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Racconti autobiografici

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Aspettando il calare del sole

Aspettando il calare del sole contemplo ciò che ho sotto il naso, il telefono con un tuo messaggio. Lo leggo, immagino la tua voce, parole dolci, d'amore, semplice scriverlo su un apparecchio elettronico, semplice mentire a distanza, quel che assicurazioni, non è semplice è accettare l'inganno. Tante promesse, baci, rassicurazioni, non pensavo fossero solo simulazioni, sentimenti preparativi in atteso di quello vero, autentico e sincero, quello da tutti desiderato, che tu però hai destinato ad un altro. È solo un messaggio, ma smaschera totalmente il tuo volto bugiardo. Mi chiamo Vas, un nome come un altro, non un termine tedesco, tu invece hai fatto proprio questo, mi hai trattato in modo tale, non pensando avessi dei sentimenti, deridendo i miei desideri, dimenticando di essere sincera, ti preoccupavi solo della tua esistenza, un oggetto non ha vita propria. Questo credevi, così agivi, e io rimpiango solo di aver perso tempo a pensarti, urlare il tuo nome ai quattro venti, mi scuso di essere rimasto a lungo in letargo, invece che passare subito all'azione. E aspettando il calare delle tenebre ho deciso di anticipare i tempi.

La vita è tutto e io non sono che tre punti, di sospensione. Stufo di aspettare tolgo il disturbo e mi seppellisco tra i miei pensieri. Chi saprà ascoltarmi capirà i miei voleri.

   0 commenti     di: vasily biserov


Storia di una chiamata - Capitolo 3°

Sul finire del caldo giugno del 1978, inizio con la scuola il mio primo “distacco”, infatti lascio i miei primi alunni ed i ragazzi (ora sono tali) andranno già in prima media e una strana sensazione mi invade.
Questo mio primo “distacco” ne preannuncia altri che verranno, sia nella scuola sia nella… vita. Inoltre, mi fa toccare con mano “la partecipazione emotiva” che metto perfino nel mio… lavoro! Eh sì, Signore, lo riconosco: nonostante le bastonate avute fin dal lontano 1962, la mia è ancora “una fede istintiva - emotiva” che parte dal di dentro, ma si fortifica e si alimenta grazie alla fede dei fratelli! Certo, io devo accettarmi con questi miei limiti, con questa carica di entusiasmo che mi caratterizza e che sembra “esplodere” nei momenti forti del mio cammino e che, a volte, mi procura attorno dei sorrisi di affettuoso compatimento, o in qualcuno un senso di stizza malcelata perché ancora “alla mia età guardo il mondo con gli occhiali rosa!”.
“E questo non va!” sentenzia la cara Rita R. lo riconosco, è vero, esiste in me un dislivello fra la mia età cronologica che avanza inesorabile e la mia età mentale che resta “una fresca fontana di acqua zampillante”.
Sì, ho gioia da donare, ho speranza da regalare, perché per me il tempo dell’incanto, iniziato dopo Gambarie, culminato con i tre campi di lavoro di Lentini, non è ancora finito, pare che continui nel nostro gruppo impegnato in un cammino di fede.
Ancora ho bisogno di respirare l’aria salubre della comunità.
Ma, dapprima non riesco a capire. Solo oggi ne afferro il senso: all’interno del gruppo, guidato da padre Fabrizio, sorgono pian piano tematiche diverse, esigenze diverse; proprio ora che il gruppo è ricco di varie presenze traballa, non è più un’unica voce, un’unica comunità. Alcuni si guardano attorno e si indirizzano per la strada del matrimonio. Nino s’interroga e si avvia sicuro verso il sacerdozio. I membri del movimento d

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Una briciola della mia vita (terza parte)

Un giorno, apparentemente come tanti, durante la ricreazione nei pressi del convitto,
l'istitutore mi fece cenno, con una mano, di andare da lui, voleva parlarmi.
Mi avviai verso di lui a passo lento e indubbio come se mi sentissi in colpa.
Sinceramente pensavo che volesse richiamarmi sul fatto che m' incontravo segretamente
con M. L.
Invece, mi porse la mano e disse: bravo! Sono contento che hai ristabilito fra di voi
quel senso di amicizia e rispetto reciproco, specialmente con Rossi
che era diventato aggressivo.

Mi elogiò anche per quanto riguardava la scuola. Siccome l'avevo interrotta per un anno,
mi disse che non avrebbe mai immaginato che mi fossi ripreso in così breve tempo.
Dopo avermi fatto un sacco di complimenti, mi offrì la sua disponibilità, qualora ne avessi
avuto bisogno.
Io lo ringraziai per quello che mi aveva detto perché il tutto mi aveva fatto bene
ridandomi quel tanto di fiducia che avevo quasi perso da quando ero lontano dai miei genitori.
Ci salutammo ed io ritornai sotto l'albero che chiamavamo "acacia spinosa".
La sua ombra mi dava un certo senso di tranquillità e mi aiutava a riflettere su molte cose.

Mentre pensavo a mio fratello, tre anni più piccolo di me, e a mia sorella, due anni
più piccola di lui, sentii un pigolìo di cardellini, che conoscevo molto bene perché, da bambino,
quando mio padre mi portava in campagna mi faceva notare quelle cose che bisogna vivere per conoscerle.
Con lo sguardo scrutai fra i rami e vidi il nido, così piccolo, che si può contenere in una mano.
Ogni volta che la mamma tornava per cibarli, i piccoli, aumentavano quel pigolìo come se dicessero: a me, no a me, no prima a me!
Era uno spettacolo osservarli, anche perché il nido era ad altezza d'occhio e quindi
si vedevano perfettamente.

Avevano le testine ed il corpo coperte di bianco,
simile a leggeri fiocchi di neve, e dalle piccole ali spuntavano appena le piume
che sembravano piccole spine.
La m

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Mi piace ancora sognare

Fin da piccolo ho sempre desiderato vedere un Angelo...
E quel sogno l'ho cullato e preservato sino ad oggi che, maturo, e avanti cogl'anni, non dovrei più credere alle favole o desiderare cose inarrivabili.
Ma imperterrito continuo a credere, a fantasticare... al sogno d'un ragazzo diventato uomo con il desiderio d'un miraggio, con il sogno del bimbo mai cresciuto... quello di poter vedere un Angelo... con le ali!

   62 commenti     di: Bruno Briasco


La ricerca della felicità

.. uno, nella vita, ha due missioni: cercare il cibo, e cercare la felicità. cercare il cibo viene per prima.. non perchè il cibo è più importante della felicità, è solo che è necessario, per la ricerca ella felicità, avere cibo a sufficienza. uno stomaco che brontola troppo diventa insolitamente cattivo, e ti distrae.. alla fine ti fa credere che la felicità non esiste. neanche dopo mangiato.
.. il cibo, più o meno, è uguale per tutti, più o meno tutti sono d'accordo sul cibo.. vegetariani e carnivori possono sedere alla stessa tavola senza grandi disguidi.
.. ma è quando si tratta della felicità che possono nascere veri e propri cataclismi, perchè la felicità è una di quelle cose che.. nessuno è d'accordo..



Passato

Passavano le ore in questo luogo come se il tempo fuori fosse fermo.
Cresceva la voglia ed il desiderio di leggere e commentare ciò che i tanti autori pubblicavano.
Era come una immensa piazza emotiva nella quale ritrovavi icone dietro alle quali vi erano persone che non conoscevi ma che lasciavano traccia di sé e tu rubavi i loro attimi per cercare di comprendere ed interagire.
Poi come tutte le cose il luogo in cui tutto era bello iniziò a sgretolarsi.
Litigi, gelosie, profili più o meno falsi, e ciò che prima fluidamente univa cominciò a creare mille problemi.
Così lentamente uno ad uno tutti se ne andarono, i più forti restarono e proseguirono nonostante i tanti disagi e lunghi silenzi.
Entrare adesso in questo sito mette malinconia.
Non vedere testi pubblicati, non trovare nuovi iscritti e vedere che le vecchie guardie sono anni che non entrano più, mette una grande tristezza.
Poi pensi a tutto il tempo passato qui, alle cose scritte, a ciò che quel periodo vuole ed ha voluto dire, e così entri scrivi e torni al tuo silenzio, perché è bello tornare dove si è stati bene ma è triste scoprire che tutto è passato.

   3 commenti     di: stella luce


Sentirsi diversi

Nel Percorso della vita stò attraversando un tratto in salita, è strano, non ho paura, mi sento più vigile, più riflessiva. Più aperta al contatto umano.
Oggi, mentre consumavo un pasto al bar è entrato un ragazzo disabile, aveva le gambe tagliate al ginocchio ed una cicatrice alla testa, un incidente immagino.
La reazione comune in questi casi è evitare d'incontrare il suo sguardo, far finta di niente, già, l'indifferenza,
perchè se non sappiamo non soffriamo e allora voltiamo la testa creando un urlante vuoto attorno a chi non è "normale", a chi sentiamo diverso.
Ho cercato il suo sguardo, mi sono fatta forza, l'istinto mi diceva di fuggire prima che fosse troppo tardi ma ho resistito; pochi secondi che si dilatavano nelle mie vene facendovi scorrere adrenalina e si è voltato,
gli ho sorriso, un sorriso timido, appena abbozzato a cui ha risposto nello stesso modo.
Avrei voluto dirgli tante cose, ma mi sentivo paralizzata, ho fatto un altro tentativo, mi sono alzata e con il vassoio in mano gli sono passata accanto, gli ho chiesto se sapeva dove dovevo lasciarlo, poche parole ancora, spiccioli di conversazione e mi sono allontanata.
Avrei voluto capisse che i diversi siamo noi, sani nel corpo e ottusi dentro. Ma quali parole usare? Cosa dire? Cosa tacere?
Non ce l'ho fatta. Ci vorrà del tempo per vincere il timore di un percorso ignoto, ma ci stò provando.

   10 commenti     di: gina



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