non saremo stati soli, diverse persone ci avevano preceduto indubbiamente con lo stesso intento. A seguito di qualche lieve ''incidente di percorso'' data l'asprezza del territorio giungemmo finalmente sulla zona più adatta al nostro scopo: quattro grandi terrazzamenti abbandonati e incolti, tanto ripidi da garantire il massimo del brivido scivolando verso il basso.
Una volta arrivati sul posto concordato si può fa

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   4 commenti     di: Sergio Manconi


Il compleanno

Oggi compio 5 anni. La mamma mi ha preparato una bellissima torta con tante ciliegine, le candeline rosa e la scritta "Auguri" fatta con minuscoli fiorellini di zucchero colorato su cui tento di allungare la mano per un piccolo assaggio. Ma la mamma intuisce il gesto e mi dice di pazientare ancora un po'.
Per l'occasione indosso un vestitino bianco che lei stessa ha cucito, arricciato sul davanti e decorato con nastri colorati, a formare uno splendido arabesco, con le maniche a sbuffo, aderente in vita e leggermente scampanato fin sopra le ginocchia sul cui orlo sono ricamati sottili rametti abbelliti da piccole roselline rosse e gialle. Il vestito che molto orgogliosamente sfoggio mi fa sentire una regina. Sono al centro della scena, ammirata e vezzeggiata da tutti e immortalata nelle pose più svariate per le foto ricordo in bianco e nero.
Per una volta ho l'attenzione di mia madre i cui riflettori, perennemente puntati su mia sorella, pestifera e incontenibile, oggi sono accesi solo per me.
Sebbene anche mia sorella, come me, sia ben agghindata e acconciata per l'occasione, non regge il paragone. La ribalta oggi è solo mia e i complimenti sono tutti per me! Così io mi pavoneggio con tutta la grazia (e la goffaggine), di cui sono capace per ripagare la mamma delle sue attenzioni.




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