.. l'unica è scrivere sdraiata. non è facile.. praticamente sottosopra. io, sotto. il foglio, sopra. come Michelangelo che affresca la Cappella Sistina. non è facile.. comunque resta il fatto che se alzo la testa.. mi casca il pensiero.
e ne viene fuori un altro.. è come guardare le cose da un altro lato.. dovresti provarci.
ogni cosa va guardata prima di faccia, poi di lato, poi da sotto, poi da sopra, poi da dietro.. dopo, se ne hai voglia e ne sei capace, puoi entrarci pure dentro. alla fine, o ti si confondono le idee.. o l'idea stessa è più chiara. niente di più.
.. resta il fatto che non riesco ad attaccare la tastiera al soffitto. ad attaccare, sì. ma oscilla...
ferdinando celinio vive a Messina da ventisette anni. non ha preso una laurea e non ha mai praticato volontariato.
beve praticamente tutti i giorni. in genere birra, ma non disdegna neanche il vino e il bourbon.
ha subito: 2 ricoveri in T. S. O, una frattura del setto nasale, una sconfitta nella finale regionale del campionato cadetti di basket, un'aggressione a scopo estorsivo, 4 donne di cui era innamorato, un numero imprecisato di altre con cui fu solo sesso, un furto di una opel astra grigio metallizata del 2004 e non scopa da sette mesi. è un poeta.
se c'è una ragione per cui ferdinando celinio ama la vita è la possibilità di starsene soli. è la stessa per cui alcune volte piange.
il suo motto è: la febbre del successo è lo sperma del diavolo.
è un uomo scorbuticamente irrascibile, attento alla forma più che alla sostanza, un esteta nel senso più spregevole del termine.
non ama i rapporti interpersonali. gli uomini sono caffettiere, è solito dire. e la sua storia più duratura è durata 5 anni, tra risse, sconvolgimenti, piatti frantumati, biancheria intima tirata in faccia, grida, grida bestiali, telefonate alla polizia, tenerezza.
non crede molto nell'amore, ma è un debole.
ha una madre e un padre. un fratello e una sorella. ama la sua famiglia. ma è pazzo e dunque non è facile vivere con lui.
scrive da quando ha 20 anni. poesie diverse, spesso incomprensibili, ambiziose in alcuni casi, minimali in altri. si crede un grande.
ha letto buona parte dei classici e non ama la narrativa contemporanea. è un codardo perché non crede in niente.
il suo rapporto con la fede è incostante e mutevole. ha ricevuto un'educazione cattolica, ma non crede necessariamente in Cristo.
stima Cristo, Giovanna D'Arco, Arthur Schopenhauer, l'ispettore Coliandro e Che Guevara. ma non è necessariamente comunista.
se c'è una cosa che non possa soffrire sono gli appuntamenti.
"sapete cos'è la morte?
il primo squillo del telefono
nell'ovatta del dopo
piovigginando, se ne va così.. arista di maiale, braciole, polpette. vino. insalata di polipetti di mare.. con tanto aglio, tanto si sta in casa. insalata di cavolfiore, con peperoni forti, sottaceti.. olive dappertutto.
casatiello. vino. c'è rimasto qualche pesce fritto. da friggere. si frigge, per digerire.
insalata di scarola. riccia. con peperoni forti, però a pezzi piccoli. misto di affettati. vino.
si doveva fare prima, ma è stato scordato. poi, è stato ricordato. ci vorrebbe una fetta di melone. ci vuole una fetta di melone, polpa bianca, scorza verde, rognosa. no rugosa, rognosa.
e l'ananas. perchè è Natale. a casa del vicino ci sono pure le fragole. ma le ha surgelate lui, sono tutte molli.
l'armamentario di frutta secca, invece, è duro. caffè. cassata. paste di mandorla. spumante. dolci locali, di natale. spumante.
... ho scordato i tortellini...
Guardava l'orizzonte, lasciandosi accarezzare dagli ultimi raggi di sole.
Gli erano rimaste solo quelle carezze, che per lui erano le più belle perché a senso unico.
Guardava l'orizzonte, cercando risposte alla sua solitudine.
Adesso, anche la sua gatta l'aveva lasciato. Era proprio solo il vecchio Giorgio.
Lui, di quella solitudine, aveva paura.
E pensare che l'aveva tanto bramata quando il suo locale sul mare si riempiva di gente.
In quei momenti di confusione si sentiva oppresso, nervoso, e avvertiva il desiderio di scappare per rimanere solo.
La moglie spesso gli ripeteva :
« Se questa gente non ci fosse, di cosa vivremmo? »
Lui annuiva, mentre continuava a impastare e infornare pizze fantastiche che la gente divorava con gusto.
Sembra che all'impasto aggiungesse un ingrediente segreto, capace di aumentarne la fragranza.
Quando la moglie morì, all'improvviso, rimase frastornato ed incredulo.
Lei, così solare... se n'era andata.
La loro gatta, enorme come una palla, si attaccò ancora di più a lui, e lui a lei.
Da alcuni mesi vivevano in simbiosi; non c'era un giorno che si staccassero l'uno dall'altra.
Adesso che il locale aveva chiuso i battenti in attesa della prossima stagione, nonno Giorgio si godeva le giornate andando a pesca con la sua barca, sempre in compagnia della sua gattona.
Tornava a casa la sera, quando il sole si tuffava nel mare. Mangiava qualcosa insieme alla gatta e
poi andava a dormire.
Non lo avevo mai visto versare una lacrima, per la moglie morta.
Lo andai a trovare nel suo locale, in novembre.
Le onde d'argento del mare, così simili nel colore ai suoi baffi ed ai suoi capelli, con il loro sciacquio smuovevano il grigiore del silenzio di quel mese di inverno.
Lui sembrava una creatura marina : il vecchio del mare, il dio del mare. Guardandolo, avvertivo fortemente come fra di loro esistesse un profondo ed intenso legame.
Non si poteva evocare la sua figura senza veder apparire in coppia il ricordo
"Tutte le ore feriscono, l'ultima uccide.
"Difficile convincersi che la donna che avevo davanti fosse la stessa che mi aveva fatto scoprire il sesso. Difficile scorgere quella voglia di vivere dirompente, quello sguardo irriverente. Quarant'anni... sembra ieri ed è passato quasi mezzo secolo. I pensieri scorrono a ritroso, non si possono controllare, riaffiorano sensazioni mai perdute, un tredicenne ansioso e arrapato e una splendida contadina disinvolta e un po' stronza che si diverte a torturarlo. "Sembri sempre un ragazzo". Mi rivedo seduto davanti alla televisione, il vecchio divano, lei che avvicina le sue gambe alle mie, il suo corpo profumato e abbondante che mi sfiora, si mostra. Il suo sorriso malizioso e il mio terrore di essere scoperto. Mi viene ancora il fiato corto se ripenso a quelle tette, al suo collo. Il fattaccio avvenne d'inverno. Un pomeriggio piombò da noi chiedendo a mia madre di farmi dormire da lei, la notte sarebbe stata sola, la morte improvvisa di una zia. "È una casa immensa e io ho paura". L'espressione di mia madre non nascondeva l'apprensione ma non trovò motivi validi per rifiutare. Lei sembrò leggerle il pensiero. "Nella mia stanza ci sono due letti singoli, anche se enormi", disse prendendomi sottobraccio mentre mi trascinava fuori. Erano appena le sei ma il buio era totale, un freddo cane. L'entusiasmo inferiore solo alla paura. Cenammo praticamente in piedi, salame, prosciutto, coppa, cipolline e lei, stranamente taciturna, che mi guardava sorridendo. Affettava con maestria i salumi appoggiata alla madia e me li allungava con le mani, staccando ogni tanto un crostino. Mi sorpresi nel constatare che trovavo il tutto molto eccitante. In condizioni normali mi sarei sentito male.
"Nel mondo succedono cose orribili. Mi piaceva Kennedy, lo hanno ucciso perché voleva bene ai negri. Lo sai che era stato l'amante di Marilyn? Tutti gli uomini importanti hanno un'amante. Vorrei essere una farfalla. Le farfalle non invecchiano". Er
Cara mamma,
che dire? Tra pochi giorni raggiungerai un traguardo importante... 80 incredibili primavere!
Sei stata e sei un donnone straordinario, un monumento rispetto a noi tre, piccole pulci qualunque.. Tu... generale di ferro, quella delle mille risorse, volitiva, oculata, austera, determinata, saggia... indipendente dalla nascita, coraggiosa. Quella che col piglio da "dittatore fascista", incuteva timore mantenendo una distanza col resto del mondo.. pochi sorrisi ed una forza di volontà unica nel suo genere."Wè... mà... ma sì sicur d'esser nà partenopea... secondo me tu tiene sang tedesco int ò dna... ahahahah!" In parole povere, mammina, io... la tua "adorata" primogenita, sono il tuo esatto contrario! Quante volte mi hai ricordato che la mia carriera d'Attila in gonnella ebbe inizio già dal tuo grembo..("Nun me fa pensà.. stev semp mal.. nausea... vomito... sì stat subito nu' guaio... ahahahah")... E, da allora in poi è stata tutta un'escalation..
Quando, poi, dopo mille tribolazioni mi decisi a venire fuori dal guscio, avesti un altro colpo.. Ti misero tra le braccia, una cozza con tanti... ma tanti... troppi capelli neri... ahahahah... pauraaaaa!!!! E, non si poteva nemmeno credere ad uno scambio di neonati.. avevi partorito in casa.. Quel mollusco bivalve era proprio tua figlia!!! Avevi una statuetta d'ebano sul tuo comodino.. prendesti la fissa, che, forse, avendola troppo guardata, avevi tirato fuori dal pancione la sua fotocopia..."l'agg guardat assaje chella statuett... oilloc... ahahahah!!! Tempo pochi mesi e la strana creatura frutto di due biondissimi con occhi cerulei, si traformò in angelo biondo... l'iride si colorò di verde e la chioma ebano diventò oro... Mah... mistero...
Mamma, non ci siamo raccontate noi due... non ho mai dormito sul tuo seno... non ci siamo mai sfiorate... cullate.. e questo nostro essere apparentemente dure, è parte di un atavico retaggio. Tu.. non puoi in alcun modo immaginare la mia sofferenza, la disp
Una lunga scalinata formata da 120 scalini era l'accesso all'ashram dove un pugno di casette di pietra e fango, bianche, colore della purezza, racchiudevano mini-alloggi, sala riunioni e un piccolo free-shop, oltre agli alloggi personali di Babaji.
Approfittando di essere "nuovo" mi aggiravo qua e là osservando attentamente quel luogo stando bene attento a non incontrare il santone: una avversione naturale me lo impediva. I primi due giorni furono quindi di "conoscenza" del posto e dei seguaci di Babaji. Gli "uomini vento", i più anziani adepti del santone indiano, ricoperti unicamente da un panno nelle parti intime, meditavano per ore, posizione "fior di loto", rivolti a Oriente, sfidando a torso nudo il freddo, la sorte, il vento fortissimo e gelido del posto e, a parer mio, ogni regola di buon senso.
Ad accrescere la mia acredine nei confronti del guru, un fatto: un giorno una bellissima prncipessa del luogo venne a trovarlo e naturalmente fummo tutti invitati a partecipare alla sua gioia.
Seduti di fronte a loro notai che la donna, distesa a terra ai suoi piedi, se lo stava divorando" cogli occhi. E qui la mia malizia superò sé stessa facendomi fare un pensiero sospettoso oltre che a una figura di merda...
Come avesse letto il mio pensiero Babaji mi guardò severamente e, per mezzo dell'interprete, mi ordinò di andare a pulire la stradina sottostante dagli escrementi animali... con le sole mani nude. Lavorai ben tre ore, poi a mezzogiorno mi mandò a chiamare e fattomi posizionare di fronte a lui (cosa di grandissima rilevanza fra i suoi seguaci) mi offrì il suo cibo. A parte che mi parve morire perché si trattava di chilly puro, mi diede la possibilità di ridimensionare il mio ego... che non era poco. Malgrado ciò rimasi ancora volontariamente discostato da Babaji per diversi giorni fino a che la ragione mi fece accettare di vivere appieno quella esperienza oppure finirla lì.
E così lo stesso giorno mi presentai all'addetto alla "m
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